{"id":94790,"date":"2026-04-08T10:30:04","date_gmt":"2026-04-08T08:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94790"},"modified":"2026-04-08T02:26:34","modified_gmt":"2026-04-08T00:26:34","slug":"the-donald-il-paranoico-che-e-in-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94790","title":{"rendered":"The Donald, il paranoico che \u00e8 in noi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Antonio Cantaro)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/donald-trump.jpg__1200x0_q95_subsampling-2.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/donald-trump.jpg__1200x0_q95_subsampling-2.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p><em>Letture e riletture. Nel generale e osceno silenzio dell\u2019Occidente l\u2019ostinato \u201ccandidato\u201d al premio Nobel per la pace dei cimiteri ha, ancora in queste ore, annunciato che ridurr\u00e0 l\u2019Iran all\u2019et\u00e0 della pietra. Ma quali sono le molecolari radici che alimentano la globalizzazione dell\u2019indifferenza? Tornano di attualit\u00e0 la diagnosi e la profezia del premio Nobel per la letteratura (1981) Elias Canetti: siamo parte e complici della malattia di The Donald.<\/em><\/p>\n<p>Il 7 aprile, alle 20:00, ora della costa orientale degli USA (le 2 di mercoled\u00ec notte in Italia), scadr\u00e0 l\u2019ennesimo criptico ultimatum di Trump sugli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. Non sappiamo, non possiamo sapere mentre scriviamo, se e quando l\u2019ineffabile Presidente statunitense\u00a0<em>pro-tempore<\/em>\u00a0ridurr\u00e0 il popolo persiano all\u2019et\u00e0 della pietra. In uno dei tanti post su\u00a0<em>Truth Social<\/em>, Trump ha affermato che \u201csi scatener\u00e0 l\u2019inferno\u201d, che far\u00e0 \u201csaltare tutto in aria\u201d se Teheran non riaprir\u00e0 il \u201cfottuto\u201d Stretto di Hormuz, \u201cbrutti bastardi\u201d. Ma perch\u00e9 tanto odio e tanto complice silenzio? Non serve Sigmund Freud. Nei discorsi di The Donals c\u2019\u00e8 tutto. Bastano a capire il punto a cui siamo giunti alla fine del \u201csecolo lungo\u201d le illuminanti pagine, scritte nel corso del \u201csecolo breve\u201d, da Elias Canetti. Non essendo un cultore del grande scrittore europeo (famiglia ebrea sefardita di lingua spagnola, nato in Bulgaria al confine con la Romania, trascorre l\u2019infanzia circondato da turcofoni, poi naturalizzato britannico, scrive in tedesco e considera Zurigo la sua patria) muover\u00f2 dall\u2019essenziale \u201csintesi\u201d offertane da Luigi Alfieri nei suoi studi, in particolare in quello dall\u2019esemplare titolo\u00a0<em>Il destino del sopravvissuto<\/em>\u00a0(<a href=\"https:\/\/oajournals.fupress.net\/index.php\/smp\/issue\/view\/449\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/oajournals.fupress.net\/index.php\/smp\/issue\/view\/449<\/a>).<\/p>\n<p><strong>Potere come sopravvivenza<\/strong><\/p>\n<p>Sopravvivere come \u2018vivere sopra\u2019. Non \u2018continuare a vivere, durare in vita\u2019. Sopravvivere \u00e8 un termine relazionale, che indica un rapporto fra un \u2018sopra\u2019 e un \u2018sotto\u2019. Sopra c\u2019\u00e8 un vivo, colui che vive sopra; sotto, necessariamente, c\u2019\u00e8 un morto. La figura originaria del potere, l\u2019atomo del potere \u00e8, per Canetti, quest\u2019immagine: un vivo in piedi accanto a un morto che giace. La sopravvivenza non \u00e8 un soffermarsi in vita nell\u2019attesa di morire un giorno: \u00e8 qualcosa di estremamente, di terribilmente attivo, \u00e8 lo scaricare su altri la propria morte, allontanandola da s\u00e9. Si d\u00e0 sopravvivenza in quanto ci siano dei morti e in relazione con loro. La sopravvivenza \u00e8 il comportamento di chi vive ancora perch\u00e9 qualcun altro non vive pi\u00f9: non ci sarebbe il sopravvivere se non ci fosse il morire e il morire non ci sarebbe in quella forma se non ci fosse il sopravvivere. Il sopravvissuto \u00e8, insomma, l\u2019archetipo del potere, di colui che deve costantemente accumulare prove del proprio vivere sopra.<\/p>\n<p><strong>La paranoia antropologica del sopravvissuto<\/strong><\/p>\n<p>Trump, quasi certamente, non ha letto Canetti; ma Canetti ha perfettamente descritto e spiegato la sensazione di potenza che prova The Donald nell\u2019immaginar s\u00e9 stesso come rimasto in vita mentre altri cadono. Non c\u2019\u00e8 atto di Trump che non evochi la necessita della \u201cmorte\u201d \u2013 politica, simbolica, reale \u2013 degli avversari e concorrenti (siano essi groenlandesi, europei, venezuelani, iraniani, cubani). \u00a0\u00c8 la conferma della sua grandezza. L\u2019attuale Presidente Usa \u00e8, con suo sommo soddisfacimento, l\u2019ultima e compiuta incarnazione del potere. Trump ha bisogno che tutto sia, ai suoi occhi, chiaro e ordinato, che ogni cosa e ciascuno stia al posto suo. Tutto dev\u2019essere prevedibile e controllato e bisogna che in ogni momento si sappia dove ognuno \u00e8, e se occorre chiamarlo o andarlo a prendere. Chi cambia si nasconde, chi sfugge al controllo evidentemente complotta.\u00a0<em>Paranoia<\/em>, non paranoia del potere. La paranoia \u00e8 potere, il potere \u00e8 paranoia. Non si tratta di un accidente, di una caratteristica secondaria del potere: si tratta proprio del potere stesso, si tratta della sua essenza.\u00a0 Dire \u201cpotere\u201d e dire \u201cparanoia\u201d significa, per Canetti, dire esattamente la stessa cosa: sono due termini sovrapponibili senza nessun residuo.<\/p>\n<p><strong>Il sopravvissuto che \u00e8 in noi<\/strong><\/p>\n<p>Una \u201cpatologia\u201d che, dopo il secondo dopoguerra, abbiamo creduto riguardasse solo i grandi assassini della storia. Hitler, Stalin, Napoleone. Tiranni, dittatori, condottieri. Il che \u2013 dice Luigi Alfieri \u2013 in parte \u00e8 vero, tant\u2019\u00e8 che anche Canetti esclude dalla categoria di potere il \u00absistema parlamentare\u00bb, uno dei pochi casi di riuscita espulsione del potere \u2013 e perci\u00f2 della morte \u2013 dalla vicenda umana. Ma al mondo non c\u2019\u00e8 soltanto la sopravvivenza di colui che comanda in grande stile, ma c\u2019\u00e8 altres\u00ec l\u2019impossibilit\u00e0 di noi tutti, una impossibilit\u00e0 primariamente \u201cbiologica\u201d, di vivere senza che qualcun altro essere muoia per la nostra sopravvivenza. Ogni vivente \u00e8 distruttore di vite, mangiare \u00e8 per eccellenza l\u2019atto del sopravvivere. Tanto nel cacciatore quanto nell\u2019allevatore. Ma mentre nel cacciatore la violenza ha ancora qualcosa di elementare, di inevitabile, di naturale, di accettabile, la violenza dell\u2019allevatore \u00e8 pura potenza. L\u2019allevatore ha certamente anche lui le sue prede. Il suo gregge, la sua mandria, sono prede. Se n\u2019\u00e8 gi\u00e0 impadronito, le ha gi\u00e0 catturate, le ha fatte persino nascere. Per\u00f2 non le uccide subito: le tiene l\u00ec, in attesa del coltello. Verranno uccise, nessuna scamper\u00e0, servono a quello. Vengono tenute in vita per essere uccise, per\u00f2 intanto vengono tenute in vita, custodite, protette, curate, nutrite. Siamo tutti dei sopravvissuti: viviamo \u2018sopra\u201d qualcuno che \u00e8 \u2018sotto\u201d, qualcuno che \u00e8 destinato per la nostra sopravvivenza a morire. Diamo vita attuale in cambio della morte futura e questo fa entrare le nostre prede nella dimensione del nostro potere.<\/p>\n<p><strong>Corruzione delle vittime<\/strong><\/p>\n<p>La domesticazione del comando, da cui nasce il potere vero e proprio, implica la \u00abcorruzione\u00bb, dice Canetti. La corruzione della vittima: la vittima perde la sua innocenza, la vittima diventa complice, accetta la propria morte futura in cambio della sua vita attuale. In cambio dell\u2019essere lasciata in vita, in cambio della cura per la sua vita, in cambio del cibo e della protezione. Lo stesso accade quando si passa dal bestiame vero e proprio al bestiame umano: anche il bestiame umano accetta di lasciarsi uccidere dal potente in quanto nel frattempo il potente autorizza a uccidere. Il potente si riserva pieno diritto di vita o di morte sulla sua vittima, e ottiene la complicit\u00e0 della sua vittima perch\u00e9 una piccola parte di questo potere di vita o di morte spetta alla vittima stessa. La guerra \u00e8 il caso pi\u00f9 evidente di complicit\u00e0 col potere. \u00c8 come se il sovrano, titolare di un diritto di vita o di morte, dicesse a tutti i suoi: \u00abVoi siete come me, potete uccidere come io posso uccidere, potete uccidere perch\u00e9 io posso uccidere: uccidendo diventate me\u00bb. Da qui \u00abla deresponsabilizzazione, che \u00e8 la base pi\u00f9 solida dell\u2019obbedienza\u00bb (Elias Canetti,\u00a0<em>Masse e potere<\/em>, Adelphi, Milano, 1981). L\u2019origine prima di quella che oggi chiamiamo\u00a0<em>globalizzazione dell\u2019indifferenza.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il sopravvissuto, ieri e oggi<\/strong><\/p>\n<p>Il problema \u2013 osserva Alfieri \u2013 non \u00e8, insomma, tanto il potente, quanto il consenso al potente, quanto la capacit\u00e0, enorme, immensa del potente di attrarre complicit\u00e0 per imitazione. Hitler \u00e8 grande perch\u00e9 riesce a suscitare tanti piccoli Hitlerini<strong>.\u00a0<\/strong>Hitler in fondo non costringe nessuno: non \u00e8 facendo paura che acquista l\u2019obbedienza dei suoi seguaci. Sar\u00e0 semmai proprio la forza di quest\u2019obbedienza a suscitare una paura irresistibile nei pochi che potrebbero nutrire qualche germe di dissenso. \u00c8 una promessa la sua: \u00absarete come me, io vi rendo come me, perch\u00e9 io sono tutti voi. Sono come voi, ma come \u2018tutti\u2019 voi, tutti messi insieme\u00bb. La celebre immagine del Leviatano nel frontespizio della prima edizione dell\u2019opera di Hobbes, il sovrano raffigurato come un gigante fatto di tanti ometti messi uno sull\u2019altro, rende bene l\u2019idea del potente canettiano. Un ometto come gli altri, che per\u00f2 riesce a far credere a tutti gli altri che per essere qualcosa debbono diventare come lui, debbono diventare parte di lui, debbono agire per delega della sua volont\u00e0 e debbono sostanzialmente uccidere per sua volont\u00e0: uccidere ed essere uccisi, perch\u00e9, non fa differenza per il potente chi muore per lui, non fa differenza per il potente se muoiono i suoi nemici o se muoiono i suoi seguaci, perch\u00e9 anche i seguaci sono nemici potenziali. I suoi seguaci potrebbero in qualunque momento essere traditori: dimostrano di non essere traditori soltanto in quanto si facciano uccidere. Farsi uccidere, dunque, \u00e8 il loro pi\u00f9 stretto dovere di fedelt\u00e0: potranno dovranno sempre essere disponibili a dimostrare la loro fedelt\u00e0 fino alla morte, con la morte, perch\u00e9 morire \u00e8 il solo modo di essere fedeli.<\/p>\n<p>Un Canetti redivivo troverebbe perfettamente incarnata in Trump la capacit\u00e0 di servirsi dell\u2019antropologia del sopravvissuto che \u00e8 in noi. Sino a quando non diremo a chiare lettere che il \u201cre \u00e8 nudo\u201d, che l\u2019odierno delirio di morte ha trasformato la potenza americana in impotenza. Noi, gli appartenenti ad una Nato che non c\u2019\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che \u00e8 meglio non ci sia pi\u00f9. Noi europei liberi dalla retorica unionista. Noi, proprio Noi. Non gli ex guardiani della rivoluzione.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/07\/the-donald-il-paranoico-che-e-in-noi\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/07\/the-donald-il-paranoico-che-e-in-noi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Antonio Cantaro) Letture e riletture. Nel generale e osceno silenzio dell\u2019Occidente l\u2019ostinato \u201ccandidato\u201d al premio Nobel per la pace dei cimiteri ha, ancora in queste ore, annunciato che ridurr\u00e0 l\u2019Iran all\u2019et\u00e0 della pietra. Ma quali sono le molecolari radici che alimentano la globalizzazione dell\u2019indifferenza? Tornano di attualit\u00e0 la diagnosi e la profezia del premio Nobel per la letteratura (1981) Elias Canetti: siamo parte e complici della malattia di The Donald. 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