{"id":96075,"date":"2026-06-26T10:30:34","date_gmt":"2026-06-26T08:30:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96075"},"modified":"2026-06-25T15:40:37","modified_gmt":"2026-06-25T13:40:37","slug":"il-rebus-libanese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96075","title":{"rendered":"Il rebus libanese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GIUBBE ROSSE (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96076\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/f8732a2d-06e6-4ac0-bc3f-d619f48fbe3b_1920x1080-300x169.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/f8732a2d-06e6-4ac0-bc3f-d619f48fbe3b_1920x1080-300x169.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/f8732a2d-06e6-4ac0-bc3f-d619f48fbe3b_1920x1080-1024x576.webp 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/f8732a2d-06e6-4ac0-bc3f-d619f48fbe3b_1920x1080-768x432.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/f8732a2d-06e6-4ac0-bc3f-d619f48fbe3b_1920x1080.webp 1272w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per capire se e come sar\u00e0 possibile trovare una soluzione al puzzle dell\u2019Asia Occidentale, bisogna prima cercare di capire quali sono le prospettive in base alle quali si muovono i vari attori sulla scena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente \u00e8 necessario partire dal pi\u00f9 ingombrante, ed anche pi\u00f9 estraneo, ovvero gli Stati Uniti. Per i quali la presenza nella regione, \u00e8 legata alla duplice esigenza di esercitare il controllo sui flussi energetici e, conseguentemente, mantenerli vincolati al dollaro &#8211; che \u00e8 la chiave di volta per mantenere in vita la valuta statunitense. Da questo punto di vista, mantenere e garantire la presenza di Israele \u00e8 stato a sua volta il perno di questa architettura strategica, che ha giustificato sia i costi economici che quelli politici necessari. Ma l\u2019azione americana, ovviamente, non si \u00e8 mai limitata a questo, agendo anche &#8211; per un verso &#8211; inglobando nel sistema dollarocentrico le petromonarchie del Golfo e &#8211; per un altro &#8211; seminando caos e destabilizzazione, sia attraverso le guerre che le primavere arabe. Inquadrata in questa prospettiva, la guerra all\u2019Iran appare chiaramente per quel che realmente \u00e8: non una trappola in cui l\u2019ingenua America \u00e8 stata tratta dall\u2019infido alleato israeliano, ma un progetto di lunga durata, con profonde motivazioni strategiche. E ci\u00f2, ovviamente, a prescindere dal fatto che, nello specifico, Netanyahu abbia giocato un ruolo nel convincere Trump che si poteva fare, nonostante le premesse non si fossero realizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Washington ha sempre cercato di abbattere la Repubblica Islamica, alla quale oltretutto non pu\u00f2 perdonare l\u2019aver rovesciato il governo vassallo dello Sci\u00e0, e lo smacco dell\u2019ambasciata USA a Teheran, nel 1979. E ci ha concretamente provato lanciandogli contro l\u2019Iraq di Saddam Hussein (8 anni di guerra&#8230;), quando questi era ancora sostanzialmente una pedina manovrabile. Ma, in tempi pi\u00f9 recenti, erano sorte altre pi\u00f9 cogenti motivazioni, per cercare di rovesciarla. Innanzi tutto, l\u2019inserimento organico dell\u2019Iran in un asse euroasiatico con la Russia e la Cina &#8211; gli avversari strategici degli USA &#8211; ed il ruolo che, in questo ambito, andava assumendo come snodo della Nuova Via della Seta &#8211; la Belt and Road Initiative. Poi per la crescente influenza che Teheran stava assumendo nella regione, di fatto circondando Israele con una rete di alleanze &#8211; l\u2019Asse della Resistenza &#8211; comprendente la Siria, il Libano, l\u2019Iraq, lo Yemen e la Palestina; rete che Washington sperava di aver sgominato, eliminandone l\u2019architetto, il generale Soleimani. Ma, a renderne sempre pi\u00f9 urgente la liquidazione, \u00e8 stata la consapevolezza di una crescente capacit\u00e0 militare, di cui lo scontro con gli yemeniti sul finire della missione Operation Prosperity Guardian (conclusosi nel maggio 2025 con un accordo di cessate il fuoco ed il ritiro delle forze navali USA), e la guerra dei 12 giorni con Israele, il mese successivo, conclusa con l\u2019attacco telefonato ai siti nucleari sotterranei da parte dell\u2019U.S. Air Force, dopo il disperato appello di Tel Aviv per un cessate il fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo quadro, si comprende come la decisione di dare una spallata al regime iraniano, sia il frutto di una scelta strategica americana, per quanto in questo coincidente con una stringente aspettativa israeliana. Anche se Washington non disdegna di nascondersi dietro l\u2019alleato, la scelta di attaccare l\u2019Iran \u00e8 stata totalmente frutto di calcoli strategici statunitensi. Il punto \u00e8 semmai che, per questa operazione, gli Stati Uniti si sono affidati quasi esclusivamente alle valutazioni del Mossad &#8211; che poi si sono rivelate del tutto sbagliate &#8211; e, quando il quadro inizialmente immaginato ha cominciato a non concretizzarsi, Trump si \u00e8 comunque fatto convincere dall\u2019insistenza di Netanyahu e, ancora, dell\u2019allora capo del Mossad, Barnea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al tempo stesso, scaricare tutte le colpe sugli israeliani sarebbe inesatto, perch\u00e9 ovviamente le cognizioni militari del Presidente sono limitate, ed una valutazione realistica delle possibilit\u00e0 operative gli deve essere fornita. Perch\u00e9 poi questo \u00e8 uno dei nodi pi\u00f9 importanti di tutta la faccenda, non c\u2019\u00e8 stata solo una incredibile sottovalutazione del nemico &#8211; cosa gi\u00e0 di per s\u00e9 esiziale &#8211; ma anche un\u2019altrettanto incredibile sopravvalutazione delle proprie forze, al punto tale da non aver nemmeno concepito un piano operativo alternativo, in caso qualcosa andasse diversamente dal previsto. Da questo punto di vista, in effetti, il conflitto non ha evidenziato soltanto i limiti dell\u2019intelligence occidentale e della sua capacit\u00e0 operativa, ma anche una straordinaria limitatezza nella pianificazione strategica, e tutto questo indica l\u2019ampiezza del gap che affligge lo strumento militare della potenza guida dell\u2019occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Osservata da Tel Aviv, la questione ha ovviamente tutt\u2019altro aspetto. Tutto ci\u00f2 che per gli Stati Uniti rappresenta un problema strategico, per Israele \u00e8 un problema esistenziale. La leadership israeliana \u00e8 sempre stata assolutamente consapevole della propria estraneit\u00e0 alla regione, bench\u00e9 ovviamente non si discosti da rivendicazioni pseudo-storiche per giustificare il proprio insediamento coloniale. Tra l\u2019altro, se gli USA sono la garanzia massima, sia sotto il profilo economico e militare, l\u2019Europa \u00e8 il riferimento culturale imprescindibile. Israele nasce sostanzialmente come colonia europea, in un modo molto simile a quello con cui nacquero le colonie americane. Simbolicamente, la Exodus che cercava di portare 4.500 ebrei in Palestina, nel 1947, \u00e8 assai simile al MayFlower, che sbarc\u00f2 in America i padri pellegrini nel 1620. La stragrande maggioranza degli ebrei che andarono a fondare Israele erano di origine europea, e questo legame rimane (Israele continua a far parte di eventi artistici e sportivi europei). In effetti, ci\u00f2 testimonia come non abbiano mai voluto integrarsi nella regione, e come quindi, conseguentemente, si siano sempre posti in una prospettiva di dominio. E, data la condizione strutturale di inferiorit\u00e0 &#8211; demografica, geografica, economica, e di fatto anche militare &#8211; l\u2019unico modo per dominare \u00e8 sempre stato quello di una deterrenza spietata e la divisione e destabilizzazione dei nemici &#8211; ovvero, dal punto di vista israeliano, tutti i paesi della regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo senso, l\u2019affermazione della Repubblica Islamica nel 1979, e poi la creazione dell\u2019Asse della Resistenza, hanno significato per Israele il sorgere di una minaccia assai pi\u00f9 grande di qualsiasi altra, e quindi la necessit\u00e0 di eliminarla. Cosa a cui si \u00e8 lungamente dedicata, sia cercando di schiacciarne singolarmente gli alleati regionali, sia cercando di smantellarne le capacit\u00e0 nucleari attraverso sabotaggi ed eliminazione di scienziati. Tutto questo, tra l\u2019altro, evidenzia i limiti dell\u2019intelligence israeliana, non solo e non tanto nella capacit\u00e0 di raccogliere informazioni ed utilizzarle, quanto &#8211; letteralmente &#8211; nel comprendere il nemico. Fondamentalmente, infatti, Israele ha sempre guardato all\u2019Iran come alla Siria di Assad o all\u2019Iraq di Saddam, casomai su una scala pi\u00f9 grande di pericolosit\u00e0. Ma &#8211; come poi si \u00e8 rivelato negli ultimi due anni, quando si \u00e8 progressivamente arrivati agli scontri diretti &#8211; ha clamorosamente fallito nel comprendere almeno due questioni essenziali, Innanzitutto, la natura e l\u2019importanza dello sciismo nella costruzione politico-militare iraniana, laddove la mistica del martirio neutralizza totalmente la logica della decapitazione, che si tratti di scienziati nucleari o di comandanti militari. Ma, cosa forse ancor pi\u00f9 importante, l\u2019essersi focalizzati ossessivamente sulla questione nucleare, senza capire le profonde ragioni religiose che interdivano all\u2019Iran sciita di dotarsi di un\u2019arma del genere, ha finito col non far comprendere che &#8211; invece &#8211; Teheran stava puntando ad assicurarsi un vantaggio strategico asimmetrico, sviluppando una capacit\u00e0 nel campo dei droni e dei missili. Cosa su cui poi, nel giugno 2025, Israele ha sbattuto bruscamente il muso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio la guerra dei 12 giorni ha rappresentato il punto di svolta. Israele ha attaccato da sola l\u2019Iran, nella convinzione di poter mettere in ginocchio il regime attraverso lo schema ormai classico del potere militare occidentale: grande concentrazione di fuoco, sistematicamente protratta per un tempo necessario a spezzare la resistenza nemica &#8211; tempo che per\u00f2 si valuta sempre abbastanza breve per poter sostenere l\u2019offensiva. Ma, diversamente dal previsto, non solo l\u2019Iran ha resistito, ma ha reagito in modo e misura tale che, gi\u00e0 dopo 7-8 giorni, Tel Aviv ha dovuto chiedere urgentemente aiuto a Washington affinch\u00e9 ottenesse un cessate il fuoco. L\u2019esito di quel conflitto ha consolidato la convinzione israeliana che la Repubblica Islamica fosse una minaccia esistenziale, la cui neutralizzazione e\/o eliminazione \u00e8 divenuta fondamentale; ma soprattutto ha reso evidente che questo obiettivo era conseguibile solo con l\u2019entrata in campo diretta da parte degli Stati Uniti. Nella sua essenza, pertanto, gi\u00e0 quella guerra ha reso evidente &#8211; sia Tel Aviv che a Washington &#8211; che la partita egemonica statunitense in Asia Occidentale non era pi\u00f9 delegabile ad Israele, ma che richiedeva nuovamente l\u2019impegno in prima linea degli USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se la guerra contro l\u2019Iraq, per quanto fallimentare sotto innumerevoli punti di vista, era comunque servita a mettere sostanzialmente le mani sul petrolio iracheno (la cui vendita tuttora passa per le banche statunitensi), ed alla creazione di una enclave curda, utilizzata come base avanzata nel mondo arabo sia dalla CIA che dal Mossad, ci\u00f2 era stato possibile proprio perch\u00e9 Saddam appariva &#8211; e sostanzialmente era &#8211; internazionalmente isolato, e la potenza statunitense era ancora ben lontana dai livelli di declino attuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla vigilia di quest\u2019ultimo conflitto &#8211; che, alla luce delle recenti dichiarazioni di Rutte [1], possiamo definire USA-NATO-Israele vs Iran &#8211; la situazione regionale vedeva lo stato ebraico impegnato attivamente in operazioni militari su almeno tre fronti, Libano, Gaza e Cisgiordania, e per quanto riguarda queste ultime due praticamente in modo ininterrotto da due anni e mezzo [2]. Nonostante il forte logorio subito dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), denunciato proprio alla vigilia dal capo di Stato Maggiore Halevi, il governo Netanyahu ha pervicacemente insistito nel perseguire una politica estremamente aggressiva, praticamente a 360\u00b0, sostenendo fortemente l\u2019idea messianica della Grande Israele. A proposito della quale \u00e8 necessario fare un punto. Le mappe che talvolta vengono diffuse, soprattutto negli ambienti pi\u00f9 ultra-sionisti, la rappresentano con dimensioni enormi, quasi dieci volte pi\u00f9 grande dell\u2019attuale Israele, estendendosi in Libano, in Siria, in Giordania, in Iraq, in Egitto ed in Arabia Saudita, e basterebbe questo per liquidarla come una colossale sciocchezza &#8211; peraltro, un regno ebraico di tali dimensioni semplicemente non \u00e8 mai esistito nella storia. Ma il punto fondamentale da comprendere, al riguardo, \u00e8 che questo mito messianico serve unicamente a mobilitare la societ\u00e0 israeliana, ma fa in realt\u00e0 da cortina fumogena per coprire altri obiettivi &#8211; assai pi\u00f9 limitati, ma anche assai pi\u00f9 pratici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intanto, \u00e8 inutile sottolineare che la gi\u00e0 scarsa popolazione ebraica si ritroverebbe infinitamente in minoranza, nell\u2019improbabile caso che riuscisse a conquistare tutti quei territori; e se pure pensasse ad una nuova Nakba, questa non potrebbe mai essere totale. In ogni caso, e per la medesima ragione, ci\u00f2 comporterebbe una straordinaria sovraestensione militare per controllare una superficie cos\u00ec vasta, del tutto al di l\u00e0 delle capacit\u00e0 militari israeliane. In effetti, per\u00f2, l\u2019obiettivo vero \u00e8 quello di sopperire alla scarsa profondit\u00e0 strategica dello stato israeliano, che ha una superficie ridottissima [3], ritenuta del tutto insufficiente a garantire la sicurezza della popolazione (ed \u00e8 proprio questa la ragione delle numerose guerre con il Libano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poich\u00e9, come si diceva precedentemente, lo stato ebraico non ha mai voluto integrarsi nella regione, e quindi non ha mai cercato veramente una condizione di pacificazione coi suoi vicini, tutti devono essere considerati come nemici e potenziali minacce. Ne consegue che, oltre alla deterrenza (peraltro sempre meno efficace), i governi di Tel Aviv cerchino costantemente di allargare i confini del paese, non tanto giuridicamente [4], quanto attraverso la creazione di aree cuscinetto, la cui profondit\u00e0 dipende da una serie di considerazioni di vario ordine (geografico, orografico, militare, politico, etc). Il paradosso \u00e8 che questo \u00e8 chiaramente un meccanismo paranoico, che si autoalimenta: per avere queste aree cuscinetto Israele occupa territori di altri paesi, questo produce un conflitto che si protrae nel tempo e che lambisce il territorio israeliano, spingendo a sua volta Tel Aviv a cercare di spostare pi\u00f9 in l\u00e0 la minaccia, estendendo la zona occupata &#8211; e cos\u00ec via, in un loop senza via d\u2019uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 esattamente la causa essenziale del nodo libanese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vista da Teheran, ovviamente \u00e8 tutta un\u2019altra storia. La Repubblica Islamica nasce da una rivoluzione autentica, che abbatte la dittatura dei Pahlevi &#8211; un fantoccio anglo-americano &#8211; ferocemente repressiva, e quasi subito si scontra con una potente aggressione: l\u2019Iraq di Saddam, armato e sostenuto dall\u2019occidente tutto, viene lanciato in una lunga e sanguinosa guerra, che rappresenter\u00e0 per l\u2019Iran un momento storico fondativo, e che forger\u00e0 la futura classe dirigente del paese. Nei suoi 47 anni di esistenza, la Repubblica rivoluzionaria \u00e8 stata continuamente sotto attacco, con tutti i soliti strumenti della guerra ibrida usati dall\u2019occidente, ed ha sempre avuto chiaro che USA ed Israele, prima o poi, avrebbero cercato di sopprimerla con la guerra. E si \u00e8 quindi preparata a questa, almeno per due decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma Teheran non si \u00e8 semplicemente preparata per difendersi, si \u00e8 preparata per vincerla, la guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vera triade strategica dell\u2019Iran \u00e8 stata infatti l\u2019investimento nello sviluppo di droni e missili (gli Shahed iraniani, imitati in tutto il mondo, fornirono un aiuto fondamentale alla Russia, nella fase iniziale dell\u2019Operazione Militare Speciale), lo sfruttamento intelligente dell\u2019orografia (basi missilistiche e aeronautiche, industria bellica e laboratori nucleari, tutti stabiliti in profondit\u00e0 sotto le massicce montagne persiane), e la cosiddetta difesa a mosaico (un sistema decentralizzato, pensato per assicurare la continuazione della guerra anche in caso di distruzione dei comandi centrali). Mentre &#8211; come si \u00e8 visto &#8211; la vera bomba \u00e8 stata il controllo dello Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La leadership iraniana sa comunque perfettamente che la partita non \u00e8 affatto chiusa, e che &#8211; seppure l\u2019attuale processo negoziale dovesse giungere a compimento positivamente &#8211; le ragioni strategiche del conflitto rimangono tutte, anzi escono ulteriormente rafforzate dalla sconfitta subita dalle forze occidentali. Vista in questa prospettiva, quindi la guerra attuale, ed ancor pi\u00f9 il negoziato in corso, sono considerati in funzione del prossimo round di combattimenti cinetici, e in ogni caso della guerra ibrida che ripartir\u00e0 gi\u00e0 il giorno dopo della firma di un eventuale accordo. In questo senso, non si tratta soltanto di difendere il risultato, e\/o di massimizzarne le ricadute, ma la difesa dell\u2019Asse della Resistenza \u00e8 un fattore strategico, proprio in funzione del proseguimento della guerra &#8211; in altri tempi, o in altre forme. La difesa del Libano e di Hezbollah, quindi, \u00e8 un punto fondamentale della linea negoziale iraniana, sul quale non pu\u00f2 cedere. La questione libanese, oltretutto, \u00e8 uno strumento per insinuare un cuneo nelle contraddizioni del rapporto USA-Israele, e per esacerbarne le contraddizioni. Al tempo stesso, per\u00f2, Teheran ha tutto l\u2019interesse a non far saltare il negoziato, perch\u00e9 conta di trarne dei vantaggi significativi &#8211; quantomeno sul piano degli asset finanziari scongelati e l\u2019alleggerimento delle sanzioni. Anche per la leadership iraniana, quindi, il nodo libanese va maneggiato con cautela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stante il quadro complessivo della situazione, appare abbastanza evidente che la sua risoluzione non sar\u00e0 impresa facile, e anche se il rapporto tra Washington e Tel Aviv \u00e8 quello che ne risulta pi\u00f9 stressato, la problematica riguarda in ultima analisi tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al cuore di tutto c\u2019\u00e8, ovviamente, il ritiro dell\u2019IDF dal territorio libanese. Sotto il profilo del diritto internazionale (ammesso che abbia ancora senso appellarvisi), ma anche in base agli accordi sottoscritti da Israele solo qualche mese fa, per non parlare del semplice buon senso, questo dovrebbe in effetti essere un non-problema. Se Israele si ritirasse toglierebbe ad Hezbollah qualunque giustificazione per attaccare lo stato ebraico, alleggerirebbe il carico operativo sulle sue forze armate e, per una volta tanto, manterrebbe fede agli impegni assunti. Ma, appunto, stiamo parlando di Israele, che \u00e8 come dire lo scorpione dell\u2019apologo della rana e il fiume. D\u2019altro canto, non si pu\u00f2 non vedere che accettare di ritirare l\u2019IDF dal Libano, dopo quello che \u00e8 costata quest\u2019ultima invasione, e per di pi\u00f9 subendolo come imposto dall\u2019Iran, sarebbe politicamente cos\u00ec esplosivo da renderlo ingestibile, soprattutto per Netanyahu &#8211; che ha nel suo governo personaggi che farebbero le barricate pur di non accettarlo. Tel Aviv potrebbe accedere ad un ennesimo cessate il fuoco, considerando che come ha sempre fatto lo straccer\u00e0 appena lo riterr\u00e0 opportuno, ma un ritiro completo \u00e8 decisamente troppo. Potrebbe forse accettare di arretrare la linea di contatto, magari cedendo le posizioni pi\u00f9 difficilmente difendibili, ma nulla di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal canto suo, Trump ha assolutamente bisogno di concludere questo accordo, perch\u00e9 un\u2019eventuale richiusura di Hormuz avrebbe conseguenze disastrose. Quindi deve esercitare la massima pressione possibile su Israele &#8211; cosa che potrebbe avere anche qualche risvolto elettorale positivo &#8211; ma al tempo stesso non pu\u00f2 permettersi di tirare troppo la corda, per le possibili reazioni delle lobbies sioniste statunitensi. Deve quindi agire su Tel Aviv, cercando di eroderne progressivamente la resistenza, e su Teheran, per ottenerne un po\u2019 di flessibilit\u00e0. Trump, inoltre, cerca di giocarsi anche la carta delle trattative diretta tra governo libanese e Israele, in corso a Washington, pur consapevole della assoluta irrilevanza sostanziale del primo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con ogni probabilit\u00e0, quindi, la sola soluzione possibile sarebbe offrire ad Israele qualcosa che gli consenta di accettare il ritiro senza grandi problemi interni; e questo qualcosa potrebbe essere una garanzia di sicurezza al confine libanese, assicurata dalla presenza di un contingente militare neutrale. Che per ovvie ragioni non pu\u00f2 essere l\u2019esercito libanese, ma nemmeno una riedizione dell\u2019UNIFIL. La formazione di un simile contingente, per\u00f2, sarebbe tutt\u2019altro che facile, poich\u00e9 dovrebbe risultare accettabile per tutte le parti &#8211; e gi\u00e0 questo non \u00e8 per niente facile &#8211; e ovviamente sarebbe necessario trovare un paese disposto a fornirlo &#8211; e anche questo non \u00e8 roba da poco. Purtroppo, l\u2019esperienza del (finto) cessate il fuoco a Gaza, che avrebbe appunto dovuto poi prevedere lo schieramento di una forza di interposizione, ci dice che \u00e8 qualcosa assai difficile da realizzare. Tanto pi\u00f9 che poi tutte le parti, nessuna esclusa, sanno che si tratta di una tregua, e che prima o poi il conflitto torner\u00e0 ad esplodere in forme cinetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, trovare la quadra non \u00e8 per nulla un gioco da ragazzi, ed anche una soluzione di compromesso, adottabile da tutti, \u00e8 complicata da identificare. Se qualcuno sapr\u00e0 tirare fuori quest\u2019asso dalla manica, si aggiudicher\u00e0 un successo diplomatico di prim\u2019ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Note<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>1 &#8211; Cfr. \u201cNATO Secretary Mark Rutte praises Trump\u2019s Iran strategy, addresses president\u2019s frustration with allies\u201d, Nora Moriarty, Fox News<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>2 &#8211; Sia per quanto riguarda la Cisgiordania, che la Striscia di Gaza &#8211; almeno a partire dall\u2019ottobre 2025, data del presunto cessate il fuoco, definito dall\u2019ONU una \u201cillusione mortale\u201d &#8211; possiamo effettivamente parlare di violenta pulizia etnica, pi\u00f9 che di operazioni di combattimento.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>3 &#8211; Israele misura, da nord (Metula) a sud (Eilat) circa 470 km, mentre lungo l\u2019asse est-ovest va da un massimo di 135 km (nel deserto del Negev) ad un minimo di 15 km.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>4 &#8211; Lo Stato di Israele rappresenta un caso quasi unico al mondo: non ha una carta costituzionale in cui siano esplicitamente decretati i confini geografici ufficiali e definitivi del Paese, n\u00e9 esiste una legge nazionale che tracci i confini complessivi dello Stato. Questa peculiarit\u00e0 non \u00e8 una svista, ma il risultato di una precisa scelta politica e storica che risale alla sua fondazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberosse.substack.com\/p\/il-rebus-libanese\">https:\/\/giubberosse.substack.com\/p\/il-rebus-libanese<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE (Enrico Tomaselli) Per capire se e come sar\u00e0 possibile trovare una soluzione al puzzle dell\u2019Asia Occidentale, bisogna prima cercare di capire quali sono le prospettive in base alle quali si muovono i vari attori sulla scena. Ovviamente \u00e8 necessario partire dal pi\u00f9 ingombrante, ed anche pi\u00f9 estraneo, ovvero gli Stati Uniti. Per i quali la presenza nella regione, \u00e8 legata alla duplice esigenza di esercitare il controllo sui flussi energetici e, conseguentemente,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":90573,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32,1],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/GiubbeRosse-logo-def.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-oZB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96075"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=96075"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96075\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96079,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96075\/revisions\/96079"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/90573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=96075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=96075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=96075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}