{"id":94674,"date":"2026-04-01T11:30:48","date_gmt":"2026-04-01T09:30:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94674"},"modified":"2026-04-01T11:38:08","modified_gmt":"2026-04-01T09:38:08","slug":"iran-nella-battaglia-per-lenergia-non-tutto-e-come-appare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94674","title":{"rendered":"Iran: nella battaglia per l\u2019energia non tutto \u00e8 come appare"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ANALISI DIFESA (Manuel Di Casoli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1405010111020228636120334.jpg\" width=\"386\" height=\"269\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una fonte estremamente affidabile \u2013 A2 come verrebbe classificata nel mondo dell\u2019intelligence, ossia confermata indirettamente da altre informazioni note \u2013 con base a Dubai mi ha riferito di una prassi che sta svuotando il Golfo delle numerose navi che vi erano rimaste intrappolate a seguito dell\u2019attacco di USA ed Israele contro l\u2019Iran: gli intraprendenti e spregiudicati armatori greci, a corto di naviglio, utilizzano i loro \u201ccontatti\u201d persiani per ottenere, verosimilmente non gratis, il passaggio dallo Stretto di Hormuz merc\u00e9 la distrazione, ad orario prestabilito, del controllo radar iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fonti IMO \u2013 International Maritime Organization, ossia il gestore del codice identificativo delle navi- riferivano due settimane fa di circa 3200 navi bloccate, che alla rilevazione del 22 marzo (l\u2019ultima che ho reperito) erano scese a 1194. Un calo piuttosto significativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un articolo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/info\/mondo\/Stretto-di-Hormuz-sempre-pi%C3%B9-navi-operano-nell%E2%80%99ombra--3626532.htm\">sul sito della RSI,<\/a>\u00a0radiotelevisione pubblica della Svizzera Italiana, riferisce che un numero crescente di navi attraversa lo Stretto a trasponder spento, ossia in forma pseudo-anonima. Cito testualmente: \u201c<em>La societ\u00e0 britannica di analisi dei dati Lloyd\u2019s List Intelligence ha elaborato i dati e gioved\u00ec ha presentato le cifre pi\u00f9 aggiornate. Nel mese di marzo, 142 petroliere o navi da trasporto di gas liquefatto hanno attraversato lo stretto di Hormuz, e un terzo di esse ha disattivato il segnale di tracciamento<\/em>\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195792\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/14021107131701449292669210-1.jpg\" alt=\"\" width=\"862\" height=\"521\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stante l\u2019autorevolezza di Lloyd\u2019s List, dobbiamo dedurre che una versione cos\u00ec fumosa del numero dei passaggi sia indice di altri scrupoli, sui quali torneremo pi\u00f9 avanti parlando di assicurazioni. L\u2019articolo prosegue raccontando del fenomeno di navi con AIS (il dispositivo di localizzazione) spento, citando la statunitense\u00a0<em>Windward\u00a0<\/em>che parla di circa 300 movimenti \u201coscuri\u201d al giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche questo dato va analizzato con cautela, posto che il transito da Hormuz in \u201ctempo di pace\u201d \u00e8 di circa 130 navi al giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Orbene, come possiamo facilmente intuire non \u00e8 il fatto di spegnere il transponder ci\u00f2 che pu\u00f2 consentire il transito: i radar iraniani rilevano la traccia della nave anche se non \u00e8 associata ad un codice identificativo. E logica vorrebbe che una nave non identificata diventi immediatamente un bersaglio privilegiato. Quindi, se il bersaglio non viene colpito \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 tutt\u2019altro che anonimo\u2026 Ne consegue che si \u00e8 instaurato un meccanismo di autorizzazione al transito alternativo a quello ufficiale, sul presupposto di un mutuo beneficio di controllore e viaggiatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo margine di incertezza ha dei riflessi molto complessi. Il trading internazionale legale dei prodotti petroliferi e del commercio marittimo, infatti, si basa fortemente sulla certificazione dei carichi e sulla tracciatura costante del naviglio, per ovvie ragioni sia assicurative che di pagamento, oltre che per il controllo del rispetto delle numerose sanzioni internazionali che regolano il mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi compra vuole sapere cosa acquista e seguirlo dall\u2019origine al destino, con procedure rigide ed articolate che includono la completa tracciabilit\u00e0 dei trasporti. I contratti di compravendita si basano interamente sulla procedura concordata tra le parti e certificata da enti terzi su database condivisi, dalla raffineria al tank. Esiste, quindi, una ragionevole probabilit\u00e0 che nella confusione causata dal conflitto siano molti i soggetti che approfittano della situazione per commerciare in barba a regole e sanzioni, con margini astronomici a fronte di rischi altrettanto grandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195741\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1404121615202295335906854.jpg\" alt=\"\" width=\"866\" height=\"603\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fatto, per\u00f2, \u00e8 chiaro che di petrolio proveniente dal Golfo ne stia comunque circolando parecchio, al netto del traffico \u201cufficiale\u201d costituito dai transiti autorizzati dall\u2019Iran a favore di Paesi \u201camici\u201d, India in primis. Anche la Spagna sembra rientrare in questo gioco, dato che lo stesso Primo Ministro Sanchez sta sbandierando \u2013 con il plauso della sinistra internazionale \u2013 il trattamento di favore che starebbe ricevendo dalla Repubblica Islamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A fronte di questa dinamica sul campo (o meglio in acqua), leggiamo invece analisi e dichiarazioni pubbliche di tutt\u2019altro tenore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A Huston si \u00e8 tenuta la\u00a0<em>CERAWeek<\/em>, che si \u00e8 conclusa ieri. Si tratta di un simposio del massimo livello, patrocinato da S&amp;P, che riunisce nella capitale petrolifera USA il gotha del mondo energetico: oltre 1600 aziende e quasi un centinaio di ministri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il messaggio pi\u00f9 pressante che ne \u00e8 uscito \u00e8 che il focus del mondo non deve tanto concentrarsi sul prezzo del barile quanto sulla possibilit\u00e0 stessa di volumi di fornitura adeguati alle esigenze. Questo tema cruciale sta gi\u00e0 investendo l\u2019Asia e potrebbe arrivare presto in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019effetto combinato del conflitto tra Russia ed Ucraina e di quello iraniano ha condotto ad una situazione nella quale l\u2019offerta energetica (leggasi Oil &amp; Gas, la questione dell\u2019energia rinnovabile \u00e8 un tema solo per l\u2019Unione Europea e la California) non \u00e8 commisurata alle esigenze del mondo. Chris Wright, Segretario Usa all\u2019Energia, ha affermato che \u201c<em>La nostra missione quotidiana \u00e8 chiara: aumentare la produzione di energia, rafforzare la sicurezza degli Stati Uniti e quella del mondo<\/em>\u201d, ed ha aggiunto: \u201c<em>I prezzi non sono ancora saliti abbastanza da provocare una caduta significativa della domanda<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195737\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1404122313014310536028024.jpg\" alt=\"\" width=\"873\" height=\"608\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il CEO di Shell ha rimarcato che l\u2019attenzione al prezzo \u00e8 in secondo piano rispetto al problema della garanzia dei flussi fisici, ricordando che gi\u00e0 oggi ci sono problemi con il carburante avio e che iniziano ad essercene per il gasolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre il mondo e i media si concentrano sul prezzo, gli operatori sono preoccupati di ben altro. Almeno secondo le dichiarazioni ufficiali, non c\u2019\u00e8 di che stare tranquilli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione, in effetti, \u00e8 tesa in molti angoli del mondo. Alcuni Paesi del Sudest Pacifico hanno gi\u00e0 adottato misure che ricordano la \u201causterity\u201d della crisi petrolifera del 1973, immortalata da una canzone di Adriano Celentano di tre anni dopo,\u00a0<em>Svalutation<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fonti semi-ufficiali cilene, collegate agli USA, minacciano esplicitamente l\u2019Argentina nel caso di taglio delle forniture (pari a oltre il 40% del totale), come nel caso di una intervista del Colonnello Jos\u00e9 Miguel Pizarro alla trasmissione on line\u00a0<em>Tablero Mundial<\/em>. Il Cile \u00e8 praticamente l\u2019unico Paese Ispanoamericano a non possedere risorse di idrocarburi, ma in compenso ha un apparato militare assai superiore al vicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma le posizioni ufficiali in merito alla crisi di disponibilit\u00e0 energetica risentono di alcuni limiti logici, la cui analisi indica un quadro forse poco convenzionale ma alquanto plausibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo \u00e8 l\u2019assunzione che la crisi nel Golfo sia destinata a durare a lungo, il che \u00e8 improbabile. Circa 40 milioni di posti di lavoro ed il 30% del PIL USA sono legati a rapporti industriali e commerciali con Paesi che dipendono fortemente dall\u2019approvvigionamento energetico proveniente dai Paesi del Golfo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195683 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Hormuz.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"636\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 significa che un protrarsi del conflitto sarebbe un autogol, oltretutto in periodo pre-elettorale di \u201c<em>mid term<\/em>\u201d. Inoltre, come sottolineato dal Direttore Gaiani e da molti analisti, Usa ed Israele iniziano ad essere a corto di munizionamento e di sistemi d\u2019arma, oltre che logorati da una sottovalutata capacit\u00e0 di reazione da parte Iraniana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capacit\u00e0 non solo tecnico-militare ma anche strategico-politica, data la saggezza di dosaggio di attacchi e minacce ad obiettivi significativi dei Paesi vicini, che comunque hanno influenza sulla politica estera e di difesa statunitense e su quella economico-finanziaria israeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo limite logico \u00e8 dovuto alla mancata inclusione nei calcoli di un attore primario: la Russia. Sin dall\u2019avvio della produzione di\u00a0<em>shale oil<\/em>, ossia da quando gli Usa sono tornati ad essere il primo produttore al mondo, non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019OPEC a dominare il mercato ma sono i\u00a0<em>Big Three<\/em>: USA, Arabia Saudita e Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo determinano il prezzo, ma regolano le quantit\u00e0 anche sulla base delle necessit\u00e0 politiche, secondo un meccanismo informale ma ormai rodato. Gi\u00e0 abbiamo avuto modo di notare la prima mossa di Trump, che ha esentato l\u2019India dal regime sanzionatorio relativo agli idrocarburi russi. Ebbene, solo il massiccio rientro della Russia sul mercato pu\u00f2 risolvere l\u2019<em>impasse<\/em>, e questo lo sanno sia Washington che Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allargando lo sguardo, noteremo che le reazioni della Russia (e perfino della Cina) all\u2019attacco all\u2019Iran sono state puramente formali e di circostanza. Le dichiarazioni di Mosca sono state affidate al Primo Ministro e non pronunciate da Putin, e Donald Trump non \u00e8 stato mai nominato direttamente, il che in \u201ccremlinese\u201d significa \u201c<em>va bene cos\u00ec, mettiamoci d\u2019accordo\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=judCJuwqUGc&amp;t=139s\">rubrica \u201cDispacci dalla Russia\u201d dell\u2019ISPI<\/a>\u00a0aveva gi\u00e0 notato l\u2019insolita postura russa, in una intervista di Eleonora Tafuro Ambrosetti a Derek Averre, attribuendola al fatto che Mosca ne avrebbe tratto vantaggi in termini di prezzo ed appetibilit\u00e0 sul mercato petrolifero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195670 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/thumbs_b_c_fe717ff1490a6c252561c9fa44a58113.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle sue isteriche ed utopistiche dichiarazioni, invece, l\u2019UE aveva immediatamente gridato al pericolo di avvantaggiare la Russia nella partita ucraina, attraverso un innalzamento del prezzo del petrolio del quale la Russia avrebbe beneficiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Osservando la situazione con maggior profondit\u00e0 e nelle sue complesse dinamiche,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/03\/iran-obiettivo-militare-di-azioni-politiche-a-tutto-campo\/\">aggiornando quanto rilevato qualche tempo fa<\/a>\u00a0alla luce degli eventi recenti, non \u00e8 azzardato pensare che uno dei tanti scopi dell\u2019operazione militare contro l\u2019Iran fosse proprio quello di sdoganare il petrolio russo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 arcinota la contrariet\u00e0 dell\u2019Amministrazione Trump rispetto alla prosecuzione del conflitto in Ucraina. Se gli sforzi di pace hanno subito un deciso calo di attenzione \u00e8 anche perch\u00e9 gli USA hanno imposto un loro interesse all\u2019UE: se proprio volete andare avanti, comprate da noi le armi e poi le date a Zelensky.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la cosa non pu\u00f2 continuare a condizionare il mondo intero ancora a lungo, specialmente quando \u00e8 risultato evidente che le munizioni \u00e8 bene conservarsele nelle polveriere e non sprecarle in una guerra persa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, ci sono gi\u00e0 abbastanza danni perch\u00e9 la ricostruzione possa fare la fortuna delle imprese statunitensi, con un boccone anche al servile cagnolino europeo: non c\u2019\u00e8 ragione di andare avanti cos\u00ec. Dopo aver svenato un altro po\u2019 noi europei, \u00e8 anche ora di finirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195606 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Kharg-Island.webp\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"563\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il mondo (non la UE, ormai colonia energetica USA ad alto valore) fosse costretto a tornare ad usare gas e petrolio russi per ragioni quantitative, \u00e8 evidente che i Volenterosi dovrebbero farsi una ragione dell\u2019insostenibilit\u00e0 del conflitto ucraino, mentre gli USA avrebbero l\u2019alibi del pianeta intero da salvare per eliminare le sanzioni con un gesto di magnanimit\u00e0 altruistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente, la gratitudine russa includerebbe la disponibilit\u00e0 ad allentare il legame con la Cina, cosa per nulla sgradita a Mosca. L\u2019abbraccio con il gigante asiatico, infatti, somiglia pi\u00f9 a quello di un boa che a quello di un amico, e Putin lo sa bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Magari, la cooperazione tra Russia e Cina nell\u2019Artico potrebbe rallentare, il che \u00e8 certamente un interesse strategico USA per colmare il grande ritardo in termini di navi rompighiaccio e strutture logistiche per la navigazione nell\u2019estremo Nord, correlata alla famosa questione groenlandese. Cos\u00ec come potrebbe giovarne un nuovo equilibrio in Africa, dove le mosse russe hanno consentito di arruolare mezza Africa Occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sarebbe bene che non diventasse troppo ostile, per permettere un recupero dell\u2019area subsahariana persa dai francesi per eccesso di ingordigia. Un atteggiamento comprensivo di Mosca, inoltre, permetterebbe agli USA di concentrarsi pi\u00f9 serenamente anche sulla partita nello scacchiere Pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E la Cina? Ha appreso la lezione, e lo ha dimostrato gi\u00e0 al terzo giorno dall\u2019attacco all\u2019Iran cancellando il prestito obbligazionario in Renmimbi alla Abu Dhabi Oil. Ha saputo rimanere al suo posto ed ha chiaramente capito di essere un gigante dai piedi di argilla. Scesa a pi\u00f9 miti consigli nell\u2019agone planetario, pu\u00f2 continuare a fare il suo gioco da una posizione che, per lunghi anni ancora, non minaccia direttamente il dominio a stelle e strisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche le pretese su Taiwan devono fare i conti con la dipendenza energetica, e Pechino lo ha compreso sicuramente, dopo la \u201cdoppietta Venezuela\/Iran\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195789\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz.jpg\" alt=\"\" width=\"859\" height=\"526\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 un ultimo attore la cui curiosa postura \u00e8 degna di menzione, la Gran Bretagna. Sin da subito si \u00e8 chiaramente dimostrata contraria all\u2019attacco all\u2019Iran, cosa che aveva meravigliato qualche osservatore. In Europa tutto ci\u00f2 si \u00e8 interpretato come parte della dissonanza politica Trump-Starmer, ma la visione europea delle cose del mondo si contraddistingue da tempo per la sua miopia autoreferenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un peso significativo lo ha avuto sicuramente la questione relativa alla navigazione nel Golfo e dintorni, essendo i Lloyd\u2019s gli assicuratori quasi esclusivisti del mondo \u201c<em>maritime<\/em>\u201d. E le conseguenze in ambito assicurativo dell\u2019attacco sono enormi ed evidenti. Per coloro che non siano pratici del mondo della navigazione, stanti gli investimenti ed i capitali e considerate le turbolenze del mondo e i rischi del mare, nulla si muove senza una copertura assicurativa di ingente valore. I premi si calcolano su un rischio noto e prevedibile, per alto che possa essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In seguito all\u2019attacco i Lloyd\u2019s, mitica assicurazione londinese che data al XVII secolo, ha preso una decisone senza precedenti nella storia, dopo aver peraltro fatto la magra figura di essere stata colpita a sorpresa. Non era successo nemmeno nelle guerre mondiali che il colosso britannico revocasse le coperture del rischio guerra, peraltro in vigenza di contratto e in navigazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come spiega Bepi Pezzulli in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.briefingsforbritain.co.uk\/hormuz-war-risk-insurance-crisis\/%20,%20i%20Lloyd%E2%80%99s%20si%20sono\">un eccellente articolo su\u00a0<em>Briefing for Britain<\/em><\/a>\u00a0autoaffondati. La revoca delle coperture ha reso impossibili il commercio e le attivit\u00e0 finanziarie nell\u2019area del Golfo, in misura assai maggiore dei droni iraniani. Si pu\u00f2 correre il rischio di essere affondati, pagando un premio altissimo, ma non si pu\u00f2 correre lo stesso rischio senza una polizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-195602 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/thumbs_b_c_374a5ab899b5cfe4bda01233fdbc4d23-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema \u00e8 stato risolto dall\u2019Amministrazione USA con un meccanismo pubblico\/privato sul modello dell\u2019INA nel Ventennio fascista: l\u2019assicurazione interviene come soggetto privato ma il rischio \u00e8 riassicurato da un fondo statale, la\u00a0<em>US International Development Finance Corporation<\/em>, con una dotazione di 20 miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa manovra ha riacceso il motore del commercio mondiale, sottraendo al mercato londinese un ruolo che comportava un vantaggio competitivo strategico di enorme valore, quello di abilitatore del commercio internazionale. Gli USA, come\u00a0<em>backstop<\/em>, non si sostituiscono alle attivit\u00e0 \u201cspicciole\u201d delle assicurazioni londinesi, ma ora sono loro che detengono il potere strategico sull\u2019intero mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 solo i risultati ottenuti con Cina, Gran Bretagna e Russia, nella prospettiva strategica, valgono il prezzo dell\u2019intero conflitto. L\u2019Iran, alla fine, \u00e8 solo un mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Foto: Anadolu, IRNA,\u00a0 Fars e Wiki<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/03\/iran-nella-battaglia-per-lenergia-non-tutto-e-come-appare\/?_gl=1*nhcvdg*_up*MQ..*map__ga*NjIxNDI1OTYyLjE3NzUwMzU4MjI.*map__ga_QBRKXG4M97*czE3NzUwMzU4MjEkbzEkZzEkdDE3NzUwMzU5MTQkajI4JGwwJGgw\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/03\/iran-nella-battaglia-per-lenergia-non-tutto-e-come-appare\/?_gl=1*nhcvdg*_up*MQ..*map__ga*NjIxNDI1OTYyLjE3NzUwMzU4MjI.*map__ga_QBRKXG4M97*czE3NzUwMzU4MjEkbzEkZzEkdDE3NzUwMzU5MTQkajI4JGwwJGgw<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Manuel Di Casoli) Una fonte estremamente affidabile \u2013 A2 come verrebbe classificata nel mondo dell\u2019intelligence, ossia confermata indirettamente da altre informazioni note \u2013 con base a Dubai mi ha riferito di una prassi che sta svuotando il Golfo delle numerose navi che vi erano rimaste intrappolate a seguito dell\u2019attacco di USA ed Israele contro l\u2019Iran: gli intraprendenti e spregiudicati armatori greci, a corto di naviglio, utilizzano i loro \u201ccontatti\u201d persiani per ottenere,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oD0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94674"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=94674"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94674\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":94675,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94674\/revisions\/94675"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=94674"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=94674"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=94674"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}