{"id":94948,"date":"2026-04-16T11:55:59","date_gmt":"2026-04-16T09:55:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94948"},"modified":"2026-04-16T11:55:59","modified_gmt":"2026-04-16T09:55:59","slug":"le-guerre-di-israele-dopo-liran-la-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94948","title":{"rendered":"Le guerre di Israele: dopo l\u2019Iran, la Turchia?"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ANALISI DIFESA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/thumbs_b_c_224860db7eb96033f0dade96554fde38.jpg\" width=\"329\" height=\"185\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cLa Turchia\u00a0sar\u00e0 il prossimo nemico di\u00a0Israele\u201d,<\/em>\u00a0ha dichiarato il 13 aprile il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan (nelle foto sopra e sotto).\u00a0<em>\u201cLa strategia politica israeliana \u00e8 chiara. Sono incapaci di vivere senza un nemico e lo stato di guerra fa comodo a molte parti politiche, dopo l\u2019Iran sar\u00e0 la\u00a0Turchia\u00a0il prossimo Paese a finire nel mirino del linguaggio politico e retorico israeliano\u201d,<\/em>\u00a0ha detto Fidan in un\u2019intervista all\u2019agenzia di stampa Anadolu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Dopo l\u2019Iran,\u00a0Israele\u00a0non pu\u00f2 vivere senza un nemico<\/em>\u201c, ha detto Fidan. \u201c<em>Constatiamo che non solo l\u2019amministrazione (del premier Benjamin) Netanyahu, ma anche alcune figure dell\u2019opposizione \u2013 sebbene non tutte \u2013 stanno cercando di dichiarare la\u00a0Turchia\u00a0il nuovo nemico<\/em>\u201c, ha affermato il ministro.\u00a0<em>\u201cSi tratta di un nuovo sviluppo in\u00a0Israele\u2026che si sta trasformando in una strategia di Stato<\/em>\u201c, ha aggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le tensioni tra\u00a0Turchia\u00a0e\u00a0Israele\u00a0sono aumentate costantemente da quando \u00e8 scoppiata la guerra di Gaza in seguito all\u2019attacco transfrontaliero del movimento palestinese Hamas in\u00a0Israele\u00a0del 7 ottobre 2023.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196528 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/thumbs_b_c_c1947ce16cca789e54f77ee397b3bcd5.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La disputa \u00e8 entrata in una nuova fase nel fine settimana dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan (nella foto sotto), ha avvertito Donald Trump di \u201c<em>possibili provocazioni e sabotaggi<\/em>\u201d da parte di Israele su un eventuale accordo con l\u2019Iran dopo che l\u201911 aprile Netanyahu ha assicurato che Israele continuer\u00e0 a confrontarsi con Teheran e i suoi alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ipotesi di uno scontro diretto tra Israele e Turchia pu\u00f2 sembrare, a prima vista, un\u2019iperbole. Eppure, nel Medio Oriente uscito dalla guerra contro l\u2019Iran, anche gli scenari che fino a ieri apparivano estremi stanno entrando nell\u2019orizzonte del possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non perch\u00e9 una guerra tra Ankara e Tel Aviv sia imminente o inevitabile, ma perch\u00e9 si stanno accumulando sul terreno tutti gli ingredienti di una collisione: rivalit\u00e0 geopolitica, scontro ideologico, competizione per l\u2019influenza sulla Siria e una crescente disponibilit\u00e0 dei due attori a usare il linguaggio della forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196529 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/thumbs_b_c_79a5e62eb29b3b8d8f55422447f10efb.jpg\" alt=\"\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le relazioni tra Israele e Turchia sono state a lungo solide. Alla fine del Novecento i due Paesi avevano costruito un asse di cooperazione utile a entrambi: Israele vedeva nella Turchia un partner musulmano, militare e regionale di grande valore; Ankara considerava lo Stato ebraico una fonte preziosa di tecnologia avanzata, intelligence e cooperazione militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che proprio negli anni Novanta gli israeliani abbiano contribuito allo sviluppo iniziale delle capacit\u00e0 turche nel settore dei droni, strumenti destinati a sorvegliare i confini siriani e iracheni contro le infiltrazioni del Partito dei lavoratori del Kurdistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quell\u2019intesa si \u00e8 progressivamente logorata con l\u2019ascesa al potere del Partito della Giustizia e dello sviluppo e con l\u2019affermazione di Recep Tayyip Erdo\u011fan come leader di una Turchia sempre pi\u00f9 ambiziosa, pi\u00f9 assertiva e pi\u00f9 incline a proporsi come punto di riferimento del mondo musulmano sunnita. In questa strategia, la causa palestinese \u00e8 diventata uno strumento politico di legittimazione regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ankara ha intuito che il tema palestinese era stato abbandonato da gran parte del mondo arabo e ha cercato di occuparne lo spazio politico, trasformandolo in una piattaforma di consenso interno e di proiezione esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Il caso Mavi Marmara e la rottura politica<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019episodio che ha reso visibile questa frattura fu l\u2019assalto israeliano alla flottiglia diretta a Gaza nel maggio 2010, e in particolare al Mavi Marmara, nave turca sulla quale morirono nove attivisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora, le relazioni diplomatiche tra i due Stati hanno conosciuto una sequenza di rotture, riconciliazioni parziali e nuove tensioni. Ma la sostanza non \u00e8 mai cambiata del tutto: anche nei momenti peggiori, Israele e Turchia non hanno reciso davvero i canali di contatto, perch\u00e9 continuano ad avere bisogno l\u2019uno dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Israele dipende in parte dal corridoio energetico che passa dall\u2019Azerbaigian attraverso la Turchia. Ankara, a sua volta, resta interessata all\u2019innovazione israeliana, soprattutto in ambito tecnologico e militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo significa che, sotto la superficie dello scontro politico, \u00e8 rimasta viva una trama di interessi reali. Proprio questa ambivalenza rende il rapporto ancora pi\u00f9 instabile: non si tratta di due nemici assoluti, ma di due potenze regionali che cooperano quando conviene e si combattono quando il calcolo politico lo impone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>La Siria come punto di rottura<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 tuttavia in Siria che il rischio di incidente diventa concreto. La Turchia sostiene il nuovo potere a Damasco, ma soprattutto continua a considerare prioritaria la neutralizzazione delle formazioni curde nel nord del Paese. Per Ankara, idea stessa che nel Rojava (Kurdistan siriano) possa consolidarsi una realt\u00e0 troppo autonoma rispetto al centro siriano \u00e8 inaccettabile. La questione curda rimane il nervo scoperto della sicurezza nazionale turca, e tutta la politica siriana di Erdo\u011fan ruota intorno a questo obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196531\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/HCQWlGXXkAAR15K.jpg\" alt=\"\" width=\"865\" height=\"576\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Israele, invece, guarda con diffidenza al nuovo assetto siriano e non intende consentire che nel sud del Paese si formi uno spazio potenzialmente ostile. Da qui la volont\u00e0 di costruire una sorta di fascia di sicurezza, utilizzando anche minoranze locali come leva d\u2019influenza, e da qui anche la prosecuzione dei raid aerei con il pretesto di colpire depositi d\u2019armi che potrebbero, in futuro, tornare utili a forze filoiraniane. Ma il risultato reale di questi attacchi \u00e8 un altro: indebolire la Siria, impedire la sua stabilizzazione e ostacolare il consolidamento della presenza turca nel cuore del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altre parole, Israele e Turchia si trovano oggi a operare nello stesso teatro con obiettivi divergenti e potenzialmente incompatibili. In un simile contesto basta poco: un aereo abbattuto, un errore di calcolo, un attacco attribuito all\u2019altro campo, e il confronto indiretto pu\u00f2 trasformarsi in crisi aperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Ma Ankara non \u00e8 Teheran<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui per\u00f2 emerge la differenza decisiva. La Turchia non \u00e8 l\u2019Iran. \u00c8 membro della NATO, ospita installazioni strategiche fondamentali per l\u2019Alleanza e per gli Stati Uniti, a partire dalla base di Incirlik (nella foto sotto), oltre al comando terrestre alleato di Smirne. Un\u2019aggressione diretta contro Ankara non avrebbe dunque solo una valenza regionale: investirebbe l\u2019intera architettura atlantica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-196530 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/120529-F-GF478-089A.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Washington sarebbe uno scenario quasi insolubile. Israele resta il perno della presenza americana nel Levante, ma la Turchia \u00e8 un pilastro storico del fianco sud della NATO, cerniera tra Mediterraneo, Mar Nero, Caucaso e Medio Oriente. Sostenere senza riserve uno scontro contro Ankara significherebbe rischiare una crisi profonda dentro l\u2019Alleanza. Ecco perch\u00e9 un conflitto israelo-turco non sarebbe semplicemente una guerra in pi\u00f9, ma uno shock strategico capace di travolgere assetti consolidati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Valutazione militare e scenari possibili<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano militare, inoltre, la Turchia dispone di strumenti che l\u2019Iran non possiede nella stessa misura. Ha una vera marina da guerra, un\u2019aviazione consistente, un esercito di terra numeroso e un apparato industriale militare in crescita. Certo, non raggiunge il livello tecnologico israeliano in molti settori chiave, ma uno scontro ad alta intensit\u00e0 sarebbe devastante per entrambi. Israele manterrebbe un vantaggio qualitativo, soprattutto in intelligence, sistemi elettronici, superiorit\u00e0 tecnologica e capacit\u00e0 di attacco di precisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Turchia, per\u00f2, potrebbe contare su profondit\u00e0 strategica, massa militare e capacit\u00e0 di sostenere un confronto convenzionale pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-196532 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1468025-1-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scenario pi\u00f9 probabile non \u00e8 dunque una guerra totale immediata, ma una sequenza di crisi limitate: scontri per procura in Siria, incidenti aerei, escalation verbali, pressione diplomatica, operazioni coperte e uso politico delle rispettive opinioni pubbliche. Il vero pericolo \u00e8 che questa dinamica, una volta innescata, sfugga al controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea che, dopo l\u2019Iran, l\u2019attenzione israeliana possa concentrarsi sulla Turchia resta oggi una previsione estrema. Ma non \u00e8 pi\u00f9 una fantasia del tutto estranea al clima del tempo. Perch\u00e9 il Medio Oriente non sta entrando in una fase di stabilizzazione postbellica: sta scivolando verso una competizione sempre pi\u00f9 frammentata, nella quale ogni attore cerca di ridefinire a proprio vantaggio il vuoto lasciato dal ridimensionamento dell\u2019asse iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui che la Siria torna a essere il crocevia di tutto. Non solo terreno di contesa tra attori locali, ma spazio in cui si misurano le ambizioni turche, le paure israeliane, i limiti americani e la fragilit\u00e0 dell\u2019intero ordine regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se dovesse accadere un incidente serio tra Ankara e Tel Aviv, non si tratterebbe di un episodio periferico: sarebbe il segnale che la guerra mediorientale \u00e8 entrata in una nuova fase, pi\u00f9 mobile, pi\u00f9 opaca e forse ancora pi\u00f9 pericolosa di quella appena attraversata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Foto: Anadolu . Governo Israeliano e USAF<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/04\/le-guerre-di-israele-dopo-liran-la-turchia\/?_gl=1*1mie7tb*_up*MQ..*map__ga*MTQ4NTM3MDcwNC4xNzc2MzMzMTUx*map__ga_QBRKXG4M97*czE3NzYzMzMxNTEkbzEkZzAkdDE3NzYzMzMxNTEkajYwJGwwJGgw\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/04\/le-guerre-di-israele-dopo-liran-la-turchia\/?_gl=1*1mie7tb*_up*MQ..*map__ga*MTQ4NTM3MDcwNC4xNzc2MzMzMTUx*map__ga_QBRKXG4M97*czE3NzYzMzMxNTEkbzEkZzAkdDE3NzYzMzMxNTEkajYwJGwwJGgw<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Giuseppe Gagliano) \u201cLa Turchia\u00a0sar\u00e0 il prossimo nemico di\u00a0Israele\u201d,\u00a0ha dichiarato il 13 aprile il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan (nelle foto sopra e sotto).\u00a0\u201cLa strategia politica israeliana \u00e8 chiara. 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