{"id":96452,"date":"2026-07-17T09:00:02","date_gmt":"2026-07-17T07:00:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96452"},"modified":"2026-07-16T10:26:39","modified_gmt":"2026-07-16T08:26:39","slug":"ritorno-al-passato-ford-e-general-motors-torneranno-a-produrre-armamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96452","title":{"rendered":"Ritorno al passato: Ford e General Motors torneranno a produrre armamenti?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ANALISI DIFESA (Giacomo Gabellini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"title-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"post-gallery\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mfc-pac-3-mse-masthead-1.jpg.pc-adaptive.768-1.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"450\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scorso aprile, il Center for Strategic and International Studies (Csis) <a href=\"https:\/\/www.csis.org\/analysis\/last-rounds-status-key-munitions-iran-war-ceasefire\">pubblic\u00f2<\/a> una dettagliata analisi da cui emergeva che le forze armate statunitensi avessero consumato nell\u2019arco delle precedenti sette settimane di combattimenti contro l\u2019Iran almeno il 45% del loro arsenale di missili a guida di precisione, oltre al 50% circa delle riserve di intercettori per sistemi Thaad e Patriot.<\/p>\n<p>Il documento redatto dall\u2019influente <em>think-tank<\/em> statunitense stimava che fossero inoltre stati impiegati il 30% delle scorte di missili da crociera Tomahawk, il 20% dei missili aria-terra a lungo raggio e circa il 20% degli intercettori Sm-3 e Sm-6 per il sistema Aegis.<\/p>\n<p>Secondo le valutazioni del Csis, gli Stati Uniti dovranno attendere dai 4 ai 5 anni per riassortire gli arsenali. Segno inequivocabile di una netta sproporzione \u2013 gi\u00e0 emersa nel corso del conflitto russo-ucraino \u2013 tra capacit\u00e0 produttive della base industriale della difesa statunitense e portata delle ambizioni della classe dirigente di Washington, chiamata a pronunciarsi in merito alla richiesta di allargare il bilancio del Pentagono a 1.500 miliardi di dollari per l\u2019anno fiscale 2027 <a href=\"https:\/\/www.war.gov\/News\/Releases\/Release\/Article\/4466038\/department-of-war-releases-the-presidents-fiscal-year-2027-budget\/\">avanzata<\/a> dall\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-199304 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/thumbs_b_c_9038f693ac528c0e06f651fc046eea33-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>L\u2019esigenza tassativa di ricostituire le scorte nel minor tempo possibile, allineandole agli obiettivi strategici indicati in documenti dottrinali come la <a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/2025-National-Security-Strategy.pdf?utm_source=substack&amp;utm_medium=email\">National Security Strategy<\/a> e la <a href=\"https:\/\/media.defense.gov\/2026\/Jan\/23\/2003864773\/-1\/-1\/0\/2026-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY.PDF\">National Defense Strategy<\/a>, \u00e8 alla base delle recenti iniziative statunitensi che puntano alla <strong>conversione parziale degli impianti civili alla produzione di sistemi d\u2019arma<\/strong>.<\/p>\n<p>Il progetto, che coinvolge anche aziende come General Electric e Oshkosh, interessa soprattutto l\u2019industria automobilistica, come appurato dai colloqui <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/8fa13289-be72-46c9-bdfc-2cbcf9a44346?syn-25a6b1a6=1\">tenutisi<\/a> tra alti funzionari della difesa e Mary Barra, amministratore delegato di General Motors, e Jim Farley, amministratore delegato di Ford.<\/p>\n<p>Come <a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/politics\/national-security\/pentagon-approaches-automakers-manufacturers-to-boost-weapons-production-19538557\">sottolinea<\/a> il \u00abWall Street Journal\u00bb, \u00ab<em>il Pentagono \u00e8 interessato a coinvolgere queste aziende, impiegando il loro personale e la loro capacit\u00e0 produttiva, per aumentare la produzione di munizioni e altre attrezzature, dato che le guerre in Ucraina e Iran stanno esaurendo le scorte<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Le discussioni \u00ab<em>sono state preliminari e di ampio respiro, hanno affermato le fonti. I funzionari della difesa hanno affermato che potrebbe essere necessario il supporto delle aziende manifatturiere americane per le tradizionali imprese del settore della difesa e hanno chiesto se queste aziende sarebbero in grado di convertire rapidamente la produzione per la difesa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi, il presidente Trump ha <a href=\"https:\/\/www.cbsnews.com\/detroit\/news\/trump-ford-general-motors-defense-weapons-production\/\">annunciato<\/a> che \u00ab<em>General Motors e Ford inizieranno molto presto a produrre missili Patriot, Tomahawk e forse droni<\/em>\u00bb, facendo nuovamente proprio il ruolo che assunsero durante la Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-199305 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mfc-pac-3-mse-masthead.jpg.pc-adaptive.768-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti entrarono in quel terribile conflitto soltanto una volta che l\u2019amministrazione Roosevelt ebbe appurato che il processo di conversione economica avviato nel 1939 era arrivato ormai a buon punto.<\/p>\n<p>In quell\u2019anno, gli Stati Uniti produce\u00advano da soli pi\u00f9 mezzi di trasporto, alluminio, acciaio e petrolio di tutte le altre maggiori potenze messe insieme. L\u2019abilit\u00e0 del governo consistette nel sottrarre questa abbondanza all\u2019uso civile a cui era destinata per dedicarla a fini militari, con l\u2019obiettivo di colmare il divario bellico che separava gli Usa da nazioni che si armavano ormai da diversi anni.<\/p>\n<p>I risultati furono letteralmente sbalorditivi, se si considera che nel giro di quattro anni gli Stati Uniti passarono \u00ab<em>da una condizione di indigenza militare [al rango] di superpotenza militare. L\u2019industria americana produsse quasi i due terzi di tutte le attrezzature usate dagli Alleati durante la guerra [\u2026]. In quattro anni, la produzione militare statunitense, che gi\u00e0 era la maggiore al mondo, raddoppi\u00f2; la produzione di macchinari per la realizzazione di armi tri\u00adplic\u00f2 nel giro di tre anni ribaltando il bilancio delle forze tra l\u2019America e i suoi nemici quasi da un giorno all\u2019altro<\/em>\u00bb (Overy 2011, pp. 282-283).<\/p>\n<p>A differenza di Stalin, il quale poteva fare affidamento su un si\u00adstema iper-centralizzato in grado di dettare all\u2019economia nazionale tempi e modi di produzione attraverso la pianificazione strategica, Roosevelt si vide costretto a ingraziarsi il favore di quell\u2019\u00e9lite fi\u00adnanziaria e imprenditoriale contro cui aveva indirizzato le proprie invettive nel corso degli anni precedenti.<\/p>\n<p>Per conseguire l\u2019obiettivo, nomin\u00f2 Bernard Baruch (uno dei suoi collaboratori pi\u00f9 importan\u00adti e influenti) consigliere speciale dell\u2019Office of War Mobilization affidandogli il compito di istituire una serie di organismi preposti all\u2019organizzazione della produzione bellica alla cui guida furono puntualmente posti i dirigenti dei pi\u00f9 influenti gruppi industriali e finanziari del Paese. Donald Nelson della Sears-Roebuck fu posto a capo del War Production Board, Ferdinand Eberstadt della Dillon, Read &amp; Co. assunse la guida dell\u2019Army and Navy Munitions Bo\u00adard, William Knudsen della General Motors fu nominato direttore dell\u2019Office of Production Management, ecc.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-199307 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/208-PU-172-A-27_29313226806.jpg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"347\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Sul fronte bancario, in\u00advece, Roosevelt sfrutt\u00f2 i suoi contatti con l\u2019amministratore delegato di Goldman Sachs Sidney Weinberg, il quale divenne una sorta di \u201cagente di collegamento\u201d tra la Casa Bianca e Wall Street.<\/p>\n<p>Grazie agli ampi poteri conferitigli da Roosevelt, Weinberg organizz\u00f2 il Business Advisory and Planning Council, un organismo composto da elementi accuratamente selezionati dal suo fondatore che funse da ponte tra il governo e il settore privato durante gli sconvolgi\u00admenti economici del New Deal, e l\u2019Industry Advisor Committee, un ente gravitante nell\u2019orbita del War Production Board.<\/p>\n<p>Weinberg, Nelson, Eberstadt ecc. ebbero tutti buon gioco ad avvalersi del pro\u00adprio ruolo per assegnare gran parte delle commesse militari alle principali compagnie Usa, le quali \u00ab<em>si trovavano in una posizio\u00adne privilegiata, anche perch\u00e9 i dirigenti cooptati sedevano fianco a fianco con i funzionari che presentavano gli ordini. Quando si esaur\u00ec la prima ondata, pi\u00f9 dei quattro quinti di tutti gli ordini mili\u00adtari erano stati assegnati alle cento pi\u00f9 grandi aziende del Paese. Gli impianti industriali americani eclissavano per dimensioni anche le gigantesche fabbriche degli Urali. Alcune erano talmente grandi da essere in grado di assumere incarichi bellici di dimensioni tali che nessuna altra economia poteva eguagliare<\/em>\u00bb (<em>Ivi<\/em>, p. 284).<\/p>\n<p>General Motors sforn\u00f2 qualcosa come il 10% dell\u2019intera pro\u00adduzione bellica, integrando una forza lavoro composta da quasi 800.000 lavoratori e subappaltando la fabbricazione della compo\u00adnentistica ad oltre 19.000 societ\u00e0 specializzate minori.<\/p>\n<p>Se nell\u2019area dei Grandi Laghi, dove sorgeva larghissima parte degli stabilimen\u00adti dell\u2019industria automobilistica Usa, si fabbric\u00f2 qualcosa come il 20% delle attrezzature militari di cui gli Usa si servirono durante il conflitto, ci\u00f2 lo si dovette agli sforzi congiunti profusi allo scopo da General Motors, Ford e Chrysler.<\/p>\n<p>Nel 1944, ogni singolo lavoratore statunitense operante nel settore dell\u2019aeronautica produceva oltre il doppio di un collega tedesco e il triplo di pi\u00f9 rispetto a un suo pari grado giapponese, mentre il numero di automobili sfornate declina\u00adva da 3,5 milioni di unit\u00e0 del 1941 ad appena 139 esemplari.<\/p>\n<p>Numeri da capogiro, che danno la misura del processo di conver\u00adsione economica realizzato dagli Usa, reso possibile anche dal fon\u00addamentale apporto garantito dalle infrastrutture costruite nell\u2019am\u00adbito del New Deal; opere quali la Tennessee Valley Authority e le dighe lungo il corso del fiume Colorado fornirono infatti elettricit\u00e0 a basso costo alle fabbriche di munizioni, alle acciaierie, agli im\u00adpianti automobilistici e a tante altre attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<p>Come risul\u00adtato, compagnie quali DuPont, Dow Chemical ed Hercules Powder, gi\u00e0 cresciute considerevolmente grazie alle commesse ottenute du\u00adrante la Prima Guerra Mondiale, si trasformarono in vere e proprie imprese multinazionali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-199308 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Invasion-Shermans-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Come dimostrato anche tramite il Progetto Manhattan, gli Stati Uniti si rivelarono senza ombra di dubbio i mi\u00adgliori nel mettere \u00ab<em>progressivamente al servizio dello sforzo bellico l\u2019attivit\u00e0 di ricerca dello scienziato, la capacit\u00e0 inventiva e la com\u00adpetenza tecnica dell\u2019ingegnere [e] il lavoro manuale dell\u2019operaio<\/em>\u00bb (Liddell Hart 1999, p. 59).<\/p>\n<p>Lo sforzo bellico aveva inesorabilmente assorbito una quota ragguardevolissima della forza lavoro statunitense e della stessa produzione civile.<\/p>\n<p>Ne consegue che, discettavano i decisori di Washington, la riconversione dell\u2019economia al tempo di pace avrebbe prodotto un impatto fortissimo sull\u2019occupazione e sulla crescita.<\/p>\n<p>Il riscontro alle preoccupazioni della classe dirigente statunitense si materializz\u00f2 nell\u2019immediato dopoguerra, quando la smobilitazione e la contestuale sospensione delle commesse militari provocarono un aumento del tasso di disoccupazione del 130% nell\u2019arco di un biennio, combinato a un crollo dell\u2019indice di produzione dal picco dei 212 punti registrato in corrispondenza del culmine dello sforzo bellico ai 170 punti rilevati del 1948. Nel primo trimestre del 1950, i capitali d\u2019investimento rappresentavano appena l\u201911% rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente, mentre le esportazioni diminu\u00adirono del 25% tra il marzo del 1949 e il marzo del 1950.<\/p>\n<p>Il costante deterioramento della situazione economica indusse l\u2019amministrazione Tru\u00adman a incaricare un gruppo di specialisti del Dipartimento di Stato di elaborare un piano strategico funzionale al conseguimento del doppio obietti\u00advo di rilanciare il Paese e sostenere l\u2019espansione economica della porzione di globo appartenente alla sfera egemonica statunitense.<\/p>\n<p>Le conclusioni a cui il gruppo, guidato dall\u2019ex banchiere della Dillon, Read &amp; Co. Paul H. Nitze, approd\u00f2 dopo un anno di studio furono con\u00addensate nel National Security Council report 68 (Nsc-68), un docu\u00admento che <a href=\"https:\/\/moodle2.units.it\/pluginfile.php\/315679\/mod_resource\/content\/1\/SNC-%2068%20-%20testo.pdf\">individuava<\/a> in una sorta di \u201criarmo permanente\u201d la chiave di volta in grado di conciliare le necessit\u00e0 economiche alle aspirazio\u00adni egemoniche degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Significativamente, la linea d\u2019azione indicata dai redattori del rapporto riproponeva in larghissima parte i medesimi concetti espressi nel gennaio del 1944 dal presidente della General Electric Charles E. Wilson. Dinnanzi ai dirigenti dell\u2019Ar\u00admy Ordnance Association, Wilson aveva caldeggiato con forza la costruzione di un\u2019economia di guerra permanente fondata sull\u2019inte\u00adgrazione sistematica e definitiva delle imprese civili nella produzione militare che, solo pochi anni prima, aveva garantito il superamento della Grande Depressione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 specificamente, il presidente della potentissima General Electric <a href=\"https:\/\/monthlyreview.org\/articles\/the-u-s-imperial-triangle-and-military-spending\/\">caldeggiava<\/a> la messa a punto di \u00ab<em>un programma continuativo non dettato dall\u2019emergenza [\u2026] che bene\u00adfici del sostegno del Congresso, sia tramite delibere che sotto forma di stanziamenti regolari e dettagliatamente pianificati [\u2026]. Occorre accertarsi che questa collaborazione a tre tra governo, Congresso e industria divenga operativa in via permanente, evitando il suo declas\u00adsamento al rango di misura provvisoria dettata dalla convenienza<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-199309 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/wwII-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>In linea con le indicazioni impartite da Wilson, gli autori del Nsc-68 legarono le prospettive di crescita economica degli Stati Uniti al consolidamento del cosiddetto \u201ckeynesismo militare\u201d, che come osserv\u00f2 l\u2019economista polacco Micha\u0142 Kalecki consisteva nell\u2019im\u00adpiego della spesa militare come leva per stimolare l\u2019incremento del\u00adla produzione manifatturiera e dei consumi, grazie all\u2019effetto mol\u00adtiplicatore prodotto dai correlati aumenti salariali e occupazionali.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Gli Stati Uniti<\/em> \u2013 si legge nel Nsc-68 \u2013 <em>potrebbero realizzare un au\u00admento sostanziale della produzione e incrementare in tal modo l\u2019asse\u00adgnazione di risorse allo scopo di accumulare forza economica e milita\u00adre per s\u00e9 e per i propri alleati senza subire un calo reale nello standard di vita [\u2026]. Con un alto livello di attivit\u00e0 economica, gli Usa potreb\u00adbero presto ottenere un Pil di 300 miliardi di dollari [\u2026]. I progressi in questa direzione avrebbero lo scopo di permettere un accumulo di forza economica e militare degli Stati Uniti e del mondo libero [\u2026]. Inoltre, se viene raggiunta una espansione dinamica dell\u2019economia, il necessario accumulo potrebbe essere realizzato senza una diminuzione degli standard di vita, perch\u00e9 le risorse necessarie potrebbero essere ottenute con una parte dell\u2019incremento annuo del Pil<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ma per convincere l\u2019opinione pubblica a sostenere con le pro\u00adprie tasse il pi\u00f9 grande programma di riarmo che il mondo avesse mai conosciuto in tempo di pace occorreva anzitutto porre rimedio alla preoccupante \u00abattenuazione delle energie degli Stati Uniti\u00bb di cui gli artefici del documento ravvisavano i segni sia nel Congresso che nella popolazione. Soltanto una rinnovata sensazione di cri\u00adsi, recita ancora il Nsc-68, avrebbe impresso alla nazione quella spinta rivitalizzante di cui il governo necessitava per richiedere ai cittadini \u00ab<em>un alto grado di sacrificio e disciplina<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Di qui la deci\u00adsione di esasperare la campagna di demonizzazione dell\u2019Unione Sovietica, dipinta come un nemico irriducibile che, \u00ab<em>a differenza degli aspiranti all\u2019egemonia del passato [\u2026], \u00e8 animato da un fana\u00adtismo profondamente ostile nei nostri confronti [\u2026] e dall\u2019osses\u00adsione di imporre la sua brutale autorit\u00e0 sul resto del mondo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, ponendo fortemente l\u2019accento sulla contrapposizione tra \u00ab<em>l\u2019idea di libert\u00e0 garantita da un sistema di leggi e l\u2019idea di schiavit\u00f9 imposta dall\u2019oligarchia del Cremlino<\/em>\u00bb, gli autori del Nsc-68 individuarono nella \u00ab<em>rapida costruzione di un potente apparato politico, economico e militare [\u2026] l\u2019unica strada coerente con il percorso intrapreso verso il raggiungimento del nostro obiettivo fondamentale.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-199310 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Serienproduktion-Liberator-768x1104-1-712x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"313\" height=\"450\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p><em>La disarticolazione del disegno del Cremlino richie\u00adde che il mondo libero sviluppi un sistema politico-economico ef\u00adficiente e adotti una vigorosa strategia offensiva contro l\u2019Unione Sovietica. Quest\u2019ultima, di conseguenza, sar\u00e0 costretta ad innalza\u00adre un adeguato scudo militare con cui difendersi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Conformemente alle valutazioni del Nsc-68, prese il via una imponente campagna propagandistica di cui la \u201ccaccia alle streghe\u201d scatenata dal Joseph McCarthy con il sostegno del poten\u00adtissimo direttore dell\u2019Fbi J. Edgar Hoover costitu\u00ec la punta di lancia. La \u201ccaccia alle streghe\u201d concorse indubbiamente a fornire al governo il sostegno popolare necessario al potenziamento dell\u2019apparato bellico raccomandato dal Nsc-68, ma il contributo di maggior rilievo fu indubbiamente assicurato dal\u00adlo scoppio della crisi coreana. Il conflitto aliment\u00f2 uno straordinario incremento delle spese militari statunitensi da 13 a 60 miliardi di dollari (un incremento del 400%) tra il 1949 e il 1953 (anno in cui il bilancio della difesa arriv\u00f2 a costituire il 15% del Pil).<\/p>\n<p>La forsennata corsa al riarmo coinvolse rapidamente tutti i Paesi membri della Nato, i cui stanziamenti per la difesa aumentarono complessivamente da 38 a 108 miliardi di dollari tra il 1949 e il 1952.<\/p>\n<p>L\u2019Alleanza Atlantica, che in origine, come <a href=\"https:\/\/www.cer.eu\/in-the-press\/internal-strife-natos-greatest-enemy-itself-it-turns-70\">dichiarato<\/a> dal suo primo segretario generale Lord Ismay, aveva lo scopo di te\u00adnere \u00ab<em>the Russians out, the Americans in and the Germans down<\/em>\u00bb, fu quindi adattata al nuovo contesto geopolitico.<\/p>\n<p>Stesso discorso vale per la catena di approvvigionamento del \u201ccomples\u00adso militar-industriale\u201d statunitense, attuata mediante l\u2019integrazione dell\u2019industria tedesca dell\u2019acciaio appena ricostruita <em>ad hoc<\/em>. Anche la manifattura giapponese fu trasformata in un ingranaggio dell\u2019im\u00adponente macchina bellica Usa e sottoposta alla supervisione con\u00adgiunta del Supreme Commander of the Allied Powers (Scap) e del banchiere John D. Rockefeller III.<\/p>\n<p>Una soluzione, quella adottata da Washington nei confronti del Giappone, che consentiva di soddisfa\u00adre le impellenti necessit\u00e0 militari legate alla conduzione della Guer\u00adra di Corea trasformando allo stesso tempo il Paese in una fortezza anti-comunista dell\u2019Asia orientale supplementare a Taiwan, governata con il pugno di ferro dal Kuomintang di Chiang Kai-shek e protetta dalla potentissima Settima Flotta Usa.<\/p>\n<p>Come <a href=\"https:\/\/tomdispatch.com\/alfred-mccoy-washington-s-great-game-and-why-it-s-failing\/\">evidenzia<\/a> lo storico Alfred McCoy: \u00ab<em>dopo aver assunto il controllo delle estremit\u00e0 assiali dell\u2019\u201ciso\u00adla-mondo\u201d da Germania e Giappone nel 1945, nei successivi 70 anni gli Usa hanno innalzato numerose barriere militari per contenere Cina e Russia nel cuore eurasiatico [\u2026]. Fondamentale per il contenimento della potenza terrestre sovietica sarebbe stata l\u2019Us Navy. <\/em><\/p>\n<p><em>Le sue flot\u00adte avrebbero circondato il continente eurasiatico, integrando e quindi soppiantando la marina inglese: la Sesta Flotta si \u00e8 insediata a Napoli nel 1946 per controllare l\u2019Oceano Atlantico e il Mar Mediterraneo; la Settima Flotta a Subic Bay, nelle Filippine, nel 1947, per sorvegliare il Pacifico occidentale; la Quinta Flotta \u00e8 di stanza in Bahrain, nel Golfo Persico, dal 1995. A fianco di ci\u00f2, i diplomatici statunitensi hanno stret\u00adto una serie di alleanze militari: Nato (1949), Patto di Baghdad (1955), Southeast Asia Collective Defense Treaty (1954) e Treaty of Mutual Cooperation and Security between the United States and Japan (1951). Nel 1955 gli Stati Uniti avevano messo in piedi una rete globale di 450 basi militari dislocate in 36 Paesi allo scopo di arginare il blocco sino-sovietico dietro una cortina di ferro che coincideva in modo sor\u00adprendente ai rimland di Mackinder nel continente eurasiatico<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-199311 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/M3-factory-px800-360x245.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"230\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Il tutto, ancora una volta, in piena conformit\u00e0 con quanto suggerito dal Nsc-68, secondo cui \u00ab<em>un elemento essenziale in un programma per vanificare il disegno del Cremlino \u00e8 dato dallo sviluppo di un efficiente sistema di collabora\u00adzione tra le nazioni libere [\u2026]. La capacit\u00e0 degli Usa di sostenere un consolidamento della potenza economica in patria e della potenza mi\u00adlitare all\u2019estero non \u00e8 limitata, come nel caso dell\u2019Unione Sovietica, tanto dalla capacit\u00e0 produttiva, quanto da una corretta allocazione delle risorse. Anche l\u2019Europa occidentale potrebbe permettersi di assegna\u00adre una percentuale notevolmente maggiore delle proprie risorse alla difesa [\u2026], specialmente se gli fosse fornita l\u2019assistenza necessaria a soddisfare il suo deficit di dollari<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, gi\u00e0 a partire dagli anni \u201950, \u00ab<em>il governo americano si accinse a riconfigurare il proprio rapporto con il mondo in un modo che non solo preannunciava crisi, ma addirittura ne aveva bisogno per l\u2019attuazione di un programma segreto di riarmo<\/em>\u00bb (Kolko 2005, p. 442).<\/p>\n<p>A trarre i maggiori benefici dal nuovo indirizzo strategico furono anzitutto le grandi imprese operanti nel settore bellico (essenzial\u00admente Raytheon, General Dynamics, Lockheed Co., Northrop Co., McDonnel-Douglas, United Aircraft, North American Aviation, Ling-Temco-Vought, Boeing e Grumman Aircraft) attorno a cui co\u00adminci\u00f2 a svilupparsi un vero e proprio tessuto produt\u00adtivo composto da centinaia di societ\u00e0 minori.<\/p>\n<p>Non costituendo, per di pi\u00f9, un blocco omoge\u00adneo perfettamente distinguibile dal resto delle attivit\u00e0 economiche, giacch\u00e9 settori come l\u2019industria elettronica, la chimica, l\u2019automobi\u00adlistica, l\u2019informatica e le telecomunicazioni presentano un carattere \u201cmisto\u201d, il cosiddetto \u201ccomplesso militar-industriale\u201d fin\u00ec per ri\u00adcomprendere in una certa misura anche aziende quali Ibm, General Electric, At&amp;T e Monsanto. Il keynesismo militare, ritenevano gli autori del Nsc-68, avrebbe instradato gli Stati Uniti lungo un sentie\u00adro di crescita economica sostenuta dall\u2019innovazione tecnologica, di cui la ricerca a fini bellici rappresenta un fondamentale propulsore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-199313 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ww2-assembly-line.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"705\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>Grazie a questa straordinaria concatenazione di circostanze fa\u00advorevoli, l\u2019industria bellica riusc\u00ec ad imporsi come cuore pulsante dell\u2019economia Usa e ad accrescere progressivamente il proprio peso politico attraverso una serie di accorgimenti particolarmente azzec\u00adcati.<\/p>\n<p>A partire dall\u2019arruolamento sistematico nei consigli d\u2019ammini\u00adstrazione di generali a riposo ed ex gallonati affinch\u00e9 conducano atti\u00advit\u00e0 di <em>lobby <\/em>grazie alle loro entrature nel Dipartimento della Difesa e alla loro conoscenza approfondita del sistema maturata negli anni di servizio. Si \u00e8 venuta cos\u00ec a creare un\u2019alleanza tra potentati eco\u00adnomici, apparati politici e alti vertici delle forze armate che ha pro\u00adfondamente inciso sulla vita politica, economica e sociale del Paese.<\/p>\n<p>Uno dei primi a rilevarlo \u00e8 stato Charles Wright Mills, che gi\u00e0 verso la met\u00e0 degli anni \u201950 aveva richiamato l\u2019attenzione su quei personaggi che, \u00ab<em>trovandosi al vertice di uno dei principali ordini istituzionali, acquistano posi\u00adzioni di comando anche in uno degli altri: l\u2019ammiraglio che \u00e8 anche banchiere e consulente legale e dirige un\u2019importante commissione federale, il dirigente di una delle maggiori societ\u00e0 fornitrici di ma\u00adteriale bellico che \u00e8 diventato segretario alla Difesa, il generale che in tempo di pace indossa panni borghesi per sedere tra i capi politici e diventa poi membro del consiglio d\u2019amministrazione di uno dei grandi gruppi<\/em>\u00bb (Wright Mills 1973, pp. 269-270).<\/p>\n<p>inesorabile affermazione del meccanismo delle \u201cporte girevoli\u201d, \u00ab<em>si basa sullo sviluppo parallelo dei lavori al vertice nei tre grandi settori, e lo scambio \u00e8 pi\u00f9 frequente dove c\u2019\u00e8 coincidenza di interessi, come tra gli enti governativi di controllo e le industrie che ne vengono controllate<\/em>\u00bb (<em>ivi<\/em>, p. 269).<\/p>\n<p>\u00c8 a questo genere di \u201ccommistioni\u201d che Dwight Eisenhower faceva riferimento quan\u00addo, giunto ormai al termine del suo secondo mandato presidenziale, <a href=\"https:\/\/www.archives.gov\/milestone-documents\/president-dwight-d-eisenhowers-farewell-address\">evidenzi\u00f2<\/a> i pericoli connessi alla gigantesca capacit\u00e0 d\u2019influenza che stava acquisendo il \u201ccomplesso militar-industriale\u201d. Le cui ramificazioni si sarebbero ben presto estese a dismisura, dando origine a quello che l\u2019ex analista della Cia Ray McGovern ha <a href=\"https:\/\/responsiblestatecraft.org\/2022\/07\/28\/the-war-party-parties\/\">definito<\/a> <em>Military-Industrial-Congressional-Intelligence, Media, Academia-Think-Tank<\/em> (Micimatt), una sorta di ipertrofico comitato d\u2019affari tenuto insieme dal filo rosso del denaro e capace di plasmare la politica degli Stati Uniti sia sul piano domestico che internazionale, sempre a scapito dei processi democratici e della responsabilit\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-199314 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/images-3.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"363\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p>L\u2019adesione degli Stati Uniti alle line guida contenute nel Nsc-68 comport\u00f2 l\u2019assorbimento di una quota crescente del bilancio pubblico da parte del settore militare e la sottrazione di tecnici e scienziati ad un\u2019industria civile sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 a reggere l\u2019agguerrita concorrenza straniera, accentuando i profondi squilibri gravanti sull\u2019economia statuniten\u00adse e dando origine a un modello di crescita parassitario e involuti\u00advo.<\/p>\n<p>Nel 1968, l\u2019industria metallurgica statuni\u00adtense impiegava uno dei pi\u00f9 vecchi parchi macchine del mondo, la flotta mercantile Usa scivolava al ventitreesimo posto per et\u00e0 delle navi in servizio e il Paese registrava per la prima volta un saldo negativo nell\u2019<em>import-export <\/em>di macchine utensili.<\/p>\n<p>A quell\u2019anno, su nessuna delle linee ferroviarie statunitensi era in funzione qualcosa di lontanamente paragonabile ai treni rapidi francesi e giapponesi.<\/p>\n<p>Le spese militari in costante espansione si stavano in altri termini traducendo per un verso in una radicale torsione della struttura economica statunitense; per l\u2019altro, in una bilancia dei pagamenti strutturalmente deficitaria.<\/p>\n<p>Come evidenziato dall\u2019economista Michael Hudson gi\u00e0 nei primi anni \u201970, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale \u00ab<em>gli strateghi di Washington adottarono una posizione militare i cui costi sarebbero diventati cos\u00ec elevati da minare la supremazia commerciale americana e da rendere le istituzioni del laissez-faire incompatibili con il continuo dominio globale del blocco del dollaro. Questa \u00e8 l\u2019ironia della diplomazia americana del dopoguerra: la sua ricerca di sicurezza militare, per garantire che l\u2019Unione Sovietica non destabilizzasse il sistema dall\u2019esterno, ha di per s\u00e9 eroso l\u2019economia del sistema dall\u2019interno<\/em>\u00bb (Hudson 2021, p. 201).<\/p>\n<p>Le pesanti distorsioni della struttura economica statunitensi si accentuarono ulteriormente a partire dal febbraio del 1965, per effetto della decisione dell\u2019amministrazione John\u00adson di intensificare il coinvolgimento militare in Vietnam.<\/p>\n<p>Si stima che oltre la met\u00e0 dei mille miliardi di dollari di spese militari sostenute dagli Stati Uniti tra il 1946 e il 1969 sia addebitabile alle amministrazioni Kennedy e Johnson, e pi\u00f9 speci\u00adficamente al segretario alla Difesa Robert McNamara.<\/p>\n<p>Sotto la sua supervisione, rilevava l\u2019economista Seymour Melman nel 1970, il governo organizz\u00f2 \u00ab<em>un ufficio formale di direzione centrale col compito di amministrare l\u2019impero militare-industriale. Il mercato \u00e8 stato sostituito da una direzio\u00adne [\u2026]. In base all\u2019ampiezza e alla scala del suo potere decisionale, la direzione statale \u00e8 di gran lunga la pi\u00f9 vasta e la pi\u00f9 importante direzione industriale degli Stati Uniti [\u2026] [nonch\u00e9] l\u2019unit\u00e0 decisionale pi\u00f9 potente all\u2019interno del potere americano. Perci\u00f2 non si pu\u00f2 dire che il governo federale \u201cserva\u201d l\u2019industria o che la \u201cregoli\u201d [\u2026]. Il governo \u00e8 un\u2019impre\u00adsa industriale [\u2026]. Le ditte dell\u2019industria militare, formalmente private, operano per conto di un cliente unico, senza che ci siano altri clienti po\u00adtenziali in vista [\u2026]. L\u2019idea del carattere privato delle ditte produttrici di beni militari \u00e8 una finzione accuratamente intrattenuta che corrisponde ai diritti legali di propriet\u00e0, ma non alla realt\u00e0 del controllo direzionale pri\u00admario che si esercita a partire dal Pentagono<\/em>\u00bb (Melman 1972, pp. 6-103).<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, l\u2019accentramento della direzione strategica dell\u2019apparato tecno-produttivo \u2013 vero e proprio cardine del disegno organizzativo elaborato da McNamara \u2013 provoc\u00f2 la ridefinizione delle modalit\u00e0 d\u2019assegnazione degli appalti.<\/p>\n<p>La sostituzione del paradigma tradizionale basato sull\u2019offerta concorrenziale con un nuovo sistema fondato sulla contrattazione negoziata orient\u00f2 il complesso militar-industriale, operante in un contesto oligopolistico e protetto dalla concorrenza straniera, verso la ricerca di profitti pi\u00f9 elevati attraverso la maggiorazione sistematica dei costi di produzio\u00adne. Il Pentagono e gli organi di vigilanza, dal canto loro, agevolaro\u00adno questo <em>modus operandi <\/em>adottando sistemi di controllo votati non alla prevenzione e al sanzionamento, ma alla mera \u201cgestione\u201d degli osceni eccessi di spesa del complesso militar-industriale mediante la prassi del monitoraggio dei cosiddetti \u201csforamenti del <em>budget<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il consolidamento della perversa struttura della \u201cmassimizzazione dei costi\u201d fu l\u2019inesorabile lascito dell\u2019economia di guerra perma\u00adnente costruita dagli Usa durante le fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, perch\u00e9 comport\u00f2 lo \u00ab<em>sviluppo di strutture amministrative e di politiche economiche che hanno formalizzato il legame conti\u00adnuativo tra<\/em> <em>manager delle imprese, che puntano al massimo profitto, e manager di Stato, che puntano al massimo potere [\u2026]. I due stili di<\/em> <em>management si sono intrecciati. <\/em><\/p>\n<p><em>I manager dell\u2019industria e dello Stato lavorano in stretta cooperazione e si spostano senza difficolt\u00e0 dal governo all\u2019industria, e di nuovo al governo<\/em>\u00bb (Melman 2006, p. 21).<\/p>\n<p>Ne consegue che, \u00ab<em>pi\u00f9 i<\/em> <em>manager dell\u2019e\u00adconomia militare fanno pagare i loro prodotti, pi\u00f9 fanno profitti. L\u2019aumento dei fondi disponibili per il Pentagono \u00e8 una ghiotta oc\u00adcasione.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-199312 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/F-16s-ODS.jpg\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"244\" data-map-static-img-processed=\"1\" \/><\/p>\n<p><em>Per esempio l\u2019estrattore della puleggia per i caccia F-16, essenzialmente una barra di acciaio lunga cinque centimetri con tre viti, nel 1984 veniva venduto dalla General Dynamics al Dipartimento della Difesa per 8.832 dollari l\u2019uno; se fosse stato progettato su misura da un\u2019azienda privata sarebbe venuto a costare 25 dollari<\/em>\u00bb (<em>Ivi<\/em>, p. 40).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente, una analisi del Project on Government Oversight (Pogo) ha <a href=\"https:\/\/www.pogo.org\/reports\/in-for-a-transdigm-out-for-billions\">documentato<\/a> il comportamento illecito di TransDigm, un fornitore di componenti militari che applicava maggiorazioni sulle forniture fino al 3.800%.<\/p>\n<p>L\u2019azienda \u00e8 stata in grado di agire in questa maniera grazie alle regole di acquisto stabilite dal Pentagono, che impediscono ai funzionari preposti di ottenere informazioni precise su quanto un determinato articolo dovrebbe costare o potrebbe costare la produzione all\u2019azienda fornitrice.<\/p>\n<p>Da un controllo approfondito e a tappeto su tutti i fornitori di pezzi di ricambio emergerebbe senza dubbio uno spreco quantificabile in decine e decine di miliardi di dollari. Come <a href=\"https:\/\/www.grassley.senate.gov\/news\/news-releases\/grassley-pays-tribute-ernie-fitzgerald\">dichiar\u00f2<\/a> Ernest Fitzgerald, primo leggendario \u201cspifferatore\u201d (<em>whistleblower<\/em>) del Pentagono, un aereo militare \u00e8 solo una \u00abraccolta di pezzi di ricambio troppo costosi che volano in formazione\u00bb.<\/p>\n<p>A riprova dei colossali rischi insiti alla scelta di imperniare la politica economica sul Pentagono, specialmente in una fase in cui la conformazione altamente finanziarizzata assunta dall\u2019economia statunitense tende sempre pi\u00f9 visibilmente a privare la spesa militare della sua tradizionale funzione di stimolo alla crescita e all\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Foto: Casa Bianca: Lockheed Martin, US Department of War. Libreria del Congresso, RTX e General Motors<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Fonti<\/u><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Hudson, Michael, <em>Super imperialism. <\/em><em>The economic strategy of the American Empire<\/em>, Islet Verlag, Baskerville 2021.<\/li>\n<li>Kolko, Gabriel, <em>Il libro nero della guerra<\/em>, Fazi, Roma 2005.<\/li>\n<li>Liddel Hart, Basil, <em>La Prima Guerra Mondiale 1914-1918<\/em>, Rizzoli, Milano 1999.<\/li>\n<li>Melman, Seymour, <em>Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nell\u2019economia ame\u00adricana<\/em>, Einaudi, Torino 1972.<\/li>\n<li>Melman, Seymour, <em>Guerra Spa. L\u2019economia militare e il declino degli Stati Uniti<\/em>, Citt\u00e0 Aperta Edizioni, Troina 2006.<\/li>\n<li>Overy, Richard, <em>La strada della vittoria. Perch\u00e9 gli Alleati hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale<\/em>, Il Mulino, Bologna 2011.<\/li>\n<li>Wright Mills, Charles, <em>La \u00e9lite del potere<\/em>, Feltrinelli, Milano 1973.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/07\/ritorno-al-passato-ford-e-general-motors-torneranno-a-produrre-armamenti\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/07\/ritorno-al-passato-ford-e-general-motors-torneranno-a-produrre-armamenti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Giacomo Gabellini) &nbsp; \u00a0 &nbsp; Lo scorso aprile, il Center for Strategic and International Studies (Csis) pubblic\u00f2 una dettagliata analisi da cui emergeva che le forze armate statunitensi avessero consumato nell\u2019arco delle precedenti sette settimane di combattimenti contro l\u2019Iran almeno il 45% del loro arsenale di missili a guida di precisione, oltre al 50% circa delle riserve di intercettori per sistemi Thaad e Patriot. 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