{"id":96144,"date":"2026-06-30T13:40:52","date_gmt":"2026-06-30T11:40:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96144"},"modified":"2026-06-30T13:40:52","modified_gmt":"2026-06-30T11:40:52","slug":"lunico-fascismo-contemporaneo-e-quello-liberale-la-finta-contrapposizione-tra-maga-e-woke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96144","title":{"rendered":"L\u2019unico fascismo contemporaneo \u00e8 quello liberale. La finta contrapposizione tra Maga e Woke.\u00a0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In origine fu lo Stato lento e paralizzato che lavorava contro i propri cittadini. Era lo Stato dello Statuto dei Lavoratori, del Servizio Sanitario Nazionale o delle \u201c150 ore\u201d di studio per i metalmeccanici a essere messo sotto accusa. Uno Stato costruito sugli sprechi, sulla mancanza di ardore individuale dei cittadini sempre consolati da una congenita indolenza parassitaria; tipicamente meridionale tra l\u2019altro. Da l\u00ec si fece strada nella societ\u00e0, nella scioglievolezza delle conversazioni comuni, l\u2019idea dell\u2019imprenditore in termini evoluzionistici. Dal vecchio bauscia avvolto nella mediocrit\u00e0 delle proprie piccinerie arruffone, si pass\u00f2 alla descrizione di pochi capitani coraggiosi che sognavano un mondo avvolto dall\u2019efficienza e dalla razionalit\u00e0 economica. L\u2019egoismo virtuoso dell\u2019imprenditore corrispondeva all\u2019interesse dell\u2019intera collettivit\u00e0. Una collettivit\u00e0 fortificata dalle virt\u00f9 private di pochi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019indice economico pretendeva, per non incorrere in lentezze sanguinose per i ragionamenti immediati degli scambi internazionali, il rispetto di una \u201cgiustizia di mercato\u201d che tutelasse l\u2019impeto innovativo dell\u2019investitore. La libert\u00e0 di commercio veniva elevata a diritto umano e, all\u2019improvviso, diventava criterio distintivo per classificare le liberaldemocrazie e separarle dal primitivismo autarchico tipico degli Stati canaglia. Il mondo libero costituzionalizz\u00f2 due principi fondamentali: l\u2019imperialismo occidentale era legittimato dalla libert\u00e0 economica e si concretizzava nella \u201cguerra giusta\u201d e i singoli Stati si dovevano dotare di esecutivi forti nel nome della governabilit\u00e0. Il principio di concorrenza doveva disciplinare l\u2019azione degli individui in una societ\u00e0 incentrata sulla prestazione professionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La governabilit\u00e0 aveva il compito da un lato di gestire gli indirizzi politici stabiliti a priori dai vincoli esterni delle organizzazioni internazionali e dall\u2019altro di presentare l\u2019austerit\u00e0 quale unico antidoto alla decadenza morale ed economica dei paesi occidentali. L\u2019economia doveva essere spoliticizzata, le leggi di mercato dovevano assumere un\u2019aura scientifica, oggettiva. Gli agenti preposti a descrivere questa obiettivit\u00e0 economica erano i tecnici, gli economisti, gli scienziati. A loro spettava garantire la protezione degli investitori. Ecco, questa verticalizzazione, questo disprezzo per la dialettica politica, questa reazione alle conquiste storiche della lotta di classe, gi\u00e0 sostanziavano un fascismo. Un fascismo ammantato di civilizzazione, di razionalizzazione scientifica, di entusiasmo cosmopolita. Salt\u00f2, senza alcuna opposizione sociale, il contenuto della democrazia, la sua forza sostanziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La politica, da quel momento in poi, ha dovuto adattare la societ\u00e0 all\u2019economia anche grazie a prodotti culturali di massa che dovevano promuovere incessantemente l\u2019interconnessione tra libert\u00e0 economica e societ\u00e0. Serviva una teoria politica a suffragio di quella economica. Il neoliberalismo, con buona pace della sinistra radicale che fa finta di non vedere, ormai ipnotizzata da fantomatiche moltitudini che dall\u2019interno scardinerebbero il capitalismo, ha rappresentato la copertura ideologica alla libera circolazione dei capitali. La sua missione dottrinaria era quella di allargare la ratio del mercato a tutte le sfere dell\u2019esistenza. Lo Stato non solo doveva promuovere sempre nuove zone di mercato, espandendo lo spettro di ci\u00f2 che \u00e8 commerciabile, ma aveva anche il compito essenziale di pedagogizzare l\u2019individuo alla logica d\u2019impresa. Ogni scelta umana rappresentava un investimento su s\u00e9 stessi. Successo e fallimento dipendevano dalla razionalit\u00e0 delle scelte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fascismo liberale si proponeva, come tutti i totalitarismi nel corso della storia, di progettare un \u201cuomo nuovo\u201d, sempre propositivo, mai accecato dalle ideologie, sempre coerente con il proprio entusiasmo solipsistico e soprattutto docilmente impiegabile. Un cittadino virtuoso, magari anche politicamente attivo, ma sempre nel recinto ristretto della dimensione monopartitica del bipolarismo spettacolarizzato. L\u00ec dove i dogmi economici e di classe non sarebbero stati mai messi in discussione. Un cittadino disabituato al ragionamento complesso e inconsapevole della propria reale situazione sociale. Una didattica pubblica che pretendeva un \u201csaper essere\u201d gi\u00e0 dalla scuola dell\u2019obbligo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal COVID in poi questo fascismo liberale ha impresso alla propria forma vitale un\u2019accelerazione sistemica. Con la globalizzazione dei mercati in piena crisi di legittimit\u00e0 \u2013 le sue promesse si sono infrante nell\u2019apparizione inesorabile della realt\u00e0 e nella reazione del resto dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 il mondo degli investitori non ha pi\u00f9 avuto voglia di farsi rappresentare dai tecnici, dagli economisti e dagli scienziati. La gestione della cosa pubblica, della societ\u00e0 e delle relazioni internazionali andava seguita in prima persona dalle grandi multinazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Maga e Woke rappresentano due modelli ideologici concorrenti di questa gestione disintermediata del capitale. Da un lato la postura woke cerca di legittimare le imprese attraverso la linea politicamente corretta. Un capitalismo inclusivo che ingloba le minoranze culturali nei propri dispositivi di dominio. Dall\u2019altro i Maga cercano questa gestione diretta attraverso la brutalit\u00e0 del realismo capitalista che si \u00e8 diffuso anche nella mentalit\u00e0 delle classi popolari. Entrambe le diramazioni del fascismo liberale hanno come approdo ultimo la guerra. Non a caso sia gli Stati Uniti, oggi monopolizzati dalla cultura Maga, che l\u2019Unione Europea, intrisa di fenomenologia woke, hanno come orizzonte comune quello del riarmo e della guerra ai paesi recalcitranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Maga e Woke ripresentano, in forma ancor pi\u00f9 totalitaria, il neoliberalismo quale teoria del tutto, omnicomprensiva. Il loro nemico comune, neanche a dirlo, \u00e8 il socialismo. I media, difatti, alimentano questa dialettica incessantemente, creando dal nulla personaggi carismatici, ad esempio Vannacci, e ignorando sistematicamente qualsiasi organizzazione che si prefigge di scardinare questa finzione scenica sempre risolta nell\u2019accomodante monopartitismo bipolare. Quello che da decenni distrugge il tessuto sostanziale della democrazia fino a immaginare un futuro prossimo di macerie materiali ed esistenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1D1m8pTkoV\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1D1m8pTkoV\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB) In origine fu lo Stato lento e paralizzato che lavorava contro i propri cittadini. Era lo Stato dello Statuto dei Lavoratori, del Servizio Sanitario Nazionale o delle \u201c150 ore\u201d di studio per i metalmeccanici a essere messo sotto accusa. Uno Stato costruito sugli sprechi, sulla mancanza di ardore individuale dei cittadini sempre consolati da una congenita indolenza parassitaria; tipicamente meridionale tra l\u2019altro. 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