{"id":95851,"date":"2026-06-12T10:00:43","date_gmt":"2026-06-12T08:00:43","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95851"},"modified":"2026-06-12T09:36:03","modified_gmt":"2026-06-12T07:36:03","slug":"mearsheimer-ad-atene-il-realismo-come-ritorno-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=95851","title":{"rendered":"Mearsheimer ad Atene: il realismo come ritorno della storia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/articolo-1.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/articolo-1.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-post\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando la teoria torna a essere strumento del potere<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">John Mearsheimer riparte da una verit\u00e0 spesso dimenticata: nessuna politica estera nasce nel vuoto. Anche i governi che si dicono pragmatici, anche i leader che disprezzano gli intellettuali, anche le cancellerie che rivendicano il primato dei fatti, agiscono sempre dentro una visione del mondo. La chiamino dottrina, istinto, interesse nazionale o buon senso, resta una teoria. E una teoria sbagliata produce quasi sempre una politica sbagliata.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che Mearsheimer colloca il fallimento strategico dell\u2019Occidente dopo la guerra fredda. Gli Stati Uniti hanno creduto che l\u2019espansione del mercato, l\u2019allargamento delle istituzioni liberali e la diffusione della democrazia avrebbero addomesticato la competizione tra le grandi potenze. Hanno pensato che la Cina, arricchendosi, sarebbe diventata un attore responsabile; che la Russia avrebbe accettato l\u2019avanzata della NATO; che l\u2019Europa potesse vivere di prosperit\u00e0 senza occuparsi fino in fondo della propria sicurezza; che il Medio Oriente potesse essere riplasmato con guerre, pressioni e cambi di regime. Il risultato \u00e8 sotto gli occhi di tutti: la storia non \u00e8 finita, \u00e8 tornata.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il realismo contro la religione liberale<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il realismo di Mearsheimer \u00e8 duro perch\u00e9 parte da una constatazione elementare: il sistema internazionale non ha un governo superiore agli Stati. Non esiste un tribunale ultimo capace di garantire la sopravvivenza delle nazioni. Ogni Stato sa che gli altri possiedono capacit\u00e0 offensive, che le intenzioni possono cambiare, che le promesse valgono finch\u00e9 conviene rispettarle. Da qui nasce il primato della sicurezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il liberalismo internazionale, invece, ha costruito le proprie illusioni su tre pilastri: interdipendenza economica, pace democratica e istituzioni multilaterali. Tutti strumenti utili, ma non decisivi quando in gioco vi sono potenza, territorio, sopravvivenza e sfere d\u2019influenza. Gli scambi commerciali non cancellano la paura. Le istituzioni non eliminano l\u2019anarchia internazionale. La democrazia non impedisce agli Stati di perseguire interessi di potenza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019errore americano sulla Cina nasce da questa cecit\u00e0. Washington ha favorito l\u2019integrazione di Pechino nell\u2019economia mondiale pensando di trasformarla. In realt\u00e0 ha contribuito a rafforzarla. La ricchezza cinese \u00e8 diventata industria, tecnologia, marina militare, missili, intelligenza artificiale, capacit\u00e0 spaziali, controllo delle catene produttive. Non poteva andare diversamente: ogni grande potenza trasforma la prosperit\u00e0 in forza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Cina e il grande errore americano<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Mearsheimer, gli Stati Uniti hanno commesso un errore strategico storico: hanno aiutato il proprio principale rivale futuro a diventare abbastanza forte da sfidarli. Non perch\u00e9 la Cina fosse comunista, ma perch\u00e9 ogni grande potenza, una volta raggiunta una certa massa critica, cerca di dominare la propria regione e di ridurre la presenza delle potenze esterne.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pechino non pu\u00f2 accettare all\u2019infinito basi, flotte, alleanze e sistemi militari americani lungo le proprie coste. Dal punto di vista cinese, l\u2019Asia orientale \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019emisfero occidentale rappresenta per gli Stati Uniti: lo spazio vitale della sicurezza nazionale. La Cina vuole essere sicura nel Mar Cinese Meridionale, nello Stretto di Taiwan, nei rapporti con Giappone, Corea del Sud, Filippine e Australia. E per esserlo deve limitare il potere americano nella regione.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui ritorna la memoria del \u201csecolo dell\u2019umiliazione\u201d. Una Cina debole fu penetrata, divisa e subordinata da potenze straniere. Una Cina forte non vuole pi\u00f9 vivere in quella condizione. Taiwan non \u00e8 dunque solo un simbolo nazionale. \u00c8 una questione strategica. Finch\u00e9 l\u2019isola resta fuori dal controllo di Pechino e dentro l\u2019architettura di contenimento americana, la Cina continuer\u00e0 a percepire una vulnerabilit\u00e0 essenziale nel proprio dispositivo di sicurezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ucraina e NATO: la Dottrina Monroe vista da Mosca<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa logica si applica alla Russia. Mearsheimer non assolve Mosca, non costruisce una giustificazione morale, ma propone una spiegazione strategica. Se gli Stati Uniti non accetterebbero truppe russe o cinesi in Messico, a Cuba o in Canada, perch\u00e9 la Russia avrebbe dovuto accettare l\u2019espansione della NATO fino all\u2019Ucraina?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">George Kennan e altri realisti lo avevano previsto: l\u2019allargamento atlantico avrebbe prima o poi prodotto una reazione russa. L\u2019Ucraina, per Mosca, non \u00e8 un Paese qualsiasi. \u00c8 profondit\u00e0 strategica, frontiera storica, spazio militare, memoria imperiale, cerniera geopolitica tra Russia ed Europa. Portarla dentro l\u2019orbita occidentale significava alterare l\u2019equilibrio di sicurezza russo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il realismo ragiona cos\u00ec: quando una grande potenza percepisce una minaccia nel proprio spazio vitale, reagisce. Non importa se il linguaggio usato sia giuridico, morale o ideologico. Sotto la superficie restano le categorie classiche della potenza: confini, profondit\u00e0, alleanze, basi, missili, equilibrio militare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sicurezza contro prosperit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contrasto decisivo tra liberalismo e realismo sta qui. I liberali credono che la prosperit\u00e0 condivisa riduca l\u2019incentivo alla guerra. I realisti rispondono che, quando prosperit\u00e0 e sicurezza entrano in conflitto, vince quasi sempre la sicurezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 1914 resta l\u2019esempio pi\u00f9 istruttivo. L\u2019Europa era profondamente interdipendente, eppure precipit\u00f2 nella guerra. Perch\u00e9 la Germania temeva che il tempo lavorasse contro di lei. Quando uno Stato crede che il futuro gli sar\u00e0 ostile, pu\u00f2 decidere di agire prima che il rapporto di forza peggiori. \u00c8 la logica tragica della guerra preventiva, che Mearsheimer applica anche alla crisi ucraina.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 una lezione scomoda per l\u2019Europa contemporanea, cresciuta nell\u2019idea che mercato, diritto e istituzioni fossero sufficienti a neutralizzare il conflitto. Ma la geoeconomia ha ormai divorato l\u2019economia pura. Semiconduttori, energia, dati, reti digitali, intelligenza artificiale, materie prime, cavi sottomarini, porti, tecnologie militari: tutto \u00e8 tornato dentro la competizione strategica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La geoeconomia come campo di battaglia<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 1991 in poi l\u2019Occidente ha vissuto il momento unipolare come una pausa dalla storia. La globalizzazione sembrava un processo tecnico, quasi naturale. Le catene del valore venivano costruite secondo criteri di efficienza, costo e profitto. Ma dal momento in cui il sistema \u00e8 tornato multipolare, con Stati Uniti, Cina e Russia impegnati in una competizione aperta, l\u2019economia ha smesso di essere neutrale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi una fabbrica di semiconduttori \u00e8 un\u2019infrastruttura strategica. Un gasdotto \u00e8 un\u2019arma politica. Una piattaforma digitale \u00e8 uno strumento d\u2019influenza. Una batteria, un porto, una rete di telecomunicazioni, un satellite o un giacimento di terre rare diventano parte della sicurezza nazionale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli economisti guardano alla crescita. I realisti guardano alla sopravvivenza. Nel mondo attuale queste due logiche non coincidono pi\u00f9. E quando divergono, gli Stati scelgono la sicurezza anche a costo di sacrificare efficienza, commercio e profitto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019Europa sotto l\u2019ombrello americano<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle tesi pi\u00f9 taglienti riguarda l\u2019Europa. Mearsheimer ricorda che la pace europea del secondo dopoguerra non \u00e8 nata soltanto dall\u2019integrazione comunitaria. \u00c8 nata prima di tutto dalla presenza americana. Gli Stati Uniti hanno congelato le rivalit\u00e0 tra Germania, Francia e Regno Unito, hanno garantito la sicurezza del continente e hanno permesso all\u2019Europa occidentale di occuparsi della prosperit\u00e0 senza affrontare fino in fondo la questione della potenza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Unione Europea ha prosperato perch\u00e9 qualcun altro garantiva l\u2019ordine militare. Prima la NATO, poi il mercato comune. Prima la sopravvivenza, poi l\u2019economia. Questa dipendenza, tollerabile durante la guerra fredda e comoda nel momento unipolare, diventa oggi un problema strategico. Se Washington concentra le sue energie sulla Cina, l\u2019Europa scopre di non avere n\u00e9 una vera difesa comune n\u00e9 una sovranit\u00e0 strategica compiuta.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Droni, intelligenza artificiale e permanenza della potenza<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul tema tecnologico, Mearsheimer evita facili entusiasmi. I droni, l\u2019intelligenza artificiale, le reti digitali e le nuove armi cambiano il modo di combattere, ma non cambiano la struttura profonda della politica internazionale. Le piccole potenze possono resistere meglio, colpire pi\u00f9 lontano, rendere pi\u00f9 costosa l\u2019aggressione. Ma la gerarchia del sistema resta dominata dalle grandi potenze.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal XIX secolo in poi, l\u2019unica tecnologia che ha davvero trasformato il rapporto tra grandi Stati \u00e8 l\u2019arma nucleare. Il nucleare ha imposto cautela, ha limitato lo scontro diretto, ha reso impensabile la guerra totale tra superpotenze. Tutto il resto modifica tattiche, tempi, costi e strumenti, ma non cancella il dato fondamentale: gli Stati cercano potere perch\u00e9 temono per la propria sicurezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Trump, l\u2019America e la dispersione strategica<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Interessante \u00e8 anche il giudizio sulla politica americana recente. Alcuni documenti strategici dell\u2019amministrazione Trump sembrano avvicinarsi alla logica realista: priorit\u00e0 alla Cina, centralit\u00e0 dell\u2019emisfero occidentale, uso degli alleati asiatici, contenimento selettivo. Ma Mearsheimer distingue tra scrivere una strategia e applicarla davvero.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli Stati Uniti, anche quando individuano il rivale principale, tendono a disperdere energie in guerre secondarie, cambi di regime, campagne ideologiche, interventi inutili. Vietnam, Afghanistan, Iraq, Iran, Cuba, Venezuela: il catalogo degli errori \u00e8 lungo. Per un realista, una grande potenza dovrebbe concentrare le risorse sull\u2019avversario decisivo e non consumarsi in periferie strategiche.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il ritorno tragico del mondo reale<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La conclusione \u00e8 amara ma lucida. Il mondo non \u00e8 entrato in un\u2019et\u00e0 post-geopolitica. Ha solo vissuto una breve parentesi in cui l\u2019Occidente ha confuso la propria supremazia con una legge universale. Ora la competizione tra grandi potenze \u00e8 tornata al centro: Stati Uniti contro Cina, Russia contro NATO, Europa alla ricerca di una sicurezza che non possiede, Medio Oriente attraversato da rivalit\u00e0 regionali e potenze esterne.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il realismo non consola. Non promette pace perpetua, non crede nella redenzione attraverso il mercato, non immagina che il diritto internazionale possa sostituire il rapporto di forza. Ma proprio per questo resta indispensabile. Non perch\u00e9 renda il mondo migliore, ma perch\u00e9 aiuta a non fraintenderlo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mearsheimer ad Atene non invita ad amare la politica di potenza. Invita a riconoscerla. La Cina sfida gli Stati Uniti perch\u00e9 una grande potenza emergente non accetta subordinazioni regionali. La Russia reagisce all\u2019allargamento della NATO perch\u00e9 vede nell\u2019Ucraina un punto decisivo della propria sicurezza. L\u2019Europa dipende ancora dall\u2019America perch\u00e9 ha costruito prosperit\u00e0 senza costruire potenza. La globalizzazione diventa guerra economica perch\u00e9, quando la sicurezza entra in scena, il mercato smette di essere un luogo neutrale e torna a essere un campo di battaglia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia, insomma, non era finita. Era solo stata rimossa. E il realismo, con il suo linguaggio severo, torna oggi a ricordare che le nazioni non vivono di intenzioni dichiarate, ma di potere, paura, interessi e capacit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/09\/mearsheimer-ad-atene-il-realismo-come-ritorno-della-storia\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/09\/mearsheimer-ad-atene-il-realismo-come-ritorno-della-storia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) Quando la teoria torna a essere strumento del potere John Mearsheimer riparte da una verit\u00e0 spesso dimenticata: nessuna politica estera nasce nel vuoto. Anche i governi che si dicono pragmatici, anche i leader che disprezzano gli intellettuali, anche le cancellerie che rivendicano il primato dei fatti, agiscono sempre dentro una visione del mondo. La chiamino dottrina, istinto, interesse nazionale o buon senso, resta una teoria. 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