{"id":95123,"date":"2026-04-28T09:00:36","date_gmt":"2026-04-28T07:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95123"},"modified":"2026-04-28T08:32:51","modified_gmt":"2026-04-28T06:32:51","slug":"pertini-e-il-populismo-progressista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95123","title":{"rendered":"Pertini e il populismo progressista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Gianfranco Bettin)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il 25 aprile ha una voce ufficiale, \u00e8 quella di Sandro Pertini che quel giorno del 1945 dai microfoni di Radio Milano Libera proclama l\u2019insurrezione generale a nome del Comitato di Liberazione Nazionale dell\u2019Alta Italia (CLNAI) con la celebre intimazione ai nazifascisti: \u201cArrendersi o perire!\u201d. Certo, la vera voce di quell\u2019aprile \u00e8 corale, salita dai tanti luoghi della Resistenza ad annunciare la Liberazione. Ma non c\u2019\u00e8 dubbio che, a risentirla ancora oggi, quella di Pertini \u00e8 la voce del frontman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una grande storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A trentasei anni dalla morte, e a centotrenta dalla nascita, Sandro Pertini (1896 &#8211; 1990), sembra non conoscere oblio. Le iniziative per l\u2019anniversario in corso lo confermano: il settimo presidente della Repubblica (1978-1985), probabilmente il pi\u00f9 amato fra i dodici inquilini del Quirinale, rimane una presenza forte nella memoria collettiva. In una mostra molto bella e ricca all\u2019M9 &#8211; Museo del \u2018900 di Mestre (<em>Pertini. L\u2019arte della democrazia<\/em>, fino al 31 agosto), i segni di questa persistente popolarit\u00e0 sono raccolti in gran numero, insieme a documenti e reperti che, oltre che della vita (e del suo essere anche un collezionista d\u2019arte, con la presenza di opere, fra gli altri, di Rosai, Mafai, Guttuso, Morandi,\u00a0 Vedova, Sironi, De Pisis, Manz\u00f9, Moore, T\u00e0pies, Pomodoro, donate dal presidente e dalla moglie Carla Voltolina alle Collezioni civiche di Savona), testimoniano della grande storia di cui Pertini \u00e8 stato protagonista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ci ricorda con ottima sintesi e profondit\u00e0 di analisi un recente volume di Gianluca Scroccu (<em>Sandro Pertini<\/em>, Salerno editrice, pp. 264), \u00e8 una storia che comincia in un punto lontano, quasi all\u2019alba del movimento operaio e socialista a fine Ottocento, si sviluppa lungo tutto il Novecento, incrociando i suoi snodi principali: le due Guerre mondiali, il fascismo e il nazismo, la Resistenza e la Liberazione, la nascita della Repubblica e la Costituzione, la Guerra fredda e la ricostruzione italiana, il boom e il primo centrosinistra, le crisi sociali ed economiche, le evoluzioni politiche e istituzionali, compresa la \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d e l\u2019avvicinarsi del PCI al governo e le loro convulsioni e contorsioni (le trame stragiste e neofasciste, il terrorismo rosso, gli intrighi piduisti e degli apparati di Stato e quelli mafiosi), i terremoti e le alluvioni, gli episodi eclatanti della cronaca (come Vermicino, o i funerali di Enrico Berlinguer, o le precoci inchieste che anticiparono Tangentopoli), la nascita dell\u2019Europa unita e il tramonto del socialismo reale e, infine, il profilarsi del Duemila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pertini c\u2019era, e c\u2019\u00e8<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non l\u2019ha visto, Pertini, il nuovo millennio. Ma il modo in cui ha vissuto il tempo che l\u2019ha preceduto, il lungo secolo tra Otto e Novecento che \u00e8 stato il suo, ce lo rende ancora oggi vicino. Il punto \u00e8 proprio questo: il<em>\u00a0modo<\/em>. Il modo in cui c\u2019era e stava dentro la Storia (comprensiva delle tante storie senza maiuscola ma costituenti il tessuto della reale vicenda umana). Pertini, giovane avvocato, la Grande guerra la combatte. Non aderisce soltanto al Psi ma vi milita, ne diventa dirigente. Non \u00e8 solo un dissidente dal fascismo, ne \u00e8 attivo oppositore, viene arrestato, condannato pi\u00f9 volte, fugge in Francia, torna in Italia per riorganizzare il partito e preparare un attentato contro Mussolini. Finisce di nuovo in carcere per sette anni e per altri otto al confino. Quando cade il regime torna libero ed \u00e8 tra i capi della Resistenza combattente a Roma, dove i tedeschi lo arrestano e lo condannano a morte. In extremis, evade di nuovo con Saragat e altri, va al nord a guidare il CLNAI fino al proclama del 25 aprile. \u00c8 la parte romanzesca della sua vita, condivisa con figure come Turati, Gramsci, Rosselli, Ginzburg e tanti altri, narrata nel noto e avvincente\u00a0<em>Sei condanne, due evasioni<\/em>\u00a0(Mondadori 1970, a cura di Vico Faggi, ora ristampato, con inediti, da NdA Press, pp.384), ma tutta la vasta bibliografia relativa d\u00e0 conto di tale intensit\u00e0 del rapporto col suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/IMG_9811.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1040\" data-entity-uuid=\"a2b18fdc-0778-4b66-9004-35db7cf68984\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un Burbero Benefico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La mostra all\u2019M9 documenta la sua popolarit\u00e0 in vita, ovviamente all\u2019apice nel settennato, ma salda anche dopo e grazie a quello stile. Era il presidente, ma era un vivente padre della Patria (Mattarella ne definisce l\u2019opera \u201cil magistero di un padre costituente\u201d), al tempo stesso un monumentale uomo delle istituzioni e un compagno socialista, l\u2019inquilino dei Palazzi pi\u00f9 alti e il frequentatore di bar e piazze, il viaggiatore illustre per citt\u00e0 e paesi e l\u2019ospite quotidiano di scolaresche e cittadini. Il suo linguaggio ne seguiva il profilo, era aulico e schietto, enfatico e basso, politico e diplomatico e naturalmente pop. La sua immagine stava benissimo nelle foto ufficiali e nei reportage, paludata o informale (come l\u2019istantanea della famosa partita a carte in aereo con Bearzot, Zoff e Causio di ritorno dalla vittoria madrilena al Mundial dell\u201982), in una striscia di Andrea Pazienza o di altri fumettisti e nel raffinato ritratto letterario di Alberto Arbasino che lo rivede come un \u201cBurbero Benefico\u201d, consapevolmente tale \u201cvolendo ridare lustro e prestigio e affetto collettivo a una carica un po\u2019 affranta, appannata e offuscata giacch\u00e9 indossata male da pi\u00f9 di un predecessore\u201d e tuttavia, pur nell\u2019apparente eccentricit\u00e0, \u201cinterprete delicato e saggio della Presidenza della Repubblica Italiana, costituzionalmente assai rispettoso delle prerogative e delle cariche in un regime politico che\u00a0<em>non<\/em>\u00a0\u00e8 un governo presidenziale\u201d (in\u00a0<em>Ritratti italiani<\/em>, Adelphi, p. 409).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scroccu ricostruisce l\u2019insieme della sua esperienza politica e istituzionale,\u00a0 rilevando il \u201crischio di santificazione\u201d e affrontandone i punti controversi come la ripulsa della \u201csocialdemocratizzazione\u201d che, teme, potrebbe snaturare il socialismo italiano, ripulsa che per\u00f2 contribuisce a rallentare l\u2019evoluzione moderna del partito (e in un certo senso di tutta la sinistra) e come la diffidenza verso le \u201criforme di struttura\u201d propugnate da Riccardo Lombardi all\u2019alba del primo centrosinistra (forse il progetto strategico pi\u00f9 innovativo e lungimirante di quella stagione), riforme considerate poco \u201cpopolari\u201d. Potremmo aggiungere una certa tendenza a cavalcare opinioni poco garantiste, sia a proposito di indagini sulla corruzione nella pubblica amministrazione o come nel caso \u201c7 aprile\u201d. Atteggiamenti certo apprezzati dall\u2019opinione pubblica ma anche discutibili (pur se spesso \u201climati\u201d dal suo pi\u00f9 fido collaboratore, Antonio Maccanico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scroccu rileva come Pertini si trovi pi\u00f9 a proprio agio nei ruoli istituzionali, alla presidenza della Camera (1968-1976) e poi della Repubblica. \u00c8 in tali vesti che pu\u00f2 meglio esprimere quel suo tipico doppio registro: il massimo di autorevolezza e il massimo di orizzontale apertura, di disponibilit\u00e0 alla relazione, con i singoli via via incontrati e con \u201cil popolo italiano\u201d, Ad esso si riferisce di continuo elogiandone i pregi e mantenendo un rapporto vivissimo, diretto, che rappresenta anche un ponte tra questo popolo con i suoi volatili e non sempre ottimi umori e i valori della Repubblica e della Costituzione (a cominciare dall\u2019antifascismo, che fa riscoprire attraverso la propria stessa vicenda personale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo senso, le sue esternazioni anche forti si differenziano nettamente da quelle dell\u2019ultimo Cossiga, suo successore (1985-1992). Pertini non \u201cpiccona\u201d la Repubblica, ne denuncia i limiti, le incompiutezze, i tradimenti che subisce da parte di uomini infedeli o non all\u2019altezza. Cossiga spesso li copre, in realt\u00e0, questi lati d\u2019ombra e la sua parola eclatante finisce per distrarre, per aggiungere torbidi piuttosto che ridare luce ai valori costituenti a cui tornare facendone semmai il perno di ulteriori, necessarie evoluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Pertini%20post%20Mundial.jpg\" alt=\"l\" width=\"780\" height=\"585\" data-entity-uuid=\"6ff4f53c-c507-4984-913c-e5a2d6b77dd5\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Popolare o populista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cPertini fu pi\u00f9 popolare che populista,\u201d scrive Scroccu (p.17). L\u2019obiettivo di Scroccu \u00e8, ovviamente e giustamente, quello di respingere la critica implicita nell\u2019accusa di \u201cpopulismo\u201d. Oggi, e in fondo anche allora, aveva a che fare con la manipolazione delle masse, in chiave regressiva se non reazionaria. In questo senso, l\u2019affermazione \u00e8 condivisibile. Ma forse si pu\u00f2 andare oltre e intorno a questo punto provare a riscoprire un lato dell\u2019esperienza e dello stile di Pertini molto utile proprio oggi, di fronte al difficile rapporto tra popolo e istituzioni e tra popolo e sinistra democratica. Da molte parti, ora, si rileva la necessit\u00e0 di una sorta di \u201cpopulismo\u201d di sinistra, preso atto che quello di \u201cdestra\u201d, grazie anche a scelte compiute dalla sinistra di governo, ha dilagato proprio in ampi settori delle classi popolari. In ci\u00f2, \u00e8 stato agevolato sia dalla vasta dismissione degli storici insediamenti delle forze di sinistra nelle aree popolari sia dall\u2019aggressiva capacit\u00e0 delle destre di intervenirvi attraverso i media pi\u00f9 potenti (come le tv generaliste e quelle locali, spesso in mano di cloni del Berlusconi maggiore) e, pi\u00f9 di recente, dall\u2019uso spregiudicato e manipolatorio dei social media. Demagogia in purezza, con la sistematica deviazione di tensioni e disagi verso capri espiatori individuati quasi sempre nei migranti, l\u2019esasperazione della cronaca nera e dei casi pi\u00f9 cavalcabili politicamente, una narrazione che privilegia l\u2019attacco all\u2019Unione europea e allo Stato che \u201cmette le mani in tasca\u201d con le tasse eccetera. Insomma, tutto il pacchetto del leghismo-berlusconismo-melonismo speziato di sovranismo-suprematismo. Non ci facciamo mancare niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">O forse s\u00ec, appunto, forse manca una sinistra democratica capace di essere \u201cpopulista\u201d in senso progressista, cio\u00e8 di evocare valori e obiettivi che rispondano a bisogni e interessi delle pi\u00f9 vaste classi popolari, quelle costituite dal lavoro dipendente e dal lavoro precario, anche intellettuale, dai pensionati, dal piccolo e medio commercio e artigianato e dalla piccola impresa, nonch\u00e9 da chiunque identifichi in questa componente della societ\u00e0, peraltro maggioritaria, la base fondamentale della nostra democrazia e, dunque, si preoccupi della sua condizione materiale ed emotiva e delle sue dinamiche interne, dei suoi orientamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui che, alla sinistra, pu\u00f2 tornare utile l\u2019esperienza di Pertini per riscoprire il \u201cpopulismo\u201d sotto un altro profilo. Pesa, nella lettura del fenomeno, la critica radicale che a sinistra se ne \u00e8 fatta per decenni, salvo ricorrentemente cedere all\u2019imitazione delle destre per rincorrerne il consenso e cercare di tornare a sintonizzarsi con gli umori popolari (magari pessimi, ignorando, per dire, lo sguardo critico che vi ficc\u00f2 l\u2019ultimo Pasolini, verificandone la \u201cmutazione antropologica\u201d o, di recente, lo sguardo e il racconto di un Walter Siti). Tuttavia, all\u2019inizio, il populismo era ben altro, \u201cl\u2019andata verso il popolo\u201d, magari ingenua o velleitaria ma capace di mettersi in ascolto, di tessere relazioni, costruire presidi, servizi, attivit\u00e0. Di parlare in modo comprensibile, nella forma e nei contenuti. Populismo non significa necessariamente parlare come Salvini o Meloni, o come Trump o Bardella e camerati vari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Commentando il classico saggio di Franco Venturi sul populismo russo (Einaudi 1952, ora Mimesis 2021), Isaiah Berlin (<em>Il riccio e la volpe<\/em>, 1953, Adelphi 1998) sottolinea il carattere certo ingenuo e ambivalente di quel movimento, ma ne salva le premesse etiche, le istanze socialisteggianti e libertarie e, in certi leader e pensatori come Cernysevskij, Lavrov, Michajlkosvskij, le aperture e le visioni lungimiranti. \u201cCi si pu\u00f2 domandare se sia lecita la disinvoltura con cui ancora oggi si sbarazzano del populismo sia gli storici comunisti sia quelli \u2018borghesi\u2019\u201d, scrive Berlin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/P.%20con%20i%20romanistijpg.jpg\" alt=\"l\" width=\"780\" height=\"585\" data-entity-uuid=\"f8859c0a-33af-4b95-82a8-0b1e3d151bfd\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si ricorder\u00e0, quanto all\u2019Italia, anche la polemica dell\u2019Asor Rosa di\u00a0<em>Scrittori e popolo<\/em>, (1965) contro Gramsci e il PCI populista, contro Carlo Levi e Pasolini (polemica una cui coda giunger\u00e0 fino alla\u00a0<em>Storia\u00a0<\/em>della Morante, Einaudi 1974). La discussione, in effetti, \u00e8 condizionata dall\u2019equivoco che assimila i populisti storici a molti degli attuali. In realt\u00e0, costoro non sono \u201cpopulisti\u201d. Sono\u00a0<em>demagoghi<\/em>, con l\u2019insistente ricorso al linguaggio della violenza, dell\u2019insulto, dell\u2019autoritarismo, dell\u2019esclusione, della xenofobia, del razzismo, della riproposizione torva di \u201cdio patria famiglia\u201d e di ogni altro armamentario fascistoide. C\u2019\u00e8 una differenza radicale tra i populisti storici e i demagoghi attuali. I primi erano disposti a farsi fagocitare dal popolo, e a caderne vittime, per ingenuit\u00e0, sincerit\u00e0 di vocazione, generosit\u00e0 umana e politica. I demagoghi, invece, il popolo lo manipolano\u00a0<em>sempre<\/em>, cercano\u00a0<em>sempre<\/em>\u00a0di usarlo, di strumentalizzarlo, subordinandolo ai propri interessi materiali e politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo compito di chi voglia riprendere il filo di un\u2019iniziativa democratica e progressista, capace di integrare equit\u00e0 sociale, diritti civili, politiche di risanamento ambientale e riconversione e sviluppo economico sostenibile e solido &#8211; senza escludere da tutto ci\u00f2 i migranti e, anzi, facendo della loro condizione e dei loro diritti di cittadinanza la cartina di tornasole sullo stato di salute civile della nostra democrazia &#8211; \u00e8 di confrontarsi concretamente con la realt\u00e0 del \u201dpopolo\u201d attuale, soprattutto con chi vive oggi in una situazione di marginalit\u00e0 e fragilit\u00e0 economica e culturale, di perifericit\u00e0 sociale e urbana, di solitudine umana e politica. E, accompagnandone politicamente i destini, contrastarne le derive interne aizzate o esasperate dai demagoghi e dai loro media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La voce di Pertini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pertini sapeva parlare a questo popolo travagliato dalle mutazioni e dalle nuove contraddizioni. Sapeva anche farsi rispettare e amare. Forse, nella lezione e nell\u2019eredit\u00e0 del suo linguaggio nitido, del suo stile caldo, della riproposizione costante e sincera, credibile, di valori che sono poi alla base della nostra Costituzione, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di ritrovare la connessione con quel popolo e di farsi tramite tra le sue istanze, le sue speranze, e un programma democratico e progressista all\u2019altezza dei tempi, dentro le storie e dentro la Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/IMG_9810.jpg.webp?itok=ThtVgDva\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/pertini-e-il-populismo-progressista\">https:\/\/www.doppiozero.com\/pertini-e-il-populismo-progressista<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Gianfranco Bettin) Se il 25 aprile ha una voce ufficiale, \u00e8 quella di Sandro Pertini che quel giorno del 1945 dai microfoni di Radio Milano Libera proclama l\u2019insurrezione generale a nome del Comitato di Liberazione Nazionale dell\u2019Alta Italia (CLNAI) con la celebre intimazione ai nazifascisti: \u201cArrendersi o perire!\u201d. 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