{"id":94670,"date":"2026-04-02T10:30:13","date_gmt":"2026-04-02T08:30:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94670"},"modified":"2026-04-01T11:20:12","modified_gmt":"2026-04-01T09:20:12","slug":"basi-trattati-e-sovranita-il-nodo-iraniano-che-la-politica-italiana-non-puo-piu-eludere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94670","title":{"rendered":"Basi, trattati e sovranit\u00e0: il nodo iraniano che la politica italiana non pu\u00f2 pi\u00f9 eludere"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/101735667-24faafdf-2bd4-4325-831c-752ba4262ead.jpg\" width=\"432\" height=\"243\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il richiamo di Crosetto e il ritorno del problema rimosso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 un dettaglio, nelle parole di Guido Crosetto, che pesa pi\u00f9 di molte dichiarazioni solenni sulla fedelt\u00e0 atlantica: il richiamo agli accordi che regolano l\u2019uso delle basi statunitensi in Italia. Perch\u00e9 quel riferimento, lungi dal chiudere la discussione, la riapre nel punto pi\u00f9 delicato. Se davvero \u201cvalgono i trattati\u201d, come il ministro ha ribadito il 4 marzo 2026, allora non siamo davanti a un automatismo permanente in virt\u00f9 del quale Washington pu\u00f2 usare il territorio italiano come una propria estensione operativa, ma a un sistema giuridico che distingue tra ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 compreso nelle cornici esistenti e ci\u00f2 che invece richiede una specifica autorizzazione politica italiana. \u00c8 lo stesso Crosetto ad averlo confermato il 31 marzo, spiegando che gli accordi internazionali distinguono con chiarezza ci\u00f2 che necessita di una specifica autorizzazione del governo e ci\u00f2 che \u00e8 invece tecnicamente gi\u00e0 autorizzato perch\u00e9 ricompreso nei trattati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 qui che il discorso si fa serio. Perch\u00e9 nel momento in cui il teatro di guerra \u00e8 l\u2019Iran, e l\u2019ipotesi riguarda operazioni offensive o comunque non riconducibili in modo lineare a una missione NATO gi\u00e0 in essere, la questione non \u00e8 pi\u00f9 soltanto militare. Diventa costituzionale, strategica e perfino morale. Non si tratta di chiedersi se l\u2019Italia sia alleata degli Stati Uniti. Lo \u00e8. Si tratta di chiedersi se questa alleanza implichi la disponibilit\u00e0 automatica del territorio nazionale per operazioni decise altrove, oppure se esista ancora una soglia politica e giuridica oltre la quale la Repubblica deve assumere una decisione autonoma. Le notizie emerse oggi sul diniego italiano all\u2019uso di Sigonella per l\u2019atterraggio di bombardieri statunitensi vanno esattamente in questa direzione: secondo le fonti riportate, non c\u2019era stata alcuna autorizzazione preventiva, non si trattava di normali voli logistici e, proprio per questo, Roma ha negato l\u2019assenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il quadro normativo reale: non una zona franca americana, ma territorio italiano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima verit\u00e0 da ristabilire \u00e8 molto semplice: le basi USA in Italia non sono enclave sottratte alla sovranit\u00e0 italiana. Sono installazioni collocate sul territorio della Repubblica e disciplinate da un intreccio di norme internazionali, intese bilaterali e accordi tecnici. Il quadro principale \u00e8 noto: il Trattato del Nord Atlantico, ratificato con legge 1 agosto 1949 n. 465; la Convenzione sullo statuto delle forze NATO del 1951, ratificata dall\u2019Italia con legge 30 novembre 1955 n. 1335; l\u2019accordo tecnico aereo Italia-USA del 30 giugno 1954; e soprattutto il Bilateral Infrastructure Agreement del 20 ottobre 1954, il cosiddetto \u201cAccordo Ombrello\u201d, che regola le modalit\u00e0 di utilizzo delle basi concesse in uso alle forze statunitensi in Italia. A questo quadro si sono aggiunti nel tempo memorandum d\u2019intesa, tecnici e locali, tra cui il memorandum del 2 febbraio 1995, noto come \u201cShell Agreement\u201d, che prevede la stesura e la revisione di un accordo tecnico per ciascuna base. La ricostruzione parlamentare della Commissione sul caso Cermis \u00e8 molto chiara su questo punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa architettura normativa dice una cosa essenziale: l\u2019uso delle basi \u00e8 regolato, non libero; delimitato, non indiscriminato; vincolato a cornici giuridiche, non affidato all\u2019arbitrio della potenza ospitata. La stessa documentazione parlamentare ricorda che l\u2019accordo del 1954 e le sue successive integrazioni hanno disciplinato l\u2019uso da parte delle forze armate statunitensi delle infrastrutture concesse in uso sul territorio italiano e che il memorandum del 1995 introdusse \u201cnuove normative e vincoli per ogni singola base\u201d. Non siamo dunque davanti a un rapporto coloniale formalizzato, ma nemmeno a una piena parit\u00e0 astratta. Siamo davanti a un compromesso storico: sovranit\u00e0 italiana conservata sul piano giuridico, forte integrazione strategica sul piano politico-militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Costituzione: il limite che la politica non pu\u00f2 aggirare con il lessico tecnico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo livello \u00e8 quello costituzionale, ed \u00e8 qui che la prudenza delle formule ministeriali deve fermarsi davanti alla chiarezza del diritto. L\u2019articolo 11 della Costituzione afferma che l\u2019Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Gli articoli 78 e 87 stabiliscono rispettivamente che le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari, mentre il Presidente della Repubblica dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. L\u2019articolo 80 dispone poi che le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali di natura politica, o che prevedono arbitrati, regolamenti giudiziari, variazioni del territorio, oneri alle finanze o modificazioni di legge. \u00c8 il perimetro dentro cui deve stare ogni scelta sul possibile coinvolgimento italiano in operazioni belliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Naturalmente nessuno sostiene che ogni movimento militare o ogni atterraggio tecnico richieda una dichiarazione formale di guerra. Sarebbe una caricatura. Ma \u00e8 altrettanto evidente che il ricorso sistematico alla distinzione fra supporto logistico, transito, difesa alleata, missione internazionale, emergenza esterna e operazione offensiva ha finito per creare una zona grigia politica nella quale si cerca di spostare il problema senza nominarlo. Il cuore della questione resta questo: se dal territorio italiano partono o transitano assetti destinati a operazioni contro l\u2019Iran fuori da un quadro NATO formalmente definito, la responsabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere assorbita da un richiamo generico all\u2019alleanza. Deve esserci una decisione italiana. E Crosetto, con il caso Sigonella, ha di fatto ammesso che questa decisione esiste, tanto \u00e8 vero che il diniego \u00e8 stato opposto proprio perch\u00e9 quel tipo di uso \u201cnon era previsto dai trattati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il precedente di Sigonella: quando la sovranit\u00e0 riappare all\u2019improvviso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vicenda di Sigonella \u00e8 istruttiva proprio perch\u00e9 rompe il meccanismo dell\u2019ambiguit\u00e0. Secondo quanto riportato da ANSA e dal Corriere, alcuni assetti aerei americani avrebbero dovuto atterrare nella base siciliana in funzione di operazioni verso il Medio Oriente. Ma la consultazione preventiva mancava, il piano di volo era stato comunicato mentre gli aerei erano gi\u00e0 in movimento e non si trattava di una normale attivit\u00e0 logistica. Da qui il diniego italiano. Non siamo di fronte a un litigio diplomatico, ma alla riaffermazione di una regola: esiste un uso ordinario delle basi, gi\u00e0 ricompreso negli accordi; ed esiste un uso straordinario, che richiede un\u2019autorizzazione politica ulteriore. Crosetto ha aggiunto che, per quel tipo di autorizzazione, il coinvolgimento del Parlamento deve essere sempre previsto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo episodio ha almeno due implicazioni. La prima \u00e8 che il governo italiano non \u00e8, giuridicamente, un notaio chiamato a registrare decisioni prese altrove. La seconda \u00e8 che proprio questa facolt\u00e0 di autorizzare o negare dimostra quanto sia fragile la narrazione dominante degli ultimi decenni, secondo cui le basi USA sarebbero quasi per definizione fuori dal campo della deliberazione politica nazionale. Non \u00e8 cos\u00ec. La deliberazione esiste. Solo che quasi sempre resta invisibile, coperta da tecnicismi, prassi riservate e formule diplomatiche. La crisi iraniana, invece, la rende visibile a tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La contraddizione italiana: atlantismo politico, cautela giuridica, dipendenza strategica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia si trova cos\u00ec di fronte alla sua contraddizione pi\u00f9 profonda. Da un lato, vuole apparire come alleato affidabile degli Stati Uniti, soprattutto in un Mediterraneo allargato sempre pi\u00f9 instabile. Dall\u2019altro, non pu\u00f2 ignorare il fatto che un coinvolgimento diretto, anche solo come piattaforma di proiezione, trasformerebbe immediatamente il territorio nazionale in parte della geometria della rappresaglia. Teheran lo ha gi\u00e0 fatto capire in pi\u00f9 occasioni: i Paesi che facilitano operazioni ostili entrano nella catena delle responsabilit\u00e0. In termini militari questo significa esposizione. In termini politici significa perdita del margine di ambiguit\u00e0. In termini economici significa aumento del rischio energetico, marittimo e commerciale in una fase in cui l\u2019Europa \u00e8 gi\u00e0 vulnerabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per questo il tema delle basi non \u00e8 una disputa da giuristi o una schermaglia fra maggioranza e opposizione. \u00c8 un test sulla natura reale dello Stato italiano. Se la sovranit\u00e0 esiste, deve manifestarsi proprio quando costa. Se invece compare solo per gli atti amministrativi minori e scompare nelle crisi strategiche, allora non siamo di fronte a una sovranit\u00e0 condivisa ma a una sovranit\u00e0 condizionata. Il punto \u00e8 brutale ma inevitabile: l\u2019Italia vuole essere un soggetto politico che decide o un territorio funzionale che ospita decisioni altrui?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Parlamento come punto di verit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da qui deriva il nodo parlamentare. Non \u00e8 solo questione di opportunit\u00e0 politica. \u00c8 la sede in cui l\u2019ambiguit\u00e0 deve essere sciolta. Le stesse fonti citate oggi richiamano il fatto che, per autorizzazioni non ricomprese nei trattati, il governo ha scelto di coinvolgere il Parlamento. \u00c8 una scelta che non indebolisce l\u2019esecutivo: lo obbliga a dire la verit\u00e0. E la verit\u00e0 \u00e8 che non ogni operazione compiuta da forze americane in Italia \u00e8 identica sul piano politico, giuridico e strategico. Un volo logistico non \u00e8 un decollo offensivo. Un transito tecnico non \u00e8 l\u2019inserimento dell\u2019Italia nella catena operativa di una guerra regionale. Confondere tutto significa solo sottrarre alla democrazia ci\u00f2 che appartiene alla democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione finale: chi decide davvero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paradosso \u00e8 che Crosetto, cercando di difendere la continuit\u00e0 dello Stato e la solidit\u00e0 dei rapporti con Washington, ha finito per rimettere al centro la domanda che la politica italiana ha sempre cercato di eludere: chi decide davvero sull\u2019uso delle basi quando la guerra non \u00e8 della NATO? La risposta, sul piano normativo, \u00e8 pi\u00f9 favorevole all\u2019Italia di quanto molti vogliano ammettere. I trattati e le intese non cancellano la sovranit\u00e0 italiana; la incanalano, la limitano, la proceduralizzano, ma non la annullano. E proprio per questo ogni volta che si parla di Iran, di Sigonella, di Muos, di supporto operativo o di missioni \u201cnon ordinarie\u201d, il governo non pu\u00f2 rifugiarsi nel linguaggio neutro delle infrastrutture. Deve dire se autorizza, perch\u00e9 autorizza, fino a che punto autorizza e con quale copertura parlamentare e costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0, in fondo, \u00e8 semplice. Le basi non sono soltanto un dispositivo militare. Sono il punto in cui si misura il rapporto tra alleanza e sovranit\u00e0. E il caso iraniano mostra che quel rapporto, lungi dall\u2019essere risolto, \u00e8 ancora il grande non detto della Repubblica. Quando la guerra bussa davvero alle porte del Mediterraneo, l\u2019Italia scopre che il problema non \u00e8 se i trattati esistano. Il problema \u00e8 se abbia ancora la volont\u00e0 politica di usarli per esercitare la propria sovranit\u00e0, invece che per giustificare la propria rinuncia.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/01\/basi-trattati-e-sovranita-il-nodo-iraniano-che-la-politica-italiana-non-puo-piu-eludere\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/01\/basi-trattati-e-sovranita-il-nodo-iraniano-che-la-politica-italiana-non-puo-piu-eludere\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) Il richiamo di Crosetto e il ritorno del problema rimosso C\u2019\u00e8 un dettaglio, nelle parole di Guido Crosetto, che pesa pi\u00f9 di molte dichiarazioni solenni sulla fedelt\u00e0 atlantica: il richiamo agli accordi che regolano l\u2019uso delle basi statunitensi in Italia. 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