{"id":95809,"date":"2026-06-10T14:50:05","date_gmt":"2026-06-10T12:50:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95809"},"modified":"2026-06-10T14:43:38","modified_gmt":"2026-06-10T12:43:38","slug":"la-bomba-ad-orologeria-di-hormuz-intervista-a-roberto-iannuzzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95809","title":{"rendered":"La bomba ad orologeria di Hormuz. Intervista a Roberto Iannuzzi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Salvatore Bianco)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-04-22-17.14.12-640x487-1.avif\" alt=\"\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sullo stallo diplomatico nel Golfo Persico, pieno di incognite e presagi di guerra, si \u00e8 avvertita l\u2019urgenza di ascoltare Roberto Iannuzzi, analista di politica internazionale e saggista che gentilmente ha accettato di rispondere ad alcune domande.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Salvatore Bianco: Ciao Roberto, di recente in un preoccupato articolo pubblicato sulla tua newsletter molto seguita \u201cIntelligence for the People\u201d, a proposito del blocco di Hormuz, hai parlato di \u201cbomba ad orologeria\u201d. Che cosa intendi esattamente?<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberto Iannuzzi: La chiusura di Hormuz fa mancare all\u2019economia mondiale 14 dei 20 milioni di barili di petrolio che attraversavano quotidianamente lo Stretto prima della guerra, i quali equivalgono a circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare. Circa 6 milioni di barili al giorno vengono tuttora esportati dall\u2019Arabia Saudita attraverso un oleodotto che bypassa lo Stretto, arrivando a Yanbu, sul Mar Rosso. Ma dopo pi\u00f9 di tre mesi di blocco di Hormuz, mancano all\u2019appello centinaia di milioni di barili. Al momento molti paesi stanno attingendo alle proprie riserve strategiche. Ci\u00f2 ha contribuito a contenere l\u2019aumento dei prezzi. Queste riserve si stanno per\u00f2 rapidamente assottigliando, e tra luglio e settembre potremmo assistere a una fiammata dei prezzi, che potrebbero toccare e superare i 150 dollari al barile se lo Stretto sar\u00e0 ancora chiuso. Perfino se esso dovesse riaprire\u00a0domani\u00a0\u2013 ed \u00e8 uno scenario improbabile, alla luce dello stallo negoziale fra USA e Iran \u2013 per ripristinare i precedenti livelli di esportazione ci vorranno mesi. Alcuni impianti sono danneggiati e richiedono lunghe e costose riparazioni. Diversi pozzi sono stati chiusi, e il loro ripristino \u00e8 anch\u2019esso un processo laborioso. Siccome si tratta spesso di pozzi maturi, alcuni di essi potrebbero non tornare mai ai livelli di produzione precedenti. Anche il traffico delle petroliere richiede tempo per tornare a regime. Perci\u00f2 il deficit di petrolio continuer\u00e0 ad aumentare. Ancora non ne abbiamo piena consapevolezza, ma la crisi energetica \u00e8 gi\u00e0 molto seria, ed \u00e8 destinata ad aggravarsi. Sebbene oltre l\u201980% delle esportazioni del Golfo fosse diretto verso l\u2019Asia, il mercato petrolifero \u00e8 globalizzato ed \u00e8 quindi destinato a risentirne nel suo complesso. Inoltre, attraverso lo Stretto non passava solo petrolio, ma anche il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto, e percentuali rilevanti di urea e ammoniaca (essenziali per la produzione di fertilizzanti), di zolfo (fondamentale per molte produzioni industriali), e di elio, importantissimo ad esempio per la produzione di semiconduttori. La regione del Golfo \u00e8 un nodo essenziale dell\u2019economia globale. Non siamo quindi solo di fronte a una crisi energetica, ma a una pi\u00f9 generale crisi economica che avr\u00e0 ripercussione su numerosi settori, con aumenti dei prezzi, ritardi nella produzione e carenze fisiche. In particolare, rischiamo una crisi alimentare destinata a colpire decine di milioni di persone, soprattutto nei paesi pi\u00f9 vulnerabili, non soltanto per l\u2019ammanco di alcuni elementi essenziali per la produzione di fertilizzanti, ma anche perch\u00e9 l\u2019agricoltura moderna \u00e8 energivora, e dipende dagli idrocarburi per i raccolti e il trasporto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>S.B.: Sostieni anche, a mio avviso con giusta ragione, che nel Golfo si stia giocando \u201cuna partita globale\u201d. Potresti spiegare per te quale sia la reale posta in gioco?<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R.I.: L\u2019Iran \u00e8 un paese di importanza sistemica, non solo per il Medio Oriente, ma per gli equilibri mondiali. Oltre a possedere enormi ricchezze di gas e petrolio, questo paese occupa una posizione unica dal punto di vista geostrategico. Estendendosi dal Caspio al Golfo Persico e all\u2019Oceano Indiano, si trova al crocevia di rotte energetiche e commerciali estremamente rilevanti per la regione e per il mondo. Ed \u00e8 proprio sulle rotte commerciali e sui grandi progetti infrastrutturali e tecnologici della nuova connettivit\u00e0 globale, organizzati lungo corridoi spesso in concorrenza fra loro, che si gioca l\u2019attuale competizione mondiale. L\u2019Iran \u00e8 al centro di questa competizione, essendo uno snodo di due progetti di portata continentale: la Belt and Road Initiative (BRI), ovvero la cosiddetta \u201cvia della seta\u201d cinese, e l\u2019International North-South Transport Corridor, che consente alla Russia di esportare i propri prodotti verso l\u2019Oceano Indiano attraverso il Caspio e l\u2019Iran bypassando il Canale di Suez. Teheran \u00e8 poi essenziale negli equilibri politici regionali. Se la Repubblica Islamica dovesse cadere, l\u2019intero Medio Oriente rientrerebbe nella sfera d\u2019influenza israelo-americana. Dopo che il conflitto ucraino e la nascita di una nuova cortina di ferro in Europa hanno bloccato il corridoio settentrionale della BRI, ci\u00f2 ostruirebbe ulteriormente la proiezione cinese verso occidente. La Russia, dal canto suo, si vedrebbe accerchiata lungo il fianco meridionale. Per questo la partita che si gioca in Iran ha una rilevanza globale, soprattutto alla luce dell\u2019attuale scontro per la ridefinizione degli equilibri mondiali.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>S.B.: E veniamo alla questione di fondo. Nello stretto di Hormuz pu\u00f2 realmente naufragare il \u201cpredominio energetico\u201d Usa come\u00a0da te ipotizzato? E nel caso, che scenari energetici globali si prefigurano?<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R.I.: L\u2019aggressione israelo-americana all\u2019Iran si \u00e8 rivelata un gigantesco boomerang. La Casa Bianca e il governo Netanyahu si sono illusi di poter rovesciare la Repubblica Islamica in pochi giorni con un\u2019operazione di decapitazione dei vertici, a cominciare dall\u2019assassinio della Guida suprema Ali Khamenei. Avevano previsto un\u2019azione talmente fulminea da escludere lo scenario di una chiusura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana. Un errore di proporzioni storiche, visto che tale scenario ha sempre fatto parte di tutte le simulazioni di guerra nel Golfo elaborate dal Pentagono. Il blocco dello Stretto da parte di Teheran ha cambiato le carte in tavola. Sono gli USA a dover giocare una corsa contro il tempo, molto pi\u00f9 dell\u2019Iran. Quest\u2019ultimo \u00e8 temprato da decenni di embargo, ha diversificato la propria economia paradossalmente proprio a causa delle sanzioni americane, ha sviluppato un settore industriale autosufficiente sotto molti aspetti, pu\u00f2 commerciare attraverso altre vie (Iraq, Turchia, Caspio, Pakistan). La chiusura di Hormuz ha invece messo in crisi le monarchie del Golfo alleate di Washington, che dipendono quasi interamente dal Golfo per i loro scambi commerciali, cos\u00ec come i partner asiatici degli Stati Uniti, dal Giappone alla Corea del Sud, che contavano sulle esportazioni energetiche delle petromonarchie molto pi\u00f9 della Cina. Pechino ha raggiunto un\u2019autosufficienza energetica superiore all\u201980%, fondata sul binomio di carbone ed energie rinnovabili. Ha diversificato le proprie fonti di approvvigionamento, in particolare stringendo accordi con la Russia e con le repubbliche centrasiatiche. Ed ha accumulato riserve strategiche per oltre 1,2 miliardi di barili. Inoltre l\u2019Iran lascia passare attraverso Hormuz le petroliere dei paesi \u201cnon ostili\u201d, in primo luogo quelle cinesi, che Washington a sua volta evita di fermare per evitare uno scontro diretto con Pechino. L\u2019intero progetto americano rischia quindi di crollare. Prendendo il controllo del Venezuela e muovendo guerra all\u2019Iran, il presidente americano Donald Trump pensava di impadronirsi di risorse energetiche ingenti. Se nel Golfo Persico le cose sono andate in maniera completamente opposta alle sue previsioni, neanche in Venezuela le prospettive sono rosee. Per rilanciare il settore energetico venezuelano, affossato proprio dalle sanzioni americane, sono necessari massicci investimenti per almeno un decennio, in un paese instabile e sostanzialmente ostile nel quale le compagnie americane sono restie a spendere. Quanto alla produzione petrolifera statunitense, difficilmente pu\u00f2 rimpiazzare quella del Golfo Persico. Sebbene gli USA estraggano oltre 13 milioni di barili al giorno, \u00e8 improbabile che riescano ad aumentare ulteriormente tale produzione in maniera significativa come ha promesso Trump. L\u2019estrazione dei giacimenti americani di petrolio convenzionale \u00e8 in calo dal 1970, mentre l\u2019aumento di produzione degli ultimi quindici anni \u00e8 provenuto dal cosiddetto shale oil, costoso da estrarre e inadatto a molte delle raffinerie USA. Anche tale aumento di produzione \u00e8 andato calando negli ultimi anni. Al punto che, sebbene gli Stati Uniti siano un esportatore netto di prodotti petroliferi raffinati, sono un importatore netto di greggio. Anch\u2019essi dunque sono destinati a risentire della crisi energetica originata dal Golfo. In questo momento, per soddisfare l\u2019accresciuto fabbisogno dei propri alleati, gli USA stanno dando fondo alle proprie riserve strategiche, e ci\u00f2 \u00e8 destinato a esacerbare la crisi futura, soprattutto se lo stallo di Hormuz non sar\u00e0 risolto. La supremazia energetica americana \u00e8 dunque una chimera, mentre l\u2019emergenza petrolifera accrescer\u00e0 l\u2019interesse per le energie rinnovabili, dando un\u2019ulteriore spinta all\u2019economia della Cina, che \u00e8 leader nel settore.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>S.B.: Ci troviamo probabilmente ad un bivio drammatico della storia: o guerra, sempre pi\u00f9 estesa e distruttiva, o pace, da ricercare con un sforzo diplomatico\u00a0e il riconoscimento delle ragioni dell\u2019altro. Che previsioni fai e soprattutto\u00a0da cosa ripartire per scongiurare la catastrofe totale?<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R.I.: A Hormuz gli Stati Uniti hanno incassato una sconfitta strategica di portata storica. Non soltanto non sono stati in grado di piegare l\u2019Iran, ma hanno mostrato di non essere in grado di proteggere i propri alleati del Golfo. Le basi USA sul territorio delle monarchie arabe, che hanno dato un contributo chiave alle operazioni militari contro l\u2019Iran, hanno subito la pesante rappresaglia iraniana che ha prodotto danni ingenti. Invece di essere garanzia di sicurezza per le petromonarchie, tali basi si sono rivelate una passivit\u00e0. Allo stesso tempo, dopo aver impiegato grandi quantit\u00e0 di armamenti nelle guerre in Ucraina, a Gaza, e nello Yemen contro gli Houthi, gli Stati Uniti hanno finito di dilapidare le loro riserve strategiche di armi a lunga gittata e missili intercettori con l\u2019Iran, al punto da essere costretti a trasferirne una quota da altri teatri, come ad esempio dal Pacifico. Malgrado questo impegno bellico, Washington non \u00e8 riuscita a neutralizzare le basi iraniane che, a differenza di quelle USA, sono fortificate e poste a decine di metri nel sottosuolo, sotto strati di dura roccia. La perdita del potere di deterrenza subita dagli Stati Uniti nel Golfo ha ripercussioni mondiali. Se l\u2019Iran \u00e8 riuscito a infliggere una simile sconfitta alla superpotenza americana, non \u00e8 difficile immaginare cosa sarebbe in grado di fare la Cina alle basi USA nel Pacifico. La credibilit\u00e0 americana ne esce fortemente ridimensionata, cos\u00ec come la capacit\u00e0 di deterrenza in una potenziale crisi con la Cina su Taiwan. A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che Washington ha letteralmente perso il controllo del Golfo, e ha poche speranze di riacquistarlo. Per questo una soluzione negoziata con l\u2019Iran \u00e8 cos\u00ec difficile. Accettare le condizioni iraniane comporterebbe un ridimensionamento significativo della potenza americana. Per altro verso, Teheran \u00e8 determinata a sbarazzarsi del giogo americano, e in particolare vuole porre fine all\u2019assedio economico che impedisce la ricostruzione, e a lungo termine potrebbe portare al crollo della Repubblica Islamica. Dal canto suo, Washington non ha gli strumenti coercitivi per imporre la propria volont\u00e0 all\u2019Iran, ma al tempo stesso non pu\u00f2 ammettere la sconfitta. Perci\u00f2 lo stallo continua, la bomba a orologeria della crisi energetica prosegue il suo conto alla rovescia, e permane l\u2019instabilit\u00e0 diffusa nella regione, dal Golfo al teatro libanese.\u00a0Tale instabilit\u00e0 potrebbe protrarsi fino a quando gli USA non saranno costretti a riconoscere la sconfitta sotto la pressione delle molteplici crisi in atto, o portare a una nuova disastrosa conflagrazione, in particolare sotto la pressione di Israele che vuole regolare i conti con tutti i suoi avversari regionali. Da una simile conflagrazione usciranno tutti sconfitti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>S.B.: Ti ringrazio.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/10\/la-bomba-ad-orologeria-di-hormuz-intervista-a-roberto-iannuzzi\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/10\/la-bomba-ad-orologeria-di-hormuz-intervista-a-roberto-iannuzzi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Salvatore Bianco) Sullo stallo diplomatico nel Golfo Persico, pieno di incognite e presagi di guerra, si \u00e8 avvertita l\u2019urgenza di ascoltare Roberto Iannuzzi, analista di politica internazionale e saggista che gentilmente ha accettato di rispondere ad alcune domande. Salvatore Bianco: Ciao Roberto, di recente in un preoccupato articolo pubblicato sulla tua newsletter molto seguita \u201cIntelligence for the People\u201d, a proposito del blocco di Hormuz, hai parlato di \u201cbomba ad orologeria\u201d. 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