{"id":95347,"date":"2026-05-11T10:30:16","date_gmt":"2026-05-11T08:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95347"},"modified":"2026-05-11T10:28:02","modified_gmt":"2026-05-11T08:28:02","slug":"dellignoranza-obbligatoria-listruzione-superiore-verso-linfimo-e-lindistinto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95347","title":{"rendered":"Dell\u2019ignoranza obbligatoria: l\u2019istruzione \u201csuperiore\u201d verso l\u2019infimo e l\u2019indistinto"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Elisabetta Frezza)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-95348\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Arte1-300x192.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"192\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Arte1-300x192.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Arte1-1024x655.png 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Arte1-768x491.png 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Arte1.png 1148w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><em>Nella prima parte di questo pezzo si riprendono ampi stralci delle tesi esposte da Lucio Russo nel suo libro \u201cSegmenti e bastoncini\u201d (1998) per mettere in luce come anche nel periodo successivo alla pubblicazione, fino agli ultimissimi giorni nostri, esse abbiano conservata, e confermata, la loro validit\u00e0. Segno significativo della loro giustezza. I passaggi racchiusi tra virgolette sono tratti da quel libro. Con ci\u00f2, mentre si vuole dimostrare l\u2019esistenza di un unico, non interrotto, disegno sovrapolitico \u2013 che, con la forza della preordinazione, ha potuto assorbire persino lo sbaraglio dei vari inquilini ministeriali \u2013, si rende omaggio a uno studioso che con profondit\u00e0 di analisi ed eleganza ha contribuito alla riflessione sul senso della istituzione scolastica in generale, della scuola italiana in particolare. A lui \u00e8 dedicato anche il libro a pi\u00f9 mani \u201cSalvare i saperi per salvare la scuola\u201d (edizioni Il Cerchio, Rimini 2025).<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto quanto resta fuori dalle virgolette \u00e8 invece farina del sacco di chi scrive, e l\u2019autore di \u201cSegmenti e bastoncini\u201d non ne porta ovviamente alcuna responsabilit\u00e0. Se non quella, appunto, di una comprovata lungimiranza di pensiero: anche attraverso le sue parole, infatti, il bombardamento inesausto di aberrazioni a cui oggi non si riesce pi\u00f9 a trovare riparo, trova almeno uno straccio di spiegazione: antecedente necessario di qualsivoglia reazione che non sia emotiva e improvvisata.<\/em><\/p>\n<p><em>Scrivendo, la pasta \u00e8 cresciuta tra le mani. Ne \u00e8 uscita una cosa lunga, che mal si concilia con l\u2019esigenza di accedere a consumazioni veloci, propria di un tempo in cui non c\u2019\u00e8 tempo. Chi si prenda la briga di arrivare in fondo verificher\u00e0 tuttavia che \u201cin cauda venenum\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>In morte della TreeLLLe<\/strong><\/p>\n<p>Tutti sanno che la legislazione scolastica italiana dell\u2019ultimo quarto di secolo non \u00e8 frutto della dialettica parlamentare: la materia \u00e8 troppo delicata per essere abbandonata agli estri della politica politicante. Tutti sanno che il luogo dove sono elaborate e scritte le riforme \u00e8 altrove. Ad esempio nelle stanze della Fondazione Agnelli \u2013 un nome una garanzia \u2013 che, nata sessant\u2019anni fa come istituto di ricerca nelle scienze sociali, ha presto focalizzato il proprio impegno sull\u2019\u201d<em>education<\/em>\u201d (da quelle parti si dice cos\u00ec).<\/p>\n<p>Ma, sopra tutto, a preconizzare alla lettera le novit\u00e0 normative sono sempre stati i\u00a0<em>Quaderni<\/em>\u00a0periodici della associazione TreeLLLe, il pensatoio (<em>think tank<\/em>\u00a0in definizione autentica) dove \u00e8 dislocata la regia del nostro sistema di istruzione e che \u00e8 l\u2019espressione in purezza del cosiddetto stato profondo: apparato confindustriale, banche, finanza, intellighenzia laica e clericale la pi\u00f9 blasonata che c\u2019\u00e8. A scorrere l\u2019elenco dei componenti del \u201ccomitato scientifico\u201d, del \u201cforum delle personalit\u00e0 e degli esperti\u201d e degli \u201c<em>eminent advisor<\/em>\u201d ci si imbatte in presenze significative, tra le quali un bel po\u2019 di vecchi e nuovi titolari del dicastero. Quanto al nome dell\u2019entit\u00e0, creativo anche nel grafema, evoca quella \u201csociet\u00e0 dell\u2019apprendimento permanente\u201d (in lingua originale,\u00a0<em>Life Long Learning<\/em>: le tre elle) che rappresenta il motivetto ispiratore del suo operato, cantato a palla nel coro dei burocrati d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Fin qui, bene o male lo sanno tutti.<\/p>\n<p>Forse non tutti sanno, per\u00f2, che la TreeLLLe, venuta alla luce nel 2001, si \u00e8 estinta nel 2025. Lo comunica in apertura il sito di riferimento con un necrologio molto essenziale, privo di dettagli sulle circostanze della dipartita. In mancanza di spiegazioni ufficiali, \u00e8 legittimo formulare ipotesi fantasiose; e magari immaginare che l\u2019entit\u00e0 sia stata semplicemente soppressa per aver esaurito il proprio mandato. O meglio, che il suo spirito abbia traslocato in altra sede, nel senso che, finalmente, si \u00e8 fatta essa stessa ministero. Del resto, il ministro in carica, cos\u00ec come vari suoi predecessori, \u00e8 un triellino di comprovata fede.<\/p>\n<p>In ogni caso, la lista degli affiliati alla TreeLLLe costituisce prova documentale della contiguit\u00e0, e continuit\u00e0, tra coloro che hanno ricoperto ruoli apicali nel settore scolastico indipendentemente dalla relativa etichetta politica: a dettare l\u2019agenda, infatti, \u00e8 sempre la tecnocrazia di Bruxelles, vale a dire la quintessenza dell\u2019antidemocrazia, e i tocchi autografi concessi ai singoli esecutori pro tempore (esecutori nel senso di membri dell\u2019esecutivo, naturalmente) vanno intesi come carote lanciate qua e l\u00e0 all\u2019elettorato di riferimento mentre il bastone batte inesorabilmente la medesima strada. Che poi tutti quanti costoro parlino appassionatamente la stessa identica lingua \u2013 una specie di sottoprodotto della lingua imperiale \u2013 arrivando, sprezzanti del ridicolo, a rasentare la caricatura, \u00e8 la conferma definitiva della loro comune appartenenza, della compartecipazione a obiettivi comuni, della piena adesione al programma stabilito in alto (e altro) loco.<\/p>\n<p>L\u2019impressione, dunque, \u00e8 che \u2013 lungo il binario unico, lastricato di formulette anglofone, calcato negli ultimi decenni dai novatori di tutto l\u2019arco costituzionale \u2013 il treno sia quasi giunto al capolinea, e che in qualche modo ce lo stiano pure annunciando. Che il suo itinerario fosse segnato, e che il traguardo corrispondesse alla demolizione della struttura della scuola italiana e al dissolvimento della sua anima, era chiaro gi\u00e0 dalla fine del millennio trascorso, o almeno lo era agli osservatori pi\u00f9 attenti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attualit\u00e0 della ricostruzione di Lucio Russo<\/strong><\/p>\n<p>Risale al 1998 l\u2019uscita in prima edizione del pamphlet di Lucio Russo\u00a0<em>Segmenti e bastoncini<\/em>\u00a0che, a dispetto dell\u2019et\u00e0 anagrafica, resta una pietra miliare nell\u2019analisi delle vicende riguardanti la cosiddetta pubblica istruzione. Per questo, vale la pena rispolverarlo e apprezzarne la tenuta dopo il lungo intervallo di governi e pandemie, e il diluvio di leggi leggine decreti e circolari.<\/p>\n<p>La temperie, all\u2019epoca della pubblicazione, era quella della riforma Berlinguer, quindi praticamente l\u2019inizio \u2013 per lo meno: l\u2019inizio della sua elaborazione sistematica, ch\u00e9 dei primi passi estemporanei erano gi\u00e0 stati fatti, per lo pi\u00f9 sotto il furbo espediente della \u201csperimentazione\u201d \u2013 dell\u2019iter di sostituzione della scuola italiana con qualcosa di altro da s\u00e9. La riforma Berlinguer, scrive Russo, si inseriva \u00abin un processo di lungo periodo che per quanto riguarda l\u2019Italia \u00e8 iniziato almeno negli anni sessanta, quando, anche sotto la spinta del movimento studentesco, la vecchia impalcatura gentiliana sub\u00ec i primi consistenti attacchi\u00bb. S\u00ec che, guardando la scena dall\u2019alto, \u00abla novit\u00e0 essenziale promossa dal ministro Berlinguer sembra essere l\u2019efficienza e la radicalit\u00e0 del cambiamento, e non la sua direzione\u00bb.<\/p>\n<p>Ma qual era l\u2019impalcatura che si voleva risolutamente abbattere? Prima della colata di lava delle mille riforme impacchettate dentro le formulette eufoniche del pedagogese, \u00absi pensava \u2013 dice Russo \u2013 che la cultura avesse una solida base unitaria, in assenza della quale non fosse possibile acquisire le varie conoscenze specialistiche. I contenuti della cultura di base includevano l\u2019inquadramento nello spazio e nel tempo della propria esperienza diretta, grazie a un corpo di conoscenze geografiche e storiche, gli elementi fondamentali della storia della cultura occidentale, sin dalle sue basi nella civilt\u00e0 greca, lo studio della letteratura nazionale e una serie di strumenti concettuali elementari, considerati indispensabili a quelle che venivano dette \u201cpersone colte\u201d [\u2026]. Gli studenti venivano abituati a usare contemporaneamente due diversi livelli di discorso: quello concreto [\u2026] e quello teorico, per il quale occorreva usare una terminologia specifica. [\u2026] La soluzione di problemi (in particolare di traduzione) veniva ottenuta applicando, in modo non meccanico, regole generali a casi particolari\u00bb. Un\u2019idea del livello culturale di base diffusamente accettato era fornito \u2013 spiega Russo \u2013 dalle enciclopedie (ad esempio l\u2019Enciclopedia Italiana), da cui si evinceva \u00abquali fossero le conoscenze che l\u2019autore di una voce [\u2026] poteva considerare prerequisite\u00bb. Analogo termometro sono i libri di testo, sempre in rapporto al loro pubblico potenziale.<\/p>\n<p>\u00abNon a caso \u2013 osserva Russo \u2013 si trattava di una scuola che si rivolgeva a chi avrebbe dovuto prendere decisioni e non a futuri esecutori e consumatori passivi\u00bb.<\/p>\n<p>Per la cronaca, dopo Berlinguer (e dopo il libro) sarebbero arrivate, coi loro bastimenti carichi di innovazioni, la Moratti e la Gelmini; fu poi la volta di Renzi sotto le mentite spoglie della Giannini, col suo marchingegno legislativo assemblato per compiacere l\u2019Europa e venduto in piazza sotto il brand \u201cla buona scuola\u201d come fosse una batteria di pentole; e poi la pittoresca Fedeli munita del suo diploma di terza media, tra vari altri personaggi dimenticabili \u2013 a parte la signora consegnata alla storia per la mirabolante trovata dei banchi a rotelle. Fino agli ultimi esemplari: a Bianchi, dal curriculum perfetto per sgombrare l\u2019edificio delle ultime masserizie in nome della virtualizzazione universale e del PNRR, e a Valditara che, da romanista (nel senso di studioso di diritto romano), ha acchiappato entusiasta dall\u2019altro versante dell\u2019emiciclo il testimone del predecessore. Un campionario assortitissimo, insomma, raccattato qua e l\u00e0 secondo logiche imperscrutabili, per l\u2019esecuzione del medesimo disegno: infatti, al di l\u00e0 di qualche astratto proclama palesemente destinato a rimanere lettera morta, o di qualche ritocchino cosmetico palesemente\u00a0<em>ad pompam<\/em>, la staffetta verso la liquidazione della scuola italiana procede da decenni a velocit\u00e0 crescente, ora furibonda. Procede impermeabile all\u2019alternanza dei figuranti e delle rispettive insegne politiche.<\/p>\n<p><strong>La \u00abscuola di avviamento al consumo\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Russo cos\u00ec condensava il senso della riforma Berlinguer: \u00abSi tratta del progetto, coerente e organico, di smantellare quanto resta della tradizionale scuola secondaria superiore italiana, sostituendola con una moderna \u201cscuola per consumatori\u201d [oltre che per contribuenti ed elettori: tutte pedine che possono tranquillamente fare a meno di qualunque tipo di cultura generale] che, seguendo il modello della scuola americana di massa, si limiti ad avviare al consumo il cliente-studente fornendogli prodotti massificati e dequalificati, ma gradevoli e rassicuranti\u00bb.<\/p>\n<p>In questo orizzonte, \u00abgli strumenti concettuali teorici, considerati ormai troppo difficili, sono eliminati dall\u2019insegnamento, che viene ridotto alla descrizione di meri \u201cfatti\u201d e a elenchi di prescrizioni\u00bb alle quali il futuro cittadino-consumatore dovr\u00e0 attenersi nei vari momenti dell\u2019esistenza, modellate \u00absulle prescrizioni per l\u2019uso dei farmaci o sui manuali di istruzione degli elettrodomestici\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco quindi come si passa senza nemmeno accorgersene \u00abda ecologia ad educazione ambientale (serie di norme riguardanti il comportamento corretto da seguire nello smaltimento dei rifiuti e in altre attivit\u00e0 quotidiane), da fisiologia umana a educazione sanitaria, norme di igiene personale, educazione sessuale, alimentare, ecc.\u00bb. Ed ecco giustificato, oltretutto, il \u00abforte incremento, anche nella valutazione, del peso dell\u2019educazione civica\u00bb, contenitore capiente di regolette morali e di buona condotta.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che la scuola per contro non dovr\u00e0 pi\u00f9 richiedere \u00e8 lo sforzo intellettuale, considerato faticoso, superfluo, e pure pericoloso.<\/p>\n<p>Si capisce come, a quel punto, per individui abituati a guardare figure, a scrollare schermi e a leggere al pi\u00f9 un foglietto di istruzioni, argomenti complessi appaiano inaffrontabili. E allora \u00abinnanzitutto il sapere da trasmettere va diviso in \u201cpillole\u201d, la cui dimensione non deve superare una videata di computer. In secondo luogo l\u2019informazione va tradotta, per quanto possibile, in figure con brevi didascalie. Inoltre il testo deve essere completato da brevi messaggi (evidenziati dal colore, dalle dimensioni\u2026) contenenti le \u201cistruzioni per l\u2019uso\u201d del testo stesso (riguardare una pagina precedente, memorizzare una certa parola, ecc.). Ecco perch\u00e9 sono state ideate le \u201cmappe concettuali\u201d, cio\u00e8 degli schemini che rappresentano in forma concreta i legami logici tra i concetti [quelle che una volta gli studenti si facevano da soli, smontando e rimontando l\u2019oggetto del loro studio secondo il proprio personalissimo ordine mentale: lavoro impegnativo ma essenziale per l\u2019assimilazione dei contenuti: ndr]\u00bb. Ed ecco \u2013 si aggiunga \u2013 l\u2019avvento della fantastica era delle\u00a0<em>slides<\/em>\u00a0e dei\u00a0<em>power point<\/em>, divenuti ormai veicolo obbligato di qualsiasi comunicazione che si rispetti, dalle sessioni di giochini dell\u2019asilo fino alle lezioni universitarie: chi, avendo qualcosa da dire, non si faccia precedere dal\u00a0<em>power point<\/em>\u00a0colorato e animato che lo dice per lui, \u00e8 per definizione un povero disadattato.<\/p>\n<p>In effetti le attuali tecnologie \u2013 dice Russo \u2013 sono \u00abinsuperabili nella comunicazione unidirezionale e acritica caratteristica della nuova scuola per consumatori\u00bb E d\u2019altro canto, \u00abl\u2019uso massiccio di tali strumenti nella scuola fornisce [\u2026] anche un apprezzato contributo all\u2019avviamento al consumo tecnologico\u00bb. Un circolo vizioso insomma \u2013 o virtuoso, se lo si considera dal punto di vista delle aziende (private) EdTech, cui viene servita su un piatto d\u2019argento una sterminata prateria da colonizzare popolata di materiale umano inesauribile da catturare, sorvegliare, tenere in ostaggio vita natural durante.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro poi che, se \u00abla progressiva dequalificazione della scuola si presenta in una prima fase come abbassamento del livello degli studenti, ai quali vengono rivolte richieste sempre pi\u00f9 banali\u00bb, in una fase successiva non pu\u00f2 che sfociare \u00abnel crollo del livello culturale degli stessi insegnanti\u00bb.<\/p>\n<p>Infatti \u00aballa nuova scuola non occorrono esperti di fisica, letteratura, filosofia o storia dell\u2019arte [\u2026]; basteranno dei generici \u201coperatori scolastici\u201d, con una preparazione essenzialmente socio-pedagogica, che svolgano la funzione di intrattenitori e animatori [\u2026]. Quanto agli intellettuali ai quali affidare le scelte di indirizzo culturale e la formulazione dei programmi, non saranno pi\u00f9 letterati, matematici o filosofi [\u2026], ma degli \u201cspecialisti della scuola\u201d scelti preferibilmente tra sociologi, pedagogisti o, ancora meglio, esperti di media\u00bb. D\u2019altro canto, chiosa Russo, \u00e8 indubbio che un effetto collaterale di questo smottamento sar\u00e0 \u00abun forte calo della disoccupazione intellettuale dei laureati in sociologia, psicologia e pedagogia\u00bb. La nuova pianta infestante che sottrae luce, aria e nutrimento ai legittimi abitatori del luogo sacro di iniziazione al sapere.<\/p>\n<p><strong>La deconcettualizzazione e deverbalizzazione dell\u2019insegnamento<\/strong><\/p>\n<p>Manco a dirlo, a presiedere la commissione di quaranta saggi nominata al tempo dal ministro Berlinguer con il compito di individuare \u00able conoscenze fondamentali su cui si baser\u00e0 l\u2019apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni\u00bb (<em>vaste programme<\/em>), fu chiamato Roberto Maragliano, pedagogista esperto di tecnologie didattiche multimediali. Manco a dirlo, nel documento di sintesi redatto dai saggi si affermava senza giri di parole che \u00ab\u00e8 necessario operare un forte alleggerimento dei contenuti disciplinari\u00bb. Un decisivo salto di qualit\u00e0 sarebbe stato assicurato, per contro, dall\u2019ingresso massiccio delle nuove tecnologie, sulle quali Maragliano si esprimeva in toni di commosso lirismo: \u00abIl videogioco \u00e8 la pi\u00f9 grande rivoluzione epistemologica di questo secolo. Ti d\u00e0 una scioltezza, una densit\u00e0, una percezione delle situazioni e delle operazioni che puoi fare al loro interno che permette di esaltare dimensioni dell\u2019intelligenza e dello stare al mondo finora sacrificate dalla cultura astratta\u00bb. Ripetiamo insieme: \u00ab\u2026finora sacrificate dalla cultura astratta\u00bb: nel senso che, per i quaranta saggi diretti dal saggio pedagogista Maragliano, la capacit\u00e0 di astrazione, quella simbolica e sistematica, che caratterizzano la cognizione umana e da millenni nutrono tanto il pensiero storico-letterario-filosofico quanto quello scientifico, diventano d\u2019improvviso un limite all\u2019intelligenza e al saper stare al mondo. L\u2019obiettivo non solo dichiarato, ma addirittura celebrato dai nuovi sacerdoti della pedagogia (del resto si \u00e8 in presenza di una vera e propria religione), \u00e8 quello di espellere dalla scuola i concetti astratti, gli strumenti teorici, vale a dire gli universali: l\u2019insegnamento deve essere deconcettualizzato e deverbalizzato. Gli strumenti linguistici, che sono simboli elaborati dall\u2019uomo, devono lasciare spazio a rappresentazioni mentali estemporanee provocate da immediate percezioni di colori e di suoni. Lo dicono i saggi, che sono quaranta e che, in omaggio alla loro saggezza, mettono mano ai programmi e ai manuali, sempre pi\u00f9 vuoti di parole e zeppi di figure colorate, di finestre pubblicitarie, di supporti multimediali per\u00a0<em>minus<\/em>\u00a0<em>habentes<\/em>.<\/p>\n<p>\u00abUn aspetto essenziale della sostituzione dei testi scritti con immagini \u2013 fa notare Russo \u2013 \u00e8 l\u2019<em>unidirezionalit\u00e0<\/em>\u00a0della comunicazione che ne risulta. Chi legge sa in genere anche scrivere, ma chi guarda immagini non ne pu\u00f2 produrre con la stessa facilit\u00e0. Quella per immagini \u00e8 quindi una comunicazione a senso unico, nella quale il ruolo passivo del ricevente non \u00e8 invertibile\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il progressivo \u201dalleggerimento\u201d dei contenuti disciplinari<\/strong><\/p>\n<p>Se i contenuti secondo i saggi sono una zavorra, va da s\u00e9 che occorre cominciare a liberarsene. In allegria.<\/p>\n<p>\u00abIl primo \u201calleggerimento\u201d ha riguardato i programmi di storia, modificati con dm 4.11.1996, che ha riservato un intero anno alla storia del Novecento\u00bb. Pare una cosa innocua. Ma dove sta il trucco? Sta nel fatto \u2013 spiega Russo \u2013 che \u00abper trovare lo spazio necessario, non si \u00e8 diminuito il peso dei programmi dei secoli immediatamente precedenti, ma si \u00e8 dimezzato il tempo dedicato all\u2019insegnamento della storia antica, studiata per giunta senza riferimenti fattuali e cronologici, ma solo per vaste sintesi qualitative\u00bb.<\/p>\n<p>Russo commenta che \u00abla tendenza a privilegiare la storia recente, ritenendo che l\u2019unica scala temporale che veramente ci interessi sia quella di breve periodo, \u00e8 effetto e causa di profonda ignoranza\u00bb: solo il guardare alla storia su una scala temporale pi\u00f9 ampia, e particolarmente in un tempo come il nostro caratterizzato da una forte accelerazione dei mutamenti tecnologici e sociali, consente di esaminare il presente con una profondit\u00e0 che non pu\u00f2 essere neppure sospettata da chi \u00e8 privo di passato.<\/p>\n<p>Del resto, l\u2019eliminazione o la radicale riduzione dello studio della storia antica non \u00e8 altro che una delle manifestazioni di quello stesso processo di deconcettualizzazione \u00abche, per una presunta esigenza di concretezza, porta a sostituire lo studio consapevole con esperienze immediate e irriflesse, l\u2019insegnamento con prescrizioni e comportamenti, i segmenti con bastoncini, e la fisica con un insieme di meri \u201cfatti\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Ma non solo. Con l\u2019amputazione della storia antica viene anche reciso quel legame particolare con la civilt\u00e0 classica che ha caratterizzato finora gli studi liceali e la cultura italiana tutta, perch\u00e9 viene \u00absottratto il quadro storico indispensabile allo studio delle letterature, della filosofia e delle arti figurative\u00bb.<\/p>\n<p>Non per nulla i saggi nel loro documento di sintesi spiegano come lo studio delle lingue classiche debba essere ridimensionato e \u00abdestinato alla formazione dei futuri antichisti\u00bb (\u00absottintendendo \u2013 osserva Russo \u2013 che non abbia nessuna utilit\u00e0 formativa e culturale se non per chi vorr\u00e0 diventare uno specialista\u00bb) e si capisce come a quel punto non abbia pi\u00f9 alcun senso riservare uno specifico percorso di scuola secondaria alla formazione di specialisti in materie di nessun interesse generale.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente dunque come l\u2019obiettivo ultimo sia l\u2019abolizione totale dello studio delle lingue classiche, e con esso quello della filosofia antica, e con essa anche della filosofia medievale e moderna che trova in quella antica i suoi imprescindibili antecedenti. \u00abBisogner\u00e0 quindi eliminare del tutto la storia della filosofia. Il documento [\u2026 ] lo dice espressamente, precisando che sar\u00e0 sostituita con un insegnamento di \u201celementi di filosofia\u201d eguale per tutti gli indirizzi, che tratter\u00e0 questioni di etica [\u2026] e questioni di logica, di verit\u00e0 e plausibilit\u00e0\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Ignorando le loro radici classiche \u2013 saper sondare le quali implica conoscere le lingue classiche \u2013 diventano inaccessibili, e incomprensibili, \u00aboltre alla filosofia, anche la storiografia, la letteratura, il diritto, le arti figurative, le religioni e ogni altro aspetto della nostra civilt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDopo la storia, il latino, il greco, e la storia della filosofia, il \u201cforte alleggerimento\u201d di Berlinguer e della sua corte di saggi coinvolge anche la letteratura italiana. Essi auspicano \u2013 attenzione a questo passaggio!: ndr \u2013 che negli istituti tecnici, che saranno terminologicamente promossi a licei, sia abolito lo studio della letteratura italiana; vi si insegner\u00e0 invece genericamente a \u201csaper scegliere e gustare le proprie letture\u201d e soprattutto (come \u00e8 doveroso in una scuola per consumatori) a \u201corientarsi nella produzione libraria\u201d\u00bb. Non si capisce come, se si ignora la letteratura, ma certo basta la parola dei saggi.<\/p>\n<p>Infine, sull\u2019insegnamento scientifico, la commissione afferma: \u00abVa tenuto conto che gli insegnamenti scientifici sono ancora oggi legati in gran parte ad un apprendimento dei testi. \u00c8 quindi essenziale un profondo ripensamento dei modi, spesso pedanti, con cui sono esposte le scienze [\u2026]. In questa operazione possono essere utili gli strumenti multimediali di simulazione, il cui ruolo e le cui funzioni andranno chiaramente identificati e promossi, particolarmente in rapporto all\u2019esigenza di disporre di rappresentazioni mentali efficaci e operative\u00bb.<\/p>\n<p>Peccato che \u2013 osserva Russo \u2013 la scienza esatta si sia sviluppata, sin dall\u2019antichit\u00e0, \u00abproprio superando l\u2019illusione di poter costruire semplici schemi intellettuali basati direttamente sulla realt\u00e0 percepibile ed elaborando faticosamente i linguaggi astratti e teorici suscettibili di descrivere non solo il mondo sensibile, ma infinite realt\u00e0 progettabili\u00bb. E che \u00abnon vi \u00e8 alcun modo per trasmettere strumenti concettuali [\u2026] senza usare la comunicazione verbale\u00bb. Spesso infatti, vien da aggiungere a margine, l\u2019incapacit\u00e0 di risolvere problemi, anche molto semplici, dipende proprio dalla incapacit\u00e0 di leggere e comprendere il testo che li pone, e la consegna richiesta.<\/p>\n<p><strong>Cosa c\u2019\u00e8 dietro l\u2019angolo<\/strong><\/p>\n<p>Qual \u00e8 allora l\u2019esito nefasto, previsto e prevedibile, dell\u2019operazione palingenetica elaborata dai saggi? Spiega Russo: \u00abse la comunit\u00e0 rinunzier\u00e0 a leggere le opere greche e latine attraverso una consistente minoranza, non avremo perso solo la letteratura, la filosofia e la scienza classiche, ma avremo buttato la chiave indispensabile per capire quasi tutta la filosofia e la letteratura moderne e non potremo pi\u00f9 nemmeno leggere scienziati come Galileo e Newton, che scrissero buona parte delle loro opere in latino\u00bb. La civilt\u00e0 greca \u00e8 la civilt\u00e0 che ci ha dato la scienza (che infatti \u00e8 intessuta di termini greci).<\/p>\n<p>Ma non solo. \u00abl\u2019ignoranza del latino, impedendo lo studio del diritto romano, priverebbe gli studi giuridici di quella che da sempre \u00e8 stata la loro base\u00bb. E ancora, \u00abla struttura tradizionale dell\u2019analisi logica \u00e8 nata per permettere le traduzioni in e dal latino (e greco) e consiste, nella sua parte essenziale, nell\u2019usare i diversi \u201ccasi\u201d di una lingua flessiva per descrivere una lingua moderna come l\u2019italiano [\u2026]. Di fatto la scomparsa dello studio delle lingue classiche, dove \u00e8 avvenuta, ha comportato spesso la perdita della capacit\u00e0 di individuare il soggetto di una preposizione\u00bb.<\/p>\n<p>Questa emorragia massiva delle conoscenze diffuse, oltre che sottrarre intelligenza al lavoro, finisce quindi per defraudare la totalit\u00e0 delle future generazioni di strumenti concettuali ed elementi culturali essenziali, visto che \u00abnon bisogna dimenticare che le conoscenze non possono essere \u201ccongelate\u201d, senza essere praticate, per pi\u00f9 di una generazione\u00bb. Proseguendo in tale direzione suicida, si va incontro a una frattura di civilt\u00e0 probabilmente irreversibile. \u00abSe si interrompe la trasmissione diretta del sapere non basta l\u2019eventuale sopravvivenza di vecchi libri per recuperare il senso del loro contenuto. D\u2019altra parte una generazione educata al culto dei videogiochi e al disprezzo per le conoscenze \u201cancora legate ad un apprendimento dai testi\u201d ben difficilmente farebbe sopravvivere dei libri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Parola d\u2019ordine: predicare bene e razzolare malissimo<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 questa carrellata di passi scelti tratti dal libro di Lucio Russo \u00e8 utile proprio adesso, in questo preciso frangente storico? Perch\u00e9 l\u00ec dentro si trova esposto\u00a0<em>ante litteram<\/em>\u00a0il succo della triellinit\u00e0. Ovvero, si trova la chiave per interpretare la linea continua delle riforme, incluse le raffiche di provvedimenti recenti e recentissimi con cui il ministro Valditara infierisce senza tregua e senza piet\u00e0 su un organismo morente, pur continuando a confondere le acque con proclami di principio che esaltano l\u2019idea nobile di scuola che si vuole annientare.<\/p>\n<p>Chiunque abbia letto ad esempio la \u201cPremessa culturale generale\u201d alle Nuove Indicazioni nazionali per i licei, pubblicate nel mezzo del bombardamento, non pu\u00f2 non sentirsi preso in giro. O per lo meno, non pu\u00f2 non constatare come viviamo ormai nel tempo in cui si pu\u00f2 affermare allo stesso tempo tutto e il suo contrario, cos\u00ec come predicare una cosa e praticare impunemente l\u2019opposto, senza che nessuno faccia un pliss\u00e9. Ecco alcuni passaggi a campione del (crudelissimo) documento citato, che sventola parole stupende in faccia ai superstiti portatori della ragione, della professionalit\u00e0 e del buon senso \u2013 ce ne sono ancora, s\u00ec, dentro la scuola \u2013 mentre in concreto li colpisce a morte con una gragnola di quotidiane idiozie. Godiamoci dunque questa lettura.<\/p>\n<p><em>\u00abPoche istituzioni hanno inciso tanto nella costruzione della cultura formativa italiana quanto il Liceo.<br \/>\nScuola ginnasiale dell\u2019antica Atene, trae il nome, come \u00e8 noto, dal greco \u03bb\u03cd\u03ba\u03b5\u03b9\u03bf\u03bd (in latino lyceum) e deriva da un epiteto del dio Apollo, presso il cui santuario fuori Atene sorgeva la scuola.<br \/>\nIl Liceo ha assunto via via nel tempo (e in tutti i Paesi del suo radicamento, l\u2019Italia fra questi) la configurazione di scuola di formazione che struttura una forma mentis potenzialmente capace di arrivare al saper \u2018vedere teoretico\u2019\u00bb. \u00abGrazie all\u2019attivit\u00e0 del pensare, dell\u2019argomentare le proprie ragioni e dello scoprire le cause di fenomeni e processi, gli studenti travalicano la realt\u00e0 dell\u2019esperienza accedendo all\u2019universo delle idee e dei concetti. Si oltrepassa l\u2019esperienza sensibile non certo per negarla, ma per valorizzarla, approfondirla, valutarla, dimostrarla, confutarla. La formazione liceale ha costruito tutta la sua solida \u2018reputazione\u2019 sul fondamento della promozione di menti mai sazie di domande, di verit\u00e0 e di libert\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCon una formula sintetica si pu\u00f2 dire allora che la scuola secondaria superiore, in quanto scuola dell\u2019adolescenza, \u00e8 il tempo della costruzione della soggettivit\u00e0 giovanile\u00bb. \u00abIn questo passaggio decisivo della vita individuale la scuola \u00e8 chiamata perci\u00f2 ad assolvere ad un compito cruciale. Deve offrire al giovane l\u2019occasione per un confronto appassionato con adulti colti\u00bb. \u00abAl centro della scuola dell\u2019adolescenza sta la conquista da parte dello studente di un rapporto colto con la propria lingua\u00bb. \u00abPi\u00f9 ampio e variegato \u2026 \u00e8 il nostro lessico, pi\u00f9 sofisticato \u00e8 il repertorio delle parole di cui disponiamo, pi\u00f9 l\u2019immagine del mondo che siamo in grado di restituire \u00e8 nitida. Al contrario, l\u2019appiattimento della lingua, la banalizzazione del linguaggio, il tratto culturalmente scadente dell\u2019espressione individuale, sono tutti fattori che possono determinare una rappresentazione generica e opaca degli oggetti e questo vale sia per l\u2019esperienza interiore dell\u2019individuo che per il suo rapporto con la realt\u00e0 esterna\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abL\u2019insieme degli obiettivi formativi che il sistema dei Licei persegue non pu\u00f2 essere conseguito se non per il tramite di un\u2019applicazione rigorosa ed esigente del giovane in formazione alle materie del suo studio\u00bb. \u00abStudiare \u00e8 la base di ogni effettiva educazione che la scuola si prefigge e non si pu\u00f2 concepire la scuola dell\u2019adolescenza prescindendo dalla centralit\u00e0 dello studio. Ogni svalutazione delle dimensioni formali dello studio contraddice alle alte funzioni civili e culturali dell\u2019istituzione scolastica\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl contatto dell\u2019adolescenza con le fonti della cultura superiore mediata dalla scuola \u00e8 decisivo e irrinunciabile perch\u00e9 attraverso di essa il giovane entra in rapporto con un insieme di contenuti che non sono fatti su misura per lui, resistono dunque ad una comprensione immediata e per questo esigono misura, sforzo e tempo. \u00c8 molto importante che il docente sia consapevole del valore educativo decisivo di questa dimensione dell\u2019estraneit\u00e0 culturale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa vita giovanile si dota in altri termini di forme simboliche solide che le consentono di superare l\u2019autoreferenzialit\u00e0 senza respiro, perch\u00e9 vuota e perci\u00f2 stesso opprimente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abUna scuola cos\u00ec concepita \u00e8 estremamente esigente non solo nei confronti dei giovani, ma dei suoi stessi docenti.<br \/>\nAd essi la scuola richiede una rigorosa preparazione scientifica e culturale, per la quale gli anni della formazione universitaria rappresentano la necessaria premessa ma non ne esauriscono il ciclo\u00bb. \u00abIl docente non si aggiorna, ma propriamente studia\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa scuola dell\u2019adolescenza \u00e8 una comunit\u00e0 intellettuale tenuta insieme dalla conversazione colta e appassionata intorno ad oggetti culturali mediati dai libri, dalle opere d\u2019arte, dalla musica, dalle immagini, dall\u2019insieme delle forme simboliche in cui storicamente si \u00e8 espresso l\u2019ingegno umano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Scende da un altro pianeta questa musica soavissima per le orecchie di chi, oggi, si ostina ancora a praticare la professione dell\u2019insegnante in mezzo alle macerie accatastate da molti \u201csaggi\u201d senza bussola e da pochi tecnocrati che invece sanno bene dove vogliono andare a parare.<\/p>\n<p>Epper\u00f2 nel frattempo, lo stesso identico soggetto istituzionale che divulgava quella musica, si \u201cdimenticava\u201d, nello spedire la lettera di orientamento agli alunni di terza media, di menzionare i licei (a parte un elusivo cenno incidentale, laddove invece un festoso tributo veniva concesso all\u2019ineffabile \u2013 e irricevibile \u2013 \u201cliceo del Made in Italy\u201d), a tutto vantaggio della cosiddetta filiera tecnico-professionale del 4 + 2 (quattro anni di scuola superiore pi\u00f9 due anni di ITS Academy, ovviamente con la y che ai consumatori piace), nuova stella nascente del firmamento scolastico da tempo in cima ai suoi pensieri.<\/p>\n<p><strong>All\u2019incrocio tra filiera tecnologico-professionale e licei: la quadratura del cerchio<\/strong><\/p>\n<p>La poderosa campagna pubblicitaria che \u00e8 stata ingaggiata per promuovere questa nuova formula di scuola superiore \u2013 a costo di deformare strumentalmente la lettura dei dati (relativi sia al numero di iscrizioni, sia alle prospettive di futura occupazione) per amplificare la risposta oggettivamente deludente riservatagli dalla clientela \u2013 la dice molto lunga sulle mire che il sistema tenacemente coltiva. La consegna \u00e8 quella di spingere con ogni mezzo verso gli istituti tecnico professionali \u2013 opportunamente aggiornati \u2013 e di ammazzare i licei, gi\u00e0 ridotti in stato agonico da decenni di attacchi sferrati al cuore della loro struttura e della loro anima. L\u2019operazione va con tutta evidenza verso il compimento del programma che Russo aveva descritto con chiarezza cristallina diversi lustri fa addentrandosi nelle pieghe della riforma Berlinguer. Il sistema cerca ancora, invero un po\u2019 incredibilmente, di salvare le apparenze con qualche espediente di contorno, ma la revisione dell\u2019assetto delle scuole superiori porta con s\u00e9 un sostanziale, ulteriore indebolimento delle discipline fondamentali a favore di didattiche laboratoriali, di potenziamenti multimediali, di metodologie CLIL, di esperienze internazionali, di didattiche per competenze, progettazioni interdisciplinari e unit\u00e0 di apprendimento, e delle solite altre concessioni al nuovo che avanza e che tutto deve inghiottire.<\/p>\n<p>Si magnifica la felice rincorsa alle esigenze del tessuto produttivo, alla valorizzazione del territorio, al mercato del lavoro, ma si fischietta sulla pars destruens, che travolge appunto, irreparabilmente, la base di conoscenze teoriche nelle materie di sempre, le fondamenta solide degli invarianti, e lo spazio \u2013 la pazienza, il lavoro \u2013 che tale acquisizione per sua natura richiede. Uno spazio che \u00e8 eroso non soltanto dallo stravolgimento dei piani orari settimanali, ma anche dalla riduzione a quattro anni della durata del percorso, gi\u00e0 introdotta qua e l\u00e0 in via sperimentale e ora integrata nel modello del 4 + 2, e strombazzata a una clientela stordita come succulenta opportunit\u00e0 per anticipare l\u2019inserimento nel mondo del lavoro (quale lavoro?): come se a quell\u2019et\u00e0 un anno di studio, e di crescita, e di maturazione, possa essere tranquillamente cancellato, e il suo carico di vita compresso e spalmato sui quattro anni precedenti, ottenendo lo stesso risultato finale \u2013 in applicazione di non si sa quale inedita propriet\u00e0 matematica.<\/p>\n<p>Intanto, nei licei ridotti a colabrodo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per insegnare decorosamente, e decorosamente acquisire, le conoscenze e le abilit\u00e0 per cui sono stati concepiti, e per la cui trasmissione e interiorizzazione serve parimenti tempo, lavoro e pazienza: al fine di arricchire e affinare il lessico, penetrare i linguaggi e gli statuti delle diverse discipline, guadagnare confidenza con la pratica traduttiva, la prospettiva storica, il contegno teoretico, il ragionamento astratto; tutto ci\u00f2 che, messo insieme, regala una duttilit\u00e0 intellettuale altrimenti difficilmente conseguibile. \u00c8 cos\u00ec che pian piano la filosofia si trasforma in una spolverata di \u201celementi di filosofia\u201d eguali per tutti gli indirizzi (vedi sopra) \u2013 ma si rivernicia di fresco coi\u00a0<em>dibate<\/em>\u00a0che vanno tanto di moda perch\u00e9 impratichiscono a blaterare di ci\u00f2 che non si conosce; il greco e il latino, ripuliti delle asprezze legate allo studio della lingua necessario all\u2019attivit\u00e0 di traduzione \u2013 palestra mentale insostituibile \u2013 diventano una spolverata di \u201celementi di letteratura\u201d su testi gi\u00e0 tradotti e adeguatamente semplificati per facilitarne la comprensione e attualizzarne i contenuti; la matematica si evolve in una spolverata di \u201celementi di matematica\u201d praticabili per via di test a crocette, giochetti digitali, bastoncini al posto dei segmenti. E via cos\u00ec. La deriva galoppa, e porta a tutta velocit\u00e0 a pareggiare gli obiettivi in corrispondenza di un minimo sempre pi\u00f9 minimo per renderli accessibili a tutti in ogni tipo di scuola.<\/p>\n<p>E infatti. \u00abBasta con la distinzione fra licei e istituti tecnici, unifichiamo il nome di tutti gli istituti superiori\u00bb, \u00abnon ha pi\u00f9 senso distinguere tra licei e istituti tecnici\u00bb. A margine della premiazione del primo Maestro del Made in Italy (che \u00e8 tutt\u2019un programma anche questo), qualche settimana fa il ministro ha annunciato l\u2019intenzione di presentare una legge che cambier\u00e0 il nome di tutti gli istituti superiori, tecnici e professionali inclusi. Si chiameranno tutti licei, per abbattere il pregiudizio che ha storicamente considerato l\u2019istruzione tecnica e professionale come \u201cdi serie B\u201d. Ora, la squallida metafora calcistica usata a sostegno della retorica populista che fa leva sull\u2019egualitarismo (dell\u2019ignoranza) \u2013 e si autorisolve con il trucchetto onomastico estendendo a tutti il nome di liceo \u2013 rappresenta uno sfregio a quella scuola italiana che sapeva funzionare da ascensore sociale e che non conosceva \u201cserie\u201d, ma solo tagli diversi per attitudini diverse e sbocchi diversi, e in ogni caso garantiva il raggiungimento di una preparazione dignitosa nelle cose importanti, e di un codice comune di comunicazione. La prospettiva ora \u00e8 l\u2019appiattimento universale nella tecnicizzazione selvaggia: nel fantastico mondo degli uguali dove tutti ascolteranno Euripide letto da voce sintetica, in traduzione slang, con commento woke, finestrelle psicopedagogiche, disegnini variopinti e mappe concettuali precotte.<\/p>\n<p>E il cerchio si chiude. L\u2019impegno pubblicitario fuori misura dedicato alla creatura tecnico-professionale del 4+2 serve a radicare un paradigma (eliminazione dei contenuti culturali, quadriennalizzazione) che poi, cavalcando la suggestione egualitaria, verr\u00e0 da s\u00e9 estendere a tutte le scuole, con appena qualche sfumatura \u201cd\u2019indirizzo\u201d. Spolveratine, appunto, all\u2019insegna della superficialit\u00e0 che non stressa e assicura a tutti un confortevole stato di docile inconsapevolezza.<\/p>\n<p>Con il che, si taglia finalmente il traguardo. Si entra nella notte in cui tutte le vacche sono nere. Dove tutti gli studenti sono analfabeti, i consumatori perfetti. Dove la TreeLLLe non serve pi\u00f9. Nel mentre, una cultura millenaria, patrimonio infinito di bellezza e di senso accumulato lungo un passato grande e maestro, \u00e8 resa inaccessibile, condannata all\u2019oblio, lasciata morire.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/05\/11\/dellignoranza-obbligatoria-listruzione-superiore-verso-linfimo-e-lindistinto\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/05\/11\/dellignoranza-obbligatoria-listruzione-superiore-verso-linfimo-e-lindistinto\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Elisabetta Frezza) Nella prima parte di questo pezzo si riprendono ampi stralci delle tesi esposte da Lucio Russo nel suo libro \u201cSegmenti e bastoncini\u201d (1998) per mettere in luce come anche nel periodo successivo alla pubblicazione, fino agli ultimissimi giorni nostri, esse abbiano conservata, e confermata, la loro validit\u00e0. Segno significativo della loro giustezza. I passaggi racchiusi tra virgolette sono tratti da quel libro. 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