{"id":94693,"date":"2026-04-03T10:04:07","date_gmt":"2026-04-03T08:04:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94693"},"modified":"2026-04-02T13:07:07","modified_gmt":"2026-04-02T11:07:07","slug":"un-professore-viene-mangiato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94693","title":{"rendered":"Un professore viene mangiato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRAINRETE (Leo Essen)<\/strong><\/p>\n<dl class=\"article-info muted\">\n<dd class=\"hits\"><\/dd>\n<\/dl>\n<div class=\"printfriendly-button-wrapper\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.coku.it\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/testate2\/coku.jpg?1570181545\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"86\" \/><\/a><\/p>\n<h3><\/h3>\n<p><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories13\/pasto_nudo-1220x600.jpg.webp\" alt=\"pasto nudo 1220x600.jpg\" \/><\/em>1<\/p>\n<p><em>Verso una societ\u00e0 senza padre<\/em> fu scritto da Alexander Mitscherlich nel 1963, nel periodo in cui si stava compiendo quel processo avviato con Lutero e destinato a condurre, appunto, alla scomparsa del padre e all\u2019inizio di una fase segnata da anomia e irrazionalismo.<\/p>\n<p>Che cosa significa irrazionalismo? \u2013 si chiede Mitscherlich. L\u2019irrazionalismo consiste nel predominio dell\u2019azione istintuale, dettata da impulsi primari non sottoposti al controllo dell\u2019Io critico. Le pulsioni si esprimono in modo caotico, senza trovare controspinte all\u2019interno di un sistema capace di regolarle e indirizzarle, e finiscono cos\u00ec per disperdersi. Persino l\u2019appagamento risulta compromesso. L\u00e0 dove la spinta non incontra un limite, dilaga senza costrutto. L\u2019appagamento senza restrizione, dice Mitscherlich, produce infelicit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 piacere senza dispiacere, n\u00e9 forza senza controforza. Non c\u2019\u00e8 potere costituente senza una costituzione. Quando si dissolve il patto, o la struttura simbolica, che teneva insieme le forze, vengono meno le forze stesse. Senza binari, il mondo diventa inaccessibile e inintelligibile. \u00c8, in altri termini, la fine di Edipo.<\/p>\n<p>Il rapporto con il padre, dice Freud in Totem e Tab\u00f9, costituisce il nucleo di tutte le nevrosi. Religione, moralit\u00e0, societ\u00e0 e arte trovano qui il loro punto di convergenza. Il crollo di Edipo trascina con s\u00e9 queste stesse dimensioni, facendo precipitare ogni cosa nel caos.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che, nell\u2019Edipo della tradizione freudiana, il padre viene ucciso. Ma proprio questa uccisione introduce, per chi la compie, il concetto di crimine. La scena della sopraffazione del padre, la sua disfatta pi\u00f9 radicale, diventa il materiale attraverso cui si celebra il suo supremo trionfo. La vendetta del padre abbattuto si fa inesorabile. Il dominio dell\u2019autorit\u00e0 raggiunge il suo culmine e la legge, in quanto legge del padre, viene interiorizzata. La societ\u00e0 priva di padre, dice Freud, tende cos\u00ec a trasformarsi in una societ\u00e0 a ordinamento patriarcale. Il padre, tolto ma non eliminato \u2013 <em>Aufhebung<\/em> \u2013 risorge come ideale, il cui contenuto consiste nella pienezza di forza e nell\u2019illimitata potenza del progenitore un tempo combattuto, insieme alla disposizione ad assoggettarvisi.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che la parola uccide la cosa, la sottrae all\u2019immediatezza e la risolve nel simbolico. La morte \u00e8 la condizione stessa del simbolico, direbbe Lacan. Il padre diventa cos\u00ec il vettore dell\u2019ingresso del s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> nell\u2019ordine della cultura, della civilt\u00e0 e del linguaggio. Questo ingresso lo strappa a una condizione narcisistica in cui il s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> sprofonda nel piacere immediato e si perde nel reale, cosa tra le cose, in un\u2019esperienza caotica e indifferenziata.<\/p>\n<p>Fatte salve le riserve che, in linea di principio, possono essere mosse alla teoria edipica (sulle riserve storiche torner\u00f2 in seguito), e tenuto conto che essa struttura e convoglia le pulsioni verso esiti non distruttivi, la sua dissoluzione comporterebbe una vera e propria catastrofe.<\/p>\n<p>Edipo rappresenta infatti il momento dell\u2019interiorizzazione delle norme di comportamento, da cui ha origine il Super-io. Per Freud non si tratta di un episodio marginale dello sviluppo psichico, ma del suo nucleo centrale. La sua eliminazione \u2013 non la rimozione, ma l\u2019annichilimento \u2013 impedirebbe al s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> di collocare s\u00e9 stesso e gli altri in posizioni determinate, lo renderebbe incapace di circoscrivere la propria identit\u00e0 e lo esporrebbe alla psicosi, producendo una confusione generalizzata dei ruoli e una condizione di promiscuit\u00e0 indifferenziata. Il mondo, le cose e gli esseri ricadrebbero cos\u00ec nel disordine di una natura priva di articolazione. \u00c8 ci\u00f2 che Lacan chiama forclusione, il meccanismo che conduce alla psicosi, segnando lo scacco di Edipo e l\u2019impossibilit\u00e0 di accedere al simbolico e al linguaggio. Il s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> resta allora saldato alle cose. Niente trascendenza, niente lingua, niente legge.<\/p>\n<p>Il grande merito del libro di Mitscherlich consiste nel collocare l\u2019Edipo freudiano entro il contesto storico del capitalismo.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 degli anni Sessanta, dice Mitscherlich, \u00e8 attraversata da un progressivo svuotamento dell\u2019autorit\u00e0. L\u2019Io costituisce la sfera pi\u00f9 minacciata della vita psichica. Ridotto al minimo, tende a ritirarsi dalla vita attiva oppure a rifugiarsi nel piacere, disperdendosi nel consumo. I rapidi e imprevedibili progressi scientifici, le trasformazioni delle strutture di potere e gli sconvolgimenti sociali producono un diffuso senso di paura, cui si aggiunge lo smarrimento derivante dall\u2019introiezione di oggetti tra loro incompatibili.<\/p>\n<p>La sede della paura, dice Freud, \u00e8 l\u2019Io. Esso dovrebbe essere sufficientemente forte per fronteggiare queste nuove fonti di angoscia. Tuttavia, proprio questa forza, nel nostro mondo tormentato, rappresenta al tempo stesso la condizione che lo spinge al disastro.<\/p>\n<p>Il bambino senza padre, e sempre pi\u00f9 spesso anche senza madre, tende a diventare un adulto senza padrone. Un individuo che esercita funzioni anonime ed \u00e8 a sua volta guidato da funzioni anonime. Ci\u00f2 che egli percepisce \u00e8 soprattutto la moltitudine indistinta dei suoi simili.<\/p>\n<p>In questo contesto, non \u00e8 difficile individuare la radice filogenetica del rafforzarsi delle manifestazioni narcisistiche e aggressive nelle esperienze della vita di massa. Il vicino occasionale, quando viene a occupare il nostro spazio minimo, appare inevitabilmente come un intruso, se non come un nemico, e suscita impulsi aggressivi, fino all\u2019aggressione vera e propria. La convivenza in spazi ristretti, opprimente per la sua limitatezza, richiede uno sforzo eccessivo di repressione delle reazioni affettive primarie, in particolare delle tendenze all\u2019aggressione e alla fuga.<\/p>\n<p>L\u2019ottimismo progressista, legato allo sviluppo scientifico e tecnico, si rivela cos\u00ec infondato. Si impone piuttosto una tendenza inscritta nelle forme stesse dell\u2019organizzazione umana, il possibile e brusco passaggio dall\u2019azione razionale alla follia collettiva.<\/p>\n<p>Attraverso questo sforzo continuo di difesa, dice Mitscherlich, si accumula una tensione aggressiva, ulteriormente rafforzata dalla frustrazione libidica derivante dall\u2019incontro quotidiano con individui altrettanto tesi e aggressivi. La tensione che non riesce a esprimersi viene allora scaricata nello sport o in altre forme di consumo collettivo.<\/p>\n<p>L\u2019antropologia psicoanalitica definisce il conflitto tra generazioni, che diviene fattore di produzione culturale, con il termine di Edipo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2<\/p>\n<p>Il tema dello svuotamento della paternit\u00e0 e, pi\u00f9 in generale, della patria e delle forme tradizionali dell\u2019autorit\u00e0, sempre pi\u00f9 sostituite da istanze tecniche e funzionali, cos\u00ec come la scissione tra formazione affettiva e formazione tecnico-professionale, che si accentua a partire dagli anni Sessanta, attira un\u2019attenzione crescente.<\/p>\n<p>In questo contesto si colloca la ricerca di Christopher Lasch, che nel 1977 pubblica <em>Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato d\u2019assedio<\/em>, dove analizza come la famiglia sia stata progressivamente svuotata delle sue funzioni tradizionali e posta sotto assedio da una societ\u00e0 dominata da logiche impersonali, burocratiche e di mercato. Nel 1979, con <em>La cultura del narcisismo. L\u2019individuo in fuga dal sociale in un\u2019et\u00e0 di disillusioni collettive<\/em>, Lasch descrive l\u2019emergere di una personalit\u00e0 narcisistica, segnata dalla perdita di legami sociali stabili e da una diffusa disillusione collettiva. Infine, in <em>L\u2019io minimo. La mentalit\u00e0 della sopravvivenza in un\u2019epoca di turbamenti<\/em> (1984), mostra come la societ\u00e0 contemporanea tenda a produrre individui ripiegati su se stessi, concentrati sulla mera sopravvivenza psichica e privi di un autentico orientamento verso il futuro o la continuit\u00e0 storica. In un mondo percepito come instabile, minaccioso e fuori controllo, l\u2019Io tende cos\u00ec a restringersi a una dimensione minima, limitandosi a gestire le proprie emozioni pi\u00f9 che a trasformare la realt\u00e0.<\/p>\n<p>In merito alla famiglia e alle trasformazioni dell\u2019autorit\u00e0, risultano fondamentali anche le ricerche avviate negli anni Trenta dalla Scuola di Francoforte e sviluppate negli anni Quaranta e Cinquanta dalla sociologia americana (Riesman). In questo ambito spicca il contributo di Marcuse che, muovendo dalla frattura inaugurata da Lutero, individua l\u2019emergere di una distinzione tra corpo empirico e corpo istituzionale, processo che conduce a una progressiva virtualizzazione dell\u2019autorit\u00e0 e alla trasformazione, pi\u00f9 che alla semplice scomparsa, della patria <em>potestas<\/em>.<\/p>\n<p>Nel mondo medievale, l\u2019autorit\u00e0 \u00e8 inseparabile dal corpo fisico di chi la detiene. Con la morte del principe viene meno anche la legge. Il potere coincide con il corpo che lo incarna e non esiste trasmissione al di fuori di questa identificazione tra persona e funzione. La svolta moderna consiste precisamente nella separazione tra ufficio e individuo. L\u2019autorit\u00e0 si distacca dal singolo e assume una forma astratta, durevole, indipendente dalla natura corporea di chi la esercita.<\/p>\n<p>Questa separazione produce una duplice conseguenza, rende possibile la trasmissione del potere, consentendo alla legge di passare da un s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> all\u2019altro, ed eleva l\u2019individuo a una dignit\u00e0 ideale, segnando il momento propriamente moderno dell\u2019idealismo. Il processo di virtualizzazione dell\u2019autorit\u00e0 procede parallelamente a quello della virtualizzazione del valore economico e apre alla possibilit\u00e0 di una sua progressiva delocalizzazione.<\/p>\n<p>Lo sviluppo dei commerci internazionali favorisce infatti la creazione di strumenti di credito capaci di separare il valore nominale dal potere d\u2019acquisto. L\u2019invenzione della cambiale e delle tecniche di scrittura contabile rappresenta il corrispettivo tecnico-economico di questa trasformazione. Analogamente, sul piano del lavoro, la separazione tra forza-lavoro e lavoro, che accompagna il superamento dei vincoli di signoria e servit\u00f9, produce una forma analoga di deterritorializzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3<\/p>\n<p>Il tema dell\u2019autorit\u00e0 e della formazione \u00e8 riesploso di recente in Italia e ha riguardato prevalentemente il degrado della scuola. Sotto la lente \u00e8 finita, ancora una volta, la formazione tecnico-professionale, insieme allo scollamento tra formazione e affetti, tra ufficio e persona.<\/p>\n<p>Giorgio Chiosso, professore ordinario presso la Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, dove insegna Pedagogia generale e Storia dell\u2019educazione, riassume la questione in questi termini. La prima emergenza della scuola \u00e8 la fragilit\u00e0 psicologica degli studenti. Una quota crescente di adolescenti mostra debolezza e difficolt\u00e0 a sostenere il normale ritmo scolastico. Schiacciando sul presente un processo che si sviluppa da oltre un secolo, Chiosso riconduce il fenomeno a una visione grigia e negativa dell\u2019esistenza trasmessa dal mondo adulto, aggravata dalla pandemia, dalle guerre e dall\u2019incertezza sul futuro.<\/p>\n<p>La seconda emergenza riguarda il conflitto scuola-famiglia. Il rapporto tra insegnanti e genitori \u00e8 sempre pi\u00f9 deteriorato. Si va dalla diffidenza nelle chat private fino alle aggressioni fisiche ai docenti. La collaborazione auspicata dagli organi collegiali \u00e8 in gran parte fallita. Il nodo centrale resta la perdita di autorevolezza della scuola come istituzione.<\/p>\n<p>Le cause storiche di questa perdita, dice Chiosso, sono molteplici: l\u2019immissione rapida e poco selettiva di docenti precari tra gli anni Sessanta e Settanta, in assenza di concorsi per circa un ventennio; i bassi stipendi, che allontanano i laureati migliori; la semplificazione dei contenuti, che ha progressivamente svuotato il valore culturale della scuola; la sfiducia delle aziende nel valore del diploma e la conseguente fuga all\u2019estero di chi pu\u00f2 permetterselo.<\/p>\n<p>In queste condizioni, la scuola rischia di trasformarsi da luogo di formazione culturale a semplice spazio di contenimento \u2013 \u00abdalla scuola che insegna alla scuola che assiste\u00bb \u2013 incapace di competere con i media digitali e priva di reale prestigio sociale.<\/p>\n<p>Sullo stesso versante si collocano quanti chiedono una maggiore autonomia amministrativa degli istituti. Alfonso D\u2019Ambrosio, preside molto presente nel dibattito pubblico, dopo aver elencato dati ormai ricorrenti \u2013 il <em>burnout<\/em> diffuso tra i docenti, l\u2019ansia crescente, l\u2019abbandono scolastico \u2013 formula un\u2019osservazione significativa, ma lasciata in gran parte inesplorata. La scuola tende a funzionare come un sostituto del mondo esterno, un <em>hub<\/em> sociale e civico su cui si scaricano le difficolt\u00e0 di famiglie, servizi sociali e istituzioni locali.<\/p>\n<p>Quando D\u2019Ambrosio descrive famiglie disorientate, psicologi sovraccarichi, comuni in difficolt\u00e0 e figure religiose in crisi, delinea implicitamente un sistema istituzionale che fallisce nelle proprie funzioni e trasferisce sulla scuola compiti che non \u00e8 in grado di sostenere.<\/p>\n<p>Su una linea analoga, ma in forma pi\u00f9 radicale, si colloca Marco Pitzalis. In una sequenza rapida e con scarsa distinzione tra piani analitici, egli chiama in causa liberismo, delocalizzazione, flessibilit\u00e0 del lavoro, crisi della classe media, legandoli al declino della scuola. Si tratta, tuttavia, di un repertorio di parole-feticcio. Termini dotati di forte risonanza simbolica, ma che, nell\u2019argomentazione concreta, tendono a produrre pi\u00f9 effetti retorici che chiarimenti analitici.<\/p>\n<p>Segue, quasi inevitabilmente, l\u2019attacco alla razionalit\u00e0 burocratica, evocata come categoria autosufficiente, e la denuncia della presunta opposizione tra insegnante-magister e insegnante-professionista. La via d\u2019uscita proposta \u00e8 la figura dell\u2019insegnante-intellettuale, capace di connettere saperi e pratiche didattiche e di interrogarsi sul significato dell\u2019apprendere nell\u2019epoca delle<em> learning machine<\/em>. Anche qui, tuttavia, il discorso rischia di risolversi in formule suggestive, pi\u00f9 indicative di una posizione teorica che di una reale capacit\u00e0 esplicativa.<\/p>\n<p>Su un versante diverso si colloca Roberto Fineschi. Se ci troviamo nella fase del capitalismo progressivo, osserva, la scuola ha una funzione relativamente chiara. Formare il cittadino-lavoratore. Se invece siamo entrati in una fase di capitalismo crepuscolare, la funzione resta formalmente identica, con la differenza decisiva che il lavoro, semplicemente, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. In questa condizione, la scuola tende a trasformarsi in altro, in una sala d\u2019attesa, un centro di intrattenimento, in un dispositivo di gestione del tempo sociale. L\u2019insegnante oscilla cos\u00ec tra la figura dell\u2019animatore e quella del funzionario svuotato di funzione.<\/p>\n<p>Eppure, secondo Fineschi, la scuola dovrebbe produrre co<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/scienza\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">scienza<\/a> collettiva, formare individui autonomi e contribuire alla costruzione di una classe dirigente capace di esercitare egemonia. Tuttavia, nel momento in cui viene depotenziata la distinzione tra valore e uso, l\u2019impianto teorico di Fineschi rivela una fragilit\u00e0 strutturale e tende a ridursi a una forma di genericit\u00e0 valoriale: la cultura come bene in s\u00e9 svincolato dalle condizioni materiali che lo rendono possibile.<\/p>\n<p>In questo quadro, viene trascurato un nodo classico, la divisione del lavoro. Nel momento storico in cui il lavoro diventa un diritto, tale divisione produce una separazione netta. Da un lato si concentra l\u2019intero carico dell\u2019insegnamento, insieme a una funzione di supplenza affettiva; dall\u2019altro, gli altri ambiti lavorativi restano autonomi, sostenuti da dispositivi previdenziali che sostituiscono progressivamente le funzioni della famiglia.<\/p>\n<p>Qui si inserisce il ruolo storico del Welfare, che ha profondamente trasformato i legami sociali tradizionali. Pi\u00f9 che semplice protezione, esso ha rappresentato una riorganizzazione complessiva delle relazioni sociali, contribuendo alla dissoluzione di quelle strutture che oggi vengono spesso rimpiante come valori perduti.<\/p>\n<p>Le conseguenze di questo processo emergono con chiarezza nelle analisi di Eugenio Donnici, che segnala la formazione di una massa strutturalmente esclusa dalla partecipazione attiva. Le difficolt\u00e0 di apprendimento e la proliferazione delle diagnosi di DSA non possono essere comprese se isolate dal contesto socioeconomico. Gi\u00e0 Bettelheim aveva colto il ruolo decisivo della motivazione nell\u2019apprendimento.<\/p>\n<p>La scuola continua a formare il cittadino-lavoratore in un\u2019epoca in cui il lavoro promesso non esiste pi\u00f9 per una quota crescente di studenti. Questo dato, anche quando non \u00e8 pienamente conosciuto, viene percepito nella precariet\u00e0 dei genitori, nella disoccupazione dei fratelli maggiori, nell\u2019inadeguatezza dei titoli di studio. Ne deriva una crisi della motivazione. Lo studio perde senso.<\/p>\n<p>Si configura cos\u00ec una struttura che pu\u00f2 essere letta come una forma di difesa patologica. Di fronte all\u2019irraggiungibilit\u00e0 dell\u2019obiettivo, il sistema non lo rivede, ma intensifica i mezzi per raggiungerlo: pi\u00f9 didattica, pi\u00f9 tecnologie, pi\u00f9 riforme. Il fallimento non interrompe il processo, ma lo alimenta. Si continua a formare per un lavoro che non esiste, attribuendo ogni insuccesso agli strumenti e mai alla contraddizione di fondo.<\/p>\n<p>In questo modo, la contraddizione strutturale \u2013 la disoccupazione \u2013 viene rimossa dal piano simbolico e ritorna nel reale sotto forma di sintomo: fallimento scolastico, demotivazione, disturbi dell\u2019attenzione. Oppure sotto forma di racconto compensativo. Gli studenti italiani, si dice, all\u2019estero trovano lavoro. Sono richiesti. Sono pagati bene. \u00c8 una storia che torna periodicamente sui giornali, con una puntualit\u00e0 quasi rituale. Funziona perfettamente, non nega il problema, lo sposta. Non \u00e8 il sistema che non funziona, sei tu che devi andartene. Una promessa che ha la forma di una via d\u2019uscita e la funzione di un autoinganno.<\/p>\n<p>La proliferazione delle diagnosi di DSA pu\u00f2 allora essere interpretata come una forma di medicalizzazione di un disagio strutturale. Il problema viene spostato dal contesto al s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a>. Non \u00e8 la scuola a preparare a un futuro inesistente, ma \u00e8 il bambino a essere portatore di un disturbo. Il sistema si auto-assolve, mentre il s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> assume su di s\u00e9 il peso della contraddizione.<\/p>\n<p>I disturbi dell\u2019apprendimento appaiono cos\u00ec come sintomi collettivi di un sistema che continua a ripetere una promessa, formazione e integrazione attraverso il lavoro, divenuta strutturalmente irrealizzabile per una parte crescente della popolazione. La risposta istituzionale non consiste nel mettere in discussione tale promessa, ma nel diagnosticare e compensare gli effetti della sua impossibilit\u00e0, in una dinamica che finisce per riprodurre il disagio che pretende di risolvere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 feudali, dice Mitscherlich, fondate su rapporti di signoria e servit\u00f9 e caratterizzate da un\u2019economia prevalentemente contadina, i figli costituivano un capitale. Erano manodopera ausiliaria a basso costo e, al tempo stesso, una forma di assicurazione per la vecchiaia. Nella societ\u00e0 industriale moderna, invece, l\u2019educazione dei figli, che richiede periodi di formazione sempre pi\u00f9 lunghi, rappresenta un investimento oneroso, mentre la sicurezza nella vecchiaia viene affidata a istituzioni pubbliche o private. Il rapporto tra le generazioni diventa indiretto e passa attraverso la mediazione dello stato sociale.<\/p>\n<p>Ne deriva una trasformazione profonda del rapporto tra le generazioni. Da un lato si affermano maggiori libert\u00e0 individuali, nella scelta della professione, nella gestione del proprio tempo, nell\u2019esonero dal lavoro di cura di bambini e anziani, nella mobilit\u00e0 e nella residenza. Il fatto stesso di non avere figli, e di non dover dipendere da essi per la propria sussistenza nella vecchiaia, introduce un elemento di rottura nei rapporti sociali.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, tuttavia, si richiedono pi\u00f9 sacrifici e un grado crescente di altruismo indiretto, cui spesso si accompagna una resistenza diffusa. Il contributo individuale non \u00e8 pi\u00f9 rivolto a persone determinate, legate da rapporti affettivi diretti, ma a una generica collettivit\u00e0. Si finisce per sostenere, attraverso il proprio lavoro e la fiscalit\u00e0, una generazione indistinta, frequentatori di asili nido, scuole, istituzioni educative, senza alcun legame personale con essa.<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 borghese, l\u2019incomprensione tra generazioni affonda le radici proprio in questo mutamento. I figli cessano di rappresentare un vantaggio materiale e, a un certo punto, genitori e figli tendono a separare le rispettive traiettorie di vita.<\/p>\n<p>Si contribuisce all\u2019allevamento di figli che non si sono generati e, al tempo stesso, si viene mantenuti da figli che non hanno con noi alcun legame personale. Si produce, in altri termini, uno scollamento strutturale tra paternit\u00e0 e generazione.<\/p>\n<p>La distribuzione dei ruoli \u00e8 ormai affidata alla divisione del lavoro. Le generazioni vengono segmentate e collocate in funzioni distinte. Alcune nella produzione, altre nella formazione, altre ancora nei servizi di cura e amministrazione: scuole, ospedali, mense, uffici pubblici. Il compito di coordinare queste sfere \u00e8 demandato al mercato, quando riesce a farlo, e allo Stato sociale quando il mercato fallisce.<\/p>\n<p>In un mondo in cui la divisione del lavoro \u00e8 ancora limitata, osserva Mitscherlich, i rapporti interumani e quelli con gli oggetti si collocano nella stessa sfera di attivit\u00e0. Il bambino accompagna l\u2019adulto nel luogo di lavoro e partecipa direttamente alla produzione, apprendendo attraverso un\u2019esperienza immediata, in cui il rapporto tra uomo e uomo si traduce nel rapporto tra uomo e cosa.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo intreccio concreto tra generazioni che si radica quel sentimento di appartenenza che si esprime nella parola patria. Il fatto che tale sentimento sia stato successivamente sfruttato sul piano ideologico dimostra, paradossalmente, la forza di un legame originario percepito come perduto.<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 rompe questa unit\u00e0. La separazione della prestazione lavorativa dal luogo di lavoro e dal prodotto \u2013 cio\u00e8 la separazione dai mezzi di produzione \u2013 non \u00e8 un accidente, ma il fondamento dei nuovi rapporti sociali. Il lavoratore non si riconosce pi\u00f9 n\u00e9 nel prodotto n\u00e9 nel processo produttivo. La sua attivit\u00e0 viene parcellizzata, ridotta a semplice dispendio di forza lavoro astratta e intercambiabile. Le competenze si semplificano, i ruoli si uniformano, i lavoratori diventano sostituibili. A un ordine verticale, fondato sulla trasmissione gerarchica, si sostituisce un ordine orizzontale, fatto di classe, generazione, fratellanza.<\/p>\n<p>In questo contesto viene meno la funzione paterna come luogo della trasmissione. Poich\u00e9 non esiste pi\u00f9 una continuit\u00e0 concreta tra il lavoro del padre e l\u2019esperienza del figlio, la tradizione si interrompe e i coetanei tendono a orientarsi l\u2019uno sull\u2019altro. Il <em>peer group<\/em> diventa il principale punto di riferimento normativo.<\/p>\n<p>Parallelamente, il sapere si separa dalla pratica. La formalizzazione scientifica e la cosiddetta ricerca di base distaccano il sapere dall\u2019esperienza concreta, rendendolo <a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/astratto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">astratto<\/a>, generalizzabile e indipendente dal contesto. Ne emerge una figura nuova, lo scolaro puro, istruito a prescindere dal luogo e dalle condizioni di provenienza. Anche qui si riproduce lo stesso processo di astrazione, virtualizzazione e perdita di radicamento.<\/p>\n<p>La separazione tra mondo del lavoro e mondo familiare produce un ulteriore effetto, la frattura dell\u2019esperienza tra padre e figlio. Il figlio non sa che cosa faccia il padre, e il padre non conosce lo sviluppo delle attitudini del figlio. Viene meno ogni esperienza condivisa e, con essa, la possibilit\u00e0 stessa di una trasmissione concreta.<\/p>\n<p>Un ulteriore esito di questa trasformazione \u00e8 la comparsa dell\u2019anziano come categoria separata. Non \u00e8 pi\u00f9 il figlio a farsi carico del padre. La funzione di sostegno viene trasferita a sistemi impersonali. La paternit\u00e0, come bastone della vecchiaia, viene cos\u00ec completamente virtualizzata. Il legame diretto \u00e8 sostituito da mediazioni astratte: il salario, la tassazione, il sistema previdenziale.<\/p>\n<p>Questo scollamento tra anzianit\u00e0 e paternit\u00e0 produce, secondo Mitscherlich, una condizione di abbandono reciproco tra le generazioni. L\u2019anziano diventa una figura marginale, mentre la dipendenza generalizzata da pensioni e rendite conferisce allo Stato i tratti di una padre primordiale. Ne deriva una nuova forma di obbedienza, non pi\u00f9 fondata sull\u2019autorit\u00e0 paterna, ma su una dipendenza amministrata. Lo Stato sociale ha occupato, nell\u2019economia psichica dei soggetti moderni, una posizione strutturalmente analoga a quella dell\u2019<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> primario: non semplicemente un\u2019istituzione erogante servizi, ma un Altro affidabile capace di assorbire le angosce fondamentali dell\u2019esistenza (malattia, disoccupazione, marginalit\u00e0, vecchiaia), di garantire una continuit\u00e0 temporale, il futuro come orizzonte prevedibile e quindi abitabile, e di sostenere la formazione dell\u2019ideale dell\u2019Io, vale a dire quella proiezione verso la realizzazione di s\u00e9, la mobilit\u00e0 sociale, l\u2019appartenenza a una comunit\u00e0 di diritti.<\/p>\n<p>Il welfare state ha funzionato come un dispositivo di contenimento, rendeva tollerabili le ansiet\u00e0 persecutorie legate alla precariet\u00e0 dell\u2019esistenza, trasformando l\u2019angoscia diffusa in fiducia istituzionale e progetto biografico.<\/p>\n<p>Il s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> rimane cos\u00ec legato all\u2019<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> perduto attraverso una riattivazione idealizzante. Il welfare viene retrospettivamente investito come et\u00e0 dell\u2019oro, come promessa tradita, come mondo possibile mancato. Questa posizione, pur contenendo un nucleo critico reale, tende a cristallizzarsi in una forma di attaccamento malinconico che ostacola ogni reinvestimento politico nel presente.<\/p>\n<p>Un terzo movimento, forse il pi\u00f9 sintomatico, \u00e8 quello del disinvestimento e della privatizzazione del s\u00e9. Lo Stato non \u00e8 pi\u00f9 in grado di garantire protezione, meglio i privati, meglio arrangiarsi. Qui la perdita non viene elaborata, ma agita. Il s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> interiorizza la logica del mercato come orizzonte naturale, si identifica con l\u2019aggressore istituzionale e trasforma la propria vulnerabilit\u00e0 in un difetto individuale da correggere. Non \u00e8 pi\u00f9 un cittadino che rivendica diritti, ma un consumatore di servizi che gestisce il proprio capitale umano.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa terza configurazione che la perdita del welfare state produce il suo effetto pi\u00f9 pervasivo, non la rivolta n\u00e9 il lutto, ma una melanconia silenziosa. Un progressivo impoverimento dell\u2019Io collettivo, che si manifesta come rassegnazione, isolamento, ritiro dalla sfera pubblica, incapacit\u00e0 di immaginare alternative. \u00c8 il punto in cui la perdita si stabilizza come condizione, e il futuro si contrae fino a coincidere con la gestione individuale dell\u2019esistente. \u00c8 la fase delle start-up.<\/p>\n<p>Anche il conflitto tra generazioni cambia natura. Nella societ\u00e0 borghese esso riguardava l\u2019accesso all\u2019autorit\u00e0 e alla propriet\u00e0. Nella societ\u00e0 industriale di massa si trasforma in una competizione per la sicurezza, cio\u00e8 per l\u2019accesso ai dispositivi di protezione sociale. La capacit\u00e0 non coincide pi\u00f9 con la conquista dell\u2019autonomia, ma con l\u2019accesso a forme di tutela.<\/p>\n<p>Parallelamente, il sistema dei consumi introduce un nuovo circuito di appagamento. Il prestigio si trasferisce sugli oggetti e il desiderio viene continuamente riattivato attraverso nuovi beni. A differenza della societ\u00e0 patriarcale, fondata sulla stabilit\u00e0 e sulla frustrazione sistematica del desiderio, la societ\u00e0 di massa organizza un\u2019economia dell\u2019eccitazione e del rapido esaurimento.<\/p>\n<p>In questo quadro, la funzione paterna non scompare semplicemente, si svuota. Nelle societ\u00e0 meno differenziate il figlio assume direttamente il ruolo del padre. Nella societ\u00e0 moderna, invece, deve prima affermarsi come s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> autonomo e separato. L\u2019infanzia stessa diventa una posizione distinta, dotata di una propria sfera.<\/p>\n<p>La parcellizzazione del lavoro, la separazione tra luogo di vita e luogo di produzione e il passaggio dal produttore indipendente al lavoratore salariato e consumatore, dice Mitscherlich, hanno contribuito in modo decisivo allo svuotamento dell\u2019auctoritas e al restringimento della potestas del padre, dentro e fuori la famiglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5<\/p>\n<p>La progressiva specializzazione, dice Mitscherlich, ha condotto a una crescente assenza paterna. Il padre in carne e ossa diventa invisibile o, quanto meno, si indeboliscono i primi rapporti oggettuali. L\u2019ingerenza dell\u2019organizzazione tecnico-industriale, con il suo lavoro di routine, interviene gi\u00e0 nella relazione madre-figlio, producendo effetti non meno rilevanti della scomparsa del lavoro condiviso tra padre e figlio.<\/p>\n<p>L\u2019impoverimento del contatto affettivo con il bambino costituisce, in s\u00e9, un processo di indifferenziazione della struttura sociale. L\u2019indebolimento dell\u2019autorit\u00e0 paterna si manifesta anche nel fatto che la societ\u00e0 tende a intervenire direttamente nell\u2019educazione, scavalcando la famiglia. Non pi\u00f9 mediando attraverso di essa, come avveniva in passato, quando, ad esempio, le minoranze religiose potevano opporre una certa resistenza, ma sostituendosi ad essa. Il padre, reso pi\u00f9 o meno invisibile, e la madre, sempre pi\u00f9 assorbita da processi di emancipazione, vengono cos\u00ec surrogati. In questo quadro, la scuola e i mezzi di comunicazione di massa assumono un ruolo educativo sempre pi\u00f9 ampio e diretto.<\/p>\n<p>Anche il rapporto con la madre tende a essere riorganizzato e, in parte, trasferito su altre figure. La possibilit\u00e0 tecnica di surrogare la funzione materna, per esempio attraverso l\u2019introduzione di alimenti artificiali o altamente digeribili, favorisce una razionalizzazione precoce dell\u2019allattamento gi\u00e0 nelle cliniche di maternit\u00e0. L\u2019allattamento artificiale appare pi\u00f9 rapido, uniforme e meno oneroso di quello al seno. L\u2019alta percentuale di madri che rinunciano facilmente all\u2019allattamento naturale indica quanto le condizioni esterne possano prevalere sui bisogni relazionali. La diffusione di forme di contatto sociale agli estremi dell\u2019arco della vita \u2013 infanzia e vecchiaia \u2013 rinvia, secondo Mitscherlich, a una medesima matrice, una regressione narcisistica.<\/p>\n<p>Nel mondo borghese classico, la prassi fondamentale per la sopravvivenza, l\u2019esercizio della professione del padre, non \u00e8 pi\u00f9 direttamente osservabile dal bambino. Tuttavia, il padre pu\u00f2 ancora raccontare il proprio lavoro e far valere la propria competenza all\u2019interno della famiglia. Questa possibilit\u00e0 tende a scomparire nella societ\u00e0 contemporanea, dove un numero crescente di padri \u00e8 impiegato in settori tecnici altamente parcellizzati o in attivit\u00e0 amministrative segmentate. Il loro operato non assume una forma visibile e difficilmente pu\u00f2 essere trasmesso nel contesto familiare, se non sotto forma di residui marginali, noie, frustrazioni, pettegolezzi d\u2019ufficio.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 una civilt\u00e0 si sviluppa in senso specialistico e complesso, e quanto pi\u00f9 entrambi i genitori sono impegnati in attivit\u00e0 lavorative esterne e altamente determinate, tanto pi\u00f9 si moltiplicano le situazioni in cui altri soggetti devono assumere, fin dai primi anni di vita, funzioni educative originariamente proprie della famiglia. Si assiste cos\u00ec alla progressiva istituzionalizzazione della figura del maestro, che diventa una professione autonoma. Gli insegnanti rappresentano, in questo senso, figure di supplenza, segnano l\u2019assenza del padre e, insieme, la sostituzione funzionale di entrambi i genitori.<\/p>\n<p>I processi che conducono alla societ\u00e0 industriale di massa sconvolgono la figura tradizionale del padre, un tempo percepito come onnisciente e responsabile ultimo delle decisioni. Questo mutamento \u00e8 stato accolto con entusiasmo da parte del progressismo liberale. Nei metodi educativi pi\u00f9 recenti, dice Mitscherlich, si \u00e8 diffusa una forma di pseudo-bont\u00e0, volta a compensare simbolicamente questa perdita.<\/p>\n<p>Tale entusiasmo affonda le sue radici nella ribellione contro il predominio paterno, ormai in crisi. L\u2019emancipazione femminile costituisce il segno pi\u00f9 evidente di questo indebolimento, ma \u00e8 anche strettamente connessa alle esigenze dell\u2019economia, che richiede la presenza di donne sia come forza lavoro sia come soggetti consumatori. Ne deriva una forma di indulgenza passiva che pu\u00f2 essere scambiata per bont\u00e0 e che si intreccia superficialmente con i modelli dell\u2019educazione progressista.<\/p>\n<p>Eppure, ogni societ\u00e0, dice Mitscherlich, deve porre limiti ai propri membri e insegnare ad assimilarli senza produrre alienazione. Senza cio\u00e8 che vengano interiorizzati passivamente o rifiutati in modo asociale. Deve inoltre favorire forme di elaborazione simbolica, come la sublimazione. Il liberalismo progressista tende invece a trascurare questo aspetto, concentrandosi quasi esclusivamente sulle opportunit\u00e0 aperte agli individui adulti dalla dissoluzione dei vincoli edipici.<\/p>\n<p>In questo contesto, gli interessi della donna emancipata tendono a spostarsi fuori dalla famiglia, mentre i figli vengono affidati precocemente a strutture istituzionali che surrogano su larga scala le funzioni genitoriali, contribuendo alla formazione di un assetto post-edipico spesso instabile e disorganico.<\/p>\n<p>L\u2019emancipazione femminile non produce soltanto libert\u00e0, ma anche nuove forme di subordinazione. Nei regimi autoritari, le donne possono essere mobilitate forzatamente nella produzione e nell\u2019amministrazione, con i figli affidati a istituzioni pubbliche. Nei sistemi democratici, invece, vengono integrate nei circuiti del lavoro e del consumo, inserite in logiche generazionali.<\/p>\n<p>La divisione del lavoro, combinata con l\u2019imposizione di atteggiamenti affettivi di massa, genera una configurazione sociale particolarmente critica: individui altamente competenti nella produzione di singole funzioni, ma incapaci di comprendere o modificare il processo complessivo. Si tratta di soggetti che costruiscono dispositivi di cui ignorano il funzionamento e che, proprio per questo, tendono a ripiegare narcisisticamente su se stessi, sul corpo, sul consumo, sul tempo libero.<\/p>\n<p>L\u2019abbondanza di beni voluttuari svolge una duplice funzione, manifesta e latente. Da un lato offre piaceri immediati, dall\u2019altro maschera un\u2019angoscia pi\u00f9 profonda, legata alla perdita di controllo sui processi produttivi. La ricerca compulsiva di piaceri sostitutivi pu\u00f2 essere letta come formazione reattiva rispetto a questa angoscia. La libido si ritrae e si reinveste narcisisticamente.<\/p>\n<p>Espropriati dei mezzi di produzione, dei prodotti, delle conoscenze e dei contesti originari, inseriti in spazi abitativi standardizzati e in strutture sociali astratte, i genitori, padri e madri, vengono privati della possibilit\u00e0 di esercitare le proprie facolt\u00e0 creative. Relegati nella dimensione limitata della professione, non assolvono pi\u00f9 n\u00e9 alla funzione affettiva n\u00e9 a quella pedagogica. Non trasmettono pi\u00f9 una prassi di vita n\u00e9 un rapporto significativo con gli oggetti. Da questa condizione emergono, da un lato, soggetti iper-adattati alla carriera, dall\u2019altro, masse disorientate, in cerca di soddisfazioni sostitutive e inclini a comportamenti regressivi.<\/p>\n<p>Alla luce di questa struttura sociale, caratterizzata da compartimentazione generazionale e separazione tra formazione e produzione, molti modelli educativi tradizionali risultano inadeguati. Si impone la necessit\u00e0 di elaborare nuove forme educative capaci di prendersi cura dell\u2019Io fin dalle prime fasi dello sviluppo.<\/p>\n<p>In questo compito, la psicoanalisi pu\u00f2 offrire un contributo decisivo, dice Mitscherlich. Le pulsioni e le loro modalit\u00e0 di espressione non sono mutate storicamente. Per questo le costrizioni sociali restano necessarie. Il problema non \u00e8 eliminarle, ma determinarne la forma. Ci\u00f2 che conta non \u00e8 tanto la loro quantit\u00e0 o il loro contenuto, quanto il livello di consapevolezza che rendono possibile. Si tratta di stabilire se esse debbano essere esterne, fondate su premi e punizioni, o interne, come nel caso del Super-io, oppure ancora affidate alla regolazione consapevole dell\u2019intelligenza.<\/p>\n<p>Il fatto che i figli non apprendano pi\u00f9 il mestiere dei padri \u00e8 ormai irreversibile. Sarebbe illusorio idealizzare il mondo premoderno, con il suo conformismo, la sua rigidit\u00e0 gerarchica e le sue limitazioni culturali. Eppure, quel mondo offriva una possibilit\u00e0 concreta di elaborare il conflitto edipico attraverso la prassi. La rivalit\u00e0 con il padre si esprimeva in forme operative, nella continuit\u00e0 del lavoro. Il figlio poteva dimostrare il proprio valore nel medesimo campo d\u2019azione. Questo orizzonte non \u00e8 pi\u00f9 recuperabile.<\/p>\n<p>Resta per\u00f2 essenziale che i figli apprendano le condizioni di un comportamento responsabile, indipendentemente dal campo di attivit\u00e0 in cui opereranno.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 in cui nessun individuo detiene stabilmente il potere, si configura teoricamente una comunit\u00e0 di fratelli. Ma \u00e8 proprio a questo livello che emergono nuove difficolt\u00e0. La societ\u00e0 non \u00e8 ancora in grado di sostenere questa forma.<\/p>\n<p>Molti ruoli tradizionali sono stati istituzionalizzati, e lo Stato \u00e8 stato spesso pensato come una figura paterna. Tuttavia, l\u2019atteggiamento diffuso nei suoi confronti, passivo e rivendicativo, rivela piuttosto una dipendenza di tipo materno. Gli apparati dello Stato sociale, scuole, servizi, strutture assistenziali, funzionano come dispositivi di genitorialit\u00e0 surrogata, ma faticano a strutturare relazioni simbolicamente efficaci. Si crea cos\u00ec un cortocircuito. Educatori ed educandi risultano omologhi rispetto a un terzo impersonale costituito da essi stessi.<\/p>\n<p>Infine, al conflitto edipico classico si aggiunge un nuovo elemento di angoscia. L\u2019autorit\u00e0 si \u00e8 dispersa in una molteplicit\u00e0 di funzioni, dirigenti, funzionari, apparati, segretari, presidenti. Finch\u00e9 queste istituzioni riescono a svolgere una funzione simbolica sostitutiva, l\u2019ordine si mantiene. Ma quando anche queste figure perdono credibilit\u00e0, emerge un senso diffuso di solitudine. Il padre appare definitivamente come una figura debole, inaffidabile.<\/p>\n<p>Non bisogna dimenticare che Mitscherlich elabora questa diagnosi negli anni Sessanta, cio\u00e8 nel momento di massimo sviluppo dello Stato sociale. Non indulge in nostalgie per un passato dissolto proprio da quei processi. La sua analisi pu\u00f2 essere letta come una critica incisiva al dispiegamento delle politiche di pieno impiego e si colloca sullo stesso crinale delle letture pi\u00f9 radicali che interpretano il Welfare come una fase di capitalismo pianificato.<\/p>\n<p>Il fatto che Mitscherlich non rimpianga un mondo distrutto dalla divisione del lavoro e dal liberalismo moderno \u2013 e riorganizzato dallo Stato sociale \u2013 non deve per\u00f2 far sottovalutare la presenza di elementi conservatori nel suo discorso, e pi\u00f9 in generale nell\u2019apparato concettuale psicoanalitico quando viene esteso all\u2019analisi della societ\u00e0. Sotto la struttura servo-padrone, che consente al s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> di costituirsi attraverso il riconoscimento di un\u2019autorit\u00e0 e l\u2019interiorizzazione della Legge come condizione della propria identit\u00e0, si intravede infatti una naturalizzazione dei rapporti di dipendenza e subordinazione, presentati come destino psichico inevitabile.<\/p>\n<p>In modo analogo, il processo di idealizzazione \u2013 inteso come attesa, rimando, mancanza e desiderio di ci\u00f2 che \u00e8 proibito \u2013 presentato come una struttura originaria della psiche, \u00e8 il prodotto di una specifica configurazione storica, una forma di cattura che trasforma la potenza produttiva e relazionale del desiderio in un\u2019economia del debito psichico, in cui il s<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> si trova costitutivamente in difetto rispetto a un ideale irraggiungibile.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, \u00e8 la stessa analisi di Mitscherlich a mostrare come l\u2019Edipo debba essere inteso come una struttura storica, progressivamente erosa dalla divisione del lavoro e dalla societ\u00e0 borghese. Il Welfare State ne rappresenta, in questa prospettiva, il definitivo scacco. Richiamarsi oggi all\u2019Edipo, come fa Mitscherlich, invocandone il ripristino in quanto solidale con la struttura naturale della psiche significa dunque porsi in contrasto con l\u2019evidenza storica.<\/p>\n<p>Una dinamica analoga si ritrova in molte critiche contemporanee alla scuola liberale o liberista, che denunciano gli effetti della specializzazione senza riconoscere che il modello di sapere che contrappongono \u2013 la ricerca pura e disinteressata \u2013 \u00e8 esso stesso il prodotto pi\u00f9 coerente di quel medesimo sistema che intendono contestare.<\/p>\n<p>Infine, leggere oggi la crisi o il possibile tramonto del Welfare esclusivamente nei termini del lutto e della perdita oggettuale comporta il rischio di riprodurre la logica che si vorrebbe criticare. In questo modo, infatti, lo Stato viene reintrodotto surrettiziamente come <a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> idealizzato: un Padre perduto da rimpiangere, una Legge la cui assenza produce mancanza e castrazione.<\/p>\n<p>Un desiderio che si limita a inseguire l\u2019<a class=\"encyclopedia tooltipstered\" href=\"https:\/\/www.coku.it\/encyclopedia\/oggetto\/\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">oggetto<\/a> perduto resta interamente inscritto nella logica edipica. Piuttosto, si tratterebbe di pensare forme di desiderio capaci di produrre nuove connessioni e nuove configurazioni collettive, senza attendere il riconoscimento o la garanzia di un Altro supposto affidabile.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/societa\/32667-leo-essen-un-professore-viene-mangiato.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/societa\/32667-leo-essen-un-professore-viene-mangiato.html<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Leo Essen) 1 Verso una societ\u00e0 senza padre fu scritto da Alexander Mitscherlich nel 1963, nel periodo in cui si stava compiendo quel processo avviato con Lutero e destinato a condurre, appunto, alla scomparsa del padre e all\u2019inizio di una fase segnata da anomia e irrazionalismo. Che cosa significa irrazionalismo? \u2013 si chiede Mitscherlich. 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