{"id":96586,"date":"2026-07-27T10:00:10","date_gmt":"2026-07-27T08:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96586"},"modified":"2026-07-25T15:58:25","modified_gmt":"2026-07-25T13:58:25","slug":"romasport-spa-il-fallimento-del-municipalismo-e-la-fine-della-citta-dei-quindici-minuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96586","title":{"rendered":"RomaSport Spa: il fallimento del municipalismo e la fine della citt\u00e0 dei quindici minuti"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Libutti e Angelica Cavone)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-96587\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Imagoeconomica_capannelle-scaled-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Imagoeconomica_capannelle-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Imagoeconomica_capannelle-scaled-1-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Imagoeconomica_capannelle-scaled-1-768x511.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Imagoeconomica_capannelle-scaled-1-1536x1022.jpg 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Imagoeconomica_capannelle-scaled-1-2048x1363.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019assessore Alessandro Onorato, gi\u00e0 candidato con Alfio Marchini e sostenuto allora dall\u2019intero centrodestra, ha annunciato insieme al sindaco e commissario Roberto Gualtieri la nascita di RomaSport Spa, una nuova societ\u00e0 interamente partecipata da Roma Capitale, alla quale sar\u00e0 affidata la gestione di una parte degli impianti sportivi comunali.L\u2019operazione viene presentata come la risposta ai numerosi problemi che attraversano da anni lo sport romano, dalle concessioni scadute agli impianti degradati, dalle morosit\u00e0 alle strutture abbandonate, fino alle profonde diseguaglianze che continuano a separare il centro dalle periferie. La questione che dovremmo porci, tuttavia, \u00e8 perch\u00e9 ogni volta che l\u2019amministrazione incontra una difficolt\u00e0 la soluzione proposta consista nella creazione di una nuova societ\u00e0 per azioni.Non si tratta soltanto di una questione giuridica o organizzativa, ma di una scelta profondamente politica. RomaSport rappresenta infatti un ulteriore passo verso un modello nel quale le decisioni vengono progressivamente sottratte alle istituzioni democratiche e trasferite all\u2019interno dei consigli di amministrazione. Il patrimonio rimane formalmente pubblico, ma il governo della citt\u00e0 si allontana sempre di pi\u00f9 dai cittadini, dai territori e dai luoghi nei quali il conflitto sociale, i bisogni e le domande collettive dovrebbero trovare rappresentanza.\u00c8 proprio su questo terreno che emerge la prima grande contraddizione. Per anni l\u2019amministrazione ha costruito la propria narrazione intorno alla cosiddetta citt\u00e0 dei quindici minuti, una citt\u00e0 policentrica fondata sul decentramento amministrativo, sulla partecipazione e sulla capacit\u00e0 dei Municipi di garantire servizi di prossimit\u00e0. In quella prospettiva gli impianti sportivi, come gli altri servizi essenziali, avrebbero dovuto essere governati il pi\u00f9 vicino possibile ai territori e alle comunit\u00e0 locali.Se quella fosse stata davvero la direzione politica scelta, oggi discuteremmo del trasferimento della gestione degli impianti ai Municipi, del rafforzamento delle loro competenze e della necessit\u00e0 di dotarli di personale, risorse e autonomia amministrativa. Accade invece l\u2019esatto contrario. Il decentramento non viene rafforzato, ma sostituito dalla creazione di una nuova societ\u00e0. Le decisioni non vengono avvicinate ai quartieri, ma concentrate all\u2019interno di una governance aziendale.Il municipalismo tanto evocato si rivela cos\u00ec, ancora una volta, uno slogan elettorale destinato a lasciare il posto a una progressiva centralizzazione delle decisioni. \u00c8 una trasformazione culturale prima ancora che amministrativa, perch\u00e9 la citt\u00e0 non viene pi\u00f9 governata attraverso le sue istituzioni territoriali, ma mediante organismi societari chiamati a gestire funzioni e servizi sempre pi\u00f9 ampi.Non cambiano soltanto gli strumenti, cambia soprattutto l\u2019idea stessa di pubblico. La politica arretra mentre avanzano logiche manageriali che affidano a un consiglio di amministrazione scelte che dovrebbero appartenere alla discussione democratica, al confronto tra interessi diversi e alla responsabilit\u00e0 delle istituzioni elette.RomaSport, del resto, non \u00e8 un episodio isolato, ma l\u2019ultimo tassello di un percorso iniziato da tempo, come dimostra con particolare chiarezza la Delibera n. 104 sul patrimonio indisponibile di Roma Capitale. Anche quella venne presentata come una riforma destinata a rendere pi\u00f9 trasparente e moderna la gestione del patrimonio pubblico, mentre in realt\u00e0 ha segnato una rottura con una parte importante della storia amministrativa e sociale della citt\u00e0.La Delibera 104 \u00e8 infatti l\u2019erede della storica Delibera n. 26 del 1995, il provvedimento che aveva consentito la nascita e il consolidamento di molte esperienze di autogestione, comprese le palestre popolari romane. Eppure, nel nuovo regolamento, le associazioni sportive dilettantistiche scompaiono e, per la prima volta, non rientrano pi\u00f9 tra i soggetti destinatari delle procedure dedicate al patrimonio pubblico.Non \u00e8 un dettaglio tecnico, ma una precisa scelta politica, perch\u00e9 significa affermare che lo sport popolare, costruito quotidianamente nei quartieri da migliaia di volontari, non rappresenta pi\u00f9 una componente strutturale delle politiche pubbliche cittadine. Nel silenzio di molti e, spesso, nel tentativo di delegittimare o isolare chi denunciava questa scelta, si \u00e8 cos\u00ec chiusa una stagione importante della citt\u00e0.Le palestre popolari hanno rappresentato per decenni uno strumento di inclusione sociale, educazione, integrazione e presidio territoriale. Hanno garantito l\u2019accesso allo sport a chi non avrebbe potuto permetterselo, costruito relazioni e comunit\u00e0 nei quartieri pi\u00f9 fragili e restituito a spazi abbandonati una funzione collettiva. Oggi quella esperienza viene sostanzialmente espunta dalla disciplina del patrimonio pubblico.Questo non significa che Roma Capitale abbia smesso di finanziare lo sport di base. Periodicamente vengono infatti assegnati contributi ad alcune associazioni sportive dilettantistiche, ma proprio qui emerge un\u2019altra differenza sostanziale. Una politica pubblica costruisce regole, diritti e strumenti permanenti, mentre le elargizioni selettive dipendono dalla discrezionalit\u00e0 dell\u2019amministrazione.Si tratta di interventi occasionali che possono certamente aiutare alcune realt\u00e0, ma che non costruiscono una visione complessiva dello sport cittadino. Spesso finiscono per diventare iniziative funzionali soprattutto alla comunicazione istituzionale, utili ad alimentare la rappresentazione di un\u2019amministrazione vicina alle palestre popolari mentre, sul piano normativo, quelle stesse esperienze vengono progressivamente escluse dagli strumenti attraverso i quali si governa il patrimonio pubblico.\u00c8 difficile non cogliere la contraddizione. Da una parte si celebra lo sport come diritto costituzionale, dall\u2019altra si cancellano proprio quei soggetti che quel diritto lo hanno concretamente garantito nei quartieri pi\u00f9 difficili della citt\u00e0.Lo stesso schema si ripete oggi con RomaSport. L\u2019amministrazione non sceglie di rafforzare la macchina comunale, non investe sul ruolo dei Municipi e non costruisce nuove forme di partecipazione, ma preferisce creare una societ\u00e0 di capitali chiamata a svolgere funzioni che dovrebbero appartenere direttamente all\u2019amministrazione pubblica.Nessuno mette in discussione la necessit\u00e0 di affrontare le irregolarit\u00e0, le concessioni scadute, le morosit\u00e0 o le rendite costruite negli anni. Proprio per questo, per\u00f2, servirebbe una pubblica amministrazione forte, competente, trasparente e presente nei territori, non un ulteriore livello societario. Una citt\u00e0 come Roma non ha bisogno di moltiplicare le partecipate, ma di rafforzare le istituzioni democratiche e la loro capacit\u00e0 di programmare, controllare e intervenire.Il problema, infatti, non riguarda soltanto la propriet\u00e0 degli impianti, ma chi decide, chi controlla, chi pu\u00f2 partecipare alle scelte e, soprattutto, chi rischia di restarne escluso.RomaSport rischia cos\u00ec di diventare il simbolo di una trasformazione molto pi\u00f9 ampia, quella di una citt\u00e0 nella quale il patrimonio resta formalmente pubblico mentre le decisioni vengono affidate a strutture sempre pi\u00f9 lontane dai cittadini. Una citt\u00e0 nella quale il decentramento viene evocato nei programmi elettorali e sostituito, nella pratica, dall\u2019accentramento, mentre il municipalismo viene celebrato nei convegni e il governo dei servizi passa dai Municipi ai consigli di amministrazione.Per questa ragione RomaSport non pu\u00f2 essere considerata una semplice riforma organizzativa. \u00c8 una scelta di modello, che mette di fronte due idee radicalmente diverse di citt\u00e0.Da una parte vi \u00e8 una Roma costruita sui territori, sui Municipi, sulla partecipazione delle comunit\u00e0 e sul rafforzamento dell\u2019amministrazione pubblica. Dall\u2019altra vi \u00e8 una citt\u00e0 nella quale ogni problema amministrativo riceve la medesima risposta, fatta di una nuova societ\u00e0, un nuovo consiglio di amministrazione e una nuova governance.La domanda decisiva, allora, non \u00e8 soltanto se RomaSport funzioner\u00e0 meglio o peggio, ma quale idea di citt\u00e0 stiamo costruendo. Una citt\u00e0 non diventa pi\u00f9 pubblica per il semplice fatto che il suo socio unico \u00e8 il Comune. \u00c8 pubblica quando le decisioni restano nelle istituzioni democratiche, quando i Municipi vengono rafforzati invece di essere svuotati, quando le comunit\u00e0 territoriali partecipano alle scelte e quando il patrimonio collettivo viene governato attraverso la politica, anzich\u00e9 essere delegato all\u2019ennesima societ\u00e0.La vera alternativa non \u00e8 tra inefficienza e azienda, ma tra una citt\u00e0 governata democraticamente e una citt\u00e0 amministrata attraverso consigli di amministrazione. \u00c8 una differenza che non riguarda soltanto lo sport, ma il futuro stesso di Roma.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/07\/24\/romasport-spa-il-fallimento-del-municipalismo-e-la-fine-della-citta-dei-quindici-minuti\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/07\/24\/romasport-spa-il-fallimento-del-municipalismo-e-la-fine-della-citta-dei-quindici-minuti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Libutti e Angelica Cavone) L\u2019assessore Alessandro Onorato, gi\u00e0 candidato con Alfio Marchini e sostenuto allora dall\u2019intero centrodestra, ha annunciato insieme al sindaco e commissario Roberto Gualtieri la nascita di RomaSport Spa, una nuova societ\u00e0 interamente partecipata da Roma Capitale, alla quale sar\u00e0 affidata la gestione di una parte degli impianti sportivi comunali.L\u2019operazione viene presentata come la risposta ai numerosi problemi che attraversano da anni lo sport romano, dalle concessioni scadute agli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-p7Q","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96586"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=96586"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96586\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96588,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96586\/revisions\/96588"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=96586"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=96586"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=96586"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}