{"id":9487,"date":"2013-09-12T07:26:08","date_gmt":"2013-09-12T07:26:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9487"},"modified":"2013-09-12T07:26:08","modified_gmt":"2013-09-12T07:26:08","slug":"paolo-muto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9487","title":{"rendered":"Paolo Muto"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/erasmo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"erasmo\" class=\"alignleft size-full wp-image-9488\" height=\"230\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/erasmo.jpg\" width=\"300\" \/><\/a><span style=\"line-height: 1.6em;\">Quella sera mia figlia dodicenne mi si avvicina spaventata: c&#39;&egrave; un&#39;ombra inquietante che la segue, mormorando frasi sconnesse. Come ogni anno stiamo andando a fare gli auguri di buon anno agli zii che ancora abitano nel quartiere dove ho trascorso la mia infanzia. L&#39;oscurit&agrave; unita alla nebbia rendono spettrali le deboli lampadine che illuminano gli androni da cui si dipanano le mille scale che salgono verso gli appartamenti. Sembra che il tempo e lo spazio siano sospesi in quell&#39;atmosfera surreale. Davanti a quell&#39;androne e dietro agli occhi impauriti di mia figlia scorgo una figura massiccia. Il nastro delle memorie viene improvvisamente riavvolto quando bofonchia un&#39;altra frase sconnessa: quella voce la conosco, e viene da un tempo ormai lontano. Messaggi di familiarit&agrave; si sovrappongono a segnali di pericolo.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&ldquo;Ciao Paolo!&rdquo; L&#39;omone a quel punto snocciola una frase quasi intellegibile sui soldi e le sigarette. &ldquo;Mi spiace ma sai che non fumo&rdquo;, come se potessi ancora pretendere tale riconoscimento a distanza di quarant&#39;anni.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tRicordo che in quel quartiere c&#39;era un uomo incaricato di accendere le luci di tutti gli androni al calare delle tenebre, e spegnerle al sorgere del sole. Erano lampadine poco potenti, che servivano giusto per ricordarci che da qualche parte c&#39;erano gli scalini per salire in casa. Quel senso di precariet&agrave; che ha accompagnato l&#39;umanit&agrave; per millenni quando calava il sole, fu in qualche modo rispettato durante la mia infanzia. Oggi invece dev&#39;essere tutto perfettamente illuminato: la Luce pretende di sconfiggere cos&igrave; l&#39;Oscurit&agrave;. &rdquo;Si chiami l&#39;ENEL, sia fatta la Luce&rdquo; scriveva ironicamente Guccini.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tDopo cos&igrave; tanti anni quella sera mi&nbsp;aveva offerto ancora il senso di penombra della mia infanzia. Ad un tratto vedo la sua faccia, illuminata dalla fioca luce. E&#39; segnata dal tempo, che con le sue lame traccia profondi solchi nel volto, e ha lo stesso sguardo un po&#39; perso di allora.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tMe lo ricordo ancora com&#39;era. Per me ragazzino mingherlino e timido quel marcantonio di due metri dal carattere imprevedibile rappresentava il limite invalicabile a cui era sconsigliabile avvicinarsi. La sua presenza fisica lasciava poco spazio a discussioni: se decideva, ad esempio, di scimmiottare un vigile e dirigere il traffico (con quali risultati lo potete immaginare) nessuno poteva azzardarsi a contestargli il ruolo che improvvisamente si era cucito addosso. Anche perch&egrave; le sue risposte erano sempre burbere, e non valeva la pena rischiare.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tNon aveva i denti davanti, e questo, unito all&#39;espressione facciale stralunata, gli conferiva un&#39;assoluta perentoriet&agrave; nel momento in cui decideva di parlare. Beh, parlare&#8230;.non a caso lo chiamavamo Paolo Muto. Non ho mai conosciuto il suo vero cognome. N&egrave; d&#39;altronde noi ragazzi ci chiamavamo per cognome. I soprannomi andavano per la maggiore. Insomma non capivamo come facesse ad addentare un panino, senza quei denti. N&egrave; come e perch&egrave; Madre Natura avesse fatto nascere una creatura di quel tipo. Voglio dire cos&igrave; grande e grosso, potenzialmente utile e invece&#8230;.eccolo l&agrave; a dirigere il traffico (si fa per dire). Neanche capace di parlare. Capace per&ograve; di scroccare sigarette, che fumava senza neanche aspirare. Insomma un bell&#39;enigma.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tEppure, come Cipoli[1] faceva parte della vita di quartiere. Ne era parte integrante. Non era l&#39;emarginato di oggi che viene tenuto nascosto per un malcelato senso di pudore o di disagio: tutti lo conoscevano e lo accettavano. E nessuno si vergognava di quello che era o faceva. In quartiere c&#39;era anche un tale Zangrossi che se ne andava in giro in bici con un volante di automobile montato al posto del manubrio. Quella&nbsp;cosa ci incuriosiva parecchio. Oggi nessuno vorrebbe cimentarsi in modifiche bizzarre, perch&egrave; nessuno vuole sfidare il rassicurante senso comune. In quei giorni invece c&#39;era una tacita gara a chi sapeva osare di pi&ugrave;. Beh, ci deve pur essere una differenza tra il &#39;68 ed il Nuovo Millennio del Pensiero Unico, no?\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tQui mi sento di fare un paio di discorsi: uno sulle comunit&agrave; (o societ&agrave;) inclusive e l&#39;altro sul senso di normalit&agrave;. I due ragionamenti sono intimamente connessi. Le comunit&agrave; inclusive che accettano tranquillamente la diversit&agrave; altrui hanno un senso di &ldquo;normalit&agrave;&rdquo; molto diverso dalle comunit&agrave; che escludono, dotate come sono di un senso ristretto di &ldquo;normalit&agrave;&rdquo;. Fateci caso: le &ldquo;societ&agrave; esclusive&rdquo; (jet set ad es.) sono gruppi di persone che accettano solo i loro simili: ricchi e di buon aspetto, portatori sani di bon ton e bon mot. E non facciamoci mancare, per carit&agrave;, la &ldquo;vacanza esclusiva&rdquo; trascorsa in un &ldquo;villaggio esclusivo&rdquo;, quintessenza dell&#39;individualismo (particolarismo) di maniera.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tAl contrario le societ&agrave; inclusive offrono diritto di cittadinanza a chiunque, avendo innalzato al limite superiore la soglia di tolleranza. Esclusivit&agrave; ed esclusione sono mal tollerate. C&#39;&egrave; molto Occidente in tutta questa storia. Mentre i Nativi americani consideravano i pazzi come un veicolo importante verso il mondo degli Spiriti, nel Vecchio Continente suscitava scandalo il libro di Erasmo da Rotterdam &ldquo;Elogio&nbsp;della follia&rdquo;. Si narra che prima della straordinaria battaglia di Little Big Horn, i capi trib&ugrave; avessero consultato tre pazzi per conoscere l&#39;esito della battaglia, e solo dopo alcune trattative con gli spiriti i tre confermarono la morte di tutte le &ldquo;giacche blu&rdquo; di Custer. Cosa che poi avvenne.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tOgni comunit&agrave; ha all&#39;interno persone &ldquo;diverse&rdquo;. Quindi ci&ograve; che cambia &egrave; il rapporto che si crea con tali persone: le si pu&ograve; accettare oppure respingere. Oggi il mito della societ&agrave; esclusiva, dove il benessere ha sostituito l&#39;accoglienza, &egrave; un valore sociale fondante. E questo &egrave; un generoso invito alla creazione di un senso molto rigido di normalit&agrave;. I diversi se ne devono stare lontani: niente bici col volante o improvvisati interventi sul traffico.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tCi&ograve; che definiamo come &ldquo;normalit&agrave;&rdquo; varia a seconda di quanto distanti piantiamo i paletti dalle opinioni che abbiamo: da tale concetto di normalit&agrave; si dipanano una serie di atteggiamenti.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tIl buon funzionamento della nostra complicata ed escludente societ&agrave; si basa su un&#39;enorme coerenza di intenti e funzioni. Tutto ci&ograve; che tende ad allargare il senso di &ldquo;normalit&agrave;&rdquo; (includendo piuttosto che escludendo) &egrave; una minaccia al senso di umanit&agrave; asettica ed efebica che ci siamo scelti.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tLa diversit&agrave;, oggi molto pi&ugrave; di ieri, non &egrave; molto bene accetta e l&#39;Altro, tesoro di significati secondo Lacan, si &egrave; perso nei labirinti creati ad hoc dai simulacri postmoderni. I simulacri (credere cio&egrave; nel gadget esclusivo o nei simboli istillati ad hoc dalla propaganda pubblicistica) hanno ormai definito in modo inequivocabile l&#39;esclusione dell&#39;Altro, avvicinando sempre pi&ugrave; quei paletti di cui parlavo.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tGli androni scuri (ed in generale tutti i luoghi dove l&#39;oscurit&agrave; pu&ograve; vantare qualche diritto) hanno lasciato il posto ad asettici e ben illuminati spazi dove tutto appare ben definito nel nome della presunta vittoria della Luce contro le Tenebre, simulacro che da quando &egrave; saldamente in mano ai WASP non ha cessato di produrre politiche di esclusione (Afganistan, Iraq, Libia e ultimamente Siria) proprio per sventare quello &ldquo;scontro di civilt&agrave;&rdquo; che altri studiosi (Courbage, Todd) non afflitti dalla malattia WASP d&#39;oltreoceano dichiarano apertamente essere frutto di paranoia da paletti troppo vicini. E cos&igrave; la nota legge del contrappasso trova un&#39;ulteriore conferma: per evitare lo scontro si creano guerre.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tLa mia vita &egrave; costellata di presenze oblique, persone dalle connotazioni trasversali difficilmente riducibili a semplici archetipi. Paolo Muto fa sicuramente parte di quelle persone che mi hanno insegnato (obbligato?) a vivere assieme agli &ldquo;stranieri&rdquo; portatori di alterit&agrave;. Situazioni analoghe sono impensabili nel mondo di oggi, zeppo com&#39;&egrave; di tweet e sms, simulacri postmoderni della relazione con l&#39;Altro, dove basta un click di tastiera per bloccare per sempre le presenze scomode e riallineare i nostri amati paletti in base a ci&ograve; che noi reputiamo normale e giusto.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tPaolo Muto rappresenta la possibilit&agrave; che il percorso lineare della Vita, dettato da un Tempo lineare e operante in uno Spazio lineare, possa in realt&agrave; procedere per approssimazioni successive, per adattamenti e scarti improvvisi. E&#39; l&#39;incognita irrisolvibile che impedisce la corretta soluzione mentre rende la facile prevedibilit&agrave; un&#39;illusione.\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<em>&ldquo;Sono due i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l&#39;animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi.&rdquo;<\/em>\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\tErasmo da Rotterdam\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t[1]<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3872\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3872<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella sera mia figlia dodicenne mi si avvicina spaventata: c&#39;&egrave; un&#39;ombra inquietante che la segue, mormorando frasi sconnesse. Come ogni anno stiamo andando a fare gli auguri di buon anno agli zii che ancora abitano nel quartiere dove ho trascorso la mia infanzia. 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