{"id":9554,"date":"2013-09-28T06:22:24","date_gmt":"2013-09-28T06:22:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9554"},"modified":"2013-09-28T06:22:24","modified_gmt":"2013-09-28T06:22:24","slug":"lidea-di-nazione-ultima-parte-liberta-indipendenza-umanita-europa-missione-primato-nazionalismi-e-imperialismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9554","title":{"rendered":"L&#8217;idea di nazione (ultima parte): libert\u00e0, indipendenza, umanit\u00e0, europa, missione, primato, nazionalismi e imperialismi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\tPubblico la terza e ultima parte della sintesi del corso milanese di Chabod dell&#39;anno accademico 1943\/44 dedicato all&#39;idea dinazione. Le prime due parti si trovano <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9421\">qui<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9428\">qui<\/a>. In questa ultima sono affrontati molti temi . Ai lettori di Appello al Popolo interesser&agrave; in modo particolare la parte relativa al concetto di Umanit&agrave; (o Europa) nel pi&ugrave; autorevole e grande pensatore patriottico italiano. L&#39;Umanit&agrave; &egrave; concepita come la Patria delle Patrie, la Patria di tutti: le nazioni sono &quot;gli individui dell&#39;umanit&agrave; come i cittadini sono gli individui della nazione&#8230; Patria e Umanit&agrave; sono dunque ugualmente sacre&quot;. L&#39;Umanit&agrave; &egrave; composta da Stati nazionali: &egrave; la patria degli Stati nazionali che convivono pacificamente. L&#39;Umanit&agrave; sta agli Stati nazionali come&nbsp; questi ultimi stanno ai loro cittadini. Perci&ograve; l&#39;ONU &#8211;&nbsp;traiamo un corollario &#8211; &nbsp;fondata sul privilegio delle nazioni vincitrici nella seconda guerra mondiale, lungi dall&#39;essere un abbozzo di Umanit&agrave;, &egrave; in realt&agrave; espressione della tirannide. A tutti gli ignoranti che obiettano di tanto in tanto che Mazzini era &quot;per l&#39;Europa&quot; si potr&agrave; ora spiegare chiaramente in che senso era per l&#39;Europa: con quest&#39;ultima parola Mazzini intendeva qualcosa di completamente diverso sia dalla narrazione ideologica dell&#39;Unione europea, sia dalla effettiva natura del mostro imperialista che &egrave; stato concretamente edificato. L&#39;Unione europea &#8211; sia quella &quot;ideale&quot;declamata che quella reale dissimulata &#8211; non ha nulla in comune con l&#39;Europa vagheggiata dal Mazzini (SD&#39;A).\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t***\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tSennonch&eacute;, occorre avvertire ben chiaramente che esso principio si accompagna allora, indissolubilmente, almeno negli italiani, con due altri princ&igrave;pi, senza di cui rimarrebbe incomprensibile, e certo sarebbe incompleto.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUno di questi principi, il pi&ugrave; collegato anzi con l&#39;idea di nazionalit&agrave;, era quello di libert&agrave; politica&#8230;. Variano, naturalmente, i gradi per cos&igrave; dire della libert&agrave; richiesta, altri essendo i desideri del Mazzini, altri quelli dei moderati: ma la lotta contro lo straniero fu ed apparve sempre in stretta connessione con l&#39;idea di libert&agrave; interna&#8230;.\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIn alcuni casi, anzi, si deve fin dire che prima si vagheggi&ograve;&nbsp; un sistema di libert&agrave; interno allo Stato singolo in cui si viveva, e poi si pass&ograve; a desiderare la lotta contro lo straniero, l&#39;indipendenza e in ultimo l&#39;unit&agrave;, quando cio&egrave; ci s&#39;accorse che l&#39;un problema non si risolveva senza l&#39;altro. E fu proprio il caso del conte Cavour, mosso d&#39;apprima da una forte esigenza liberale, anelante a porre il suo paese al livello raggiunto dalle grandi nazioni libere d&#39;Occidente (Francia ed Inghilterra); e necessariamente condotto a volere l&#39;indipendenza, e poi ancora l&#39;unit&agrave;. E difatti la concessione dello Statuto dovette precedere, anche per Carlo Alberto, la guerra all&#39;Austria.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tQuanto al Mazzini, credo inutile rammentare quanto l&#39;esigenza di libert&agrave; fosse in lui radicata: a tal segno da tenerlo ostile alla monarchia, anche ad unit&agrave; conseguita, appunto perch&eacute; nei pr&igrave;ncipi egli vedeva i nemici del vivere libero. Egli &egrave; repubblicano appunto perch&eacute; vuole la libert&agrave;: piena, assoluta, senza mezzi termini e riserve.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl <em>Manifesto della Giovine Italia<\/em> &egrave; gi&agrave; pi&ugrave; che esplicito&#8230;. E pi&ugrave; tardi, nell&#39;appello <em>Ai Giovani d&#39;Italia<\/em> ch&#39;&egrave; del 1859, nuova nettissima affermazione: &quot;Adorate la Libert&agrave;. Rivendicatela fin dal primo sorgere e serbatela gelosamente intatta&#8230; Quei che vi dicono: <em>voi dovete avere prima l&#39;Indipendenza, poi la Patria, poi la Libert&agrave;<\/em>, o sono stolti o pensano a tradirvi e a non darvi n&eacute; Libert&agrave;, n&eacute; Patria, n&eacute; Indipendenza. Per&ograve; che l&#39;Indipendenza &egrave; l&#39;emancipazione dalla tirannide straniera e la Libert&agrave; &egrave; l&#39;emancipazione dalla tirannide domestica; or, finch&eacute; domestica o straniera, voi avete la tirannide, come potete aver la Patria? La Patria &egrave; la casa dell&#39;Uomo, non dello Schiavo&quot; (p.77-79)\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl secondo principio che s&#39;accompagnava con quello di nazione, era quello <em>europeo<\/em>&#8230;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPensiamo a Mazzini, innanzitutto&#8230;. La nazione non &egrave; fine a se stessa: anzi! E&#39; mezzo altissimo, nobilissimo, necessario, ma mezzo, per il compimento del fine supremo: l&#39;<em>Umanit&agrave;<\/em>, che &egrave; la Patria delle Patrie, la Patria di tutti: le nazioni sono &quot;gli individui dell&#39;umanit&agrave; come i cittadini sono gli individui della nazione&#8230; Patria e Umanit&agrave; sono dunque ugualmente sacre&quot; (<em>La Santa Alleanza dei Popoli<\/em>, 1849; Scr. ed. in.., XXXIX,p. 214).\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tMa lo scopo ultimo &egrave; l&#39;<em>Umanit&agrave;<\/em>&#8230; &quot;E solamente allora la parola <em>straniero<\/em> passer&agrave; dalla favella degli uomini; e l&#39;uomo saluter&agrave; l&#39;uomo, da qualunque parte gli si muover&agrave; incontro, col dolce nome di fratello&quot; (<em>Ai giovani d&#39;Italia<\/em>; Scr. ed. in., LXIV, p. 164)&#8230;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&#8230; occorre quindi &quot;ritemprare la nazionalit&agrave; e metterla in armonia coll&#39;<em>Umanit&agrave;<\/em>: in altri termini <em>redimere i popoli colla coscienza di una missione speciale fidata a ciascuno d&#39;essi e il cui compimento, necessario allo sviluppo della grande missione umanitaria, deve costituire la loro individualit&agrave; ed acquistare ad essi un diritto di cittadinanza nella Giovane Europa che il secolo fonder&agrave;<\/em>&quot; (<em>Dell&#39;iniziativa rivoluzionaria in Europa<\/em>, 1834; Scr. ed. in., IV, p. 180). Ora, l&#39;umanit&agrave; &egrave; ancora, essenzialmente, per il Mazzini, Europa: ed infatti insistente e continuo &egrave; il suo pensare all&#39;Europa, l&#39;Europa giovane che, succededendo alla vecchia Europa morente, l&#39;Europa del Papato, dell&#39;Impero, della Monarchia e dell&#39;Aristocrazia, sta per sorgere.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa nazione &egrave; quindi sentita non come valore esclusivistico, a danno altrui, anzi come mezzo per accordarsi e procedere innanzi con gli altri&#8230;. N&eacute; il Mazzini era solo a pensare cos&igrave;. Il teorico della nazionalit&agrave;, il Mancini, vede anch&#39;egli, come fine supremo, l&#39;Umanit&agrave; delle Nazioni&#8230; Rispetto e indipendenza di ogni nazionalit&agrave;: il limite razionale del diritto di ciascuna nazionalit&agrave; &egrave; costituito dalle altre nazionalit&agrave;; il principio di nazionalit&agrave; &quot;non pu&ograve; significare che la eguale inviolabilit&agrave; e protezione di tutte&quot; e la formula deve essere questa &quot;<em>coesistenza ed accordo delle Nazionalit&agrave; libere di tutti i popoli<\/em>&quot; (pp.79-82)\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPi&ugrave; forti ancora erano le preoccupazioni &quot;europee&quot;, nell&#39;animo di uomini come il Cattaneo e il Ferrari, in cui il valore della nazione &egrave;, indubbiamente, assai meno vivo che nel Mazzini o nel Mancini: e basti pensare al federalismo europeo del Cattaneo&#8230;, il suo vagheggiare gli <em>Stati Uniti d&#39;Europa<\/em>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tMa anche nei liberali moderati, in quelli che, dopo la morte di Cavour, ressero le sorti d&#39;Italia fino al &#39;76 (la Destra), anche in questi uomini c&#39;era un senso europeo vivissimo&#8230;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tE&#39; certamente un europeismo assai diverso da quello del Mazzini. L&#39;appello all&#39;Europa degli uomini della Destra non ha nemmeno il pi&ugrave; lontano resto del lievito rivoluzionario del Mazzini; rivolge gli animi non verso un&#39;Europa futura, recante nel suo grembo i popoli affratellati da una generale rivoluzione, politica e morale, ma verso l&#39;Europa quale &egrave; stata modellata da un angusto passato, da una secolare tradizione culturale, politica, relogiosa&#8230;. Due linguaggi profondamente diversi, di gente che non &egrave; fatta per intendersi: l&#39;uno, sognando il rinnovamento universale delle genti, vedendo nella rivoluzione d&#39;Italia solo la parte di un pi&ugrave; ampio complesso; gli altri limitando le loro aspirazioni al problema italiano. Risolto questo&#8230; l&#39;europeismo di questi colti italiani diviene un europeismo pacifico, da conservatori e amanti dello <em>status quo<\/em> (pp. 83-85)\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tMa, insomma, quali che fossero le differenze fra Mazzini e Cattaneo, Mazzini e Cavour, c&#39;era, in tutti, il senso, oltre che dell&#39;<em>individualit&agrave;<\/em> (la nazione), dell&#39;<em>universalit&agrave;<\/em> (l&#39;umanit&agrave;, pi&ugrave; precisamente ancora l&#39;Europa)&#8230;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tEd era appunto questo senso europeo, questo rispetto per gli altri, che aveva ispirato al Conte di Cavour, le sue osservazioni poco favorevoli al movimento nazionale germanico, nel suo primo gran discorso alla Camera Subalpina, il 26 ottobre 1848: &quot;Il germanesimo appena &egrave; nato e gi&agrave; minaccia di turbare l&#39;equilibrio europeo, gi&agrave; manifesta pensieri di predominio e di usurpazione&quot;&#8230;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIn poco pi&ugrave; di mezzo secolo, quale trapasso, quale mutamento d&#39;idee! Lo cogliamo qui, in atto, con drammatica vivezza&#8230;. La nazione che da fatto culturale diviene fatto politico; e che, dopo aver faticato ad affermarsi contro i tutori del &quot;diritto pubblico europeo&quot; com&#39;era fissato nella tradizione, contro i difensori dello <em>status quo<\/em>, nel nome, appunto, dell&#39;equilibrio e della pace dell&#39;Europa, finisce con il non accettare pi&ugrave; alcun diritto pubblico generale, col non credere pi&ugrave; all&#39;equilibrio e al &quot;consorzio&quot; dell&#39;Europa.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tCos&igrave; infatti successe: ed &egrave; questo lo sviluppo drammatico dell&#39;utimo periodo di storia europea&#8230;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl sempre pi&ugrave; accentuato spostarsi dei valori costitutori della nazione, della &quot;volont&agrave;&quot; e della &quot;coscienza&quot; in un <em>a priori<\/em>, fisso e immutabile, di carattere infine forzatamente etnico; il sorgere di vari nazionalismi, che partivano dalla nazione ma per conchiudere nuovamente in essa, ed in essa sola: tutto ci&ograve; port&ograve;, rapidamente, all&#39;esasperarsi del senso nazionale e al suo allontanarsi da ogni altro sentimento, europeo-umanitario.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tInflu&igrave; potentemente su tale svolgimento l&#39;idea di missione e addirittura di primato, che sin dall&#39;inizio dell&#39;800 aveva affiancato l&#39;idea di nazione, quasi necessario lievito perch&eacute; quest&#39;ultima potesse pienamente affermarsi&#8230;.Ma poi l&#39;idea di missione si trasform&ograve; sempre pi&ugrave; da missione educatrice, alla maniera di Mazzini, in missione di predominio, e il primato anch&#39;esso prefer&igrave; essere, anzich&eacute; civile e morale, alla maniera del Gioberti, primato bene assiso sulla forza delle armi.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tSi ebbe dunque lo sfrenarsi, in ogni parte della terra, dei &quot;nazionalismi&quot;, la gara degli &quot;imperialismi&quot; in lotta fra loro: e la nazione, che un secolo innanzi, ancora nello Herder era stata priva di forza politica, senza capacit&agrave; di azione vera, divenne un portento di azione, finendo anzi con l&#39;attuare il principio dell&#39;azione per l&#39;azione.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tFederico Chabod, <em>L&#39;idea di nazione<\/em>, Bari, 1967&nbsp; E&#39; UN LIBRRO DA ACQUISTARE. NE E&#39; VIVAMENTE CONSIGLIATA LA LETTURA&#8230; E LA RILETTURA&#8230; ALMENO DUE VOLTE\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico la terza e ultima parte della sintesi del corso milanese di Chabod dell&#39;anno accademico 1943\/44 dedicato all&#39;idea dinazione. Le prime due parti si trovano qui e qui. In questa ultima sono affrontati molti temi . Ai lettori di Appello al Popolo interesser&agrave; in modo particolare la parte relativa al concetto di Umanit&agrave; (o Europa) nel pi&ugrave; autorevole e grande pensatore patriottico italiano. 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