{"id":95498,"date":"2026-05-20T12:32:49","date_gmt":"2026-05-20T10:32:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95498"},"modified":"2026-05-20T12:32:49","modified_gmt":"2026-05-20T10:32:49","slug":"la-nuova-diarchia-globale-tra-cina-e-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95498","title":{"rendered":"La nuova diarchia globale tra Cina e Stati Uniti"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ANALISI DIFESA (Maurizio Delli Santi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-1621_1b5967.webp\" width=\"345\" height=\"230\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dietro la retorica della \u201crelazione costruttiva di stabilit\u00e0 strategica\u201d restano aperte tutte le ambiguit\u00e0 alla base dei conflitti del nostro tempo e delle nuove logiche imperiali. Agli europei non resta che porsi una domanda: \u00e8 ancora il caso di dare spazio alle divisioni, e rassegnarsi ad essere solo oggetto degli interessi egemonici di una nuova diarchia globale?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>La \u201cstabilit\u00e0 strategica\u201d : nuova grammatica della competizione sino-americana?<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong>\u201cChe il 2026 sia un anno storico e fondamentale che apra un nuovo capitolo nelle relazioni Cina-Stati Uniti\u201d. Con questo titolo il\u00a0<em>Global Times<\/em>\u00a0\u2013 quotidiano controllato dal Partito comunista cinese e voce della sua proiezione internazionale \u2013 ha offerto l\u2019interpretazione ufficiale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.globaltimes.cn\/page\/202605\/1361013.shtml?utm_source=chatgpt.com\">del vertice di Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si \u00e8 trattato soltanto di una lettura giornalistica dell\u2019incontro, ma di un vero documento di posizionamento strategico, calibrato per trasmettere al mondo la visione geopolitica della leadership cinese e la nuova rappresentazione dei rapporti di forza globali che Pechino intende promuovere. La narrativa costruita attorno al summit ruota intorno alla formula della \u201crelazione costruttiva di stabilit\u00e0 strategica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197540 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-2936.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui il nucleo politico dell\u2019intera operazione diplomatica cinese. Pechino non propone un\u2019alleanza con Washington, n\u00e9 una riconciliazione ideologica con l\u2019Occidente. Propone invece una gestione concertata della competizione globale tra le due superpotenze, fondata sul reciproco riconoscimento di sfere di influenza, limiti strategici e interessi vitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Xi Jinping ha richiamato apertamente anche la \u201cTrappola di Tucidide\u201d, la teoria geopolitica resa celebre dal politologo Graham Allison secondo cui quando una potenza emergente minaccia di sostituire quella dominante, il rischio di guerra diventa strutturalmente elevato. Il riferimento non \u00e8 casuale. La leadership cinese tenta di accreditarsi come potenza razionale e stabilizzatrice, sostenendo che il conflitto tra Cina e Stati Uniti non sia inevitabile purch\u00e9 Washington accetti l\u2019ascesa cinese come dato storico irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Sfide permanenti nell\u2019 \u201cambiguit\u00e0 strategica\u201d<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, proprio dietro il lessico della stabilit\u00e0 rimane evidente una profonda ambiguit\u00e0 strategica: \u00e8 probabilmente questo il dato geopolitico pi\u00f9 importante emerso dal summit. D\u2019altro canto il concetto stesso di \u201cambiguit\u00e0 strategica\u201d risale al 1979 con il Taiwan Relations Act, la legge approvata dal Congresso statunitense dopo il riconoscimento diplomatico della Repubblica Popolare Cinese da parte dell\u2019amministrazione Carter.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quel dispositivo normativo, promulgato il 10 aprile 1979, impegnava Washington a mantenere la capacit\u00e0 di assistere militarmente Taiwan senza per\u00f2 garantire esplicitamente un intervento automatico in caso di attacco cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197539 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-3320_853818.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora il paradigma dell\u2019\u201cambiguit\u00e0 strategica\u201d \u00e8 diventata la chiave di lettura dell\u2019intero sistema delle relazioni internazionali sino-americane, fondate da entrambe le parti da ciclica alternanza di fasi di rottura e avvicinamenti strategici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa prospettiva la Cina dell\u2019ultimo incontro con Trump ha continuato a presentarsi come garante della cooperazione internazionale e della prevedibilit\u00e0 sistemica, ma senza rinunciare ad alcuna delle proprie opzioni strategiche fondamentali. E soprattutto su Taiwan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Xi Jinping non ha escluso esplicitamente il ricorso alla forza, n\u00e9 ha mostrato aperture verso il riconoscimento del modello democratico taiwanese o verso una stabilizzazione politica permanente dello status quo nell\u2019Indo-pacifico. Al contrario, il leader cinese ha ribadito che la questione taiwanese resta il nodo centrale delle relazioni sino-americane e che una sua \u201cgestione errata\u201d potrebbe condurre a uno scontro diretto tra le due potenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, secondo diverse ricostruzioni Xi Jinping potrebbe aver puntato a ottenere da Trump il congelamento del nuovo pacchetto di aiuti militari da circa 14 miliardi di dollari destinato a Taiwan e gi\u00e0 approvato dal Congresso statunitense. Sul punto Trump non ha dato indicazioni se fermer\u00e0 nel sostegno militare, sapendo bene che \u00e8 un\u2019arma su cui potr\u00e0 contare per fare pressioni su Xi anche sul dossier iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel contempo il presidente Maga ha anche dichiarato che Taiwan non deve insistere sulla retorica dell\u2019indipendenza, mentre Marco Rubio ha chiarito che la politica americana \u201cnon cambia\u201d e che Washington continua a considerare destabilizzante qualsiasi alterazione forzata dell\u2019equilibrio nell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197538 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-2861.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 comunque un elemento di fondo da prendere in considerazione, e cio\u00e8 che l\u2019influenza degli Usa su Taiwan rappresenta un obiettivo strategico difficilmente sacrificabile: l\u2019isola oltre a rappresentare un avamposto sull\u2019Indo-pacifico, occupa una posizione centrale nelle filiere globali dei semiconduttori, delle terre rare e degli altri minerali critici necessari alle tecnologie avanzate e indispensabili per l\u2019economia digitale, l\u2019intelligenza artificiale, l\u2019industria della difesa e la transizione energetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intanto il governo di Taiwan sta gi\u00e0 intensificando i rapporti con il Giappone, attore che sta promuovendo una politica attenta alla difesa dell\u2019area, e senza lanciare allarmismi ha diffuso una nota in cui ha inteso chiarire la sua visione: l\u2019isola \u00e8 gi\u00e0 \u201cuna nazione indipendente e sovrana\u201d e i 14 miliardi di dollari di aiuti militari \u201csono parte integrante\u201d degli impegni assunti dal Congresso Usa con la\u00a0<em>Legge sulle relazioni con Taiwan<\/em>\u00a0risalente alla presidenza Reagan, provvedimento richiamato come \u201cpietra miliare della pace e della stabilit\u00e0 regionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Incognite su Iran, Ucraina e logiche della flessibilit\u00e0 geopolitica<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ambiguit\u00e0 peraltro non riguarda soltanto Taiwan. Proprio sul dossier iraniano il vertice ha prodotto soprattutto dichiarazioni anodine e segnali non decifrabili, pi\u00f9 che impegni concreti. Trump ha sostenuto che Xi Jinping avrebbe offerto collaborazione sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e sulla necessit\u00e0 di impedire all\u2019Iran di acquisire armamenti nucleari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, nei comunicati ufficiali cinesi il riferimento all\u2019Iran \u00e8 rimasto estremamente vago, senza alcuna indicazione concreta sul futuro del regime di Teheran, sul programma nucleare o sui rapporti strategici tra Cina e Repubblica islamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197537 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-2822.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso modo, \u00e8 significativo che dal summit non sia emerso alcun vero riferimento alla guerra in Ucraina. Un silenzio geopoliticamente rilevante. Pechino continua infatti a mantenere una posizione volutamente elastica: non rompe con Mosca, evita un coinvolgimento diretto nel conflitto e non apre a spazi di mediazione diplomatica verso l\u2019Europa, gli Stati Uniti, n\u00e9 tanto meno verso la Russia e l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso prevale una logica di ambiguit\u00e0 strategica consolidata, ormai riconosciuta da numerosi analisti internazionali come uno degli strumenti principali della proiezione globale cinese. La Cina sembra dunque perseguire una strategia fondata sulla massima flessibilit\u00e0: evitare collisioni premature, consolidare la propria crescita tecnologica ed economica, preservare l\u2019interdipendenza globale da cui ancora dipende e, nello stesso tempo, non vincolarsi mai a posizioni irreversibili sui principali dossier di crisi internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti, dal canto loro, sembrano aver preso atto che il contenimento totale della Cina non \u00e8 realisticamente sostenibile nelle condizioni attuali. Washington si \u00e8 di fatto disimpegnata sul fronte ucraino, per proiettarsi sul suo<em>\u00a0limen<\/em>, dal Venezuela a Cuba, e guarda al Medio Oriente, centro dei suoi interessi petroliferi e dei traffici globali, e prosegue ora la sfida sull\u2019 indo-pacifico e nella competizione economica e tecnologica globale. Da qui la necessit\u00e0 di una tregua competitiva con la Cina che consenta una gestione pi\u00f9 controllata delle tensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo quadro si inseriscono gli accordi economici e commerciali emersi dal summit: tregua sui dazi, acquisti cinesi di prodotti agricoli americani, energia e velivoli Boeing; riattivazione delle licenze per esportazioni statunitensi; nuovi organismi bilaterali dedicati al commercio e agli investimenti; possibili aperture selettive sui semiconduttori e su alcuni settori industriali non considerati strategicamente sensibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197536 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-1182.webp\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1365\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta per\u00f2 di intese ancora non tradotte in pratica, sulla cui possibilit\u00e0 di realizzazione la timida reazione dei mercati dimostra la preoccupazione per un quadro generale di incertezza. Non siamo davanti alla fine del confronto economico tra le due potenze, per cui occorrer\u00e0 del tempo per verificare i riscontri di questo primo tentativo di trasformare il \u201cdecoupling\u201d in una separazione parziale e selettiva dei dossier, almeno per i comparti pi\u00f9 strategici e compatibili con l\u2019interdipendenza globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per gli analisti rimane l\u2019incognita di come evolver\u00e0 il\u00a0<em>sentiment<\/em>\u00a0americano popolare alle elezioni di midterm che vedono oggi Trump in difficolt\u00e0 (anche per l\u2019incidenza dell\u2019inflazione che non riesce a fermare), mentre la leadership cinese appare convinta che il tempo possa giocare a suo favore. La Cina non ha interesse ad accelerare uno scontro diretto con gli Stati Uniti, ma preferisce attendere il progressivo indebolimento della potenza americana: polarizzazione politica interna, frammentazione sociale, crisi industriali, debito e crescente difficolt\u00e0 nel mantenere una leadership globale stabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per questo la retorica della \u201cstabilit\u00e0 strategica\u201d non pu\u00f2 essere interpretata ingenuamente come apertura conciliatoria. Rappresenta piuttosto il tentativo cinese di congelare il confronto entro limiti gestibili mentre continua l\u2019accumulazione di potenza economica, tecnologica e geopolitica, senza fare alcuna concessione su diritti umani, sovrapproduzione e dumping.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Le scelte della nuova diarchia globale<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il vertice di Pechino lascia dunque una conclusione chiara: il sistema internazionale sta entrando in una fase di competizione regolata tra due superpotenze che cercano contemporaneamente di contenersi, negoziare e convivere. Ma dietro la retorica della cooperazione restano aperte tutte le grandi ambiguit\u00e0 strategiche del nostro tempo: Taiwan, Iran, Ucraina, sicurezza energetica, tecnologia e controllo delle nuove gerarchie globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197534 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/P20260514DT-0841.webp\" alt=\"\" width=\"1536\" height=\"1024\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dato \u00e8 netto: non c\u2019\u00e8 nessuna volont\u00e0 dei nuovi imperi a mettere ordine alle regole del diritto internazionale, n\u00e9 tanto meno di riconsiderare le aspettative del \u2018Resto del Mondo\u2019 \u2013 in particolare del Global South \u2013 in un rinnovato riconoscimento del multilateralismo. La loro diarchia intende di fatto surrogare l\u2019Onu e tutte le istituzioni regolatrici dell\u2019ordine internazionale multilaterale, dal Wto al Fmi: un\u2019oscurit\u00e0 assoluta cala invece su qualsiasi aspetto che riguardi l\u2019aspirazione dei popoli al rispetto dei diritti umani, all\u2019idea di uno sviluppo sostenibile e meno che mai a trattati che riprendano a parlare di limitazioni delle armi strategiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 proprio questa ambigua \u201ccompetizione regolata\u201d sugli affari \u2013 pi\u00f9 ancora delle dichiarazioni ufficiali o degli accordi economici \u2013 a costituire il vero tratto distintivo della nuova relazione sino-americana. Una relazione che non si fonda su un equilibrio stabile definito, ma su una continua gestione del rischio tra competizione strutturale e necessit\u00e0 di evitare la collisione. In questo spazio intermedio si sta delineando la nuova diarchia globale: non un ordine condiviso, ma un sistema instabile di coesistenza tra potenze che si riconoscono reciprocamente come indispensabili, pur restando profondamente rivali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Il nodo strategico di un\u2019Europa responsabile<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui emerge il problema dell\u2019Europa. In primo luogo \u00e8 bene che gli europei tengano conto di come l\u2019inziale postura di Trump di fronte alla Cina sia radicalmente mutata rispetto alla guerra commerciale intrapresa con la minaccia dei dazi al 145 per cento. Xi aveva annunciato ritorsioni proporzionate, tra cui l\u2019innalzamento dei dazi cinesi fino al 125 per cento sui prodotti statunitensi e restrizioni all\u2019esportazione di terre rare e minerali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora Trump ha capito che lo scontro non paga: il presidente Maga, quando si trova di fronte a una controparte che non arretra e sa utilizzare gli strumenti di pressione di cui dispone, da affarista qual \u00e8 alla fine rivede le sue posizioni massimaliste. Poi c\u2019\u00e8 da considerare una prospettiva cruciale: mentre Stati Uniti e Cina discutono di commercio globale, sicurezza energetica, Taiwan, Iran, semiconduttori e gestione degli propri equilibri economici, l\u2019Europa continua ad apparire politicamente frammentata, strategicamente dipendente e priva di una reale capacit\u00e0 autonoma di iniziativa. Ma sul punto occorre essere chiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-197533 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/93f787b1-af6d-4069-ac8c-5e349aef73b5.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"743\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pur da posizioni differenti almeno c\u2019\u00e8 una leadership europea responsabile che ha progetti compiuti sul futuro di un\u2019Europa meno dipendente dagli Stati Uniti e pronta alla sfida con i nuovi imperi: parliamo di Francia, Regno Unito, Germania, Polonia. Persino dalla Finlandia del presidente Alexander Stubb, autore del saggio \u201c<em>Il triangolo del potere, Dall\u2019egemonia dell\u2019Occidente al nuovo ordine mondiale\u201d,<\/em>\u00a0un messaggio lungimirante \u00e8 stato lanciato: il \u201cnuovo mondo del disordine\u201d \u00e8 caratterizzato da una struttura tripolare tra Occidente globale, Oriente globale e Global South, e di fronte alla competizione tra blocchi sempre pi\u00f9 fluida l\u2019 Europa ha necessit\u00e0 di sviluppare anche oltre le tradizionali alleanze la cooperazione, guardando principalmente al Global South rispetto a chi propone nuovi domini .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 infatti proprio il Sud del Mondo che da una parte subisce la trappola del debito per gli investimenti cinesi nelle infrastrutture come nelle forniture di energia e fertilizzanti, dall\u2019altra \u00e8 alienato dai dazi di Trump, dalla piovra delle sue big tech alleate, oltre che dal blocco degli aiuti allo sviluppo. In questa prospettiva anche l\u2019Italia pu\u00f2 promuovere una leadership diplomatica responsabile riproponendo la sua visione storica di \u201cponte\u201d economico e culturale nel Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In buona sostanza, \u00e8 solo uno sterile antieuropeismo che va chiamato alle sue responsabilit\u00e0: non si pu\u00f2 continuare a frenare la coesione indebolendo le condizioni politiche e istituzionali indispensabili per la costruzione di una sempre pi\u00f9 necessaria dimensione strategica dell\u2019Europa. Ovunque si assiste a una riorganizzazione dei rapporti internazionali, e non \u00e8 logico n\u00e9 conveniente muoversi in ordine sparso se si vuole mantenere una posizione di vantaggio. Non resta che porsi una domanda: \u00e8 ancora il caso di dare spazio alle divisioni, e rassegnarsi ad essere solo oggetto degli interessi egemonici della nuova diarchia globale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Foto: Casa Bianca<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/05\/la-nuova-diarchia-globale-tra-cina-e-stati-uniti\/?_gl=1*tv1vx9*_up*MQ..*map__ga*MjAwMzgyODE4OC4xNzc5MjcyODk5*map__ga_QBRKXG4M97*czE3NzkyNzI4OTkkbzEkZzAkdDE3NzkyNzI4OTkkajYwJGwwJGgw\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/05\/la-nuova-diarchia-globale-tra-cina-e-stati-uniti\/?_gl=1*tv1vx9*_up*MQ..*map__ga*MjAwMzgyODE4OC4xNzc5MjcyODk5*map__ga_QBRKXG4M97*czE3NzkyNzI4OTkkbzEkZzAkdDE3NzkyNzI4OTkkajYwJGwwJGgw<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Maurizio Delli Santi) Dietro la retorica della \u201crelazione costruttiva di stabilit\u00e0 strategica\u201d restano aperte tutte le ambiguit\u00e0 alla base dei conflitti del nostro tempo e delle nuove logiche imperiali. 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