{"id":95111,"date":"2026-04-27T10:40:33","date_gmt":"2026-04-27T08:40:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95111"},"modified":"2026-04-27T10:40:33","modified_gmt":"2026-04-27T08:40:33","slug":"argentina-la-presidenza-chiude-la-porta-ai-giornalisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95111","title":{"rendered":"Argentina, la presidenza chiude la porta ai giornalisti"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-95112\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Javier-Milei-690x362-1-300x157.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Javier-Milei-690x362-1-300x157.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Javier-Milei-690x362-1.jpg 690w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Milei e il confine sempre pi\u00f9 sottile tra sicurezza e controllo<\/strong><\/p>\n<p>La decisione di Javier Milei di sospendere l\u2019accesso dei giornalisti accreditati alla Casa Rosada non \u00e8 un episodio amministrativo. \u00c8 un segnale politico. Quando il potere esecutivo chiude fisicamente le porte della presidenza alla stampa, invocando la sicurezza nazionale e un\u2019indagine per presunto spionaggio illegale, non sta soltanto gestendo una procedura interna. Sta ridisegnando il rapporto tra Stato, informazione e opinione pubblica.<\/p>\n<p>La formula scelta dal governo argentino \u00e8 quella pi\u00f9 classica e pi\u00f9 pericolosa: misura preventiva. Non una condanna, non una prova esibita, non una durata definita, ma una sospensione decisa dall\u2019alto, senza spiegazioni sufficienti e senza un termine chiaro. Da gioved\u00ec mattina i cronisti che seguono abitualmente l\u2019attivit\u00e0 della presidenza si sono visti negare l\u2019ingresso nella sede dell\u2019esecutivo a Buenos Aires. La giustificazione \u00e8 stata la sicurezza nazionale. Ma proprio qui nasce il problema: quando la sicurezza diventa una parola ombrello, pu\u00f2 coprire tutto, anche ci\u00f2 che in una democrazia dovrebbe restare scoperto.<\/p>\n<p><strong>La Casa Rosada come simbolo<\/strong><\/p>\n<p>La Casa Rosada non \u00e8 un edificio qualunque. \u00c8 il luogo fisico del potere argentino, il teatro della politica nazionale, il punto in cui il governo parla, decide, si espone, viene osservato. Escludere i giornalisti da quello spazio significa rompere una consuetudine istituzionale e trasformare la trasparenza in concessione revocabile. Non \u00e8 la stampa a entrare per favore del presidente. \u00c8 il potere che deve accettare di essere osservato perch\u00e9 governa in nome dei cittadini.<\/p>\n<p>La reazione delle organizzazioni professionali \u00e8 stata immediata. I giornalisti accreditati hanno parlato di un attacco esplicito alla libert\u00e0 di stampa. Il sindacato SiPreBa ha evocato la censura e una deriva autoritaria. Sono parole pesanti, ma non sproporzionate, perch\u00e9 arrivano dentro un clima gi\u00e0 avvelenato. Milei non ha mai nascosto il proprio disprezzo per una parte del sistema mediatico, accusato di essere corporativo, ostile, parassitario, legato alla vecchia politica. Il problema \u00e8 che, quando questa retorica passa dalla polemica alla restrizione concreta dell\u2019accesso all\u2019informazione, cambia natura.<\/p>\n<p><strong>Il metodo Milei: rompere per governare<\/strong><\/p>\n<p>Milei ha costruito la propria ascesa politica sull\u2019idea della rottura. Rompere con il peronismo, rompere con lo Stato sociale, rompere con la burocrazia, rompere con il linguaggio tradizionale della politica. Questa rottura gli ha dato forza, consenso, identit\u00e0. Ma governare non \u00e8 fare campagna elettorale permanente. Governare significa anche accettare limiti, controlli, domande scomode, mediazioni istituzionali.<\/p>\n<p>La chiusura ai giornalisti rientra in una logica pi\u00f9 ampia: concentrare il racconto politico nelle mani del governo, ridurre gli intermediari, parlare direttamente alla propria base, delegittimare chi fa domande. \u00c8 una strategia molto contemporanea. I presidenti non censurano sempre con i vecchi strumenti. A volte basta restringere l\u2019accesso, selezionare le presenze, spostare la comunicazione sui canali controllati, accusare i media critici di tramare contro la nazione.<\/p>\n<p><strong>La cornice economica: austerit\u00e0 e tensione sociale<\/strong><\/p>\n<p>La questione della stampa non pu\u00f2 essere separata dal contesto economico argentino. Milei governa un Paese attraversato da anni di inflazione, debito, crisi valutaria, povert\u00e0 e sfiducia nelle istituzioni. Il suo programma di tagli radicali, liberalizzazioni e riduzione dello Stato \u00e8 stato presentato come terapia d\u2019urto. Ma ogni terapia d\u2019urto produce dolore sociale, resistenze, proteste, conflitti distributivi.<\/p>\n<p>In questo scenario, l\u2019informazione diventa un campo strategico. Chi racconta gli effetti delle politiche economiche, chi d\u00e0 voce ai settori colpiti, chi verifica numeri e promesse, diventa inevitabilmente un attore scomodo. Una presidenza che vuole imporre sacrifici profondi ha bisogno di consenso, ma anche di controllo della narrazione. Ed \u00e8 qui che il rapporto con i giornalisti diventa nervoso. Perch\u00e9 il giornalismo, quando funziona, non \u00e8 l\u2019amplificatore del governo. \u00c8 il suo limite pubblico.<\/p>\n<p>Sul piano geoeconomico, Milei punta a riposizionare l\u2019Argentina come Paese aperto ai mercati, agli investitori, agli Stati Uniti, alle grandi reti finanziarie occidentali. Ma un Paese che restringe gli spazi della stampa manda un segnale ambiguo. Gli investitori cercano stabilit\u00e0, ma la stabilit\u00e0 non coincide con il silenzio. Una democrazia che appare sempre pi\u00f9 verticale pu\u00f2 sembrare efficiente nel breve periodo e fragile nel medio.<\/p>\n<p><strong>La dimensione geopolitica<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Argentina di Milei vuole uscire dall\u2019ambiguit\u00e0, allinearsi con Washington, Israele e il campo occidentale, prendendo le distanze dalle reti sudamericane pi\u00f9 autonome e dai rapporti privilegiati con Cina e Russia. Ma il paradosso \u00e8 evidente: mentre proclama la libert\u00e0 economica come valore assoluto, il governo rischia di restringere una libert\u00e0 politica fondamentale, quella di informare.<\/p>\n<p>Questo indebolisce anche la posizione internazionale di Buenos Aires. Le democrazie occidentali tollerano spesso molte contraddizioni dei propri alleati, soprattutto quando condividono orientamento strategico e interessi economici. Ma l\u2019immagine conta. Se l\u2019Argentina scivola nei rapporti delle organizzazioni per i diritti civili e della libert\u00e0 di stampa, la sua pretesa di rappresentare una nuova stagione liberale apparir\u00e0 sempre pi\u00f9 contraddittoria.<\/p>\n<p><strong>Il nodo della sicurezza nazionale<\/strong><\/p>\n<p>Naturalmente, uno Stato ha il diritto e il dovere di proteggere le proprie istituzioni da eventuali attivit\u00e0 illegali. Se esiste davvero un\u2019indagine per spionaggio, deve essere condotta con seriet\u00e0. Ma proprio per questo servono proporzionalit\u00e0, trasparenza e garanzie. Colpire indistintamente i giornalisti accreditati senza spiegare la natura della minaccia rischia di trasformare un\u2019indagine in uno strumento politico.<\/p>\n<p>La sicurezza nazionale non pu\u00f2 diventare il nuovo nome dell\u2019opacit\u00e0. In America Latina questa lezione dovrebbe essere particolarmente chiara. Il continente conosce troppo bene la storia dei governi che hanno cominciato limitando l\u2019accesso, poi la critica, poi il dissenso, sempre in nome dell\u2019ordine, della patria, della stabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Una prova decisiva per la democrazia argentina<\/strong><\/p>\n<p>La vicenda non riguarda soltanto Milei e i giornalisti. Riguarda la qualit\u00e0 della democrazia argentina in una fase di trasformazione violenta. Un governo forte pu\u00f2 essere legittimo. Un governo riformatore pu\u00f2 essere duro. Ma un governo democratico non dovrebbe avere paura delle domande.<\/p>\n<p>Se la sospensione sar\u00e0 breve, motivata e accompagnata da chiarimenti, rester\u00e0 un episodio grave ma circoscritto. Se invece diventer\u00e0 precedente, metodo, abitudine, allora la Casa Rosada chiusa ai giornalisti diventer\u00e0 il simbolo di qualcosa di pi\u00f9 profondo: un potere che non vuole pi\u00f9 essere osservato, ma soltanto ascoltato.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/27\/argentina-la-presidenza-chiude-la-porta-ai-giornalisti\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/27\/argentina-la-presidenza-chiude-la-porta-ai-giornalisti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) Milei e il confine sempre pi\u00f9 sottile tra sicurezza e controllo La decisione di Javier Milei di sospendere l\u2019accesso dei giornalisti accreditati alla Casa Rosada non \u00e8 un episodio amministrativo. \u00c8 un segnale politico. 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