{"id":96054,"date":"2026-06-25T12:15:53","date_gmt":"2026-06-25T10:15:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96054"},"modified":"2026-06-25T12:15:53","modified_gmt":"2026-06-25T10:15:53","slug":"litalia-come-retrovia-della-guerra-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96054","title":{"rendered":"L\u2019Italia come retrovia della guerra americana"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1782313711-AP24081475050562.jpg\" width=\"333\" height=\"222\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La sovranit\u00e0 dichiarata e la sovranit\u00e0 operativa<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Le dichiarazioni di Mark Rutte sui 500 aerei statunitensi decollati da basi americane in Italia per sostenere l\u2019operazione contro l\u2019Iran hanno un peso politico superiore al dato militare in s\u00e9. Non rivelano soltanto l\u2019ampiezza del contributo logistico europeo alle operazioni americane in Medio Oriente. Mettono a nudo una contraddizione strutturale della politica estera italiana: il Paese continua a proclamarsi sovrano, ma una parte essenziale della sua funzione strategica \u00e8 ormai integrata nella macchina militare statunitense e atlantica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il punto non \u00e8 stabilire se l\u2019Italia abbia bombardato direttamente l\u2019Iran. Il punto \u00e8 capire se, senza le infrastrutture italiane, senza le basi, senza gli aeroporti, senza i corridoi logistici, senza la rete di rifornimento, sorveglianza, ricognizione e supporto, l\u2019operazione americana avrebbe avuto la stessa profondit\u00e0. La risposta \u00e8 evidente: no. L\u2019Italia non \u00e8 stata necessariamente un attore combattente in prima linea, ma \u00e8 stata una piattaforma essenziale della proiezione di potenza americana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Qui nasce il nodo politico. Il governo italiano pu\u00f2 sostenere formalmente che l\u2019utilizzo delle basi sia avvenuto nel quadro degli accordi esistenti e che Roma non abbia autorizzato operazioni offensive dirette. Ma la distinzione tra operazione cinetica e supporto logistico, in una guerra moderna, \u00e8 sempre meno convincente. La guerra contemporanea non comincia soltanto quando cade una bomba. Comincia quando decolla un aereo cisterna, quando parte un velivolo da ricognizione, quando si apre un corridoio aereo, quando una base diventa snodo di carburante, manutenzione, intelligence e comando.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il problema politico per Giorgia Meloni<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Per Giorgia Meloni la questione \u00e8 delicatissima. Da un lato, la presidente del Consiglio ha costruito una parte della sua legittimazione internazionale sulla fedelt\u00e0 atlantica, sul rapporto privilegiato con Washington e sulla disponibilit\u00e0 a presentare l\u2019Italia come alleato affidabile. Dall\u2019altro lato, ha sempre bisogno di preservare davanti all\u2019opinione pubblica interna l\u2019immagine di un governo che non subisce decisioni altrui, che non consegna il territorio nazionale a una guerra decisa altrove, che non trasforma l\u2019Italia in una retrovia inconsapevole.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Le parole di Rutte incrinano proprio questa narrazione. Se 500 aerei sono decollati dalle basi americane in Italia, il Parlamento italiano deve sapere in che forma, con quali autorizzazioni, entro quali limiti e con quale livello di consapevolezza politica. Non basta dire che gli accordi sono stati rispettati. Bisogna chiarire se quegli accordi siano ancora compatibili con il principio della piena sovranit\u00e0 decisionale italiana in caso di operazioni militari ad alto rischio.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La difficolt\u00e0 del governo sta nel fatto che la linea difensiva appare formalmente solida ma politicamente fragile. \u00c8 possibile che tutto sia avvenuto nel rispetto degli accordi bilaterali e delle procedure militari. Ma politicamente la domanda resta: il Parlamento \u00e8 stato messo nelle condizioni di comprendere il livello reale di coinvolgimento italiano? Gli italiani sono stati informati del fatto che il territorio nazionale veniva usato come retrovia di una grande operazione militare contro l\u2019Iran? La distinzione tra \u201cnon partecipazione alla guerra\u201d e \u201csupporto decisivo alla guerra\u201d rischia di diventare una formula troppo sottile per reggere davanti alla realt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La NATO come vincolo e come copertura<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Rutte non ha parlato da osservatore neutrale. Ha parlato da segretario generale della NATO, in un momento in cui l\u2019Alleanza deve convincere Donald Trump che l\u2019Europa non \u00e8 un peso morto, ma un moltiplicatore della potenza americana. Il suo messaggio non era rivolto soltanto all\u2019Italia. Era rivolto soprattutto agli Stati Uniti: guardate, gli europei servono; senza basi, aeroporti, logistica e spazio strategico europeo, anche la potenza americana avrebbe pi\u00f9 difficolt\u00e0 a proiettarsi verso il Medio Oriente.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">In questo senso, Rutte ha detto ad alta voce ci\u00f2 che spesso viene lasciato sullo sfondo: l\u2019Europa non \u00e8 autonoma, ma \u00e8 indispensabile come infrastruttura dell\u2019impero militare americano. L\u2019espressione \u201cpiattaforma di proiezione della potenza\u201d \u00e8 politicamente brutale perch\u00e9 descrive esattamente la funzione assegnata al continente. Non un soggetto strategico pienamente sovrano, ma un territorio organizzato per consentire agli Stati Uniti di agire rapidamente su pi\u00f9 teatri: Ucraina, Mediterraneo, Medio Oriente, Mar Rosso, Golfo Persico.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Per l\u2019Italia questa funzione \u00e8 ancora pi\u00f9 marcata. La sua geografia la rende decisiva. Aviano, Sigonella, Vicenza, Napoli, Gaeta e gli altri nodi della presenza statunitense nel Paese non sono semplici residui della guerra fredda. Sono strumenti vivi della postura americana nel Mediterraneo allargato. L\u2019Italia \u00e8 il ponte naturale tra Europa, Nord Africa, Levante e Golfo. Per questo viene usata. Per questo conta. E per questo la sua sovranit\u00e0 \u00e8 sempre sottoposta a tensione.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La crisi della trasparenza parlamentare<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La polemica delle opposizioni non pu\u00f2 essere ridotta a propaganda. Certo, ogni forza politica usa una vicenda di questo tipo per colpire il governo. Ma il tema esiste. Se una base sul territorio italiano contribuisce a un\u2019operazione militare contro uno Stato terzo, anche solo in forma logistica, il Parlamento non pu\u00f2 essere trattato come un notaio tardivo o come un destinatario di rassicurazioni generiche.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La democrazia parlamentare richiede controllo sulle decisioni che possono trascinare il Paese in una crisi internazionale. Nel caso iraniano, il rischio non era astratto. Un\u2019operazione militare contro Teheran pu\u00f2 generare rappresaglie, attacchi contro interessi occidentali, tensioni nel Mediterraneo, crisi energetiche, minacce alla navigazione nello Stretto di Hormuz, aumento dei prezzi del petrolio e del gas, pressioni migratorie e instabilit\u00e0 regionale. Dunque l\u2019Italia, anche se non sgancia bombe, pu\u00f2 subirne le conseguenze politiche, economiche e di sicurezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La questione democratica \u00e8 quindi semplice: chi decide il grado di esposizione dell\u2019Italia? Il governo? Gli accordi militari preesistenti? Washington? La NATO? I comandi operativi? Oppure il Parlamento, almeno nelle fasi in cui il supporto logistico si trasforma in partecipazione strategica?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">L\u2019ambiguit\u00e0 utile agli Stati Uniti<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista americano, l\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 funzionale. Gli Stati Uniti possono contare sulle infrastrutture alleate senza dover ogni volta trasformare il supporto logistico in un caso politico nazionale. Pi\u00f9 la distinzione tra supporto e partecipazione resta elastica, pi\u00f9 Washington mantiene libert\u00e0 di manovra. \u00c8 un vantaggio operativo enorme.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Per l\u2019Italia, per\u00f2, questa elasticit\u00e0 pu\u00f2 diventare un problema. Roma rischia di trovarsi coinvolta in operazioni decise altrove senza poter incidere realmente sugli obiettivi politici della guerra. Nel caso dell\u2019Iran, quali erano gli obiettivi ultimi? Punire Teheran? Ridurre capacit\u00e0 militari? Mandare un messaggio a Israele e agli alleati del Golfo? Difendere la libert\u00e0 di navigazione? Rinegoziare da una posizione di forza? Se l\u2019Italia fornisce basi e supporto, ma non partecipa alla definizione della strategia, allora assume rischi senza possedere piena capacit\u00e0 decisionale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 la vera asimmetria dell\u2019alleanza. Gli Stati Uniti decidono la direzione politica della crisi. Gli alleati offrono spazio, basi, mezzi, legittimazione e copertura diplomatica. Poi, quando emergono tensioni interne, i governi nazionali spiegano che tutto \u00e8 avvenuto nel rispetto degli accordi. Ma il rispetto degli accordi non esaurisce il problema politico della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La debolezza dell\u2019Europa<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il caso rumeno citato da Rutte \u00e8 altrettanto significativo. Se un aeroporto commerciale come quello di Bucarest deve ridurre il traffico civile per fare spazio alle aerocisterne americane, significa che l\u2019intero spazio europeo viene riconfigurato in funzione militare. Non si tratta pi\u00f9 soltanto di basi militari isolate. Si tratta di infrastrutture civili che, in caso di crisi, vengono piegate alle esigenze della proiezione bellica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Questo dimostra che l\u2019Europa, pur parlando spesso di autonomia strategica, resta una retrovia organizzata dell\u2019apparato militare statunitense. La guerra in Ucraina lo ha gi\u00e0 mostrato. La crisi iraniana lo conferma. L\u2019Europa aumenta la spesa militare, ma non costruisce una vera sovranit\u00e0 strategica. Acquista armi, rafforza la NATO, amplia le capacit\u00e0 logistiche, ma continua a muoversi dentro una cornice diretta dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Rutte, celebrando il \u201cdividendo della difesa\u201d, cerca di presentare l\u2019aumento della spesa militare come occasione economica: pi\u00f9 investimenti, pi\u00f9 industria, pi\u00f9 lavoro. Ma questa lettura nasconde un rischio: l\u2019Europa pu\u00f2 diventare pi\u00f9 militarizzata senza diventare pi\u00f9 autonoma. Pu\u00f2 spendere di pi\u00f9 senza decidere di pi\u00f9. Pu\u00f2 rafforzare la NATO senza rafforzare se stessa come soggetto geopolitico.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il rischio per l\u2019Italia nel Mediterraneo allargato<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Per l\u2019Italia, la vicenda \u00e8 particolarmente sensibile perch\u00e9 il Paese vive nel Mediterraneo. Qualunque escalation con l\u2019Iran non resta confinata al Golfo Persico. Tocca il Libano, la Siria, l\u2019Iraq, lo Yemen, il Mar Rosso, Israele, le monarchie del Golfo, le rotte energetiche e commerciali. L\u2019Italia \u00e8 esposta su tutti questi dossier: energia, traffici marittimi, presenza militare, sicurezza delle imprese, migrazioni, terrorismo, rapporti con il Nord Africa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Usare il territorio italiano come piattaforma logistica per operazioni contro l\u2019Iran significa collocare Roma dentro una linea di frattura che pu\u00f2 allargarsi. Teheran e i suoi alleati osservano le basi, i porti, gli aeroporti e le catene di supporto. Anche se l\u2019Italia non partecipa ufficialmente ai bombardamenti, pu\u00f2 essere percepita come parte dell\u2019architettura ostile. In geopolitica conta non solo ci\u00f2 che si dichiara, ma ci\u00f2 che l\u2019avversario percepisce.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 il punto che spesso manca nel dibattito interno. La sovranit\u00e0 non \u00e8 soltanto una formula giuridica. \u00c8 anche capacit\u00e0 di controllare la propria esposizione al rischio. Se l\u2019Italia appare come piattaforma militare americana, deve chiedersi quali conseguenze questo produca sulla propria sicurezza nazionale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Una maggioranza davanti alla prova atlantica<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Meloni si trova davanti a un equilibrio difficile. Non pu\u00f2 rompere con Washington, perch\u00e9 il suo governo ha bisogno della protezione politica americana e della piena legittimazione atlantica. Non pu\u00f2 per\u00f2 nemmeno apparire come semplice amministratrice locale di decisioni prese altrove. La sua retorica patriottica e sovranista rischia di scontrarsi con la realt\u00e0 materiale delle basi americane.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La destra italiana ha spesso criticato la cessione di sovranit\u00e0 verso Bruxelles, ma parla molto meno della cessione funzionale di sovranit\u00e0 verso Washington. Eppure, dal punto di vista strategico, la seconda \u00e8 spesso pi\u00f9 incisiva della prima. Bruxelles regola mercati, bilanci e procedure. Washington pu\u00f2 usare infrastrutture militari che espongono il Paese a crisi internazionali. Il sovranismo, se vuole essere coerente, deve misurarsi anche con questo nodo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Le opposizioni, a loro volta, hanno l\u2019occasione di porre una questione reale, ma devono evitare l\u2019ipocrisia. La presenza militare americana in Italia non nasce con Meloni. \u00c8 una costante della Repubblica. Governi di ogni colore hanno accettato, gestito e spesso protetto questa architettura. Il punto non \u00e8 trasformare la vicenda in una polemica contingente, ma aprire una discussione seria su trasparenza, limiti, autorizzazioni e controllo parlamentare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0 politica della vicenda<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019Italia \u00e8 sovrana in teoria, vincolata nella pratica e indispensabile nella geografia. Questa combinazione produce un paradosso: il Paese conta molto perch\u00e9 serve agli Stati Uniti, ma conta poco se non riesce a trasformare questa utilit\u00e0 in potere negoziale. Una vera politica estera dovrebbe partire da qui. Non dalla retorica dell\u2019obbedienza atlantica n\u00e9 da un neutralismo impossibile, ma dalla domanda essenziale: che cosa ottiene l\u2019Italia in cambio della propria funzione strategica?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Se il territorio italiano \u00e8 decisivo per le operazioni americane, Roma dovrebbe pretendere consultazione preventiva, chiarezza sugli obiettivi, limiti d\u2019impiego, garanzie di sicurezza, compensazioni industriali e un ruolo politico reale nelle decisioni che la coinvolgono. Altrimenti l\u2019Italia resta un\u2019infrastruttura: utile, esposta, ma politicamente subordinata.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Le parole di Rutte hanno dunque il merito involontario di rompere il velo. L\u2019Italia non \u00e8 marginale. \u00c8 centrale. Ma \u00e8 centrale come base, non come decisore. Ed \u00e8 questa la questione politica pi\u00f9 scomoda: essere una piattaforma strategica senza essere una potenza strategica. Il governo pu\u00f2 difendersi richiamando gli accordi esistenti. Le opposizioni possono accusarlo di opacit\u00e0. Ma il problema supera entrambi: riguarda la collocazione profonda dell\u2019Italia nell\u2019ordine atlantico e il prezzo politico della sua dipendenza militare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">In fondo, la vicenda dei 500 aerei non parla soltanto dell\u2019Iran. Parla dell\u2019Italia. Di un Paese che si scopre indispensabile ogni volta che gli altri fanno la guerra, ma che raramente riesce a decidere davvero quale guerra sostenere, quale evitare e quale prezzo pretendere per la propria disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/25\/litalia-come-retrovia-della-guerra-americana\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/25\/litalia-come-retrovia-della-guerra-americana\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) La sovranit\u00e0 dichiarata e la sovranit\u00e0 operativa Le dichiarazioni di Mark Rutte sui 500 aerei statunitensi decollati da basi americane in Italia per sostenere l\u2019operazione contro l\u2019Iran hanno un peso politico superiore al dato militare in s\u00e9. Non rivelano soltanto l\u2019ampiezza del contributo logistico europeo alle operazioni americane in Medio Oriente. 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