{"id":95411,"date":"2026-05-14T11:47:14","date_gmt":"2026-05-14T09:47:14","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95411"},"modified":"2026-05-14T11:47:14","modified_gmt":"2026-05-14T09:47:14","slug":"i-mari-stretti-dove-si-decide-il-potere-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95411","title":{"rendered":"I mari stretti dove si decide il potere del mondo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Mappa-choke-points.webp\" width=\"501\" height=\"282\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla potenza navale alla guerra dei flussi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia insegna che il mare non \u00e8 mai stato soltanto una distesa d\u2019acqua. \u00c8 stato strada, frontiera, ricchezza, rifugio, campo di battaglia, spazio di conquista e strumento di dominio. Chi controllava il mare controllava il commercio; chi controllava il commercio accumulava ricchezza; chi accumulava ricchezza poteva costruire flotte, finanziare eserciti, aprire colonie, imporre trattati, decidere la pace e la guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma nel XXI secolo questa verit\u00e0 antica cambia forma. Non scompare, si complica. Oggi non basta pi\u00f9 dire che una potenza domina i mari perch\u00e9 possiede pi\u00f9 navi, pi\u00f9 portaerei, pi\u00f9 basi o pi\u00f9 missili. La potenza marittima non consiste soltanto nella capacit\u00e0 di sconfiggere una flotta nemica. Consiste sempre di pi\u00f9 nella capacit\u00e0 di garantire, deviare, rallentare o interrompere i flussi da cui dipende l\u2019economia globale: petrolio, gas, merci, grano, semiconduttori, terre rare, cavi sottomarini, dati, assicurazioni, credito, logistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui che i passaggi obbligati del mare tornano al centro della storia. Gli stretti, i canali, i punti di strozzatura non sono pi\u00f9 soltanto luoghi geografici. Sono interruttori della mondializzazione. Basta toccarli perch\u00e9 il sistema intero tremi. Hormuz, Malacca, Bab el-Mandeb, Suez, Bosforo, Gibilterra, Taiwan, Dover, Panama, il Capo di Buona Speranza, i passaggi artici: ognuno di questi nomi indica una porzione di mare, ma anche una vulnerabilit\u00e0 politica, economica e militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La globalizzazione ha costruito la propria fortuna sull\u2019idea della fluidit\u00e0. Navi sempre pi\u00f9 grandi, porti sempre pi\u00f9 automatizzati, tempi sempre pi\u00f9 calcolati, catene produttive sempre pi\u00f9 estese. Ma proprio questa efficienza ha creato una fragilit\u00e0 nuova. Quando tutto funziona, il mare sembra invisibile. Quando qualcosa si blocca, si scopre che il mondo moderno, con tutta la sua tecnologia, dipende ancora da rotte antiche e da passaggi stretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mahan e la lezione della potenza marittima<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alfred Thayer Mahan aveva intuito alla fine dell\u2019Ottocento ci\u00f2 che le grandi potenze europee avevano gi\u00e0 sperimentato nella pratica: la potenza mondiale nasce dal mare. La flotta non \u00e8 un ornamento militare, ma la condizione della forza economica. Le rotte commerciali, le basi, i porti, i passaggi strategici, le colonie, la marina mercantile e quella da guerra formano un unico sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Mahan, il mare era il grande spazio della competizione tra imperi. Chi riusciva a proteggere le proprie comunicazioni marittime e a minacciare quelle del nemico possedeva un vantaggio decisivo. La guerra non era soltanto scontro tra eserciti, ma lotta per mantenere aperte le proprie arterie e chiudere quelle altrui. In questo senso, il mare era gi\u00e0 economia militarizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi questa intuizione resta valida, ma non basta pi\u00f9. Perch\u00e9 le rotte marittime non collegano soltanto imperi coloniali e mercati lontani. Collegano fabbriche distribuite su continenti diversi, catene produttive frammentate, sistemi energetici interdipendenti, piattaforme digitali, assicuratori, banche, porti automatizzati, reti di telecomunicazioni e interessi finanziari globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nave che attraversa uno stretto non trasporta soltanto merci. Trasporta continuit\u00e0 industriale. Trasporta stabilit\u00e0 dei prezzi. Trasporta sicurezza alimentare. Trasporta equilibrio politico interno per governi che dipendono dall\u2019energia importata o dalle esportazioni. \u00c8 per questo che gli stretti sono diventati pi\u00f9 importanti, non meno. La mondializzazione non li ha superati; li ha resi pi\u00f9 vulnerabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Castex e la strategia come totalit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Raoul Castex aiuta a capire il passaggio successivo. Per lui la strategia navale non pu\u00f2 essere separata dalla strategia generale dello Stato. Il mare non \u00e8 un teatro isolato, abitato solo da ammiragli e flotte. \u00c8 parte della politica nazionale, della diplomazia, dell\u2019economia, dell\u2019industria, della psicologia collettiva, della capacit\u00e0 di resistenza di un Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa lezione \u00e8 oggi decisiva. La crisi di uno stretto non \u00e8 mai soltanto una crisi navale. Se Hormuz si blocca, non soffrono solo le marine militari: salgono i prezzi dell\u2019energia, aumentano i costi di produzione, tremano le borse, si complicano i bilanci pubblici, cresce l\u2019inflazione, si indeboliscono governi lontani migliaia di chilometri. Se Suez viene minacciato, non \u00e8 solo l\u2019Egitto a essere coinvolto: l\u2019Europa deve ripensare le proprie forniture, le compagnie assicurative aumentano i premi, le navi allungano le rotte, i porti subiscono ritardi, le industrie ricevono componenti in ritardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mare, dunque, non \u00e8 una periferia del potere. \u00c8 il sistema nervoso della potenza contemporanea. La sua interruzione produce dolore in parti del corpo politico ed economico che sembravano lontane. Un colpo in un punto di strozzatura pu\u00f2 avere effetti a catena su continenti interi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questo punto di vista, Castex \u00e8 pi\u00f9 attuale di quanto sembri. Aveva compreso che la marina non combatte mai da sola: combatte dentro una strategia generale. Oggi potremmo dire che anche una nave commerciale non naviga mai da sola: naviga dentro una strategia globale fatta di produzione, energia, finanza, sicurezza e diplomazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli stretti come dogane della potenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il XXI secolo sta trasformando i passaggi marittimi in dogane politiche della mondializzazione. Non basta che una rotta esista. Bisogna che sia sicura, assicurabile, prevedibile, accettata dagli attori regionali, protetta da una forza credibile e inserita in un quadro giuridico stabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando una di queste condizioni viene meno, il mare si restringe. Non fisicamente, ma politicamente. La nave pu\u00f2 ancora passare, ma il suo passaggio diventa pi\u00f9 caro, pi\u00f9 rischioso, pi\u00f9 lento, pi\u00f9 incerto. E l\u2019incertezza \u00e8 gi\u00e0 una forma di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi controlla uno stretto non deve necessariamente chiuderlo. Pu\u00f2 fare qualcosa di pi\u00f9 sottile: pu\u00f2 minacciare di chiuderlo, pu\u00f2 rallentare il traffico, pu\u00f2 imporre ispezioni, pu\u00f2 rendere pi\u00f9 costosa l\u2019assicurazione, pu\u00f2 costringere le navi a cambiare rotta, pu\u00f2 creare un clima di rischio tale da modificare i calcoli delle imprese e degli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 questa la nuova arte della coercizione marittima. Non sempre serve sparare. A volte basta rendere il mare meno affidabile. La potenza non si esprime solo con la battaglia navale, ma con la capacit\u00e0 di alterare le aspettative. Il traffico mondiale vive di regolarit\u00e0; la strategia vive spesso di incertezza. Chi introduce incertezza nei flussi controlla una parte del sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Hormuz, il laboratorio della nuova guerra economica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il caso di Hormuz \u00e8 emblematico. Per decenni lo stretto \u00e8 stato considerato una delle grandi vulnerabilit\u00e0 dell\u2019economia mondiale. Una parte essenziale del petrolio e del gas naturale liquefatto passa da l\u00ec. \u00c8 una cerniera tra Golfo Persico e Oceano Indiano, tra produttori energetici e consumatori asiatici ed europei. Ma oggi Hormuz non \u00e8 soltanto un luogo di transito. \u00c8 un campo di pressione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando l\u2019Iran minaccia Hormuz, non minaccia solo il traffico marittimo. Minaccia la stabilit\u00e0 dei mercati energetici, la tranquillit\u00e0 delle economie asiatiche, la sicurezza degli alleati degli Stati Uniti, la credibilit\u00e0 della protezione americana nel Golfo. Teheran sa di non poter competere simmetricamente con Washington sul piano navale. Non pu\u00f2 mettere in mare una flotta equivalente a quella statunitense. Ma pu\u00f2 usare la geografia come moltiplicatore di potenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui si vede il passaggio dalla vecchia alla nuova geopolitica del mare. Nel modello classico, la domanda era: chi controlla il mare? Nel modello attuale, la domanda diventa: chi pu\u00f2 rendere instabile il flusso? Una potenza inferiore pu\u00f2 compensare la propria debolezza con missili costieri, mine, droni, unit\u00e0 veloci, guerra elettronica, forze speciali, attacchi informatici contro infrastrutture portuali, minacce contro petroliere e capacit\u00e0 di intimidazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo non d\u00e0 necessariamente la vittoria. Ma d\u00e0 potere negoziale. L\u2019Iran non deve dominare l\u2019Oceano Indiano. Gli basta poter rendere Hormuz problematico. Nella guerra economica contemporanea, spesso non serve controllare tutto: basta disturbare il punto giusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bab el-Mandeb, Suez e la fragilit\u00e0 europea<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stesso vale per Bab el-Mandeb e Suez. La crisi del Mar Rosso ha mostrato che un attore non statale o semi-statale pu\u00f2 condizionare una delle principali arterie commerciali del pianeta. Gli attacchi contro le navi hanno obbligato molte compagnie a deviare verso il Capo di Buona Speranza, allungando tempi, costi e rischi. Il risultato non \u00e8 stato soltanto militare. \u00c8 stato economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Europa, in particolare, ha scoperto ancora una volta la propria dipendenza dal mare. Si parla molto di autonomia strategica europea, ma un continente che dipende da rotte vulnerabili, da energia importata, da componenti prodotte altrove e da cavi sottomarini esposti non pu\u00f2 illudersi di essere pienamente sovrano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sovranit\u00e0 non si misura soltanto con le leggi approvate nei parlamenti. Si misura con la capacit\u00e0 di garantire continuit\u00e0 alle catene vitali. Se una crisi nel Mar Rosso o nel Golfo Persico basta a destabilizzare prezzi, forniture e decisioni industriali, allora l\u2019autonomia resta parziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Europa ha grandi porti, grandi imprese, grandi mercati. Ma ha una debolezza strategica: tende a considerare la sicurezza dei flussi come un dato naturale, quasi amministrativo. Non lo \u00e8. \u00c8 il prodotto di rapporti di forza, presenza navale, diplomazia, intelligence, industria militare, accordi regionali e capacit\u00e0 di protezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Malacca e Taiwan: il cuore indo-pacifico della competizione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se Hormuz \u00e8 la chiave energetica, Malacca e Taiwan sono due delle chiavi decisive della competizione indo-pacifica. Lo stretto di Malacca collega Oceano Indiano e Pacifico. Da l\u00ec passano merci, energia e componenti indispensabili alle economie asiatiche. \u00c8 una vulnerabilit\u00e0 per la Cina, ma anche per il Giappone, la Corea del Sud, l\u2019India, il Sud-Est asiatico e l\u2019intero sistema commerciale mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina conosce bene il problema. Per questo investe in porti, corridoi terrestri, ferrovie, oleodotti, vie alternative, basi e relazioni politiche lungo l\u2019Oceano Indiano. Non si tratta soltanto di commercio. Si tratta di ridurre la dipendenza da passaggi che, in caso di crisi con gli Stati Uniti, potrebbero diventare strumenti di pressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Taiwan aggiunge un altro livello. Lo spazio marittimo attorno all\u2019isola non \u00e8 soltanto un teatro militare. \u00c8 il punto d\u2019incontro tra semiconduttori, rotte commerciali, supremazia tecnologica, contenimento della Cina, credibilit\u00e0 americana e sicurezza degli alleati asiatici. Una crisi nello Stretto di Taiwan non sarebbe una crisi locale. Sarebbe una crisi sistemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui che l\u2019Indo-Pacifico diventa il teatro centrale della competizione strategica. Il mare non \u00e8 pi\u00f9 il retroterra fluido della globalizzazione felice. \u00c8 il luogo in cui Stati Uniti e Cina misurano la rispettiva capacit\u00e0 di proteggere, minacciare o riorganizzare le connessioni del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Panama, Gibilterra e Bosforo: i vecchi passaggi tornano nuovi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non esistono soltanto i grandi punti caldi del presente. Esistono anche passaggi che sembravano acquisiti alla normalit\u00e0 e che invece tornano strategici quando cambia il contesto mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Canale di Panama, per esempio, non \u00e8 soltanto una scorciatoia tra Atlantico e Pacifico. \u00c8 una infrastruttura vitale per il commercio del continente americano e per l\u2019equilibrio logistico mondiale. Quando siccit\u00e0, limiti idrici, congestione o tensioni politiche ne riducono la capacit\u00e0, l\u2019impatto si sente sui tempi di consegna, sui costi e sulle catene commerciali. Anche qui la geografia fisica incontra la fragilit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gibilterra resta una soglia tra Mediterraneo e Atlantico. In tempi normali appare come una porta aperta. In tempi di crisi, diventa un punto di osservazione, controllo e proiezione. Chi presidia Gibilterra guarda il Mediterraneo occidentale, l\u2019Africa del Nord, l\u2019Atlantico e le rotte energetiche. \u00c8 un promemoria storico: certi luoghi sembrano appartenere al passato finch\u00e9 la crisi non li riporta al centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Bosforo e i Dardanelli mostrano invece la dimensione politica dei passaggi marittimi regolati da trattati, equilibri regionali e rapporti di forza. La guerra in Ucraina ha ricordato che il Mar Nero non \u00e8 un bacino periferico, ma una frontiera strategica tra Russia, Turchia, NATO, Caucaso, grano, energia e proiezione navale. Il controllo degli accessi al Mar Nero pesa sulla guerra, sulla diplomazia, sulle esportazioni agricole, sulla sicurezza alimentare di Paesi lontanissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Artico e le nuove rotte della competizione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il riscaldamento climatico apre un\u2019altra dimensione: l\u2019Artico. Per secoli le rotte polari sono state marginali, difficili, stagionali, ostili. Oggi diventano progressivamente oggetto di interesse commerciale e militare. Non perch\u00e9 sostituiranno immediatamente le grandi rotte tradizionali, ma perch\u00e9 offrono possibilit\u00e0 nuove: collegamenti pi\u00f9 brevi tra Asia ed Europa, accesso a risorse, spazi di pattugliamento, basi, sorveglianza, competizione tra Russia, Stati Uniti, Canada, Paesi nordici e Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Artico mostra un punto fondamentale: anche il cambiamento climatico diventa geopolitica del mare. Lo scioglimento dei ghiacci non \u00e8 soltanto fenomeno ambientale. \u00c8 apertura di spazi, ridefinizione di confini, militarizzazione potenziale, competizione sulle risorse, nuova cartografia della potenza. L\u00e0 dove il mare si apre, arriva la strategia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra sotto la soglia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La caratteristica pi\u00f9 importante della nuova conflittualit\u00e0 marittima \u00e8 che spesso si colloca sotto la soglia della guerra dichiarata. Non siamo sempre davanti a battaglie navali tradizionali. Siamo davanti a sabotaggi, intimidazioni, interferenze, incidenti ambigui, minacce indirette, blocchi selettivi, operazioni con milizie, attori intermedi, navi civili militarizzate, pesca usata come presenza politica, guardie costiere trasformate in strumenti di pressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa zona grigia \u00e8 il vero ambiente della competizione contemporanea. \u00c8 troppo grave per essere semplice pace, ma non abbastanza esplicita per essere guerra formale. \u00c8 uno spazio dove il diritto fatica a reagire, perch\u00e9 l\u2019aggressione \u00e8 frammentata, negabile, distribuita, spesso mascherata da incidente o da misura difensiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le marine militari devono quindi affrontare un compito pi\u00f9 complesso del passato. Non basta prepararsi allo scontro decisivo. Bisogna presidiare, sorvegliare, dissuadere, accompagnare, proteggere, raccogliere informazioni, coordinarsi con alleati, rassicurare mercati, impedire escalation e allo stesso tempo mostrare fermezza. Il mare diventa una scena permanente di pressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vittoria, in questo contesto, non coincide necessariamente con la distruzione del nemico. Coincide con la capacit\u00e0 di mantenere aperti i flussi, impedire la coercizione, assorbire gli shock e convincere avversari e alleati che il proprio sistema \u00e8 pi\u00f9 resistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La geoeconomia degli stretti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli stretti sono oggi il punto in cui geopolitica e geoeconomia coincidono. Ogni passaggio obbligato \u00e8 anche un mercato potenziale della paura. Quando aumenta il rischio, aumentano i premi assicurativi. Quando le navi deviano, aumentano i costi di trasporto. Quando i tempi si allungano, le fabbriche ricevono componenti in ritardo. Quando l\u2019energia costa di pi\u00f9, l\u2019inflazione torna a salire. Quando l\u2019inflazione sale, i governi perdono consenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un missile non deve colpire una capitale per produrre un effetto politico. Pu\u00f2 bastare che minacci una rotta commerciale. La coercizione moderna funziona anche cos\u00ec: non sempre distrugge; spesso rincara, rallenta, destabilizza. Trasforma l\u2019economia in campo di battaglia senza bisogno di dichiararlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 il punto decisivo: la mondializzazione ha creato ricchezza perch\u00e9 ha ridotto tempi, costi e attriti. Ma proprio per questo ha moltiplicato le vulnerabilit\u00e0. Pi\u00f9 il sistema \u00e8 efficiente, meno tollera interruzioni. Pi\u00f9 la logistica \u00e8 ottimizzata, meno sopporta ritardi. Pi\u00f9 le imprese dipendono da forniture distribuite, pi\u00f9 soffrono quando una rotta si blocca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli stretti sono quindi i luoghi in cui l\u2019efficienza globale incontra la fragilit\u00e0 strategica. Per trent\u2019anni abbiamo creduto che il commercio avrebbe pacificato il mondo. Oggi scopriamo che il commercio pu\u00f2 essere preso in ostaggio dal mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cavi sottomarini, dati e nuovi fondali del potere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La geopolitica dei mari non riguarda soltanto navi e petrolio. Riguarda anche i cavi sottomarini. Gran parte delle comunicazioni digitali globali passa sotto il mare. Dati finanziari, comunicazioni militari, transazioni bancarie, servizi digitali, informazioni industriali: tutto scorre lungo infrastrutture fisiche spesso invisibili all\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo aggiunge un nuovo livello alla vulnerabilit\u00e0 degli stretti e dei passaggi marittimi. Non si tratta pi\u00f9 soltanto di proteggere petroliere e portacontainer. Si tratta di proteggere infrastrutture sottomarine, nodi energetici, condotte, cavi, sensori, piattaforme, porti digitalizzati. Il mare del XXI secolo \u00e8 insieme superficie, profondit\u00e0 e rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una potenza capace di minacciare cavi e infrastrutture sottomarine pu\u00f2 produrre effetti enormi senza occupare territori. Anche qui la guerra resta spesso sotto la soglia: un cavo danneggiato, un\u2019infrastruttura interrotta, una causa mai chiarita, un sospetto senza prova definitiva. L\u2019ambiguit\u00e0 diventa arma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Valutazione militare: la flotta non basta pi\u00f9<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista militare, la lezione \u00e8 chiara: la superiorit\u00e0 navale tradizionale resta indispensabile, ma non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Le grandi flotte servono, le portaerei servono, i sottomarini servono, le fregate servono, i pattugliatori servono. Ma servono anche droni, sorveglianza satellitare, guerra elettronica, difesa informatica, intelligence marittima, capacit\u00e0 di scorta, cooperazione con porti e compagnie private, conoscenza delle rotte, protezione dei cavi e rapidit\u00e0 decisionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra dei flussi \u00e8 una guerra distribuita. Non si combatte in un solo punto e non si vince con un\u2019unica battaglia. Richiede presenza continua, capacit\u00e0 di reazione, alleanze, basi, logistica, manutenzione, munizioni, equipaggi addestrati, cantieri navali, industria. Una potenza che non sa costruire e riparare navi non pu\u00f2 essere davvero potenza marittima. Una potenza che dipende interamente da porti stranieri non pu\u00f2 controllare i propri flussi. Una potenza che non protegge le proprie linee di comunicazione non \u00e8 sovrana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo vale anche per l\u2019Europa. Senza una seria capacit\u00e0 navale, senza industria della difesa, senza coordinamento tra marine, senza presenza nell\u2019Indo-Pacifico, nel Mediterraneo allargato, nel Mar Rosso e nell\u2019Atlantico, ogni discorso sull\u2019autonomia strategica resta incompleto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Valutazione geopolitica: il ritorno della geografia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La grande illusione della mondializzazione \u00e8 stata credere che la geografia fosse superata. Internet, finanza, commercio globale, trasporto a basso costo, apertura dei mercati: tutto sembrava indicare un mondo senza distanze. In realt\u00e0 la geografia non era scomparsa. Era stata nascosta dalla fluidit\u00e0 dei flussi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora torna. Torna nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, nel Mar Nero, nello Stretto di Taiwan, nell\u2019Artico, nel Mediterraneo orientale. Torna perch\u00e9 le potenze hanno capito che controllare un punto geografico pu\u00f2 significare influenzare un sistema mondiale. Torna perch\u00e9 gli Stati non vogliono pi\u00f9 soltanto partecipare alla mondializzazione: vogliono condizionarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La geopolitica degli stretti \u00e8 dunque la geopolitica del ritorno del vincolo. Il mare sembra libero, ma \u00e8 pieno di passaggi obbligati. L\u2019economia sembra globale, ma dipende da luoghi precisi. La sovranit\u00e0 sembra digitale, ma poggia su porti, cavi, carburanti, scafi, assicurazioni e marinai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dimensione industriale: cantieri, porti e munizioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una potenza marittima non si improvvisa. Non basta acquistare qualche nave o annunciare una strategia. La potenza marittima richiede cantieri, acciaio, elettronica, radar, missili, manutenzione, bacini di carenaggio, scuole navali, porti sicuri, carburante, munizioni, personale qualificato. Richiede tempi lunghi e investimenti continui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 un punto spesso trascurato. La guerra marittima moderna consuma risorse in modo enorme. Una nave avanzata richiede anni per essere costruita e personale altamente addestrato per essere impiegata. Un missile intercettore pu\u00f2 costare molto pi\u00f9 del drone o del razzo che deve abbattere. Una campagna di protezione delle rotte pu\u00f2 logorare scorte, equipaggi, bilanci e capacit\u00e0 operative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui emerge la differenza tra dichiarare una presenza marittima e sostenerla nel tempo. Gli Stati Uniti mantengono ancora un vantaggio enorme grazie alla rete di basi, alle portaerei, ai sottomarini, alla logistica globale. La Cina cresce rapidamente, costruisce navi, espande la propria presenza, rafforza la guardia costiera e usa anche strumenti civili per proiettare pressione. L\u2019Europa, invece, rischia spesso di essere ricca di analisi e povera di massa critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La potenza marittima \u00e8 anche industria. Senza industria navale, senza munizionamento, senza manutenzione e senza capacit\u00e0 di sostituire rapidamente le perdite, la strategia resta letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dimensione giuridica: il diritto del mare sotto pressione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La libert\u00e0 di navigazione \u00e8 uno dei pilastri dell\u2019ordine internazionale. Ma questo principio vive oggi sotto pressione crescente. Gli Stati rivendicano zone economiche esclusive, militarizzano isole, reinterpretano diritti di passaggio, usano guardie costiere per imporre presenze, contestano arbitraggi, invocano la sicurezza nazionale per limitare transiti o controllare attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il diritto del mare resta essenziale, ma viene sempre pi\u00f9 sfidato dalla politica della forza. La nave militare pu\u00f2 sostenere un principio giuridico, ma se non esiste volont\u00e0 politica di difenderlo, il principio arretra. Al contrario, un attore determinato pu\u00f2 cambiare gradualmente la realt\u00e0 sul terreno \u2014 o meglio sul mare \u2014 senza dichiarare formalmente una rottura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 la logica del fatto compiuto marittimo. Si occupa una scogliera, si costruisce una pista, si schierano radar, si mandano pescherecci, poi guardie costiere, poi navi militari. A quel punto il diritto continua a esistere, ma la realt\u00e0 operativa \u00e8 cambiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019arsenalizzazione dell\u2019interdipendenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La parola decisiva \u00e8 interdipendenza. Per anni l\u2019abbiamo considerata una garanzia di pace: se tutti dipendono da tutti, nessuno avr\u00e0 interesse a rompere il sistema. Ma questa \u00e8 solo met\u00e0 della verit\u00e0. L\u2019altra met\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 dura: se tutti dipendono da tutti, allora ogni dipendenza pu\u00f2 diventare un\u2019arma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Russia lo ha mostrato con l\u2019energia. La Cina lo mostra con alcune materie prime e catene industriali. Gli Stati Uniti lo mostrano con il dollaro, le sanzioni, la tecnologia e il sistema finanziario. Le potenze regionali lo mostrano con gli stretti. L\u2019interdipendenza non elimina il conflitto. Lo rende pi\u00f9 sofisticato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli stretti sono il luogo perfetto di questa trasformazione. Non appartengono mai davvero a un solo attore, ma alcuni attori possono condizionarli pi\u00f9 di altri. Sono internazionali, ma vicini a coste nazionali. Sono indispensabili, ma vulnerabili. Sono regolati dal diritto, ma esposti alla forza. Sono corridoi di pace, ma possono diventare teatri di guerra in poche ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La conclusione: chi controlla il passaggio controlla il tempo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La geopolitica del mare nel XXI secolo non pu\u00f2 pi\u00f9 limitarsi alla vecchia immagine della flotta che domina l\u2019orizzonte. Deve guardare ai flussi, ai ritardi, ai costi, alle assicurazioni, ai cavi, ai porti, alle catene logistiche, ai droni, ai missili, alle crisi sotto la soglia, alle dipendenze energetiche e industriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mahan aveva ragione: la potenza mondiale passa dal mare. Castex aveva ragione: la strategia navale \u00e8 parte della strategia generale. Ma oggi bisogna aggiungere un passaggio ulteriore: chi controlla gli stretti non controlla soltanto lo spazio. Controlla il tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Controlla il tempo delle consegne, il tempo della produzione, il tempo dei mercati, il tempo della diplomazia, il tempo della crisi, il tempo della decisione politica. Rallentare un flusso significa guadagnare potere. Interromperlo significa imporre un prezzo. Garantirlo significa esercitare egemonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli stretti sono piccoli sulla carta, ma immensi nella politica mondiale. Sono i punti in cui la libert\u00e0 del mare incontra la durezza della potenza. Sono i luoghi in cui la globalizzazione rivela la propria dipendenza dalla forza. Sono, in fondo, la prova che il mondo moderno, pur pieno di algoritmi, satelliti e finanza digitale, resta appeso a passaggi antichi, a corridoi stretti, a coste contese, a mari sorvegliati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia non \u00e8 tornata indietro. Ha semplicemente tolto la maschera. Il mare non \u00e8 mai stato neutrale. E oggi, pi\u00f9 che mai, chi sa stringere il mare pu\u00f2 stringere il mondo.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/05\/14\/i-mari-stretti-dove-si-decide-il-potere-del-mondo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/05\/14\/i-mari-stretti-dove-si-decide-il-potere-del-mondo\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) Dalla potenza navale alla guerra dei flussi La storia insegna che il mare non \u00e8 mai stato soltanto una distesa d\u2019acqua. \u00c8 stato strada, frontiera, ricchezza, rifugio, campo di battaglia, spazio di conquista e strumento di dominio. Chi controllava il mare controllava il commercio; chi controllava il commercio accumulava ricchezza; chi accumulava ricchezza poteva costruire flotte, finanziare eserciti, aprire colonie, imporre trattati, decidere la pace e la guerra. 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