{"id":95415,"date":"2026-05-14T11:57:36","date_gmt":"2026-05-14T09:57:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95415"},"modified":"2026-05-14T11:57:36","modified_gmt":"2026-05-14T09:57:36","slug":"vi-spiego-le-vere-differenze-tra-cina-e-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95415","title":{"rendered":"Vi spiego le vere differenze tra Cina e Stati Uniti"},"content":{"rendered":"<p><strong>da START MAGAZINE (Manlio Graziano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Imagoeconomica_2573394-scaled-e1768470219365-1170x550.jpg\" alt=\"cina\" width=\"489\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La Cina ragiona su orizzonti secolari, gli Stati Uniti su cicli elettorali sempre pi\u00f9 instabili: questo squilibrio temporale ridisegna il senso stesso del negoziato, mentre il summit Trump-Xi rischia di produrre effetti solo di breve durata. L&#8217;analisi di Manlio Graziano tratta da Appunti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1972, il governo della Repubblica Popolare Cinese stabil\u00ec tacitamente che Taiwan sarebbe \u00abtornata alla madrepatria\u00bb entro il 2049, cio\u00e8 settantasette anni dopo: un esempio eloquente dei tempi della pianificazione politica dei dirigenti di Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 plausibile, invece, che il capo del governo americano abbia modificato la propria \u2013 mi si consenta l\u2019ossimoro \u2013 \u00abpianificazione\u00bb politica almeno due o tre volte durante il suo viaggio da Washington verso la capitale cinese, a seconda di chi gli si fosse seduto accanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per i leader della Citt\u00e0 Proibita, la preparazione del vertice tra Xi Jinping e Donald Trump deve essere stata un rompicapo in grado di mettere alla prova le loro pi\u00f9 consumate abilit\u00e0 politiche e diplomatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per chiunque, \u00abnegoziare\u00bb (anche qui, le virgolette sono d\u2019obbligo) con il padrone della Casa Bianca \u00e8 un\u2019esperienza tanto dura quanto futile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sanno i canadesi, che hanno concluso nel 2020 un nuovo accordo commerciale con l\u2019amministrazione Trump, per poi ritrovarsi, cinque anni dopo, sommersi da nuovi dazi americani imposti in violazione di quell\u2019accordo, come castigo per non aver voluto graziosamente acconsentire a diventare il 51\u00b0 Stato della federazione e perfino per aver ritrasmesso un discorso di Ronald Reagan a favore del libero scambio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sanno gli europei che, dopo aver sottoscritto nel luglio 2025 un\u2019intesa secondo cui i Paesi dell\u2019UE avrebbero azzerato i propri dazi in cambio di un tetto massimo del 15 per cento imposto dagli americani, si sono ritrovati il 2 maggio scorso di fronte alla minaccia di un aumento unilaterale al 25 per cento su auto e camion e, qualche giorno dopo, a una nuova intimidazione: tutti i dazi sarebbero stati portati \u00abto much higher levels\u00bb se gli europei non avessero dato piena attuazione entro il 4 luglio all\u2019accordo firmato l\u2019estate scorsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sanno soprattutto gli iraniani, che per due volte si sono trovati sotto attacco militare da parte degli Stati Uniti proprio mentre era in corso un negoziato ormai prossimo \u2014 secondo lo stesso Trump \u2014 a un accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a un simile capolavoro di meschina doppiezza, persino i pi\u00f9 angelici sostenitori di un \u00abritorno al tavolo delle trattative\u00bb finiscono per restare spiazzati e a corto di argomenti.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Pensare per dinastie<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si capisce dunque perch\u00e9 i cinesi dovrebbero sperare di ricevere un trattamento differente. Ed \u00e8 molto probabile, quasi certo, che ne siano pi\u00f9 che consapevoli: \u00e8 probabile che, tra di loro, evitino il sempre meno comprensibile, ma tuttavia diffusissimo, vezzo di associare l\u2019aggettivo \u00abtransazionale\u00bb allo stile della presidenza Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da buoni affaristi, sanno che una transazione pu\u00f2 essere conclusa solo quando ci si aspetta che anche la controparte rispetti gli accordi pattuiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il vertice tra Xi Jinping e Donald Trump si apre all\u2019insegna del profondo squilibrio fra una potenza che si sta distruggendo da sola e un\u2019altra che cercher\u00e0 di fare il possibile per approfittare di questa colossale, e pressoch\u00e9 inedita, operazione di automutilazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avremo occasione di tornare su questo punto, ormai generalmente riconosciuto, che condiziona, e condizioner\u00e0 sempre pi\u00f9, le scelte di tutti gli altri attori politici internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per ora ci vogliamo soffermare su un altro grave squilibrio, meno riconosciuto, certo, ma pi\u00f9 strutturale e meno congiunturale, che caratterizza il rapporto tra Stati Uniti e Cina a detrimento dei primi e a beneficio della seconda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta dell\u2019enorme distanza nel modo di concepire il tempo politico nei due Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I dirigenti cinesi ragionano su scale temporali che potremmo definire \u00abdinastiche\u00bb, cio\u00e8 misurate sulle lunghe fasi che intercorrono tra una dinastia e un\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di dinastie, la storia della Cina ne ha conosciute un\u2019ottantina nell\u2019arco di quattromila anni; ma bastano le quindici pi\u00f9 importanti, quelle che hanno unificato il Paese dal 221 a.C. (dinastia Han) a oggi, per capire la profondit\u00e0 storica dell\u2019approccio cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quei tempi vengono assunti nella memoria politica accumulata dal Paese nella loro totalit\u00e0: non solo i successi, ma anche le sconfitte e le umiliazioni; nei loro calcoli, i dirigenti cinesi contano gli uni e le altre, per capire come si possono ottenere gli uni ed evitare \u2013 o almeno procrastinare \u2013 le altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo \u00e8, al tempo stesso, effetto e causa di una qualit\u00e0 fondamentale della loro arte politica: la \u00abpazienza strategica\u00bb, che non si misura in anni, ma in decenni e, talvolta, perfino in secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La raffinatezza del pensiero politico cinese, sedimentato nei tempi lunghissimi dello scorrere storico, \u00e8 estranea alla classe dirigente americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E non solo perch\u00e9 la storia del loro Paese occupa soltanto una piccola frazione del tempo coperto dalla storia cinese, ma anche perch\u00e9, come ho gi\u00e0 scritto in questa newsletter, la pratica di accumulare esperienza politica non \u00e8 mai approdata sulle rive del Potomac.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Tra un\u2019elezione e l\u2019altra<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti hanno infatti affrontato le diverse sfide emerse sulla scena internazionale facendo affidamento, di volta in volta, quasi esclusivamente sulla propria superiorit\u00e0 economica e militare, senza preoccuparsi troppo dei sofisticati e scarsamente redditizi orpelli intellettuali delle vecchie potenze: esperienze che la loro traiettoria storica originale ha ormai superato, e archiviato una volta per tutte nei polverosi armadi del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per gran parte dei loro 250 anni di esistenza, i \u00abtempi politici\u00bb degli Stati Uniti si sono misurati sull\u2019intervallo che separa un\u2019elezione presidenziale dalla successiva; talvolta \u2014 anzi, a dire il vero, molto spesso \u2014 persino sul periodo che va da un\u2019elezione presidenziale alle elezioni parlamentari di midterm: di fatto, un orizzonte compreso tra i due e i quattro anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo, da solo, basterebbe a dimostrare l\u2019abissale distanza tra l\u2019arsenale politico di cui dispongono i cinesi e quello su cui possono contare gli americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 forse superfluo ricordare che i \u00abtempi politici\u00bb non si misurano in minuti di sessanta secondi e in ore di sessanta minuti, come accade nella vita quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come scriveva Marx a Engels nel 1863, \u00abventi anni contano un giorno nei grandi sviluppi storici, ma vi possono essere giorni che concentrano in s\u00e9 venti anni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, i tempi della politica cinese sono accelerati dalla necessit\u00e0 di mantenere insieme un Paese ancora profondamente diviso di fronte all\u2019accumularsi delle sfide legate allo shift of power tra le grandi potenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I tempi degli Stati Uniti, invece, non si contano nemmeno pi\u00f9 in bienni; la politica americana sembra infatti essere entrata in una fase che potremmo definire \u00abacronica\u00bb, in cui dichiarazioni, insulti, promesse, minacce e guerre si susseguono non pi\u00f9 seguendo una sequenza ordinata (passato-presente-futuro), ma tendono a sovrapporsi e a coesistere simultaneamente, scambiandosi continuamente di posto a un ritmo quasi quotidiano, se non addirittura infra-quotidiano.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Sull\u2019agenda<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Le questioni all\u2019ordine del giorno del vertice tra Xi Jinping e Donald Trump sono numerose ed estremamente importanti, sia per i due Paesi rappresentati intorno al tavolo che per il resto del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019urgentissima questione dello stretto di Hormuz (potranno e vorranno i cinesi fare pressione su Teheran affinch\u00e9 sospenda il blocco?), a quelle dei dazi, delle terre rare, dei semiconduttori, della guerra in Ucraina etc., e, non ultime, quelle relative all\u2019Indo-Pacifico, con Taiwan in primo piano e il riarmo giapponese sullo sfondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La maggior parte degli osservatori e dei commentatori si sta avventurando nella fitta giungla delle ipotesi circa quello che potrebbe sortire da questo summit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte le loro ipotesi sono seriamente ponderate e dunque degne della massima attenzione. Ma c\u2019\u00e8 un ma: la delegazione cinese si sieder\u00e0 al tavolo sapendo cosa vuole discutere e cosa vorrebbe ottenere; quella americana no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Donald Trump intratterr\u00e0 i presenti con uno dei suoi show, sostenendo l\u2019ultima tesi che ha sentito prima di sedersi, per poi magari smentirla poche frasi dopo, e quando si alzer\u00e0 affermer\u00e0 di essere giunto conclusioni che saranno smentite e rovesciate qualche minuto, ora o giorno pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non dimentichiamo che, nell\u2019amministrazione americana, c\u2019\u00e8 un Marco Rubio, segretario di Stato, che cerca di fare il guardiano di quel che resta della politica estera tradizionale del suo Paese, e cio\u00e8 il contenimento della Cina vista come il rivale strategico degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi c\u2019\u00e8 un Pete Hegseth, segretario \u00aballa Guerra\u00bb, nostalgico dichiarato dei bei tempi delle crociate, che, per giocare con i suoi soldatini in Iran, sguarnisce in modo sostanziale lo spiegamento militare in Asia-Pacifico, segnalando implicitamente a Pechino che in quell\u2019area pu\u00f2 fare ci\u00f2 che vuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi c\u2019\u00e8 il povero J.D. Vance, che dovunque va combina guai, e che vorrebbe ritirare gli Stati Uniti non solo dall\u2019Iran, ma anche dall\u2019Europa e dal Pacifico, per tornare allo splendido isolamento raccomandato da George Washington in persona nel suo discorso d\u2019addio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi, da suggeritori esterni, ci sono Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin, ciascuno con la sua agenda, ciascuno capace di dirottare a proprio beneficio l\u2019ultima dichiarazione di intenti di Donald Trump; il quale, di tutte queste faccende complicate e noiose, non sa e non vuole sapere assolutamente nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, delle decisioni di questo vertice, occorrer\u00e0 riferirsi a quanto i cinesi diranno e riusciranno a fare prima che uno dei cinque personaggi in grado di far parlare Trump in loro vece abbia nuovamente mandato tutte le carte a quarantotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altri tempi, un vertice a Pechino tra il presidente cinese e quello americano avrebbe dato il tono alla politica internazionale degli anni a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, invece, dar\u00e0 il tono alle ore e, se va bene, ai giorni a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>(Estratto da\u00a0<a href=\"https:\/\/appunti.substack.com\/\">Appunti<\/a>)<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/vi-spiego-le-vere-differenze-tra-cina-e-stati-uniti\/\">https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/vi-spiego-le-vere-differenze-tra-cina-e-stati-uniti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da START MAGAZINE (Manlio Graziano) La Cina ragiona su orizzonti secolari, gli Stati Uniti su cicli elettorali sempre pi\u00f9 instabili: questo squilibrio temporale ridisegna il senso stesso del negoziato, mentre il summit Trump-Xi rischia di produrre effetti solo di breve durata. 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