{"id":94632,"date":"2026-03-31T10:20:00","date_gmt":"2026-03-31T08:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94632"},"modified":"2026-03-31T10:04:49","modified_gmt":"2026-03-31T08:04:49","slug":"indicizzare-i-salari-una-battaglia-urgente-e-necessaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94632","title":{"rendered":"Indicizzare i salari: una battaglia urgente e necessaria!"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Enrico Grazzini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-94633\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-1024x577.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-768x433.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image.jpg 1278w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Sveglia, forze cosiddette progressiste! Il popolo reclama pane ma voi promettete brioches!<\/p>\n<p>Il problema dei salari italiani insufficienti per vivere dignitosamente \u00e8 cronico: dura in Italia da almeno 20 o perfino 30 anni, ma ora, con l\u2019inflazione che corre e correr\u00e0 sempre di pi\u00f9 a causa delle guerre in corso, diventa assolutamente necessario introdurre un sistema di indicizzazione dei salari prima che il Paese precipiti nella povert\u00e0.[1] La questione dei salari non pu\u00f2 pi\u00f9 essere affrontata solo per via contrattuale, perch\u00e9 i sindacati nazionali, nella situazione di deregolamentazione e di completa libert\u00e0 dei capitali dell\u2019Unione Europea, sono strutturalmente troppo deboli per risolverla. Il capitale chiude le fabbriche se le richieste sindacali sono ritenute \u201ceccessive\u201d e migra oltre frontiera, dove i costi del lavoro sono minori: quindi i sindacati sono quasi sempre impotenti a contrattare nelle situazioni di crisi. Nella globalizzazione e nell\u2019Unione Europea liberista la corsa \u00e8 verso il basso. Occorre dunque un intervento politico da parte dei governi e dello Stato. Il popolo \u00e8 allo stremo, i salari italiani sono tra i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa e chi vive del proprio lavoro ha bisogno di ossigeno subito, e non solo di belle parole. Il sistema di aumento automatico degli stipendi in proporzione al carovita \u00e8 indispensabile sia per elementari ragioni sindacali, di difesa del lavoro e di chi produce la ricchezza reale, sia per motivi macroeconomici, per non fare sprofondare l\u2019economia in una crisi di domanda.<\/p>\n<p>Faccio appello ai partiti e ai movimenti progressisti, ai sindacati, agli economisti democratici, perch\u00e9 elaborino il sistema migliore, pi\u00f9 opportuno nel contesto attuale, di aggancio dei salari all\u2019inflazione. Perfino alcuni titoli di Stato italiani sono indicizzati all\u2019inflazione mentre gli stipendi sono fermi: quindi \u00e8 premiata la finanza a scapito del lavoro produttivo. Chi compra debito \u00e8 al riparo dall\u2019inflazione, chi lavora no! Senza un sostanzioso adeguamento delle retribuzioni cala la domanda interna in un contesto in cui cala anche la domanda estera, a causa delle politiche dei dazi imposte da Trump e della deglobalizzazione: ma se cala la domanda interna (consumi, investimenti, spesa pubblica), allora tutta l\u2019economia recede e a pagare la crisi saranno soprattutto i lavoratori e i ceti medi.<\/p>\n<p>Dopo la sconfitta al referendum abrogativo della \u201cscala mobile\u201d, la sinistra non ha pi\u00f9 voluto difendere il lavoro dal carovita.<\/p>\n<p>Le forze progressiste affermano di volere attuare la Costituzione. Anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ci ha ricordato recentemente che l\u2019articolo 36 della Costituzione prescrive che i salari siano proporzionali al lavoro svolto, sufficienti e garantiscano dignit\u00e0. Se la questione dell\u2019adeguamento dei salari e delle pensioni al costo della vita non verr\u00e0 affrontata e promossa, allora non ci si potr\u00e0 meravigliare che il Paese si affidi alla \u201cdonna forte\u201d. La proposta di indicizzare gli stipendi \u00e8 l\u2019unica che pu\u00f2 far guadagnare il consenso di milioni di lavoratori alle forze di sinistra, anche in vista delle prossime elezioni. Tutte le rilevazioni statistiche dicono che in gran parte i lavoratori, in particolare quelli delle fasce pi\u00f9 basse, o non votano o votano a destra. La sinistra finora ha evitato di focalizzare il problema dei bassi salari e dei\u00a0<em>working poor<\/em>, concentrandosi sulla lotta sacrosanta per i diritti: ma con i debiti che crescono e i salari che perdono potere d\u2019acquisto, anche i diritti perdono forza e valore. Non basta dare le brioches ai lavoratori, occorre dare loro il pane per vivere o sopravvivere. La sinistra, se vuole andare al governo, deve mettere al centro delle sue proposte forme di adeguamento dei salari al costo della vita per bloccare il processo di impoverimento dei lavoratori. La proposta del salario minimo garantito \u2013 peraltro rifiutata dal governo di destra di Giorgia Meloni \u2013 \u00e8 ormai largamente insufficiente, come \u00e8 sotto gli occhi di tutti. I lavoratori sotto il salario minimo sono solo 4-5 milioni, ma i lavoratori in Italia sono 24 milioni, di cui 18 milioni dipendenti. L\u2019inflazione non lascia scampo a chi riesce a guadagnare solo 1000 o 1500 euro al mese.<\/p>\n<p>Non si parte da zero: c\u2019\u00e8 gi\u00e0 una buona proposta di legge per l\u2019indicizzazione dei salari formulata da Alleanza Verdi Sinistra. Ma le formazioni progressiste, come il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, non hanno finora avuto il coraggio di chiedere l\u2019adeguamento automatico delle retribuzioni al costo della vita. Continuano a voler essere ecumeniche, a temere ogni scontro con i \u201cpadroni del vapore\u201d. Fanno anche un po\u2019 sorridere gli annunci roboanti delle forze progressiste, del PD e dei 5 Stelle che, dopo la bellissima vittoria al referendum sulla giustizia, dopo che \u00e8 stata respinta la controriforma del governo Meloni-Nordio con 14,5 milioni di voti, hanno proclamato di volere \u201cascoltare la voce del Paese\u201d per formulare (finalmente!) un programma politico unitario in grado di riscuotere il consenso di milioni di elettori. Ma \u00e8 ridicolo che i partiti progressisti cerchino di trovare il programma politico per strada, \u201cascoltando il popolo\u201d. Dovrebbero invece essere loro a elaborare un programma da confrontare con le forze sociali. E tra questi punti non pu\u00f2 non esserci una forma di recupero automatico, totale o parziale, dell\u2019inflazione. \u00c8 ovvio che le resistenze da superare, soprattutto da parte confindustriale e delle destre, saranno fortissime. Ma le forze progressiste dovrebbero trovare il coraggio di fare finalmente un po\u2019 di lotta di classe per difendere il lavoro.<\/p>\n<p>I sindacati sembrano sordi su questo versante decisivo, e cos\u00ec perdono consenso e si squalificano agli occhi dei lavoratori. A cosa servono i sindacati se non si battono per difendere i redditi dei lavoratori? Se le forze progressiste continueranno a fare gli struzzi e a mettere la testa sotto la sabbia per non disturbare le classi dirigenti sulla questione fondamentale dei salari, perderanno con buona probabilit\u00e0 le prossime elezioni. Occorre una pressione decisa ed efficace. I sindacati e i partiti di sinistra dovrebbero imporre al governo o una legge che renda automatici gli scatti salariali in relazione al costo della vita (per esempio, se l\u2019inflazione supera il 2% di crescita annua), oppure dovrebbero chiedere che per legge in tutti i contratti sia riconosciuto, come gi\u00e0 \u00e8 in parte in quello dei metalmeccanici, il principio di adeguamento automatico al carovita. Se non affrontano questa questione basilare, perdono credibilit\u00e0 e legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019aumento dei salari \u00e8 invocato perfino dalla Banca d\u2019Italia e da economisti neolib, come Francesco Giavazzi \u2013 che propone l\u2019adeguamento automatico e obbligatorio dei salari allo scadere dei contratti nazionali, se questi subiscono un ritardo nel rinnovo [2] \u2013; tuttavia purtroppo non \u00e8 ancora al centro delle rivendicazioni dei partiti progressisti.<\/p>\n<p>La sinistra da tempo denuncia con enfasi l\u2019insopportabile impoverimento dei lavoratori italiani: ma le lamentele non bastano e diventano ipocrite se non hanno conseguenze reali. Scandalosamente i salari reali in Italia sono inferiori **dell\u2019**8,7% rispetto al 2008.[1] In oltre 15 anni i salari dei 17 milioni di lavoratori dipendenti italiani sono diminuiti, non aumentati. Purtroppo, dopo la sconfitta al referendum abrogativo della \u201cscala mobile\u201d del giugno 1985 \u2013 referendum che conferm\u00f2 il taglio di 3 punti della scala mobile deciso dal \u201cdecreto di San Valentino\u201d del 1984 (governo Craxi) \u2013 la sinistra italiana non ha pi\u00f9 voluto difendere il lavoro dal carovita. In realt\u00e0 l\u2019abolizione della scala mobile \u00e8 stata il pegno che i governi hanno pagato per \u201centrare in Europa\u201d: la rivalutazione automatica dei salari era infatti legata alla possibilit\u00e0 di aggiustare il prezzo della lira sul mercato internazionale, ma con la moneta unica europea \u00e8 diventato impossibile svalutare la moneta nazionale. Quindi da allora si \u00e8 svalutato il lavoro. \u00c8 chiaro che oggi qualsiasi iniziativa sulla scala mobile impone il ripensamento critico delle politiche europee e una riforma radicale del sistema dell\u2019Unione Europea, fondato sull\u2019austerit\u00e0, sul taglio della spesa pubblica e dei salari, sul liberismo, sulla competizione al ribasso e sul riarmo a scapito del welfare. Occorrerebbe al contrario una politica keynesiana a favore delle classi lavoratrici e dei ceti medi. Perci\u00f2 benvenuta (meglio tardi che mai!) l\u2019iniziativa di AVS di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.<\/p>\n<p><strong>La proposta di legge \u201cSblocca Stipendi\u201d di Alleanza Verdi Sinistra<\/strong><\/p>\n<p>Finalmente Alleanza Verdi Sinistra ha avuto il coraggio e l\u2019intelligenza di proporre l\u2019indicizzazione dei salari al costo della vita.[3] Nel luglio 2025 i leader di AVS, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana e Angelo Bonelli di Europa Verde, hanno presentato alla Camera una proposta di legge chiamata \u201cSblocca stipendi\u201d.[4] AVS ha proposto l\u2019adeguamento automatico degli stipendi nei settori pubblico e privato attraverso un decreto governativo da emanare ogni anno entro il 30 settembre. La proposta \u00e8 sensata e valida: naturalmente questo non significa che la discussione sul migliore sistema di indicizzazione dei salari non sia ancora del tutto aperta. AVS sembra tuttora molto timida e non sembra avere propagandato e promosso molto l\u2019iniziativa, anche perch\u00e9 \u00e8 isolata. L\u2019intenzione \u00e8 naturalmente che anche Elly Schlein e Giuseppe Conte aderiscano a questa proposta. I due leader di AVS hanno affermato che \u201cove il nostro appello non fosse accolto dalla premier Meloni, sar\u00e0 comunque un elemento fondamentale nella costruzione dell\u2019alleanza per battere le destre, un caposaldo del programma per l\u2019alternativa\u201d. Il costo \u00e8 stimato in 2 miliardi ed \u00e8 coperto con una stretta sulle plusvalenze delle rendite finanziarie ma, ha detto Fratoianni, \u201csiamo pronti a confrontarci\u201d.<\/p>\n<p>Il primo articolo stabilisce che tutti i lavoratori dipendenti, parasubordinati (per esempio collaboratori a progetto) ed eterorganizzati (cio\u00e8 formalmente autonomi, ma di fatto organizzati dal committente) abbiano diritto a un aumento automatico dello stipendio a fine anno per recuperare interamente l\u2019inflazione. In pratica, entro il 30 settembre di ogni anno, il presidente del Consiglio \u2013 dopo aver consultato i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro \u2013 stabilisce con un decreto qual \u00e8 la differenza tra l\u2019inflazione programmata (cio\u00e8 quella prevista dal governo nel Documento di finanza pubblica per l\u2019anno in corso) e l\u2019inflazione reale (cio\u00e8 l\u2019aumento effettivo dei prezzi misurato dall\u2019ISTAT attraverso l\u2019indice IPCA, Indice dei prezzi al consumo armonizzato). A partire da gennaio dell\u2019anno successivo, i datori di lavoro pubblici e privati dovrebbero corrispondere ai lavoratori una somma aggiuntiva, pagata in dodici rate mensili insieme allo stipendio. Questa somma \u00e8 calcolata applicando la percentuale di differenza tra inflazione programmata e inflazione reale alla retribuzione annua percepita. Se la proposta fosse approvata, il Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze avrebbe 60 giorni di tempo dalla sua entrata in vigore per decidere come trattare fiscalmente la somma aggiuntiva riconosciuta ai lavoratori per recuperare l\u2019inflazione, in modo da evitare il cosiddetto \u201cdrenaggio fiscale\u201d. Questo fenomeno si verifica quando gli stipendi aumentano nominalmente ma le soglie e le aliquote delle tasse restano le stesse: in questo modo i lavoratori finiscono per pagare pi\u00f9 imposte anche se il loro potere d\u2019acquisto non \u00e8 cresciuto.<\/p>\n<p>Il secondo articolo affronta il tema delle coperture economiche. Secondo AVS l\u2019adeguamento deve essere pagato dallo Stato per i dipendenti pubblici, e dalle imprese per i dipendenti privati. Per quanto riguarda i primi, la proposta \u00e8 raccogliere due miliardi di euro aumentando dal 26 al 30% l\u2019imposta sostitutiva sui redditi finanziari (per esempio su dividendi, interessi e plusvalenze).<\/p>\n<p><strong>Le principali obiezioni all\u2019indicizzazione dei salari<\/strong><\/p>\n<p>Le principali obiezioni all\u2019adeguamento dei salari al carovita sono le seguenti:<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>i sindacati sarebbero depotenziati nella loro funzione contrattuale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questa \u00e8 una critica ridicola. I sindacati avrebbero tutto da guadagnare in legittimazione e consenso di massa se riuscissero a proporre e a imporre con la forza delle loro lotte e del loro impegno una legge che salvaguardi i salari rispetto al carovita. In ogni caso lo spazio di contrattazione che rimarrebbe loro su tutti gli altri ambiti del lavoro \u2013 sicurezza, mansioni, contrattazione aziendale, ecc. \u2013 sarebbe enorme.<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>il settore pubblico non ha i soldi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 visto che AVS propone di reperire le risorse aumentando le imposte sui redditi finanziari (per esempio su dividendi, interessi e plusvalenze). Ma sulla questione dei finanziamenti ritorniamo nel punto seguente.<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>il costo del lavoro aumenterebbe eccessivamente e gli imprenditori non hanno abbastanza soldi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Mentre la popolazione diventa pi\u00f9 povera, finora le aziende hanno fatto lauti profitti e la Borsa \u00e8 salita a livelli record. Secondo Mediobanca \u2013 che certamente non \u00e8 mai stata comunista o socialista \u2013 molte imprese in Italia guadagnano cos\u00ec tanto che potrebbero aumentare senza sforzo la paga dei dipendenti.[5] Mediobanca indica che sarebbero possibili aumenti medi a livello nazionale per circa quattromila euro. La principale banca d\u2019affari italiana \u00e8 preoccupata dal blocco della domanda interna e afferma che in Italia \u00absi pone un tema di politica dei redditi in considerazione del fatto che, per un buon numero di raggruppamenti di imprese, la generazione di valore avrebbe consentito di redistribuire una parte a beneficio della conservazione del potere d\u2019acquisto delle retribuzioni\u00bb. Tutto questo \u00absenza compromettere la congruit\u00e0 della remunerazione dell\u2019azionista\u00bb.<\/p>\n<p>Un economista certamente non di sinistra come Federico Fubini si \u00e8 chiesto chi ha guadagnato di pi\u00f9 dai bassi salari italiani: \u201cInizio ad avere un\u2019idea su dove siano andati parte dei frutti della crescita che i lavoratori non hanno visto: dividendi al dipartimento del Tesoro, stipendi o stock option ai grandi manager delle societ\u00e0 quotate o meno a controllo pubblico, redditi da capitale per chi ha abbastanza risparmio per beneficiare dell\u2019aumento dei prezzi dei titoli\u00a0<strong>dei<\/strong>\u00a0grandi gruppi partecipati dallo Stato sui listini azionari\u201d.[6]<\/p>\n<p>Insomma, i salari scendono ma i profitti salgono, e la Borsa azionaria va alle stelle.<\/p>\n<p>Fubini indica che \u201cSecondo gli analisti pi\u00f9 attenti di Piazza Affari, quest\u2019anno solo le grandi banche italiane quotate in borsa arriveranno a un fatturato di 75,5 miliardi di euro (quasi quattro punti di prodotto interno lordo) e avranno un risultato netto di 27,5 miliardi di euro\u201d. L\u2019economista del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0calcola anche che il margine operativo delle societ\u00e0 a controllo pubblico \u00e8 salito dal 4,5% del 2022 al 9,5% del 2024, praticamente il doppio rispetto alla media delle societ\u00e0 private di tutti i settori (5%). Le\u00a0<em>public utilities<\/em>\u00a0(che per\u00f2 sono state privatizzate) quotate in Borsa, cio\u00e8 le grandi societ\u00e0 di rete, complessivamente vedono il loro fatturato salire da 125 miliardi di euro nel 2024 a circa 138 nel 2025. \u00c8 un aumento di ben oltre cinque volte l\u2019inflazione. Mediobanca, nel rapporto sulle societ\u00e0 italiane, mostra che nel 2024 le societ\u00e0 manifatturiere nel complesso hanno un risultato operativo tutt\u2019altro che sovrabbondante (in media del 6,4% del fatturato) e si capisce perch\u00e9: queste aziende competono sul prezzo nei mercati globali contro le imprese di tutto il mondo. Secondo Fubini, nei settori auto, metallurgia, costruzioni, elettronica, tessile, abbigliamento, nell\u2019ultimo decennio le buste paga lorde sono cresciute pi\u00f9 o meno in linea con la capacit\u00e0 di creare valore delle imprese in un dato tempo di lavoro.<\/p>\n<p>Fubini ricorda che Mediobanca, nel suo rapporto, indica che in Italia \u00absi pone un tema di politica dei redditi in considerazione del fatto che, per un buon numero di raggruppamenti di imprese, la generazione di valore avrebbe consentito di redistribuire una parte a beneficio della conservazione del potere d\u2019acquisto delle retribuzioni\u00bb. E ci\u00f2 \u00absenza compromettere la congruit\u00e0 della remunerazione dell\u2019azionista\u00bb. Tante imprese in Italia guadagnano cos\u00ec tanto che potrebbero tutelare la paga dei dipendenti senza diminuire i diritti dei proprietari e degli azionisti. Mediobanca parla di circa quattromila euro di aumenti possibili in media nazionale, molto di pi\u00f9 per le societ\u00e0 partecipate.<\/p>\n<p>Un fatto \u00e8 certo: l\u2019adeguamento dei salari all\u2019inflazione comporta l\u2019aumento del costo del lavoro, un aumento che potrebbe non essere facilmente sopportabile per le piccole e medie imprese. Occorre quindi che lo Stato intervenga per compensare in una certa misura l\u2019aumento del costo del lavoro, per esempio tagliando il cuneo fiscale, ovvero i costi fiscali e contributivi che le imprese devono sopportare per pagare i loro lavoratori. Questo significa che l\u2019introduzione dell\u2019indicizzazione dei salari non pu\u00f2 essere disgiunta da una grande riforma fiscale che alleggerisca il peso fiscale e contributivo per i lavoratori e le piccole e medie imprese e che aumenti invece l\u2019imposizione per i redditi da capitale (plusvalenze, interessi, dividendi), i grandi patrimoni finanziari e immobiliari e le grandi eredit\u00e0.<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>l\u2019adeguamento dei salari al carovita provoca inflazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il rischio che quasi tutti gli economisti indicano \u00e8 che l\u2019adeguamento automatico degli stipendi crei la cosiddetta \u201cspirale prezzi-salari\u201d. Secondo gli economisti liberali, se i salari seguissero automaticamente la dinamica del costo della vita, allora l\u2019inflazione crescerebbe a spirale. Quindi, dicono gli economisti cinici, se aumentano i prezzi \u00e8 meglio che i salari perdano potere d\u2019acquisto e che siano le famiglie a pagare la crisi! Tuttavia, che l\u2019aumento dei salari faccia automaticamente aumentare i prezzi \u00e8 palesemente falso. Sarebbe vero se i salari crescessero insieme, o subito dopo, ai rincari dei prezzi. Ma se il meccanismo di recupero salariale fosse ritardato, per esempio di sei mesi o di un anno rispetto alla crescita dei prezzi, allora il feedback positivo tra l\u2019aumento del costo del lavoro e quello dell\u2019inflazione potrebbe essere evitato o annullato: l\u2019aumento degli stipendi provocherebbe al contrario un recupero benefico, salutare e assolutamente necessario del potere d\u2019acquisto delle famiglie, e quindi dei consumi, e cos\u00ec contribuirebbe alla ripresa dell\u2019economia. Bloccare i salari nominali per frenare l\u2019inflazione non solo \u00e8 ingiusto ma \u00e8 anche antisviluppo, perch\u00e9 provoca la caduta dei consumi. Esistono altri mezzi per bloccare l\u2019inflazione e calmierare i prezzi, a partire, per esempio, dal controllo sulle tariffe pubbliche e sul credito bancario.<\/p>\n<p><strong>La proposta di emettere Titoli di Sconto Fiscale<\/strong><\/p>\n<p>Una possibile proposta da considerare con attenzione per facilitare la compensazione automatica del potere d\u2019acquisto rispetto all\u2019inflazione \u00e8 quella che si basa sull\u2019emissione di Titoli di Sconto Fiscale da parte dello Stato.[7] Secondo questa proposta, lo Stato italiano potrebbe ogni anno emettere e assegnare gratuitamente alle famiglie e\/o alle imprese dei Titoli di Sconto Fiscale (TSF) a maturit\u00e0 differita (maturit\u00e0 al quarto anno) in quantit\u00e0 tale da sostenere il reddito dei lavoratori e i consumi, e da diminuire i costi del lavoro. I TSF potrebbero per esempio essere distribuiti in quantit\u00e0 massiccia in caso di caduta dei consumi, come integrazione salariale; potrebbero invece essere emessi in quantit\u00e0 limitata, o non essere distribuiti, in caso di eccesso di domanda. Al quarto anno dall\u2019emissione i TSF potrebbero essere usati dai possessori per ridurre i pagamenti delle imposte, delle tasse, dei contributi, delle tariffe pubbliche, ecc. I titoli fiscali sarebbero per\u00f2 subito negoziabili \u2013 proprio come i Bot e i Btp \u2013 e quindi immediatamente convertibili in euro sul mercato finanziario a un tasso di sconto minimo e decrescente. I TSF sono perfettamente dentro le regole dell\u2019euro: infatti sono titoli di Stato denominati in euro \u2013 proprio come i Bot e i Btp \u2013 e non sono moneta legale, quindi non scalfiscono minimamente il monopolio della BCE sulla moneta europea. Inoltre i TSF non provocano deficit pubblico perch\u00e9 non vengono emessi sul mercato primario ma distribuiti direttamente ai soggetti interessati. Alla scadenza, al quarto anno dall\u2019emissione, i TSF si ripagherebbero con la forte crescita del PIL nominale legata al moltiplicatore del reddito e alla crescita dell\u2019inflazione dovuta all\u2019aumento della domanda.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 di gran lunga il grande Paese dell\u2019area euro nel quale si \u00e8 perso pi\u00f9 valore reale dei salari. Purtroppo la sinistra dell\u2019establishment, la sinistra ultramoderata di Enrico Letta e di Piero Fassino, ha voltato la testa dall\u2019altra parte di fronte a milioni di famiglie preoccupate di non poter allevare dignitosamente i loro figli, di non riuscire a garantire loro salute e istruzione, di non poter pagare il mutuo. La proposta di una \u201cnuova scala mobile\u201d dovrebbe essere promossa da tutte le forze progressiste e popolari se vogliono realmente vincere le elezioni politiche del 2027 (o del 2026?) e se vogliono evitare che il governo Meloni si consolidi nel \u201cregime Meloni\u201d. La postfascista Giorgia Meloni ha potuto vincere le scorse elezioni politiche non tanto per la sua personale bravura o per le sue proposte sull\u2019economia, ma perch\u00e9 finora le forze di centro e di sinistra o non hanno difeso i lavoratori e i pensionati o, peggio, li hanno, metaforicamente, malmenati e bastonati. Il centrosinistra al governo ha\u00a0<strong>sempre<\/strong>\u00a0promosso l\u2019austerit\u00e0 imposta dall\u2019Unione Europea e dal banchiere Draghi: non per caso da quando c\u2019\u00e8 la UE la quota del lavoro sul PIL \u00e8 arretrata, mentre quella del capitale \u00e8 aumentata. La ricchezza \u00e8 sempre pi\u00f9 concentrata e il lavoro \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 povero: quindi i lavoratori, disgustati dalla sinistra, hanno votato a destra, prima Berlusconi, poi Salvini, e infine perfino la postfascista Meloni come ultima risorsa, proprio come i malati terminali ricorrono per disperazione alla Madonna di Medjugorje. Dice Bob Dylan: \u201cwhen you got nothing, you got nothing to lose\u201d.[8] Cos\u00ec la Meloni \u00e8 stata eletta ma ovviamente non ha mantenuto le promesse, anzi ha abolito il sacrosanto reddito di cittadinanza per i pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>AVS ha promosso la sua proposta di indicizzazione dei salari: PD e Cinque Stelle dovrebbero seguire l\u2019iniziativa di AVS o elaborare qualcosa di simile! Ma sembrano fermi, anche se l\u2019inflazione \u00e8 destinata a esplodere. Eppure Matteo Renzi vinse le elezioni europee del 2014 e fece arrivare il PD al 40% dando in busta paga i famosi 80 euro mensili. La sua politica fu furba e populista ma giusta, e port\u00f2 a risultati elettorali notevolissimi a favore del PD. La politica salariale di Giorgia Meloni si concentra sul taglio del cuneo fiscale, la detassazione dei premi di produttivit\u00e0 e l\u2019incentivo ai rinnovi contrattuali, tassando al 5% gli aumenti sotto i 28.000 euro per il 2025-2026. Cos\u00ec la Meloni pu\u00f2 proclamare (falsamente) di difendere il lavoro, anche se non ci crede nessuno!<\/p>\n<p>Se si facesse un sondaggio, risulterebbe che la maggioranza dei cittadini e delle cittadine italiane sarebbe d\u2019accordo a introdurre meccanismi che salvaguardino il potere d\u2019acquisto dei salari. Perch\u00e9 i sindacati e le forze progressiste non promuovono sistemi di indicizzazione dei salari? Forse perch\u00e9 molti hanno timore di affrontare la Confindustria e le altre associazioni padronali, e perch\u00e9 hanno timore di risvegliare la vecchia e buona lotta di classe? Ma nei momenti di forte crisi come quello attuale timore, prudenza e collusione non pagano. Milioni di persone non arrivano alla fine del mese. La sinistra, i partiti e i movimenti progressisti e i sindacati dovrebbero cessare di recriminare sulla povert\u00e0 dei salari nazionali: senza proporre sistemi di recupero del carovita \u00e8 molto difficile che riescano a recuperare il consenso che hanno perso da anni presso la massa dei lavoratori.<\/p>\n<p>[1]\u00a0<em>Micromega<\/em>, Enrico Grazzini,\u00a0<strong>Extraprofitti e speculazione stanno strozzando i lavoratori: serve una nuova scala mobile<\/strong>, 9 novembre 2023.<\/p>\n<p>[2]\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>, Francesco Giavazzi,\u00a0<strong>Il potere d\u2019acquisto perduto<\/strong>, 7 novembre 2025.<\/p>\n<p>[3] Sito web:\u00a0<strong>Verdisinistra.it<\/strong>,\u00a0<strong>\u00c8 arrivato Sblocca stipendi<\/strong>.<\/p>\n<p>[4]\u00a0<em>Sole 24 Ore<\/em>,\u00a0<strong>Avs presenta Pdl \u201csblocca-stipendi\u201d con scala mobile 2.0<\/strong>, di Martina Amante, 25 luglio 2025.<\/p>\n<p>[5]\u00a0<em>Mediobanca<\/em>,\u00a0<strong>Dati cumulativi di 1905 societ\u00e0 italiane<\/strong>\u00a0(2025).<\/p>\n<p>[6]\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>, newsletter di Federico Fubini,\u00a0<strong>La discesa record dei salari reali in Italia (con il boom degli utili d\u2019impresa): cosa c\u2019\u00e8 dietro la collera degli italiani<\/strong>, 6 ottobre 2025.<\/p>\n<p>[7]\u00a0<em>Social Europe<\/em>, Enrico Grazzini,\u00a0<strong>Stiglitz Advocates A Dual Currency System In Italy But Why Not For The Whole Eurozone?<\/strong>, 25 luglio 2018; e-book,\u00a0<strong>Per una moneta fiscale gratuita<\/strong>, edito da\u00a0<em>MicroMega<\/em>, scritto da Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini, con prefazione di Luciano Gallino.<\/p>\n<p>[8] Bob Dylan,\u00a0<strong>Like a Rolling Stone<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/31\/indicizzare-i-salari-una-battaglia-urgente-e-necessaria\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/31\/indicizzare-i-salari-una-battaglia-urgente-e-necessaria\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Enrico Grazzini) Sveglia, forze cosiddette progressiste! Il popolo reclama pane ma voi promettete brioches! Il problema dei salari italiani insufficienti per vivere dignitosamente \u00e8 cronico: dura in Italia da almeno 20 o perfino 30 anni, ma ora, con l\u2019inflazione che corre e correr\u00e0 sempre di pi\u00f9 a causa delle guerre in corso, diventa assolutamente necessario introdurre un sistema di indicizzazione dei salari prima che il Paese precipiti nella povert\u00e0.[1] La questione dei&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oCk","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94632"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=94632"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94632\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":94634,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94632\/revisions\/94634"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=94632"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=94632"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=94632"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}