{"id":94688,"date":"2026-04-03T09:08:24","date_gmt":"2026-04-03T07:08:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94688"},"modified":"2026-04-02T12:10:47","modified_gmt":"2026-04-02T10:10:47","slug":"limpossibile-trilemma-le-contraddizioni-materiali-alla-base-della-crisi-di-consenso-del-governo-meloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94688","title":{"rendered":"L\u2019impossibile trilemma: le contraddizioni materiali alla base della crisi di consenso del Governo Meloni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"entry-meta\"><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/padroni.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6708\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/padroni.png?w=1024\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"448\" data-attachment-id=\"6708\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2026\/03\/31\/limpossibile-trilemma-le-contraddizioni-materiali-alla-base-della-crisi-di-consenso-del-governo-meloni\/padroni\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/padroni.png\" data-orig-size=\"1408,616\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"padroni\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/padroni.png?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/padroni.png?w=700\" \/><\/a><\/figure>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendiamo la storia l\u00ec dove le avevamo lasciata: il Governo Meloni affannosamente impegnato a redigere la legge finanziaria per il 2026 in forma tale da compiacere non uno, non due,\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2025\/10\/21\/una-manovra-da-poco\/\">ma ben tre padroni<\/a>. Gli Stati Uniti, che impongono a tutti i Paesi NATO un aumento delle spese militari per finanziare i loro rigurgiti coloniali, l\u2019Unione europea, che pretende una rigida disciplina del bilancio pubblico da parte di tutti gli Stati membri, per forzarne la transizione verso lo stato minimo, e infine la borghesia industriale italiana, che cerca rifugio dalla sfrenata concorrenza internazionale elemosinando bonus statali, crediti fiscali e altre agevolazioni a tutela dei propri profitti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti a questo trilemma, il Governo Meloni ha disperatamente provato a non scontentare nessuno dei suoi padroni, e dunque ha scelto di non scegliere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 impegnato con gli Stati Uniti ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035, ma con quali soldi?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema lo pone il\u00a0secondo padrone, l\u2019Unione europea, perch\u00e9 il nuovo Patto di stabilit\u00e0 e crescita consente di scorporare le spese militari dall\u2019applicazione dei vincoli di bilancio \u2013 dunque in sostanza di spendere liberamente per armi e munizioni fuori da qualsiasi disciplina di bilancio \u2013 solamente a quei Paesi che abbiano il deficit pubblico all\u2019interno della soglia del 3% del PIL prevista dai Trattati. E l\u2019Italia \u00e8 sottoposta ad una procedura d\u2019infrazione delle regole europee proprio perch\u00e9 fino ad oggi si trova al di sopra di quella soglia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questa ragione, il Governo ha deciso di accelerare il percorso di rientro dalla procedura d\u2019infrazione, provando ad abbattere il deficit sotto al 3% gi\u00e0 per il 2025, imponendo sacrifici ai lavoratori e alle lavoratrici italiane nella speranza di centrare l\u2019obiettivo di finanza pubblica e liberare cos\u00ec risorse a partire dal 2026, per sostenere le guerre USA in giro per il mondo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una scommessa che gli \u00e8 costata una finanziaria di mancette agli imprenditori, in attesa di guadagnare qualche margine di bilancio per l\u2019anno 2026, un anno cruciale in vista delle elezioni politiche previste per il 2027.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, e siamo all\u2019oggi, l\u2019equazione elaborata dal Governo Meloni per risolvere il trilemma inizia a scricchiolare. Comprendere la natura di questi scricchiolii ci sembra fondamentale non solo per mettere in luce le debolezze del governo in carica, ma anche per gettare uno sguardo alle debolezze strutturali che avrebbe qualsiasi governo, in Italia, che scelga di servire i tre padroni del Governo Meloni, schierandosi con gli Stati Uniti e la NATO, scegliendo la piena compatibilit\u00e0 con la disciplina fiscale europea e indirizzando la politica economica al mero sostegno dei profitti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il\u00a0<strong>primo scricchiolio<\/strong>\u00a0si \u00e8 sentito il 2 marzo scorso, quando l\u2019ISTAT ha pubblicato l\u2019aggiornamento del dato sul deficit pubblico del 2025, stimato al di sopra delle aspettative del Governo, al 3,1% del PIL. Tale dato si dovr\u00e0 consolidare nei prossimi giorni ma, ove fosse confermato, sancirebbe la permanenza dell\u2019Italia sotto procedura d\u2019infrazione per deficit eccessivo, e dunque determinerebbe il fallimento del rocambolesco piano immaginato dal Governo. Con il deficit sopra il 3% niente scorporo delle spese militari: ogni euro speso per obbedire agli ordini di Trump dovrebbe essere sottratto immediatamente a servizi pubblici, infrastrutture, sanit\u00e0, scuola, pensioni, proprio nell\u2019anno della campagna elettorale per le politiche del 2027.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il\u00a0<strong>secondo scricchiolio<\/strong>, sinistro, si \u00e8 avvertito il successivo 26 marzo, quando il Segretario generale della NATO, Rutte, ha presentato i primi dati di monitoraggio dell\u2019impegno assunto da tutti i Paesi dell\u2019Alleanza Atlantica verso l\u2019incremento della spesa militare. Secondo i dati ufficiali NATO, nel 2025 l\u2019Italia avrebbe una spesa militare appena sufficiente per rispettare l\u2019obiettivo del 2% stabilito nel documento di finanza pubblica e coerente con l\u2019obiettivo di raggiungere il 5% del PIL entro il 2035. In realt\u00e0, la spesa militare in senso stretto era di poco superiore all\u20191,5% e pari a circa 35 miliardi di euro. Solo dopo essere uscita dalla procedura d\u2019infrazione per deficit eccessivo con l\u2019UE, il Governo si prodigherebbe alacremente per rimpolparla. Il risultato del 2% \u00e8 stato, infatti, raggiunto in modo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/economia\/2026\/03\/26\/news\/litalia-supera-il-2-per-cento-nato-riclassificando-spese-gia-esistenti--268306\">truffaldino<\/a>, tramite la riclassificazione in \u201cmilitari\u201d di una serie di spese gi\u00e0 presenti sul bilancio dello Stato. Si tratta di spese per infrastrutture, etichettate come \u201cmobilit\u00e0 militare\u201d, spese per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, ammantate come \u201ccybersicurezza\u201d, ma anche \u2013 disperatamente \u2013 gettando nel mucchio le spese INPS ascrivibili alle pensioni del personale militare, un contributo davvero decisivo per le guerre in corso! Un esercizio di stile dai tratti tragicomici, che \u00e8 stato tollerato dai vertici NATO solo a fronte dell\u2019impegno assunto dal Governo Meloni nel medio e lungo periodo, che non solo punta ad aumentare la spesa militare al 5%, ma specifica anche che, di quella soglia, il 3,5% dovr\u00e0 essere composto da vera spesa militare per armamenti, non autostrade, siti internet e pensioni.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra, insomma, \u00e8 una cosa seria e il tempo del gioco, per il Governo italiano \u00e8 finito. Rutte stesso, a conclusione della presentazione del suo Rapporto sulle spese militari, \u00e8 stato chiaro: \u00abMi aspetto che gli Alleati, al prossimo vertice Nato di Ankara, dimostrino di essere su un percorso chiaro e credibile verso l\u2019obiettivo del 5%\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il\u00a0<strong>terzo scricchiolio<\/strong>, forse quello che ha avuto l\u2019eco pi\u00f9 forte nelle stanze governative perch\u00e9 la sua fonte \u00e8 pi\u00f9 vicina, ha risuonato poche ore dopo, sabato 28 marzo. \u00c8 il giorno successivo di un Consiglio dei ministri che ha approvato un decreto-legge in materia fiscale che, tra le altre misure, annuncia un taglio delle risorse destinate ai cosiddetti \u201cesodati\u201d della misura Transizione 5.0, un credito d\u2019imposta rivolto alle imprese che effettuano investimenti legati alla sostenibilit\u00e0 ambientale. Contro questo taglio si \u00e8 levato il grido di dolore dei padroncini italiani, che da sabato hanno iniziato a lagnarsi \u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.confindustria.it\/news\/dl-fiscale-confindustria-chiede-correzioni-immediate-su-transizione-5-0\/\">a partire dal Presidente di Confindustria Orsini<\/a>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Governo aveva destinato 2,6 miliardi di euro del PNRR per finanziare questo ennesimo regalo alle imprese, Transizione 5. Il regalo era talmente ghiotto che le imprese si sono fiondate in massa su questa agevolazione, le risorse stanziate sono esaurite e sono rimaste inevase richieste per oltre 1,6 miliardi di euro. Per far fronte a questa coda di richieste, il Governo aveva stanziato in legge di bilancio ulteriori 1,3 miliardi di euro, sperando che fossero sufficienti a soddisfare le domande tecnicamente ammissibili rispetto al monte di quelle comunicate.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, questo \u00e8 il dettaglio centrale per capire la vicenda: secondo le regole contabili europee, i crediti fiscali non sempre pesano sui conti pubblici nell\u2019anno in cui vengono materialmente erogati (in questo caso il 2026), ma possono essere imputati all\u2019anno in cui gli investimenti sono stati effettuati (ovvero nel 2025, anno degli investimenti comunicati dalle imprese).\u00a0In questa chiave, gli ulteriori 1,3 miliardi di euro previsti dal Governo in legge di bilancio potrebbero finire \u2013 almeno in parte \u2013 per incidere sul deficit del 2025, proprio quello che l\u2019esecutivo cerca disperatamente di mantenere sotto controllo\u00a0per compiacere, insieme, Stati Uniti e Unione europea.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l\u2019ISTAT ha annunciato che siamo ancora sopra al 3%, il Governo \u00e8 dovuto correre ai ripari, e in fretta. Da qui, evidentemente, la scelta \u2013 dolorosa per chi \u00e8 abituato a obbedire a tutti gli ordini di Confindustria \u2013 di tornare sui propri passi e sottrarre qualche risorsa ai suoi padroncini pi\u00f9 prossimi, quella borghesia industriale italiana che rappresenta il blocco sociale di riferimento dell\u2019attuale maggioranza parlamentare e finanziare una temporanea e insufficiente riduzione del costo della benzina. Un\u2019operazione marginale e demagogica, che tuttavia\u00a0rivela le tensioni crescenti nel blocco sociale che sostiene l\u2019esecutivo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Servire tre padroni si sta rivelando impossibile. E i pi\u00f9 attenti avranno notato che, nella ricostruzione delle crepe che si aprono ogni giorno nel Governo non abbiamo avuto bisogno di menzionare il risultato del referendum costituzionale in materia di giustizia, che pure \u2013 evidentemente \u2013 ha una posizione di rilievo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ne abbiamo avuto bisogno perch\u00e9 gli esiti di quel referendum sembrano riconducibili pi\u00f9 agli effetti che alle cause delle debolezze strutturali del Governo che abbiamo provato a mettere in luce. La vittoria del NO si configura come una crisi di consenso di un Governo che si \u00e8 legato, mani e piedi, al progetto bellicista degli Stati Uniti, al disegno di macelleria sociale dell\u2019Unione europea e al tentativo di porre un argine in difesa del capitalismo italiano a fronte degli sconvolgimenti che stanno rivoluzionando i mercati internazionali, dall\u2019energia ai traffici commerciali. Questa scelta politica sta producendo un progressivo impoverimento dell\u2019Italia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Governo Meloni si \u00e8 insediato con un PIL che sfiorava il 5% nel 2022 (eravamo in piena ripresa post-Covid, l\u2019UE aveva sospeso l\u2019applicazione delle regole di bilancio per consentire di contrastare gli effetti della pandemia), e la sua politica economica \u2013 fatta di guerra, austerit\u00e0 e profitti \u2013 ha prodotto un inesorabile declino: 0,9% nel 2023, 0,7% nel 2024 e 0,5% nel 2025. Gli scricchiolii del Governo Meloni sono musica per le nostre orecchie, ma questa analisi vuole sottolineare un dato politico che va ben oltre l\u2019attuale esecutivo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, l\u2019opposizione parlamentare \u00e8 composta oggi da forze politiche che hanno sempre dimostrato, con i fatti quando erano al Governo prima ancora che con le dichiarazioni, di servire esattamente gli stessi padroni che stanno determinando la crisi di consenso della maggioranza. Se l\u2019attuale Governo sar\u00e0 soppiantato dall\u2019ennesimo Governo di centro-sinistra, siamo certi che non vi sar\u00e0 alcun reale progresso per i lavoratori italiani e nessun futuro di pace per i giovani, che continueranno ad essere condannati all\u2019orizzonte di guerra e precariet\u00e0 che ci impongono Confindustria, Unione europea e Stati Uniti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lavoro, salari dignitosi e un futuro di pace saranno possibili solo se l\u2019opposizione sociale al Governo sapr\u00e0 tradurre la crisi di consenso dell\u2019attuale maggioranza nel rifiuto radicale del terreno di compatibilit\u00e0 con l\u2019Unione europea, la NATO e Confindustria, un terreno condiviso da tutte le forze attualmente sedute in parlamento, dalla destra al centrosinistra.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2026\/03\/31\/limpossibile-trilemma-le-contraddizioni-materiali-alla-base-della-crisi-di-consenso-del-governo-meloni\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2026\/03\/31\/limpossibile-trilemma-le-contraddizioni-materiali-alla-base-della-crisi-di-consenso-del-governo-meloni\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA (Redazione) Riprendiamo la storia l\u00ec dove le avevamo lasciata: il Governo Meloni affannosamente impegnato a redigere la legge finanziaria per il 2026 in forma tale da compiacere non uno, non due,\u00a0ma ben tre padroni. 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