{"id":94849,"date":"2026-04-13T10:30:47","date_gmt":"2026-04-13T08:30:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94849"},"modified":"2026-04-12T00:03:26","modified_gmt":"2026-04-11T22:03:26","slug":"gli-anni-sbagliati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94849","title":{"rendered":"Gli anni sbagliati"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-94850\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/FB_IMG_1775944827250.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando si parla di neoliberalismo l&#8217;immaginario collettivo, soprattutto quello di sinistra, vira immediatamente sugli anni Ottanta. L&#8217;associazione di idee \u00e8 rapida. Arco temporale e dottrina economica si sovrappongono alle immagini raffiguranti una certa andatura manageriale dalle camicie a righe tenute con le bretelle, i dati numerici degli andamenti borsistici, i tailleur delle donne in carriera, le tigri asiatiche, Jerry Cal\u00e0, Top Gun e la sconfitta dei minatori inglesi. Un piccolo periodo storico nel quale Ronald Regan e Margaret Thatcher poterono disfarsi del macchinoso filosofare marxista per declinare la libert\u00e0 e l&#8217;emancipazione immaginando un uomo che non doveva chiedere mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questo costrutto mentale sono esclusi per\u00f2 gli anni Novanta. L&#8217;associazione di idee tra neoliberalismo e storia si ferma alla caduta del muro. Motivo per cui molti degli alfieri del pensiero progressista affermano candidamente che trattasi di fenomeno inesistente. Un modo come un altro per arrivare a una deresponsabilizzazione di fondo, un modo per non dover dichiarare il proprio fallimento critico, quando negli anni della globalizzazione ottimista, si guardava con speranza all&#8217;Ulivo mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9, in realt\u00e0, i Novanta furono gli anni del trionfo neoliberale. Da semplice teorizzazione economico\/sociale divent\u00f2 allora un dispositivo tecnico\/istituzionale che doveva accompagnare la cosiddetta &#8220;fine della Storia&#8221;. Riforme politiche e istituzionali resero il neoliberalismo un&#8217;architettura di stampo totalitario. La forma di governance multilivello si premur\u00f2 di costituzionalizzare l&#8217;economia di mercato e lo spirito di concorrenza per rendere quell&#8217;ideologia una chiave interpretativa dell&#8217;esistenza irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu il periodo nel quale la finanziarizzazione globalizzata dei mercati venne presentata come opzione ineluttabile, associabile ai concetti di modernizzazione e di progresso civile. Si iniziavano a mascherare politiche d&#8217;intervento pubblico a favore degli investitori privati transnazionali con vere e proprie manipolazioni discorsive: questo fu il &#8220;ce lo chiede l&#8217;Europa&#8221;. Un reticolato strettissimo di rapporti personali capace di invadere ogni organizzazione sovranazionale e che sopravanzava i governi nel potere decisionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu proprio in quel periodo che si posero le basi ideologiche per una riedizione incivilita della mentalit\u00e0 di guerra. La &#8220;guerra giusta&#8221;, declinata come operazione di polizia internazionale presupponeva l&#8217;unilateralismo occidentale, in particolare statunitense, nella conduzione degli affari internazionali. Un espansionismo giustificato dalle dicotomie democrazie\/totalitarismi, mondo libero\/autarchie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si defin\u00ec proprio nei Novanta quella privatizzazione della sfera pubblica che dapprima attraverso la tecnocrazia e oggi attraverso l&#8217;opera diretta dei magnati del dollaro e del digitale, distribuisce rovine, indigenza e carneficine in giro per il mondo e che realizza macelleria sociale per gli ultimi e per i penultimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, quando qualcuno accenna agli anni Ottanta e l\u00ec relega il neoliberismo, cos\u00ec sganciato dall&#8217;estensione lessicale &#8220;liberalismo&#8221; per delimitarne gli effetti sociali, dobbiamo riconoscere in lui un acceso difensore della superiorit\u00e0 morale dell&#8217;Occidente e del suo percorso di civilizzazione imperiale. Indorata per\u00f2 da belle parole, come se fosse un semplice prodotto commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1A3p9P5An2\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1A3p9P5An2\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB) Quando si parla di neoliberalismo l&#8217;immaginario collettivo, soprattutto quello di sinistra, vira immediatamente sugli anni Ottanta. L&#8217;associazione di idee \u00e8 rapida. Arco temporale e dottrina economica si sovrappongono alle immagini raffiguranti una certa andatura manageriale dalle camicie a righe tenute con le bretelle, i dati numerici degli andamenti borsistici, i tailleur delle donne in carriera, le tigri asiatiche, Jerry Cal\u00e0, Top Gun e la sconfitta dei minatori inglesi. 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