{"id":96653,"date":"2026-07-29T10:30:36","date_gmt":"2026-07-29T08:30:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96653"},"modified":"2026-07-28T22:16:21","modified_gmt":"2026-07-28T20:16:21","slug":"nazione-ne-sangue-ne-finzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96653","title":{"rendered":"Nazione: n\u00e9 sangue, n\u00e9 finzione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Stefano Stella)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-480.png\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-480.png\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre distinguere fra due parole che il dibattito pubblico tratta spesso come sinonimi: Stato e nazione. Parlare di Stato significa parlare di un organismo di coordinamento, una struttura la cui funzione originaria \u00e8 amministrativa e militare prima ancora che culturale. Le sue radici pi\u00f9 remote affondano nell\u2019et\u00e0 del bronzo, nella forma della citt\u00e0-stato, e la sua successiva espansione territoriale segue da vicino lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione, a cominciare dalla scrittura, che permette di coordinare a distanza popolazioni sempre pi\u00f9 numerose. La logica che governa questo processo \u00e8, in ultima istanza, una logica di forza: coordinare pi\u00f9 persone sotto un\u2019unica autorit\u00e0 significa disporre di una capacit\u00e0 militare superiore rispetto a comunit\u00e0 frammentate e prive di comando unificato. Charles Tilly ha condensato questo meccanismo in una formula divenuta canonica: \u201c<em>la guerra ha fatto lo Stato, e lo Stato ha fatto la guerra<\/em>\u201d [1]. Gli apparati fiscali e amministrativi che oggi identifichiamo con lo Stato moderno sono nati, in larga misura, per finanziare ed equipaggiare eserciti sempre pi\u00f9 grandi. Lo Stato, in questo senso, non dice nulla sul piano dei contenuti (esso pu\u00f2 essere totalitario, democratico, socialista, neoliberale, ecc).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nazione \u00e8 un\u2019altra cosa. Dice qualcosa. Porta con s\u00e9 contenuti storici, linguistici, simbolici specifici, e il suo emergere come categoria politica risponde a un problema di legittimazione che si apre in un momento storico preciso. Finch\u00e9 vige\u00a0<em>l\u2019ancien r\u00e9gime<\/em>, il potere sovrano si giustifica attraverso un principio di sangue, per cui un ceto ristretto governa perch\u00e9 la nascita lo destina a farlo, e il sovrano stesso viene rappresentato come vicario di un ordine divino in terra. Questo impianto poggia su una precisa costruzione giuridico-teologica, quella dei due corpi del re: un corpo naturale, mortale come ogni corpo umano, e un corpo politico, immortale, che incarna la continuit\u00e0 del regno al di l\u00e0 della morte del singolo sovrano [2]. Quando\u00a0<em>l\u2019ancien r\u00e9gime<\/em>\u00a0crolla, crolla con esso l\u2019intero apparato di legittimazione che su quella disposizione si reggeva. Venuto cos\u00ec meno il fondamento di sangue, \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di trovare un nuovo fondamento per il potere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta che la modernit\u00e0 elabora, faticosamente, \u00e8 la sovranit\u00e0 popolare. Il passaggio decisivo, compiuto alla vigilia della rivoluzione francese, consiste nel distinguere esplicitamente la nazione, intesa come corpo politico di cittadini attivi, dal ceto nobiliare e dalla dinastia regnante [3]. Tuttavia questo passaggio non avviene nel vuoto; le comunit\u00e0 che nel corso dei secoli si erano andate costituendo come unit\u00e0 territoriali, con propri usi e costumi esistevano gi\u00e0 prima che la sovranit\u00e0 popolare trovasse in esse la propria sede. Anzich\u00e9 inventare dal nulla la propria base sociale, la nazione moderna rintraccia comunit\u00e0 storicamente preesistenti, sebbene divise da particolarismi regionali, e ne eleva l\u2019esistenza a nuovo fondamento di legittimazione politica. \u00c8 qui che si misura la differenza fra due errori speculari che occorre evitare con la stessa fermezza. Il primo errore consiste nel trattare la comunit\u00e0 nazionale come un dato naturale immutabile, preesistente alla storia e sottratto ad essa, un\u2019essenza da custodire. Il secondo errore, altrettanto grave sebbene opposto, consiste nel trattare quella stessa comunit\u00e0 come pura invenzione discorsiva, un\u2019etichetta arbitraria che si potrebbe in linea di principio riscrivere a piacimento senza che nulla di sostanziale ne risulti alterato. La modernit\u00e0 non crea la comunit\u00e0 dal nulla, n\u00e9 si limita a rinvenirla gi\u00e0 compiuta, ma la trova in una forma storicamente data e la rielabora, conferendole un senso politico che prima non possedeva. Lo Stato che aspira a farsi nazionale deve dotarsi di istituzioni capaci di plasmare una popolazione eterogenea, divisa da dialetti, costumi e appartenenze locali, in una comunit\u00e0 coesa, alimentando giorno dopo giorno, attraverso la scuola, le festivit\u00e0 pubbliche e le pratiche di commemorazione, un patrimonio di valori e ricordi condiviso da pi\u00f9 generazioni. Halbwachs ha insegnato che questo lavoro di costruzione collettiva passa in larga misura attraverso la memoria, e che quest\u2019ultima, tanto quella individuale quanto quella collettiva, dipende sempre da quelli che chiamava \u201cquadri sociali della memoria\u201d [4]. Ci\u00f2 significa che quanto un soggetto conserva del proprio passato \u00e8 strettamente legato al riconoscimento che il gruppo attribuisce a quel ricordo, poich\u00e9 ci\u00f2 che gli altri non convalidano o non rammentano tende progressivamente a scomparire o a frammentarsi. In altri termini l\u2019identit\u00e0 condivisa non si trasmette per automatismo biologico, ma richiede un lavoro continuo di coltivazione pubblica, di trasmissione fra generazioni, di riconoscimento intersoggettivo e di istituzioni che tengano viva una versione condivisa del passato comune. Quando questo lavoro si interrompe o viene trascurato, la comunit\u00e0 comincia a sfilacciarsi, e con essa la capacit\u00e0 dei suoi membri di riconoscersi in una storia comune.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta costituita attraverso questo processo, per quanto imperfetto e sempre parziale, la comunit\u00e0 nazionale acquista uno statuto morale. Diventa una forma di vita storicamente esistente, un contesto entro cui pi\u00f9 orizzonti politici possono avere luogo e in cui il conflitto dialettico pu\u00f2 innervare il motore del mutamento sociale e politico. Nel caso italiano questo statuto morale trova la propria fonte normativa nella Costituzione, la quale non si limita a disciplinare procedure e poteri ma \u00e8 essa stessa moralmente carica, poich\u00e9 fissa, nei principi fondamentali, una gerarchia di valori condivisi, quali la dignit\u00e0 della persona, l\u2019uguaglianza sostanziale e il lavoro come fondamento della cittadinanza, entro cui ogni controversia politica \u00e8 chiamata a misurarsi. Le diverse opzioni politiche, infatti, si formano e si definiscono sempre per contrapposizione l\u2019una all\u2019altra; tuttavia, per quanto radicale sia lo scontro sulle visioni del mondo, esse continuano a riferirsi a quella stessa cornice normativa e alla comunit\u00e0 nel suo complesso come all\u2019unico destinatario e orizzonte di senso del proprio agire. \u00c8 la presenza di questo terreno comune, a far s\u00ec che il disaccordo non sia una minaccia di disgregazione, ma la forma stessa in cui una societ\u00e0 confronta le proprie idee e decide del proprio futuro. Hegel ha offerto lo strumento concettuale pi\u00f9 preciso per rendere conto di questo fatto, distinguendo la moralit\u00e0 astratta dell\u2019individuo, dall\u2019eticit\u00e0 concreta incarnata nelle istituzioni storiche di un popolo, che precede e rende possibile la moralit\u00e0 individuale stessa [5]. Charles Taylor, riprendendo questa intuizione in chiave pi\u00f9 esplicitamente comunitaria, ha mostrato come ogni identit\u00e0, personale e collettiva, si formi sempre dentro un orizzonte morale ereditato, un tessuto di riferimenti che non si sceglie dal nulla ma che si reinterpreta continuamente abitandolo [6]. \u00c8 proprio quando questo lavoro di rielaborazione narrativa si inceppa che il rischio del nazionalismo si affaccia. A tal proposito quando una comunit\u00e0 attraversa una crisi di disgregazione interna, la perdita di differenze e di riferimenti condivisi genera un conflitto latente e diffuso, una tensione che cerca sollievo e lo trova spesso nell\u2019individuazione di un capro espiatorio, un nemico esterno o percepito come tale su cui polarizzare la conflittualit\u00e0 interna, ricompattando temporaneamente le linee attraverso l\u2019espulsione o la persecuzione simbolica di un bersaglio designato [7]. Questo meccanismo non \u00e8 una novit\u00e0 del presente. \u00c8 gi\u00e0 comparso in passato, in forme diverse, ogni volta che una comunit\u00e0 si \u00e8 trovata a fronteggiare quella condizione che Nietzsche ha descritto come nichilismo, il venir meno degli orizzonti di senso che avevano fino ad allora orientato la vita collettiva. Di fronte a un vuoto di senso non elaborato, la scorciatoia del nemico esterno offre un sollievo immediato, a basso costo, perch\u00e9 non richiede il lavoro lento e difficile di ricostruire una trama condivisa, ma richiede solo di individuare qualcuno da cui distinguersi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando le istituzioni culturali e politiche rinunciano a svolgere questo lavoro pedagogico e narrativo, la domanda di appartenenza non scompare: semplicemente retrocede verso forme pi\u00f9 grezze, dogmatiche e immediatamente fruibili. Le reazioni identitarie a cui assistiamo nel dibattito pubblico contemporaneo non nascono dunque dal nulla, ma occupano lo spazio lasciato vuoto dall\u2019eclissi di una appartenenza comune.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo quadro si colloca la fortuna politica di figure come Vannacci, da intendersi non come il sintomo di un eccesso di zelo identitario, bens\u00ec come l\u2019esito di una carenza opposta e speculare. Nei decenni recenti l\u2019elaborazione storica e simbolica dell\u2019identit\u00e0 nazionale \u00e8 stata trascurata, e a questa negligenza ha concorso un\u2019unica matrice culturale che si \u00e8 manifestata su due fronti apparentemente estranei l\u2019uno all\u2019altro. Il neoliberismo economico e il progressismo culturale che si \u00e8 nutrito delle pratiche decostruzioniste non sono infatti, a dispetto delle loro dichiarate ostilit\u00e0 reciproche, due tendenze indipendenti convergenti per accidente storico, ma due esiti coerenti di una medesima matrice liberale, quella che pone come proprio orizzonte ultimo l\u2019affrancamento dell\u2019individuo da ogni vincolo ereditato [8]. Sul piano economico questo affrancamento si \u00e8 tradotto nella riduzione del legame sociale a una sommatoria di transazioni fra individui, indifferenti a ogni appartenenza e adattabili alle esigenze del mercato. Sul piano culturale si \u00e8 tradotto nel trattamento di ogni discorso identitario come una totalizzazione sospetta, un residuo metafisico da smascherare anzich\u00e9 un problema da elaborare. Le due traiettorie, per quanto abbiano trovato espressione in campi politici che si sono spesso rappresentati come contrapposti, hanno prodotto il medesimo effetto di lasciare il terreno dell\u2019identit\u00e0 nazionale sguarnito, abbandonato a un silenzio che si \u00e8 voluto scambiare per neutralit\u00e0 critica, quando era piuttosto l\u2019esito di una comune insofferenza liberale verso ogni forma di appartenenza non scelta. In questo vuoto, la proposta di un fondamento compatto e immediatamente riconoscibile, presentato come un\u2019essenza data una volta per tutte anzich\u00e9 come un processo da abitare e da continuamente rielaborare, ha potuto imporsi come scorciatoia comprensibile, sebbene fallace. \u00c8 fallace perch\u00e9 scambia un elemento parziale, per quanto storicamente non trascurabile, con la totalit\u00e0 di un processo ben pi\u00f9 articolato e meno consolatorio, quello che ha condotto, attraverso la sconfitta del fascismo, alla Costituzione repubblicana Quest\u2019ultima rappresenta un punto di arrivo provvisorio di un lungo conflitto storico, che fonda la propria tenuta su una storia di istituzioni e su una memoria condivisa che esigono cura costante per non disgregarsi. Il compito che ne consegue non \u00e8 quello di neutralizzare la domanda identitaria a cui quella scorciatoia risponde, giacch\u00e9 la domanda resta legittima e la sua rimozione non farebbe che acuirla ulteriormente, bens\u00ec quello di assumersi, finalmente, il lavoro storico che il successo di simili scorciatoie dimostra essere rimasto, sino a oggi, largamente incompiuto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Note<\/p>\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Tilly, C. (1990).\u00a0<em>Coercion, Capital, and European States<\/em>, AD 990-1990. Cambridge, MA: Blackwell.<\/li>\n<li>Kantorowicz, E. H. (2012).\u00a0<em>I due corpi del re. L\u2019idea di regalit\u00e0 nella teologia politica medievale<\/em>. Torino: Einaudi.<\/li>\n<li>Siey\u00e8s, E. J. (2016).\u00a0<em>Che cos\u2019\u00e8 il Terzo Stato?<\/em>\u00a0Roma: Editori Riuniti.<\/li>\n<li>Halbwachs, M., a cura di Teresa Grande e Lorenzo Migliorati (2024),\u00a0<em>I Quadri Sociali della Memoria<\/em>. Milano: Meltemi.<\/li>\n<li>Hegel G.W.F., a cura di Vincenzo Cicero (2006),\u00a0<em>Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello Stato<\/em>, Milano, Bompiani Testi a fronte.<\/li>\n<li>Taylor, C. (1993). \u201c<em>Le radici dell\u2019Io. La costruzione dell\u2019identit\u00e0 moderna<\/em>\u201c. Milano: Feltrinelli.<\/li>\n<li>Girard, R. (1992).\u00a0<em>La violenza e il sacro<\/em>. Milano: Adelphi.<\/li>\n<li>Miche\u00e0 J-C. (2008),\u00a0<em>L\u2019impero del Male Minore. Saggio sulla civilt\u00e0 liberale<\/em>, Milano, Libri Scheiviller.<\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/07\/28\/nazione-ne-sangue-ne-finzione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/07\/28\/nazione-ne-sangue-ne-finzione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Stefano Stella) Occorre distinguere fra due parole che il dibattito pubblico tratta spesso come sinonimi: Stato e nazione. Parlare di Stato significa parlare di un organismo di coordinamento, una struttura la cui funzione originaria \u00e8 amministrativa e militare prima ancora che culturale. 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