{"id":9618,"date":"2013-10-06T20:39:59","date_gmt":"2013-10-06T20:39:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9618"},"modified":"2013-10-06T20:39:59","modified_gmt":"2013-10-06T20:39:59","slug":"le-mille-vite-di-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9618","title":{"rendered":"Le mille vite di Europa"},"content":{"rendered":"<p>\n\tNell&#39;anno accademico 1943\/1944 Federico Chabod, dopo aver dedicato la prima parte del corso alla storia dell&#39;idea di nazione &#8211; parte che ho riassunto <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9421\">qui<\/a> (I), <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9428\">qui<\/a> (II) e <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9554\">qui<\/a> (III) &#8211;&nbsp; dedico&#39; la seconda parte alla <em>Storia dell&#39;idea d&#39;Europa<\/em>.\n<\/p>\n<p>\n\tAvevo inizialmente intenzione di sintetizzare anche questa seconda parte. Tuttavia mi sono ricordato che tempo fa Gianluca Freda lo aveva gi&agrave; fatto. O meglio aveva scritto un bellissimo articolo, muovendo dal corso milanese di Federico Chabod. Ripropongo l&#39;articolo, perch&eacute; merita di essere letto (SD&#39;A).\n<\/p>\n<p>\n\tdi Gianluca Freda <a href=\"http:\/\/blogghete.altervista.org\/joomla\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=883:gianluca-freda&amp;catid=40:varie&amp;Itemid=44\">Blogghete<\/a> I.11.2011\n<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\"><em>&ldquo;Dolce &egrave; il bacio di Europa,<\/em><\/span><br \/>\n<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\"><em>anche se tocca appena le labbra,<\/em><\/span><br \/>\n<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\"><em>dolce anche se sfiora appena la bocca;<\/em><\/span><br \/>\n<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\"><em>non &egrave; alle labbra che s&rsquo;accosta,<\/em><\/span><br \/>\n<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\"><em>ma preme la bocca,<\/em><\/span><br \/>\n<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\"><em>e dal profondo rapisce l&rsquo;anima intera&rdquo;.<\/em><\/span><br \/>\n<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size:11px;\">(Rufino, poeta greco del II sec. d.C., <em>Antologia Palatina<\/em>)<\/span><br \/>\n<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Dotti, medici e sapienti s&rsquo;affollano torvi e neri al capezzale dell&rsquo;Europa. La colossale paziente giace immobile e cerea sul suo giaciglio tettonico, col termometro infilato nello Stretto di Gibilterra e la borsa dell&rsquo;acqua calda deposta sulla Lapponia. Un drappello di ghignanti becchini attende, appena fuori dall&rsquo;uscio, la notizia del decesso, pronto a spartirsi le spoglie della millenaria carogna con i monatti arrivati in tutta fretta da Wall Street. Fioccano le diagnosi, le prognosi, le anamnesi, tutte morbosamente incentrate sull&rsquo;analisi della pandemia economico-finanziaria che ha condotto la paziente al suo &ldquo;settimo giorno&rdquo; in un decorso cronico progressivo, ormai virtualmente irrecuperabile, salvo interventi miracolosi dall&rsquo;Empireo. Si ipotizzano scenari patologici di peste ateniese, influenza spagnola, febbre asiatica e parvovirosi africana. Si maledice e si benedice l&rsquo;Euro, impalpabile anticorpo che, secondo il diverso punto di vista dei luminari, sarebbe da reputarsi cagione dell&rsquo;affezione mortifera oppure, secondo altri, un&rsquo;estrema ratio immunitaria, in grado di offrire l&rsquo;ultima flebile speranza di recupero ad un&rsquo;inferma ormai rantolante.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Eppure a me la paziente sembra gi&agrave; cadavere, stecchita come un baccal&agrave; norvegese. E sebbene io non abbia alcuna intenzione di sottovalutare la pandemia finanziaria che attanaglia tutti noi, le cause del decesso mi sembra siano da ricercare nella sfera politica e culturale, pi&ugrave; che in quella puramente economica. L&rsquo;Europa &egrave; morta di Unione Politica Europea, ancor pi&ugrave; che di bolle speculative e di <em>credit-crunch<\/em>. Per quanto angosciosa sia la crisi odierna, il nostro continente, nei suoi millenni di storia, ne aveva viste e superate di altrettanto gravi e perfino peggiori, riuscendo sempre a ristabilirsi in tempi (storicamente) non eccessivi. Senza dover sempre citare il solito 1929, si potrebbero ricordare: la grande crisi economica trecentesca, che port&ograve; alla bancarotta i colossi bancari europei dei Peruzzi e dei Bardi, anch&rsquo;essi &ldquo;too big to fail&rdquo;, come gli istituti creditizi contemporanei; la spaventosa crisi economica di met&agrave; &lsquo;500, che ridusse in cenci l&rsquo;impero di Filippo II; o la crisi industriale e agraria, con annessa spirale deflazionistica, che impazz&ograve; per l&rsquo;Europa tra il 1873 e il 1895. In tutti questi casi, l&rsquo;Europa non mor&igrave; e si rimise in piedi in breve tempo. Perch&eacute; oggi, dunque, l&rsquo;encefalogramma del vecchio continente si mostra piatto, apparentemente al di l&agrave; di qualunque speranza di resurrezione?<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Per rispondere a questa domanda, vale la pena riprendere in mano il bellissimo saggio di Federico Chabod <em>Storia dell&rsquo;idea d&rsquo;Europa<\/em> (Edizioni Feltrinelli), che racchiude gli appunti per un corso universitario tenuto a Milano nell&rsquo;anno accademico 1943-44. Proprio mentre l&rsquo;Europa si preparava a perdere la propria millenaria centralit&agrave; nella storia del mondo, Chabod rifletteva sul significato che la coscienza di &rdquo;essere europei&rdquo; aveva assunto per i popoli del nostro conteninente dall&rsquo;et&agrave; ellenistica fino alla modernit&agrave;. <em>&ldquo;Coscienza europea&rdquo;<\/em>, scrive Chabod, <em>&ldquo;significa infatti differenziazione dell&rsquo;Europa, come entit&agrave; politica e morale, da altre entit&agrave;, cio&egrave;, nel caso nostro, da altri continenti o gruppi di nazioni; il concetto di Europa deve formarsi per contrapposizione, in quanto c&rsquo;&egrave; qualcosa che non &egrave; Europa, ed acquista le sue caratteristiche e si precisa nei suoi elementi, almeno inizialmente, proprio attraverso un confronto con questa non-Europa&rdquo;<\/em>. La &ldquo;non-Europa&rdquo; in contrapposizione alla quale viene formandosi l&rsquo;identit&agrave; europea &egrave; naturalmente l&rsquo;Asia, rispetto alla quale gli occidentali provano e teorizzano un crescente senso di estraneit&agrave;, che raggiunge il suo culmine dopo la conquista turca di Costantinopoli nel 1453.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">E&rsquo; comunque solo a partire dagli albori dell&rsquo;Umanesimo che la formulazione dell&rsquo;idea di Europa come di una collettivit&agrave; che possieda connotazioni specifiche sul piano morale e politico acquisisce una sua rilevanza. Fino al XIV secolo, il termine &ldquo;Europa&rdquo; viene utilizzato in senso puramente geografico. Ci&ograve; che definisce e unifica i popoli che abitano il continente non &egrave; la condivisione di una prospettiva laica sul mondo o di un impianto politico comune, ma l&rsquo;appartenenza alla &ldquo;christianitas&rdquo;, cio&egrave; alla collettivit&agrave; dei fedeli che professano una stessa religione, quella della Chiesa. In questo senso, tale collettivit&agrave; religiosa continentale esclude, ad esempio, la penisola iberica, sottoposta al dominio dell&rsquo;Islam; mentre tende ad includere, sia pure nella tempesta di scismi e controversie cristologiche che opponevano Oriente e Occidente, l&rsquo;Asia Minore e perfino alcune zone dell&rsquo;Africa orientale (come il Regno Cristiano di Etiopia, il cui sovrano si proclamava discendente di re Salomone e la cui figura aveva dato vita alla leggenda del &ldquo;prete Gianni&rdquo;, mitologico imperatore i cui dom&igrave;ni, nell&rsquo;immaginario popolare, si sarebbero estesi fino al cuore dell&rsquo;Asia).<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Ancora nel 1122, scrivendo all&rsquo;imperatore Enrico V dopo la firma del Concordato di Worms, papa Callisto II mostra di intendere il termine &ldquo;Europa&rdquo; come mera espressione geografica, quando afferma: <em>&ldquo;&#8230;quantum diutina ecclesiae imperiique discordia Europae fidelibus intulerit detrimentum&rdquo;<\/em>. Ci&ograve; che in questa proposizione connota la collettivit&agrave; continentale &egrave; naturalmente il termine &ldquo;fidelibus&rdquo;, mentre il termine &ldquo;Europae&rdquo; &egrave; utilizzato soltanto per fornire una generica localizzazione territoriale, dai contorni poco definiti, a tale comunit&agrave; religiosa.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Il cambiamento di prospettiva inizia ad affermarsi col Rinascimento. E&rsquo; Niccol&ograve; Machiavelli il primo a concepire l&rsquo;Europa come un&rsquo;entit&agrave; non solo geografica, ma dotata di specifiche peculiarit&agrave; a carattere laico, soprattutto &ndash; come non &egrave; difficile immaginare, visto l&rsquo;ambito speculativo prediletto dall&rsquo;autore &ndash; sul piano della politica. E&rsquo; nel capitolo IV del <em>Principe<\/em> che Machiavelli presenta le sue considerazioni sulle differenze specifiche che contrappongono la vita politica europea a quella delle entit&agrave; non-europee:<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\"><em>&ldquo;&#8230;e&rsquo; principati, de&rsquo; quali si ha memoria, si truovano governati in dua modi diversi: o per uno principe e tutti li altri servi, e&rsquo; quali, come ministri per grazia e concessione sua, aiutono governare quello regno; o per uno principe e per baroni, li quali, non per grazia del signore, ma per antiquit&agrave; di sangue, tengano quel grado&#8230; Li esempli di queste dua diversit&agrave; di governi sono, ne&rsquo; nostri tempi, el Turco et il re di Francia. Tutta la monarchia del Turco &egrave; governata da uno signore; gli altri sono sua servi;&#8230; Ma el re di Francia &egrave; posto in mezzo di una moltitudine antiquata di signori, in quello stato riconosciuti da&rsquo; loro sudditi e amati da quelli: hanno le loro preeminenzie; non le pu&ograve; il re torre loro sanza suo periculo&rdquo;<\/em>.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Ci&ograve; che secondo Machiavelli distingue politicamente l&rsquo;Europa dalle altre realt&agrave; continentali &egrave; dunque la dinamicit&agrave; interna ai singoli stati. La necessit&agrave; dei sovrani europei di confrontarsi con gli interessi molteplici della nobilt&agrave;, spesso in conflitto con le direttive di gestione del potere che i sovrani stessi intendono perseguire, crea all&rsquo;interno delle realt&agrave; statali europee, secondo Machiavelli, una dialettica incessante, la necessit&agrave; di comporre le conflittualit&agrave; attraverso la ricerca di denominatori politici comuni. Ci&ograve; che rende grande la realt&agrave; europea di fronte al dispotismo asiatico sono quindi le molte limitazioni che il sovrano europeo incontra nell&rsquo;esercizio del proprio potere e che lo costringono a lasciare spazio a leggi, usi e consuetudini che un potere senza vincoli non esiterebbe a disconoscere. Machiavelli ribadisce questa sua visione della &ldquo;lotta tra partiti&rdquo; come cifra distintiva della vitalit&agrave; di una nazione, applicandola alla Roma repubblicana, anche nel IV capitolo del libro I dei <em>Discorsi<\/em>, intitolato appunto &ldquo;<em>Che la disunione della Plebe e del Senato romano fece libera e potente quella republica<\/em>&rdquo;:<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\"><em>&ldquo;&#8230;e&#39; sono in ogni republica due umori diversi, quello del popolo, e quello de&#39; grandi; e come tutte le leggi che si fanno in favore della libert&agrave;, nascano dalla disunione loro, come facilmente si pu&ograve; vedere essere seguito in Roma; perch&eacute; da&#39; Tarquinii ai Gracchi, che furano pi&ugrave; di trecento anni, i tumulti di Roma rade volte partorivano esilio e radissime sangue. [&#8230;] Debbesi, adunque, pi&ugrave; parcamente biasimare il governo romano; e considerare che tanti buoni effetti, quanti uscivano di quella republica, non erano causati se non da ottime cagioni. E se i tumulti furano cagione della creazione de&#8217; Tribuni, meritano somma laude, perch&eacute;, oltre al dare la parte sua all&#8217;amministrazione popolare, furano constituiti per guardia della libert&agrave; romana [&#8230;] <\/em>&rdquo;.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Se davvero la linfa vitale europea &egrave; stata rappresentata per secoli da questa conflittualit&agrave; virtuosa tra opposti interessi, possiamo dire che la Seconda Guerra Mondiale e l&rsquo;avvento del dominio statunitense avevano gi&agrave; seriamente compromesso &ndash; senza per&ograve; ancora spegnerlo &ndash; questo dinamismo, imponendo poco alla volta ai paesi sconfitti il modello &ldquo;democratico&rdquo; americano; nel quale le rivalit&agrave; permanevano, ma solo nello scontro tra &eacute;lite che operano dietro le quinte. Alla guida diretta degli stati sconfitti venivano insediate, in qualit&agrave; di subdominanti, entit&agrave; partitiche, le cui divergenze erano incentrate sulla spartizione degli ambiti di potere superstiti, ma solo entro i limiti consentiti dai conquistatori. La permanenza di un forte &ldquo;secondo polo&rdquo; d&rsquo;attrazione politica (l&rsquo;URSS) consent&igrave; comunque, ancora per oltre un quarantennio, una certa percentuale di agibilit&agrave; di movimento a questi residui di dinamismo statale europeo. La caduta dell&rsquo;URSS e il perfezionamento delle strutture dell&rsquo;UE, ha spento completamente &ndash; e nonostante le apparenze del contrario &#8211; la conflittualit&agrave; interna tra i diversi attori delle politiche nazionali. Il controllo dei dominanti sui singoli stati si &egrave; potenziato e irrigidito, con l&rsquo;istituzione di una gerarchia politico-economica centralizzata. I subdominanti nazionali di un tempo sono divenuti meri esecutori di una strategia politica imposta dall&rsquo;esterno. Non pi&ugrave; duellanti per la conquista di poteri settoriali nell&rsquo;ambito di nazioni con una loro (sia pur limitata) autonomia, ma sguatteri in lotta fra loro per ostentare ai padroni il maggior livello possibile di piaggeria. Non pi&ugrave; dinamismo conflittuale, ma mero volo di avvoltoi addestrati che si accaniscono sul corpo di nazioni agonizzanti, i cui destini sono totalmente nelle mani di entit&agrave; sovranazionali esterne. Esattamente come l&rsquo;impero del Turco, di cui parlava Machiavelli, oggi l&rsquo;Europa &ldquo;<em>&egrave; governata da uno signore; gli altri sono sua servi&rdquo;.<\/em><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Ancor pi&ugrave; letale dell&rsquo;estinzione delle dinamiche interne agli stati, &egrave; stata per l&rsquo;Europa la soppressione della variet&agrave; di forme, di poteri, di sistemi di organizzazione sociale che contrapponevano e differenziavano stato e stato. Nella prima met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, in pieno Romanticismo, lo storico francese Fran&ccedil;ois-Pierre-Guillaume Guizot, nel suo <em>Cours de l&rsquo;histoire moderne<\/em> (che riuniva le sue due opere <em>Histoire g&eacute;n&eacute;rale de la civilisation en Europe<\/em> e <em>Histoire de la civilisation en France<\/em>) identificava la cifra distintiva della civilt&agrave; europea nella diversit&agrave; delle civilt&agrave; nazionali, che si limitavano e arricchivano l&rsquo;un l&rsquo;altra in un continuo interscambio culturale e in un&rsquo;incessante opera di contenimento reciproco che non aveva eguali in nessun&rsquo;altra realt&agrave; continentale. In Europa, scrive Guizot:<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\"><em>&ldquo;&#8230;coesistono tutte le forme, tutti i princ&igrave;pi di organizzazione sociale; i poteri spirituale e temporale, gli elementi teocratico, monarchico, aristocratico, democratico, tutte le classi, tutte le situazioni sociali si frammischiano e premono l&rsquo;una sull&rsquo;altra; vi sono infiniti gradi nella libert&agrave;, nella ricchezza, nella influenza. E queste forze diverse sono fra loro in uno stato di lotta continua, senza che nessuna riesca a soffocare le altre ed a prendere da sola possesso della societ&agrave;. [&#8230;] L&rsquo;Europa moderna offre esempi di tutti i sistemi, di tutti gli esperimenti di organizzazione sociale; le monarchie pure o miste, le teocrazie, le repubbliche pi&ugrave; o meno aristocratiche vi hanno vissuto simultaneamente, fianco a fianco le une alle altre; e malgrado la loro diversit&agrave;, esse hanno tutte una certa somiglianza, una certa aria di famiglia che &egrave; impossibile disconoscere. [&#8230;] Perci&ograve;, anche, mentre le altre civilt&agrave; hanno conosciuto soltanto la tirannia, che si &egrave; esercitata nelle forme pi&ugrave; varie ed in nome dei princ&igrave;pi pi&ugrave; diversi, anche nell&rsquo;apparente democrazia delle citt&agrave; greche, perch&eacute; ogni tendenza diversa da quella dominante era proscritta, l&rsquo;Europa moderna &egrave; la madre delle libert&agrave;: che significa impossibilit&agrave; per una sola forza di soffocare le altre: non potendo determinarsi, i princ&igrave;pi diversi hanno dovuto vivere assieme, venire a transazione, accontentarsi ciascuno solo di una parte di dominio: la libert&agrave; &egrave; stata cos&igrave; il risultato della variet&agrave; degli elementi della civilt&agrave; europea&rdquo;<\/em>.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Questa molteplicit&agrave; di forme &egrave; stata annichilita dalla sottomissione dell&rsquo;Europa ad un&rsquo;unificazione artificiale ed eterodiretta che l&rsquo;ha immobilizzata in una gabbia politica ed ideologica comune. L&rsquo;organizzazione sociale &egrave; accuratamente definita e pianificata, per tutti gli stati membri, da direttive centralizzate, le quali, oltretutto, muovono da considerazioni puramente economiche, tralasciando qualsiasi altra problematica; tutte le forme di governo si sono cristallizzate intorno ad un&rsquo;asfittico &ldquo;modello democratico&rdquo;, i cui connotati sono peraltro modellati su quelli della fasulla &ldquo;democrazia&rdquo; alternata americana, senza alcuna possibilit&agrave; di deviare dallo standard; l&rsquo;omologazione culturale &egrave; anch&rsquo;essa imposta attraverso normative centrali, le quali pretendono di legiferare su ogni minimo ambito dell&rsquo;esistenza, imponendo per legge <a href=\"http:\/\/www.uiapoa.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=58:norme-di-qualita-normativa-comune&amp;catid=41:ocm-norme-di-qualita&amp;Itemid=65\">dimensioni delle zucchine e dei cetrioli<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.agricoltura24.com\/dossier-benessere-animale\/p_1303.html\">criteri per l&rsquo;allestimento di stalle per bovini<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.comedonchisciotte.org\/site\/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9142&amp;mode=&amp;order=0&amp;thold=0\">et&agrave; minima necessaria per far scoppiare un palloncino<\/a>; si sono omologati i sistemi legislativi, la moneta, i parametri di valutazione con cui si definiscono la ricchezza e la stabilit&agrave; delle nazioni, le norme sul commercio internazionale, la politica estera, le strutture militari&#8230; non c&rsquo;&egrave; ambito n&eacute; angolo del vecchio continente che sia sfuggito all&rsquo;appiattimento terminale di quella che era un tempo la sua vivifica poliedricit&agrave;.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Prima ancora di rappresentare l&rsquo;esautorazione dei governi e l&rsquo;immiserimento dei popoli, l&rsquo;Unione Europea &egrave; l&rsquo;annichilimento di ci&ograve; che rendeva il nostro continente un&rsquo;entit&agrave; culturalmente riconoscibile. La lotta tra poteri, interessi e classi diverse era ci&ograve; che rendeva &ldquo;mobile&rdquo; e operosa l&rsquo;Europa; ed era questa mobilit&agrave; che il Guizot contrapponeva all&rsquo;immobilismo dell&rsquo;Asia, nella quale un&rsquo;unica classe dominante aveva trionfato.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Per Guizot la &ldquo;tirannia&rdquo; si configura non tanto come dominio violento e dispotico di un unico centro decisionale, ma piuttosto come rarefazione del movimento, omologazione delle diversit&agrave;, dominio esclusivo di un unico gruppo o tendenza. Non importa che esso si attribuisca il nome di &ldquo;democrazia&rdquo; o che si abbellisca di proclami morali: il prevalere assoluto e totale di un solo principio &egrave; per Guizot la quintessenza della tirannide, il dispotismo di un&rsquo;unica visione del mondo che si erge a casta, cristallizzando in una sola prospettiva la vita politica e sociale. Rileggendo le pagine della <em>Histoire g&eacute;n&eacute;rale <\/em>che Guizot dedica alla descrizione dell&rsquo;Asia,<em> <\/em>sembra di sentir descrivere l&rsquo;Europa odierna, con la sua politica centralizzata, le sue istituzioni imperiali, la sua intoccabile ideologia &ldquo;democratica&rdquo;, mutata oggi in un dogma orwelliano ossimorico che consente a Sarkozy e alla Merkel di definire &ldquo;sconvolgente&rdquo; la banale istituzione di un referendum che consenta ai greci di esprimersi sul proprio destino.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">Questa morte culturale dell&rsquo;Europa rende il suo cadavere preda di usi, tradizioni e religioni aliene, provenienti soprattutto dalla cultura dei dominanti, che sciamano per il territorio senza che le culture locali possiedano pi&ugrave; forza per arginare la deriva. Qualcuno si ricorda, fino a una decina di anni fa, che esistessero i festeggiamenti di Halloween dalle nostre parti? Halloween, per quelli della mia generazione, era una strana festivit&agrave; esotica, di cui si leggeva sui fumetti o si sentiva parlare al cinema in qualche film dell&rsquo;orrore. Eppure da quattro o cinque anni mi ritrovo, ogni sera del 31 ottobre, a distribuire caramelle e dolciumi a frotte di bambini mascherati che vengono a bussare educatamente al mio campanello, accompagnati da genitori senza pi&ugrave; radici, che sembrano non porsi il minimo interrogativo sul condizionamento culturale che li spinge ad arrancare tra scheletri di cartone e zucche intagliate, nel bel mezzo della pianura padana.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">In modo assai simile, la cristallizzazione imperiale voluta da Augusto aveva reso inutilizzabile &ndash; nonostante gli sforzi propagandistici per tenerlo in vita artificialmente &ndash; l&rsquo;antico patrimonio della cultura e delle tradizioni romane, rendendolo preda dei culti orientali pi&ugrave; disparati, da quello di Mitra, a quello di Iside e Osiride, fino al trionfo del cristianesimo. Naturalmente questa contaminazione dall&rsquo;esterno, che &egrave; inevitabile conseguenza di ogni tentativo d&rsquo;ingessamento culturale, rappresentava gi&agrave; un preludio alla rinascita. Ma perch&eacute; l&rsquo;Europa potesse rimettersi in moto e riconquistare l&rsquo;identit&agrave; perduta, l&rsquo;impero centrale dovette dissolversi, pezzo dopo pezzo, in un&rsquo;agonia politica e culturale protrattasi per secoli. Solo col feudalesimo e con la riconquista del localismo amministrativo sar&agrave; nuovamente possibile parlare di un abbozzo di cultura europea autoctona, che inizia a rinascere dalle ceneri.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<span style=\"font-size: small;\">L&rsquo;Europa sembra essere, per sua natura storica, culturalmente refrattaria ad ogni omologazione, ad ogni minaccia alla complessit&agrave; e variet&agrave; delle sue forme politiche e sociali. Ogni tentativo di appiattirla su uno standard continentale accentrato non &egrave; che un attentato alla sua peculiarit&agrave; genetica, destinato a produrne la morte e &ndash; col tempo &ndash; la successiva resurrezione nell&rsquo;identica molteplicit&agrave;. Come la Biancaneve della favola, Europa non pu&ograve; morire, pu&ograve; al massimo essere rinchiusa, nei momenti pi&ugrave; bui della sua storia, in una gelida teca di cristallo. Prediletta dagli dei, il suo bacio &egrave; una cosmogonia che rigenera le civilt&agrave; cancellate dalla conquista. Nel mito, dalla sua unione con Zeus-Toro rinacquero, dopo l&rsquo;invasione degli Elleni, l&rsquo;intera stirpe dei fenici, Minosse, re di Creta, Sarpedonte, re della Licia, Radamanto, giudice degli inferi. Il suo grembo fertile &egrave; una fucina di civilt&agrave;, che nessuna violenza degli dei, nessun rapimento, nessun matrimonio forzato pu&ograve; contenere a lungo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#39;anno accademico 1943\/1944 Federico Chabod, dopo aver dedicato la prima parte del corso alla storia dell&#39;idea di nazione &#8211; parte che ho riassunto qui (I), qui (II) e qui (III) &#8211;&nbsp; dedico&#39; la seconda parte alla Storia dell&#39;idea d&#39;Europa. Avevo inizialmente intenzione di sintetizzare anche questa seconda parte. Tuttavia mi sono ricordato che tempo fa Gianluca Freda lo aveva gi&agrave; fatto. 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