{"id":95162,"date":"2026-04-29T10:35:53","date_gmt":"2026-04-29T08:35:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95162"},"modified":"2026-04-29T10:22:06","modified_gmt":"2026-04-29T08:22:06","slug":"il-lavoro-prima-di-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95162","title":{"rendered":"Il lavoro prima di tutto"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Michelangelo Ingrassia)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Vincent-Van-Gogh-Riposo-dal-lavoro-1889-Musee-dOrsay-Parigi.jpeg\" width=\"328\" height=\"258\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Pubblichiamo, per gentile concessione della Fondazione Argentina Altobelli Ets che ne ha curato l\u2019edizione, un estratto del libro di Michelangelo Ingrassia: \u00ab<a href=\"https:\/\/fondazioneargentinaaltobelliets.it\/2026\/03\/11\/e-possibile-non-ricordare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00c8 possibile non ricordare? Dalla strage del Frejus (1871) alla campagna Uil \u201czero morti sul lavoro\u201d (2021)<\/a>\u00bb, che ricostruisce centocinquanta anni e oltre di storia sindacale, culturale e politica della salute e sicurezza sul lavoro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quel passato che non vuole passare nella storia della salute e sicurezza sul lavoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al termine di questa certamente non esaustiva esplorazione attraverso la lunga storia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sorge obbligata una domanda: perch\u00e9 ancora oggi lavoratrici e lavoratori continuano a morire, infortunarsi e ammalarsi sul lavoro o a causa del lavoro? Una domanda che contiene in s\u00e9 le altre gi\u00e0 poste introducendo i percorsi fin qui compiuti: e se non fosse solo un problema di scarsa prevenzione? Quale modello di salute e sicurezza stiamo lasciando, cos\u00ec facendo, alle generazioni future di lavoratrici e lavoratori? Eppure, quelli qui ripercorsi, sono stati centocinquanta anni di morti infortuni e malattie professionali, in cui per\u00f2 non sono mancate le lotte e le conquiste, l\u2019evoluzione tecnologica e normativa; allora perch\u00e9 si continua a morire?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avendo ripercorso questi centocinquanta anni di salute e sicurezza sul lavoro adottando il metodo dell\u2019osservazione storica, la risposta in queste pagine non pu\u00f2 che ricercarsi in ambito storico; e in particolare in quelle reiterazioni storiche affiorate nel corso dell\u2019esplorazione e di cui si \u00e8 gi\u00e0 detto. Esse dimostrano che evidentemente, come in altri casi storici, anche in questo caso c\u2019\u00e8 un passato che non vuole passare. Occorre a questo punto tentare di evidenziare in che cosa consista questo passato che non vuole passare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo elemento da considerare \u00e8 l\u2019elusione normativa, comparsa in questi centocinquanta anni in varie forme: manomissione di macchine, aggiramento delle norme e da ultimo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La privatizzazione di settori un tempo pubblici, il rinvio perenne ad appalti e subappalti ha fatto venir meno l\u2019attenzione verso le modalit\u00e0 del lavoro e la richiesta di una vita dignitosa (lavoriamo per vivere \u00a0e non viviamo per lavorare riprendendo un vecchio slogan operaio). Si sono moltiplicati testi di legge improntati a una filosofia di fondo alquanto opinabile: la cosiddetta filiera della sicurezza, che poi con le privatizzazioni \u00e8 approdata a uno scaricabarile di responsabilit\u00e0, competenze e ruoli che ha allentato l\u2019attenzione generale verso la sicurezza e la salute, facendo credere che le cause pi\u00f9 rilevanti siano errori umani o eventi ineluttabili. Opinabile \u00e8 la stessa nozione di morti bianche per non parlare di morti per il profitto. Sul lavoratore precario si investe di meno in formazione, e quindi anche in quella antinfortunistica, il precario \u00e8 pi\u00f9 facilmente ricattabile e quindi con minore possibilit\u00e0 di opporsi a modalit\u00e0 lavorative non a norma di sicurezza, il lavoratore di un servizio esternalizzato non sa se prendersela con il proprio datore di lavoro o con la stazione appaltante per la nocivit\u00e0 o l\u2019assenza di sicurezza del luogo di lavoro e cos\u00ec via. Gli stessi ispettori alla sicurezza sono stati ridotti al lumicino<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Doverosa, di fronte al sistema dell\u2019elusione, spesso mascherata da negligenza del lavoratore, la richiesta dell\u2019istituzione del reato d\u2019omicidio sul lavoro e di una Procura Speciale ma le proposte di legge in materia, pure depositate in Parlamento, rimangono nel dimenticatoio come gi\u00e0 accaduto in altri momenti storici e per altri disegni di legge sulla salute e sicurezza sul lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019elusione normativa, tuttavia, non riguarda solo le imprese. Come definire, infatti, a diciassette anni dalla sua entrata in vigore, la mancata emanazione dei decreti attuativi previsti dal Testo Unico 2008? Come definire la cronica mancanza di un sistema ispettivo efficace ed organizzato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione dei controlli e della lotta all\u2019elusione richiama altri due problemi persistenti. Il primo \u00e8 quello del controllo sulla formazione, connesso al rischio che gli enti certificatori:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>potrebbero diventare strumento delle associazioni datoriali proprio per allentare i controlli, un po\u2019 come avviene per quelle aziende inquinanti che acquistano titoli e partecipazioni in imprese green per acquistare crediti dietro a cui celarsi. E ricordiamo poi la diffusa tendenza ad acquisire, previo pagamento, certificazioni di varia natura, una prassi consolidata dalle logiche di mercato<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema dei controlli anche sulla formazione \u00e8 stato segnalato pure dall\u2019associazionismo medico:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>il difetto principale che rileviamo nei provvedimenti in materia \u00e8 la mancata attuazione della introduzione di modalit\u00e0 chiare sulla verifica dei requisiti dei soggetti formatori. Troppi attestati rilasciati senza corsi o da parte di soggetti senza una idonea qualifica professionale. Troppi sindacati\u201cimprovvisati\u201d o altri soggetti che, senza alcun requisito, sono riconosciuti \u201cope legis\u201d quali \u201csoggetti formatori\u201d<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro problema riguarda l\u2019Inail, che da ente assicuratore controlla se stesso, in autonomia, quando deve riconoscere l\u2019infortunio o la malattia professionale; le due funzioni: del riconoscimento e del risarcimento, andrebbero finalmente separate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un secondo elemento da considerare \u00e8 culturale e riguarda la comunicazione pubblica attraverso i mass media, che si pu\u00f2 cos\u00ec sintetizzare e sottolineare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Per affrontare seriamente il drammatico ed angosciante problema delle morti sul lavoro bisognerebbe raccontare quelle vite spezzate, rendere veramente protagoniste le vittime, rendergli giustizia almeno facendone memoria. Dovrebbero farlo le televisioni, in prima serata: basterebbe essere veramente servizio pubblico, rinunciare a qualcuna di quelle insulse, bolse trasmissioni che riempiono i palinsesti e fanno audience. Che share avrebbe una trasmissione cos\u00ec? Suppongo basso. Ma almeno comincerebbe a scavare nel problema, a mostrare che i morti sul lavoro non sono numeri, ma persone<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn4\"><strong>[4]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un terzo elemento da considerare riguarda la rappresentanza degli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori. Oggi nelle imprese circolano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>personaggi come i consulenti imprenditoriali, gli esperti di soluzione dei conflitti, e quelli per la gestione della salute. Non bisogna polemizzare contro le consulenze sensate, poich\u00e9 in molti casi la supervisione \u00e8 necessaria. Da un punto di vista professionale ed etico \u00e8 tuttavia problematico quando la supervisione [\u2026] viene introdotta per sostituire le necessarie e urgenti valutazioni dei pericoli e delle misure che bisognerebbe introdurre per rendere l\u2019organizzazione del lavoro dignitosa<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn5\"><strong>[5]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a questo apparato di consulenze e consulenti pagati dai datori di lavoro, la rappresentanza dei lavoratori \u00e8 debole, non ha poteri e la sola funzione della consultazione risulta fiacca e inefficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019elemento della rappresentanza richiama l\u2019altro, decisivo, della prevenzione e dell\u2019organizzazione del lavoro. Sotto questo profilo, la prevenzione nei luoghi di lavoro non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente se non si agisce anche sul fronte della prevenzione nei processi di lavoro, a fronte di un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 flessibile e di una flessibilit\u00e0 depotenziata delle originarie garanzie per i lavoratori da parte di una normativa che, nel corso degli anni Duemila, tradendo i patti firmati con il Sindacato confederale, ha sempre pi\u00f9 precarizzato la flessibilit\u00e0. Come \u00e8 stato di recente osservato, infatti, occorre oggi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>intervenire sull\u2019organizzazione dei processi di lavoro, al fine di costruire dei sistemi di tutele coesi, inclusivi e partecipativi, considerando che \u00e8 sempre pi\u00f9 necessario agire non solo per la \u201ctutela nei luoghi di lavoro\u201d ma per la \u201ctutela nei processi di lavoro\u201d che riguarda i diversi contesti aziendali e territoriali in cui essi si svolgono, le diverse fasi in cui essi si sviluppano, cos\u00ec come i diversi lavoratori che coinvolgono anche considerando le diverse tipologie contrattuali con cui essi sono assunti<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn6\"><strong>[6]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prevenzione, insomma, va pianificata integrandovi l\u2019organizzazione del lavoro. \u00c8 questo un elemento da considerare tenendo conto che, in materia di prevenzione, operano e si distinguono tre differenti modelli: la prevenzione primaria, che si propone di eliminare i rischi all\u2019origine; la prevenzione secondaria, che si prefigge di proteggere i lavoratori aiutandoli ad affrontare l\u2019esposizione ai rischi gestendoli; la prevenzione terziaria, che agisce per ridurre i danni dovuti ai rischi che non si sono evitati. Uno studio del Sindacato europeo ha da tempo evidenziato che la prevenzione primaria \u00e8 perennemente disattesa e che occorre \u00abristabilire l\u2019equilibrio fra le tre forme di prevenzione a vantaggio della prevenzione primaria\u00bb<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn7\">[7]<\/a>. A tal proposito \u00e8 stato rilevato che in Italia,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>il \u201ctesto unico\u201d ora vigente disattende interamente i principi della \u201cdirettiva quadro\u201d europea: la prevenzione primaria appare totalmente rimossa, cos\u00ec come appaiono rimossi i suoi caratteri di prevenzione generale, programmata, integrata nella concezione delle situazioni di lavoro. Non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia, conseguentemente, dell\u2019obbligo di analisi del lavoro. In luogo della prevenzione il d. lgs. 81\/2008 prescrive la \u201cgestione dei rischi\u201d, parla esclusivamente di \u201crischi presenti\u201d invece che di misure per evitare i rischi o rimuoverli alla fonte. La valutazione dei rischi indicata dalla direttiva europea era stata accolta dal d.lgs. 626\/94 con l\u2019obbligo di specificare i criteri adottati, intesi allora come criteri oggettivi, scientificamente fondati, mentre il decreto del 2008, modificato dal d.lgs.106\/2009, prescrive che \u201cla scelta dei criteri \u00e8 rimessa al datore di lavoro\u201d. Ogni oggettivit\u00e0 \u00e8 perduta: il datore di lavoro pu\u00f2 attestare la validit\u00e0 della propria valutazione. Peraltro le norme attuali indicano a pi\u00f9 riprese \u201cprocedure standardizzate\u201d, \u201cbuone prassi\u201d e \u201clinee guida\u201d, \u201cmodelli di gestione\u201d, cio\u00e8 ancora soluzioni procedurali, la cui adozione induce a ritenere assolti gli obblighi di legge, nonch\u00e9 addirittura autocertificazioni. Il d.lgs. 81\/2008 non incorpora le disposizioni dell\u2019abrogato d.lgs. 626\/94, come spesso \u00e8 asserito, e non rispetta la normativa comunitaria, come dichiara all\u2019art. 1. Si pu\u00f2 anche dubitare della sua conformit\u00e0 al dettato costituzionale<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn8\"><strong>[8]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste considerazioni sulla prevenzione primaria smascherano una volta per tutte la retorica del \u201cpi\u00f9 prevenzione\u201d declamata a ogni morte e strage di lavoratori sul lavoro. A quale modello di prevenzione ci si riferisce, infatti, quando si chiede \u201cpi\u00f9 prevenzione\u201d? A quello in atto vigente, ossia il modello prevenzionale di livello secondario e terziario, che non ha il compito di eliminare i rischi all\u2019origine e che non ha nulla a che vedere con la prevenzione primaria, che pi\u00f9 correttamente dovrebbe definirsi \u201cprotezione\u201d. Oggi, dunque, non \u00e8 il modello vigente di prevenzione che manca bens\u00ec la protezione, garantita unicamente dal cosiddetto modello di prevenzione primaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre chiedersi, giunti a questo punto, per quale motivo la prevenzione primaria sia ancora oggi \u201ctotalmente rimossa\u201d. Qui si entra nella questione storica del passato che non vuole passare nella storia della salute e sicurezza sul lavoro. La prevenzione primaria, ossia la protezione, richiede infatti di intervenire sull\u2019organizzazione del lavoro e dei processi produttivi adeguando il lavoro (con i suoi ritmi, tempi, attrezzi, macchine, tecniche di lavorazione e produzione, postazione, certezza dei diritti, congruit\u00e0 della retribuzione, stabilit\u00e0) all\u2019essere umano con la partecipazione attiva dei lavoratori. In questo senso, dunque, \u00ab\u00e8 necessario aumentare la partecipazione dei lavoratori alla gestione del sistema di sicurezza ma anche alla definizione dell\u2019organizzazione del lavoro e del processo stesso di lavoro\u00bb<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn9\">[9]<\/a>. La piena partecipazione, infatti, non pu\u00f2 limitarsi alla consultazione: i lavoratori e i loro rappresentanti dovrebbero anche essere coinvolti nei processi decisionali e di controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella storia della salute e sicurezza sul lavoro, tale richiesta \u00e8 stata incessantemente proposta dalle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori; ed \u00e8 stata costantemente respinta dai datori di lavoro. Il motivo \u00e8 terribilmente semplice: l\u2019organizzazione del lavoro \u00e8 prerogativa del datore di lavoro e tale prerogativa di potere il datore di lavoro non intende condividerla con i lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questi centocinquanta anni di storia, insomma:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>se non si possono negare i miglioramenti intervenuti sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e i progressi fatti in campo legislativo, va detto per\u00f2 che sono stati unicamente frutto della lotta dei lavoratori. La struttura e il funzionamento di fondo del sistema economico e di produzione continuano invece a riprodurre gli stessi rapporti di lavoro<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn10\"><strong>[10]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il passato che non vuole passare, nella storia della salute e sicurezza sul lavoro, sta qui: nella mancata trasformazione dell\u2019organizzazione del lavoro dal punto di vista dei lavoratori, continuamente sollecitata dal Sindacato. Una volta soltanto, in questi centocinquanta anni, il Sindacato \u00e8 stato sul punto di traguardare l\u2019obiettivo. Fu quando si svilupp\u00f2 quel movimento di lavoratori, medici e tecnici militanti, delegati sindacali, che dentro e fuori i luoghi di lavoro elaborarono azioni e rivendicazioni che riuscirono a intaccare la prerogativa imprenditoriale di organizzare il lavoro. La storia dimostra che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>quella breve, ma ricca esperienza di contrattazione dell\u2019ambiente di lavoro che coinvolse migliaia di lavoratori tra l\u2019autunno caldo e i primi anni Settanta, oltre a ridurre sensibilmente la nocivit\u00e0 nelle fabbriche, costitu\u00ec uno dei momenti pi\u00f9 significativi di partecipazione collettiva a una diversa progettazione dell\u2019organizzazione del lavoro. La stessa centralit\u00e0 assunta dal momento progettuale e dal tema della partecipazione intelligente nelle tecnologie a base informatica e nelle nuove concezioni dell\u2019organizzazione del lavoro pone quella stagione di lotte sotto una luce nuova, mettendo in evidenza le potenzialit\u00e0 proprio sul versante della progettazione partecipata<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn11\"><strong>[11]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se per raggiungere zero lavoratori morti \u00e8 necessario partire da zero rischi sul lavoro, allora diventa indispensabile sfruttare le potenzialit\u00e0 di quel momento storico. Di quella storia \u00e8 rimasto oggi l\u2019art. 9 dello Statuto dei lavoratori. Occorre sfruttare al massimo i diritti garantiti da questo articolo. Bisogna:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>tornare nelle aziende e ripartire [\u2026] dalle indagini sulla soggettivit\u00e0 operaia in merito ai rischi esistenti, per tornare a contrattare tutta l\u2019organizzazione del lavoro andando a decidere come si lavora, con quale sicurezza, con quanti organici, con quali orari, per cosa si lavora, con quali investimenti<a id=\"_ftnref12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftn12\"><strong>[12]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Replicare con i mezzi, le risorse e la consapevolezza di oggi quell\u2019esperienza storica, mobilitando medici, tecnici, psicologi del lavoro e rappresentanti sindacali, pu\u00f2 essere decisivo per trasformare l\u2019attuale modello di organizzazione del lavoro in una organizzazione del lavoro finalmente adeguata ai lavoratori, partecipata e gestita dai lavoratori, garante dei diritti alla salute e sicurezza dei lavoratori e non subordinata alla realizzazione del profitto. Occorre, insomma, dislocare la battaglia anche sul piano scientifico, contrapponendo a una ricerca scientifica in materia finanziata dalle imprese, una ricerca scientifica elaborata dal Sindacato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi centocinquanta anni di storia della salute e sicurezza sul lavoro testimoniano che tutti quei fattori che modellano l\u2019attuale regime di produzione (catena di appalti e subappalti, intensificazione del lavoro, precarizzazione dei rapporti di lavoro) sono ingranaggi di un sistema che concentra la ricchezza in mano a pochi mentre scarica i rischi su chi deve vendere la propria forza-lavoro per poter vivere. \u00c8 questo sistema che occorre trasformare; e si pu\u00f2 trasformare facendo rivivere il vigente art. 9 dello Statuto dei lavoratori e recuperando \u2013 nell\u2019ambito della campagna zero morti sul lavoro \u2013\u00a0 le esperienze storiche delle gi\u00e0 ricordate \u201crivoluzione copernicana\u201d sindacale degli anni Settanta, della Conferenza unitaria di Rimini e del Centro Ricerche e Documentazione Rischi e Danni da Lavoro istituito da CGIL CISL UIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 noto l\u2019aforisma di Antonio Gramsci che recita: \u201cla storia insegna ma non ha scolari\u201d. I centocinquanta anni di storia della salute e sicurezza qui raccontati, dimostrano anche che questa lunga storia, i suoi scolari li ha: generazioni di lavoratrici, lavoratori, sindacalisti che hanno lottato senza soste, ragionando e agendo al presente ma pensando sempre al futuro. Ed \u00e8 una storia e una lotta che infatti continua.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0F. Giusti,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0F. Giusti,\u00a0<em>Se l\u2019agenda governativa risponde solo ai dettami datoriali<\/em>, \u00abLa Fionda\u00bb, 1 agosto 2024<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0M. Caldiroli (a cura di),\u00a0<em>Il decalogo AIAS per la sicurezza sul lavoro, qualche pregio ma troppi difetti<\/em>, \u00abMedicina Democratica\u00bb, 1 novembre 2022<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0G. Inserra,\u00a0<em>Morti sul lavoro. Storie, non numeri<\/em>, \u00abLettere Meridiane\u00bb, 26 ottobre 2022<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0W. Hien,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0D. Di Nunzio,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Confederazione europea dei sindacati,\u00a0<em>Salute, sicurezza e prevenzione dei rischi. Verso una migliore informazione, consultazione e partecipazione nelle imprese<\/em>, Bruxelles 2013, p. 56<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0B. Maggi,\u00a0<em>op. cit.<\/em>, p. 3<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0D. Di Nunzio,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0C. Tomeo,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0M. L. Righi,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0U. Franchi,\u00a0<em>op. cit.<\/em><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\" style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/29\/il-lavoro-prima-di-tutto\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Michelangelo Ingrassia) Pubblichiamo, per gentile concessione della Fondazione Argentina Altobelli Ets che ne ha curato l\u2019edizione, un estratto del libro di Michelangelo Ingrassia: \u00ab\u00c8 possibile non ricordare? Dalla strage del Frejus (1871) alla campagna Uil \u201czero morti sul lavoro\u201d (2021)\u00bb, che ricostruisce centocinquanta anni e oltre di storia sindacale, culturale e politica della salute e sicurezza sul lavoro. Quel passato che non vuole passare nella storia della salute e sicurezza sul lavoro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oKS","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95162"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95162"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95163,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95162\/revisions\/95163"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}