{"id":94932,"date":"2026-04-17T08:00:50","date_gmt":"2026-04-17T06:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94932"},"modified":"2026-04-16T08:30:30","modified_gmt":"2026-04-16T06:30:30","slug":"perche-odiare-la-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94932","title":{"rendered":"Perch\u00e9 odiare la Russia?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LAFIONDA (Matteo Bortolon)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/i__id9951_w500__1x.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/i__id9951_w500__1x.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-post\"><span class=\"span-info\"><i class=\"fas fa-calendar-alt\"><\/i>15 Apr , 2026<\/span>|<span class=\"span-info\"><i class=\"fas fa-user\"><\/i><a class=\"author url fn\" title=\"Articoli di Matteo Bortolon\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/author\/bortolon\/\" rel=\"author\">Matteo Bortolon<\/a><\/span><span class=\"sep-cat sep-cat-margin\">\u00a0|\u00a0<\/span><i class=\"fas fa-angle-double-right\"><\/i><a title=\"2026\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/archivio\/2026\/\">2026<\/a><span class=\"sep-cat sep-cat-margin\">\u00a0|\u00a0<\/span><i class=\"fas fa-angle-double-right\"><\/i><a title=\"Recensioni\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/terzapagina\/recensioni\/\">Recensioni<\/a><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>Il testo di Hauke Ritz dal titolo \u201c<em><a href=\"https:\/\/fazieditore.it\/libro\/9791259678164\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Perch\u00e9 l\u2019Occidente odia la Russia<\/a><\/em>\u201d (Fazi, 2026) intende dare una spiegazione coerente e profonda dell\u2019ostilit\u00e0 del fronte euroatlantico verso la Federazione russa.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che lo scoppio della guerra in Ucraina ha aperto una profonda crisi dei rapporti con Mosca: la critica della violazione del diritto internazionale (con un\u2019esaltazione degli ucraini assai sopra le righe) ha avuto toni cos\u00ec duri da tradire un\u2019avversione verso il gigante asiatico, stigmatizzato come Paese autoritario, se non fascistoide (la classica\u00a0<em>reductio ad Hitlerum<\/em>, spesso dispensata dalla pi\u00f9 crassa ignoranza), quasi da condannare assieme alla sua stessa cultura: si sono avuti numerosi esempi di boicottaggio culturale di artisti russi, senza che ci si sia mai sognati di proporre misure del genere per potenze assai pi\u00f9 aggressive come Usa e Israele. \u00c8 quasi inutile fare i nomi di personaggi clowneschi quali Calenda e Picierno, fulgidi nella loro nullit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di tali bassezze, si registra un atteggiamento aggressivamente ostile verso la Russia come soggetto geopolitico e sistema di governo anche in ambiti indubbiamente meno sbracati, come l\u2019accademia, che pullula di figure universitarie pronte a riversare sul gigante euroasiatico lo stigma di autoritarismo, identitarismo e fascismo. La politologa francese Marl\u00e8ne Laruelle ha pubblicato da pochi anni un testo intitolato\u00a0<em>Is Russia Fascist?<\/em>, indirizzato a colleghi che hanno adottato tale posizione come categoria analitica.<\/p>\n<p>L\u2019autore, di formazione filosofica e interessato alla sfera geopolitica, vede questo tipo di fenomeno come lo sbocco di fattori molto pi\u00f9 profondi e di lunga durata. I primi quattro capitoli svolgono compiutamente il tema sul piano politico-strategico, gli ultimi due su quello pi\u00f9 squisitamente culturale. La premessa fondamentale \u00e8 che, se c\u2019\u00e8 odio per la Russia, non si tratta di qualcosa che sgorga spontaneamente dalle popolazioni, ma viene promosso dall\u2019alto \u2014 e, in questo, aggiungiamo noi, si colloca il limite di questo tipo di operazioni.<\/p>\n<p>L\u2019Europa, nel suo attuale assetto, non esce bene dal libro: potremmo dire che una delle premesse \u00e8 proprio la constatazione della sua decadenza politica, ridotta a essere una pedina di Washington e governata da un\u2019oligarchia la cui maggiore aspirazione \u00e8 scodinzolare con la maggiore energia possibile. Torniamo quindi al 1989 e alla promozione di un\u2019agenda unipolare: l\u2019autore ricostruisce la progettualit\u00e0 di dominio messa pi\u00f9 volte per iscritto, fra cui si distingue il movimento neoconservatore. Ritz, in pi\u00f9 parti del testo, istituisce un istruttivo confronto fra Usa ed Europa: mentre quest\u2019ultima, in base alla sua storia di frammentazione politica, avrebbe gli strumenti per concepire un ordine mondiale basato sul rispetto di tutte le sovranit\u00e0, gli statunitensi si sono gettati, senza troppe remore, in un progetto di dominio universale. Grazie al predominio economico acquisito, hanno messo in cantiere un modello di ordine mondiale in cui i leader europei avrebbero scoperto di non contare pi\u00f9 nulla. La principale mossa in tal senso sarebbe stata, per l\u2019autore, la serie di allargamenti di Ue e Nato, che condannava l\u2019Europa a un insieme di nullit\u00e0 politiche.<\/p>\n<p>Allargare i confini dell\u2019atlantismo fino ai confini della Russia significava anche rinunciare a un ordine di sicurezza che la includesse, ponendosi invece in rotta di collisione. Cosa che, infatti, \u00e8 avvenuta.<\/p>\n<p>Varie motivazioni sono addotte per questa scelta: prima di tutto la potenza militare e diplomatica del Paese. Mosca, nonostante la retrocessione da superpotenza mondiale, restava una potenza nucleare di primo piano, e l\u2019implosione che \u2014 secondo le aspettative Usa \u2014 l\u2019avrebbe definitivamente ridimensionata, in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 stata. In tal modo, la Russia \u00e8 rimasta una presenza cui alcuni nemici degli Usa, come l\u2019Iran, potevano trovare una sponda per non cedere del tutto al debordante potere statunitense. Lo stesso dicasi per la sua diplomazia, che \u00e8 fra le pi\u00f9 autorevoli e ricche di contatti al mondo, in virt\u00f9 di essere stata un\u00a0<em>player<\/em>\u00a0di livello globale durante la Guerra fredda. Il testo ricapitola inoltre come gli Usa abbiano legato il primato del dollaro, come risorsa geostrategica, alle materie prime, di cui per\u00f2 la Russia \u00e8 ricca; e, se essa avesse conservato la sua sovranit\u00e0, sarebbe sempre stata una spina nel fianco. Tutti motivi che rendevano la prospettiva dell\u2019implosione di tale Paese altamente attraente.<\/p>\n<p>I due capitoli successivi sono anche pi\u00f9 affascinanti, sebbene dotati di argomenti molto pi\u00f9 controversi. Essi sono incentrati sulla \u201cguerra fredda culturale\u201d dispiegata durante il confronto bipolare contro il comunismo: per scalfire il primato delle sinistre comuniste e socialiste, in un quadro in cui partiti di simile orientamento erano pienamente competitivi sul piano elettorale (pensiamo solo al PCI), gli apparati Usa, come la Cia, hanno favorito \u2014 se non attivamente promosso \u2014 filoni culturali critici verso l\u2019Urss. La lungimiranza di tali politiche avrebbe promosso un tipo di filosofia e cultura postmodernista e, sul piano pi\u00f9 prettamente politico, una strategia di aggiramento: anzich\u00e9 combattere l\u2019identit\u00e0 di sinistra in s\u00e9, promuovere versioni di sinistra non comunista.<\/p>\n<p>A tal fine, non ci si doveva pi\u00f9 concentrare sulle principali contraddizioni del capitalismo, vale a dire il conflitto tra capitale e lavoro, tra guerra e pace, tra imperialismo e critica dell\u2019imperialismo stesso, ma si doveva indirizzare l\u2019attenzione della societ\u00e0 sulle contraddizioni secondarie del capitalismo, quindi su quelle che rappresentano i sintomi di una acuita concorrenza capitalista: ad esempio, la discriminazione razziale, la sottomissione delle donne, lo sfruttamento della natura, cos\u00ec come, in generale, tradizioni desuete e repressive, tra le quali l\u2019atteggiamento della Chiesa cattolica verso la sessualit\u00e0 e contraddizioni simili. Si doveva, in pratica, reindirizzare l\u2019attenzione della sinistra dal bene comune ai diritti individuali, con lo scopo di creare una sinistra non comunista e, allo stesso tempo, liberale, che spostasse l\u2019attenzione dai diritti sociali ai diritti civili. Di tutte le misure che furono adottate durante la guerra fredda culturale e che sono state fin qui citate, fu questa reinterpretazione della consapevolezza di s\u00e9 della sinistra quella che ottenne maggior successo (p. 195).<\/p>\n<p>Risulta quasi inutile rimarcare come la odierna sinistra, che rinviene il suo\u00a0<em>depositum fidei<\/em>\u00a0in diritti umani, green, minoranze e orizzonte Lgbt (magari abbracciando l\u2019europeismo), sia lo sbocco finale di tale percorso.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: la promozione di una cultura simile, lungi dal limitarsi all\u2019obiettivo di disattivare una corrente politica particolarmente ostile al dominio Usa, per l\u2019autore intende ridefinire la cultura mondiale, che, in virt\u00f9 dell\u2019espansione coloniale europea, ha allagato il mondo. In questo quadro, la Russia sarebbe l\u2019unico Paese dotato di sovranit\u00e0 sostanziale, e non meramente formale (come invece l\u2019Italia), che condivide la stessa base culturale europea e che quindi, differentemente da Paesi importanti ma lontani da tali coordinate, come India, Cina e Iran, pu\u00f2 capire cosa sta accadendo e la posta in gioco delle trasformazioni in corso.<\/p>\n<p>Tale linea argomentativa, incentrata sulle trasformazioni culturali, per chi scrive \u00e8 la parte pi\u00f9 affascinante del testo, nonch\u00e9 la pi\u00f9 originale e discutibile nel senso migliore del termine, cio\u00e8 capace di provocare gli spiriti e invogliare a una discussione, tanto pi\u00f9 necessaria in quanto postmodernismo e sinistra non di classe costituiscono, irrefutabilmente, alcune delle coordinate essenziali delle societ\u00e0 europee.<\/p>\n<p>Meno originale ma pi\u00f9 solido pu\u00f2 essere considerato l\u2019ultimo capitolo, in cui l\u2019autore formula alcune proposte. Ritz, come ha mostrato nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bjfjSdqoj9M\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">intervista<\/a>\u00a0all\u2019amica giornalista Tatiana Santi in merito alla sua opera, \u00e8 ottimista: ci vorr\u00e0 tempo, forse generazioni intere, ma alla fine vedremo la luce. Si pu\u00f2 sintetizzare la componente propositiva come la morte della nozione di \u201cOccidente\u201d: il testo vede tale termine di riferimento come un\u2019identit\u00e0 politico-culturale che accomuna e unisce Usa ed Europa, con dominio statunitense. Le sue conseguenze sono, da un lato, la subordinazione del Vecchio continente \u2014 \u201cgli europei [\u2026] hanno perso la capacit\u00e0 di guardare a se stessi con occhi che non fossero quelli americani\u201d (p. 287) \u2014 e, dall\u2019altro, l\u2019esclusione della Russia, sebbene le sue radici nel medesimo\u00a0<em>humus<\/em>\u00a0culturale siano indiscutibili. Occorre quindi ripristinare un\u2019autonomia culturale e geostrategica, in modo da rompere con tale vassallaggio e aiutare a far nascere quel multipolarismo che i dati demografici ed economici ci presentano come ineluttabile.<\/p>\n<p>Chi scrive considera il testo di Hauke Ritz di enorme valore, anche quando alcune tesi presentate appaiono spericolate o molto ardite, prima fra tutte l\u2019enfasi sulla \u201cguerra fredda culturale\u201d in connessione col postmodernismo. L\u2019autore si riferisce a un consolidato filone di ricerca che tende a vedere molte istanze della modernit\u00e0 come traduzione laica di elementi del pensiero giudaico-cristiano, ad esempio il progresso derivato dalla concezione del tempo teleologica e lineare biblica; meravigliosamente esplicativa la citazione di K. L\u00f6with a p. 220. Su questa base vede l\u2019affermazione del postmodernismo come un attacco diretto all\u2019identit\u00e0 cristiana della cultura occidentale, portando in auge la visione del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, con la sua nota pretesa di trasmutazione dei valori. L\u2019offensiva culturale della guerra fredda sarebbe ispirata a lui. Nel capitolo 6 (pp. 232-240) si svolge una interessante ricognizione del pensiero reazionario e anticristiano del filosofo tedesco, fino a mostrarne le connessioni con pulsioni potenti del pensiero contemporaneo: neopaganesimo, ripresa del mito, oblio della trascendenza. Ma non si capisce se questo sia uno sviluppo autonomo della cultura contemporanea, sostenuto e amplificato dalle forze della guerra fredda culturale, o se corrisponda a una effettiva progettualit\u00e0 degli apparati nordatlantici. Per quanto le tecniche di manipolazione comunicativa si siano affinate, \u00e8 difficile pensare che gli sviluppi culturali degli ultimi decenni siano riconducibili a una premeditazione intenzionale di apparati. O forse \u00e8 solo la nostra speranza.<\/p>\n<p>Per quanto il parere dell\u2019autore sull\u2019Europa nel suo attuale assetto Ue sia spietato, non abbandona la speranza che essa possa sganciarsi dal mortale abbraccio con il suo padrone atlantico. Questo, a ben vedere, rappresenta forse l\u2019elemento pi\u00f9 utopico, nonch\u00e9 un tardo residuo di europeismo: per quale motivo dovrebbe essere il continente intero ad agire in tal senso e non singoli Stati? Abbandonato il debole e incerto legame dei trattati attuali, sembra pi\u00f9 probabile che alcune nazioni recuperino le loro basi culturali e autonomia politica e altre siano sussunte nel grembo dell\u2019imperialismo Usa in modo irredimibile. Ma, parlando di un processo di generazioni, non si pu\u00f2 escludere nulla. Nemmeno una resurrezione dell\u2019Europa, che appare oggi un continente cos\u00ec esangue e disastrato da non far intravedere alcun tipo di redenzione possibile.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/15\/perche-odiare-la-russia\/\" data-a2a-title=\"Perch\u00e9 odiare la Russia?\"><a class=\"a2a_button_facebook\" title=\"Facebook\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Facebook<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_twitter\" title=\"Twitter\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Twitter<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_whatsapp\" title=\"WhatsApp\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#whatsapp\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">WhatsApp<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_telegram\" title=\"Telegram\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#telegram\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Telegram<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_copy_link\" title=\"Copy Link\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#copy_link\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Copy Link<\/span><\/a><a class=\"a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share\" href=\"https:\/\/www.addtoany.com\/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafionda.org%2F2026%2F04%2F15%2Fperche-odiare-la-russia%2F&amp;title=Perch%C3%A9%20odiare%20la%20Russia%3F\"><span class=\"a2a_label a2a_localize\" data-a2a-localize=\"inner,Share\">Condividi<\/span><\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Di:\u00a0<span class=\"nome-autore\"><a class=\"author url fn\" title=\"Articoli di Matteo Bortolon\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/author\/bortolon\/\" rel=\"author\">Matteo Bortolon<\/a><\/span><\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/15\/perche-odiare-la-russia\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/15\/perche-odiare-la-russia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LAFIONDA (Matteo Bortolon) 15 Apr , 2026|Matteo Bortolon\u00a0|\u00a02026\u00a0|\u00a0Recensioni Il testo di Hauke Ritz dal titolo \u201cPerch\u00e9 l\u2019Occidente odia la Russia\u201d (Fazi, 2026) intende dare una spiegazione coerente e profonda dell\u2019ostilit\u00e0 del fronte euroatlantico verso la Federazione russa. \u00c8 noto che lo scoppio della guerra in Ucraina ha aperto una profonda crisi dei rapporti con Mosca: la critica della violazione del diritto internazionale (con un\u2019esaltazione degli ucraini assai sopra le righe) ha avuto toni cos\u00ec&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oHa","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94932"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=94932"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94932\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":94933,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94932\/revisions\/94933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=94932"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=94932"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=94932"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}