{"id":96260,"date":"2026-07-07T10:00:48","date_gmt":"2026-07-07T08:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96260"},"modified":"2026-07-07T09:25:02","modified_gmt":"2026-07-07T07:25:02","slug":"la-colonia-israeliana-in-valsesia-e-la-scomodita-del-giornalismo-che-fa-il-suo-mestiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96260","title":{"rendered":"La colonia israeliana in Valsesia e la scomodit\u00e0 del giornalismo che fa il suo mestiere"},"content":{"rendered":"<p><strong>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Michele Manfrin)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96261\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/images-5-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/images-5-300x200.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/images-5.jpeg 678w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"19c738f1-ebfe-47d1-a2fc-c4344feea1bf\">Quando il giornalismo prova a scardinare una narrazione lineare per metterne in luce le contraddizioni sistemiche, la reazione difensiva segue quasi sempre un copione fisso: spostare il focus e lanciare accuse. \u00c8 quanto accaduto a seguito del nostro articolo sul \u201cProgetto Baita\u201d in Valsesia. Le critiche apparse su <em>Hakol <\/em><em>\u2013 La realt\u00e0 di Israele <\/em>(inserto de <em>Il Riformista<\/em>) ci accusano di aver \u201ccriminalizzato\u201d o guardato con pregiudizio un gruppo di cittadini israeliani che hanno scelto le Alpi piemontesi come rifugio. Stessa cosa da parte di alcuni lettori che hanno posto domande o, anch\u2019essi, lanciato accuse. Si rende quindi necessaria una replica: non per amore di polemica, ma per rigore giornalistico e per rifiuto della semplificazione.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"f1d7fadd-620f-4f2e-bce2-ab999dc60458\">Innanzitutto respingiamo le accuse di razzismo e antisemitismo. Nell\u2019articolo si parla di israeliani, non di ebrei o di semiti. Si parla di cittadinanza, di economia, di classi sociali e diritti asimmetrici, <strong>non di religione o di fattezze umane<\/strong>. Una lettrice chiede se chi migra debba avere \u201cun bollo politico sulla fronte\u201d. La risposta \u00e8 no. Il giornalismo non distribuisce patenti ma ha il dovere di analizzare l\u2019impatto oggettivo e le contraddizioni strutturali dei fenomeni politici, sociali, economici.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"632a22ab-ccc2-421f-85e5-6fbfded6424a\">Siamo stati incalzati sulla parola \u201cdissidenti\u201d e sul fatto che queste persone, in effetti, lo siano. In questa vicenda <strong>il cortocircuito \u00e8 innanzitutto storico<\/strong>. Ascoltando le dichiarazioni dei promotori del progetto, la scelta di lasciare Israele viene presentata come una reazione alla riforma della giustizia di Netanyahu, apostrofata come colpo di Stato e fine della democrazia, e agli eventi successivi al 7 ottobre. Emerge una <strong>rimozione di fondo<\/strong>: prima, quindi, tutto bene? L\u2019occupazione militare, le politiche di colonizzazione e il regime di apartheid denunciato dalle principali organizzazioni umanitarie internazionali non sono iniziati con l\u2019attuale esecutivo di estrema destra. Dissentire solo quando la deriva autoritaria porta il conto in casa, minacciando il benessere della classe colta e agiata, rivela un dissenso parziale. Una reazione che sembra ignorare una violenza strutturale attiva da decenni, ben prima di Netanyahu.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"a80126f5-8bbe-4872-86ff-0c39ed31f31c\">Alla parzialit\u00e0 storica si sovrappone, e si accompagna, la <strong>contraddizione economico-politica<\/strong>. Non si tratta di sindacare sulla coerenza personale dei singoli, ma di guardare al dato, al fatto. Mai sentito parlare di dissidenti che lavorano in smartworking per il Paese governato dal regime da cui sarebbero fuggiti. Continuare a lavorare da remoto, come sostenuto dai promotori del progetto, significa, volenti o nolenti, alimentare la spina dorsale di Israele, oggi sotto accusa formale di genocidio davanti alle corti internazionali. Cosa direste di dissidenti russi o iraniani o venezuelani che continuano a lavorare in smartworking nel Paese da cui sono fuggiti? Sarebbe quantomeno strano, no? Evidenziare questo doppio binario, fuggire dagli effetti di un sistema, criticandone solo l\u2019ultimo gestore e continuando contemporaneamente a foraggiare l\u2019ecosistema economico a distanza, non \u00e8 un attacco ad personam: \u00e8 l\u2019analisi, complessa ma necessaria, di un paradosso strutturale.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"6c7eb12e-bd65-4c81-9902-a51f772acb6b\"><em>Hakol <\/em>ha contestato l\u2019uso del termine <strong>\u201ccolonia\u201d <\/strong>nel titolo, ritenendolo suggestivo e ideologico. Tuttavia, l\u2019arrivo pianificato di una comunit\u00e0 omogenea che si muove in blocco configura una vera e propria <strong>gentrificazione geopolitica<\/strong>. Oltretutto, quando una comunit\u00e0 si insedia mantenendo il proprio baricentro economico, fiscale e produttivo altrove, non si sta parlando di una \u201cnormale immigrazione\u201d o di integrazione, ma della creazione di una sorta di enclave d\u2019\u00e9lite. Discutere di come i capitali globali ridefiniscano i territori locali \u00e8 legittimo, oltre che doveroso, anche quando sembrano compiere una funzione apparentemente positiva come il ripopolamento dei borghi montani.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"c6d46d78-67d6-4c01-842b-7035905db01f\">Per quanto concerne la Comunit\u00e0 Ebraica milanese abbiamo tentato di far emergere una <strong>contraddizione<\/strong>: da un lato, i vertici comunitari alimentano da mesi una <strong>narrazione emergenziale<\/strong>, dipingendo l\u2019Italia come un Paese quasi ostile, antisemita, quando invece \u00e8 il dissenso politico verso lo Stato di Israele ad essere sistematicamente equiparato a un pericoloso sentimento antiebraico \u201cda anni \u201930\u201d. Dall\u2019altro lato, per\u00f2, quegli stessi ambienti applaudono e promuovono il Progetto Baita con toni bucolici e rassicuranti, arrivando a definire <strong>la Valsesia come una nuova \u201cTerra Promessa\u201d<\/strong>. Il cortocircuito \u00e8 evidente: se l\u2019Italia stesse davvero scivolando in un clima di intolleranza sistemica e pericolosa per l\u2019incolumit\u00e0 delle persone, come si pu\u00f2 contemporaneamente sponsorizzare il trasferimento felice e l\u2019acquisto di propriet\u00e0 da parte di decine di famiglie israeliane in una valle isolata della provincia piemontese? E anche la vicenda della flottiglia \u00e8 contraddittoria. Da una parte si condanna Ben-Gvir e il venir meno dei principi democratici (mentre \u00e8 in corso un genocidio) ma si contesta la flottiglia come provocatori. Dunque chi si oppone a chi svilisce e colpisce la democrazia \u00e8 un provocatore. Prendiamo atto.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"147e6bcf-141c-4ea1-8657-7fdca0e18321\">Riguardo alla notizia del proiettile e della lettera di minacce recapitata al sindaco di Varallo, Pietro Bondetti, due giorni prima del nostro articolo, non abbiamo niente da dire, se non la condanna di un simile gesto. <strong>Il fatto per\u00f2 non cambia di una virgola quanto detto<\/strong>.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"12b477f6-4c12-4410-885c-e6c8aceab1d9\">Veniamo infine a quella che <em>Hakol <\/em>definisce \u201cun\u2019omissione fatale\u201d: il fatto che l\u2019ideatore del progetto, Ugo Luzzati, insieme alle istituzioni pubbliche e a parte della comunit\u00e0 locale (comprese alcune famiglie israeliane), avesse attivamente firmato e sostenuto la richiesta per portare in Italia una famiglia palestinese intrappolata sotto le bombe a Gaza. Prendiamo atto di questo elemento, non presente nel primo articolo. Tuttavia, contrariamente a quanto sostengono i critici, ci\u00f2 <strong>non indebolisce affatto <\/strong>la questione di fondo; al contrario, la stringe in una morsa di tragica verit\u00e0. Il fatto che persino con il sostegno esplicito di cittadini israeliani e delle istituzioni locali quella famiglia palestinese sia rimasta bloccata a Gaza dimostra esattamente l\u2019asimmetria che denunciavamo: <strong>il privilegio strutturale della mobilit\u00e0<\/strong>. Un passaporto e un reddito occidentale o israeliano garantiscono il diritto di fuga, di smart working e di ricollocamento (magari in attesa di tornare); al contrario, un passaporto palestinese equivale a una condanna a restare prigionieri sotto i bombardamenti.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"27ed96c0-5107-43b5-82e1-838a5282189f\">Accostare la critica delle dinamiche di potere globali all\u2019antisemitismo \u00e8 un\u2019operazione retorica logora. Questo dibattito non parla di ebrei, parla di cittadini israeliani. Non parla di religione, parla di economia, visti, classi sociali e diritti asimmetrici. Il \u201cModello Varallo\u201d rimane lo specchio di un mondo in cui c\u2019\u00e8 chi pu\u00f2 scegliere una baita sulle Alpi per proteggere i propri figli, e chi non ha nemmeno un metro quadro di terra sicuro in cui nascondersi. Raccontarlo non \u00e8 pregiudizio: \u00e8 cronaca.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2026\/07\/02\/la-colonia-israeliana-in-valsesia-e-la-scomodita-del-giornalismo-che-fa-il-suo-mestiere\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2026\/07\/02\/la-colonia-israeliana-in-valsesia-e-la-scomodita-del-giornalismo-che-fa-il-suo-mestiere\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Michele Manfrin) Quando il giornalismo prova a scardinare una narrazione lineare per metterne in luce le contraddizioni sistemiche, la reazione difensiva segue quasi sempre un copione fisso: spostare il focus e lanciare accuse. \u00c8 quanto accaduto a seguito del nostro articolo sul \u201cProgetto Baita\u201d in Valsesia. 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