{"id":95470,"date":"2026-05-20T08:30:21","date_gmt":"2026-05-20T06:30:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95470"},"modified":"2026-05-19T14:46:05","modified_gmt":"2026-05-19T12:46:05","slug":"perche-anche-il-neocon-kagan-ammette-con-liran-gli-usa-hanno-gia-perso-ma-ancora-non-lo-sanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95470","title":{"rendered":"Perch\u00e9 anche il neocon Kagan ammette: con l&#8217;Iran gli USA hanno gi\u00e0 perso ma ancora non lo sanno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di INSIDE OVER (Roberto Domini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-95471\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/usa-1536x1025-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/usa-1536x1025-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/usa-1536x1025-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/usa-1536x1025-1-768x513.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/usa-1536x1025-1.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L&#8217;ammiraglio Roberto Domini commenta l&#8217;articolo di Robert Kagan e la sua lucida analisi sulla sconfitta Usa nel Golfo Persico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Robert Kagan (1) ha da poco pubblicato su The Atlantic un\u2019analisi che per lucidit\u00e0 e ampiezza di vedute raramente si incontra nel dibattito strategico contemporaneo. La sua tesi di fondo \u00e8 tanto semplice quanto devastante: gli Stati Uniti hanno perso in Iran, e questa sconfitta \u2014 a differenza di quelle del passato \u2014 non \u00e8 n\u00e9 riparabile n\u00e9 reversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Trentasette giorni che hanno cambiato il mondo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per comprendere la portata di quanto accaduto, occorre ricostruire la sequenza degli eventi con precisione. Stati Uniti e Israele hanno condotto una campagna aerea contro l\u2019Iran di straordinaria intensit\u00e0, durata trentasette giorni consecutivi. I bombardamenti hanno eliminato gran parte della leadership iraniana e distrutto il grosso delle capacit\u00e0 militari convenzionali del Paese. Eppure, nonostante questa pressione militare senza precedenti, il regime di Teheran non \u00e8 crollato, non ha negoziato, non ha ceduto su un singolo punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il momento decisivo arriva il 18 marzo, quando Israele bombarda il giacimento di gas South Pars, uno degli impianti energetici pi\u00f9 importanti dell\u2019Iran. La risposta di Teheran \u00e8 immediata e calibrata con precisione chirurgica: un attacco alla Ras Laffan Industrial City del Qatar, il pi\u00f9 grande terminale di esportazione di gas naturale al mondo. I danni alle infrastrutture sono tali da richiedere anni di lavoro per essere riparati. Di fronte al rischio di un collasso energetico globale, il presidente Trump dichiara una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e poi un cessate il fuoco unilaterale. L\u2019Iran non ha concesso nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il cessate il fuoco militare, l\u2019amministrazione americana punta sul blocco navale dei porti iraniani come strumento di pressione economica alternativa. Kagan \u00e8 esplicito nel valutarne le prospettive: un regime che ha resistito a cinque settimane di bombardamenti ininterrotti difficilmente ceder\u00e0 sotto la sola coercizione economica. A rafforzare questa valutazione, cita la studiosa di Iran Suzanne Maloney: un governo capace di massacrare i propri cittadini per reprimere le proteste del gennaio precedente \u00e8 perfettamente in grado di imporre qualsiasi privazione economica alla propria popolazione senza temere conseguenze politiche interne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Emerge cos\u00ec il paradosso centrale del conflitto: la potenza militare americana, pur essendo la pi\u00f9 formidabile del pianeta, si \u00e8 rivelata incapace di tradurre la sua forza in vittoria politica. E chi propone di riprendere i bombardamenti deve rispondere a una domanda imbarazzante: cosa cambier\u00e0 in un secondo ciclo di attacchi rispetto ai trentasette giorni gi\u00e0 tentati? Kagan demolisce questo argomento con una logica ineccepibile: una nuova campagna militare spingerebbe l\u2019Iran a ritorsioni contro gli Stati del Golfo, mettendo a rischio le infrastrutture del petrolio e del gas da cui dipende l\u2019economia mondiale. Anche nell\u2019ipotesi estrema di una distruzione totale delle capacit\u00e0 iraniane, Teheran avrebbe ancora la possibilit\u00e0 di lanciare decine, se non centinaia, di missili e droni prima di soccombere; basterebbero pochi attacchi precisi alle infrastrutture energetiche del Golfo per paralizzare la produzione regionale per decenni. \u00c8 questa consapevolezza \u2014 non la diplomazia, non le pressioni internazionali \u2014 che ha fermato Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conseguenze geopolitiche e strategiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il titolo scelto da Kagan \u2014 Checkmate in Iran (Scacco matto in Iran) \u2014 riassume con precisione scacchistica la posizione americana: non ancora scacco matto definitivo, ma molto vicina. L\u2019autore rivela che Trump ha chiesto alla comunit\u00e0 intelligence di valutare le conseguenze nel dichiarare semplicemente la vittoria e ritirarsi. Una mossa comprensibile: sperare nel crollo spontaneo del regime non \u00e8 una strategia, soprattutto quando il petrolio si avvicina a prezzi superiori ai 100 dollari al barile, l\u2019inflazione sale e si profilano carenze globali di materie prime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nodo geopolitico pi\u00f9 profondo dell\u2019analisi riguarda lo Stretto di Hormuz. Kagan sfata un assunto diffuso: l\u2019idea che lo stretto si riaprir\u00e0 al traffico internazionale, in un modo o nell\u2019altro, una volta terminata la crisi. Questa assunzione \u00e8 infondata. L\u2019Iran non ha alcun interesse a tornare allo status quo ante. Il controllo dello Stretto \u00e8 ora la sua arma pi\u00f9 preziosa \u2014 pi\u00f9 immediata e pi\u00f9 efficace persino del programma nucleare. Grazie a questa leva, Teheran potr\u00e0 imporre pedaggi per il transito, limitare il passaggio alle nazioni sgradite, punire i paesi avversi rallentando il flusso delle loro navi mercantili. Una forma di potere geopolitico straordinariamente flessibile, che l\u2019Iran sapr\u00e0 usare per costringere le nazioni a revocare le sanzioni e normalizzare le relazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche i moderati iraniani, secondo Kagan, capiscono che l\u2019Iran non pu\u00f2 permettersi di cedere il controllo dello Stretto, indipendentemente da qualsiasi accordo. Le ragioni sono strutturali. Quanto ci si pu\u00f2 fidare di Trump, che si \u00e8 quasi vantato di aver replicato il colpo di sorpresa di Pearl Harbor approvando l\u2019uccisione della leadership iraniana durante i negoziati? E Israele potrebbe agire autonomamente, come ha sempre fatto quando ha percepito minacce ai propri interessi. La diffidenza iraniana \u00e8 razionale, non ideologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per le monarchie del Golfo, le implicazioni sono immediate e strutturali. Quegli Stati hanno costruito le proprie economie sotto l\u2019ombrello dell\u2019egemonia americana e della libert\u00e0 di navigazione che essa garantiva. Venendo meno questo ombrello, saranno inevitabilmente costretti a cercare un accomodamento con Teheran \u2014 non per scelta ideologica, ma per necessit\u00e0 geografica ed economica. E non saranno solo gli Stati del Golfo: tutte le nazioni dipendenti dall\u2019energia di quella regione dovranno rinegoziare i propri rapporti con un Iran pi\u00f9 potente e pi\u00f9 ricco. Kagan liquida con punta di sarcasmo la cosiddetta \u201ccoalizione\u201d anglo-francese per il pattugliamento dello stretto: il presidente Macron ha chiarito che quella forza operer\u00e0 solo in condizioni di pace. Una formula sostanzialmente priva di significato in uno stretto sotto controllo iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Israele si trover\u00e0 pi\u00f9 isolato che mai. In un mondo in cui l\u2019Iran esercita un\u2019influenza determinante sull\u2019approvvigionamento energetico di decine di nazioni, Tel Aviv potrebbe subire pressioni internazionali enormi affinch\u00e9 non provochi Teheran in Libano, a Gaza o altrove. Il paradosso \u00e8 evidente: la guerra pensata per indebolire l\u2019Iran ha prodotto l\u2019effetto opposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano della deterrenza globale, le conseguenze sono altrettanto gravi. Il mondo intero ha potuto osservare come poche settimane di guerra contro una potenza di second\u2019ordine abbiano ridotto le scorte di armamenti americani a livelli pericolosamente bassi, senza rimedio rapido. L\u2019intera architettura della deterrenza americana si fonda sull\u2019assunzione della sua capacit\u00e0 di sostenere conflitti prolungati: questa capacit\u00e0 \u00e8 ora messa in discussione pubblicamente. Le domande che questo solleva potrebbero o meno spingere Xi Jinping a muoversi su Taiwan, o Putin ad accelerare la propria pressione sull\u2019Europa. Ma quantomeno, gli alleati americani in Asia orientale e in Europa devono interrogarsi sulla capacit\u00e0 di Washington di mantenere i propri impegni in caso di futuri conflitti. Cina e Russia escono rafforzate da questa crisi: Mosca come dimostrazione vivente che resistere alla potenza americana \u00e8 possibile; Pechino sapendo che la capacit\u00e0 di risposta americana \u00e8 diminuita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Kagan inserisce infine questa crisi in un quadro storico pi\u00f9 ampio: l\u2019accelerazione dell\u2019aggiustamento globale verso un mondo post-americano. La perdita della posizione dominante nel Golfo non \u00e8 un incidente isolato, ma il primo di una serie di cedimenti strutturali dell\u2019ordine internazionale a guida americana costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una volta che la fiducia si erode, il suo recupero richiede decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019analisi di Kagan ci consegna una verit\u00e0 scomoda ma necessaria: la sconfitta americana in Iran \u00e8 strutturale, non congiunturale, e non ammette rimedi rapidi. Per i decisori politici \u2014 americani e alleati \u2014 ne derivano alcune indicazioni urgenti. In primo luogo, \u00e8 indispensabile abbandonare la retorica della vittoria e avviare una valutazione realistica dei danni gi\u00e0 prodotti. In secondo luogo, occorre costruire un nuovo quadro diplomatico multilaterale che coinvolga Cina e Russia, giacch\u00e9 sono loro i nuovi interlocutori imprescindibili nella regione. In terzo luogo, gli alleati europei e asiatici devono accelerare la propria autonomia energetica e diversificare le forniture, riducendo la vulnerabilit\u00e0 strutturale che l\u2019Iran potr\u00e0 sfruttare. Infine, la credibilit\u00e0 della deterrenza americana va ricostruita con pazienza e coerenza \u2014 non con nuove avventure militari, ma con una strategia di lungo periodo che tenga conto dei limiti, oltre che delle capacit\u00e0, della potenza americana. Il mondo post-americano \u00e8 gi\u00e0 qui: la questione \u00e8 se l\u2019Occidente sapr\u00e0 adattarvisi con intelligenza o si trover\u00e0 a inseguirlo senza bussola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>(1) Robert Kagan \u00e8 tra i pi\u00f9 influenti teorici neoconservatori americani e voce di riferimento della politica interventista statunitense. Marito di Victoria Nuland \u2014 gi\u00e0 sottosegretaria di Stato per gli Affari europei e tra le architette della politica estera americana verso l\u2019Europa orientale \u2014 Kagan \u00e8 co-fondatore del Project for the New American Century e autore di opere fondamentali sul primato americano nel mondo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Roberto Domini, autore di questo articolo \u00e8 Ufficiale Ammiraglio della riserva. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich a Londra ed \u00e8 stato Addetto per la Difesa presso l\u2019Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all\u2019Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all\u2019Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/guerra\/perche-anche-il-neocon-kagan-ammette-gli-usa-con-liran-hanno-gia-perso-ma-ancora-non-lo-sanno.html\">https:\/\/it.insideover.com\/guerra\/perche-anche-il-neocon-kagan-ammette-gli-usa-con-liran-hanno-gia-perso-ma-ancora-non-lo-sanno.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INSIDE OVER (Roberto Domini) L&#8217;ammiraglio Roberto Domini commenta l&#8217;articolo di Robert Kagan e la sua lucida analisi sulla sconfitta Usa nel Golfo Persico. Robert Kagan (1) ha da poco pubblicato su The Atlantic un\u2019analisi che per lucidit\u00e0 e ampiezza di vedute raramente si incontra nel dibattito strategico contemporaneo. La sua tesi di fondo \u00e8 tanto semplice quanto devastante: gli Stati Uniti hanno perso in Iran, e questa sconfitta \u2014 a differenza di quelle del&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":51253,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/insideover.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oPQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95470"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95470"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95472,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95470\/revisions\/95472"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51253"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}