{"id":96703,"date":"2026-08-04T09:00:56","date_gmt":"2026-08-04T07:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96703"},"modified":"2026-08-03T12:31:34","modified_gmt":"2026-08-03T10:31:34","slug":"no-alla-guerra-la-scissione-tra-volonta-e-mentalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96703","title":{"rendered":"No alla guerra. La scissione tra volont\u00e0 e mentalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>da FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96704\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/FB_IMG_1785752961959-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/FB_IMG_1785752961959-300x225.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/FB_IMG_1785752961959.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 vero, gli italiani sono in grandissima parte contro la guerra. Esprimono questa volont\u00e0 con assoluta convinzione, forse ancora troppo poco rappresentata a livello politico. L&#8217;orrore per la distruzione portata dai conflitti \u00e8 di certo argomentazione razionale portata da una lucida consapevolezza emotiva di fronte alle immagini delle macerie, della disperazione dei profughi, dell&#8217;apparizione mastodontica della morte. Per\u00f2, nonostante questa conoscenza minuziosa della distruzione, la guerra appare oggi come scelta non indicibile. Una prospettiva accettata in termini di destino inesorabile, al pari delle crisi economiche, dell&#8217;austerit\u00e0, della precariet\u00e0 esistenziale.<\/p>\n<p>L&#8217;accettazione inerme di un futuro cos\u00ec oscuro, cos\u00ec distruttivo non ha a che fare solo con una visione fatalista dell&#8217;evoluzione umana. Difatti, l&#8217;ideologia neoliberale, per essere accettata come buon senso comune, ha dovuto immaginare una letteratura in cui le crisi economiche fossero ridotte a elementi naturali della vita associata, spogliandole di soluzioni politiche. Nell&#8217;accettazione passiva della futura guerra vi \u00e8 un passaggio in pi\u00f9, che ha a che fare con la missione pedagogica del neoliberalismo nei confronti dell&#8217;individuo. Nessuno pone mai l&#8217;accento su uno dei pilastri ideologici del neoliberalismo: la fabbricazione del soggetto imprenditoriale.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che il soggetto, per calarsi nella dinamica produttiva, dovesse aspirare continuamente al benessere personale e al massimo godimento, ha rappresentato il chiavistello perch\u00e9 la contrazione dei diritti sociali in ragione della massimizzazione dei profitti, fosse accettata anche dalle classi subalterne. La chiave per raggiungere quell&#8217;accumulazione di capitale sociale che avrebbe consentito una rappresentazione dinamica e appagata di s\u00e9 stessi consisteva nell&#8217;introiettare il principio di prestazione ed elevarlo a unico criterio emancipatore dell&#8217;esistenza. In ragione di ci\u00f2 il programma politico dello Stato, mutuato dalla governance aziendale, doveva basarsi sull&#8217;efficienza prestazionale e sulla valutazione performativa.<\/p>\n<p>La costruzione di questo &#8220;saper essere&#8221; serviva a esaltare l&#8217;idea ordinatrice della potenza di s\u00e9 in capo a ogni singolo essere umano. E siccome lo Stato neoliberale governa gli uomini come gli individui governano s\u00e9 stessi, ecco che la potenza di s\u00e9 ha sostituito, nell&#8217;immaginario collettivo, la ricerca della buona societ\u00e0 o la costruzione politica della giustizia. Il management, cos\u00ec come la governance, hanno il compito di arruolare le personalit\u00e0 alla potenza capitalista e di disciplinare la volont\u00e0 individuale alla logica performativa. La padronanza di s\u00e9 diventa elemento essenziale del buon cittadino che ha il dovere di scegliere razionalmente il proprio futuro pena l&#8217;invisibilit\u00e0. La concorrenza determina un mondo di vincitori e vinti. Nessuna soluzione politica potr\u00e0 mai scardinare la classifica finale.<\/p>\n<p>Ecco, la cultura di guerra non \u00e8 altro che la diretta conseguenza di questa volont\u00e0 di potenza ormai espansa in qualsiasi interstizio delle societ\u00e0 occidentali. La missione prestazionale ottunde qualsiasi opera di mediazione e impagina il vocabolario della mentalit\u00e0 imprenditoriale dove il risultato \u00e8 da raggiungere con ogni mezzo. Scompaiono dall&#8217;orizzonte sia l&#8217;utilit\u00e0 della diplomazia sia la ricerca della democrazia. La guerra diventa lessico che racconta neutralmente la quotidianit\u00e0, una possibilit\u00e0 contemplata dalla razionalit\u00e0 manageriale sempre attenta a perfezionare l&#8217;arte del problem solving. Cos\u00ec come per la disoccupazione, le delocalizzazioni e le diseguaglianze. La propensione alla guerra si affaccia quando scompaiono dall&#8217;agenda il conflitto democratico e la lotta per l&#8217;emancipazione collettiva. In quel preciso momento diventa un&#8217;ipotesi credibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/14kN2PnzaEv\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/14kN2PnzaEv\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da FERDINANDO PASTORE (Pagina FB) \u00c8 vero, gli italiani sono in grandissima parte contro la guerra. Esprimono questa volont\u00e0 con assoluta convinzione, forse ancora troppo poco rappresentata a livello politico. L&#8217;orrore per la distruzione portata dai conflitti \u00e8 di certo argomentazione razionale portata da una lucida consapevolezza emotiva di fronte alle immagini delle macerie, della disperazione dei profughi, dell&#8217;apparizione mastodontica della morte. 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