{"id":95040,"date":"2026-04-23T08:30:05","date_gmt":"2026-04-23T06:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95040"},"modified":"2026-04-21T23:25:55","modified_gmt":"2026-04-21T21:25:55","slug":"la-fine-dellillusione-atlantica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95040","title":{"rendered":"La fine dell\u2019illusione atlantica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nato-Story-775x445-1.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nato-Story-775x445-1.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p><strong>Perch\u00e9 la crisi della NATO impone all\u2019Italia una scelta strategica<\/strong><\/p>\n<p>Per decenni l\u2019Italia, come gran parte dell\u2019Europa, ha vissuto dentro una certezza considerata intoccabile: la protezione americana. Era il fondamento implicito della nostra politica estera, della nostra postura militare, perfino della nostra pigrizia strategica. Ora quella certezza si sta sgretolando. Non con un atto formale, non con una dichiarazione solenne, ma attraverso una serie di segnali politici che indicano tutti la stessa direzione: gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, non considerano pi\u00f9 la NATO come un vincolo storico da onorare, bens\u00ec come uno strumento da usare finch\u00e9 conviene.<\/p>\n<p>Il punto decisivo \u00e8 questo: Washington non sembra orientata a distruggere apertamente l\u2019Alleanza Atlantica, ma a svuotarla dall\u2019interno. \u00c8 una differenza cruciale. Le basi restano, i comandi restano, il linguaggio ufficiale resta. Ma si riduce progressivamente la sostanza politica della garanzia collettiva. Il messaggio rivolto agli europei \u00e8 semplice e brutale: pagate di pi\u00f9, assumetevi pi\u00f9 rischi, ospitate le infrastrutture che servono agli Stati Uniti, ma non date per scontato che l\u2019ombrello americano si apra automaticamente quando ne avrete bisogno.<\/p>\n<p><strong>La strategia del disimpegno selettivo<\/strong><\/p>\n<p>Dentro il mondo trumpiano questa impostazione non \u00e8 un incidente, ma una linea coerente. La priorit\u00e0 americana non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019Europa, bens\u00ec il confronto con la Cina nel Pacifico. In questa logica il continente europeo appare come un teatro secondario, costoso e poco redditizio. Non si tratta quindi di abbandonare ogni presenza militare statunitense in Europa, ma di conservarne solo la parte utile agli interessi diretti di Washington, scaricando sugli alleati il costo crescente della difesa convenzionale.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che il principio della solidariet\u00e0 atlantica viene deformato. L\u2019articolo 5, cio\u00e8 il cuore politico e militare della NATO, rischia di trasformarsi da impegno automatico in scelta discrezionale del presidente americano. E quando una garanzia di sicurezza dipende dall\u2019umore politico della Casa Bianca, non \u00e8 pi\u00f9 una garanzia: \u00e8 una scommessa.<\/p>\n<p><strong>Hormuz e il crollo della credibilit\u00e0 occidentale<\/strong><\/p>\n<p>Le parole di Trump sullo Stretto di Hormuz, con il giudizio sprezzante sulla NATO definita inutile e assimilata a una tigre di carta, hanno avuto un valore che va ben oltre la polemica del giorno. Hanno reso pubblico ci\u00f2 che molti a Bruxelles, Roma, Berlino e Parigi fingono ancora di non vedere: per Washington gli alleati non sono partner paritari, ma strumenti ausiliari. Si mobilitano quando servono, si umiliano quando non servono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Dal punto di vista strategico, questo indebolisce tutta la deterrenza occidentale. Un\u2019Alleanza militare non vive solo di mezzi, ma di credibilit\u00e0. Se il Paese guida delegittima pubblicamente l\u2019organizzazione che dirige, manda un segnale agli avversari: la coesione \u00e8 fragile, la volont\u00e0 politica \u00e8 incerta, la risposta comune non \u00e8 pi\u00f9 assicurata. Per Russia, Cina e Iran \u00e8 un\u2019informazione preziosa. Per l\u2019Europa \u00e8 un fattore di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia nel punto peggiore della transizione<\/strong><\/p>\n<p>Fra i maggiori Paesi europei, l\u2019Italia si trova nella posizione pi\u00f9 delicata. Ospita infrastrutture militari fondamentali per la proiezione americana nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, ma non dispone di una piena autonomia decisionale n\u00e9 di una capacit\u00e0 militare tale da garantire da sola i propri interessi strategici. In altre parole, siamo essenziali come piattaforma logistica, ma deboli come soggetto politico.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 doppio. Restare in una NATO svuotata significa continuare a sopportarne i costi senza avere pi\u00f9 la certezza della protezione. Uscirne in modo improvvisato, invece, significherebbe esporci in una fase di massimo disordine geopolitico senza uno scudo alternativo. La vera questione, dunque, non \u00e8 lo slogan dell\u2019uscita, ma la costruzione di una transizione.<\/p>\n<p><strong>Sovranit\u00e0, difesa, autonomia industriale<\/strong><\/p>\n<p>Una strategia italiana seria dovrebbe partire da alcuni pilastri. Il primo \u00e8 il recupero della sovranit\u00e0 sulle grandi leve nazionali, a cominciare dalle riserve auree custodite all\u2019estero e dagli accordi che regolano l\u2019uso delle basi sul territorio italiano. Il secondo \u00e8 la costruzione di una difesa autonoma fondata sulla nostra industria, integrando capacit\u00e0 navali, aeree, spaziali, informatiche e missilistiche. L\u2019Italia possiede competenze industriali rilevanti, ma manca ancora una visione politica che le trasformi in architettura di sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>Il terzo pilastro \u00e8 diplomatico. Roma dovrebbe ricostruire una politica mediterranea autonoma, capace di tenere aperti canali con tutti gli attori regionali, senza lasciarsi trascinare automaticamente nei conflitti definiti da altri. Non si tratta di neutralismo, ma di realismo. L\u2019interesse nazionale italiano non coincide sempre con quello americano, e meno ancora con quello di un\u2019amministrazione statunitense che considera l\u2019Europa un costo da ridurre.<\/p>\n<p><strong>Gli scenari economici e geoeconomici<\/strong><\/p>\n<p>La crisi della NATO non \u00e8 solo militare. Ha una dimensione economica e geoeconomica enorme. Se gli Stati Uniti riducono il proprio impegno, chiederanno agli europei pi\u00f9 spesa militare, pi\u00f9 acquisti di sistemi d\u2019arma americani, pi\u00f9 contributi logistici ed energetici. In sostanza, la sicurezza europea rischia di diventare un mercato di estrazione a vantaggio dell\u2019industria bellica statunitense. L\u2019Europa pagherebbe di pi\u00f9 per sentirsi meno protetta.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia le conseguenze sarebbero pesanti. Maggiori spese per la difesa senza una vera autonomia industriale significherebbero drenaggio di risorse pubbliche, dipendenza tecnologica e subordinazione strategica. Al contrario, una politica di riarmo intelligente, centrata su capacit\u00e0 nazionali ed europee, potrebbe trasformare la crisi in un\u2019occasione per rafforzare filiere industriali, ricerca avanzata, occupazione qualificata e sovranit\u00e0 tecnologica.<\/p>\n<p><strong>La scelta storica davanti a Roma<\/strong><\/p>\n<p>La questione, allora, non \u00e8 se la NATO esista ancora formalmente. Esiste, ma sempre pi\u00f9 come involucro. La questione \u00e8 se l\u2019Italia voglia continuare a vivere dentro una cornice che perde sostanza o se intenda prepararsi a un nuovo equilibrio. La transizione sar\u00e0 lunga, costosa e politicamente scomoda. Ma l\u2019alternativa \u00e8 peggiore: restare immobili mentre l\u2019architettura di sicurezza del dopoguerra si disfa sotto i nostri occhi.<\/p>\n<p>Trump, con la sua brutalit\u00e0, ha detto all\u2019Europa una verit\u00e0 che molti preferivano non ascoltare: il tempo della dipendenza comoda \u00e8 finito. Adesso la scelta spetta a noi. Non tra fedelt\u00e0 e tradimento, ma tra inerzia e strategia. Se Roma non comincer\u00e0 subito a pensare in termini di autonomia, la fine dell\u2019ombrello atlantico non sar\u00e0 solo una crisi internazionale. Diventer\u00e0 la certificazione della nostra irrilevanza.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/21\/la-fine-dellillusione-atlantica\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/21\/la-fine-dellillusione-atlantica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) Perch\u00e9 la crisi della NATO impone all\u2019Italia una scelta strategica Per decenni l\u2019Italia, come gran parte dell\u2019Europa, ha vissuto dentro una certezza considerata intoccabile: la protezione americana. Era il fondamento implicito della nostra politica estera, della nostra postura militare, perfino della nostra pigrizia strategica. Ora quella certezza si sta sgretolando. 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