{"id":94990,"date":"2026-04-21T09:13:14","date_gmt":"2026-04-21T07:13:14","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94990"},"modified":"2026-04-21T10:50:24","modified_gmt":"2026-04-21T08:50:24","slug":"le-scaramucce-di-cartapesta-meloni-e-schlein-duellano-sulla-pelle-dei-lavoratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94990","title":{"rendered":"Le scaramucce di cartapesta: Meloni e Schlein duellano sulla pelle dei lavoratori"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di CONIARE RIVOLTA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-image size-large\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/schelmel-copia.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6741\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/schelmel-copia.png?w=1024\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"490\" data-attachment-id=\"6741\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2026\/04\/16\/le-scaramucce-di-cartapesta-meloni-e-schlein-duellano-sulla-pelle-dei-lavoratori\/schelmel-copia\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/schelmel-copia.png\" data-orig-size=\"1284,615\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"SchelMEl copia\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/schelmel-copia.png?w=700\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Ad ascoltare il battibecco tra la leader del PD Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene spontaneo pensare al verso del poeta che, nella sua ultima opera, scrive: \u00abnon so se il riso o la piet\u00e0 prevale\u00bb. \u00c8 lo stesso sentimento che suscita la mancanza di pudore delle due presunte rivali della scena politica del Paese, entrambe impegnate a occultare la realt\u00e0 e, senza esitazione, a tirare la corta coperta della narrazione sul mercato del lavoro ora da un lato ora dall\u2019altro. A rimanere scoperti e indifesi, di fronte ai venti di guerra e a una precarizzazione ormai di lungo periodo, sono invece proprio i lavoratori e le lavoratrici di questo Paese. Come non ci stanchiamo mai di dire, tuttavia, i fatti hanno la testa dura e, anche in questo caso, non possono che inchiodare entrambi gli schieramenti alle loro responsabilit\u00e0 decennali. La segretaria del PD, in sfregio alla decenza, ha accusato il Governo di aver accentuato la precariet\u00e0. Proprio lei, che guida il partito che ha animato la trentennale disarticolazione del mercato del lavoro, anche raccogliendo il lascito dei partiti che l\u2019hanno preceduto. Pronta la replica della Presidente del Consiglio che, approfittando della sciatteria dell\u2019opposizione parlamentare, ha sottolineato come sotto il suo governo si sia registrato un aumento di circa 1,5 milioni di lavoratori a tempo indeterminato a fronte di una riduzione di circa mezzo milione di lavoratori a tempo determinato. Tutto vero, se non fosse che il diavolo si annida nei dettagli. Guardiamo quindi cosa \u00e8 accaduto all\u2019occupazione in questo Paese negli ultimi anni.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Se si osserva l\u2019andamento complessivo, nel periodo successivo alla pandemia, l\u2019occupazione \u00e8 effettivamente cresciuta, anche se in misura moderata e con un evidente rallentamento negli anni pi\u00f9 recenti. Dal 2022 al 2025 il numero totale di occupati \u00e8 aumentato di poco meno di un milione di unit\u00e0, passando da circa 23,3 a poco pi\u00f9 di 24,1 milioni. Si tratta di una crescita reale ma contenuta, concentrata soprattutto nella fase di espansione post-Covid e dovuta alla crescita del PIL, sostenuta in quegli anni da programmi di spesa fiscali possibili grazie alla temporanea sospensione delle regole europee di bilancio. Ma siccome l\u2019austerit\u00e0 \u00e8 un tratto distintivo dell\u2019UE, e non potrebbe essere altrimenti, dal 2023, con il ritorno in vigore del Patto di stabilit\u00e0, si \u00e8 assistito al rallentamento della crescita economica e dunque anche della dinamica occupazionale. Gi\u00e0 da ci\u00f2, dovrebbe emergere che la premier ha ben pochi meriti da attribuirsi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Prima di procedere nel dettaglio, vale la pena chiarire un punto: anche nella visione pi\u00f9 ottimistica (o ingenua), sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di \u201crecupero\u201d che non di \u201caumento\u201d dell\u2019occupazione, poich\u00e8, se allarghiamo un po\u2019 di pi\u00f9 l\u2019orizzonte temporale e prendiamo in considerazione il numero di ore lavorate\u00a0\u00a0(in modo da neutralizzare anche l\u2019effetto degli accresciuti part-time pi\u00f9 o meno involontari), i dati EUROSTAT indicano un ammontare di 44.837.909 ore nel 2007 (prima dello scoppio della crisi finanziaria) e 44.560.823 nel 2023 (ultima annualit\u00e0 disponibile). In mezzo, le ore lavorate sono state sempre di meno, per cui anche considerando un qualche ulteriore aumento nell\u2019ultimo biennio (nel quale, come detto, la dinamica \u00e8 comunque rallentata) si tratta, sostanzialmente e finalmente, solo degli stessi numeri di 20 anni fa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Ma andiamo avanti. Scomponendo i pi\u00f9 recenti dati ISTAT, emerge che l\u2019aumento riguarda prevalentemente il lavoro dipendente. Tra il quarto trimestre del 2022, subito dopo l\u2019insediamento del governo, e il quarto del 2025, gli occupati dipendenti sono cresciuti di circa 600 mila unit\u00e0, mentre gli autonomi pur aumentando in misura pi\u00f9 limitata (+240 mila), hanno comunque raggiunto la cifra record di 5 milioni e duecentomila. \u00c8 dunque all\u2019interno del lavoro dipendente che si concentra la dinamica recente. Ed \u00e8 proprio qui che la narrazione governativa prova a trovare un appiglio: nello stesso periodo, infatti, i contratti a tempo determinato diminuiscono in modo quasi continuo, passando da circa 3 milioni a poco meno di 2,5 milioni, mentre i contratti a tempo indeterminato aumentano di oltre un milione, superando i 16,4 milioni. La quota di occupati stabili sul totale dei dipendenti cresce quindi in modo significativo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Prima di addentrarci nell\u2019analisi, ricordiamo anzitutto un elemento spesso rimosso nel dibattito pubblico: il contratto a tempo indeterminato oggi non coincide pi\u00f9 con quello tradizionale. Con il Jobs Act, introdotto nel 2014 dal governo guidato dal Partito Democratico, il contratto a tutele crescenti ha di fatto ridefinito il tempo indeterminato, riducendo in modo significativo le garanzie contro il licenziamento senza giusta causa. Si tratta quindi di una stabilit\u00e0 solo formale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Questa evoluzione si inserisce in una traiettoria di lungo periodo che, a partire dalla met\u00e0 degli anni Novanta, ha progressivamente deregolamentato il mercato del lavoro italiano. Dal pacchetto Treu alla legge Biagi, fino alle riforme degli anni successivi e al Jobs Act, la direzione \u00e8 stata quella di ampliare la flessibilit\u00e0 in entrata e in uscita e di ridurre i vincoli al licenziamento. Sotto tutti i governi che si sono susseguiti, di centro sinistra, di centro destra, tecnici, l\u2019attacco al mercato del lavoro \u00e8 stato sistematico e, addirittura, se si guardano gli indicatori OCSE, l\u2019Italia emerge come il paese che pi\u00f9 di tutti ha precarizzato il mercato del lavoro. In questo contesto, l\u2019aumento recente dei contratti a tempo indeterminato non segnala un rafforzamento delle tutele, ma si colloca all\u2019interno di un assetto istituzionale in cui il tempo indeterminato stesso ha perso gran parte della sua funzione originaria di protezione contro la precariet\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Chiarito questo, torniamo al decantato aumento del numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e chiediamoci da che dipende.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Dipender\u00e0 forse da un intervento deciso del Governo contro la precariet\u00e0? La risposta \u00e8 presto data. No, tutt\u2019altro!<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">A nostro avviso, sono due i fattori che spiegano questa dinamica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto, \u00e8 necessario guardare alla composizione dell\u2019occupazione per et\u00e0. L\u2019aumento dei contratti a tempo indeterminato \u00e8 infatti fortemente concentrato nelle classi pi\u00f9 anziane, anche in conseguenza dell\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, che ha determinato una maggiore permanenza in attivit\u00e0 di lavoratori gi\u00e0 occupati stabilmente. Questo produce un incremento quasi meccanico della quota di lavoratori a tempo indeterminato, per il semplice fatto che i lavoratori che restano pi\u00f9 a lungo nel mercato del lavoro sono, nella grande maggioranza dei casi, gi\u00e0 titolari di contratti stabili.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">La crescita degli indeterminati, infatti, deriva in larga parte \u2013 per circa l\u201985 per cento \u2013 dall\u2019aumento dell\u2019occupazione tra gli over-50, e in particolare tra gli over-60, mentre le classi centrali risultano sostanzialmente stabili e quelle pi\u00f9 giovani contribuiscono solo marginalmente. Nella fascia tra i 35 e i 49 anni si osserva addirittura una riduzione. La composizione dell\u2019occupazione si sposta quindi verso lavoratori con maggiore anzianit\u00e0 lavorativa, che hanno una probabilit\u00e0 molto pi\u00f9 elevata di essere occupati con contratti a tempo indeterminato.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">In altre parole, una parte rilevante dell\u2019aumento degli indeterminati non deriva da un cambio di passo delle politiche del governo in materia di precariet\u00e0, ma dal semplice fatto che una quota significativa della nuova domanda di lavoro, stimolata dalla crescita del PIL, sia stata assorbita dalla permanenza in attivit\u00e0 dei lavoratori pi\u00f9 anziani. Il loro peso relativo all\u2019interno della forza lavoro dipendente, infatti, \u00e8 aumentato in modo significativo, determinando un effetto di composizione che contribuisce a spiegare la crescita dei contratti stabili.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Una seconda componente rilevante \u00e8 rappresentata dalle decontribuzioni per le assunzioni a tempo indeterminato, una delle varie forme di regali e sconti alle imprese che da decenni vengono costantemente approvati dai governi di ogni colore di questo paese. Negli ultimi anni, diversi interventi hanno ridotto il costo contributivo del lavoro stabile, incentivando trasformazioni contrattuali e nuove assunzioni formali a tempo indeterminato. Se ne trova ampia traccia sul sito del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lavoro.gov.it\/temi-e-priorita\/previdenza\/focus-on\/previdenza-obbligatoria\/pagine\/esonero-contributivo\">Ministero del Lavoro<\/a>\u00a0per quanto riguarda gli interventi di riduzione degli oneri contributivi, mentre pi\u00f9 di recente il Governo ha optato per maxideduzioni a fini fiscali dei costi per il lavoro dipendente. Anche questo fattore contribuisce alla ricomposizione osservata nei dati, spingendo le imprese verso rapporti di lavoro nominalmente pi\u00f9 stabili perch\u00e9 pi\u00f9 economici. Si tratta, si badi bene, di una rivisitazione della mai abbastanza maledetta teoria del\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/07\/06\/la-truffa-del-cuneo-fiscale\/\">cuneo fiscale<\/a>, secondo cui il problema dei bassi salari e della bassa occupazione starebbe nella differenza fra il costo che pagano le imprese e il netto che finisce nelle tasche dei lavoratori, su cui davvero non vale la pena tornare ancora, tanto \u00e8 stata smentita dalla teoria e dai fatti. Ma stavolta c\u2019\u00e8 anche un altro aspetto: il Governo negli ultimi anni ha continuamente prodotto nuove misure di sostegno alle imprese (ad esempio: IRES premiale, iper ammortamenti, crediti d\u2019imposta di varie natura e specie), talvolta di breve durata, alla ricerca della forma perfetta (cio\u00e8 quella preferita dai padroni) per sostenere le imprese; gli interventi di agevolazione del lavoro dipendente sono solamente uno dei tanti modi con cui si \u00e8 alimentato questo flusso.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Inoltre, soffermandosi sulla composizione della forza lavoro, essa ha effetti anche sulla dinamica dei salari reali. Abbiamo pi\u00f9 volte sottolineato la difficile situazione distributiva del Paese. Anche l\u2019OCSE e l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ilo.org\/sites\/default\/files\/2024-11\/GWR-2024_Layout_E_RGB_Web.pdf\">ILO<\/a> hanno evidenziato come l\u2019Italia rappresenti un caso problematico per l\u2019andamento dei salari reali, con livelli che nel lungo periodo risultano stagnanti se non addirittura in riduzione.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Si potr\u00e0, tuttavia, sentire il Governo rivendicare aumenti salariali superiori alla media degli ultimi decenni e, anche in questo caso, occorrer\u00e0 guardare con attenzione ai dati. \u00c8 vero che, dopo la forte perdita di potere d\u2019acquisto legata alla crisi inflazionistica del 2022, i salari reali in Italia hanno mostrato una lieve risalita. Tuttavia, questa ripresa resta modesta, inferiore a quella osservata nella maggior parte delle altre economie avanzate, e soprattutto insufficiente a riportare i salari sui livelli precedenti allo shock inflazionistico.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Guardando ai dati AMECO sulla compensazione reale per dipendente, si osserva infatti una riduzione significativa nel 2023, seguita da un recupero molto graduale: i salari reali crescono di circa l\u20191,4 per cento nel 2024, dello 0,9 per cento nel 2025 e dello 0,9 per cento nel 2026. Si tratta di incrementi assai contenuti e insufficienti a compensare la perdita subita durante la fase inflazionistica cos\u00ec che, anche nel 2025, i salari reali sono restati inferiori ai livelli pre-crisi. Parte di questi incrementi \u00e8 stata inoltre annullata dal fiscal drag (cio\u00e8 l\u2019aumento del peso fiscale reale a causa dello spostamento verso scaglioni d\u2019imposta con aliquota pi\u00f9 alta in occasione di rinnovi contrattuali). Ed \u00e8 esattamente in questa situazione che ci troviamo in una fase in cui l\u2019inflazione prevedibilmente torner\u00e0 a crescere, a causa dell\u2019aggressione USA all\u2019 Iran.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 ancora un ulteriore elemento: anche l\u2019aumento dei salari medi, infatti, risente del cambiamento nella composizione della forza lavoro. La maggiore permanenza in attivit\u00e0 dei lavoratori pi\u00f9 anziani, che percepiscono retribuzioni mediamente pi\u00f9 elevate, tende infatti a far crescere il salario medio anche in assenza di incrementi diffusi delle retribuzioni individuali. I differenziali per et\u00e0 sono rilevanti e relativamente stabili: guardando ai dati ISTAT fino al 2023 (ultimo dato disponibile), i lavoratori tra 30 e 49 anni guadagnano in media circa il 9-10 per cento in pi\u00f9 rispetto ai 15-29 anni, mentre per gli over-50 il divario rispetto ai giovani supera il 15 per cento. L\u2019aumento del peso relativo di queste classi contribuisce quindi a sostenere il salario medio aggregato, senza che ci\u00f2 corrisponda necessariamente a un miglioramento generalizzato delle condizioni salariali.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Il triste teatrino della politica parlamentare, dunque, ci restituisce l\u2019immagine di un\u2019accozzaglia unanimemente impegnata in schermaglie demagogiche e baruffe sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici, quando, al contrario, dovrebbe assumersi la responsabilit\u00e0 di un turpe e ben meno rivendicabile primato: quello di aver progressivamente smantellato tutte le tutele del mercato del lavoro, fiaccato da continue deregolamentazioni e da una dinamica della domanda aggregata strutturalmente anemica. Ancora una volta, quindi, per uscire da queste secche, occorre <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/tre-cose-per-cominciare-a-cambiare-tutto\/\">cambiare tutto<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2026\/04\/16\/le-scaramucce-di-cartapesta-meloni-e-schlein-duellano-sulla-pelle-dei-lavoratori\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2026\/04\/16\/le-scaramucce-di-cartapesta-meloni-e-schlein-duellano-sulla-pelle-dei-lavoratori\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA (Redazione) Ad ascoltare il battibecco tra la leader del PD Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene spontaneo pensare al verso del poeta che, nella sua ultima opera, scrive: \u00abnon so se il riso o la piet\u00e0 prevale\u00bb. \u00c8 lo stesso sentimento che suscita la mancanza di pudore delle due presunte rivali della scena politica del Paese, entrambe impegnate a occultare la realt\u00e0 e, senza esitazione, a tirare la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":40187,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/coniarerivolta.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oI6","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94990"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=94990"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":94996,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94990\/revisions\/94996"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40187"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=94990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=94990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=94990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}