{"id":96872,"date":"2026-09-08T09:08:34","date_gmt":"2026-09-08T07:08:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96872"},"modified":"2026-09-07T13:11:26","modified_gmt":"2026-09-07T11:11:26","slug":"il-mercato-e-labuso-del-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96872","title":{"rendered":"Il mercato e l\u2019abuso del potere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Alfredo Gigliobianco)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ortega y Gasset, chi era costui? Ah s\u00ec, il famoso intellettuale spagnolo degli anni Trenta. E poi? La ribellione delle masse! E poi? Ok, alzi la mano chi ha effettivamente letto\u00a0<em>La ribellione delle masse<\/em>. Mmmm. Vedo poche mani alzate. Bene, una di queste poche appartiene a Rosaria Ferrarese, autrice di\u00a0<em>Il grande intreccio<\/em>, appena uscito con Il Mulino. Sottotitolo: Politica e poteri economici globali. Grande tema. Ma che c\u2019entra Ortega? C\u2019entra per via di un suo concetto quanto mai attuale che Ferrarese ci ripropone, il concetto di \u201csignorino soddisfatto\u201d. Lo spiego in due parole. Come sapete, Ortega non amava le masse. Ma prima di giudicare, vediamo un po\u2019 meglio il suo concetto di uomo-massa. Cito dal primo capitolo: \u201cAnche per una sola persona possiamo sapere se \u00e8 massa o no. Massa \u00e8 tutto ci\u00f2 che non valuta s\u00e9 stesso \u2013 n\u00e9 in bene n\u00e9 in male \u2013 mediante ragioni speciali, ma che si sente \u00abcome tutti\u00bb, e tuttavia non se ne preoccupa, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri\u201d. Un elitismo un po\u2019 sui generis. Anche nella massa, dice Ortega, troviamo delle persone istruite, anzi degli specialisti. Questi specialisti, che oggi chiameremmo tecnici, traggono uno speciale piacere nel dominare il loro piccolo campo. Il dominio d\u00e0 loro una certa ebbrezza, che li fa sentire molto soddisfatti. Ecco i signorini soddisfatti. Questi signorini, completamente ignari del vasto mondo, si convincono di poter trasferire il loro angusto potere settoriale in campi immensamente vasti, che non conoscono affatto. Non che questo ragionamento basti a inquadrare il tema della tecnocrazia, ma direi che \u00e8 necessario. Fino a poco fa erano gli economisti i signorini soddisfatti (omaggiati dai politici), ora invece, da tre o quattro anni a questa parte, sono i computer scientists, o anche solo gli smanettoni che si fingono computer scientists. I detentori di questa speciale competenza reclamano pieni poteri! Cos\u00ec abbiamo assistito, nei primi mesi dell\u2019amministrazione Trump, a un assalto barbarico da parte di qualche centinaio di signorini \u2013 dotati in fretta e furia di badge DOGE (Department of Government Efficiency) \u2013 che hanno terrorizzato, umiliato e licenziato decine di migliaia di ingegneri, economisti, medici, scienziati, investigatori, amministratori. Colpevoli di che cosa? Di non essersi affollati entusiasti al truogolo del pensiero MAGA (salvo poi, in qualche caso, esser richiamati, dopo che i signorini ebbero toccato con mano la penosa ristrettezza delle proprie competenze). Questo \u00e8 avvenuto a livello basso, diciamo. A livello alto i loro modelli e padroni (gli ormai troppo famosi Musk, Thiel e Brin), ormai in simbiosi con Donald Trump, determinano le politiche del mondo. Non sono pi\u00f9 i consiglieri, sono proprio gli architetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/61xgWE2TViL._SL1500_.jpg\" alt=\"ik\" width=\"780\" height=\"1205\" data-entity-uuid=\"61859f3c-fabc-43cc-81f5-3ae1d8835bbf\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo era giusto un dettaglio, diciamo l\u2019antipasto del libro di Ferrarese. Uno dei filoni che l\u2019autrice percorre \u00e8, ovviamente, quello del potere acquisito dalle grandi imprese tecnologiche e finanziarie. Parliamo di fondamenta tecniche del potere (controllo dei dati e delle reti), fondamenta economiche (potere di mercato) e fondamenta ideologiche, o in altri termini egemonia culturale (purtroppo). Sul potere di mercato, ampiamente discusso da Ferrarese, mi voglio fermare un momento. I gruppi multinazionali di cui si parla, come per esempio i grandi fondi di investimento, vantano non solo una dimensione enorme (tanto che multe plurimiliardarie gli fanno appena il solletico), ma controllano, soli in piccola compagnia, settori strategici come finanza, comunicazione, difesa. Sono in grado di influenzare in modo assai significativo l\u2019opinione pubblica e i mercati. A volte viene il dubbio, dice Ferrarese, che il mercato vero non esista pi\u00f9: \u201cLe dinamiche di mercato vengono azionate in buone parte da fili invisibili come quelli che muovono le marionette in un teatro per bambini\u201d (p. 62). Cos\u00ec assistiamo al paradosso che il neocapitalismo \u201cdi mercato\u201d distrugge nei fatti quel mercato che a parole viene esaltato. Ma forse siamo ingenui a ritenere questo paradossale. Risponde invece alla logica di potenza che magnifica si dispiega ai nostri tempi \u201cda Marrocco al Catai, dall\u2019Orse al Nilo e da Boston a Goa\u201d. Per chi non avesse riconosciuto subito l\u2019origine di questa citazione, si tratta della\u00a0<em>Palinodia\u00a0<\/em>\u2013<em>\u00a0al Marchese Gino Capponi<\/em>\u00a0del nostro amato Giacomo. Il quale si interessava non poco di politica e di affari mondiali. La poesia, una delle sue ultime, \u00e8 una colossale presa in giro dell\u2019ottimismo ottocentesco. Sentite:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Universale amore,<br \/>\nFerrate vie, moltiplici commerci,<br \/>\nVapor, tipi e chol\u00e9ra i pi\u00f9 divisi<br \/>\nPopoli e climi stringeranno insieme:<br \/>\n[\u2026] di meglio in meglio<br \/>\nSenza fin vola e voler\u00e0 mai sempre<br \/>\nDi Sem, di Cam e di Giapeto il seme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma Leopardi non si ferma qui. C\u2019\u00e8 un nucleo analitico, come sempre spietato, che sembra adattarsi perfettamente alle vicende dei giorni nostri:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Imperio e forze,<br \/>\nQuanto pi\u00f9 vogli o cumulate o sparse,<br \/>\nAbuser\u00e0 chiunque avralle, e sotto<br \/>\nQualunque nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, sembra che l\u2019abuso di potere sia diventato lo sport pi\u00f9 popolare dell\u2019ultimo decennio. Questa pratica nefasta e millenaria era stata messa sotto accusa pi\u00f9 di un secolo fa e in qualche modo controllata con le leggi antitrust (l\u2019Italia arriv\u00f2 buona ultima nel 1990), con le norme a difesa dei consumatori e a difesa della salute pubblica. Ma oggi, grazie alle nuove clementissime interpretazioni della legislazione antitrust negli USA (inventate dalla scuola di Chicago: Milton Friedman e soprattutto suo cognato, Aaron Director, entrambi finanziati dal milionario Harold Luhnow) e alle nuove forme di potere tecnologico \u2013 difficili da arginare con gli strumenti tradizionali \u2013 assistiamo a un ritorno in grande stile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro filone che Ferrarese segue \u00e8 il legame con la politica. Il grande intreccio, appunto. Correttamente si parla di simbiosi, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 uno scambio continuo e funzionale di favori e di energie. La politica muscolare di Trump usa le capacit\u00e0 tecniche delle imprese come un\u2019arma nei campi ben noti: guerra (stavo per dire difesa\u2026), comunicazione, raccolta dati, spionaggio. Dall\u2019altra parte, le imprese ottengono dalla politica una legislazione e un enforcement estremamente favorevoli su vari fronti: protezione della propriet\u00e0 intellettuale (argomento caldissimo, sul quale torno fra poco); antitrust, come ho gi\u00e0 detto; fisco (il tutto condito con minacce di ritorsioni contro quei paesi che osano anche solo pensare di chiedere ai signori del web di pagare un pochino di imposte).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/61%2B1nf54SsL._SL1500_.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1255\" data-entity-uuid=\"597a786d-2281-41d1-a256-28b065813687\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Centro America vive una formica, la pseudomyrmex ferruginea, che abita fra i rami di una pianta, l\u2019acacia cornigera. Fra la formica e il vegetale si \u00e8 instaurata una vera e propria simbiosi: la formica prospera riparata dalle spine dell\u2019acacia (per quello si chiama cornigera), mentre l\u2019acacia impiega la formica come guardia del corpo. Quando una capra tenta di mangiarne le foglie saporite, la foglia stessa emette un gas, che la formica recepisce come un messaggio: subito le formiche si mettono in moto e vanno a mordere la lingua della capra, che \u00e8 costretta a ritirarsi. Ora quello che c\u2019\u00e8 da capire, in questa esopiana similitudine, \u00e8 dove sta il capitale e dove sta lo stato. Marx avrebbe detto che l\u2019acacia \u00e8 il capitale, e che lo stato, allertato dai giornalisti-poliziotti, accorre a difenderlo dalla classe operaia, cio\u00e8 le capre. Nelle parole di Ferrarese: \u201cil neocapitalismo odierno, nelle sue punte pi\u00f9 avanzate, si avvale proprio di quell\u2019intervento della politica che il neoliberismo voleva abbattere, per raggiungere vette di ricchezza e di potere mai viste nel passato\u201d. Ma oggi viene il sospetto che la cosa funzioni anche a parti invertite, con il capitale (Musk e Bezos) che si affretta, quando chiamato, a soccorrere lo stato. E lo fa volentieri, perch\u00e9 lo stato non \u00e8 il \u201cvero\u201d stato che difende l\u2019interesse pubblico, ma \u00e8 lo stato ormai completamente catturato dall\u2019interesse privato. Lo stato che licenzia i propri funzionari e i propri generali se essi, seguendo stupidamente la legge, si azzardano a frugare dove \u00e8 proibito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho promesso un minuto fa di approfondire un tema: in che modo lo stato abbia favorito le mega imprese sul piano giuridico. Qui Ferrarese fa una breve storia del web, di come inizialmente la rete era stata interpretata come uno spazio di libert\u00e0 e di creativit\u00e0. Il che mi fa tornare alla mente il bel libro di Edward Snowden,\u00a0<em>Permanent Record\u00a0<\/em>(2019), in cui questa visione utopica, giovanile e anarchica della rete \u00e8 ben descritta, ed \u00e8 il punto di partenza della storia di Snowden, il quale diventa un whistleblower appunto per vendicare il tradimento di questa visione da parte dei servizi segreti degli USA, che usano massicciamente e illegalmente la rete come strumento di sorveglianza. Insomma, come tutti sappiamo quella stagione \u00e8 durata poco. Mentre dal lato statale la rete \u00e8 stata occupata dai servizi segreti, dal lato privato sono nate le piattaforme. Le piattaforme (Amazon, Facebook, Google\u2026) hanno privatizzato spazi sempre pi\u00f9 vasti della rete. Cos\u00ec come i grandi proprietari inglesi del Seicento privatizzarono le terre comuni recintandole contro il diritto consuetudinario ed espellendo i contadini (le\u00a0<em>enclosures<\/em>\u00a0sono un argomento classico della storia economica britannica), cos\u00ec i giganti del web hanno recintato ampi spazi del web che essi governano come sovrani, decidendo che cosa si pu\u00f2 fare e che cosa si pu\u00f2 dire, e ammassando dati su tutti gli utenti, con e senza il loro consenso, per indirizzare e sfruttare l\u2019informazione a fini di lucro: le enclosures moderne. \u201cle comunicazioni e gli scambi che hanno luogo sulle piattaforme sono presidiati dai nuovi \u00abpadroni\u00bb e dagli algoritmi da essi elaborati per il funzionamento delle stesse. [\u2026] I padroni delle piattaforme diventano di fatto i\u00a0<em>gatekeepers<\/em>\u00a0che controllano l\u2019accesso al mercato\u201d. L\u2019appropriazione di dati e mercati, nonch\u00e9 il governo dei contenuti attraverso algoritmi privati, \u00e8 ci\u00f2 che gli stati, ma in particolare lo stato americano ha permesso e avallato in questi ultimi anni (nel libro c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9: si veda il capitolo \u201cPoteri privati e collusioni giuridiche\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di chiudere, voglio ricordare che un paio di mesi fa ho\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/capitalismo-carismatico\">recensito qui<\/a>\u00a0il libro di Sandro Trento, pure dedicato al capitalismo moderno:\u00a0<em>Capitalismo carismatico\u00a0<\/em>(Bocconi University Press, 2026). Le due opere si completano a vicenda. Mentre Ferrarese esplora il potere dei giganti sul mercato e sulla politica, Trento spiega come queste imprese si siano svincolate dalla disciplina di mercato (la disciplina imposta dal fatto di essere quotati in borsa) attingendo a nuove forme di finanziamento: venture capital, private lending eccetera. Questi canali di finanziamento, non regolamentati, permettono alle imprese di raggiungere una dimensione grande o grandissima senza interagire con il mercato di borsa. Quando decidono di presentarsi alla quotazione lo fanno da una posizione di forza, e possono permettersi di offrire ai risparmiatori azioni con diritti di voto limitati, mentre le proprie azioni, quelle dei fondatori, sono dotate di voto plurimo. Cos\u00ec che il loro potere decisionale rimane intatto, pur se appoggiato a una quota minoritaria di capitale azionario. La disciplina di mercato ha rappresentato, negli ultimi cinquant\u2019anni, il guinzaglio che aveva moderato lo strapotere delle grandi imprese e che aveva allineato, grosso modo, l\u2019ideale capitalistico all\u2019ideale democratico. Ad esso aveva corrisposto, dall\u2019altro lato, la protezione diretta dell\u2019interesse pubblico da parte dello stato per mezzo delle leggi antitrust e di quelle a difesa dei consumatori. Dobbiamo oggi constatare, con amarezza, che entrambi questi argini sono pericolosamente erosi, o forse sono gi\u00e0 crollati. Il pensiero che contrasta questa deriva \u00e8 forte e maturo (il libro di Ferrarese ne fornisce una guida sicura e aggiornata), ma la politica non appare ancora attrezzata per raccogliere la sfida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In copertina, Umberto Boccioni, La citt\u00e0 che sale, 1910.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Umberto%20Boccioni%20la%20citta%CC%80%20che%20sale%201910.jpg.webp?itok=NynTHFBC\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/il-mercato-e-labuso-del-potere\">https:\/\/www.doppiozero.com\/il-mercato-e-labuso-del-potere<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Alfredo Gigliobianco) Ortega y Gasset, chi era costui? Ah s\u00ec, il famoso intellettuale spagnolo degli anni Trenta. E poi? La ribellione delle masse! E poi? 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