{"id":96328,"date":"2026-07-10T09:00:31","date_gmt":"2026-07-10T07:00:31","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96328"},"modified":"2026-07-09T09:49:12","modified_gmt":"2026-07-09T07:49:12","slug":"la-nato-del-listino-prezzi-come-washington-ha-trasformato-larticolo-5-in-una-tessera-a-punti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96328","title":{"rendered":"La NATO del \u201clistino prezzi\u201d: come Washington ha trasformato l\u2019Articolo 5 in una tessera a punti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ANALISI DIFESA (Maurizio Boni)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-gallery\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-photo_0001_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il vertice NATO si \u00e8 appena concluso e sar\u00e0 ricordato, se sar\u00e0 ricordato, non per una decisione strategica ma per una tabella. 140 miliardi di euro per l\u2019Ucraina nel biennio 2026-2027, 60 a carico del prestito europeo, gli altri 80 da reperire su base bilaterale dai singoli alleati, con gli Stati Uniti fuori dal conto.<\/p>\n<p>La contabilit\u00e0 di questo pacchetto ha generato, nei giorni immediatamente precedenti al summit, un equivoco. Alcune agenzie internazionali, tra cui Reuters, hanno parlato di un impegno NATO di settanta miliardi di euro, circa ottanta miliardi di dollari, riferito al solo 2026, dando ad alcuni osservatori l\u2019impressione che il pacchetto biennale fosse stato ridimensionato da 140 a 80 miliardi. Cifra, quest\u2019ultima, che ricorre anche in un secondo senso, quello della quota che gli alleati europei e il Canada dovranno reperire con risorse bilaterali nazionali una volta sottratto al totale il prestito europeo di 60 miliardi.<\/p>\n<p>Della Russia, della sua reale capacit\u00e0 offensiva, della sostenibilit\u00e0 di una guerra di logoramento in Ucraina, si \u00e8 parlato molto meno di quanto si sia parlato di chi debba pagare cosa e a chi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199152 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-nac_0010_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Il paradosso pi\u00f9 stridente lo offre proprio il calendario. Pochi giorni prima dell\u2019apertura del summit, il 3 luglio, il Cremlino ha annunciato <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/07\/la-caduta-di-konstyantynivka-e-presto-di-lyman-una-svolta-nella-guerra-in-ucraina\/\">la conquista di Kostiantynivka<\/a>, l\u2019ultima grande roccaforte sulla strada che porta a Kramatorsk e Sloviansk, cuore della cosiddetta \u201cCintura delle Fortezze\u201d nel Donbass.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio \u00e8 arrivato non a caso in concomitanza con la Festa dell\u2019Indipendenza americana e a poche ore dall\u2019apertura del vertice di Ankara, in un momento in cui l\u2019impatto della sconfitta ucraina sul campo avrebbe potuto amplificare i dissidi tra gli alleati sugli aiuti finanziari e militari a Kiev. Kostiantynivka, difesa da circa 15.000 uomini, cade dopo perdite ucraine stimate da Mosca in circa 13.500 soldati morti o feriti, mentre la stessa sorte appare imminente anche per Krasny Lyman.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che il tempo della guerra sia differente da quello della burocrazia alleata. Il meccanismo di finanziamento appena concordato, presuppone implicitamente che nel 2027 esista ancora un fronte ucraino da sostenere nella sua configurazione attuale, e che Kiev possa impiegare quei fondi secondo una pianificazione pluriennale.<\/p>\n<p>Ma se Kostiantynivka \u00e8 caduta in poche settimane e Kramatorsk e Sloviansk, le ultime grandi citt\u00e0 del Donetsk ancora sotto controllo ucraino, sono gi\u00e0 nel mirino dell\u2019avanzata russa, il calendario del finanziamento rischia di essere scritto per una guerra che nella sua forma attuale potrebbe non esistere pi\u00f9 quando quei fondi verranno effettivamente erogati. Un\u2019Alleanza che finanzia a rate una guerra che il nemico combatte a tempo pieno rischia di scoprire, ancora una volta, che il proprio orologio non \u00e8 quello della storia.<\/p>\n<p>\u00c8 la sintesi pi\u00f9 realistica di questo summit. Tutto ci\u00f2 che un tempo dava senso strategico all\u2019Alleanza Atlantica, la difesa collettiva, la gestione condivisa delle crisi, la cooperazione paritaria in materia di sicurezza, resta sullo sfondo di un\u2019agenda dominata dalla contabilit\u00e0. Il linguaggio dei comunicati parla ancora di valori condivisi e di sicurezza indivisibile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199154 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260707_summit-remarks-eu-euco_0001_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>La sostanza dei colloqui, quella che filtra dalle cronache di questi giorni, \u00e8 quella di una trattativa commerciale tra un fornitore che vuole essere pagato meglio, gli Stati Uniti, e clienti che cercano di limitare il conto, gli europei.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una lettura isolata. Un\u2019inchiesta di Politico, <a href=\"https:\/\/www.open.online\/2026\/07\/06\/trump-vs-meloni-meme-vertice-nato-strategia\/\">ripresa il 5 luglio dalle agenzie internazionali e da larga parte della stampa italiana,<\/a> sostiene che Trump abbia trasformato la NATO in un\u2019azienda governata da una logica transazionale, che privilegia l\u2019aumento della spesa per la difesa e l\u2019acquisto di armamenti americani rispetto ai valori democratici condivisi e all\u2019espansione dell\u2019Alleanza stessa, un vero e proprio \u201cbancomat\u201d per le aziende degli armamenti statunitensi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una battuta polemica, \u00e8 la logica esplicitata dalla stessa Amministrazione americana, per la quale la sicurezza offerta agli alleati non \u00e8 pi\u00f9 un obbligo automatico derivante dal Trattato di Washington, ma una transazione condizionata al comportamento degli alleati stessi, revocabile e rinegoziabile a ogni vertice.<\/p>\n<p>Una NATO che si presenta come alleanza di valori e funziona, nei fatti, come abbonamento a rinnovo condizionato, non pu\u00f2 sorprendersi se ogni riunione si trasforma in una trattativa sul prezzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Chi ha convinto l\u2019Italia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nel contesto appena delineato, non dobbiamo quindi stupirci che gli aspetti contabili siano stati quelli a determinare anche la postura nazionale a premessa del vertice, sulla quale la cronaca di questi giorni ha creato una certa confusione.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo del 5% del Pil entro il 2035 non \u00e8 la posta in gioco sulla quale Roma ha resistito. Quell\u2019impegno l\u2019Italia lo ha sottoscritto un anno fa, al vertice dell\u2019Aia, e lo ha confermato pi\u00f9 volte anche nelle ultime settimane, rivendicando semmai la propria traiettoria di crescita dall\u20191,6% al 2,8%.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 su cui il governo ha davvero opposto resistenza \u00e8 stato il meccanismo biennale di finanziamento a Kiev per il 2026 e il 2027, i 140 miliardi di cui sopra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199155 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-nac_0002_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>A rivelarlo per primo \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/www.msn.com\/de-de\/finanzen\/top-stories\/faz-exklusiv-langfristige-ukraine-hilfe-in-gefahr\/ar-AA26TCir?ocid=iehp_%25\">il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/a>, che ha riferito, gi\u00e0 alla fine di giugno, di un tentativo italiano di frenare sull\u2019automatismo del biennio, notizia poi ripresa dalla stampa italiana.<\/p>\n<p>Roma avrebbe preferito, come gi\u00e0 avvenuto in passato, una valutazione anno per anno, anche per scommettere di pi\u00f9 sul negoziato, dicono i commenti, che sulla pura pressione militare. Affermazione, questa, decisamente ipocrita dal momento che tutti sanno benissimo che la maggioranza dei membri europei dell\u2019Alleanza Atlantica ostacola ogni prospettiva negoziale con Mosca e favorisce il confronto militare perpetuo.<\/p>\n<p>In ogni caso, la resistenza italiana \u00e8 durata poco. Non per una conversione improvvisa, ma per due ragioni concrete: la prima \u00e8 che la maggioranza dell\u2019Alleanza ha deciso comunque di procedere con l\u2019impegno biennale, lasciando Roma sola a discutere di una modalit\u00e0 procedurale che tutti gli altri avevano gi\u00e0 archiviato.<\/p>\n<p>La seconda, pi\u00f9 importante, \u00e8 che quell\u2019impegno corre in parallelo con un vincolo che l\u2019Italia aveva gi\u00e0 accettato in sede Unione europea, il prestito biennale da 90 miliardi a Kiev. Resistere sul fronte NATO diventava a quel punto inopportuno poich\u00e9 comportava il rischio aggiuntivo di apparire isolati proprio nel momento in cui Palazzo Chigi lavorava per non offrire ulteriori pretesti a un\u2019amministrazione americana gi\u00e0 imprevedibile.<\/p>\n<p>Il prezzo dell\u2019ombrello americano si negozia caso per caso e resistere da soli conviene sempre meno che accodarsi.<\/p>\n<p>Al fronte del biennio ucraino si \u00e8 aggiunto, nei giorni immediatamente precedenti al summit, un secondo dossier contabile interno, quello della traiettoria di spesa italiana verso il 2028.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha portato al tavolo una quota di PIL\u00a0 destinato alla difesa e sicurezza del 2,8%, contro l\u20191,6% di due anni fa. 5% entro il 2035 l\u2019obiettivo fissato all\u2019Aia nel 2025, che oggi funziona da pagella permanente, con l\u2019ambasciatore statunitense alla NATO che distribuisce voti agli alleati come un preside severo.<\/p>\n<p>Secondo Repubblica, il governo fisserebbe per il 2028 un obiettivo del 3,4% del Pil in spese militari, pari a un aumento complessivo di circa 19 miliardi in due anni, con un incremento dello 0,25-0,3% nel 2027 e dello 0,55-0,65% nel 2028.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199156 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-nac_0043_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>La Stampa parla invece di 17-18 miliardi complessivi, con lo 0,3% nel 2027 e il doppio l\u2019anno successivo, cifre che al momento risulterebbero non confermate ufficialmente da Palazzo Chigi. In ogni caso, in tutti e tre i casi la cifra eccederebbe gi\u00e0 gli impegni di spesa fissati in precedenza dal Documento programmatico di finanza pubblica, che prevedeva incrementi pi\u00f9 modesti, dello 0,15% nel 2026 e nel 2027 e dello 0,2% nel 2028.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Le contraddizioni che nessuno vuole vedere<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Resta il fatto che un\u2019Alleanza costretta a piegare le resistenze di un alleato con l\u2019aritmetica pi\u00f9 che con la persuasione politica non risolve i propri nodi, li rinvia soltanto, ed \u00e8 proprio in quei nodi irrisolti che si annidano le contraddizioni pi\u00f9 difficili da spiegare.<\/p>\n<p><strong>La prima contraddizione<\/strong> riguarda la minaccia che dovrebbe giustificare tutto questo sforzo finanziario, ed \u00e8 insieme militare e politica. Il comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale americano Alexus Gryinkevich, ha dichiarato pubblicamente che non esistono indizi di un\u2019aggressione russa imminente contro la NATO.<\/p>\n<p>A complicare il quadro giunge per\u00f2 la voce tedesca. Il generale Christian Freuding, a capo della task force della Bundeswehr per l\u2019Ucraina, ha dichiarato al quotidiano Die Welt, in un\u2019intervista ripresa dal Telegraph, <a href=\"https:\/\/www.telegraph.co.uk\/world-news\/2025\/01\/20\/russia-rearming-faster-than-thought-possible-attack-on-nato\/\">che la Russia si sta riarmando pi\u00f9 rapidamente di quanto si pensasse<\/a>, avendo gi\u00e0 sostituito missili e carri armati perduti nell\u2019invasione dell\u2019Ucraina anche grazie alle forniture di Iran e Corea del Nord.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199157 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-photo_0026_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Freuding ha precisato che non vi sono prove che Vladimir Putin abbia gi\u00e0 deciso di attaccare la NATO, ma ha avvertito che Mosca starebbe comunque \u201ccreando le condizioni\u201d per poterlo fare.<\/p>\n<p>\u00c8 una valutazione che non contraddice formalmente quella del comando alleato, ma che ne stempera non poco la rassicurazione, poich\u00e9 un conto \u00e8 l\u2019assenza di prove su un\u2019aggressione imminente, un altro \u00e8 la costruzione, industriale e militare, della capacit\u00e0 di renderla possibile in un orizzonte pi\u00f9 breve di quanto si creda.<\/p>\n<p>Mosca, dal canto suo, liquida da tempo come pretesto propagandistico l\u2019idea di un attacco ai paesi alleati. Eppure, la Germania e i paesi baltici continuano a tenere viva, vertice dopo vertice, la retorica di una guerra ormai permanente contro la Russia, chiedendo pi\u00f9 truppe e pi\u00f9 deterrenza e non nuovi negoziati, mentre proprio l\u2019Amministrazione statunitense, nei suoi documenti strategici pi\u00f9 recenti, ha smesso di considerare Mosca un nemico strategico.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un\u2019Alleanza che non sa pi\u00f9 decidere, al proprio interno, se la minaccia esista davvero o se sia diventata essa stessa la ragione sociale di un apparato che deve continuare a giustificare la propria spesa.<\/p>\n<p>Un\u2019Alleanza che non riesce a far coincidere la propria narrazione con le valutazioni del proprio massimo comando militare, n\u00e9 con quelle della propria potenza di riferimento, non ha un problema di comunicazione, ha un problema di credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda <strong>contraddizione<\/strong> riguarda Washington stessa, e qui il tema della transazionalit\u00e0 torna al centro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199159 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-bilat-us_0005_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti chiedono agli alleati di spendere di pi\u00f9, minacciano pagelle e sanzioni informali a chi resta indietro, e nello stesso tempo riducono la propria presenza militare in Europa per concentrare risorse altrove, dal Pacifico al Golfo.<\/p>\n<p>\u00c8 la logica dello scarico di responsabilit\u00e0, il cosiddetto <em>burden shifting<\/em> di cui si discute da mesi nei documenti strategici americani, presentato per\u00f2 come un rafforzamento del pilastro europeo e non come quello che di fatto \u00e8, un progressivo disimpegno mascherato da esigenza di equit\u00e0. Se la sicurezza \u00e8 un servizio a pagamento e non pi\u00f9 un obbligo automatico, \u00e8 ragionevole chiedersi chi stia davvero comprando cosa, e con quali garanzie di consegna.<\/p>\n<p><strong>La terza<\/strong> riguarda Kiev. Un paese la cui industria della difesa esporta armi e munizioni all\u2019estero continua contemporaneamente a chiedere agli alleati di finanziare le proprie forniture militari.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un dettaglio polemico, \u00e8 la fotografia di un sistema di aiuti che ha smesso da tempo di rispondere soltanto a una logica di emergenza bellica e ha iniziato a rispondere anche a una logica di mercato, nella quale produttori di armi europei, americani e ucraini hanno tutti interesse a che il conflitto e il relativo flusso di finanziamenti continuino.<\/p>\n<p><strong>La quarta<\/strong>, \u00e8 la pi\u00f9 profonda perch\u00e9 non riguarda un singolo vertice ma la funzione stessa dell\u2019Alleanza. Il compito fondativo della difesa collettiva \u00e8 compromesso non da un evento esterno ma da una scelta politica interna, l\u2019aver trasformato la NATO in parte attiva, sostanziale, del conflitto russo-ucraino, continuando per\u00f2 a presentarla formalmente come soggetto non belligerante per non sfidare apertamente Mosca.<\/p>\n<p>Questa ambiguit\u00e0 tra sostegno militare massiccio e neutralit\u00e0 dichiarata ha eroso pi\u00f9 di ogni dichiarazione di Washington la credibilit\u00e0 deterrente dell\u2019organizzazione, perch\u00e9 un\u2019alleanza che non sa dire con chiarezza se sia parte del conflitto o arbitro dello stesso, finisce per non essere creduta n\u00e9 come una cosa n\u00e9 come l\u2019altra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199158 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/20260708_summit-doorstep-sg_0011_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Vi \u00e8 infine una <strong>quinta contraddizione<\/strong>, forse la pi\u00f9 insidiosa perch\u00e9 non si presenta come un problema ma come una soluzione. Il segretario generale Mark Rutte ha condensato la nuova dottrina dell\u2019Alleanza, quella che gli osservatori chiamano ormai NATO 3.0, in una formula destinata a restare, <a href=\"https:\/\/www.greenreport.it\/news\/approfondimenti\/62705-il-vertice-di-ankara-verso-una-nato-3-0-che-rischia-di-drenare-risorse-al-welfare-europeo\">costruire un\u2019Europa pi\u00f9 forte dentro una NATO pi\u00f9 forte<\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 una sintesi elegante, ma logicamente instabile. Se l\u2019Europa deve diventare il <em>first responder<\/em> della propria sicurezza, assumendosi il grosso della difesa convenzionale del continente, mentre Washington si riserva la deterrenza estesa e un impegno selettivo, condizionato al rispetto degli obiettivi di spesa e rinegoziabile a ogni ministeriale, ci\u00f2 che ne nasce non \u00e8 una NATO pi\u00f9 forte, ma un\u2019alleanza diversa da quella firmata nel 1949.<\/p>\n<p>Una NATO senza un impegno automatico e incondizionato degli Stati Uniti, o con un impegno americano ridotto a clausola contrattuale revocabile, non \u00e8 una versione aggiornata della NATO, \u00e8 un\u2019organizzazione diversa che ne mantiene il nome, la sede di Bruxelles e l\u2019Articolo 5 scritto sulla carta ma non pi\u00f9 garantito nella sostanza. Il paradosso \u00e8 che a teorizzare questa trasformazione non sono i critici dell\u2019Alleanza, ma il suo stesso segretario generale, il che dovrebbe indurre a chiedersi se la NATO 3.0 sia davvero, come viene presentata, un rafforzamento a trazione europea, o piuttosto la formalizzazione retorica di un disimpegno americano che il linguaggio ufficiale non riesce ancora a chiamare con il suo nome.<\/p>\n<p>Alleati che negoziano cifre pur di non discutere obiettivi e un\u2019Alleanza che, misurandosi ormai soltanto in percentuali di bilancio, rischia di scoprire troppo tardi che il problema non era mai stato quanto pagare, ma cosa, insieme, si stesse ancora davvero difendendo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/07\/la-nato-del-listino-prezzi-come-washington-ha-trasformato-larticolo-5-in-una-tessera-a-punti\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/07\/la-nato-del-listino-prezzi-come-washington-ha-trasformato-larticolo-5-in-una-tessera-a-punti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Maurizio Boni) &nbsp; &nbsp; Il vertice NATO si \u00e8 appena concluso e sar\u00e0 ricordato, se sar\u00e0 ricordato, non per una decisione strategica ma per una tabella. 140 miliardi di euro per l\u2019Ucraina nel biennio 2026-2027, 60 a carico del prestito europeo, gli altri 80 da reperire su base bilaterale dai singoli alleati, con gli Stati Uniti fuori dal conto. 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