{"id":94861,"date":"2026-04-14T08:43:01","date_gmt":"2026-04-14T06:43:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94861"},"modified":"2026-04-13T08:47:16","modified_gmt":"2026-04-13T06:47:16","slug":"la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94861","title":{"rendered":"La logica dietro l&#8217;irrazionalit\u00e0 della guerra contro l&#8217;Iran"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/testate2\/laboratorio.jpg\" alt=\"laboratorio\" width=\"440\" height=\"86\" \/><\/a><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories13\/Guerra-in-Iran.jpg.webp\" alt=\"Guerra in Iran.jpg\" width=\"513\" height=\"342\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un fenomeno politico o economico pu\u00f2 essere irrazionale quanto si vuole ma risponder\u00e0 sempre a una sua logica interna. Se vogliamo contrastare tale fenomeno dobbiamo andare oltre l\u2019apparente irrazionalit\u00e0 e scoprire la logica interna che lo muove. Questo \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per la guerra, che, pur essendo fondamentalmente dannosa per l\u2019umanit\u00e0 nel suo complesso, continua a essere frequentemente praticata in forme sempre pi\u00f9 distruttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra mossa da Israele e Usa contro l\u2019Iran esprime al massimo grado tale contraddizione tra irrazionalit\u00e0 e logica interna. In particolare, la guerra appare irrazionale, senza ragioni, dal punto di vista statunitense. Gli obiettivi della guerra sono apparsi piuttosto incerti. All\u2019inizio, sembrava che, come in Venezuela, l\u2019obiettivo di Trump fosse il regime change o almeno il cambio di leadership. Ma l\u2019Iran non \u00e8 il Venezuela e ha reagito alla decapitazione dei suoi vertici con decisione e senza intimorirsi. Al contrario di quello che molti analisti dicevano e diversamente da quanto aveva fatto in occasione di precedenti aggressioni, l\u2019Iran questa volta non si \u00e8 fatto scrupolo di reagire con la chiusura dello stretto di Hormuz, che ha mandato in tilt il commercio internazionale di merci fondamentali come il petrolio, il gas e i fertilizzanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il carattere irrazionale della guerra appare evidente proprio a fronte del blocco di Hormuz. Infatti, il blocco dei rifornimenti e il conseguente aumento dei prezzi stanno colpendo duramente sia l\u2019Asia orientale sia l\u2019Europa, che si approvvigionano di materie prime dal Golfo persico. Se la guerra proseguir\u00e0 oltre aprile, l\u2019Eurozona, secondo Standard &amp; Poors, entrer\u00e0 in recessione. La crisi energetica, conseguente alla guerra contro l\u2019Iran, sarebbe peggiore di quella degli anni \u201970 e, come allora, genererebbe una crisi dell\u2019economia globale. Dunque, ora l\u2019obiettivo bellico di Trump sembra essere diventato la riapertura dello stretto di Hormuz, che prima era aperto e che \u00e8 stato chiuso solo a seguito della guerra che lui ha iniziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altro risultato negativo della guerra contro l\u2019Iran \u00e8 la destabilizzazione dell\u2019area del Golfo Persico e degli stati arabi che vi si affacciano e che sono alleati degli Usa. L\u2019Iran non si \u00e8 limitato a reagire colpendo Israele, ma sta colpendo anche le infrastrutture di questi paesi e le basi americane che ospitano. Teoricamente gli stati arabi dell\u2019area si affidano per la loro sicurezza agli Usa: nel 1974 fecero un accordo con gli Usa, assicurando questi ultimi che avrebbero venduto il petrolio in dollari in cambio della protezione delle Forze Armate statunitensi. Accade, per\u00f2, non solo che gli Usa non sono in grado di proteggerli, ma che, con l\u2019attacco all\u2019Iran, sono gli Usa stessi ad averli messi in pericolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo si aggiunge il fatto che la guerra ha approfondito la spaccatura tra gli Usa e la Ue e la Gran Bretagna, gi\u00e0 prodottasi con la politica dei dazi, la minaccia prima di lasciare la Nato, se gli europei non avessero aumentato le spese militari fino al 5% del Pil, e poi di annettersi la Groenlandia. I pi\u00f9 stretti alleati europei degli Usa hanno rifiutato di partecipare alla guerra contro l\u2019Iran e hanno preso le distanze dagli Usa molto pi\u00f9 di quanto accadde durante la prima e la seconda guerra del Golfo dei Bush padre e figlio. Da qui la ripresa delle minacce di Trump di uscire dalla Nato. Infine, con l\u2019attacco all\u2019Iran, Trump si \u00e8 messo in un <em>cul de sac<\/em>. Dopo un mese di bombardamenti dal cielo non ha ottenuto nulla, se non aver avvicinato il mondo alla recessione e aver attirato la distruzione sui paesi arabi del Golfo. Ora, l\u2019alternativa \u00e8 ritirarsi oppure insistere, passando a un attacco con truppe di terra. Nel primo caso l\u2019Iran di fatto avrebbe vinto la sua guerra, semplicemente resistendo e non piegandosi. Nel secondo caso Trump contraddirebbe definitivamente le promesse fatte al suo elettorato di non coinvolgere gli Usa in una nuova guerra e si esporrebbe a un conflitto sanguinoso per le sue truppe e dagli esiti fallimentari come quelli ottenuti dai suoi predecessori nei conflitti in Vietnam, Iraq e Afghanistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, da tutto questo risulterebbe l\u2019irrazionalit\u00e0 della guerra statunitense contro l\u2019Iran. Per questa ragione, molti hanno affermato che in realt\u00e0 la spiegazione della decisione di Trump di attaccare starebbe nella subordinazione degli Usa a Israele e alla lobby ebraica interna agli Usa stessi, che puntano alla eliminazione dell\u2019Iran. In particolare, si ipotizza che Trump sia ricattato da Israele, che avrebbe documenti compromettenti legati alla vicenda di Epstein. Sinceramente non sappiamo se tali documenti esistano, ma riteniamo alquanto improbabile che un paese grande e potente come gli Usa possa essere manovrato da un paese piccolo e cos\u00ec dipendente dal suo aiuto come Israele. Soprattutto, riteniamo che ci siano delle ragioni economiche e politiche molto pi\u00f9 importanti, legate alla natura stessa degli Usa, cio\u00e8 al loro carattere imperialista. Piuttosto che rispolverare teorie quali l\u2019esistenza di un complotto internazionale giudaico, sarebbe il caso di utilizzare gli strumenti della scienza economica e sociale. Devono esistere delle ragioni interne che spingono gli Usa alla guerra e all\u2019uso della forza, per il quale \u2013 \u00e8 l\u2019unica differenza rispetto al passato -, non si preoccupano pi\u00f9 di trovare una giustificazione morale o ideologica, come la lotta contro il comunismo o contro il terrorismo e per l\u2019esportazione della democrazia e il rispetto dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ragioni della tendenza statunitense alla guerra, al di l\u00e0 di chi sia il presidente in un certo momento, sono certamente complesse e variegate. Per facilitare la comprensione di tali ragioni faremo riferimento a uno specifico indicatore economico, la posizione finanziaria netta verso l\u2019estero o, in inglese, <em>Net International Investment Position<\/em> (NIIP). Tale prospetto statistico misura la differenza tra le attivit\u00e0 (investimenti) e le passivit\u00e0 (debiti) di un paese rispetto al resto del mondo. Se prevalgono le attivit\u00e0 si dir\u00e0 che il paese in questione \u00e8 un creditore netto, al contrario se prevalgono i debiti si dir\u00e0 che \u00e8 un debitore netto. Per calcolare il NIIP si prendono in considerazione gli investimenti diretti esteri (Ide), cio\u00e8 l\u2019investimento a lungo termine in attivit\u00e0 produttive con diritto di gestione, gli investimenti di portafoglio, cio\u00e8 gli investimenti in azioni senza il controllo e la gestione delle aziende, e i derivati. La NIIP misura lo stock di questi investimenti sia in entrata che in uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, il punto \u00e8 che la posizione netta degli Usa verso l\u2019estero \u00e8 abbondantemente negativa, vedendo la prevalenza dei debiti o passivit\u00e0 nei confronti dell\u2019estero rispetto alle attivit\u00e0 o prestiti verso l\u2019estero. Questa situazione si \u00e8 verificata la prima volta nel 1972 e si \u00e8 affermata stabilmente a partire dagli anni \u201990 del secolo scorso. La prevalenza dell\u2019importazione di capitale sulla esportazione di capitale distingue l\u2019imperialismo statunitense da quello britannico nel suo apogeo tra la fine dell\u2019Ottocento e il Novecento, come rileva lo storico Niall Ferguson<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a>. Del resto, la prevalenza dell\u2019esportazione di capitale su quella di merci era una delle caratteristiche dell\u2019imperialismo, come fu teorizzato all\u2019inizio del Novecento, da Hobson e Lenin. Questo, per\u00f2, non impedisce che gli Usa siano anche il maggiore esportatore di capitale del mondo. Tuttavia, lo stock degli Ide verso l\u2019estero delle multinazionali statunitensi, pur essendo largamente superiore a quello di qualsiasi altro paese, \u00e8 inferiore a quello degli Ide verso gli Usa delle multinazionali straniere. Importante \u00e8 anche notare la prevalenza degli investimenti di portafoglio sugli investimenti totali dall\u2019estero. Si tratta, in questo caso, di investimenti nei mercati finanziari statunitensi, cio\u00e8 nelle azioni di aziende quotate in borsa, che rimangono di propriet\u00e0 statunitense. \u00c8 in questo modo, che le big tech statunitensi, come Apple, Microsoft, Oracle, Meta, Google, Amazon, ecc. ricavano gli immensi capitali, che gli sono necessari, ad esempio, per sviluppare l\u2019intelligenza artificiale e incrementare i loro profitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso, infatti, che, sebbene si tratti di una tendenza sorta da tempo e diventata stabile da una trentina di anni, la posizione negativa degli Usa si sia accentuata negli ultimi anni. Nel 2020 la posizione era negativa per circa 12mila miliardi di dollari, nel 2025 lo \u00e8 diventata per 27,6mila miliardi, cifra che risulta dalla differenza tra le attivit\u00e0, pari a circa 43mila miliardi, e le passivit\u00e0, pari a 70,5mila miliardi<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_edn2\" name=\"_ednref2\">[ii]<\/a>. Questa situazione di indebitamento finanziario \u00e8 aggravata dalla crescita del deficit anche nello scambio di beni e servizi con l\u2019estero, che \u00e8 passato dai 479 miliardi di dollari del 2016 ai 911,6 miliardi del 2025<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a>. Il deficit commerciale riflette un eccesso di consumi rispetto alla produzione nazionale, che deve essere finanziato attraverso l\u2019indebitamento verso l\u2019estero o la vendita di attivit\u00e0 nazionali a investitori nazionali, peggiorando la NIIP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quanto abbiamo detto si ricava che gli Usa sono il maggiore debitore mondiale e che per sostenere il loro debito si trovano nella necessit\u00e0 di finanziarlo continuamente attraverso il drenaggio di capitali dal resto del modo. Questo finanziamento avviene, per\u00f2, soltanto se i titoli di stato (treasury) e le azioni statunitensi sono attrattivi. La domanda mondiale di treasury e azioni \u00e8 garantita dal ruolo del dollaro come moneta di riserva, il che costituisce l\u2019\u201desorbitante privilegio\u201d che permette agli Usa di finanziarsi a tassi di interesse pi\u00f9 bassi di quanto dovrebbero pagare in base al loro debito. Infatti, le banche centrali di tutto il mondo, dal momento che hanno bisogno di riserve in dollari, acquistano titoli di stato statunitensi. Questo, per\u00f2, accade solo se il dollaro \u00e8 valuta di riserva mondiale, ed \u00e8 tale solo se \u00e8 valuta di scambio internazionale, e se, quindi, tutte le banche mondiali richiedono dollari affinch\u00e9 i loro clienti possano acquistare merci quotate in dollari sui mercati mondiali. Per questa ragione gli scambi delle merci pi\u00f9 importanti, come le materie prime energetiche (petrolio e gas), devono avvenire in dollari. Non \u00e8 un caso che gli Usa abbiano stipulato un trattato con l\u2019Arabia Saudita e poi con gli altri paesi del Golfo persico nel 1974, quando gli Usa passarono dall\u2019essere creditori a debitori netti, stabilendo che il petrolio fosse venduto in dollari in cambio della sicurezza garantita dalle Forze Armate statunitensi. In questo modo, dagli anni \u201970 nasce il \u201csistema del petrodollaro\u201d, che sostiene il dollaro come valuta di transazione commerciale e quindi di riserva mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, il sistema che garantisce agli Usa di finanziare il loro gigantesco debito sta mostrando delle crepe notevoli. In primo luogo, il petrolio, che fino a pochi anni fa veniva sempre pagato in dollari, oggi per un 15-20% dei volumi \u00e8 acquistato in yuan cinesi, rubli russi, e rupie indiane. Inoltre, Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno aderito con la Cina e altri paesi a mBridge, una infrastruttura di pagamento al di fuori dal sistema del dollaro e dallo Swift, il sistema di pagamenti controllato dagli Usa<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a>. In secondo luogo, molte banche centrali stanno liberandosi di treasury statunitensi. I treasury in custodia presso la Fed di New York per conto delle banche centrali di tutto il mondo erano a fine marzo 2025 pari a 2.933 miliardi di dollari ma ora sono scesi a 2.712 miliardi con una perdita in un solo anno di 221 miliardi. Il livello attuale \u00e8 il pi\u00f9 basso dal giugno 2012<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a>. A liberarsi delle riserve in treasury e a spostarsi sull\u2019oro, il cui valore \u00e8 enormemente cresciuto nell\u2019ultimo anno, sono stati soprattutto la Cina e il Giappone. In particolare, la Cina da un picco di 1.300 miliardi \u00e8 scesa a fine 2025 a 700 miliardi<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_edn6\" name=\"_ednref6\">[vi]<\/a>. Secondo il Fondo monetario internazionale, le banche centrali di tutto il mondo hanno ridotto la quota in dollari delle loro riserve totali dal 70% del 2004 al 56,7% attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi fenomeni, legati a una tendenza di lungo periodo connessa al declino dell\u2019egemonia statunitense e all\u2019ascesa della Cina, sono stati accentuati dalle politiche scelte recentemente dagli Usa. In primo luogo, dalla decisione di usare il dollaro e la piattaforma di transazioni finanziarie Swift come strumenti di sanzione contro i paesi avversari, a partire dalla Russia. Proprio per aggirare le sanzioni la Russia e l\u2019Iran hanno venduto e vendono petrolio e gas a India e Cina in valute diverse dal dollaro, in rubli, rupie o yuan renmimbi. Anche il congelamento degli investimenti russi all\u2019estero in dollari ha scosso la fiducia nel dollaro da parte di molti governi e banche centrali, soprattutto del Sud globale. In secondo luogo, la fuga dai Treasury \u00e8 stata accentuata a partire dall\u2019aprile del 2025 con l\u2019introduzione di alti dazi sulle importazioni da parte dell\u2019amministrazione Trump. I dazi hanno minato il meccanismo che regge da tempo i rapporti tra gli Usa e molti paesi, compresi quelli del Sud globale. In pratica, i paesi grandi esportatori, come la Cina, che realizzavano un importante surplus commerciale verso gli Usa, si impegnavano a reinvestire il loro surplus in treasury. In questo modo, gli Usa ottenevano due piccioni con una fava: semplicemente stampando dollaro finanziavano il loro deficit sia commerciale sia statale. Quindi, l\u2019aumento dei dazi, riducendo le importazioni e innescando rappresaglie, in particolare da parte della Cina, ha contribuito a far calare le riserve in treasury.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra potrebbe aver accentuato ulteriormente questi processi. Infatti, da quando \u00e8 scoppiata le banche centrali a livello mondiale hanno dismesso ben 82 miliardi di treasury. Inoltre, la guerra, secondo Deutsche Bank, potrebbe ulteriormente minare il petrodollaro e rappresentare l\u2019inizio del petroyuan. In particolare, bisogner\u00e0 vedere quello che faranno i paesi produttori di petrolio del Golfo persico, come l\u2019Arabia saudita, grazie ai quali si sosteneva il petrodollaro e che al contempo investivano gli enormi surplus commerciali derivati dall\u2019esportazione di petrolio, gas, alluminio e fertilizzanti nell\u2019acquisto di treasury. Questi paesi, che confidavano nella protezione statunitense, a seguito della guerra hanno avuto infrastrutture e pozzi danneggiati dai missili dell\u2019Iran e hanno perso gli ingenti proventi dell\u2019export per la chiusura dello stretto di Hormuz. Del resto, lo yuan, anche se \u00e8 ancora lontano dal poter essere considerato una valuta di riserva alternativa al dollaro, sta internazionalizzandosi sempre di pi\u00f9. La Cina con una quarantina di banche centrali ha creato la pi\u00f9 grande rete mondiale di accordi di swap valutario. In questo modo, le banche centrali possono scambiare valute locali, facilitando il commercio, garantendo la liquidit\u00e0 senza passare sotto le forche caudine del dollaro e riducendo cos\u00ec la loro dipendenza dagli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ritornando alla logica della guerra, possiamo dire che questa va rintracciata nella natura socioeconomica degli Stati Uniti. Il settore dominate del capitale statunitense \u00e8 quello finanziario. Tale capitale ha una natura fondamentalmente parassitaria nei confronti del resto del mondo. Gli Usa non si limitano a estorcere un extra-profitto dai lavoratori dei paesi del Sud globale, attraverso le loro multinazionali e il meccanismo dello \u201cscambio ineguale\u201d, ma attirano capitali da tutto il mondo verso i loro mercati finanziari, che rimangono i pi\u00f9 importanti a livello mondiale, e verso le loro multinazionali che sono quotate presso le borse Usa. Gli Usa sono uno stato parassitario, perch\u00e9 sono il pi\u00f9 grande debitore internazionale, e devono costringere il resto del mondo a finanziare questo debito. Gli Usa sono come un tossicodipendente che ha bisogno di sempre maggiori quantit\u00e0 della sostanza da cui dipende. Il debito statunitense, infatti, \u00e8 sempre pi\u00f9 grande e il suo stesso meccanismo di finanziamento lo accresce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il punto, quindi, \u00e8 che il capitalismo nel suo stadio pi\u00f9 avanzato, quello imperialista, si fonda inevitabilmente sul capitale finanziario e, quindi, diventa sempre pi\u00f9 parassitario. Gli Usa sono arrivati al punto pi\u00f9 alto di questo stadio imperialista. La guerra e la forza militare sono lo strumento per continuare ad alimentare l\u2019afflusso di ricchezza dal resto del mondo. Il meccanismo di questo afflusso si basa in parte rilevante sul petrodollaro. Come abbiamo detto sopra, gli Usa, a differenza della Gran Bretagna di un secolo fa, sono importatori netti di capitali dall\u2019estero. La verit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 che la Gran Bretagna risultava esportatrice netta di capitale, in quanto poteva beneficiare del trasferimento di ricchezze, oro e capitali dalle sue colonie, in particolare dall\u2019India. L\u2019imperialismo statunitense attuale, per\u00f2, non potendosi fondare sulle colonie, deve fare affidamento sul petrodollaro. Per questa ragione, il peggioramento della posizione finanziaria negativa sull\u2019estero, unita al processo di dedollarizzazione, cio\u00e8 di erosione del ruolo mondiale del dollaro, ha spinto Trump a cercare di ristabilire il pieno controllo sull\u2019area, quella mediorientale, dove ci sono le riserve di petrolio pi\u00f9 vaste, di migliore qualit\u00e0 e pi\u00f9 a buon mercato. Per raggiungere questo obiettivo bisognava, per\u00f2, distruggere l\u2019Iran come stato sovrano e indipendente dall\u2019imperialismo. Il ruolo neocoloniale di Israele \u00e8 funzionale e coerente con quello imperialista degli Usa. Sono le due facce della stessa medaglia. Ma non si pu\u00f2 certo dire che gli Usa siano stati spinti in guerra da Israele pi\u00f9 che dai loro meccanismi economici interni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una sorta di eterogenesi dei fini, le politiche di Trump, tese dichiaratamente a restaurare il pieno dominio mondiale statunitense, stanno producendo proprio l\u2019effetto contrario, accentuando la contraddizione tra aumento dell\u2019indebitamento e indebolimento dello strumento per finanziarlo. La politica dei dazi avrebbe dovuto permettere la reinternalizzazione delle produzioni manifatturiere negli Usa e la riduzione del debito, secondo le affermazioni di Trump. In realt\u00e0, una certa reinternalizzazione pu\u00f2 probabilmente avvenire soltanto per quanto riguarda quelle produzioni che sono pi\u00f9 strategiche o legate all\u2019apparato militare-industriale. Il vero obiettivo dei dazi era quello di drenare capitali esteri negli Usa, scambiando l\u2019abbassamento dei dazi con investimenti miliardari in attivit\u00e0 produttive e finanziarie, come i treasury a lunga scadenza. Invece, come abbiamo visto, i dazi rischiano di inceppare il meccanismo stesso della domanda mondiale di treasury. L\u2019esercizio della forza militare, dall\u2019altro lato, avrebbe dovuto puntellare il petrodollaro e il dominio mondiale degli Usa, e invece li sta indebolendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0 \u00e8 che il dominio della tecnologia, i bilanci militari miliardari, e la preponderanza dei mezzi di distruzione non sono sempre sufficienti a piegare l\u2019avversario n\u00e9 risparmiano dal commettere errori marchiani. Trump, nel calcolo della equazione con cui avrebbe dovuto trovare la soluzione alla crisi americana, non ha considerato l\u2019indisponibilit\u00e0 del cittadino medio americano a farsi trascinare nell\u2019ennesima e sanguinosa avventura all\u2019estero e, sopra ogni altro fattore, la determinazione e la capacit\u00e0 di resistenza dell\u2019Iran e del suo popolo. Rimane il fatto che, per quanto cambino i loro presidenti, se gli Usa manterranno la loro natura imperialista, rimarr\u00e0 sempre alto il pericolo dello scoppio di guerre tremendamente distruttive.<\/p>\n<hr \/>\n<h6 style=\"text-align: justify\">Note<\/h6>\n<pre style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> Niall Ferguson, <em>Impero. Come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno<\/em>, Mondadori, Milano 2009, pp. 306-307.\r\n\r\n<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> Bureau of Economic Analysis (Us Department of Commerce), <em>Us International Transactions and Investment Position<\/em>, 4<sup>th<\/sup> quarter and Year 2025. <a href=\"https:\/\/www.bea.gov\/news\/2026\/us-international-transactions-and-investment-position-4th-quarter-and-year-2025\">https:\/\/www.bea.gov\/news\/2026\/us-international-transactions-and-investment-position-4th-quarter-and-year-2025<\/a>\r\n\r\n<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> Bureau of Economic Analysis (Us Department of Commerce), <em>Us International Trade in Goods and Services<\/em>. <a href=\"https:\/\/www.bea.gov\/data\/intl-trade-investment\/international-trade-goods-and-services.\">https:\/\/www.bea.gov\/data\/intl-trade-investment\/international-trade-goods-and-services.<\/a>\r\n\r\n<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> Sissi Bellomo, \u201cLa guerra incrina il sistema del petrodollaro\u201d, <em>il Sole24ore<\/em>, 31 Marzo 2026.\r\n\r\n<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> Morya Longo, \u201cLe banche centrali vendono Treasury Usa: con la guerra scaricati 82 miliardi di dollari\u201d, <em>il Sole24ore<\/em>, 1\u00b0 aprile 2026.\r\n\r\n<a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/la-logica-dietro-lirrazionalita-della-guerra-contro-liran\/#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> Vito Lops, \u201cCina e Giappone riducono l\u2019esposizione ai Treasury\u201d, <em>il Sole24ore<\/em>, 3 dicembre 2025.<\/pre>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/32744-domenico-moro-la-logica-dietro-l-irrazionalita-della-guerra-contro-l-iran.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/32744-domenico-moro-la-logica-dietro-l-irrazionalita-della-guerra-contro-l-iran.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro) Un fenomeno politico o economico pu\u00f2 essere irrazionale quanto si vuole ma risponder\u00e0 sempre a una sua logica interna. Se vogliamo contrastare tale fenomeno dobbiamo andare oltre l\u2019apparente irrazionalit\u00e0 e scoprire la logica interna che lo muove. Questo \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per la guerra, che, pur essendo fondamentalmente dannosa per l\u2019umanit\u00e0 nel suo complesso, continua a essere frequentemente praticata in forme sempre pi\u00f9 distruttive. 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