{"id":96685,"date":"2026-07-31T09:30:53","date_gmt":"2026-07-31T07:30:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96685"},"modified":"2026-07-31T00:46:23","modified_gmt":"2026-07-30T22:46:23","slug":"gli-inglesi-ridono-dellitalia-la-demografia-e-leconomia-ridono-di-loro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96685","title":{"rendered":"Gli inglesi ridono dell\u2019Italia. La demografia e l&#8217;economia ridono di loro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di INSIDE OVER (Francesca Salvatore)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-96686\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/istockphoto-836661344-612x612-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/istockphoto-836661344-612x612-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/istockphoto-836661344-612x612-1.jpg 612w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Londra guarda Roma come un monito sul declino demografico. Ma il rischio \u00e8 che stia leggendo il proprio futuro nello specchio italiano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 27 luglio scorso, nientepopodimeno che il Telegraph ha titolato cos\u00ec: L\u2019Italia sta esaurendo gli italiani. Una catastrofe demografica simile attende la Gran Bretagna. \u201cBuongiorno Principessa!\u201d, ci sarebbe da urlare a Mr Sean Thomas, autore del pezzo. Per gli inglesi \u00e8 quasi uno sport nazionale. Quando c\u2019\u00e8 da spiegare cosa non funziona in Europa, l\u2019Italia \u00e8 sempre un ottimo punto di partenza. Il Telegraph lo ha rifatto con un articolo dedicato al crollo demografico italiano, dipingendo il Paese come il laboratorio del declino occidentale: pochi bambini, troppi anziani, salari stagnanti, industria in ritirata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fin qui, nulla da eccepire. I numeri sono quelli dell\u2019Istat e nessuno li mette in discussione. Il problema \u00e8 un altro. Il Telegraph sembra raccontare l\u2019Italia come se fosse un caso patologico, una deviazione della storia economica europea. Una lettura rassicurante per il lettore britannico, ma decisamente meno convincente se si osservano i dati del Regno Unito. Perch\u00e9 il bello degli editoriali moralisti \u00e8 che spesso invecchiano molto pi\u00f9 rapidamente delle statistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Prima lezione: la demografia non conosce la Brexit<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019articolo parte da una constatazione corretta: in Italia nascono sempre meno bambini. Peccato che il Regno Unito stia vivendo la stessa dinamica. Secondo l\u2019Office for National Statistics, il tasso di fecondit\u00e0 britannico \u00e8 sceso al minimo storico. Anche Oltremanica le donne fanno sempre meno figli, l\u2019et\u00e0 del primo parto continua a salire e la popolazione invecchia rapidamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2025 in Italia sono nati appena 355 mila bambini, mentre i decessi sono stati 652 mila. Il tasso di fecondit\u00e0 \u00e8 sceso a 1,14 figli per donna, uno dei valori pi\u00f9 bassi d\u2019Europa, e la popolazione italiana continua a ridursi nonostante il contributo dell\u2019immigrazione, che nel 2025 ha garantito un saldo migratorio positivo di circa 296 mila persone. L\u2019Istat fotografa un Paese dove il problema non \u00e8 pi\u00f9 una semplice diminuzione delle nascite, ma una trasformazione strutturale della societ\u00e0: meno giovani, pi\u00f9 anziani, meno lavoratori disponibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma qui arriva il primo cortocircuito del racconto britannico. Perch\u00e9 la demografia non si ferma alla dogana di Dover. Anche il Regno Unito sta vivendo un forte calo delle nascite. In Inghilterra e Galles il tasso di fertilit\u00e0 \u00e8 sceso a circa 1,4 figli per donna, il livello pi\u00f9 basso dall\u2019inizio delle serie storiche moderne. Anche Londra deve fare i conti con una generazione pi\u00f9 anziana, giovani che rimandano la scelta di avere figli per il costo delle case e della vita e una forza lavoro destinata a restringersi. La differenza \u00e8 che Londra ha potuto mascherare il problema grazie all\u2019immigrazione. Ed \u00e8 qui che emerge la prima contraddizione. Per anni una parte consistente della politica britannica ha indicato proprio l\u2019immigrazione come il principale problema nazionale. Poi \u00e8 arrivata la Brexit, che avrebbe dovuto ridurre gli ingressi e restituire controllo alle frontiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato? Il Regno Unito oggi registra una delle pi\u00f9 alte immigrazioni nette della sua storia recente perch\u00e9 senza lavoratori stranieri ospedali, assistenza agli anziani, agricoltura, edilizia e ristorazione semplicemente non riescono a funzionare. Insomma: il Paese che per anni ha promesso di fare a meno degli immigrati oggi scopre che senza immigrati rischia di fare la fine dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Seconda lezione: i salari italiani stagnano. Quelli britannici non stanno festeggiando<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Telegraph ricorda che i salari reali italiani sono inferiori rispetto agli anni Novanta. Vero. Ma dimentica un piccolo dettaglio. Dal 2008 il Regno Unito registra una delle peggiori crescite dei salari reali tra le economie avanzate dell\u2019OCSE. La cosiddetta \u201clost decade\u201d britannica \u00e8 stata analizzata dalla Bank of England, dall\u2019Institute for Fiscal Studies e dalla Resolution Foundation come la pi\u00f9 lunga fase di stagnazione salariale dell\u2019era moderna. In altre parole, mentre Londra punta il dito contro Roma, milioni di famiglie britanniche affrontano una crisi del costo della vita che ha eroso potere d\u2019acquisto, consumi e risparmio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Telegraph colpisce un nervo scoperto quando parla dei salari italiani. \u00c8 vero: l\u2019Italia \u00e8 il grande malato europeo della crescita salariale. Secondo l\u2019OCSE, all\u2019inizio del 2025 i salari reali italiani erano ancora il 7,5% inferiori rispetto ai livelli precedenti alla fiammata inflazionistica del 2021, il peggior risultato tra le grandi economie dell\u2019organizzazione. \u00c8 un problema enorme: meno potere d\u2019acquisto significa meno consumi, meno investimenti familiari e anche meno incentivi a costruire una famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma anche qui il quadro raccontato dal giornale britannico \u00e8 curiosamente selettivo. Il Regno Unito non \u00e8 esattamente il paradiso salariale che il confronto lascia immaginare. Dopo la crisi finanziaria del 2008, il Paese ha vissuto quella che molti economisti hanno definito una lunga fase di stagnazione dei redditi reali. L\u2019inflazione energetica e alimentare degli ultimi anni ha colpito duramente le famiglie britanniche e la crescita dei salari reali \u00e8 tornata positiva solo marginalmente. Secondo l\u2019Office for National Statistics, nel 2026 la crescita reale delle retribuzioni regolari era appena dello 0,2-0,3% annuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia \u00e8 immobile. Il Regno Unito non corre certo a velocit\u00e0 da Formula 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Parlare di industria italiana dal salotto della deindustrializzazione britannica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il passaggio pi\u00f9 curioso \u00e8 quello dedicato all\u2019industria. L\u2019articolo osserva che la produzione automobilistica italiana \u00e8 tornata ai livelli degli anni Cinquanta e che il Made in Italy ha perso terreno a favore della Cina. \u00c8 un problema reale. Ma davvero questo arriva dalla patria che negli ultimi quarant\u2019anni ha assistito alla chiusura di miniere, acciaierie, cantieri navali e di buona parte della manifattura pesante? La stessa Gran Bretagna che oggi discute quotidianamente di reindustrializzazione, sicurezza delle filiere e dipendenza strategica dalla Cina? L\u2019Italia ha perso quote industriali. Il Regno Unito, in molti comparti, ha perso direttamente le industrie. Sono due problemi diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Paese che ha dato i natali a marchi come Fiat, Alfa Romeo e Lancia oggi produce una frazione delle vetture che uscivano dalle fabbriche negli anni del boom economico. \u00c8 un dato innegabile: la produzione automobilistica italiana \u00e8 crollata rispetto ai livelli storici e negli ultimi anni la crisi del gruppo Stellantis ha riportato al centro del dibattito politico il futuro degli stabilimenti nazionali. Nel 2024 la produzione italiana di autoveicoli \u00e8 scesa sotto le 600 mila unit\u00e0, un livello che non si vedeva dagli anni Cinquanta. Un dato drammatico se confrontato con gli oltre 1,7 milioni di veicoli prodotti nel 1999 e con i quasi 2 milioni raggiunti nei periodi di massimo splendore della Fiat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Gran Bretagna \u00e8 stata la prima potenza industriale del mondo. La rivoluzione industriale \u00e8 nata nelle sue fabbriche, nelle miniere di carbone del Galles e dell\u2019Inghilterra settentrionale, nei cantieri navali di Glasgow, nelle acciaierie di Sheffield. Poi \u00e8 arrivato il lungo processo di trasformazione. Negli anni Settanta il settore manifatturiero rappresentava circa un quarto dell\u2019economia britannica e occupava milioni di lavoratori. Oggi pesa poco pi\u00f9 del 10% del valore aggiunto nazionale e impiega una quota molto pi\u00f9 ridotta della forza lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra il 1970 e il 2020 il Regno Unito ha perso milioni di posti di lavoro industriali. La chiusura delle miniere voluta durante il governo di Margaret Thatcher negli anni Ottanta \u00e8 diventata il simbolo di una trasformazione economica che ha privilegiato finanza e servizi rispetto alla produzione. Il caso dell\u2019automobile \u00e8 particolarmente emblematico. La Gran Bretagna, che un tempo aveva una delle industrie automobilistiche pi\u00f9 importanti d\u2019Europa, oggi non possiede pi\u00f9 grandi marchi automobilistici nazionali indipendenti: Jaguar Land Rover appartiene al gruppo indiano Tata, MG \u00e8 controllata dalla cinese SAIC, mentre altri marchi storici britannici sono scomparsi o sono stati assorbiti da gruppi stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La morale? Benvenuti nel club.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il vero limite dell\u2019articolo del Telegraph non \u00e8 nei dati. \u00c8 nel tono. Trasforma un problema comune a quasi tutte le economie avanzate in una specie di difetto antropologico italiano. Come se gli italiani avessero inventato l\u2019invecchiamento. Come se la globalizzazione avesse colpito solo il distretto della Brianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come se Londra fosse ancora la capitale di un\u2019economia immune dai problemi che attraversano tutto l\u2019Occidente. La realt\u00e0 \u00e8 molto meno consolatoria. L\u2019Italia \u00e8 arrivata prima. Ha sperimentato prima il crollo della natalit\u00e0, la stagnazione della produttivit\u00e0, l\u2019invecchiamento della popolazione e la pressione sul welfare. Il Regno Unito sta percorrendo una strada diversa, ma nella stessa direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia \u00e8 un paese complicato, ma non \u00e8 il malato d\u2019Europa. \u00c8 semplicemente il paziente entrato in ambulatorio qualche anno prima degli altri. Il Telegraph ha scambiato la sala d\u2019attesa per una platea. Peccato che il numero successivo, con ogni probabilit\u00e0, sia proprio quello del Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/economia\/gli-inglesi-ridono-dellitalia-la-demografia-e-leconomia-ridono-di-loro.html\">https:\/\/it.insideover.com\/economia\/gli-inglesi-ridono-dellitalia-la-demografia-e-leconomia-ridono-di-loro.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INSIDE OVER (Francesca Salvatore) Londra guarda Roma come un monito sul declino demografico. Ma il rischio \u00e8 che stia leggendo il proprio futuro nello specchio italiano. Il 27 luglio scorso, nientepopodimeno che il Telegraph ha titolato cos\u00ec: L\u2019Italia sta esaurendo gli italiani. Una catastrofe demografica simile attende la Gran Bretagna. \u201cBuongiorno Principessa!\u201d, ci sarebbe da urlare a Mr Sean Thomas, autore del pezzo. Per gli inglesi \u00e8 quasi uno sport nazionale. 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