{"id":95439,"date":"2026-05-19T09:30:44","date_gmt":"2026-05-19T07:30:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95439"},"modified":"2026-05-17T13:58:38","modified_gmt":"2026-05-17T11:58:38","slug":"la-corsa-allia-segna-la-fine-dellordine-unipolare-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95439","title":{"rendered":"La corsa all\u2019IA segna la fine dell\u2019ordine unipolare USA"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (redazione)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry-header\">\n<h4 class=\"post-subtitle\">La sfida tecnologica con la Cina rivela le contraddizioni interne di Washington e accelera la transizione verso un mondo multipolare<\/h4>\n<\/div>\n<div id=\"centralNotice\" class=\"cn-5x1000_wmit__WLEIT\" data-nosnippet=\"\">\n<div id=\"WMIT_5X1000_2018_desktop_A\" class=\"cnotice\">\n<div id=\"cnotice-main\">\n<div class=\"cnotice-message-container\">\n<div class=\"cnotice-message\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>Per anni Washington ha raccontato al mondo la favola della superiorit\u00e0 tecnologica statunitense come qualcosa di inevitabile, quasi naturale. Oggi per\u00f2, nella corsa globale all\u2019intelligenza artificiale, quella certezza comincia a sgretolarsi. Dietro gli slogan sulla \u201cleadership statunitense\u201d si intravede infatti un sistema nervoso, attraversato da contraddizioni interne, paure strategiche e divisioni politiche che gli Stati Uniti non riescono pi\u00f9 a controllare.<\/p>\n<p>La competizione con la Cina sull\u2019IA avanzata non \u00e8 soltanto una battaglia tecnologica: \u00e8 il riflesso di una trasformazione geopolitica molto pi\u00f9 profonda e reale. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, Washington si trova costretta a rincorrere un avversario capace di sfidarla sul terreno decisivo del XXI secolo: quello del controllo delle infrastrutture digitali, dei dati e dell\u2019automazione cognitiva.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio qui che emerge il paradosso USA. Mentre la Casa Bianca continua a presentare Pechino come una minaccia sistemica, i giganti della Silicon Valley ammettono apertamente di non poter fare a meno della Cina. Non si tratta soltanto del mercato cinese, ma di interdipendenza tecnologica, filiere produttive, ricerca scientifica e sviluppo industriale. In altre parole: la globalizzazione costruita dagli stessi Stati Uniti ha creato un rivale che oggi non pu\u00f2 pi\u00f9 essere isolato senza danneggiare l\u2019intero ecosistema tecnologico occidentale.<\/p>\n<p>Chris Lehane, dirigente di OpenAI, ha\u00a0<a href=\"https:\/\/www.axios.com\/2026\/05\/15\/us-china-ai-race-3-conflicts\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">riconosciuto<\/a>\u00a0che l\u2019intelligenza artificiale richiede una cooperazione globale e che anche la Cina dovr\u00e0 necessariamente far parte delle future architetture internazionali del settore. \u00c8 una dichiarazione che pesa enormemente, perch\u00e9 rompe la narrazione fallace e semplicistica dello scontro totale tra \u201cdemocrazie\u201d e \u201cautocrazie\u201d tanto cara alla propaganda occidentale. Ma sempre pi\u00f9 smentita dai fatti.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che Washington vorrebbe contemporaneamente cooperare con Pechino e contenerla. Una strategia contraddittoria che rischia di trasformarsi in un vicolo cieco. Da un lato si invocano protocolli comuni di sicurezza sull\u2019IA; dall\u2019altro si spingono controlli sempre pi\u00f9 aggressivi sulle esportazioni tecnologiche verso la Cina, nel tentativo disperato di rallentare l\u2019ascesa pacifica del dragone asiatico.<\/p>\n<p>Ma i numeri raccontano una realt\u00e0 diversa. Secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nist.gov\/news-events\/news\/2026\/05\/caisi-evaluation-deepseek-v4-pro\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">analisi interne<\/a>\u00a0del Dipartimento del Commercio statunitense, i modelli cinesi come DeepSeek sarebbero ormai indietro di appena pochi mesi rispetto alle piattaforme USA pi\u00f9 avanzate. Un dato che fino a qualche anno fa sarebbe stato considerato impensabile.<\/p>\n<p>La reazione di Washington appare allora sempre pi\u00f9 difensiva. Aziende come Anthropic chiedono restrizioni pi\u00f9 dure, limiti sull\u2019export e protezioni rafforzate della propriet\u00e0 intellettuale. Dietro il linguaggio della \u201csicurezza nazionale\u201d si nasconde in realt\u00e0 la paura concreta di perdere il monopolio tecnologico globale.<\/p>\n<p>Nel frattempo, gli stessi Stati Uniti mostrano profonde divisioni interne. La Casa Bianca spinge per uno standard federale unico sull\u2019IA, ma i singoli Stati procedono in ordine sparso. California e New York stanno elaborando normative autonome, imponendo obblighi di sicurezza e trasparenza ai laboratori che sviluppano modelli avanzati. Il risultato \u00e8 un mosaico legislativo caotico che rallenta le aziende e rivela l\u2019incapacit\u00e0 di Washington di governare in modo coerente una trasformazione epocale.<\/p>\n<p>Questa frammentazione \u00e8 anche il sintomo di un declino politico pi\u00f9 ampio. Gli Stati Uniti che un tempo imponevano regole al mondo intero oggi faticano perfino a stabilire norme condivise al proprio interno. E mentre le lobby dell\u2019IA spendono milioni di dollari per influenzare legislatori e campagne elettorali, emerge sempre pi\u00f9 chiaramente chi stia realmente guidando il processo: non le istituzioni democratiche, ma gli interessi privati delle grandi corporation tecnologiche. Uno schema classico nel paese laboratorio e capistipite del capitalismo selvaggio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro elemento che l\u2019\u00e9lite USA preferisce ignorare: la crescente sfiducia della popolazione. Un sondaggio dell\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania mostra che appena il 17% degli statunitensi ritiene che l\u2019IA avr\u00e0 un impatto positivo sul Paese nel prossimo decennio. \u00c8 un dato devastante. Significa che il \u201cprogresso\u201d celebrato dai colossi tecnologici non coincide con le aspettative della societ\u00e0 reale, schiacciata da precarizzazione, automazione e disuguaglianze crescenti.<\/p>\n<p>In Europa, intanto, Bruxelles cerca di ritagliarsi un ruolo autonomo. Le aziende statunitensi per\u00f2 accusano l\u2019Unione Europea di ostacolare l\u2019innovazione con regolamenti troppo rigidi e multe pesanti.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la sfida sull\u2019intelligenza artificiale sta accelerando la transizione verso un mondo multipolare. Gli Stati Uniti non sono pi\u00f9 l\u2019unico centro dell\u2019innovazione globale e la Cina non \u00e8 pi\u00f9 soltanto \u201cla fabbrica del mondo\u201d: \u00e8 ormai un attore capace di competere sul piano scientifico, tecnologico e strategico.<\/p>\n<p>Per Washington questo rappresenta uno shock storico. Per decenni il dominio tecnologico USA \u00e8 stato la base invisibile della sua egemonia economica, militare e culturale. Ora quella superiorit\u00e0 non appare pi\u00f9 garantita. E proprio l\u2019intelligenza artificiale, che avrebbe dovuto consacrare definitivamente il secolo statunitense digitale, rischia invece di diventare il simbolo del tramonto di un ordine unipolare ormai alle battute finali.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_corsa_allia_segna_la_fine_dellordine_unipolare_usa\/45289_66916\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_corsa_allia_segna_la_fine_dellordine_unipolare_usa\/45289_66916\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (redazione) &nbsp; La sfida tecnologica con la Cina rivela le contraddizioni interne di Washington e accelera la transizione verso un mondo multipolare Per anni Washington ha raccontato al mondo la favola della superiorit\u00e0 tecnologica statunitense come qualcosa di inevitabile, quasi naturale. 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