{"id":94755,"date":"2026-04-07T09:00:54","date_gmt":"2026-04-07T07:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94755"},"modified":"2026-04-07T08:42:01","modified_gmt":"2026-04-07T06:42:01","slug":"94755","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94755","title":{"rendered":"La guerra all\u2019Iran tra escalation militare e trattative in stallo \u2013 AGGIORNATO"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-gallery\" style=\"text-align: justify\">\n<div>\n<p><strong>di ANALISI DIFESA (Mirko Molteni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/HFAGICYWQAAyZNt.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"561\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(Aggiornato alle 22,30)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>E\u2019 passato oltre un mese dallo scoppio del conflitto nel Golfo Persico scatenato dall\u2019attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all\u2019Iran e aumentano i rischi di un suo prolungamento su tempi in realt\u00e0 indesiderati da entrambe le parti, ma dettati dalla necessit\u00e0, sentita a Washington come anche a Teheran, di non perdere la faccia.<\/em><\/p>\n<p><em>Ne consegue un assurdo muro contro muro, pericoloso per tutta l\u2019economia globale. Da un lato il presidente americano Donald Trump, mobilita rinforzi militari facendo balenare lo spettro di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano e spingerlo a negoziati in posizione di debolezza, potendo cos\u00ec presentarsi all\u2019opinione pubblica statunitense, sempre pi\u00f9 contraria a un conflitto dagli scopi confusi, come il vincitore.<\/em><\/p>\n<p><em>Dall\u2019altro lato, l\u2019Iran, pur estremamente indebolito dalla distruzione del grosso delle sue capacit\u00e0 militari a causa dei raid aerei israelo-americani, punta sul fattore tempo, proseguendo gli attacchi di droni e missili contro i paesi della regione e le forze americane e contando sull\u2019assottigliarsi delle riserve avversarie dei costosi missili antimissile e offensivi. Si assiste quindi, al momento, a una situazione di stallo che, politicamente, \u00e8 pi\u00f9 dannosa per Trump, essendo l\u2019opinione pubblica americana, e in genere occidentale, avversa a guerre di lunga durata, rispetto a un regime come quello iraniano, che fa della mobilitazione permanente contro un nemico esterno una delle sue ragioni d\u2019essere.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il gioco delle parti<\/u><\/strong><\/p>\n<p>A oltre un mese dall\u2019inizio, il 28 febbraio 2026, della guerra nel Golfo Persico, l\u2019Iran resta sotto pesante attacco da parte di Israele e Stati Uniti, i quali tuttavia sembrano perseguire obbiettivi del tutto divergenti.<\/p>\n<p>Mentre infatti gli israeliani si dicono disposti a proseguire a oltranza nella demolizione delle capacit\u00e0 militari e industriali iraniane, abbinando a questa strategia la nuova campagna a tappeto in Libano, gli americani, da un lato rinforzano il loro schieramento militare in Medio Oriente con l\u2019arrivo di nuove forze, aeronavali ma anche terrestri, dall\u2019altro, seguitano a parlare di negoziati con Teheran con l\u2019intento di prepararsi una via d\u2019uscita accettabile politicamente, per una guerra per cui la Casa Bianca ha via via presentato motivazioni diverse e spesso contrastanti fra loro, nel quadro di un conflitto la cui durata rischia di andare oltre le aspettative.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195652 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/P20260309DT-0439.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p>Parlando alla nazione alle 21.00 del 1\u00b0 aprile 2026, ora della costa Est, quando in Italia erano gi\u00e0 le 3.00 antelucane del 2 aprile, il presidente americano Donald Trump ha rivendicato di fronte a un\u2019opinione pubblica sempre pi\u00f9 dubbiosa, i risultati del conflitto, ribadendo che intende proseguire la campagna militare per almeno due-tre settimane, colpendo duramente se l\u2019Iran non accetter\u00e0 un accordo:\u00a0<em>\u201cNelle ultime quattro settimane, le nostre forze armate hanno conseguito sul campo di battaglia vittorie rapide, decisive e schiaccianti. Stiamo smantellando la capacit\u00e0 del regime di minacciare l\u2019America o di proiettare la sua potenza oltre i propri confini. Siamo vicini a finire il lavoro e lo finiremo molto presto\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ha proseguito: \u201c<em>Colpiremo duramente l\u2019Iran nelle prossime due-tre settimane, lo faremo tornare all\u2019et\u00e0 della pietra. E non sar\u00e0 raggiunto un accordo tramite le vie diplomatiche colpiremo i loro impianti elettrici. Finora non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se sarebbe stato il target pi\u00f9 facile, perch\u00e9 farlo avrebbe significato non dare loro neanche una chance di sopravvivenza o ricostruzione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Trump deve evidentemente dare un certo valore ai sondaggi che lo danno in discesa nel gradimento degli americani, avendo puntato molto sul cercare di riguadagnarne la fiducia:\u00a0<em>\u201cConsiderate la guerra con l\u2019Iran un investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti. I rincari della benzina sono di breve termine. Gli Stati Uniti non sono mai stati pi\u00f9 pronti economicamente, e siamo in splendida forma per il futuro\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ma il gradimento del presidente presso i cittadini USA era sceso a fine marzo al 33 % dal gi\u00e0 basso 36 % della settimana precedente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195638 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/thumbs_b_c_6dceda9f29ee09d6309191f321ceba2b.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"487\" \/><\/p>\n<p>Ha rinnovato le critiche agli alleati europei, accusati di non intervenire in difesa del libero traffico nello stretto di Hormuz, che \u00e8 stato compromesso dopo lo scoppio della guerra, ringraziando per\u00f2, d\u2019altro canto, gli alleati regionali degli Stati Uniti, da Israele, che \u00e8 l\u2019altro attore dei raid contro l\u2019Iran, agli stati arabi del Golfo, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Kuwait, che da settimane vengono bersagliati in quanto ospitano basi USA. Ma nei riguardi degli europei, che ha tuonato: \u201c<em>Abbiamo decimato l\u2019Iran economicamente e militarmente e ora i paesi che ricevono il greggio dallo Stretto dovrebbero prendersene cura. Andate nello Stretto e prendetelo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Nelle ore precedenti aveva perfino evocato \u201c<em>l\u2019uscita degli Stati Uniti dalla NATO\u201d,<\/em>\u00a0colpevole a suo dire di non averlo appoggiato, omettendo il fatto che il conflitto in Medio Oriente esula, di fatto, dal quadro strategico e geopolitico dell\u2019Alleanza Atlantica, n\u00e9 \u00e8 sostenuto e giustificato da risoluzioni dell\u2019ONU come in precedenti operazioni internazionali, e tenuto conto anche del fatto che la manciata di ordigni iraniani entrati nello spazio aereo della Turchia \u00e8 reputata insufficiente a far scattare l\u2019articolo 5 dell\u2019alleanza, anche perch\u00e9 lo stesso presidente turco Recep Erdogan non sembra aver dato agli episodi eccessivo peso.<\/p>\n<p>Quanto alle motivazioni della guerra, sempre cangianti nella narrativa trumpiana, il presidente ha detto: \u201c<em>Il cambio di regime non era obiettivo. Non abbiamo mai detto \u2018cambio di regime\u2019, ma \u00e8 avvenuto perch\u00e9 tutti i leader sono morti. I nuovi sono pi\u00f9 ragionevoli\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196028 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/P20251229DT-0522.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p>Gi\u00e0 il 1\u00b0 aprile Trump ha parlato di un orizzonte di 14-21 giorni per la conclusione del conflitto, sentendo il bisogno di tranquillizzare un\u2019opinione pubblica interna sempre pi\u00f9 contraria all\u2019impegno USA in una guerra che sta sconvolgendo l\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p>E che rischia di causare negli States una spirale di inflazione simile a quella che Trump, nella campagna elettorale del 2024, aveva imputato alla precedente amministrazione di Joe Biden. Poche ore prima il 31 marzo, era stato reso noto che, per la prima volta da 4 anni, il costo della benzina in America, come prezzo medio fra i numerosi stati, aveva superato i 4 dollari al gallone, laddove il gallone statunitense equivale a circa 3,785 litri. Se fino al 28 febbraio scorso la benzina negli USA costava 2,98 dollari al gallone, il 31 marzo era segnalata a 4,02 dollari al gallone.<\/p>\n<p>Il che diffonde lo sconcerto non solo fra gli oppositori di Trump, ma anche in vasti strati della \u201cbase MAGA\u201d, Make America Great Again, che finora aveva sempre appoggiato il \u201ccomandante in capo\u201d guardando a una sorta di nuovo isolazionismo, ovvero all\u2019evitare le guerre oltremare a cascata che sono una costante della politica estera USA da decenni.<\/p>\n<p>E\u2019 stato quindi per tranquillizzare i mercati, e cercare di riguadagnare consensi in patria, che il 1\u00b0 aprile Trump ha detto ai microfoni della tiv\u00f9 NBC: \u201c<em>La guerra contro l\u2019Iran sta giungendo al termine, finir\u00e0 in 2-3 settimane. Stiamo andando alla grande. Le persone con cui abbiamo a che fare in Iran sono molto pi\u00f9 ragionevoli e non cos\u00ec radicalizzate. Non avremo un Iran dotato di armi nucleari<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E sostenendo, come ripete da giorni, che sono in corso \u201ctrattative\u201d, ha detto che \u201cl\u2019Iran vuole l\u2019accordo pi\u00f9 di quanto lo vogliono gli Stati Uniti\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196239\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1402102612530528629206504.jpg\" alt=\"\" width=\"856\" height=\"596\" \/><\/p>\n<p>Ma nelle stesse ore il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato che siano in corso vere e proprie trattative, ammettendo solo con Al Jazeera di aver \u201c<em>ricevuto messaggi dall\u2019inviato speciale USA Steve Witkoff\u201d<\/em>\u00a0e di\u00a0<em>\u201ccondurre alcune discussioni sulla sicurezza tramite il Pakistan\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Per quanto, quindi, ci siano dei contatti riservati da alcuni giorni grazie alla mediazione di Islamabad, \u00e8 presto per parlare di veri colloqui, che in effetti farebbero pi\u00f9 comodo agli Stati Uniti come via d\u2019uscita dal conflitto, mentre l\u2019Iran, per quanto estremamente provato dai raid, \u00e8 se non altro facilitato, dal punto di vista politico, dalla posizione sulla difensiva e dal fatto di combattere, per cos\u00ec dire, \u201cin casa\u201d.<\/p>\n<p>Come movente del conflitto avviato insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu, Donald Trump ha invocato, di giorno in giorno, il cambio di regime, che non s\u2019\u00e8 verificato, all\u2019appoggio a una rivolta interna contro il regime degli ayatollah, che non s\u2019\u00e8 verificata, anzi, l\u2019ondata di proteste di inizio anno sembra essere stata compromessa dall\u2019ulteriore rafforzamento di uno stato di polizia in condizioni di guerra.<\/p>\n<p>Poi s\u2019\u00e8 parlato della minaccia di attacchi imminenti delle forze iraniane alle basi americane nella regione, prima dello scoppio del conflitto, minaccia che per\u00f2 l\u2019intelligence USA ha, a posteriori, considerato infondata, mentre invece s\u2019\u00e8 concretizzata, ma come ritorsione agli attacchi avversari, dopo l\u2019inizio della guerra.<\/p>\n<p>Sull\u2019uranio iraniano e sulla tesi, estremamente improbabile a detta degli esperti, rilanciata nei giorni scorsi, secondo cui Teheran sarebbe stata, lo scorso febbraio \u201c<em>a sole due settimane dalla bomba atomica\u201d, poi, Trump stesso s\u2019\u00e8 contraddetto platealmente il 31 marzo asserendo che \u201cl\u2019uranio non \u00e8 recuperabile\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tutto era cominciato il 30 marzo quando il Wall Street Journal aveva rinnovato indiscrezioni secondo le quali i piani di Washington per i prossimi giorni contemplerebbero un\u2019azione di forze speciali, Delta Force, Navy SEAL o affini, per catturare i circa 450 kg di uranio iraniano arricchito al 60%, l\u2019ultimo stadio precedente al 90% necessario per rendere l\u2019uranio \u201cbombabile\u201d, come si dice in gergo, ossia utilizzabile per un ordigno bellico che sfrutti la fissione atomica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196030\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/P20251229DT-0629.webp\" alt=\"\" width=\"854\" height=\"569\" \/><\/p>\n<p>Il giorno dopo, il 31 marzo, Trump, intervistato dalla CBS ha rifiutato di ammettere che per dichiarare \u201cvittoria\u201d fosse necessario catturare l\u2019uranio iraniano, ben sapendo che un\u2019effettiva azione di commandos focalizzata allo scopo sarebbe estremamente rischiosa e potrebbe anche fallire.<\/p>\n<p>E nel farlo ha ripescato le sue stesse rivendicazioni sulla riuscita dei bombardamenti del giugno 2025 sui siti di arricchimento di Fordow e Natanz, secondo cui l\u2019uranio arricchito era ormai sepolto e irrecuperabile<em>: \u201cNon ci penso nemmeno. So solo che, sapete, \u00e8 sepolto cos\u00ec in profondit\u00e0 che sar\u00e0 molto difficile per chiunque<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E riandando ai raid dello scorso anno<em>: \u201cFinalmente la gente ammette che si \u00e8 trattato di annientamento. \u00c8 laggi\u00f9 in profondit\u00e0. E non sono stati in grado di farlo. Sapete, nemmeno senza una guerra ci sono riusciti. Quindi \u00e8 abbastanza\u2026 \u00e8 abbastanza\u2026 \u00e8 abbastanza sicuro. Ma, sapete, prenderemo una decisione\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Se il presidente degli Stati Uniti un giorno dice che l\u2019Iran \u00e8 prossimo all\u2019atomica e un altro giorno asserisce che gi\u00e0 i raid del giugno 2025 hanno risolto il problema seppellendo l\u2019uranio arricchito in profondit\u00e0, anche ammesso che siano dichiarazioni tutte studiate per alimentare la classica \u201cnebbia della guerra\u201d, \u00e8 chiaro che vanno presi con le pinze anche i continui riferimenti a negoziati USA-Iran, rivendicati da Washington ma negati da Teheran, senza contare che resta il nodo di Israele.<\/strong><\/p>\n<p>Il 31 marzo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt ha dichiarato: \u201c<em>Se l\u2019Iran dovesse respingere l\u2019opportunit\u00e0 d\u2019oro di fare un accordo, le forze americane in stand by offrono al presidente Trump tutte le opzioni possibili per assicurare che il regime paghi in un modo o nell\u2019altro e che l\u2019Iran non sia pi\u00f9 in grado di minacciare gli Stati Uniti e i nostri alleati, che \u00e8 l\u2019obiettivo per cui l\u2019operazione Epic Fury \u00e8 stata lanciata\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>E pensare che anche il presidente francese Emmanuel Macron, ha osservato polemicamente, il 2 aprile: \u201c<em>Trump non pu\u00f2 continuare a contraddirsi ogni giorno, non pu\u00f2 dire ogni giorno il contrario di ci\u00f2 che ha detto il giorno prima\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Escalation spasmodica<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Volendo fare eco al suo presidente, il segretario alla Guerra USA, Pete Hegseth, ha postato sul social X poche semplici parole: \u201c<em>Ritorno all\u2019et\u00e0 della pietra\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Nelle intenzioni del capo del Pentagono, sarebbe il suggello al nuovo livello di escalation che vede negli ultimi giorni aumentare le forze americane schierate in Medio Oriente per colpire pi\u00f9 duramente l\u2019Iran e, forse, tentare azioni di truppe terrestri, ancorch\u00e9 limitate, sulla costa di Hormuz oppure sull\u2019isola di Kharg.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196021 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/uss-abraham-lincoln-rehearses-strait-transit-maneuvers.jpg\" alt=\"\" width=\"939\" height=\"651\" \/><\/p>\n<p>Se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovesse dare il via libera, gli Stati Uniti potrebbero presto schierare oltre 17.000 soldati di terra alle porte dell\u2019Iran. Il 28 marzo il Wall Street Journal ha accreditato l\u2019ipotesi che il Pentagono stia studiando l\u2019invio di ulteriori 10.000 soldati, fra militi dell\u2019US Army e Marines, in aggiunta ai circa 5000 marines e 2000 paracadutisti della famosa 82a Divisione Airborne che stanno raggiungendo la zona.<\/p>\n<p>Le nuove forze comprenderebbero una panoplia relativamente completa da corpo di spedizione, con fanteria, veicoli corazzati e supporto logistico, ma si tratterebbe comunque di un contingente troppo piccolo perch\u00e9 si possa pensare a una vera offensiva di terra in larghe parti dell\u2019Iran, considerato che nel 2003, per invadere e occupare l\u2019assai pi\u00f9 piccolo Iraq ci vollero 150.000 soldati.<\/p>\n<p>Difficile \u00e8 dire se davvero gli Stati Uniti intendano compiere a breve un intervento di terra in un paese che pullula non solo di 200.000 soldati regolari dell\u2019esercito iraniano, che comunque non pare sfaldato, ma anche 200.000 miliziani della truppa d\u2019\u00e9lite dei pasdaran, ovvero i Guardiani della Rivoluzione islamica, e gli oltre 600.000 membri della milizia popolare dei Basij, la quale, per incrementare la sua forza ha perfino deciso il ricorso a \u201cragazzini-soldato\u201d, come ai tempi della lunga guerra Iran-Iraq durata dal 1980 al 1988.<\/p>\n<p>Il 27 marzo, infatti, le Guardie Rivoluzionarie, hanno annunciato l\u2019abbassamento a soli 12 anni dell\u2019et\u00e0 minima di reclutamento nei corpi paramilitari, secondo l\u2019iniziativa \u201cPer l\u2019Iran\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-196219 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/HE0r8OKbMAASwBU.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"325\" \/><\/p>\n<p>I pasdaran vorrebbero impiegare i ragazzini per attivit\u00e0 di supporto interno come \u201cpattugliamento, presidio dei posti di blocco e gestione della logistica\u201d, probabilmente in modo da liberare i miliziani pi\u00f9 adulti per compiti di prima linea. Secondo fonti del regime teocratico sciita, l\u2019idea sarebbe una risposta alle \u201cnumerose richieste di partecipazione spontanea dei ragazzini\u201d.<\/p>\n<p>In tal modo l\u2019Iran conferma la sua disponibilit\u00e0 a una mobilitazione totale e a una guerra di lungo periodo volte a a disorientare gli americani.<\/p>\n<p>Ovviamente, cos\u00ec facendo si pone anche fuorilegge rispetto alla Convenzione sui diritti dell\u2019infanzia e allo Statuto di Roma, che vietano l\u2019arruolamento di minori di 15 anni.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel lungo conflitto del 1980-1988 contro l\u2019Iraq di Saddam Hussein, l\u2019allora neonato regime degli ayatollah, guidato dal suo fondatore Roullah Khomeini, arruol\u00f2 e impieg\u00f2 al fronte migliaia di ragazzini, spesso impiegati per rimpolpare le ondate di fanterie d\u2019assalto che aprivano la strada nei campi minati con pesantissime perdite.<\/p>\n<p>La propaganda iraniana aliment\u00f2 fin da allora il mito di questi giovanissimi, provenienti dalle file della milizia popolare dei Basji, usati dal regime come carne da cannone e celebrati come martiri, come Mohammad Hossein Fahmideh, morto a 13 anni nel 1980 distruggendo un carro armato iracheno, o Hassan Jangju, caduto a 17 anni nel 1984 durante la Battaglia delle Paludi.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che, per quanto le diffusissime proteste popolari contro il regime, nel gennaio 2026, abbiano dato la misura dell\u2019esteso dissenso interno, sul totale della numerosissima popolazione iraniana gli elementi pi\u00f9 oltranzisti restano comunque milioni, che innervano le strutture politiche e militari che resistono ai pesanti bombardamenti.<\/p>\n<p>A essi poi sono da aggiungersi altri milioni di iraniani che, se pure mal sopportano ayatollah e pasdaran, probabilmente non sono comunque disposti, anche per un normale livello di patriottismo, ad accettare un\u2019invasione esterna ancorch\u00e9 limitata a incursioni o occupazioni di piccoli territori.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195740\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/140412210911216835984894.jpg\" alt=\"\" width=\"863\" height=\"601\" \/><\/p>\n<p>Il recente rafforzamento delle difese all\u2019isola di Kharg, oltre al fatto che trovandosi vicinissima alle coste metropolitane dell\u2019Iran \u00e8 esposta a un possibile fitto tiro di artiglieria, cannoniera e razziera, di contrasto, pu\u00f2 rendere difficile, o quanto meno non immediato, uno sbarco, e la situazione sarebbe anche pi\u00f9 difficile su un tratto di costa continentale, come a Hormuz, con un enorme entroterra a far da retrovia a un difensore deciso e fanatizzato.<\/p>\n<p>Tutto fa pensare che la minaccia di escalation posta dagli USA sia pensata per intimidire Teheran e spingerla a un accordo svantaggioso che consenta a Trump di uscire da un conflitto troppo lungo dandosi la nomea di vincitore per salvare la faccia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Dissidi a Washington<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Ma l\u2019ipotesi di un\u2019azione di terra come componente di una deterrenza deve generare polemiche all\u2019interno delle stesse forze armate americane. E non a caso, nella notte fra il 2 e il 3 aprile \u00e8 giunta notizia che il capo del Pentagono Hegseth ha chiesto le dimissioni del capo di Stato Maggiore dell\u2019US Army, generale Randy George, stando a un funzionario sentito dalla rete CBS.<\/p>\n<p>Non sono ancora note le motivazioni ufficiali, ma \u00e8 possibile che il generale George non sia stato d\u2019accordo con alcune decisioni inerenti il possibile impegno di unit\u00e0 terrestri dell\u2019US Army in Iran.<\/p>\n<p>George guidava lo Stato Maggiore US Army dal 2023, nominato dal presidente Joe Biden, dopo essere stato assistente del segretario alla Difesa Lloyd Austin dal 2021 al 2022 e dopo una brillante carriera che dalla prima Guerra del Golfo nel 1991 lo ha visto impegnato dal 2003 anche in Iraq e Afghanistan.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195613 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/250515-F-CJ792-2059R.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>La scadenza naturale del suo incarico sarebbe stata nel 2027. Ora George sar\u00e0 sostituito dall\u2019attuale vice Capo di Stato maggiore dell\u2019Esercito, generale Christopher LaNeve, assistente militare di Hegseth, e prima ancora comandante dell\u201982a Divisione Airborne dal 2022 al 2023.<\/p>\n<p>Proprio la stessa che sarebbe fra i reparti usati da Washington come spauracchio per spingere l\u2019Iran a dichiararsi vinto.<\/p>\n<p>Per inciso, la guerra che non si decide a finire, mentre i contrastanti proclami di Trump fanno intuire una sua preoccupazione di fondo, fa da sfondo anche alle dimissioni della segretaria alla Giustizia Pam Bondi, legata alla malagestione degli scandali relativi al caso Epstein, che spesso \u00e8 stato indicato da molti analisti come una possibile concausa della decisione di avviare un conflitto utile per distrarre l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-196221 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/images-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p>Un conflitto ritenuto, con errori di calcolo clamorosi da parte della Casa Bianca, \u201cfacile\u201d pensando che l\u2019Iran fosse paragonabile al Venezuela dell\u2019arrestato Nicolas Maduro e che il regime degli ayatollah, ramificato da oltre 40 anni, potesse crollare in pochi giorni.<\/p>\n<p>Provocatoriamente, il 2 aprile, appena appreso della defenestrazione della Bondi, uno dei maggiori deputati democratici alla Camera USA, Hakeem Jeffries, ha commentato: \u201cHegseth \u00e8 il prossimo\u201d. Lasciando intendere che un eventuale fallimento militare contro l\u2019Iran potrebbe travolgere il segretario alla Guerra.<\/p>\n<p>Fra gli aspetti pi\u00f9 appariscenti dell\u2019escalation \u201cspasmodica\u201d con cui gli Stati Uniti si vedono costretti ad alzare il livello della lotta contro un avversario che \u201cosa\u201d essere tenace, c\u2019\u00e8 dal 31 marzo 2026 l\u2019impiego dei bombardieri pesanti Boeing B-52H Stratofortress, i venerabili \u201cdinosauri\u201d in servizio da oltre sessant\u2019anni, considerato che gli esemplari della versione H, l\u2019ultima prodotta, sono usciti di fabbrica nel 1961-1962 e poi pi\u00f9 volte rimodernati in motori, armamento e sistemi elettronici di bordo.<\/p>\n<p>Il capo di Stato Maggiore delle forze armate americane, generale Dan Caine, ha spiegato il 31 marzo che i B-52 possono ora essere utilizzati sull\u2019Iran in quanto l\u2019antiaerea avversaria sarebbe stata cos\u00ec degradata da non costituire pi\u00f9 un pericolo per i vistosi colossi a otto motori, ancora preziosi data la loro capacit\u00e0 di carico di ben 32 tonnellate di bombe o missili nella loro capiente stiva, armamento che da solo costituisce una grossa percentuale del peso totale, immenso, dell\u2019aeroplano, stimato in 226 tonnellate al decollo, per 56 metri d\u2019apertura alare e 48 metri di lunghezza.<\/p>\n<p>Caine ha detto che i giganteschi B-52 vengono usati per\u00a0<em>\u201cinterdizione \u00a0\u00a0distruzione delle catene logistiche e di approvvigionamento che alimentano le strutture iraniane di produzione di missili, droni e navi da guerra\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Lo scopo \u00e8 quello di impedire agli iraniani di ripristinare le scorte negli arsenali, specialmente missilistici, bombardati fin dai primi giorni del conflitto. Caine ha inoltre aggiunto che si stanno colpendo \u201c<em>i centri produttivi nascosti nel cuore dell\u2019Iran<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-196220 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/images-1.jpg\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"223\" \/><\/p>\n<p>E che dall\u2019inizio del conflitto, nell\u2019arco di un mese \u201csono stati colpiti 11.000 obiettivi\u201d, oltre al fatto che \u201cgli Stati Uniti continuano ad affermare il proprio dominio sulla marina iraniana, di cui 150 navi sono state messe fuori combattimento\u201d.<\/p>\n<p>La sagoma del B-52 che fa capolino in questa guerra come estremo mezzo di distruzione, ma anche di pressione politica e diplomatica, ricorda fin troppo da vicino lo spettro del Vietnam e della difficile e sofferta fuoriuscita americana da quel conflitto che vide gli USA sconfitti.<\/p>\n<p>Era il dicembre 1972 e l\u2019allora presidente Richard Nixon scaten\u00f2 la tremenda offensiva aerea \u201cLinebacker II\u201d inviando centinaia di B-52 sopra il Vietnam del Nord, saturandolo letteralmente di bombe per indurre la dirigenza di Hanoi a un tavolo negoziale che consentisse a Washington di ritirarsi da una guerra troppo lunga, costosa e contestata in patria.<\/p>\n<p>Insomma, per salvarsi la faccia. S\u2019arriv\u00f2 cos\u00ec agli accordi di Parigi del gennaio 1973 che consentirono agli americani di disimpegnarsi, di fatto lasciando a s\u00e9 stesso il Vietnam del Sud che infine venne fagocitato dal Nord nel 1975.<\/p>\n<p>Ricorsi storici a parte, l\u2019escalation americana si alimenta anche con il prossimo arrivo, previsto in un paio di settimane, della portaerei USS George H. Bush e del suo gruppo navale, salpati dalla base di Norfolk il 31 marzo e diretti verso il Mediterraneo Orientale, in sostanziale rimpiazzo del gruppo della portaerei USS Gerald Ford, ritiratasi dal teatro per \u201cun incendio a bordo\u201d e riparatati dapprima nella base di Suda, a Creta, poi allo scalo di Spalato, in Croazia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195614 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/251125-N-IP140-1172P.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>Il Carrier Strike Group della portaerei Bush \u00e8 composto dall\u2019omonima portaerei, che imbarca uno Squadron di caccia F\/A-18F Hornet, 3 Squadron di F\/A-18E, uno Squadron di EA-18G, pi\u00f9 uno Squadron di velivoli da ricognizione radar AEW E-2D Hawkeye, uno di convertiplani CMV-22B Opsrey, uno Squadron di elicotteri MH-60R e uno di MH-60S, pi\u00f9 3 navi cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, ossia USS Mason, USS Ross, e USS Donald Cook.<\/p>\n<p>Quanto alla USS Ford, l\u2019ambasciata USA in Croazia ha diramato che \u00e8 approdata a Spalato il 28 marzo per una \u201cvisita portuale programmata e lavori di manutenzione\u201d, dopo la precedente sosta a Creta.<\/p>\n<p>Resta la domanda se davvero un possente e costoso strumento di guerra come la Gerald Ford, un mostro lungo 337 metri e dislocante 100.000 tonnellate, prima unit\u00e0 della nuova classe Ford che nei prossimi anni dovrebbe rimpiazzare le unit\u00e0 classe Nimitz, al netto dei problemi causati da sofisticazioni come le nuove catapulte di decollo elettromagnetiche al posto delle tradizionali e pi\u00f9 affidabili a vapore, possa essere messa in ginocchio da \u201cun incendio nella lavanderia e un guasto all\u2019apparato fognario\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196225 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/180510-F-QP712-9162.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"684\" \/><\/p>\n<p>Dovrebbe trattarsi di un\u2019unit\u00e0 capace anche di sopportare un certo livello di danni di battaglia, almeno in teoria. Allo stesso modo, resta dibattuto l\u2019episodio dello scorso 25 marzo, quando gli iraniani, a detta loro, sarebbero riusciti a colpire e danneggiare la portaerei USS Abraham Lincoln nel Mare Arabico, costringendola ad allontanarsi dalle coste persiane.<\/p>\n<p>Il comandante della Marina Iraniana, contrammiraglio Shahram Irani, ha affermato che la Lincoln \u00e8 monitorata e che le sue forze sono pronte a colpirla ancora con missili se entrasse nel loro raggio d\u2019azione.<\/p>\n<p>Gli iraniani rivendicano di averla danneggiata, causando un incendio a bordo, utilizzando un missile da crociera antinave Qader, lanciabile da batterie costiere, ma sembra anche da aeroplani, e capace di un raggio d\u2019azione di 300 km.<\/p>\n<p>Derivato da una riprogettazione iraniana del missile cinese C-802, il Qader porta una testata esplosiva di 200 kg ed \u00e8 in grado di volare radente in \u201csea-skimming\u201d fra 3 e 5 metri sopra il pelo dell\u2019acqua a una velocit\u00e0 alto-subsonica attorno a Mach 0,8-0,9, ovvero all\u2019incirca fra 980 e 1100 km\/h, offrendo un bersaglio comunque non facile da individuare, specie se, come \u00e8 ipotizzabile, lanciato nell\u2019ambito di una operazione combinata con, eventualmente, altri missili o droni lanciati verso il bersaglio da direzioni differenti per distrarre le difese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Corsa contro il tempo<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Anche se non \u00e8 dato sapere se effettivamente la portaerei USS Lincoln sia stata colpita, per quanto un singolo missile possa aver causato solo danni limitati a una nave cos\u00ec grande, nonostante le incursioni americane e israeliane sulle basi missilistiche dei pasdaran, l\u2019Iran sta ancora mantenendo una notevole capacit\u00e0 di reagire, di cui possiamo fare solo alcuni esempi.<\/p>\n<p>Una pericolosit\u00e0 che sarebbe dovuta anche all\u2019aiuto della Russia in termini di intelligence e tracking satellitare, prezioso contro le navi, ma anche contro obbiettivi fissi come le basi americane in Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Il 28 marzo un portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, ha affermato che \u201cuna nave di supporto appartenente all\u2019esercito americano invasore \u00e8 stata colpita a notevole distanza dal porto di Salalah, in Oman\u201d, circostanza che non \u00e8 stata confermata dagli americani.<\/p>\n<p>Lo stesso giorno, Zolfaghari ha annunciato \u201cla distruzione di due aerei cisterna americani sulla base di Al Kharj, in Arabia Saudita\u201d. Il 31 marzo e il 1\u00b0 aprile gli iraniani hanno colpito due petroliere, una presso Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la seconda al largo del Qatar. Il 1\u00b0 aprile droni iraniani Shahed hanno colpito e incendiato serbatoi di carburante all\u2019Aeroporto internazionale di Kuwait City.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-195530 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/HDLcbk2WIAEGhs4.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"269\" \/><\/p>\n<p>Poi, il 2 aprile, son stati colpiti due simboli della societ\u00e0 occidentale Hi Tech, ovvero datacenter rispettivamente di Amazon nel Bahrein e di Oracle a Dubai. In particolare, in occasione dell\u2019attacco al datacenter di Amazon, i pasdaran hanno diffuso tale comunicato:\u00a0<em>\u201c l\u2019Iran ha attaccato il centro di cloud computing di Amazon in Bahrein, distruggendolo. Amazon si sta ritirando dalla regione.<\/em><\/p>\n<p><em>Se gli attacchi all\u2019Iran dovessero continuare puniremo in modo molto pi\u00f9 severo le prossime aziende che abbiamo gi\u00e0 annunciato\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il 2 aprile l\u2019agenzia di stampa iraniana Fars ha annunciato che l\u2019Iran si prepara ad attaccare varie altre infrastrutture nella regione, fra cui vari ponti strategici, come il Ponte Allenby, che collega la Cisgiordania amministrata da Israele e la Giordania, il Ponte Adam sul fiume Giordano e il Ponte Re Fahd che collega il Bahrain e l\u2019Arabia Saudita, oltre a vari altri ponti in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti.<\/p>\n<p>Per dare un\u2019idea della continuit\u00e0 della ritorsione iraniana, il 27 marzo l\u2019esercito del Bahrein ha dichiarato di aver intercettato in un mese, fino a quel momento, ben 154 missili e 362 droni iraniani, poi il 31 marzo il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha diramato di aver intercettato dall\u2019inizio del conflitto 433 missili balistici, 19 missili da crociera e ben 1977 droni. Solo il giorno 31 l\u2019antiaerea emiratina ha abbattuto ben 36 droni e 12 missili, di cui 8 balistici e 4 da crociera. Nello stesso periodo, la Giordania, secondo la rete Al Arabiya, ha intercettato \u201c151 missili balistici e 118 droni iraniani\u201d.<\/p>\n<p>Il 26 marzo il generale iraniano Abolfazl Shekarchi sosteneva che i contrattacchi delle forze di Teheran con missili e droni sulla regione avessero\u00a0<em>\u201cucciso fra 600 e 800 soldati americani e feriti 5000<\/em>\u201d, colpendo un totale di 17 basi americane nel Golfo Persico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196226 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG-20260329-WA0003-002.jpg\" alt=\"\" width=\"1272\" height=\"896\" \/><\/p>\n<p>Ieri il Pentagono ha ammesso che sono 365 i militari americani feriti dall\u2019inizio dell\u2019Operazione Epic Fury, oltre a 13 morti.\u00a0 Dei feriti in azione, la maggior parte \u00e8 costituita dai 247 soldati dell\u2019Esercito, seguiti da 63 della Marina, 19 Marines e 36 membri dell\u2019Aeronautica.<\/p>\n<p>A fine marzo i danni alle forze aeree americane venivano cos\u00ec quantificate nell\u2019arco di un mese:\u00a0 almeno 2 F-35 danneggiati dalla difesa aerea iraniana, tre F-15E Strike Eagle abbattuti per errore dalla difesa aerea kuwaitiana e almeno un altro abbattuto dagli iraniani , 1 KC-135 distrutto a seguito di uno scontro aereo, 1 KC-135\u00a0 danneggiato a seguito di uno scontro aereo, diversi KC-135 distrutti o danneggiati a seguito di attacchi iraniani alla base aerea saudita che li ospita dove \u00e8 stato distrutto anche un areo AWACS E-3 Sentry (Nelle foto sopra e sotto), 14 droni MQ-9 Reaper abbattuti dalla difesa aerea iraniana, 1 elicottero UH-60 danneggiato da un drone FPV nella base aerea dove era schierato .<\/p>\n<p>Ieri le Forze armate iraniane hanno affermato di aver colpito un F-35 e abbattuto prima un F-15E, poi un A-10 e infine un F-16 statunitensi. Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, che citano una dichiarazione dell\u2019ufficio stampa dell\u2019esercito, il velivolo A-10 Thunderbolt II si \u00e8 schiantato nelle acque del Golfo Persico dopo essere stato intercettato e preso di mira dai sistemi di difesa aerea iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p>Il pilota sarebbe stato messo in salvo.\u00a0La dichiarazione giunge poche ore dopo l\u2019abbattimento di un caccia F-15E Strike Eagle sui cieli dell\u2019Iran e l\u2019A-10 faceva parte del dispositivo messo in campo per recuperare i due piloti in territorio iraniano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196227 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG-20260329-WA0004-002.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"929\" \/><\/p>\n<p>Anche due elicotteri statunitensi impegnati nelle operazioni di ricerca dell\u2019F-15 abbattuto e nel soccorso dell\u2019equipaggio sono stati colpiti dal fuoco iraniano: i militari a bordo sono tutti illesi secondo un funzionario statunitense citato dalla NBC.<\/p>\n<p>Un funzionario israeliano ha detto alla CNN che Tel Aviv ha rinviato alcuni degli attacchi aerei pianificati in\u00a0Iran\u00a0al fine di non ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso dei due membri dell\u2019equipaggio del caccia statunitense abbattuto sopra l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Trump si \u00e8 rifiutato di discutere i dettagli delle operazioni di ricerca e soccorso in corso in\u00a0Iran\u00a0dopo l\u2019abbattimento dell\u2019aereo americano confermando che uno dei due piloti \u00e8 stato recuperato mentre l\u2019altro risulta disperso. Alla domanda se gli eventi odierni influenzeranno i negoziati con l\u2019Iran, il presidente ha risposto: \u201c<em>No, assolutamente no. No, \u00e8 guerra. Siamo in guerra<\/em>\u201c.<\/p>\n<p><strong>Il 3 aprile Trump ha presentato al Congresso un bilancio della difesa record di 1.500 miliardi di dollari per l\u2019anno fiscale 2027, il pi\u00f9 ampio incremento su base annua dalla Seconda Guerra Mondiale. Tale richiesta include circa 200 miliardi di dollari in finanziamenti aggiuntivi a sostegno dell\u2019attuale impegno militare nei confronti dell\u2019Iran<\/strong>.<\/p>\n<p>Frattanto solo il 31 marzo \u00e8 stato divulgato dall\u2019Associated Press che foto satellitari confermano i danni causati da un attacco iraniano contro la base aerea americana di Al Udeid, in Qatar, importante avamposto del comando Centcom USA, sferrato lo scorso 15 marzo. Anche se una struttura della base \u00e8 visibilmente danneggiata, Qatar e Stati Uniti non lo hanno ancora ammesso ufficialmente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196020 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/P20260309DT-0366.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p><strong>Le immagini provengono da Planet Labs PBC, una societ\u00e0 con sede a San Francisco utilizzata da diverse testate giornalistiche, tra cui l\u2019AP. Planet Labs ha imposto un ritardo di due settimane nella pubblicazione delle immagini, temendo che possano essere utilizzate da \u201cattori avversari\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Per contro, fonti da Iran International asseriscono che, alla data del 31 marzo, le incursioni aeree israeliane e americane avevano ucciso 4.770 fra pasdaran e altri membri delle forze armate del regime di Teheran, e 20.880 sarebbero stato feriti.<\/p>\n<p>Quanto alle vittime civili, il 2 aprile l\u2019Agenzia di stampa per i diritti umani Hrana calcolava in 1606 civili, fra cui 244 bambini, il tributo di sangue iraniano. Fra le vittime civili, ci sarebbero anche 21 persone massacrate fin dal primo giorno, il 28 febbraio, in una palestra e una scuola a Lamerd, nei pressi di una struttura della Guardia Rivoluzionaria nel Sud dell\u2019Iran, in quello che \u00e8 stato il primo, drammatico, \u201cbattesimo del fuoco\u201d\u00a0 del nuovo missile tattico americano PrSM, Precision Strike Missile, con gittata da 500 km, che spargendo su una vasta area le sue submunizioni a frammentazione, banalmente \u201ca grappolo\u201d, di fatto sembra ironicamente contraddire la conclamata \u201cprecisione\u201d, concetto che pare fare a pugni con quello di saturazione areale.<\/p>\n<p>Si ricorder\u00e0 che lo stesso giorno un missile Tomahawk della US Navy aveva colpito una scuola femminile a Minab, uccidendo 175 persone, in massima parte ragazzine che frequentavano l\u2019istituto.<\/p>\n<p>Parallelamente, lo sforzo bellico israeliano sta colpendo molto a fondo l\u2019Iran, anche nel tentativo di arginare i continui lanci di missili balistici su Israele. Il 24 marzo le forze armate israeliane rendevano noto di aver colpito fino a quel momento 3000 obbiettivi in Iran.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196228\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/070610-F-0205S-103-1.jpg\" alt=\"\" width=\"862\" height=\"580\" \/><\/p>\n<p>In particolare, in quelle ore \u201c<em>decine di caccia dell\u2019Aeronautica israeliana, operando sulla base di informazioni di intelligence hanno completato una vasta ondata di attacchi contro infrastrutture del regime iraniano nel cuore di Teheran. Hanno preso di mira diversi centri di comando chiave del regime iraniano, tra cui due centri di comando dell\u2019Organizzazione di intelligence dei pasdaran (IRGC) e un centro di comando del ministero dell\u2019Intelligence iraniano. Durante la notte, l\u2019Aeronautica ha colpito pi\u00f9 di 50 obiettivi, tra cui siti di stoccaggio e lancio di missili balistici\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Nei giorni seguenti l\u2019Aeronautica israeliana ha bombardato diversi siti di produzione di armi iraniani nell\u2019area di Teheran.<\/p>\n<p>Uno degli impianti colpiti produceva le testate dei missili. Centrati anche un sito di ricerca e sviluppo per componenti di \u201carmamenti avanzati\u201d, un sito di produzione di componenti per missili balistici e uno per la produzione, la ricerca e lo sviluppo per missili anticarro e antiaerei, oltre ad altri armamenti, e siti di lancio di missili balistici e antiaerei.<\/p>\n<p>Fra gli obbiettivi dei caccia israeliani F-35I Adir ed F-16 Sufa, anche gli impianti nucleari di Arak e Yazd, come spiega un comunicato israeliano: \u201c<em>Sono stati attaccati, con 50 velivoli in tre ondate, l\u2019impianto di acqua pesante di Arak, un\u2019infrastruttura chiave per la produzione di plutonio utilizzato nelle armi nucleari, nonch\u00e9 una fabbrica unica del suo genere in Iran per la produzione di esplosivi necessari nel processo di arricchimento dell\u2019uranio, situata a Yazd\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195212 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/7b8e5881-4e7e-4391-8201-86cc5b484952-1.webp\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1066\" \/><\/p>\n<p>Il 31 marzo un attacco, non \u00e8 chiaro se israeliano o americano, ha messo fuori uso l\u2019impianto di desalinizzazione dell\u2019acqua marina sull\u2019isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Il 1\u00b0 aprile \u00e8 stato bombardato il quartier generale dei pasdaran a Sud di Ahvaz, poi il 2 aprile un raid sul ponte B1 a Karaj ha ucciso 8 persone, ferendone 95.<\/p>\n<p>La guerra prosegue quindi senza esclusione di colpi, ma l\u2019Iran, almeno fino a questo momento, si sta dimostrando resiliente e il prolungarsi dei tempi rischia di riproporre il problema dell\u2019esaurimento delle armi sofisticare su cui contano israeliani e americani. In oltre un mese, su Israele sono stati lanciati 400 missili, di cui, secondo il portavoce militare israeliano, tenente colonnello Nadav Shoshani, \u201c\u00e8 stato intercettato il 92%\u201d.<\/p>\n<p>Da quanto riferito il 3 aprile da fonti della CNN, i servizi di intelligence statunitensi hanno valutato che circa la met\u00e0 dei veicoli lanciamissili balistici iraniani sia ancora intatta, malgrado pi\u00f9 di un mese di intensi bombardamenti statunitensi e israeliani in tutto il Paese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195227\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/ac5b1617-f75a-4ad9-89ef-7ea49d70025d.webp\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"566\" \/><\/p>\n<p>Tuttavia, alcune delle rimanenti piattaforme di lancio non sarebbero attualmente accessibili, hanno aggiunto le fonti alla CNN, essendo state sepolte sotto le macerie a seguito delle ondate di attacchi aerei. Contrariamente alla valutazione statunitense, Israele ha dichiarato a marzo di aver distrutto o reso inutilizzabili circa il 60 per cento dei 470 veicoli lanciatori di missili balistici dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>Il 4 aprile fonti d\u2019intelligence citate dal New York Times hanno riferito che gli iraniani stanno riparando rapidamente i bunker sotterranei colpiti da bombardamenti statunitensi e israeliani, riportandoli in funzione poche ore dopo gli attacchi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Carenza di missili da difesa aerea<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Ma non \u00e8 tutto rose e fiori. Il 23 marzo l\u2019impatto di due missili iraniani a Dimona, non lontano dal cuore del programma nucleare israeliano, e ad Arad, \u00e8 stato imputabile a un \u201cmalfunzionamento del sistema antimissile Fionda di Davide\u201d, ammesso dalle forze armate ebraiche.<\/p>\n<p>Il 27 marzo il Wall Street Journal dava notizia che Israele stava iniziando a razionare i missili antimissile: \u201cIsraele ha iniziato a razionare l\u2019uso di intercettori missilistici di alto livello, sperando di preservare le scorte delle sue armi difensive pi\u00f9 capaci di fronte ai bombardamenti quotidiani iraniani che non si sono fermati durante quattro settimane di guerra.\u201d<\/p>\n<p>Lo Stato ebraico ha fatto finora un uso massiccio dei suoi intercettori Arrow di punta per abbattere missili balistici nella guerra e nel conflitto con l\u2019Iran lo scorso giugno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-195743 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/HCudNyKXkAAGGaI.jpg\" alt=\"\" width=\"323\" height=\"323\" \/><\/p>\n<p>Recentemente ha utilizzato versioni aggiornate del suo sistema David\u2019s Sling, progettato per abbattere razzi e missili balistici a corto raggio, con l\u2019obiettivo di intercettare variet\u00e0 di raggio pi\u00f9 grande e lungo, con risultati alterni.<\/p>\n<p>La decisione di utilizzare munizioni meno capaci riflette la pressione a cui sono sottoposte i militari in tutta la regione mentre consumano armi costose e difficili da produrre per respingere gli attacchi dei missili e droni prodotti in massa dall\u2019Iran\u201d. Problema simile si sta ponendo agli Stati Uniti, costretti a sguarnire le altre posizioni nel resto del mondo, se il conflitto dura troppo e la produzione di antimissili nuovi non riesce a coprire il consumo.<\/p>\n<p>Il capo del Pentagono Hegseth ha affermato che la scorta di missili Patriot sarebbe \u201cestremamente consistente\u201d, ma la produzione non \u00e8 cresciuta molto, dai 500 esemplari all\u2019anno nel 2024 \u00e8 passata a 600 nel 2025 e dovrebbe toccare 650 nel 2027.<\/p>\n<p>Tuttavia per soddisfare i bisogni complessivi degli USA e dei loro alleati, contando anche le richieste dell\u2019Ucraina e aggravate ora dalla crisi iraniana, dovrebbe arrivare a 2.000 all\u2019anno.<\/p>\n<p>In gennaio i dirigenti di Lockheed avevano annunciato un accordo col Pentagono per aumentare la produzione di Patriot a 2000 annui, ma la tabella di marcia dell\u2019accordo \u00e8 di ben 7 anni, ci vuole tempo e nell\u2019immediatezza della guerra con l\u2019Iran la scarsit\u00e0 \u00e8 un forte rischio.<\/p>\n<p>Intanto il Washington Post il 28 marzo ha ricordato l\u2019allarme sull\u2019esaurimento possibile per i missili da crociera Tomahawk delle forze armate USA, contando che in queste quattro settimane di guerra ne sono stati sparati ben 850, mentre le acquisizioni di nuovi Tomahawk ogni anno sono, al momento, di circa 57 esemplari per il nuovo bilancio, al costo di 3,6 milioni di dollari l\u2019uno.<\/p>\n<p>Le scorte totali di Tomahawk del Pentagono ammontavano prima del conflitto a 4000 esemplari, di tutte le versioni (alcune capaci di portare armamento nucleare, non impiegabili in tale conflitto) e certo gli Stati Uniti non possono diminuirle troppo avendo impegni globali, specie nel Pacifico, che non possono tenere sguarniti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_195374\" class=\"wp-caption alignnone\" aria-describedby=\"caption-attachment-195374\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-195374 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/The_first_of_two_Terminal_High_Altitude_Area_Defense_THAAD_.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-195374\" class=\"wp-caption-text\">A rendere arduo un moltiplicarsi della produzione concorrono anche aumento esponenziale dei prezzi e accaparramento di terre rare e in genere metalli necessari agli armamenti sofisticati, come il tungsteno, i cui prezzi in marzo, secondo il benchmark europeo APT di Fastmarkets, sono saliti oltre i 2250 dollari per unit\u00e0 metrica, pi\u00f9 che raddoppiando quest\u2019anno e aumentando del 557% da quando la Cina ha inserito alcuni prodotti in tungsteno nella sua lista di controllo delle esportazioni a febbraio dello scorso anno durante una disputa commerciale con gli Stati Uniti.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dalla sola Cina proveniva il 79% delle 85.000 tonnellate metriche di tungsteno prodotte a livello globale nel 2025. Pi\u00f9 il conflitto dura, quindi, pi\u00f9 la situazione pu\u00f2 farsi critica per gli Stati Uniti e Israele, in rapporto alle disponibilit\u00e0 di munizioni e in generale ai costi lievitanti che devono subire comunque gli inevitabili limiti dettati dalla sostenibilit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Aspetti finanziari<\/u><\/strong><\/p>\n<p>In particolare, poi, la guerra contro l\u2019Iran pu\u00f2 contribuire a minare lo status del dollaro in quanto petroldollaro, valuta di riferimento per il commercio globale di petrolio, a cui potrebbe, col tempo, essere preferito lo yuan cinese.<\/p>\n<p>Il che causerebbe gradualmente l\u2019affondare della superpotenza americana, dato che il biglietto verde viene stampato a iosa dalla Federal Reserve senza alcun ancoraggio all\u2019oro, ma sostenuto unicamente da fiducia e prestigio. Ha spiegato Mallika Sachdeva, strategist di Deutsche Bank:\u00a0<em>\u201cIl conflitto potrebbe essere il catalizzatore per l\u2019erosione del dominio del petrodollaro e l\u2019inizio della nascita del petroyuan\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Un segnale di allerta quando salgono le chance di recessione negli Usa, tra conflitto e alti prezzi del greggio: Moody\u2019s Analytics le stima al 48,6% nei prossimi 12 mesi mentre Goldman Sachs al 30%.<\/p>\n<p>Per decenni, a partire dagli anni \u201970, le relazioni di Washington con gli Stati del Golfo hanno poggiato sull\u2019intesa implicita di protezione Usa per l\u2019accesso alle fonti di energia dell\u2019area, di quotazione del petrolio in dollari e di reinvestimento di centinaia di miliardi di proventi nell\u2019acquisto di armi, tecnologie, azioni e bond americani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195261 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/thumbs_b_c_16288629161afc763dc7564532b2127b.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>Assetti che hanno spinto il biglietto verde a valuta di riserva mondiale. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Bahrein hanno le loro valute ancorate al dollaro, con riserve di sostegno in 800 miliardi.<\/p>\n<p>Una cifra che va oltre i 6.000 miliardi nei fondi sovrani del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Nella sua nota, Sachdeva sostiene che il regime del petrodollaro fosse gi\u00e0 sotto pressione prima della guerra, con la gran parte del greggio mediorientale diretto in Asia: l\u2019oro nero russo e iraniano, soggetto a sanzioni, \u00e8 gi\u00e0 scambiato in valute diverse dal dollaro.<\/p>\n<p>E l\u2019Arabia Saudita ha localizzato la sua industria della difesa e sperimentato pagamenti del petrolio in valute diverse dal dollaro. Adesso, l\u2019Iran, starebbe consentendo il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz a condizione che i pagamenti per il petrolio siano in yuan.<\/p>\n<p>La Cina, oltre a essere partner storico, \u00e8 soprattutto il principale cliente petrolifero dell\u2019Iran, importando a sconto il 90% della produzione di Teheran. Sulla tenuta economica Usa, intanto, aumentano i timori.<\/p>\n<p>Secondo Wilmington Trust, le chance di recessione sono al 45%, e possono salire \u201c<em>rapidamente nel caso di un severo e prolungato conflitto in Medio Oriente\u201d.\u00a0<\/em>In tempi normali, i rischi di recessione in 12 mesi sono del 20%. Allo stato \u201c<em>sono elevati e in aumento. La minaccia \u00e8 reale<\/em>\u201c, ha notato Mark Zandi, capo economista di Moody\u2019s Analytics.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 negli Usa \u00e8 \u201c<em>improbabile che i produttori statunitensi di petrolio e gas aumentino a breve la propria produzione, nonostante l\u2019impennata dei prezzi\u201d<\/em>, ha chiarito Mike Sommers, il numero uno dell\u2019American Petroleum Institute (Api), la pi\u00f9 grande associazione a stelle e strisce del settore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195260 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/thumbs_b_c_f5b0aef88bc4f25a22e7f3814c528027.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>Rispetto alle precedenti crisi petrolifere, i produttori americani non hanno incrementato la produzione, in parte perch\u00e9 molti temono che gli attuali prezzi siano troppo volatili, ha aggiunto Sommers.<\/p>\n<p>Che ha sollecitato Washington ad assicurare l\u2019apertura di Hormuz, da cui transita circa il 20% della produzione mondiale di greggio, non essendo pi\u00f9 ipotizzabile di lasciare Teheran\u00a0<em>\u201cin una posizione tale da consentirgli di controllare lo Stretto con un qualsiasi drone lanciato nel canale in un giorno qualunque\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Trattative fantasma<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Trump ha sostenuto a fine marzo che \u201c<em>\u00e8 stato ottenuto un cambio di regime\u201d,<\/em>\u00a0cosa non vera, solo perch\u00e9 sono subentrati nuovi leader a quelli uccisi nelle prime settimane del conflitto, ma la Repubblica islamica, sistema collegiale e non personalistico, in realt\u00e0 resta in piedi, per ora, e seguita a lanciare ordigni per rappresaglia.<\/p>\n<p>Ha evocato la figura del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, come interlocutore privilegiato essendo considerato \u201cragionevole\u201d, ma alternando bastone e carota: \u201c<em>Gli Stati Uniti sono in serie discussioni con il nuovo e pi\u00f9 ragionevole regime iraniano per mettere fine alle operazioni militari. Grandi progressi sono stati fatti, ma se per qualsiasi ragione un accordo non sar\u00e0 raggiunto e lo Stretto di Hormuz non sar\u00e0 aperto immediatamente, concluderemo il nostro soggiorno in Iran distruggendo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi e l\u2019isola di Kharg, probabilmente anche gli impianti di desalinizzazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196024 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/P20260309DT-0385-1.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p>Ma Trump, pur sostenendo che si tratta di un interlocutore affidabile non ha esitato a minacciarlo velatamente, dicendo il 1\u00b0 aprile in un\u2019intervista alla ABC: \u201c<em>Stiamo parlando con Ghalibaf, sappiamo dove vive<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Quasi a evocare una sua possibile uccisione mirata nel caso in cui \u201csgarri\u201d rispetto alle aspettative della Casa Bianca. Tuttavia, secondo quanto riferito nella serata del 2 aprile dalla televisione israeliana Channel 12,\u00a0<em>\u201csarebbero ancora in corso colloqui indiretti tra il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, tramite la mediazione del capo dell\u2019esercito pakistano, il feldmaresciallo Syed Asim Munir\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Le reazioni al proclama di Trump non si sono fatte attendere e non fanno sperare per il meglio. Il portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran, Ibrahim Zolfaghari, ha promesso il 2 aprile \u201cattacchi devastanti\u201d contro Stati Uniti e Israele:\u00a0<em>\u201cNon sapete nulla delle vaste e strategiche capacit\u00e0 della Repubblica islamica e dovrete pagare il prezzo dell\u2019aggressione che avete scatenato<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei: \u201c<em>L\u2019Iran non sopporter\u00e0 il circolo vizioso di guerra-negoziati-cessate il fuoco, per poi ripetere lo stesso schema. Questo \u00e8 catastrofico non solo per l\u2019Iran, ma per l\u2019intera regione e oltre\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196145\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/HEp2yVVXUAA9W3Y.jpg\" alt=\"\" width=\"860\" height=\"483\" \/><\/p>\n<p>Venendo assalito due volte in meno di un anno, a giugno 2025 e a marzo 2026, in barba a negoziati in corso, l\u2019Iran non si fida probabilmente pi\u00f9 della diplomazia americana. Ci\u00f2 verrebbe confermato da fonti di intelligence USA che il 1\u00b0 aprile riferivano al New York Times che l\u2019Iran non \u00e8 disposto a negoziati in quanto \u201c<em>non crede agli Stati Uniti e non ritiene Trump serio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In particolare: \u201c<em>Teheran si ritiene in una posizione di forza nel conflitto e non ritiene di dover accogliere le richieste americane<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il pessimismo lo si \u00e8 visto sui mercati poich\u00e9 il 2 aprile il prezzo del petrolio \u00e8 tornato a salire, nell\u2019aspettativa di una guerra ancora lunga, infatti il greggio Brent \u00e8 aumentato del 4% toccando 105,55 dollari al barile e il WTI del 3%, a 103,16 dollari al barile. Nelle ore seguenti, i prezzi sono arrivati ad aggirarsi sui 110 dollari al barile, consolidando una tendenza al rialzo costante.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, paradossalmente, sembra dare corpo alle battute con cui il titolare iraniano agli Esteri, Araghchi, ha liquidato le minacce trumpiane di riportare Teheran \u201c<em>all\u2019et\u00e0 della pietra<\/em>\u201d a suon di bombe: \u201c<em>C\u2019\u00e8 una differenza evidente tra il presente e l\u2019et\u00e0 della pietra. Allora non si estraevano n\u00e9 petrolio n\u00e9 gas in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti e gli americani che lo hanno eletto sono sicuri di voler tornare indietro nel tempo?\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 una crisi diffusa e permanente della produzione petrolifera in tutta la regione significa insidiare il valore stesso del dollaro in quanto \u201cpetroldollaro\u201d condiviso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196031 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/V20260307EH-0510.webp\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1365\" \/><\/p>\n<p>Particolarmente preoccupata \u00e8 la Cina, che importa la maggior parte del petrolio estratto nella regione persica, e non a caso la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning ha chiesto \u201c<em>la fine immediata delle ostilit\u00e0\u201d:<\/em>\u00a0<em>\u201cLo strumento militare non pu\u00f2 risolvere il problema in modo sostanziale e l\u2019escalation dei conflitti non \u00e8 nell\u2019interesse di nessuna delle due parti<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La Cina \u00e8 sensibile anche perch\u00e9 in questi giorni sta proponendo insieme al Pakistan un suo piano di pace in cinque punti. L\u2019idea \u00e8 scaturita con l\u2019incontro a Pechino fra il ministro cinese Wang Yi e quello pachistano Ishaq Dar, che si presentano come mediatori chiedendo: un cessate il fuoco immediato, l\u2019avvio di colloqui di pace il prima possibile, la cessazione degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari, come siti energetici, il rapido ripristino del passaggio sicuro per le navi civili e commerciali nello Stretto di Hormuz e un accordo di pace con il sostegno dell\u2019ONU.<\/p>\n<p>Il ministro Dar ha detto inoltre all\u2019agenzia Reuters di \u201caver avuto contatti con gli Stati Uniti\u201d, ma non ha confermato ancora il possibile arrivo a Islamabad di una delegazione USA.<\/p>\n<p>Fin dal 30 marzo, tuttavia, Teheran ha ribadito, per bocca di Bagheri, che \u201c<em>l\u2019Iran non ha avuto negoziati diretti con gli Stati Uniti<\/em>\u201d che ci soni stati solo \u201c<em>messaggi ricevuti tramite intermediari, fra cui il Pakistan, che indicavano la volont\u00e0 degli Stati Uniti di avviare colloqui avvertendo che ogni volta che gli Stati Uniti parlano di diplomazia, ci\u00f2 dovrebbe destare sospetti\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195606 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Kharg-Island.webp\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"563\" \/><\/p>\n<p>Baghaei ha aggiunto: \u201c<em>Il nostro compito \u00e8 chiaro, a differenza dell\u2019altra parte, che continua a cambiare posizione. L\u2019Iran \u00e8 stato chiaro sulla propria posizione fin dall\u2019inizio, e sappiamo molto bene quale sia il quadro di riferimento che stiamo considerando. Il materiale che ci \u00e8 stato trasmesso contiene richieste eccessive e irragionevoli<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il quadro delle presunte trattative, ancorch\u00e9 semplici contatti, resta quindi confuso e non aiuta, anzi intorbidisce ancor pi\u00f9 le acque, l\u2019asserzione fatta il 30 marzo dal segretario di Stato americano Marco Rubio secondo il quale \u201c<em>nella leadership iraniana potrebbero esserci fratture<\/em>\u201d e \u201c<em>ci sono persone che, in privato, stanno dicendo le cose giuste\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>La CBS News affermava fin dal 24 marzo che gli Stati Uniti hanno contattato l\u2019Iran per il tramite di Pakistan e Oman, al che Trump si era espresso in quei giorni con eccessivo ottimismo, a cui Ghalibaf ha reagito negando che fossero in corso veri negoziati e bollando le pretese della Casa Bianca come \u201c<em>fake news utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dalla situazione di stallo in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195259 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/523dd7f65c1beb0bd31ea104490f5f3c.jpg\" alt=\"\" width=\"1120\" height=\"1120\" \/><\/p>\n<p>Poi, il 29 marzo, Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di guadagnare tempo con l\u2019inscenare dei colloqui dalla portata gonfiata per avere il tempo di radunare ulteriori forze nel Golfo Persico in modo da tentare di salire un nuovo gradino dell\u2019escalation nella misura sufficiente a presentarsi politicamente come vincitori: \u201c<em>Il nemico finge di inviare messaggi sui negoziati e sul dialogo, mentre segretamente pianifica un attacco di terra. Non sa che il nostro popolo attende l\u2019arrivo dei soldati americani sul nostro territorio per aprire il fuoco e punire per sempre i loro compagni nella regione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni di marzo Washington e Teheran hanno cassato a vicenda le reciproche condizioni.<\/p>\n<p>Da parte dell\u2019Iran le sei condizioni contemplanti: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento all\u2019Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all\u2019Iran, l\u2019attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l\u2019estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Condizioni che Washington ha ritenuto irricevibili.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195603\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2.png\" alt=\"\" width=\"856\" height=\"549\" \/><\/p>\n<p>Come, di riflesso, gli iraniani hanno considerato irricevibile il piano USA con 15 richieste, non rese pubbliche nel dettaglio, ma che dalle indiscrezioni circolate comprenderebbero: la consegnare delle scorte di uranio arricchito, lo stop all\u2019arricchimento dell\u2019uranio, la limitazione del programma di missili balistici, la fine del sostegno iraniano alle varie milizie, sciite e non, della regione, specie Hezbollah, Houthi (che oggi hanno colpito Israele con missili balistici) e Hamas, la riapertura dello Stretto di Hormuz, impegni sulla sicurezza della navigazione e un cessate-il-fuoco lungo volto a favorire accordi meglio perfezionati.<\/p>\n<p>Ieri l\u2019Iran\u00a0avrebbe respinto una proposta di cessate il fuoco di 48 ore avanzata dagli Stati Uniti, secondo quanto riportato dall\u2019agenzia di stampa semi-ufficiale Fars.\u00a0<em>\u201cIl 2 aprile, gli Stati Uniti hanno proposto un cessate il fuoco di 48 ore attraverso uno dei Paesi amici\u201d<\/em>, ha dichiarato una fonte citata nella notizia. La proposta \u00e8 giunta in seguito all\u2019escalation delle tensioni e delle sfide affrontate dalle forze statunitensi nella regione.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019agenzia di stampa, l\u2019Iran\u00a0non ha risposto per iscritto, ma ha replicato \u201csul campo\u201d continuando i pesanti attacchi. La fonte ha inoltre affermato che \u201cgli sforzi diplomatici statunitensi per fermare i combattimenti si sono intensificati, in particolare dopo un attacco segnalato a un deposito militare statunitense sull\u2019isola di Bubiyan, in Kuwait\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195834\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/653397414_1374095018079620_7416065855144271265_n.jpg\" alt=\"\" width=\"854\" height=\"569\" \/><\/p>\n<p>Teheran ha poi attaccato l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (AIEA) accusandola di parzialit\u00e0.\u00a0<em>\u201dIl silenzio dell\u2019AIEA riguardo agli attacchi statunitensi e israeliani contro impianti nucleari utilizzati per scopi pacifici\u201d \u00e8 \u201dchiara complicit\u00e0 con i responsabili\u201d<\/em>\u00a0ha reso nota l\u2019Organizzazione iraniana per l\u2019energia atomica (AEOI) in un post su X, denunciando questa \u201cnegligenza storica\u201d come un\u2019erosione della \u201cpoca credibilit\u00e0 rimasta\u201d all\u2019AIEA.<\/p>\n<p>Ieri fonti del Wall Street Journal hanno reso noto che i tentativi del Pakistan di mediare un cessate il fuoco tra Stati Uniti e\u00a0Iran\u00a0sono giunti a una fase di stallo. Secondo alcuni mediatori l\u2019Iran\u00a0non \u00e8 disposto a incontrare i funzionari statunitensi a Islamabad nei prossimi giorni perch\u00e9 le richieste degli Stati Uniti sono inaccettabili.<\/p>\n<p>La scorsa settimana il Pakistan ha annunciato che avrebbe ospitato nei prossimi giorni i colloqui tra Stati Uniti e\u00a0Iran\u00a0per cercare di porre fine alla guerra: un\u2019iniziativa sostenuta da Arabia Saudita, Turchia ed Egitto. I mediatori affermano di essere al lavoro sulle nuove proposte per avvicinare i due Paesi a una soluzione, valutando anche la possibilit\u00e0 di spostare eventuali negoziati a Doha o Istanbul.<\/p>\n<p>Secondo il WSJ il Qatar si sta rifiutando di svolgere un ruolo chiave nella mediazione per mettere fine alla guerra nonostante le richieste in tal senso di USA e altri Paesi della regione. La scorsa settimana il Qatar ha comunicato ai funzionari statunitensi di non essere interessato a svolgere un ruolo chiave nella mediazione o a guidarla, stando alle stesse fonti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Coalizione per Hormuz<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Proprio il problema di Hormuz, che ancora il 2 aprile Araghchi ha dichiarato\u00a0<em>\u201cchiuso ai paesi alleati di USA e Israele\u201d,<\/em>\u00a0ma aperto a una serie di nazioni, dalla Cina alla Thailandia, alla stessa Russia come confermato la sera del 2 aprile dal consigliere presidenziale Yuri Ushakov, a cui Teheran ha accordato il permesso di transito, resta un nodo cos\u00ec potenzialmente dirompente sull\u2019economia mondiale, da poter bastare, per il momento, in caso di riapertura, a giustificare un cessate il fuoco.<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni il transito \u00e8 stato consentito in acque iraniane o omanite anche a navi turche, francesi, indiane e di diverse nazioni asiatiche e Teheran ha fatto sapere che l\u2019Iraq \u00e8 esente dalle restrizioni di transito nello Stretto di Hormuz. Il portavoce del comando militare congiunto iraniano, Ebrahim Zolfaghari, in una dichiarazione in arabo ha detto che le restrizioni imposte nello Stretto di Hormuz \u201cs<em>i applicano solo ai Paesi nemici<\/em>\u201d e rivolgendosi agli iracheni ha dichiarato:\u00a0<em>\u201cSiete una nazione che porta sul petto i segni dell\u2019occupazione americana, e la vostra lotta contro l\u2019America \u00e8 degna di apprezzamento e di lode\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196249 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1404121310123633358456810.jpg\" alt=\"\" width=\"1185\" height=\"809\" \/><\/p>\n<p>La guerra ha inferto un duro colpo all\u2019economia irachena, che dipende dai proventi del petrolio per quasi il 90% del proprio bilancio e la maggior parte del suo petrolio viene esportata attraverso lo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p>Oggi decine di migliaia di sostenitori dell\u2019influente religioso sciita Moqtada al Sadr si sono radunati a Baghdad e in tutto l\u2019Iraq per condannare Israele e gli Stati Uniti e chiedere la fine del conflitto in Medio Oriente.<\/p>\n<p>L\u2019Iran potrebbe istituire tre diverse categorie di Paesi per regolare l\u2019accesso allo Stretto di Hormuz ha riferito oggi al Jazeera. I Paesi \u201camichevoli\u201d passerebbero liberamente, quelli neutrali pagando un pedaggio, mentre verrebbe vietato il transito alle nazioni considerate \u201costili\u201d.<\/p>\n<p>Secondo\u00a0 recenti rapporti di intelligence statunitensi citati oggi dall\u2019agenzia Reuters. \u00e8 \u201cimprobabile\u201d che l\u2019Iran apra presto lo Stretto di Hormuz. Per Teheran il controllo sulla pi\u00f9 vitale arteria petrolifera del mondo rappresenta l\u2019unica vera leva nei confronti degli Stati Uniti, hanno detto tre fonti secondo cui l\u2019Iran continuer\u00e0 a bloccare lo stretto per mantenere alti i prezzi dell\u2019energia e fare pressione su Donald Trump affinch\u00e9 trovi una rapida via d\u2019uscita dalla guerra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195426\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/572360_image_2.jpg\" alt=\"\" width=\"865\" height=\"434\" \/><\/p>\n<p>Secondo i rapporti la guerra, concepita per annientare la forza militare dell\u2019Iran, potrebbe in realt\u00e0\u2019 accrescerne l\u2019influenza regionale, dimostrando la capacit\u00e0 di Teheran di minacciare le vie di navigazione. Trump ha cercato di minimizzare la difficolt\u00e0 di riaprire lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita un quinto del commercio mondiale di petrolio e ieri ha lasciato intendere di poter ordinare alle forze statunitensi di riaprire il passaggio.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cNel tentativo di impedire all\u2019Iran di sviluppare un\u2019arma di distruzione di massa, gli Stati Uniti hanno consegnato all\u2019Iran un\u2019arma di destabilizzazione di massa\u201d<\/em>, ha affermato Ali Vaez, direttore dell\u2019Iran Project presso l\u2019International Crisis Group, un\u2019organizzazione per la prevenzione dei conflitti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195600 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/HDSLUS0WkAEQKeM-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"853\" \/><\/p>\n<p>Theran, ha detto Vaez, comprende che la sua capacit\u00e0 di influenzare i mercati energetici mondiali attraverso il controllo dello stretto \u201c<em>\u00e8\u2019 molto pi\u00f9 potente persino di un\u2019arma nucleare\u201d<\/em>. Un funzionario della Casa Bianca, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha affermato che Trump \u00e8\u00a0 \u201c<em>fiducioso che lo stretto sar\u00e0 aperto molto presto\u201d<\/em>\u00a0ed \u00e9 stato chiaro sul fatto che all\u2019Iran non sar\u00e0 permesso di regolare il traffico marittimo dopo la guerra.<\/p>\n<p>Anche per questo si rincorrono le voci secondo cui, se nei prossimi giorni giungessero segnali di compromesso su Hormuz, gli Stati Uniti potrebbero considerarlo sufficiente a una cessazione, almeno temporanea, del conflitto. Lo scorso 26 marzo, il Wall Street Journal ha riferito che il presidente USA avrebbe espresso ai suoi collaboratori la necessit\u00e0 di \u201c<em>una rapida conclusione del conflitto entro poche settimane\u201d,<\/em>\u00a0possibilmente prima del previsto incontro a Pechino con il presidente cinese Xi Jinping, ipotizzato, ma non ancora fissato con certezza, per la met\u00e0 di maggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195789\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Strait_of_Hormuz.jpg\" alt=\"\" width=\"852\" height=\"522\" \/><\/p>\n<p>Trump, ha poi scherzato il 28 marzo sulla sua esortazione agli iraniani all\u2019apertura di Hormuz, dicendo:\u00a0<em>\u201cDevono aprire lo Stretto di Trump\u2026 voglio dire Hormuz. Scusate, mi dispiace tanto. Un errore terribile\u201d.\u00a0<\/em>Ha quasi voluto porre il suo sigillo sull\u2019antica regione persiana, in modo analogo a quanto ha fatto con il Golfo del Messico, da lui ribattezzato unilateralmente \u201cGolfo d\u2019America\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo, rispondendo alle pesanti critiche di Trump alla NATO, il premier britannico Keir Starmer ha convocato per la mattina del 2 aprile un vertice in teleconferenza con i ministri degli Esteri di 35 paesi, poi saliti a 40, fra europei ed extraeuropei, sulla possibilit\u00e0 di azioni per sbloccare la navigazione nello stretto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195792\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/14021107131701449292669210-1.jpg\" alt=\"\" width=\"870\" height=\"526\" \/><\/p>\n<p>Mentre \u00e8 stata divulgata l\u2019anticipazione, per i prossimi giorni, di un vertice fra Trump e il segretario della NATO Mark Rutte, che sarebbe atteso a Washington in aprile inoltrato, da Londra si sono tirate le fila del vertice per Hormuz, presieduto dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, che ha delineato la possibilit\u00e0 di una missione navale internazionale per porre in sicurezza il transito.<\/p>\n<p>La responsabile della diplomazia britannica ha accusato l\u2019Iran per il blocco dello stretto e i lanci di ordigni sui paesi del Golfo: \u201cQuesti attacchi sconsiderati stanno incidendo sui tassi dei mutui e sui prezzi del carburante nel Regno Unito, cos\u00ec come sul carburante per aerei a livello globale, sui fertilizzanti destinati all\u2019Africa e sul gas per l\u2019Asia. Nostro compito \u00e8 prendere decisioni nell\u2019interesse nazionale del Regno Unito e la cosa migliore per il costo della vita \u00e8 che il conflitto finisca\u201d. Secondo le Nazioni Unite, ben 2000 navi sono rimaste bloccate nel Golfo Persico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195775 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AIR_M26C-OFFICIAL-20171127-002.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"661\" \/><\/p>\n<p>Ma per risolvere la situazione, la cosiddetta nascente \u201ccoalizione per Hormuz\u201d intende dapprima pensare a strumenti politici e diplomatici, riservando la possibilit\u00e0 dell\u2019impiego di unit\u00e0 navali per \u201cscorta, pattuglia e sminamento\u201d a quando \u201cil conflitto si attenuer\u00e0\u201d, ovvero in caso di cessate il fuoco.<\/p>\n<p>Il vertice in teleconferenza dovrebbe fare da apripista a successivi consulti fra rappresentanti militari dei rispettivi paesi per studiare una eventuale operazione aeronavale di protezione.<\/p>\n<p>Ma i dubbi permangono e i paesi mobilitati da Starmer devono anzitutto fare una cernita delle opzioni praticabili. La rappresentante Esteri dell\u2019Unione Europea, l\u2019estone Kaja Kallas, ha invocato un rafforzamento della missione navale Aspides, il cui mandato riguarda tuttavia il Mar Rosso, come possibile abbozzo di un impegno europeo esteso alle acque di Hormuz<em>: \u201cLa missione navale Aspides dell\u2019UE ha gi\u00e0 assistito 1700 navi nel Mar Rosso e deve essere potenziata. Non possiamo permetterci di perdere un\u2019altra rotta commerciale cruciale. Sosteniamo il lavoro delle Nazioni Unite sui corridoi umanitari nello Stretto per far arrivare cibo e fertilizzanti. L\u2019UE dispone di strumenti per tracciare e facilitare il transito che potrebbero essere d\u2019aiuto in tal senso<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Che poi l\u2019ambizione di Starmer a farsi promotore di una coalizione per Hormuz sia legata al probabile avvicinarsi alla regione di un importante sottomarino britannico, potrebbe essere plausibile.<\/p>\n<p>Infatti, gi\u00e0 dal 22 marzo il Daily Mail ha riportato che fin dal 6 marzo il sottomarino a propulsione nucleare Anson era salpato da Perth, in Australia, per fare rotta verso il Mare Arabico. Ai primi di aprile dovrebbe ormai essere arrivato da giorni nella zona, sebbene il Ministero della Difesa di Londra tenga la bocca cucita sulla sua missione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195903 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/HMS-Defender-2.webp\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"685\" \/><\/p>\n<p>Essendo una unit\u00e0 della classe Astute, l\u2019Anson (nella foto sotto) \u00e8 un sottomarino da attacco in grado di colpire per centinaia di miglia nell\u2019entroterra di coste ostili, essendo armato con qualche decina di missili da crociera Tomahawk nella versione Block IV, da 1600 km di gittata, oltre a siluri Spearfish per le azioni contro navigli.<\/p>\n<p>Non \u00e8 chiaro se possa eventualmente tenersi pronto a un intervento britannico a fianco degli Stati Uniti, che per il momento pare improbabile, oppure a operazioni internazionali focalizzate alla bonifica di Hormuz, oppure ancora alla mera consegna ai cacciatorpediniere americani schierati nella zona, di alcuni dei propri Tomahawk per rimpinguare rapidamente scorte in rapido declino senza intaccare, per il momento, gli arsenali USA.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196229 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/HMS-Anson-Heads-For-Australlia-2-1536x738-1.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"738\" \/><\/p>\n<p>Di certo, il presidente francese Macron, mentre si trovava in visita in Corea del Sud nello stesso giorno del tele-vertice di Londra, ha definito \u201cirrealistica\u201d l\u2019opzione di una forzatura dello stretto manu militari: \u201c<em>C\u2019\u00e8 chi sostiene la liberazione dello Stretto di Hormuz con la forza attraverso un\u2019operazione militare, una posizione talvolta espressa dagli Stati Uniti. \u00c8 irrealistica perch\u00e9 richiederebbe un tempo eccessivo ed esporrebbe chiunque attraversasse lo stretto alle minacce costiere delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (i pasdaran), che dispongono di risorse considerevoli, nonch\u00e9 di missili balistici e di una serie di altri rischi\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Secondo Parigi, quindi, meglio evitare il ricorso a una flotta militare, almeno finch\u00e9 l\u2019Iran seguita a essere pericoloso, il che rimanda alle domande sull\u2019effettiva degradazione delle sue capacit\u00e0 militari, anche in relazione al tempo necessario.<\/p>\n<p>Secondo la testata Politico, tuttavia, che cita come fonti degli imprecisati \u201cdiplomatici a conoscenza dei fatti\u201d. la Francia starebbe assistendo il governo del Bahrein nel preparare una bozza di risoluzione da presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, sulla base del Capitolo 7 della Carta ONU, autorizzerebbe l\u2019uso delle armi per riaprire lo stretto di Hormuz. Si tratterebbe di un progetto di risoluzione di cui starebbero parlando in questi giorni al Palazzo di Vetro di New York i delegati di Francia, Stati Uniti e vari paesi del Golfo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195902 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/7814444-1536x1024-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p>Un eventuale \u201ccappello legale\u201d fornito dalle Nazioni Unite, effettivamente, toglierebbe alibi ai paesi europei, che non sentendosi impegnati come NATO, potrebbero considerarsi chiamati in causa come corresponsabili della tenuta dell\u2019economia globale nel caso il blocco, che comunque non \u00e8 totale, durasse troppo tempo.<\/p>\n<p>Nella serata del giorno 2 s\u2019\u00e8 poi appreso, dal ministro degli Esteri del Bahrein, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, dell\u2019incipiente votazione della risoluzione che prevederebbe, fra l\u2019altro \u201cautorizza gli Stati membri a usare tutti i mezzi difensivi necessari e proporzionati alle circostanze, nello stretto di Hormuz e nelle acque adiacenti, comprese le acque territoriali degli Stati rivieraschi situati all\u2019interno o ai confini dello stretto di Hormuz, per garantire il transito e scoraggiare tentativi di chiudere, ostacolare o altrimenti interferire con la navigazione internazionale attraverso lo stretto di Hormuz\u201d.<\/p>\n<p>A margine del vertice di Londra, la premier italiana Giorgia Meloni s\u2019\u00e8 consultata telefonicamente con Starmer, esprimendo una comune posizione anglo-italiana relativa a una \u201curgenza della de-escalation\u201d, sebbene i segnali prevalenti vadano in tutt\u2019altra direzione.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di un mandato ONU \u00e8 stata ricordata nel collegamento con Londra anche dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha sottolineato soprattutto la necessit\u00e0 di un \u201ccorridoio umanitario\u201d per le navi che trasportano fertilizzanti, in modo da evitare carestie diffuse su scala globale. Poich\u00e9 da Hormuz passa un\u2019enorme quota dei fertilizzanti sintetici del mondo, la loro carenza si far\u00e0 sentire.<\/p>\n<p>Fino all\u2019attacco israelo-americano all\u2019Iran transitavano cargo carichi del 46% dell\u2019urea esportata via mare al mondo e del 30% dell\u2019ammoniaca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195258 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/6a63ad4bd48b1776f0085a74ead5d864.jpg\" alt=\"\" width=\"1120\" height=\"1120\" \/><\/p>\n<p>Le conseguenze sulla produzione agricola si avranno fra 6-9 mesi, quando matureranno i raccolti che hanno sofferto l\u2019attuale carenza di fertilizzanti, e l\u2019impatto sui prezzi, per i consumatori, si protrarr\u00e0 al 2027.<\/p>\n<p>Il costo dei fertilizzanti \u00e8 gi\u00e0 cresciuto in un mese di guerra: l\u2019urea agricola \u00e8 salita da 436-494 a 604-710 dollari per tonnellata, da 436-494 dollari prima della guerra.<\/p>\n<p>Secondo il World Food Program dell\u2019ONU, ci saranno nel mondo almeno 45 milioni di persone in pi\u00f9 toccate dall\u2019insicurezza alimentare se la guerra non finir\u00e0 entro giugno, mentre il possibile ricorso di gran parte dei paesi africani e asiatici ai fertilizzanti prodotti dalla Russia, che \u00e8 fra i maggiori produttori, col 23 % dell\u2019export di ammoniaca, il 14 % di urea agricola, e, insieme alla Bielorussia, del 40 % di derivati del potassio, sta spingendo Mosca a valutare una ristrutturazione del mercato mondiale di tali prodotti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195257 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2db4deefe142724e0b164e511554500d.jpg\" alt=\"\" width=\"1120\" height=\"1120\" \/><\/p>\n<p>Ci\u00f2 per\u00f2 ha spinto nel frattempo, i russi a sospendere momentaneamente, dal 21 marzo fino al 21 aprile l\u2019esportazione di nitrato di ammonio, misura decisa dal ministero dell\u2019Agricoltura russa \u201cper dare priorit\u00e0 al soddisfacimento delle esigenze del mercato interno durante le operazioni agricole primaverili e di garantirne la continuit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Anche la Cina, maggior produttore di fertilizzanti, ha ridotto le esportazioni, tenuto conto del fatto che ha come priorit\u00e0 la propria colossale produzione agricola per nutrire circa un miliardo e mezzo di abitanti.<\/p>\n<p>Dal canto suo il governo dell\u2019Iran, che considera la sua posizione strategica sul passaggio di Hormuz come una delle sue pi\u00f9 formidabili \u201carmi\u201d, e per giunta indistruttibile, dopo aver approvato, nel Parlamento di Teheran, la proposta di far pagare pedaggi per il transito, starebbe studiando insieme all\u2019Oman, l\u2019altro rivierasco dello stretto, un nuovo protocollo per regolare il traffico navale nella zona.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-195794\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1405010111020228636120334.jpg\" alt=\"\" width=\"855\" height=\"595\" \/><\/p>\n<p>Il Financial Times ha segnalato il 2 aprile che i paesi del Golfo Persico meditano di investire in nuovi oleodotti per ovviare al trasporto via mare attraverso quel passaggio obbligato: \u201cIl rischio di un controllo iraniano permanente sullo Stretto di Hormuz sta spingendo i Paesi del Golfo a riconsiderare costosi progetti per oleodotti alternativi. Nuove condotte sono l\u2019unico modo per ridurre la vulnerabilit\u00e0 cronica della regione\u201d.<\/p>\n<p>Secondo il Financial Times, la guerra ha mostrato l\u2019importanza dell\u2019oleodotto saudita East-West, che sbocca sul Mar Rosso, definito \u201clinea vitale fondamentale\u201d, col suo volume di 7 milioni di barili di greggio al giorno che evitano lo stretto, sebbene sul Mar Rosso le petroliere che li imbarcano siano potenziali bersagli delle milizie Houthi.<\/p>\n<p>Tuttavia costruire un nuovo oleodotto del genere costerebbe 5 miliardi di dollari, stima il giornale inglese, che salirebbero a 20 miliardi nell\u2019ipotesi di opere che passino da Iraq e Giordania. Le soluzioni a una crisi che potrebbe essere epocale, quindi, in termini di riassetti strutturali dell\u2019economia mondiale, si presentano lunghe e costose, ma \u00e8 proprio il fattore tempo quello pi\u00f9 critico.<\/p>\n<p>Ieri Trump ha affermato che con pi\u00f9 tempo a disposizione gli Stati Uniti potrebbero\u00a0<em>\u201cfacilmente aprire lo Stretto di Hormuz, prendere il petrolio e fare una fortuna\u201d,<\/em>\u00a0definendo la prospettiva \u201c<em>una manna per il mondo<\/em>\u201d e oggi ha ammonito di nuovo Tehera.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cRicordate quando ho dato all\u2019Iran dieci giorni di tempo per raggiungere un accordo o aprire lo stretto di Hormuz? Il tempo sta per scadere: mancano 48 ore prima che si scateni l\u2019inferno su di loro\u201d, ha scritto su\u00a0<\/em>Truth.<\/p>\n<p>L\u2019Iran ha risposto avvertendo Stati Uniti e Israele che \u201c<em>l\u2019intera regione diventer\u00e0 un inferno per loro\u201d<\/em>\u00a0se l\u2019escalation continuer\u00e0. Lo riportano i media iraniani, ripresi dal Telegraph. \u201c<em>Non dimenticate che se l\u2019aggressione si estender\u00e0, l\u2019intera regione si trasformer\u00e0 in un inferno per voi<\/em>\u201c, ha dichiarato un portavoce iraniano.\u00a0\u201c<em>L\u2019illusione di sconfiggere la Repubblica Islamica dell\u2019Iran si \u00e8 trasformata in una palude in cui affonderete\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Foto: US Department of War, Royal Navy, Wikipedia, Casa Bianca, Fars, Tasnim, Anadolu, IDF e Telegram<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/04\/la-guerra-alliran-tra-escalation-militare-e-trattative-in-stallo\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/04\/la-guerra-alliran-tra-escalation-militare-e-trattative-in-stallo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) &nbsp; &nbsp; (Aggiornato alle 22,30)\u00a0 E\u2019 passato oltre un mese dallo scoppio del conflitto nel Golfo Persico scatenato dall\u2019attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all\u2019Iran e aumentano i rischi di un suo prolungamento su tempi in realt\u00e0 indesiderati da entrambe le parti, ma dettati dalla necessit\u00e0, sentita a Washington come anche a Teheran, di non perdere la faccia. 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