{"id":96194,"date":"2026-07-01T10:35:48","date_gmt":"2026-07-01T08:35:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96194"},"modified":"2026-07-01T09:20:07","modified_gmt":"2026-07-01T07:20:07","slug":"religioni-dellenergia-energia-delle-religioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96194","title":{"rendered":"Religioni dell\u2019energia, energia delle religioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Antonio Cantaro)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/IMG_3923.jpeg\" width=\"249\" height=\"286\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><em>Le pi\u00f9 importanti crisi geopolitiche degli ultimi decenni hanno riguardato aree strategiche per la produzione e il transito di petrolio e gas. Dal Medio Oriente allo spazio euroasiatico, fino allo stretto di Hormuz, il controllo delle risorse e delle rotte energetiche continua ad essere uno dei principali fondamenti del potere delle nazioni e degli imperi. \u201cCultura della potenza\u201d (Leone XIV) sostenuta da religioni senza trascendenza che hanno divinizzato estrattivismo fossile ed \u2019estrattivismo digitale. La narrazione su una presunta, ontologica, orizzontalit\u00e0 del mondo multipolare vorrebbe rassicurarci: molti poli, nessun egemone, relazioni pi\u00f9 paritarie. Le cose non sono affatto cos\u00ec semplici e lineari<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Lo sta sperimentando sul campo la Russia di Putin, e non solo la Russia. Basta seguire il filo che lega i contributi dell\u2019ultimo numero di fuoricollana.it su\u00a0<em>Religioni dell\u2019energia, energia delle religioni<\/em>. La multipolarit\u00e0 non \u00e8 di per s\u00e9 \u201cvirtuosa\u201d. Genera in nome della tutela delle rispettive sfere d\u2019influenza e di sicurezza (quella energetica, in primo luogo) aspre e letali competizioni. Guerre senza fine e senza fondo (F.\u00a0<em>Losurdo, C\u2019\u00e8 speranza nei BRICS. Oltre l\u2019ordine americano-centrico<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/fuoricollana.it\/ce-speranza-nei-brics-oltre-lordine-americano-centrico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/fuoricollana.it\/ce-speranza-nei-brics-oltre-lordine-americano-centrico\/<\/a>). Esemplare l\u2019odierna forma della \u201cguerra\u201d e del \u201cmemorandun di intesa\u201d tra Stati Uniti ed Iran.\u00a0<em>Multipolarismi asimmetrici, multipolarismi gerarchici.\u00a0<\/em>Multipolarismi alimentati da chi teme il declassamento, da chi non accetta di dimensionare il proprio\u00a0<em>potere<\/em>. Non solo\u00a0<em>The Donald,\u00a0<\/em>il paranoico canettiano per eccellenza (A. Cantaro,\u00a0<em>The Donald, il paranoico che \u00e8 in noi<\/em>, in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/07\/the-donald-il-paranoico-che-e-in-noi\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/04\/07\/the-donald-il-paranoico-che-e-in-noi\/<\/a>). La crisi energetica degli scorsi anni e mesi non \u00e8 solo una ripetizione di quella degli anni \u201970. La vicenda israelo-americana-iraniana \u00e8 pi\u00f9 che un \u201csemplice\u201d conflitto mediorientale, \u00e8 pi\u00f9 che un preludio a un nuovo shock petrolifero. \u00c8 parte di un ampio cambiamento negli equilibri di potere globali in cui sicurezza energetica e rivalit\u00e0 tra le potenze provano, senza successo, ad essere \u201cgovernati\u201d congiuntamente. L\u2019energia (petrolio e dati) \u00e8 diventata assai pi\u00f9 di una merce a rischio, \u00e8 una componente di una lotta spietata, a tutto campo, per il potere da parte di soggetti pubblici (gli Stati) e, sempre pi\u00f9, di soggetti privati (le\u00a0<em>bih tech<\/em>). Nella totale e totalitaria indifferenza per gli umili, per i popoli (<em>Magnifica Humanitas<\/em>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><strong>Russia. Il multipolarismo diseguale di Putin<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Vladimir Putin ha costruito, scrive Vincent Ligorio, la propria pretesa di rango di potenza internazionale quasi interamente sull\u2019energia e, segnatamente, sulla convinzione che grazie all\u2019arma energetica, al controllo del petrolio e del\u00a0<a>gas, \u00abMosca vince comunque\u00bb.\u00a0<\/a>Il dogma che le sanzioni europee \u00abnon funzionano\u00bb nella misura in cui la Russia pu\u00f2 rivolgersi a comparatori asiatici e, per tale via, sopperire all\u2019esaurimento dei rapporti con l\u2019Europa. \u00c8 vero \u2013 si osserva \u2013 che Mosca ha smentito in questi anni il\u00a0<em>trionfalismo atlantico<\/em>\u00a0(\u00able sanzioni funzionano), ma \u00e8 anche vero che ha pagato un prezzo altissimo al suo\u00a0<em>speculare fatalismo<\/em>\u00a0(\u00abMosca vince comunque\u00bb). Putin si \u00e8 consegnato ad un \u00abun pugno di compratori asiatici che non controlla\u00bb. \u00a0Ha certamente reindirizzato la propria rendita (quella, oggi esaurita, che le veniva dall\u2019 Europa) verso altri, ma al prezzo di consegnarsi ad un\u2019altra corda. Un fatto con la F Maiuscola, largamente ignorato dalla geopolitica e dalla geoeconomia da tabloid.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Per vent\u2019anni il gas \u00e8 stato lo strumento di potenza per eccellenza del Cremlino (V. Ligorio, Russia.\u00a0<em>L\u2019arma energetica al tempo della multipolarit\u00e0 asimmetrica<\/em>). Non per il suo valore commerciale \u2013 modesto, rispetto al petrolio \u2013 ma per la sua\u00a0<em>geometria geopolitica<\/em>: i gasdotti sono infrastrutture fisse, e una rete fissa crea dipendenza reciproca, dunque ricatto reciproco. Era questa la leva che Mosca riteneva decisiva quando, nell\u2019autunno del 2022, ridusse deliberatamente le forniture all\u2019Europa scommettendo che il freddo invernale avrebbe piegato il sostegno a Kiev. La scommessa \u00e8 fallita: ha prodotto l\u2019esito opposto. L\u2019export via gasdotto verso l\u2019Europa \u00e8 crollato da circa 152 miliardi di metri cubi nel 2021 ad appena 18 nel 2025; le spedizioni di\u00a0<em>Gazprom<\/em>\u00a0sono precipitate di oltre il quaranta per cento nell\u2019ultimo anno, ai minimi da decenni, e il colosso ha iscritto a bilancio le prime perdite in vent\u2019anni<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn1\">[1]<\/a>.\u00a0<em>Il punto politico \u00e8 questo<\/em>: la leva del gas non si \u00e8 spuntata perch\u00e9 qualcuno l\u2019abbia disinnescata, ma perch\u00e9 l\u2019Europa ha pagato il costo dello svincolo, inflazione, recessione sfiorata e una volta pagato quel costo lo svincolo \u00e8 diventato irreversibile. Un\u2019arma di interruzione vale solo finch\u00e9 la minaccia di usarla resta credibile e reversibile. Esercitarla fino in fondo, come ha fatto Mosca, equivale a bruciarla. Il gas che fluiva verso ovest non pu\u00f2 essere semplicemente dirottato altrove: i gasdotti seguono le loro direttrici e non sono piattaforme mobili tali da ridirezionare le risorse verso nuovi canali. Su questo fronte la Russia non ha riconfigurato nulla. Ha perso la propria scommessa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><em>Il petrolio\u00a0<\/em>\u2013 osserva Ligorio \u2013\u00a0<em>\u00e8 un\u2019altra cosa<\/em>. A differenza del gas, il greggio \u00e8 fungibile: si carica su infrastrutture mobili \u2013 le petroliere \u2013 e si manda dove conviene. \u00c8 questa flessibilit\u00e0 che ha consentito a Mosca l\u2019operazione pi\u00f9 riuscita della sua\u00a0<em>economia di guerra<\/em>. I volumi esportati sono rimasti pressoch\u00e9 invariati, circa 238 milioni di tonnellate nel 2025, contro le 240 del 2024, mentre la geografia degli acquirenti si ribaltava completamente. Oggi circa l\u201980 per cento del greggio russo prende la via dell\u2019Asia: a fine maggio 2026 la Cina assorbiva la met\u00e0 delle esportazioni di greggio, l\u2019India poco pi\u00f9 di un terzo, la Turchia il sei, l\u2019Ue un residuale cinque per cento. A reggere questo travaso \u00e8 stata la costruzione di una\u00a0<em>flotta\u2011ombra<\/em>\u00a0che ha trasportato nell\u2019aprile 2026 una quota record, oltre la met\u00e0, delle esportazioni russe<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn2\">[2]<\/a>. Sarebbe per\u00f2 un errore concludere che le sanzioni siano un fallimento. Le misure americane contro\u00a0<em>Rosneft<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Lukoil,<\/em>\u00a0che da sole coprono circa met\u00e0 dell\u2019export di greggio, hanno colpito quasi il settanta per cento dei volumi e spinto i grandi raffinatori indiani \u2013\u00a0<em>Reliance<\/em>,\u00a0<em>Bharat Petroleum<\/em>\u00a0\u2013 a sospendere gli acquisti diretti. Lo sconto degli\u00a0<em>Urals<\/em>\u00a0sul\u00a0<em>Brent<\/em>\u00a0si \u00e8 allargato fino a oltre 23 dollari e gli introiti di bilancio del Cremlino sono caduti di oltre un quinto. La rendita resiste ma \u00e8 diventata pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 costosa da movimentare, pi\u00f9 esposta alla decisione di pochi compratori. E qui sta il nodo:\u00a0<em>la Russia si \u00e8 liberata della leva occidentale consegnandosi a un\u2019altra dipendenza<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em>. La Russia che credeva di sfuggire al rango di\u00a0<em>periferia dell\u2019Occidente<\/em>\u00a0rischia di scoprirsi\u00a0<em>periferia energetica dell\u2019Oriente<\/em>, fornitrice di materie prime a sconto in cambio di manufatti (V. Ligorio,\u00a0<em>Russia<\/em>.\u00a0<em>L\u2019arma energetica al tempo della multipolarit\u00e0 asimmetrica<\/em>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019America. Il multipolarismo gerarchico di Trump<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 soliti descrivere il mondo che nasce dal\u00a0<em>declino americano<\/em>\u00a0come un mondo multipolare, orizzontale. La traiettoria energetica russa mostra esemplarmente che le cose non sono cos\u00ec lineari. Liberarsi della dipendenza da un centro non significa necessariamente diventare pi\u00f9 autonomi: pu\u00f2 significare semplicemente\u00a0<em>cambiare centro<\/em>. Mosca \u00e8 uscita dalla leva occidentale entrando in quella cinese, e la seconda \u00e8 pi\u00f9 stringente della prima, perch\u00e9 esercitata da un compratore unico, paziente, con alternative, su un venditore solo e senza vie d\u2019uscita. L\u2019Europa, ai tempi dell\u2019interdipendenza, aveva bisogno del gas russo quanto la Russia aveva bisogno dei suoi pagamenti: era un ricatto reciproco. Il rapporto con la Cina non \u00e8 reciproco. \u00c8 asimmetrico, e l\u2019asimmetria pende dalla parte sbagliata per il Cremlino. L\u2019arma energetica russa, certo, non \u00e8 stata spezzata. \u00c8 stata costretta a cambiare bersaglio, e nel farlo ha cambiato \u201cpadrone\u201d. Mosca impugnava una leva; oggi stringe una corda che la lega (V. Ligorio<em>, Russia. L\u2019arma energetica al tempo della multipolarit\u00e0 asimmetrica<\/em>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La narrazione sulla ontologica orizzontalit\u00e0 del mondo multipolare regge ancor meno quando si volga \u00a0lo sguardoalle implicazioni dell\u2019<em>ordine della sicurezza energetica\u00a0<\/em>fondato sulla\u00a0<em>centralit\u00e0 dell\u2019America.\u00a0<\/em>Una visione depositata nei suoi tratti essenziali nel\u00a0<em>National Security Strategy<\/em>\u00a0(NSS). Un documento contenente una netta riaffermazione della dottrina\u00a0<em>America First<\/em>\u00a0fondata sulla sovranit\u00e0 nazionale, sulla sicurezza delle frontiere, sulla reindustrializzazione del paese, sulla sua supremazia tecnologica, sulla competizione strategica con la Cina: obiettivi il cui raggiungimento \u00e8 affidato al rafforzamento della capacit\u00e0 produttiva interna, all\u2019indipendenza energetica, all\u2019intelligenza artificiale, allo sviluppo delle tecnologie avanzate (F. Sylos Labini,\u00a0<em>La nuova guerra fredda tra Stato fossile e Stato elettrico<\/em>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Questa impostazione riflette i vincoli strutturali con cui gli USA devono confrontarsi (debito federale, 40 trilioni di dollari); costo annuale degli interessi (oltre un trilione di dollari); declino trentennale dell\u2019industria manifatturiera. Riflette la (collegata) convinzione che questi vincoli strutturali possano essere governati rafforzando quelli che restano i principali pilastri della potenza economica statunitense: il predominio finanziario internazionale, la leadership energetica basata sul petrolio e sul gas, il vantaggio tecnologico nei settori pi\u00f9 avanzati dell\u2019economia, quelli legati alle grandi corporation della Silicon Valley<a>.<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">L\u2019opzione dell\u2019amministrazione americana per lo\u00a0<em>Stato fossile\u00a0<\/em>\u00e8 assai meno improvvisata di come una pigra narrazione la dipinge. \u00c8 scritta a chiare lettere nel\u00a0<em>NSS<\/em>: \u00abRipristinare il primato energetico degli Stati Uniti (nel petrolio, nel gas, nel carbone e nel nucleare) e rilocalizzare sul territorio nazionale le componenti chiave necessarie per il sistema energetico rappresenta una\u00a0<em>priorit\u00e0 strategica assoluta<\/em>. Energia abbondante e a basso costo consentir\u00e0 di creare posti di lavoro ben retribuiti negli Stati Uniti, ridurre i costi per consumatori e imprese americane, favorire la reindustrializzazione e mantenere il vantaggio competitivo nelle tecnologie di frontiera, come l\u2019intelligenza artificiale. L\u2019espansione delle esportazioni nette di energia rafforzer\u00e0 inoltre i rapporti con gli alleati, limitando al contempo l\u2019influenza degli avversari, tutelando la capacit\u00e0 degli Stati Uniti di difendere il proprio territorio e, quando e dove necessario, di\u00a0<em>proiettare il proprio potere<\/em>. Respingiamo le disastrose ideologie del \u201ccambiamento climatico\u201d e dello \u201cZero Netto\u201d (<em>Net Zero<\/em>), che hanno arrecato gravi danni all\u2019Europa, minacciano gli Stati Uniti e finiscono per sovvenzionare i nostri avversari\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">L\u2019assetto del mondo prefigurato in questa strategia \u2013 il \u2018manifesto\u2019 del\u00a0<em>multipolarismo gerarchico<\/em>\u00a0\u2013 presenta costi e contraddizioni crescenti. Da un lato, tende a rafforzare una visione della sicurezza nazionale fortemente legata al\u00a0<em>controllo delle risorse energetiche e delle principali rotte commerciali globali<\/em>, alimentando una\u00a0<em>crescente militarizzazione delle relazioni internazionali<\/em>. Dall\u2019altro, sottovaluta la pi\u00f9 grande sfida collettiva del XXI secolo: la\u00a0<em>crisi climatica<\/em>. Cosa che il competitor emergente, la Cina, dell\u2019odierno mondo multipolare \u00e8 ben lungi dal fare (V. Comito,\u00a0<em>Recenti tendenze dell\u2019energia e del clima a livello mondiale<\/em>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><strong>Il multilateralismo egemonico della Cina<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Nella\u00a0<em>NSS<\/em>\u00a0non si fa cenno alle energie rinnovabili come il solare, l\u2019eolico e le tecnologie ad esse collegate. Inoltre, si nega che i combustibili fossili causino il cambiamento climatico. Di tutto altro tenore \u00e8 il XV Piano Quinquennale cinese (2026\u20132030), una vera e propria guida per l\u2019industria, la ricerca, la tecnologia, l\u2019energia, la sicurezza nazionale e lo sviluppo sociale. I suoi pilastri principali sono quattro.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il primo \u00e8 l\u2019<em>autosufficienza tecnologica<\/em>, lo sviluppo di semiconduttori, intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie e tecnologie quantistiche con riduzione della dipendenza dalle tecnologie occidentali (<em>in primis<\/em>\u00a0statunitensi). Il secondo \u00e8 il\u00a0<em>rafforzamento della manifattura avanzata<\/em>\u00a0con la trasformazione della Cina da \u201cfabbrica del mondo\u201d a leader nelle produzioni ad alto valore aggiunto ed il sostegno a settori strategici batterie, veicoli elettrici, aerospazio e automazione industriale. Il terzo \u00e8 la\u00a0<em>crescita guidata dall\u2019innovazione<\/em>: aumento della spesa in ricerca e sviluppo (R&amp;S) di oltre il 7% annuo per arrivare al 3% di spesa in R&amp;S rispetto al PIL nel 2030 e un rafforzamento della ricerca di base e delle universit\u00e0.\u00a0 Il quarto pilastro \u00e8 la\u00a0<em>sicurezza economica ed energetica<\/em>: rafforzamento delle catene di approvvigionamento; sicurezza alimentare ed energetica; riduzione delle vulnerabilit\u00e0 nei confronti dell\u2019estero.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><em>Modernizzazione socialista<\/em>. Modernizzazione basata su innovazione tecnologica, autonomia industriale e rafforzamento della\u00a0<em>potenza nazionale<\/em>.\u00a0 Con due punti qualificanti. Il primo \u00e8 uno\u00a0<em>Sviluppo di alta qualit\u00e0<\/em>, che punta a sostenere la crescita economica attraverso le\u00a0<em>nuove forze produttive<\/em>. Il fotovoltaico, i veicoli elettrici e i sistemi di accumulo energetico basati su batterie. Il secondo punto \u00e8 lo\u00a0<em>Sviluppo verde<\/em>, la riduzione entro il 2030 del 17% l\u2019intensit\u00e0 delle emissioni di CO\u2082, l\u2019aumento al 30% la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico, la realizzazione di 100 parchi industriali a emissioni nette zero. Il piano prevede, inoltre, il rafforzamento dei sistemi di gestione del carbonio, con una riduzione del 10% dell\u2019intensit\u00e0 energetica per unit\u00e0 di PIL, il consolidamento del mercato nazionale delle emissioni, l\u2019introduzione di standard sempre pi\u00f9 rigorosi per le quote di carbonio, l\u2019elettrificazione dei trasporti e alla diffusione di veicoli e navi alimentati con combustibili a basse emissioni, la tutela delle risorse naturali, la promozione di stili di vita sostenibili, la costruzione di una rete idrica nazionale finalizzata a migliorare la resilienza del paese ai cambiamenti climatici F. Sylos Labini,\u00a0<em>La nuova guerra fredda tra Stato fossile e Stato elettrico<\/em>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La\u00a0<em>transizione energetica cinese<\/em>\u00a0non guarda soltanto alla riduzione delle emissioni ma anche al controllo delle tecnologie che produrranno l\u2019energia del futuro: pannelli solari, batterie, veicoli elettrici, sistemi di accumulo e reti intelligenti. Un terreno in cui si gioca una parte fondamentale della rivalit\u00e0 tra Usa e Cina e in cui i cinesi hanno acquisito un vantaggio in termini di ricerca e innovazioni (brevetti) che diventa ogni giorno pi\u00f9 grande. Negli ultimi 15 anni il fotovoltaico ha conosciuto una crescita straordinaria a livello globale, ma nessun paese ha registrato un\u2019espansione paragonabile a quella cinese<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Lo sviluppo del solare non \u00e8 solo una questione climatica o tecnologica ma geopolitica. La diffusione delle energie rinnovabili introduce potenzialmente una novit\u00e0 storica. A differenza dei combustibili fossili, concentrati in poche regioni del pianeta, l\u2019energia solare pu\u00f2 essere prodotta quasi ovunque. Per molti decenni il sogno degli scienziati nucleari \u00e8 stato quello di rendere disponibile un\u2019energia abbondante e accessibile a tutta l\u2019umanit\u00e0. Quella promessa sembra oggi avvicinarsi non attraverso il nucleare, in cui si attarda oggi il governo italiano<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0, ma grazie al fotovoltaico, una tecnologia installabile rapidamente, su vasta scala e con costi in continua diminuzione. Nel nuovo sistema energetico il fattore decisivo non sar\u00e0 pi\u00f9 il controllo dei giacimenti di petrolio e gas, ma delle filiere industriali che rendono possibile la produzione di energia: pannelli, batterie, sistemi di accumulo, reti elettriche e materiali critici. \u00c8 in questo contesto che la posizione della Cina appare particolarmente significativa. Pechino controlla gran parte della filiera del fotovoltaico, dalla raffinazione del polisilicio alla produzione di wafer, celle e moduli. Circa l\u201980% dei pannelli installati nel mondo \u00e8 oggi prodotto in Cina. La Cina non sta semplicemente costruendo pi\u00f9 impianti degli altri paesi:\u00a0<em>la Cina sta costruendo l\u2019infrastruttura industriale globale della transizione energetica<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La divergenza tra USA e Cina riflette due strategie profondamente diverse. Washington ha costruito la propria potenza energetica sul controllo delle risorse fossili, sul sistema del petrodollaro e, pi\u00f9 recentemente, sulla crescita della produzione interna di petrolio e gas. Pechino ha puntato sulla costruzione di filiere industriali integrate nelle tecnologie della transizione energetica, sostenute da una pianificazione e da investimenti su larga scala. Oggi la Cina non \u00e8 soltanto il maggiore installatore di capacit\u00e0 solare, ma il principale artefice della transizione energetica globale. D\u2019altra parte, la strategia statunitense degli ultimi decenni, culminata nelle tensioni che attraversano oggi il Medio Oriente, si inserisce nel tentativo di preservare un ordine internazionale centrato sulla potenza americana e sul contenimento della Cina.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il controllo delle principali rotte commerciali e delle aree energetiche strategiche continua a rappresentare un elemento centrale di questa competizione (F. Sylos Labini,\u00a0<em>La nuova guerra fredda tra Stato fossile e Stato elettrico<\/em>). Una competizione che mentre gli Stati Uniti,\u00a0<em>Stato fossile<\/em>, conducono sulla base del paradigma del\u00a0<em>multipolarismo gerarchico<\/em>, la Cina,\u00a0<em>Stato elettrico<\/em>, conduce affidandosi ad un\u00a0<em>multilateralismo egemonico.\u00a0<\/em>Un<em>\u00a0multilateralismo trasformativo<\/em>\u00a0che prova a mediare interessi nazionali divergenti sulla base di istituzioni e procedure improntate a relazioni di reciprocit\u00e0, nel presupposto che la cooperazione, a partire da quella con i paesi del Sud globale, \u00e8 quella pi\u00f9 atta a garantire sicurezza (anche energetica) e sviluppo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><strong>Obiettivi \u201csistemici\u201d delle guerre di Trump e di Netanyahu<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">\u00c8 sulla base della \u2018vocazione\u2019 degli Usa come\u00a0<em>Stato fossile<\/em>\u00a0e del\u00a0<em>multipolarismo gerarchico<\/em>\u00a0come paradigma delle relazioni internazionali che Trump ha affrontato il conflitto con l\u2019Iran. Come chiaramente emerge dall\u2019iniziale, triplice e ardito obiettivo, con cui \u00e8 \u201centrato in guerra\u201d: a) indebolire le capacit\u00e0 nucleari e missilistiche dell\u2019Iran per rafforzare il dominio regionale di Israele; b) mantenere il controllo strategico di Washington sui flussi energetici globali; c) evitare che il mondo musulmano cada sotto la crescente influenza cinese\u00a0<a>(<\/a><a href=\"https:\/\/www.populismstudies.org\/power-transition-in-the-middle-east-the-intersection-of-us-global-rivalries-and-israels-regional%20ambitions\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.populismstudies.org\/power-transition-in-the-middle-east-the-intersection-of-us-global-rivalries-and-israels-regional ambitions\/<\/a>). Nel presupposto, messo nero su bianco da un recente rapporto britannico, che energia, guerra, diplomazia sono sempre pi\u00f9 ambiti \u201cpolitici\u201d da gestire strategicamente (<a href=\"https:\/\/commonslibrary.parliament.uk\/research-briefings\/cbp-10521\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/commonslibrary.parliament.uk\/research-briefings\/cbp-10521\/<\/a>). Una dinamica di potere che allontana il mondo dalle \u201cregole\u201d dell\u2019<em>ordine internazionale<\/em>\u00a0del secondo dopoguerra a vantaggio di un sistema pi\u00f9 frammentato e popolato da coalizioni selettive e a legittimit\u00e0 variabile di cui l\u2019attacco israelo-americano \u00e8 l\u2019ultimo e pi\u00f9 compiuto emblema. Non a caso, iniziato e proseguito senza giustificazione legale e risoluzione ONU che indicasse che l\u2019Iran rappresentasse una minaccia imminente<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il tema principale per Trump non \u00e8 tanto la scarsit\u00e0 (relativa) delle fonti, ma il modo in cui il conflitto \u00e8 inquadrato e \u201climitato\u201d. La \u201cguerra\u201d e la \u201cpace\u201d vanno gestite, per Trump, all\u2019interno di un pi\u00f9 ampio cambiamento dell\u2019ordine globale. La forza va usata, ma \u201c<em>cum iudicio<\/em>\u201d. L\u2019escalation tollerata, ma entro certi limiti. La legittimit\u00e0 non deve essere universale, ma costruita gradualmente attraverso alleanze temporanee e sforzi \u2018diplomatici\u2019 mirati. L\u2019energia fossile e digitale \u00e8 pi\u00f9 di una semplice merce a rischio, ma una componente di una lotta per il potere che vede coinvolte potenze grandi, medie e piccole.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Con interessi non sempre del tutto convergenti. Mentre il primato degli USA si fa sempre pi\u00f9 contestato e il Medio Oriente si riorganizza in base a dinamiche politiche interconnesse in materia di energia, sicurezza e corridoi strategici, Israele persegue una duplice strategia di espansione, basata sia sulla collaborazione che sulla coercizione. Sul fronte della deterrenza, la sua posizione aggressiva in materia di guerra riflette i suoi calcoli di \u201csicurezza\u201d. Le capacit\u00e0 missilistiche iraniane, le reti di alleati e i progressi nucleari sono rappresentate come minacce virtualmente esistenziali. La loro virtualit\u00e0 non rende, tuttavia, la \u201cnarrazione\u201d prudente. Tutt\u2019altro. Una volta che un regime ostile \u00e8 definito come una minaccia strategica totale, la soglia per l\u2019adozione di misure straordinarie si abbassa: uso della forza preventiva, attacchi per indebolire i regimi ostili, militarizzazione regionale, creazione di spregiudicate coalizioni esterne. Ed \u00e8 in questo contesto che Israele utilizza azioni militari punitive contro Iran, Siria, Hamas e gruppi armati alleati per indebolire gli avversari, ripristinare la deterrenza ed espandere il proprio spazio di manovra. Pi\u00f9 che come un piccolo Stato assediato,\u00a0<em>Israele<\/em>\u00a0si comporta come un\u2019<em>aspirante potenza regionale<\/em>\u00a0che vuole assicurarsi il dominio nell\u2019area (\u201cun posto a tavola\u201d) prima che l\u2019emergente (dis)ordine multipolare diventi meno accomodante. L\u2019attuale scenario del conflitto va, insomma, al di l\u00e0 degli esiti immediati sul campo di battaglia, ma riguarda la definizione del futuro panorama geopolitico e geo-economico del Mediterraneo orientale e del pi\u00f9 ampio Medio Oriente (<a href=\"https:\/\/www.populismstudies.org\/power-transition-in-the-middle-east-the-intersection-of-us-global-rivalries-and-israels-regional%20ambitions\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.populismstudies.org\/power-transition-in-the-middle-east-the-intersection-of-us-global-rivalries-and-israels-regional ambitions\/<\/a>)<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">. Non tutti gli attori che si avvicinano a Israele vanno considerati parte tout court di un blocco apertamente filo-israeliano.\u00a0 Gli interessi dell\u2019Arabia Saudita coincidono pragmaticamente con quelli di Israele su temi quali il contenimento dell\u2019Iran, la protezione delle forniture energetiche e il mantenimento di un equilibrio regionale favorevole.\u00a0 Non si tratta di vere e proprie alleanze, ma dimostrano che\u00a0<em>Israele<\/em>\u00a0opera in un contesto in cui ex o potenziali avversari sono sempre pi\u00f9 coinvolti in modelli di coordinamento,\u00a0<em>de-conflict<\/em>\u00a0o accomodamento selettivo. Israele sta, cio\u00e8, cercando di dar vita a un\u00a0<em>ordine regionale gerarchico<\/em>, costruendo reti laddove possibile, gestendo i nemici laddove necessario e utilizzando sia la cooperazione che la forza per espandere la sfera d\u2019azione in cui pu\u00f2 agire come\u00a0<em>potenza dominante<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><strong>Le monarchie del Golfo. Il linguaggio della sopravvivenza?<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Agli inizi degli anni novanta dello scorso secolo Huntington sosteneva che i conflitti post-Guerra Fredda avrebbero seguito sempre pi\u00f9 linee di faglia culturali e religiose (S.P. Huntington,\u00a0<em>Lo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale<\/em>, Garzanti, 2000). La strategia attuale di Washington e dei suoi alleati regionali, non \u00e8, tuttavia, quella di abbracciare apertamente tale scontro, ma di strumentalizzarne selettivamente la logica e contenerne le conseguenze. Trump e, pi\u00f9 difficile dire, Netanyahu non desiderano che la guerra e il conflitto contro l\u2019Iran degenerino in uno scontro di civilt\u00e0 che spingerebbe le societ\u00e0 a maggioranza musulmana verso la Cina. Iran, Hamas, Hezbollah, vengono presentati come minacce securitizzate e contenibili, mentre le monarchie del Golfo e gli altri Stati a maggioranza musulmana vengono coinvolti attraverso la diplomazia dei donatori e una gestione calibrata delle alleanze. Combattere un avversario senza che la guerra consolidi un\u2019identit\u00e0 politica anti-occidentale nel mondo musulmano.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Non mancano frizioni e contraddizioni. Gran parte del quadro diplomatico si propone di circoscrivere i conflitti alla pi\u00f9 ristretta questione della sicurezza, sottolineando, ad esempio. come il\u00a0<em>Board of Peace<\/em>\u00a0si basi in larga misura sulla partecipazione dei Paesi arabi del Golfo e dell\u2019Asia centrale (<a href=\"https:\/\/www.cfr.org\/articles\/guide-trumps-twenty-point-gaza-peace-deal\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.cfr.org\/articles\/guide-trumps-twenty-point-gaza-peace-deal<\/a>). Al contrario, l\u2019Ufficio dell\u2019ONU per i diritti umani critica questa impostazione, ritenendola incompatibile con un approccio riparativo basato sui diritti umani per la ricostruzione (<a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/en\/press-releases\/2026\/03\/un-experts-condemn-board-peace-call-reparative-rights-based-approach\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ohchr.org\/en\/press-releases\/2026\/03\/un-experts-condemn-board-peace-call-reparative-rights-based-approach<\/a>). E, tuttavia, bench\u00e9 la struttura sia tutt\u2019altro che eticamente e politicamente convincente, palese \u00e8 l\u2019intento di farla agire come un meccanismo di compartimentalizzazione: alcuni attori vengono isolati come minacce da disarmare o neutralizzare, altri vengono mantenuti all\u2019interno di un quadro di cooperazione per la ricostruzione e la stabilizzazione geopolitica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La risposta regionale conferma il prevalere di elementi fluidit\u00e0 e di contraddittoriet\u00e0. Nella loro dichiarazione congiunta GCC-UE, i ministri del Golfo e dell\u2019Europa hanno condannato gli attacchi iraniani contro gli Stati del GCC, hanno sottolineato che i territori del GCC non sono stati utilizzati per lanciare attacchi contro l\u2019Iran, hanno invocato la legittima difesa e hanno evidenziato l\u2019importanza di proteggere le rotte marittime, le catene di approvvigionamento e la stabilit\u00e0 del mercato energetico (<a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/en\/press\/press-releases\/2026\/03\/05\/joint-statement-by-gcc-eu-ministers-meeting-on-recent-developments-in-the-middle-east-iran-\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.consilium.europa.eu\/en\/press\/press-releases\/2026\/03\/05\/joint-statement-by-gcc-eu-ministers-meeting-on-recent-developments-in-the-middle-east-iran-<\/a>). Le monarchie del Golfo sono strette tra l\u2019escalation iraniana e l\u2019avventatezza degli Stati Uniti e la loro principale preoccupazione \u00e8 la salvaguardia dei loro fragili sistemi economici e di sicurezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un unico Fronte anti-occidentale, non \u00e8 il linguaggio di un blocco di civilt\u00e0 unificato, \u00e8, probabilmente,\u00a0<em>il linguaggio della sopravvivenza del regime<\/em>. La condanna da parte dell\u2019Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) degli attacchi israeliani contro l\u2019Iran coesiste con reazioni ufficiali del Golfo contenute e ambivalenti, mentre i reportage dell\u2019Associated Press sottolineano la rabbia delle \u00e9lite nei confronti degli Usa per aver esposto gli Stati del Golfo a ritorsioni senza sufficiente preavviso o protezione. Come \u00e8 scritto in una dichiarazione congiunta del Consiglio europeo, ci\u00f2 che emerge \u00e8 una frammentazione del blocco (<a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/en\/press\/press-releases\/2026\/03\/05\/joint-statement-by-gcc-eu-ministers-meeting-on-recent-developments-in-the-middle-east-iran-s-attacks-against-gcc-states\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.consilium.europa.eu\/en\/press\/press-releases\/2026\/03\/05\/joint-statement-by-gcc-eu-ministers-meeting-on-recent-developments-in-the-middle-east-iran-s-attacks-against-gcc-states\/<\/a>). Le monarchie del Golfo non sono partecipanti a pieno titolo a una crociata anti-iraniana. Sono attori difensivi che cercano di preservare credibilit\u00e0 commerciale, ordine interno e sicurezza esterna in una guerra che non hanno voluto. Cercano di prevenire il collasso regionale senza avallare pienamente la logica \u201cstrategica\u201d che ha generato la crisi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><strong>La guerra iraniana. Gli effetti non previsti del multipolarismo gerarchico<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">L\u2019odierno dibattito sull\u2019accordo Stati Uniti-Iran si sta consumando sulla domanda sbagliata: chi ha vinto? La domanda \u00e8 comprensibile, perch\u00e9 la guerra ha prodotto immagini potenti di distruzione militare iraniana e di regime sopravvissuto, e la tensione tra questi due fatti invita a cercare un verdetto. Ma il verdetto \u00e8 una trappola, perch\u00e9 oscura la domanda che conta: qual \u00e8\u00a0<em>la struttura che emerge dal conflitto<\/em>. Si tratta di mutamenti che il memorandum di intesa registra pi\u00f9 che produrre, e che resteranno indipendentemente da ci\u00f2 che accadr\u00e0 nella finestra negoziale delle prossime settimane<strong>\u00a0<a>(<\/a><\/strong>G. Percannella,\u00a0<em>L\u2019Iran, Hormuz e gli scenari che cambiano. Quel che resta dopo il conflitto<\/em>, in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2026\/06\/22\/news\/liran-hormuz-e-gli-scenari-che-cambiano-quel-che-resta-dopo-il-conflitto--400959\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2026\/06\/22\/news\/liran-hormuz-e-gli-scenari-che-cambiano-quel-che-resta-dopo-il-conflitto\u2013400959<\/a><strong>).<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">\u00a0 All\u2019inizio dell\u2019operazione militare statunitense (<em>Furia epica)<\/em>\u00a0e di quella israeliana (<em>Il ruggito del Leone<\/em>) contro l\u2019Iran, acuti osservatori avevano evidenziato come l\u2019Iran costituisse il perno su cui ruota il\u00a0<em>destino dell<\/em>\u2019<em>Eurasia<\/em>\u00a0<em>multipolare<\/em>. Per Pechino (e Mosca) il bastione che impedisce all\u2019egemonia marittima euro-atlantica di chiudere il cerchio attorno al supercontinente, il nodo vivo del corridoio Nord-Sud e della Nuova Via della Seta. E per chi bombardava l\u2019Iran, un tentativo di\u00a0<em>chirurgia geopolitica<\/em>\u00a0volto ad asportare questo perno.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Coloro, tuttavia, che bombardavano, stavano sottovalutando la capacit\u00e0 iraniana di\u00a0<em>trasformare il trauma in risorsa identitaria<\/em>. Nello\u00a0<em>sciismo<\/em>\u00a0il martirio non \u00e8 una sconfitta, ma un atto di fecondazione storica, una\u00a0<em>teologia del differimento<\/em>\u00a0che converte la perdita in riscatto futuro. Ogni esplosione rischia di risvegliare un nazionalismo metafisico ancor pi\u00f9 cupo e compatto, una\u00a0<em>tecnocrazia del sacro<\/em>: una\u00a0<em>forma di governo<\/em>\u00a0in cui la legittimazione religiosa, progressivamente svuotata dei suoi contenuti dogmatici pi\u00f9 esposti alla critica, si converte in un dispositivo di mobilitazione collettiva al servizio di uno\u00a0<em>Stato tecnico-militare<\/em>. Non pi\u00f9 un clero che governa in nome di Dio, ma\u00a0<em>un\u2019\u00e9lite tecnocratica che usa la grammatica del sacro<\/em>\u00a0\u2013 il martirio, la persecuzione, l\u2019attesa escatologica \u2013 come architettura del consenso e collante identitario. \u00c8 uno\u00a0<em>sciismo senza teologia<\/em>, la\u00a0<em>teologia ridotta a ingegneria sociale<\/em>, la cui efficacia non dipende pi\u00f9 dalla fede dei governanti ma dalla sua capacit\u00e0 di strutturare l\u2019esperienza collettiva del nemico e del sacrificio. Un\u2019eventualit\u00e0 che potrebbe, si osservava, rilevarsi pi\u00f9 duratura della Repubblica Islamica: un autoritarismo che fa a meno del sacro come contenuto ma lo conserva come forma. Un Iran moltiplicatore di instabilit\u00e0 la cui distruzione parziale genera esternalit\u00e0 che ridisegnano l\u2019intero sistema. Lo Stretto di Hormuz nelle mani di un Iran integro che vende idrocarburi \u00e8 un corridoio commerciale; nelle mani di un Iran ferito, sanzionato, diventa l\u2019unica leva rimasta, l\u2019arma di chi non ha pi\u00f9 nulla da perdere sul piano economico ma pu\u00f2 ancora trasformare la propria agonia in crisi energetica globale. In larga misura, \u00e8 proprio andata cos\u00ec (<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/06\/22\/le-regime-iranien-a-t-il-toujours-besoin-de-faire-la-guerre-a-lamerique\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/06\/22\/le-regime-iranien-a-t-il-toujours-besoin-de-faire-la-guerre-a-lamerique\/<\/a>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 poi, si aggiungeva, la\u00a0<em>questione nucleare<\/em>, ineludibile perch\u00e9 rappresenta la soglia oltre la quale tutti i ragionamenti sulla \u201cresilienza\u201d diventano secondari. L\u2019Iran ha osservato attentamente i destini di Iraq, Libia e Ucraina: la bomba \u00e8 una polizza assicurativa contro la sovversione del regime. L\u2019attacco israelo-americano, lungi dal ritardare questa logica potrebbe \u2013 si profetizzava \u2013 rappresentarne l\u2019accelerazione. Un Iran che sopravvive all\u2019urto senza avere la bomba impara che deve averla; un Iran che nel tentativo di ottenerla viene ulteriormente colpito impara che deve ottenerla prima e in fretta. Questa spirale \u00e8 la struttura elementare della deterrenza applicata a un attore che ha gi\u00e0 dimostrato di sapere attendere decenni per conseguire i propri obiettivi strategici. Il paradosso finale della campagna aerea \u00e8, si aggiungeva, che essa potrebbe produrre esattamente il risultato che dichiara di voler impedire (<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/32491-antonio-martone-l-iran-preso-sul-serio.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/32491-antonio-martone-l-iran-preso-sul-serio.html<\/a>). E, anche da questo punto di vista, l\u2019andamento delle trattative tra Usa e Iran suggerisce che trattasi di uno scenario tutt\u2019altro che peregrino, indipendentemente da ci\u00f2 che accadr\u00e0 nella finestra negoziale dei prossimi mesi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">L\u2019odierna vicenda iraniana \u00e8 il simbolo e l\u2019incarnazione dei\u00a0<em>limiti<\/em>\u00a0<em>del<\/em>\u00a0<em>multipolarismo gerarchico<\/em>. La\u00a0<em>paranoia distruttiva<\/em>\u00a0di coloro che (Israele e Usa, nel \u201ccaso\u201d di specie) detengono una spettacolare superiorit\u00e0 degli armamenti (spinta, grazie all\u2019uso di algoritmi, a estremi futuristici) non \u00e8 sufficiente a vincere n\u00e9 la \u201cguerra\u201d n\u00e9 la \u201cpace\u201d, non \u00e8 sufficiente a fare accettare\u00a0<em>l\u2019asimmetria di potere tecnologico-finanziario\u00a0<\/em>tra i contendenti come\u00a0<em>nomos\u00a0<\/em>di un ordine internazionale e regionale stabile e duraturo (A. Cantaro,\u00a0<em>Il benpensante, il giocatore e l\u2019ayatollah\u00a0<\/em>in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/15\/il-benpensante-il-giocatore-e-layatollah\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/15\/il-benpensante-il-giocatore-e-layatollah\/<\/a>). Come mostrano i mutamenti in atto che riguardano lo status dello Stretto di Hormuz, la natura del regime iraniano e l\u2019architettura di sicurezza regionale. Non sono fenomeni che procedono in parallelo: si rinforzano reciprocamente in un sistema in cui nessun attore pu\u00f2 invertire unilateralmente perch\u00e9 ciascuno \u00e8 condizione degli altri.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">L\u2019istituzione pi\u00f9 trascurata nel dibattito \u00e8 la\u00a0<em>Persian Gulf Strait Authority\u00a0<\/em>(PSGA), l\u2019Autorit\u00e0 dello Stretto del Golfo Persico, creata dall\u2019Iran a maggio 2026 mentre i negoziati erano in corso<strong>.\u00a0<\/strong>Non si tratta di un comitato militare provvisorio n\u00e9 di una misura emergenziale: \u00e8 un ente permanente, con struttura burocratica propria, con competenza dichiarata su una zona marittima che l\u2019Iran ha unilateralmente definito espandendo i propri limiti territoriali fino a sovrapporsi con le acque omanite ed emiratine. L\u2019autorit\u00e0 ha emesso circolari operative: registrazione obbligatoria con quarantotto ore di anticipo per il transito, categorizzazione delle navi per nazionalit\u00e0 e bandiera, sistema di tariffe per \u201cservizi di sicurezza, ambientali e assicurativi\u201d sospese per sessanta giorni in ottemperanza al memorandum. Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha guidato i negoziati iraniani, ha dichiarato che \u201clo Stretto non torner\u00e0 mai alle condizioni precedenti\u201d. Trump su Truth Social ha risposto che non ci saranno pedaggi per sessanta giorni n\u00e9 dopo, \u201ca meno che non siano imposti dagli Stati Uniti d\u2019America\u201d. Le due affermazioni descrivono realt\u00e0 incompatibili, e il testo del memorandum d\u00e0 ragione a Teheran: il punto cinque impegna l\u2019Iran al transito gratuito per sessanta giorni, lasciando aperta la questione della gestione post scadenza a un negoziato tra Iran, Oman e \u201caltri stati costieri del Golfo\u201d.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Cruciale \u00e8 la distinzione tra\u00a0<em>Hormuz come arma di crisi<\/em>\u00a0e Hormuz come infrastruttura di potenza permanente. Usato come arma di crisi, lo Stretto\u00a0<em>funziona per interruzione<\/em>: si chiude, crea emergenza, riapre come concessione. \u00c8 un ciclo che esaurisce la sua efficacia con l\u2019uso ripetuto, perch\u00e9 i mercati e gli attori regionali si adattano, cercano rotte alternative, costruiscono infrastrutture di aggiramento. L\u2019andamento reale della guerra ha, tuttavia, mostrato i limiti della superiorit\u00e0 gerarchica israelo-statunitense: l\u2019Iran ha chiuso, ha tenuto la chiusura, e ne ha pagato i costi accettandoli come variabile strategica. Il dividendo strategico \u00e8 stato la prova che la chiusura \u00e8 operativamente e militarmente sostenibile anche con capacit\u00e0 convenzionali ridotte.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Usato come\u00a0<em>infrastruttura di potenza permanente<\/em>, lo Stretto\u00a0<em>funziona per regolazione<\/em>: non si chiude, si amministra. Si definisce chi pu\u00f2 transitare, a quali condizioni, con quali costi. Si crea un sistema di precedenze che distingue gli alleati dagli avversari, i pagatori dai non pagatori, i tonnellaggi ammessi da quelli esclusi. La PGSA \u00e8 la struttura amministrativa che permette di gestire Hormuz senza chiuderlo, traendo rendita politica ed economica dall\u2019apertura invece che dalla chiusura. Un paradosso quanto mai istruttivo: se l\u2019Iran tenta di monetizzare il passaggio, distrugge il valore strategico della minaccia di chiusura, che dipende dalla credibilit\u00e0 della minaccia stessa. Se invece rinuncia a monetizzare, cede la fonte di reddito permanente che la guerra gli ha consegnato. La tensione tra i due obiettivi non \u00e8 risolvibile e probabilmente produrr\u00e0 attriti nei negoziati molto prima che il dossier nucleare entri nel vivo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La\u00a0<em>trasformazione interna del regime iraniano<\/em>\u00a0\u00e8 il fenomeno pi\u00f9 sottovalutato dell\u2019intera vicenda. La lettura prevalente la presenta come un indebolimento: il regime ha perso la leadership, ha subito danni enormi, ha accettato un accordo che il suo Leader non voleva. Questa lettura confonde la forma con la sostanza. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto \u00e8 una redistribuzione del potere all\u2019interno del sistema, con il baricentro che si sposta dal sistema teocratico-ideologico dei chierici al sistema militare-tecnocratico dei pasdaran, le Guardie della Rivoluzione islamica. Un \u201ccompromesso nazionalista-tecnocratico\u201d in cui la legittimit\u00e0 dello stato non poggia pi\u00f9 sull\u2019ideologia islamica ma sulla capacit\u00e0 di difendere e ricostruire il paese (G. Percannella,\u00a0<em>L\u2019Iran, Hormuz e gli scenari che cambiano. Quel che resta dopo il conflitto<\/em>, in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2026\/06\/22\/news\/liran-hormuz-e-gli-scenari-che-cambiano-quel-che-resta-dopo-il-conflitto--400959\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2026\/06\/22\/news\/liran-hormuz-e-gli-scenari-che-cambiano-quel-che-resta-dopo-il-conflitto\u2013400959<\/a>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">I segnali convergono: i media di stato normalizzano immagini di donne con e senza hijab fianco a fianco, presentano l\u2019identit\u00e0 iraniana come culturale prima che religiosa e dalle testimonianze raccolte emerge che il simbolo politico dominante tra i giovani non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019iconografia religiosa ma la sagoma geografica dell\u2019Iran. Il criterio di lealt\u00e0 politica si \u00e8 spostato: non pi\u00f9 \u201csei sufficientemente islamico?\u201d ma \u201csei sufficientemente iraniano?\u201d (<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/06\/19\/en-iran-un-changement-de-regime-a-eu-lieu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/06\/19\/en-iran-un-changement-de-regime-a-eu-lieu\/<\/a>).Un regime teocratico-ideologico \u00e8 prevedibile perch\u00e9 le sue scelte sono vincolate dalla coerenza rivoluzionaria. Un regime nazionalista-pragmatico guidato dai militari non ha questi vincoli: pu\u00f2 fare accordi che il precedente non avrebbe potuto fare, adattare le proprie posizioni in funzione dell\u2019efficacia strategica invece che della coerenza ideologica. Questo allarga il ventaglio di comportamenti possibili e rende lo strumento sanzionatorio pi\u00f9 difficile da calibrare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Ghalibaf, il negoziatore principale, \u00e8 lo stesso che nel 1999 minacci\u00f2 un colpo di stato militare se i manifestanti studenteschi non fossero stati massacrati. Che oggi si presenti come \u201ccomandante economico post guerra\u201d aperto al mondo non \u00e8 una contraddizione: sono gli stessi obiettivi di potere, perseguiti con strumenti adeguati al momento. I 156 giustiziati dal 28 febbraio al 20 giugno non sono una variabile collaterale: sono la misura concreta di ci\u00f2 che il nuovo contratto sociale dei pasdaran significa per chi dissente. Un accordo che stabilizza il regime senza toccare il suo sistema di controllo interno consegna ai pasdaran le risorse economiche della ripresa, l\u2019apertura internazionale conseguente alla revoca delle sanzioni e la narrazione della vittoria militare, prima che qualsiasi processo di liberalizzazione, anche parziale e strumentale, possa sviluppare una dinamica propria.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il\u00a0<em>terzo cambiamento strutturale<\/em>\u00a0\u00e8 quello con le implicazioni pi\u00f9 ampie. Il sistema regionale mediorientale si sta consolidando in\u00a0<em>due coalizioni rivali<\/em>. La coalizione abramitica, cos\u00ec chiamata dagli Accordi di Abramo del 2020 e ancorata su Israele ed Emirati Arabi, punta sul confronto con Teheran. La coalizione islamica, guidata dall\u2019Arabia Saudita con Turchia, Pakistan ed Egitto, cerca un equilibrio attraverso deterrenza collettiva e possibile accomodamento. Le due si sovrappongono su energia e difesa missilistica, ma divergono sulle questioni che determineranno\u00a0<em>l\u2019ordine regionale del prossimo decennio<\/em>. Per quarant\u2019anni il sistema aveva funzionato su una premessa implicita: gli Stati Uniti come garante esterno, con la volont\u00e0 di intervenire militarmente per prevenire qualsiasi attore dal raggiungere una posizione egemonica. Quella premessa \u00e8 stata testata dalla guerra e ha prodotto un risultato ambivalente che nessuno degli attori regionali pu\u00f2 interpretare come una garanzia per il futuro<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">La Cina \u00e8 il beneficiario principale di questa frammentazione, non perch\u00e9 voglia assumere il ruolo americano ma perch\u00e9 in un sistema in cui tutti cercano bilanciamento tra Washington e altri poli, Pechino appare come la potenza pi\u00f9 prevedibile e meno soggetta a oscillazioni politiche interne. Coerentemente con il paradigma del\u00a0<em>multilateralismo trasformativo ed egemonico.<\/em>\u00a0Alla Xi Jinping, alla Lula da Silva (A. Cantaro,\u00a0<em>\u201cAree interne\u201d e \u201csviluppo sostenibile<\/em>\u201d,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ipof.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/02_IPOF-1-26-Cantaro.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ipof.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/02_IPOF-1-26-Cantaro.pdf<\/a>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">\u00a0<strong><em>Leone XIV. L\u2019energia delle religioni<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><em>Leone XIV<\/em>\u00a0<em>va<\/em>\u00a0<em>oltre<\/em>, e non solo per l\u2019espressa condanna della guerra e l\u2019accorato appello ad un\u00a0<em>ordine mondiale formalmente e materialmente multilaterale.<\/em>\u00a0Nella sua densa \u2013 politica, spirituale \u2013 prima enciclica,\u00a0<em>Magnifica Humanitas<\/em>\u00a0(con sottotitolo che vale il prezzo del biglietto: \u201cSulla custodia della persona umana nel tempo dell\u2019Intelligenza Artificiale\u201d) il Papa sottolinea il parallelismo tra le\u00a0<em>sfide della rivoluzione industriale<\/em>\u00a0<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0e le\u00a0<em>sfide dell\u2019era digitale<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Pur concentrandosi sulle\u00a0<em>res novae<\/em>\u00a0<em>del digitale<\/em>\u00a0(IA, robotica, potere computazionale), Leone XIV radica l\u2019odierna deriva tecno-capitalista (il rischio tecnocratico di Papa Francesco) nella\u00a0<em>\u201cvecchia\u201d idolatria della materia<\/em>: \u00abl\u2019illusione di una potenza illimitata, nata dalla sottomissione cieca delle risorse della Terra, ha abituato l\u2019uomo a un culto dell\u2019estrattivismo, dove la creazione non \u00e8 pi\u00f9 un giardino da custodire, ma un idolo di pietra e fumo da sacrificare sull\u2019altare del profitto immediato\u00bb. Il Papa, cos\u00ec, colpisce al cuore la \u201cteologia del petrolio e della crescita infinita\u201d, sottolineando come la\u00a0<em>reificazione della<\/em>\u00a0<em>natura<\/em>\u00a0porti inevitabilmente alla\u00a0<em>reificazione dell\u2019uomo:<\/em>\u00a0\u00absiamo passati dall\u2019<em>idolatria delle mani<\/em>\u00a0all\u2019<em>idolatria dei flussi invisibili<\/em>. Il dato rischia di diventare il nuovo vitello d\u2019oro, un\u2019entit\u00e0 onnisciente a cui l\u2019umanit\u00e0 delega la propria capacit\u00e0 di giudizio, sacrificando sull\u2019altare dell\u2019efficienza algoritmica la libert\u00e0 dello spirito e il mistero della coscienza umana\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Un\u2019inequivocabile decostruzione politico-teologica delle fedi dell\u2019efficienza e del profitto, di sistemi tecno-economici che hanno assunto per il Pontefice forme di vero e proprio\u00a0<em>culto pagano<\/em>. La\u00a0<em>religione dell\u2019estrattivismo fossile<\/em>\u00a0(estrazione e combustione a fini di profitto di risorse non rinnovabili): divinizzazione della materia prima, culto della crescita illimitata,\u00a0<em>sottomissione della natura<\/em>\u00a0che promette l\u2019autosufficienza dell\u2019uomo ma produce distruzione ambientale e disuguaglianza sociale. La\u00a0<em>religione dell\u2019estrattivismo digitale<\/em>\u00a0(estrazione di dati immateriali e trasformazione dell\u2019esperienza umana in valore economico): sacralizzazione dei dati e dell\u2019Intelligenza Artificiale in cui il flusso algoritmico diventa una nuova divinit\u00e0 onnisciente a cui l\u2019uomo offre in sacrificio libert\u00e0, privacy e pensiero critico, delegando le proprie scelte a una razionalit\u00e0 puramente tecnica, ad un\u00a0<em>oracolo insindacabile<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Entrambe queste\u00a0<em>fedi secolarizzate<\/em>\u00a0condividono lo stesso dogma, l\u2019<em>idolatria del potere tecnico<\/em>. A queste\u00a0<em>\u201cculture della potenza<\/em>\u201d l\u2019enciclica non oppone un rifiuto della modernit\u00e0, ma una forza alternativa e superiore, una\u00a0<em>energia della religione<\/em>, una\u00a0<em>energia profetica<\/em>\u00a0che sposta l\u2019asse dal \u201cpoter fare\u201d (tecnica) al \u201c<em>dover fare<\/em>\u201d (bene comune). \u00a0Un\u00a0<em>umanesimo militante<\/em>\u00a0che non fugge dalla tecnologia ma chiede che questa sia governata dal criterio supremo della\u00a0<em>dignit\u00e0 della persona.<\/em>\u00a0Un\u00a0<em>umanesimo politico\u00a0<\/em>che si traduce non solo in una denuncia della tecnocrazia e in una netta presa di distanza dal post umanesimo e del transumanesimo (l\u2019umano sia come problema tecnico da correggere), ma in precise linee d\u2019azione istituzionali e sociali. La regolazione \u00e8 necessaria, ma non basta: bisogna chiedere chi controlla infrastrutture, dati, cloud, modelli, ranking, accesso ai mercati e capacit\u00e0 computazionale. La questione dell\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 solo etica del prodotto, ma\u00a0<em>governance del potere<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Il Papa guarda alle\u00a0<em>Big Tech<\/em>\u00a0come\u00a0<em>nuovi soggetti politici,<\/em>\u00a0anche quando formalmente restano imprese. I sistemi digitali assumono il volto di chi li costruisce e li finanzia. L\u2019enciclica chiede di guardare a dataset, metriche, obiettivi di ottimizzazione, UX, policy, distribuzione degli utili, filiera e possibilit\u00e0 di ricorso. Non basta dire che l\u2019algoritmo \u201cfunziona\u201d. Va chiesto che cosa ottimizza, chi avvantaggia, chi penalizza e a chi risponde quando sbaglia.\u00a0<em>Magnifica Humanitas<\/em>\u00a0chiede strumenti molto concreti: audit indipendenti, trasparenza algoritmica, accesso equo ai dati, tracciabilit\u00e0 delle decisioni, supervisione umana effettiva, possibilit\u00e0 di contestare decisioni automatizzate, vigilanza pubblica e regole internazionali. E, ovviamente, nessun algoritmo pu\u00f2 trasformare la guerra in una decisione moralmente automatizzabile.<\/p>\n<ol class=\"wp-block-list\" style=\"text-align: justify\">\n<li><em>Algoretica Internazionale e \u201cDisarmo dell\u2019IA<\/em>\u201c. Leone XIV chiede esplicitamente di sottrarre lo sviluppo dell\u2019Intelligenza Artificiale alla logica dei monopoli privati e della corsa agli armamenti. Da qui la proposta di un trattato internazionale vincolante che imponga criteri etici fin dalla progettazione dei sistemi (<em>ethics by design<\/em>).<\/li>\n<li><em>Trasparenza algoritmica e responsabilit\u00e0<\/em>: Si esige il principio della \u201cresponsabilit\u00e0 tracciabile\u201d. Nessuna decisione che impatti sulla vita, sul lavoro o sulla salute delle persone (punteggi di credito, sistemi di assunzione, e cos\u00ec via) pu\u00f2 essere delegata interamente a una scatola nera algoritmica: deve esserci sempre una supervisione umana (<em>human-in-the-loop<\/em>).<\/li>\n<li><em>Spezzare i Monopoli dei Dati<\/em>. Come Leone XIII difese i lavoratori dallo strapotere dei capitalisti industriali, Leone XIV chiede politiche antitrust globali contro i colossi tecnologici. I dati collettivi devono essere considerati\u00a0 bene dell\u2019umanit\u00e0 e non propriet\u00e0 esclusiva di poche corporazioni transnazionali.<\/li>\n<li><em>Sindacalismo Digitale e centralit\u00e0 del lavoro<\/em>. Il Pontefice sollecita le comunit\u00e0 a organizzarsi per tutelare i lavoratori della\u00a0<em>gig economy<\/em>\u00a0e coloro che vengono marginalizzati dall\u2019automazione, ricordando che il lavoro umano genera dignit\u00e0 e relazioni, cose che nessuna macchina pu\u00f2 replicare.<\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">N\u00e9 improvvisazione, n\u00e9 casualit\u00e0. Il Papa, al pari di quanto fa la Cina dal suo punto di vista, chiede di aggiornare le categorie sociali senza limitarsi a ripetere risposte nate in altre epoche. L\u2019IA non \u00e8 una tecnologia tra le altre. \u00c8 un\u2019infrastruttura sociale che modifica rapporti di potere, lavoro, conoscenza e immaginario collettivo. La comunicazione non \u00e8 solo trasmissione di dati: costruisce immaginario, desideri e decisioni politiche. Per l\u2019enciclica il problema delle piattaforme non \u00e8 soltanto la disinformazione falsa, ma la capacit\u00e0 strutturale di modellare attenzione, emozioni e percezione del reale. Il potere tecnologico oggi \u00e8 in larga parte privato, transnazionale e spesso pi\u00f9 rapido degli Stati. Per questa ragione l\u2019enciclica entra nel dibattito su scuola, dispositivi, IA generativa e minori. Non propone solo divieti: chiede adulti formati, alleanza educativa, capacit\u00e0 di usare e anche di non usare l\u2019IA, protezione da modelli commerciali che monetizzano tempo, attenzione e fragilit\u00e0. il Papa non riduce il tema a smartphone s\u00ec\/no. Il punto \u00e8 chi educa alla libert\u00e0 quando piattaforme e chatbot rendono la risposta immediata pi\u00f9 facile della domanda critica. D\u2019altra parte, l\u2019automazione pu\u00f2 liberare da mansioni gravose, ripetitive o pericolose, ma non pu\u00f2 essere usata per sacrificare sistematicamente lavoratori in nome della produttivit\u00e0. Servono tutela dell\u2019occupazione, riqualificazione reale, partecipazione dei lavoratori e valutazione della qualit\u00e0 del lavoro, non solo dei margini. Per Leone XIV il problema dell\u2019IA nel lavoro non \u00e8 soltanto quanti posti spariscono, ma che tipo di societ\u00e0 nasce se il lavoro resta a pochi e gli altri vengono compensati senza partecipare alla costruzione comune. L\u2019economia digitale non \u00e8 immateriale, dipende da lavoro invisibile, estrazione di materie prime, sfruttamento di vulnerabilit\u00e0 psicologiche. Dietro la semplicit\u00e0 dell\u2019interfaccia e la risposta istantanea dell\u2019IA ci sono costi sociali, ambientali e lavorativi che il mercato tende a nascondere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0Magnifica Humanitas<\/em>\u00a0\u00e8 lo sviluppo e l\u2019approdo di un pensiero che rivendica il primato dell\u2019umanit\u00e0 su tutto il resto e dove \u00e8 forte il richiamo alla\u00a0<em>fallace costruzione della torre di Babele<\/em>\u00a0(tecnica come potere uniforme, centralizzato, autosufficiente, capace di trasformare la persona in dato, prestazione o mezzo) e all\u2019<em>umilt\u00e0 della Gerusalemme\u00a0<\/em>(ricostruzione comune, responsabilit\u00e0 distribuita, pluralismo, cura delle fragilit\u00e0, istituzioni capaci di governare l\u2019innovazione e la partecipazione dei soggetti colpiti). Cos\u00ec la Scrittura non \u00e8 pi\u00f9 solo liturgia, lettera morta, ma bussola di orientamento nel cammino della convivenza (M. Savelli,\u00a0<em>Magnifica Humanitas. O dell\u2019energia della religione<\/em>, in\u00a0<a href=\"https:\/\/fuoricollana.it\/magnifica-humanitas-o-dellenergia-della-religione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/fuoricollana.it\/magnifica-humanitas-o-dellenergia-della-religione\/<\/a>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><em>The Donald<\/em>, paranoico per eccellenza ma certamente non stupido, ha ben compreso, prima della pubblicazione dell\u2019Enciclica,\u00a0<em>chi \u00e8 e cosa vuole il Papa americano<\/em>. Leone XIV \u00e8, dal suo punto di vista, il prodotto di una bestemmia: la comprensione dell\u2019uomo alla luce del Verbo incarnato. L\u2019Incarnazione che impedisce di ridurre la persona a prestazione, dato, funzione o progetto di auto-potenziamento. La carne assunta da Cristo quale misura della dignit\u00e0 umana: fragile, relazionale, libera, chiamata alla comunione e non sostituibile da alcun sistema di calcolo. \u00a0La persona non vale per produttivit\u00e0, intelligenza, salute, efficienza o riconoscimento sociale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">Insomma: la storia dal punto di vista degli umili, non dei potenti(A. Cantaro,\u00a0<em>Amato Popolo. Il sacro che manca da Pasolini alla crisi delle democrazie contemporanee,\u00a0<\/em>Roma, bordeaux, 2025)<em>.\u00a0<\/em>Se Cristo non \u00e8 solo modello morale, ma rivelazione dell\u2019uomo all\u2019uomo, se Dio assume la carne, allora corpo, limite, vulnerabilit\u00e0 e relazione non sono ostacoli da superare tecnicamente. Sono il luogo in cui l\u2019umano viene salvato e portato a pienezza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\">\u00c8 il cattolicesimo, quello di oggi. \u00c8 indiscutibilmente un fatto che con Papa Francesco e con l\u2019attuale Papa il cattolicesimo \u00e8 uno dei pi\u00f9 forti contropoteri che si oppongono al capitalismo di rapina e alle sue derive paranoiche (L. Alfieri,\u00a0<em>Religioni, guerre, energia. Una miscela esplosiva<\/em>). Non sar\u00e0, anche, perch\u00e9 non esita ad anteporre le giuste domande alle cattive sintesi? \u00c8 scritto in un passaggio di\u00a0<em>Magnifica Humanitas \u00ab<\/em>La velocit\u00e0 e la facilit\u00e0 con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande, che solo nella durata porta frutto\u00bb. \u2018Criticare\u2019 \u201cl\u2019intelligenza artificiale\u201d affinch\u00e9 \u201cl\u2019intelligenza naturale\u201d intenda.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref1\">[1]<\/a>La fine del transito attraverso l\u2019Ucraina, il 1\u00b0 gennaio 2025, ha chiuso l\u2019ultimo grande corridoio terrestre: resta solo\u00a0<em>TurkStream<\/em>, sotto il Mar Nero, che alimenta Ungheria, Slovacchia e Serbia con una frazione dei volumi di un tempo. E l\u2019Unione europea ha trasformato lo svincolo in obbligo giuridico: il regolamento entrato in vigore il 3 febbraio 2026 impone la verifica dell\u2019origine del gas e chiude la scappatoia della ri\u2011esportazione via Turchia, sancendo l\u2019uscita programmata da ogni importazione russa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0Il numero di navi \u00e8 salito da poco pi\u00f9 di duecento a inizio 2025 a quasi trecento un anno dopo. \u00c8 un\u2019infrastruttura di evasione che ha reso il price cap del G7 largamente inefficace: il tetto, abbassato a 44,1 dollari al barile dal 1\u00b0 febbraio 2026, ha morso solo gli Urals e solo per brevi tratti, mentre il greggio ESPO, strutturalmente orientato verso il Pacifico, ha continuato a scambiarsi ben sopra il limite.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Nessun episodio illustra meglio la natura di questa dipendenza del gasdotto Power of Siberia 2. Il progetto che dovrebbe sostituire il mercato europeo perduto con quello cinese, portando 50 miliardi di metri cubi l\u2019anno dalla penisola di Jamal alla Cina attraverso la Mongolia. Da vent\u2019anni Mosca annuncia che l\u2019accordo \u00e8 imminente. Da vent\u2019anni Pechino tace. Il copione si \u00e8 ripetuto puntualmente al vertice del 20 maggio 2026: quarantadue documenti firmati, ma non quello che contava. La portavoce del Cremlino ha parlato di \u00abintesa sui parametri principali\u00bb, formula diplomatica che traduce in russo l\u2019assenza di un accordo sul prezzo. Nessun contratto vincolante, nessun calendario. La ragione \u00e8 istruttiva. La Cina non ha fretta, la Russia s\u00ec, e in una trattativa \u00e8 chi ha fretta a perdere. Pechino chiede di pagare il gas a un prezzo vicino a quello interno russo, attorno ai 120\u2011130 dollari per mille metri cubi, con impegni minimi di ritiro; Mosca, che avrebbe bisogno di prezzi europei per ammortizzare i 13 miliardi di costruzione, non pu\u00f2 accettare. Il risultato \u00e8 uno stallo in cui il pi\u00f9 debole \u00e8 costretto a inseguire. Persino la guerra attorno allo stretto di Hormuz che ha colpito met\u00e0 delle importazioni petrolifere cinesi e un terzo del suo GNL, non \u00e8 bastata a smuovere Pechino. Se uno shock di quella portata non ha rafforzato la posizione russa al tavolo, \u00e8 difficile immaginare un altro scenario tale da garantirle un vantaggio competitivo. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9, e riguarda il tempo. Anche se l\u2019accordo si firmasse domani, il gasdotto richiederebbe un decennio per entrare in funzione. Ma nel frattempo la Cina si sta elettrificando a velocit\u00e0 tale che le proprie compagnie statali prevedono il picco della domanda di gas prima del completamento dell\u2019opera: nel 2024 le rinnovabili coprivano gi\u00e0 il 55 per cento della capacit\u00e0 elettrica installata cinese, il gas appena il 4. La finestra che la Russia spera di tenere aperta \u00e8 quella che il suo principale cliente sta deliberatamente chiudendo. Un paradosso: la transizione energetica cinese \u2013 la stessa che l\u2019Occidente fatica a portare avanti \u2013 \u00e8 ci\u00f2 che indebolisce strutturalmente il potere di mercato di Mosca.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Da una capacit\u00e0 quasi irrilevante all\u2019inizio degli anni 2010, la Cina \u00e8 arrivata oggi a circa 1.000 gigawatt installati, oltre tre volte la capacit\u00e0 dell\u2019Unione Europea e quasi cinque volte quella degli Stati Uniti. La capacit\u00e0 solare installata in Cina produce una quantit\u00e0 di elettricit\u00e0 pari a circa il 15\u201317% della generazione nazionale. Se questa elettricit\u00e0 sostituisce la produzione da carbone, le emissioni evitate possono raggiungere 1,2\u20131,5 gigatonnellate di CO\u2082 all\u2019anno, un valore comparabile alle emissioni complessive di un grande paese industrializzato.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0Si vedano i sinergici e motivati contributi di Salvatore Bianco\u00a0<em>(\u201cIl rilancio del nucleare tra potere e propaganda<\/em>\u201d e di Federico Butera\u00a0<em>(\u201cNucleare, no grazie<\/em>\u201d).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0Da tempo Israele si muove fuori da qualsivoglia quadro di legittimit\u00e0. La Corte Internazionale di Giustizia (<a href=\"https:\/\/www.icj-cij.org\/index.php\/home\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.icj-cij.org\/index.php\/home<\/a>) ha stabilito che la presenza di Israele nei territori palestinesi occupati \u00e8 illegale e ripetuti rapporti Onu, redatti ai sensi della Risoluzione 2334 (<a href=\"https:\/\/www.un.org\/unispal\/document\/implementation-of-security-council-resolution-2334-2016-report-of-the-secretary-general\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.un.org\/unispal\/document\/implementation-of-security-council-resolution-2334-2016-report-of-the-secretary-general\/<\/a>),\u00a0 documentano l\u2019espansione degli insediamenti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0L\u2019aspetto di partenariato di questa strategia \u00e8 particolarmente evidente nel Mediterraneo orientale.\u00a0 Il quadro trilaterale di Israele con Grecia e Cipro si \u00e8 evoluto ben oltre la diplomazia ad hoc, trasformandosi in un quadro istituzionalizzato per la sicurezza, il coordinamento marittimo, la cooperazione energetica, la connettivit\u00e0 e il partenariato tecnologico, escludendo nettamente la Turchia. La dichiarazione congiunta del dicembre 2025 ha espressamente collegato questa cooperazione allo sviluppo del gas naturale, agli interconnettori elettrici, alla sicurezza energetica, al Great Sea Interconnector e al Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC). L\u2019asse emergente \u00e8 supportato da concreti legami di difesa: la Grecia ha approvato l\u2019acquisto di sistemi missilistici israeliani PULS e deliberato piani per rafforzare le esercitazioni congiunte tra Grecia, Israele e Cipro nel Mediterraneo orientale. Allo stesso tempo, Egitto, Grecia e Cipro hanno consolidato il proprio formato trilaterale incentrato sulla sicurezza marittima, le infrastrutture del gas naturale, la diversificazione energetica e la delimitazione basata sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Il quadro pi\u00f9 ampio che collega Egitto, Grecia, Cipro e Israele \u00e8 l\u2019East Mediterranean Gas Forum (<a href=\"https:\/\/emgf.org\/pages\/about\/overview.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/emgf.org\/pages\/about\/overview.aspx<\/a>) che istituzionalizza la cooperazione regionale sul gas e utilizza l\u2019energia come strumento di unit\u00e0 politica. Questi accordi vanno oltre la tipica diplomazia bilaterale o trilaterale e intendono costituire la spina dorsale di un ordine emergente nel Mediterraneo orientale, con Israele che svolge un ruolo sempre pi\u00f9 centrale nel quadro di un\u2019ampia visione geoeconomica che si estende dal Mar Caspio, nella regione del Caucaso-Asia centrale, fino all\u2019India e all\u2019Europa. Nel suo discorso alla Knesset del febbraio 2026, il Primo Ministro Narendra Modi ha descritto India e Israele come accomunati da \u201cantichi legami di civilt\u00e0\u201d (<a href=\"https:\/\/www.mea.gov.in\/press-releases?dtl%2F40822%2FPrime+Minister+addresses+the+Israeli+Parliament++Knesset+February+25+2026=\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.mea.gov.in\/press-releases?dtl%2F40822%2FPrime+Minister+addresses+the+Israeli+Parliament++Knesset+February+25+2026=<\/a>) \u00a0e ha auspicato una cooperazione pi\u00f9 profonda attraverso l\u2019IMEC e l\u2019I2U2, conferendo alla relazione una profondit\u00e0 geopolitica che va oltre semplici legami di difesa. Le partnership di Israele non si limitano pi\u00f9 ai paesi confinanti ma sono sempre pi\u00f9 legate a progetti di corridoio pi\u00f9 ampi, piattaforme tecnologiche e allineamenti indo-mediorientali. Tale relazione si fonda sulla logica geopolitica del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), una rotta multimodale proposta che collega l\u2019India all\u2019Europa attraverso Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania e Israele, con componenti marittime, ferroviarie, energetiche e digitali che convergono sul principale punto di accesso israeliano al Mediterraneo, escludendo ancora una volta la Turchia. Promosso dai suoi sostenitori come un\u2019alternativa pi\u00f9 rapida alle rotte esistenti, e come parte di un pi\u00f9 ampio sforzo per bilanciare la Belt and Road Initiative (BRI) cinese, l\u2019IMEC contribuisce a spiegare perch\u00e9 i legami tra India e Israele si estendono ora oltre la cooperazione bilaterale, entrando a far parte dell\u2019architettura strategica di un\u00a0<em>emergente ordine indo-mediterraneo<\/em>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0Naturalmente le ultime considerazioni svolte in testo valgono a patto che la \u201cguerra\u201d di The Donald non \u201cevolva\u201d in distruzione assoluta della Repubblica islamica. Se dovesse evolvere in questa \u201cforma\u201d si aprono probabilmente tre scenari dagli esiti quantomai imprevedibili. Il primo \u00e8 la frammentazione etnica: se il conflitto prolungato dovesse alimentare le forze centrifughe curde, beluche o azere fino alla disgregazione del tessuto statale, la vena carsica non riemergerebbe, si disperderebbe in rivoli. Il secondo \u00e8 la distruzione della classe tecnica: campagne aeree mirate sulle infrastrutture universitarie e industriali potrebbero produrre una fuga di cervelli irreversibile, privando il sistema della sua capacit\u00e0 rigenerativa interna. Il terzo \u00e8 l\u2019ulteriore erosione della narrativa del martirio: se una generazione sufficientemente ampia, stanca di essere combustibile di una storia che non la rappresenta, rifiutasse il contratto simbolico su cui si fonda la tecnocrazia del sacro, il sistema perderebbe una risorsa ancora preziosa. Uno scenario che non si pu\u00f2 escludere nel medio periodo. Oggi l\u2019etica del martirio e del sacrificio di s\u00e9 (l\u2019escatologia sciita rivoluzionaria) \u00e8 nella societ\u00e0 iraniana, soprattutto tra le nuove generazioni, recessiva, come mostrano gli ultimi tre movimenti di protesta \u2013 quelli contro la corruzione e l\u2019alto costo della vita nel 2017-2018 e nel 2019 -2020, il movimento Women\u2019s Life Freedom e quello del gennaio 2026 \u2013 largamente centrati su libert\u00e0 concrete, sulla \u201cvita quotidiana\u201d, sulla \u201cgioia di vivere\u201d (<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/03\/03\/iran-khamenei-dernier-martyr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/03\/03\/iran-khamenei-dernier-martyr\/<\/a>).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0La storica enciclica\u00a0<em>Rerum Novarum<\/em>\u00a0del 1891 in cui Leone XIII definisce la Chiesa come \u201cmotore\u201d morale e sociale e non solo come dispensatrice di vita eterna.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/06\/30\/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Antonio Cantaro) Le pi\u00f9 importanti crisi geopolitiche degli ultimi decenni hanno riguardato aree strategiche per la produzione e il transito di petrolio e gas. Dal Medio Oriente allo spazio euroasiatico, fino allo stretto di Hormuz, il controllo delle risorse e delle rotte energetiche continua ad essere uno dei principali fondamenti del potere delle nazioni e degli imperi. \u201cCultura della potenza\u201d (Leone XIV) sostenuta da religioni senza trascendenza che hanno divinizzato estrattivismo fossile&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-p1w","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96194"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=96194"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96194\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96195,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96194\/revisions\/96195"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=96194"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=96194"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=96194"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}