{"id":95365,"date":"2026-05-12T10:10:35","date_gmt":"2026-05-12T08:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95365"},"modified":"2026-05-12T10:08:31","modified_gmt":"2026-05-12T08:08:31","slug":"non-ce-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95365","title":{"rendered":"Non c\u2019\u00e8 giustizia"},"content":{"rendered":"<p><strong>da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo)<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<p>Bisognerebbe smetterla di parlare di resistenza ucraina. In primo luogo perch\u00e9 ad armare, dirigere ed addestrare gli ucraini sono gli Usa, direttamente o tramite l\u2019Ue. Gli ucraini sono la carne da cannone. In secondo luogo \u00e8 ugualmente improprio addossare solo sulla Ue la continuazione di questa guerra, perch\u00e9 quest\u2019ultima opera su mandato statunitense anche quando finge che vi sia attrito tra le due sponde dell\u2019Oceano, bench\u00e9 non tutti i gruppi dominanti americani siano d\u2019accordo sull\u2019utilit\u00e0 di proseguire il conflitto. Quindi, anche quando l\u2019Europa stabilisce di riarmarsi, in parte come conseguenza delle armi regalate a Kiev, la decisione \u00e8 stata presa a Washington, non nelle cancellerie europee che per lo pi\u00f9 eseguono gli ordini. Per questo a quei \u201cfurbi scemi\u201d, come si dice dalle mie parti, che ripetono pappagallescamente che bisogna riarmarsi perch\u00e9 \u201cdevi preparare la guerra per fare la pace\u201d, rispondiamo che magari fosse cos\u00ec. In realt\u00e0 i nostri sforzi e risorse serviranno per indebolirci e rafforzare il dominus della nostra sfera egemonica. Pi\u00f9 ci armeremo, meno controlleremo le nostre scelte. A casa mia questo si chiama alto tradimento e non passer\u00e0 tempo, auspichiamo, che a chi ci ha posto in questa situazione verr\u00e0 presentato il conto. Di solito accade, tempo ci vuole. L\u2019Ue non \u00e8 un soggetto politico e non prende decisioni autonome, bench\u00e9 si sia dotata di istituzioni che scimmiottano quelle degli Stati. In verit\u00e0 si tratta di simulacri, di proiezioni di apparati in cui sono i singoli paesi membri, di solito sempre Germania e Francia, che ne stabiliscono indirizzi e andamenti. Questa \u00e8 l\u2019Unione che festeggia pure la giornata dell\u2019Europa che non esiste, proprio il 9 maggio, giorno in cui i russi festeggiano la vittoria nella Seconda guerra mondiale, che non fu solo sul nazismo ma anche su quanti avrebbero festeggiato se il nazismo avesse battuto i russi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro aspetto che fa sorridere. Mentre il mondo torna ad infiammarsi perch\u00e9 i rapporti di forza consolidati traballano, c\u2019\u00e8 ancora chi invoca la giustizia internazionale e il diritto. Quale giustizia pu\u00f2 mai essere imposta se non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno in grado di esercitarla e farla valere? Il diritto internazionale \u00e8 ormai superato e viene invocato solo come litania di un mondo che sta scomparendo. Immaginate un tribunale che condanna qualcuno ma non c\u2019\u00e8 polizia che vada a prenderlo a casa per incarcerarlo. Questa \u00e8 la condizione attuale. Nessuno andrebbe in carcere coi suoi piedi anche se condannato da un tribunale se non arrivassero uomini in divisa a prenderlo per metterlo in ceppi, a maggior ragione se il condannato pu\u00f2 disporre di armi e di un gruppo di persone disposte a impedirlo. Con le sentenze ci si pu\u00f2 pulire il\u2026 inoltre, per restare in termini concettuali, la giustizia \u00e8 sempre una pura amministrazione dell\u2019ingiustizia e non verdetto della verit\u00e0. E questo, come ci insegna il filosofo Renzi, vale soprattutto quando si trattano questioni internazionali. Alla fine della fiera, dietro tutto, fa sempre capolino l\u2019ingiustizia, ovvero la giustizia di qualcuno a scapito di qualcun altro, e ancora pi\u00f9 dietro si staglia la forza, quella che stabilisce come devono andare le cose. Quindi mettiamoci l\u2019anima in pace, anzich\u00e9 agitarci inutilmente per le cose del mondo se non le comprendiamo alla radice. Presto saranno guerre e conflitti che dirimeranno le controversie internazionali, esattamente tutto il contrario di quanto afferma la nostra ormai superata Costituzione, poich\u00e9 si \u00e8 perso lo storico centro regolatore-dominatore, quello che ti veniva a prendere a casa perch\u00e9 aveva pi\u00f9 bombe di te.<\/p>\n<p>\u201cQuando due persone (in buona fede) contestano in giudizio intorno a un punto di diritto, ossia alla giustizia, ci\u00f2 fanno perch\u00e9 scorgono la giustizia in modo diverso. La giustizia, cio\u00e8, \u00e8 una cosa diversa per l\u2019uno e per l\u2019altro, ossia non v\u2019\u00e8 la giustizia, ma pi\u00f9 giustizie, quali diversamente si rivelano e si affermano nelle due coscienze contrastanti. Chi invoca la sentenza giudiziale la invoca proprio unicamente perch\u00e9 essa faccia valere la giustizia di cui egli \u00e8 sicuro contro l\u2019avversario che non vuol riconoscerla, e lo stesso fa questo avversario, che affronta il giudizio piuttosto che ammettere la giustizia scorta da chi lo ha convenuto.<\/p>\n<p>La coscienza dei due contendenti dice: la giustizia \u00e8 evidentemente come la vedo io, quella che vedo io, quella che l\u2019interiore mio pronunciato chiarissimamente e indubitabilmente mi rivela. E ci\u00f2 dicono due coscienze opposte, tanto \u00e8 vero che invocano entrambe il giudizio, cio\u00e8 vogliono ciascuna che il giudice dia loro la giustizia propria, opposta a quella dell\u2019altro. Non si domanda quindi al giudice che metta in chiaro o faccia essere la giustizia. Come potrebbe un terzo, un indifferente, che non ha appreso le cose con l\u2019evidenza e la vivezza di chi le ha vissute nel loro immediato essere, ma solo per sentito dire (testimoni, documenti), come potrebbe costui creare, quasi a dire, la giustizia? Si domanda invece al giudice che dia forza a quella giustizia che c\u2019\u00e8 indipendentemente e prima del suo pronunciato, a quella giustizia di cui chi ricorre al suo tribunale \u00e8 certo e che egli esige con tutta l\u2019energia della sua sincera coscienza che sia dal giudice fatta valere.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 esigono due coscienze opposte, due giustizie opposte.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 la sentenza \u00e8 sempre violazione di giustizia, di quella giustizia che si affermava e rivelava nella coscienza di chi \u00e8 dalla sentenza condannato e affinch\u00e9 avesse forza la quale si era rivolto al giudice. Ci\u00f2 che si chiama \u201cla giustizia\u201d \u00e8 quindi, a rigore, l\u2019organizzazione dell\u2019ingiustizia, la inevitabile conculcazione della giustizia quale \u00e8 per uno o per l\u2019altro dei due contendenti, della giustizia di cui era (e rimane) sicuro colui a cui il giudice ha dato torto. L\u2019organizzazione della giustizia (l\u2019istituzione dei tribunali) non significa dunque altro che questo: bisogna accettare piuttosto il torto e l\u2019ingiustizia che far scorrere il sangue nascente dalla violenza cui occorrerebbe ricorrere per far valere la giustizia (quella che si rivela sfolgorantemente giustizia alla mia coscienza); bisogna evitare ad ogni costo, anche a costo dell\u2019ingiustizia, la violenza e il sangue.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 di tutto ci\u00f2, che non a tutti \u00e8 chiara rispetto al diritto interno, diventa visibilissima nell\u2019ambito del diritto internazionale, dove le giustizie sono irriducibilmente e del tutto senza comune misura diverse, perch\u00e9 fondantisi su principi e punti di partenza opposti e pur tutti ugualmente valevoli (nazionalit\u00e0, configurazione geografica, espansione commerciale, legittimit\u00e0 storica ecc.), e dove il ricorso alla violenza, ossia alla guerra, per far valere ciascuna di queste opposte giustizie \u00e8 l\u2019ultima ratio a cui di continuo si fa capo e la prova dell\u2019incrollabile essere che queste giustizie opposte posseggono, se a sostegno di esse si mettono in gioco dall\u2019una e dall\u2019altra parte milioni di vite.<\/p>\n<p>E si osservi: che cosa significa la contestazione giudiziaria? Che due coscienze hanno due giustizie diverse. Cio\u00e8 che la giustizia non \u00e8 una ma si scinde in due nelle due distinte coscienze contendenti. La dualit\u00e0 della giustizia si esprime e si esemplifica qui nella dualit\u00e0 delle due coscienze contrastanti, in ciascuna delle quali ha l\u2019essere una giustizia opposta a quella che lo ha nell\u2019altra. Ma questa dualit\u00e0 della giustizia manifestantesi nell\u2019opposizione di due coscienze distinte, questo scindersi della giustizia in due menti separate, che cosa vuol dire se non scissione della giustizia in s\u00e9, scissione della ragione umana in s\u00e9 riguardo alla giustizia? Non si tratta, forse, di due menti umane che hanno (scorgono) una giustizia diversa? Ed ecco infatti che questa dualit\u00e0 o scissione si ripercuote e si raccoglie in un\u2019unica sfera nella coscienza una del giudice. Quanto pi\u00f9 questo \u00e8 intelligente e delicato, tanto pi\u00f9 la sua stessa coscienza si fa scissa, tanto pi\u00f9 egli vede la ragione dell\u2019uno e dell\u2019altro, quella ragione che, se questi, cio\u00e8 due menti umane, scorgono, non pu\u00f2 non essere scorta altres\u00ec da una mente umana una, dalla mente umana in s\u00e9.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 avviene che il giudice intelligente e scrupoloso s\u2019avvede bene spesso che alla fine egli decide non per argomenti razionali di pura giustizia (che questi, esistendo, quando la contestazione \u00e8 in buona fede da entrambe le parti, lo farebbero eternamente oscillare nell\u2019uno e nell\u2019altro senso), ma per una decisione \u201cvolontaristica\u201d, perch\u00e9, cio\u00e8, dovendosi infine tagliare il nodo della controversia, una specie di cieca, o non ben illuminata, recisa e improvvisa risoluzione interiore lo determina a far prevalere una delle due ragioni e a mettere, davanti a s\u00e9 stesso, in luce predominante le ragioni per essa. Precisamente come avviene nel campo delle convinzioni filosofiche. Ogni pensatore sincero, che sappia vedere in fondo di s\u00e9 e voglia confessare ci\u00f2 che vi accade, constata che tutte le visuali o i sistemi filosofici gli oscillerebbero dinanzi nella loro \u201cverit\u00e0\u201d, nella \u201cverit\u00e0\u201d che ha ciascuno, se egli, con una decisione \u201cvolontaristica\u201d, non tenesse ferme dinanzi alla mente soltanto, o in via predominante, le ragioni di uno, di quello che ha abbracciato e che gli \u00e8 caro, se non volesse vedere quelle sole, ossia se non volesse crederci.<\/p>\n<p>Come, adunque, esistono le morali, ma non la morale, cos\u00ec esistono le giustizie, ma non la giustizia. E ci\u00f2 vuol dire che, come la morale, cos\u00ec la giustizia non c\u2019\u00e8.\u201d<\/p>\n<p>\u2014-<\/p>\n<p>La macchina del \u201cClarion\u201d di Spoon River venne distrutta,<\/p>\n<p>e io incatramato e impiumato,<\/p>\n<p>per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati<\/p>\n<p>ritta sui gradini di un tempio marmoreo.<\/p>\n<p>Una gran folla le passava dinanzi,<\/p>\n<p>alzando al suo volto il volto implorante.<\/p>\n<p>Nella sinistra impugnava una spada.<\/p>\n<p>Brandiva questa spada,<\/p>\n<p>colpendo ora un bimbo, ora un operaio,<\/p>\n<p>ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.<\/p>\n<p>Nella destra teneva una bilancia;<\/p>\n<p>nella bilancia venivano gettate monete d\u2019oro<\/p>\n<p>da coloro che schivavano i colpi di spada.<\/p>\n<p>Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:<\/p>\n<p>\u201cnon guarda in faccia a nessuno\u201d.<\/p>\n<p>Poi un giovane col berretto rosso<\/p>\n<p>balz\u00f2 al suo fianco e le strapp\u00f2 la benda.<\/p>\n<p>Ed ecco, le ciglia erano tutte corrose<\/p>\n<p>sulle palpebre marce;<\/p>\n<p>le pupille bruciate da un muco latteo;<\/p>\n<p>la follia di un\u2019anima morente<\/p>\n<p>le era scritta sul volto.<\/p>\n<p>Ma la folla vide perch\u00e9 portava la benda&gt;&gt;.<\/p>\n<div class=\"addthis_toolbox addthis_default_style \"><\/div>\n<div class=\"page-links\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/non-ce-giustizia\">https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/non-ce-giustizia<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo) Bisognerebbe smetterla di parlare di resistenza ucraina. 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