{"id":95157,"date":"2026-05-01T08:00:51","date_gmt":"2026-05-01T06:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95157"},"modified":"2026-04-28T12:45:16","modified_gmt":"2026-04-28T10:45:16","slug":"palantir-foucault-e-la-nuova-disciplina-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95157","title":{"rendered":"Palantir, Foucault e la nuova disciplina digitale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><strong>di LAFIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: left\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/PALANTIR.webp\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/PALANTIR.webp\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-post\" style=\"text-align: left\"><span class=\"span-info\"><i class=\"fas fa-calendar-alt\"><\/i>28 Apr , 2026<\/span>|<span class=\"span-info\"><i class=\"fas fa-user\"><\/i><a class=\"author url fn\" title=\"Articoli di Giuseppe Gagliano\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/author\/gagliano\/\" rel=\"author\">Giuseppe Gagliano<\/a><\/span><span class=\"sep-cat sep-cat-margin\">\u00a0|\u00a0<\/span><i class=\"fas fa-angle-double-right\"><\/i><a title=\"2026\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/archivio\/2026\/\">2026<\/a><span class=\"sep-cat sep-cat-margin\">\u00a0|\u00a0<\/span><i class=\"fas fa-angle-double-right\"><\/i><a title=\"Visioni\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/visioni\/\">Visioni<\/a><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: left\">\n<p>Dal Grande Fratello alla societ\u00e0 degli algoritmi<\/p>\n<p>Il manifesto di Alex Karp e Palantir non \u00e8 soltanto una dichiarazione ideologica sulla tecnologia, l\u2019Occidente e la guerra futura. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 inquietante: \u00e8 il segnale di un passaggio storico nel rapporto tra potere, sorveglianza e societ\u00e0. Non siamo pi\u00f9 davanti alla vecchia immagine autoritaria dello Stato che controlla dall\u2019alto i cittadini con la forza visibile della polizia, dell\u2019esercito o della censura. Siamo davanti a una forma pi\u00f9 raffinata, pi\u00f9 silenziosa, pi\u00f9 accettabile e proprio per questo pi\u00f9 pericolosa: il potere che osserva, raccoglie, connette, interpreta, prevede e orienta.<\/p>\n<p>L\u2019immagine immediata \u00e8 quella di George Orwell: il Grande Fratello, la sorveglianza permanente, la guerra continua, il linguaggio trasformato in strumento di dominio, la libert\u00e0 svuotata mentre viene proclamata. Ma fermarsi a Orwell rischia di essere insufficiente. Per capire davvero la dimensione distopica del manifesto di Palantir bisogna chiamare in causa anche Michel Foucault, perch\u00e9 il cuore del problema non \u00e8 soltanto lo Stato che guarda il cittadino. \u00c8 il cittadino che finisce per vivere dentro una rete di classificazioni, valutazioni, profili, rischi, previsioni e controlli che non hanno pi\u00f9 bisogno di mostrarsi come repressione.<\/p>\n<p>Orwell ci aiuta a vedere il volto autoritario del potere. Foucault ci aiuta a vedere qualcosa di pi\u00f9 sottile: il potere che produce comportamenti, normalizza condotte, disciplina corpi, organizza spazi, definisce ci\u00f2 che \u00e8 deviante e ci\u00f2 che \u00e8 accettabile. Il manifesto di Palantir si colloca esattamente in questo punto: l\u00e0 dove la sicurezza diventa sapere, il sapere diventa potere, e il potere diventa infrastruttura tecnologica.<\/p>\n<p>La sorveglianza non come eccezione, ma come ambiente<\/p>\n<p>Nel mondo immaginato da Karp, la tecnologia non \u00e8 pi\u00f9 uno strumento neutrale. Non serve semplicemente a comunicare meglio, curare meglio, amministrare meglio o combattere meglio. Diventa l\u2019architettura stessa della vita collettiva. Dati sanitari, dati fiscali, dati militari, dati finanziari, dati migratori, dati giudiziari, dati sociali: tutto pu\u00f2 essere raccolto, incrociato, reso leggibile.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la trasformazione decisiva. La sorveglianza non \u00e8 pi\u00f9 un atto straordinario compiuto in situazioni eccezionali. Diventa un ambiente. Non \u00e8 pi\u00f9 soltanto la telecamera puntata su un individuo sospetto. \u00c8 la costruzione di un mondo nel quale ogni individuo pu\u00f2 essere potenzialmente analizzato prima ancora di aver fatto qualcosa. Non si controlla pi\u00f9 solo il reato. Si controlla il rischio. Non si interviene pi\u00f9 solo sul fatto avvenuto. Si interviene sulla possibilit\u00e0 che qualcosa accada.<\/p>\n<p>Qui il salto \u00e8 enorme. Lo Stato moderno tradizionale puniva dopo la violazione della legge. Lo Stato algoritmico tende a classificare prima. Anticipa, calcola, ordina, segnala. Il cittadino non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un soggetto di diritti e doveri. Diventa un insieme di dati da elaborare, una probabilit\u00e0 da misurare, una condotta da prevedere.<\/p>\n<p>Foucault aveva studiato il passaggio dalle societ\u00e0 della punizione spettacolare alle societ\u00e0 disciplinari. Il potere moderno, secondo la sua analisi, non ha pi\u00f9 bisogno soltanto di colpire il corpo con la violenza visibile del supplizio. Preferisce organizzare la vita, regolare i comportamenti, sorvegliare gli spazi, addestrare gli individui, renderli utili, docili, produttivi. La prigione, la scuola, la caserma, l\u2019ospedale, la fabbrica: tutte queste istituzioni producono soggetti disciplinati.<\/p>\n<p>Oggi quella logica non scompare. Si digitalizza.<\/p>\n<p>Il Panopticon nell\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale<\/p>\n<p>Il concetto foucaultiano pi\u00f9 utile per leggere Palantir \u00e8 quello di Panopticon. Foucault riprendeva il modello carcerario immaginato da Jeremy Bentham: una struttura nella quale un sorvegliante collocato al centro pu\u00f2 osservare tutti i detenuti, mentre i detenuti non sanno mai se in quel momento siano osservati oppure no. La conseguenza \u00e8 decisiva: il prigioniero interiorizza la sorveglianza. Finisce per comportarsi come se fosse sempre guardato.<\/p>\n<p>Il potere perfetto non \u00e8 quello che deve intervenire continuamente. \u00c8 quello che induce l\u2019individuo ad autocontrollarsi.<\/p>\n<p>Nel mondo digitale, il Panopticon non ha pi\u00f9 bisogno della torre centrale. La torre \u00e8 diventata rete. Non c\u2019\u00e8 un unico occhio visibile, ma una molteplicit\u00e0 di sistemi: piattaforme, banche dati, sensori, algoritmi, sistemi predittivi, interfacce di comando, archivi pubblici e privati. Il cittadino non vede il sorvegliante. Spesso non sa nemmeno quando, come e da chi viene osservato. Ma sa, o intuisce, che molte sue tracce restano da qualche parte.<\/p>\n<p>La differenza rispetto al Panopticon classico \u00e8 ancora pi\u00f9 radicale. Bentham immaginava un carcere. Foucault mostrava che quel modello si era esteso alla societ\u00e0 disciplinare. Oggi il Panopticon digitale non riguarda solo i detenuti, gli studenti, i soldati, i malati o gli operai. Riguarda tutti. Il suo spazio non \u00e8 pi\u00f9 chiuso. \u00c8 diffuso. Non ha mura. \u00c8 incorporato nelle infrastrutture della vita quotidiana.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che Palantir diventa un simbolo potente. Non perch\u00e9 sia l\u2019unica societ\u00e0 a muoversi in questa direzione, ma perch\u00e9 rappresenta in modo quasi perfetto l\u2019unione tra tecnologia, apparati pubblici, difesa, intelligence, amministrazione e controllo. Il manifesto di Karp non chiede alla tecnologia di restare al servizio del cittadino. Chiede alla tecnologia di diventare parte integrante della potenza statale e occidentale.<\/p>\n<p>Dalla disciplina alla previsione<\/p>\n<p>La sorveglianza classica voleva vedere. La sorveglianza algoritmica vuole prevedere. Questa \u00e8 la grande mutazione.<\/p>\n<p>Nel modello disciplinare descritto da Foucault, il potere osserva per correggere. Misura per normalizzare. Classifica per intervenire. Nel modello algoritmico contemporaneo, il potere osserva anche per anticipare. Non gli basta pi\u00f9 sapere chi sei stato. Vuole sapere chi potresti diventare. Non gli basta ricostruire ci\u00f2 che hai fatto. Vuole stimare ci\u00f2 che potresti fare.<\/p>\n<p>Applicata alla sicurezza, questa logica produce un universo inquietante. Il sospetto non nasce pi\u00f9 necessariamente da un atto concreto, ma da un profilo di rischio. Un movimento, una relazione, una transazione, una ricerca, un viaggio, una comunicazione, una frequentazione possono diventare frammenti di un quadro interpretativo. L\u2019individuo viene inserito in una griglia di probabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la probabilit\u00e0, quando entra negli apparati di sicurezza, tende a trasformarsi in pregiudizio operativo. Un sistema segnala. Un funzionario controlla. Un algoritmo associa. Un archivio conferma. Una decisione viene presa. E il cittadino, spesso, non sa nemmeno quale catena di ragionamenti automatici abbia prodotto quella conseguenza.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una delle forme pi\u00f9 insidiose del potere contemporaneo: non il divieto esplicito, ma la classificazione invisibile. Non la repressione gridata, ma il punteggio silenzioso. Non la censura diretta, ma l\u2019accesso negato, il controllo rafforzato, la pratica bloccata, la posizione segnalata, la persona trasformata in caso.<\/p>\n<p>La guerra come laboratorio della societ\u00e0<\/p>\n<p>Il manifesto di Palantir insiste molto sulla guerra, sulla difesa dell\u2019Occidente, sulla necessit\u00e0 di costruire tecnologie militari avanzate, sull\u2019intelligenza artificiale come strumento decisivo della competizione strategica. Ma il punto pi\u00f9 delicato \u00e8 che le tecnologie nate per la guerra raramente restano confinate alla guerra.<\/p>\n<p>La storia moderna lo dimostra. Strumenti sviluppati per esigenze militari, di intelligence o di emergenza passano poi nella gestione civile. Ci\u00f2 che nasce per il campo di battaglia pu\u00f2 arrivare alla frontiera, alla polizia, alla sanit\u00e0, al fisco, alla scuola, alla pubblica amministrazione, alla gestione urbana. Il confine tra sicurezza esterna e sicurezza interna si assottiglia. Il cittadino viene amministrato con logiche sempre pi\u00f9 vicine a quelle dell\u2019operazione militare: identificare, mappare, prevedere, neutralizzare, ottimizzare.<\/p>\n<p>\u00c8 una trasformazione culturale prima ancora che tecnica. La societ\u00e0 viene pensata come un teatro operativo. Ogni problema diventa minaccia. Ogni anomalia diventa rischio. Ogni crisi diventa giustificazione per rafforzare l\u2019infrastruttura di controllo. Una pandemia, una guerra, un attentato, una crisi migratoria, un\u2019emergenza energetica, una rivolta urbana: ogni evento eccezionale pu\u00f2 lasciare dietro di s\u00e9 un pezzo di sorveglianza permanente.<\/p>\n<p>Qui la riflessione di Foucault sulla sicurezza diventa fondamentale. Nelle sue lezioni sulla governamentalit\u00e0, Foucault mostrava come il potere moderno non si limiti a imporre leggi o disciplinare corpi, ma governi popolazioni. Non controlla solo individui isolati. Gestisce flussi, rischi, statistiche, epidemie, circolazioni, ricchezze, territori. La sicurezza diventa una razionalit\u00e0 di governo.<\/p>\n<p>Palantir porta questa razionalit\u00e0 dentro l\u2019epoca dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Il sapere come dominio<\/p>\n<p>Per Foucault, potere e sapere non sono separati. Il potere produce sapere, e il sapere rafforza il potere. Chi classifica, nomina, misura e archivia non descrive semplicemente la realt\u00e0: la organizza. Stabilisce categorie, definisce normalit\u00e0, costruisce deviazioni, rende alcune condotte visibili e altre invisibili.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente ci\u00f2 che accade nell\u2019universo dei dati. I dati non sono mai pura materia innocente. Sembrano oggettivi, ma sono raccolti secondo criteri, ordinati secondo priorit\u00e0, interpretati secondo modelli, usati per finalit\u00e0 politiche, economiche o militari. L\u2019algoritmo non cancella il potere. Lo nasconde dietro la tecnica.<\/p>\n<p>Quando una piattaforma decide quali dati contano, quali correlazioni sono rilevanti, quali profili meritano attenzione, quali anomalie generano un allarme, sta esercitando una forma di potere. Non ha bisogno di fare discorsi ideologici. Le basta organizzare il campo del visibile. Dire che cosa pu\u00f2 essere visto, da chi, con quale conseguenza.<\/p>\n<p>La distopia algoritmica non consiste soltanto nel fatto che qualcuno sappia molto di noi. Consiste nel fatto che quel sapere possa essere trasformato in decisione senza un vero controllo democratico. Il cittadino viene osservato, ma non pu\u00f2 osservare il sistema che lo osserva. Viene classificato, ma non conosce fino in fondo i criteri della classificazione. Viene giudicato, ma non sempre pu\u00f2 interrogare il giudice invisibile che ha preparato il giudizio.<\/p>\n<p>Il cittadino come corpo amministrato<\/p>\n<p>In Foucault, il corpo \u00e8 uno dei luoghi privilegiati del potere. Il potere disciplina i corpi, li addestra, li corregge, li rende produttivi. Nel mondo contemporaneo, il corpo non scompare: viene raddoppiato dal suo profilo digitale.<\/p>\n<p>Ognuno di noi possiede ormai una specie di corpo informatico: dati sanitari, dati bancari, dati telefonici, dati biometrici, spostamenti, consumi, relazioni, immagini, abitudini. Questo doppio digitale pu\u00f2 circolare pi\u00f9 del corpo reale. Pu\u00f2 essere interrogato, venduto, analizzato, archiviato, incrociato. Pu\u00f2 produrre conseguenze concrete: accesso a un servizio, sospetto investigativo, esclusione da una procedura, selezione automatica, controllo rafforzato.<\/p>\n<p>Il corpo fisico vive nel mondo. Il corpo digitale vive nei sistemi. Ma il secondo pu\u00f2 condizionare pesantemente il primo.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una forma nuova di vulnerabilit\u00e0. L\u2019individuo non \u00e8 pi\u00f9 colpito solo perch\u00e9 ha compiuto un atto, ma perch\u00e9 il suo doppio digitale \u00e8 stato letto in un certo modo. E spesso non sa nemmeno dove correggerlo, come contestarlo, a chi rivolgersi. La vecchia burocrazia almeno aveva uno sportello. La nuova burocrazia algoritmica pu\u00f2 non avere volto.<\/p>\n<p>Orwell e Foucault: due distopie che si incontrano<\/p>\n<p>Orwell immaginava un potere che imponeva la verit\u00e0 dall\u2019alto. Foucault studiava un potere che produceva normalit\u00e0 dal basso, attraverso istituzioni, pratiche, saperi e discipline. La nostra epoca sembra fondere entrambe le dimensioni.<\/p>\n<p>Da Orwell prendiamo la guerra permanente, il linguaggio rovesciato, la sorveglianza generalizzata, la riduzione del dissenso a minaccia. Da Foucault prendiamo la normalizzazione, la classificazione, la disciplina, la gestione dei corpi e delle popolazioni. Palantir, in questa prospettiva, rappresenta una sintesi contemporanea: non il Grande Fratello unico e rozzo, ma una costellazione di strumenti capaci di rendere il potere pi\u00f9 intelligente, pi\u00f9 rapido, pi\u00f9 predittivo, pi\u00f9 penetrante.<\/p>\n<p>Il manifesto di Karp non dice: vogliamo controllare la societ\u00e0. Dice: dobbiamo difendere la civilt\u00e0 occidentale. Non dice: vogliamo sorvegliare i cittadini. Dice: dobbiamo usare i dati per proteggerli. Non dice: vogliamo militarizzare il futuro. Dice: dobbiamo prepararci alla competizione con potenze ostili. Non dice: vogliamo ridurre la politica. Dice: dobbiamo superare esitazioni e inefficienze.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo il punto. La distopia contemporanea non parla il linguaggio della tirannide. Parla il linguaggio della necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Il patriottismo tecnologico come nuova ideologia<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 rilevanti del manifesto \u00e8 la costruzione di un patriottismo tecnologico. Secondo questa visione, le imprese della Silicon Valley avrebbero smarrito la propria missione storica, dedicandosi troppo al consumo, all\u2019intrattenimento, alla pubblicit\u00e0, ai servizi commerciali, e troppo poco alla potenza nazionale. Karp chiede una riconversione morale dell\u2019ingegneria: meno applicazioni futili, pi\u00f9 strumenti per la difesa, l\u2019intelligence, la guerra e la sicurezza.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 l\u2019idea che uno Stato debba dotarsi di strumenti tecnologici avanzati. Sarebbe ingenuo negarlo. Ogni potenza, in ogni epoca, ha cercato di usare la tecnologia disponibile per difendersi e competere. Il problema \u00e8 un altro: quando un\u2019impresa privata trasforma questa necessit\u00e0 in una dottrina totale, il rischio \u00e8 che ogni limite venga presentato come tradimento, ogni dubbio come debolezza, ogni controllo democratico come intralcio.<\/p>\n<p>Il patriottismo tecnologico tende cos\u00ec a creare una nuova gerarchia morale. Chi costruisce strumenti per la sicurezza nazionale diventa custode della civilt\u00e0. Chi chiede limiti diventa sospetto di ingenuit\u00e0. Chi domanda trasparenza viene accusato di non capire il pericolo. Chi teme l\u2019abuso viene invitato a guardare i nemici esterni.<\/p>\n<p>\u00c8 una retorica potente, perch\u00e9 si nutre di minacce reali. La competizione con Cina, Russia, Iran, terrorismo, criminalit\u00e0 organizzata, guerra ibrida e attacchi informatici esiste davvero. Ma proprio perch\u00e9 le minacce sono reali, il pericolo \u00e8 maggiore: la paura concreta rende accettabile ci\u00f2 che in tempi normali sarebbe respinto.<\/p>\n<p>La sicurezza come religione civile<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 contemporanee, la sicurezza \u00e8 diventata una sorta di religione civile. Tutto pu\u00f2 essere sacrificato in suo nome: privacy, libert\u00e0, procedure, garanzie, trasparenza. Ogni richiesta di controllo viene presentata come tutela. Ogni accumulo di dati viene giustificato come prevenzione. Ogni estensione dei poteri viene descritta come risposta a un pericolo.<\/p>\n<p>Ma una democrazia liberale non si misura soltanto dalla sua capacit\u00e0 di difendersi. Si misura anche dalla sua capacit\u00e0 di porre limiti agli strumenti con cui si difende. Il potere senza limiti, anche quando nasce per proteggere, finisce per trasformare la protezione in dominio.<\/p>\n<p>Foucault ci insegnerebbe a non chiederci soltanto chi comanda, ma come funziona il comando. Dove passa? Attraverso quali istituzioni? Quali archivi? Quali pratiche? Quali linguaggi? Quali categorie? Quali corpi rende visibili? Quali condotte rende normali? Quali vite considera rischiose?<\/p>\n<p>Applicata a Palantir, la domanda diventa: quale tipo di societ\u00e0 produce una tecnologia costruita per vedere tutto, connettere tutto, prevedere tutto e mettere questo sapere al servizio della sicurezza statale?<\/p>\n<p>Il rischio della democrazia amministrata<\/p>\n<p>Il pericolo non \u00e8 necessariamente il colpo di Stato digitale. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 lento: la democrazia amministrata. Formalmente restano elezioni, partiti, Parlamenti, media, tribunali. Ma una parte crescente delle decisioni viene preparata, orientata o condizionata da infrastrutture tecniche opache. Il politico decide, ma decide dentro un ambiente informativo costruito da piattaforme private. Il funzionario valuta, ma valuta sulla base di sistemi che non controlla fino in fondo. Il cittadino ricorre, ma spesso non conosce la catena che ha prodotto il danno.<\/p>\n<p>La sovranit\u00e0 non scompare. Si sposta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 soltanto nelle leggi, nei confini, nelle monete, negli eserciti. \u00c8 nei dati, nei codici, negli standard, nei sistemi di analisi, nei contratti pubblici, nelle architetture informatiche. Chi controlla queste infrastrutture partecipa alla sovranit\u00e0, anche se non \u00e8 stato eletto.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il manifesto di Palantir \u00e8 politicamente cos\u00ec importante. Non parla solo di un\u2019azienda. Parla di una trasformazione del potere occidentale. La societ\u00e0 privata non si limita pi\u00f9 a fornire strumenti allo Stato. Ambisce a definire il modo in cui lo Stato vede il mondo. E chi definisce il modo in cui il potere vede il mondo, contribuisce a definire anche il modo in cui il potere agisce sul mondo.<\/p>\n<p>La normalizzazione dell\u2019eccezione<\/p>\n<p>Ogni apparato di sorveglianza nasce quasi sempre da un\u2019emergenza. Il terrorismo, la guerra, la pandemia, il crimine, l\u2019immigrazione, la frode fiscale, la sicurezza urbana. Il problema \u00e8 che l\u2019emergenza passa, ma l\u2019infrastruttura resta. Anzi, tende a espandersi. Una volta costruito un sistema capace di raccogliere e incrociare dati, \u00e8 molto difficile limitarne l\u2019uso originario.<\/p>\n<p>La funzione si allarga. Il perimetro cambia. Nuovi soggetti chiedono accesso. Nuove agenzie scoprono l\u2019utilit\u00e0 dello strumento. Nuove crisi giustificano nuove estensioni. Il potere tecnico produce dipendenza istituzionale. Una volta che l\u2019amministrazione si abitua a vedere attraverso una piattaforma, fatica a farne a meno.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la vera forza della sorveglianza contemporanea: la sua irreversibilit\u00e0 pratica. Non serve imporla con brutalit\u00e0. Basta renderla utile. Basta farla diventare comoda. Basta far coincidere sicurezza, efficienza e risparmio. A quel punto, chi chiede di tornare indietro appare irrazionale.<\/p>\n<p>Foucault avrebbe probabilmente riconosciuto in questa dinamica una forma avanzata di governamentalit\u00e0: il potere non ordina soltanto, ma struttura il campo delle possibilit\u00e0. Non dice sempre \u201cdevi\u201d. Pi\u00f9 spesso costruisce ambienti nei quali alcune condotte diventano naturali, altre improbabili, altre penalizzate.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 come residuo<\/p>\n<p>Nel manifesto di Karp la libert\u00e0 occidentale viene evocata come valore da difendere. Ma la domanda \u00e8: quale libert\u00e0 resta, se tutto viene subordinato alla logica della sicurezza permanente?<\/p>\n<p>Una libert\u00e0 sorvegliata non \u00e8 necessariamente abolita. Pu\u00f2 continuare a esistere, ma come spazio residuo. Puoi parlare, ma sai che le parole lasciano tracce. Puoi muoverti, ma sai che gli spostamenti sono registrabili. Puoi dissentire, ma sai che il dissenso pu\u00f2 essere classificato. Puoi scegliere, ma dentro un ambiente sempre pi\u00f9 profilato. Puoi vivere normalmente, a condizione di non diventare anomalia.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 non muore sempre con un divieto. A volte si riduce perch\u00e9 l\u2019individuo interiorizza lo sguardo del sistema. Evita certe parole, certe relazioni, certe ricerche, certi comportamenti. Non perch\u00e9 siano illegali, ma perch\u00e9 potrebbero essere fraintesi. Questa \u00e8 la vittoria pi\u00f9 profonda della sorveglianza: non impedire l\u2019azione, ma trasformare l\u2019immaginazione del possibile.<\/p>\n<p>Il cittadino disciplinato non ha bisogno di essere continuamente represso. Si corregge da solo.<\/p>\n<p>Il rovesciamento morale<\/p>\n<p>La dimensione pi\u00f9 inquietante del manifesto \u00e8 il suo rovesciamento morale. L\u2019intelligenza artificiale militare non viene presentata come un male necessario, ma come un dovere. La collaborazione tra imprese tecnologiche e apparati di sicurezza non viene presentata come un campo delicato da regolare, ma come una missione patriottica.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/28\/palantir-foucault-e-la-nuova-disciplina-digitale\/\" data-a2a-title=\"Palantir, Foucault e la nuova disciplina digitale\"><a class=\"a2a_button_facebook\" title=\"Facebook\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Facebook<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_twitter\" title=\"Twitter\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Twitter<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_whatsapp\" title=\"WhatsApp\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#whatsapp\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">WhatsApp<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_telegram\" title=\"Telegram\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#telegram\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Telegram<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_copy_link\" title=\"Copy Link\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#copy_link\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Copy Link<\/span><\/a><a class=\"a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share\" href=\"https:\/\/www.addtoany.com\/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafionda.org%2F2026%2F04%2F28%2Fpalantir-foucault-e-la-nuova-disciplina-digitale%2F&amp;title=Palantir%2C%20Foucault%20e%20la%20nuova%20disciplina%20digitale\"><span class=\"a2a_label a2a_localize\" data-a2a-localize=\"inner,Share\">Condividi<\/span><\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: left\">Di:\u00a0<span class=\"nome-autore\"><a class=\"author url fn\" title=\"Articoli di Giuseppe Gagliano\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/author\/gagliano\/\" rel=\"author\">Giuseppe Gagliano<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/28\/palantir-foucault-e-la-nuova-disciplina-digitale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/28\/palantir-foucault-e-la-nuova-disciplina-digitale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LAFIONDA (Giuseppe Gagliano) 28 Apr , 2026|Giuseppe Gagliano\u00a0|\u00a02026\u00a0|\u00a0Visioni Dal Grande Fratello alla societ\u00e0 degli algoritmi Il manifesto di Alex Karp e Palantir non \u00e8 soltanto una dichiarazione ideologica sulla tecnologia, l\u2019Occidente e la guerra futura. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 inquietante: \u00e8 il segnale di un passaggio storico nel rapporto tra potere, sorveglianza e societ\u00e0. Non siamo pi\u00f9 davanti alla vecchia immagine autoritaria dello Stato che controlla dall\u2019alto i cittadini con la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oKN","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95157"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95157"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95158,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95157\/revisions\/95158"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}