{"id":96886,"date":"2026-09-09T08:30:50","date_gmt":"2026-09-09T06:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96886"},"modified":"2026-09-08T21:06:14","modified_gmt":"2026-09-08T19:06:14","slug":"il-dilemma-giordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96886","title":{"rendered":"Il dilemma giordano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Daniele Perra)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96889\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FB_IMG_1788894160817-281x300.jpg\" alt=\"\" width=\"281\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FB_IMG_1788894160817-281x300.jpg 281w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FB_IMG_1788894160817-768x820.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FB_IMG_1788894160817.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 281px) 100vw, 281px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione e la storia dello Stato giordano \u00e8 stata caratterizzata da innumerevoli contraddizioni: a) l\u2019essere il prodotto della politica mandataria britannica che ne ha disegnato i confini in modo sicuramente improprio; b) la costante rivalit\u00e0 con i vicini sauditi; c) l\u2019aver posto a capo dello Stato un sovrano hashemita, originario del Hijaz ed estraneo alla regione, che ha dovuto costruire la sua legittimit\u00e0 attraverso l\u2019alleanza con le trib\u00f9 locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ulteriori problemi si sono poi manifestati al momento della piena indipendenza: a) flussi di rifugiati dalla vicina Palestina; b) il conflitto con Israele (non solo militare ma anche sulle risorse idriche del fiume Giordano: conflitto che dura ancora oggi nonostante il Trattato di pace tra i due); 3) le difficolt\u00e0 della monarchia di fronte ai tanti che la percepivano come oscurantista e retrograda (progressisti, socialisti, panarabisti e arabi repubblicani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nascita della Giordania come prodotto della politica mandataria britannica risale al 1921. Faysal, a seguito della rivolta araba anti-ottomana della Prima Guerra Mondiale, liber\u00f2 Amman sulla via di Damasco, convinto che questa sarebbe stata inserita nel Grande Regno di Siria da lui guidato. Come ben noto, niente di tutto ci\u00f2 avvenne, visto che Britannici e Francesi, gi\u00e0 nel 1916 (tramite gli accordi segreti Sykes-Picot) avevano deciso di spartirsi la regione in zone di influenza. La Siria, cos\u00ec, fin\u00ec sotto controllo francese; mentre Londra prese Palestina e Giordania, consapevole della loro importanza strategica per sorvegliare il Canale di Suez ed il vicino Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, Abdullah (fratello di Faysal) trov\u00f2 un compromesso con Winston Churchill. Questi, infatti, venne nominato sovrano (emiro) della Transgiordania in cambio della rinuncia ad ogni aspirazione sulla vicina Siria. Inoltre, riconobbe il mandato britannico in cambio del divieto alla creazione di colonie ebraiche in Transgiordania. Ci\u00f2, tuttavia, non diminu\u00ec la ambizioni di Abdullah sulla vicina Palestina, dove gi\u00e0 esercitava una certa influenza attraverso il sostegno a diverse importanti famiglie, come i Nashashibi ed i Khalidi. Queste, pi\u00f9 moderate, saranno successivamente utili per contrastare l\u2019azione dell\u2019assai pi\u00f9 radicale Gran Muft\u00ec di Gerusalemme, Hajj Amin al-Husseini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei primi anni \u201920, la Transgiordania dovette subire costantemente le incursioni dei sauditi-wahhabiti da sud. Solo nel 1925 i Britannici delineano i confini tra ci\u00f2 che diverr\u00e0 il Regno di Giordania e la nascente Arabia Saudita, riconosciuta da Londra nel 1927. Nel 1933, invece, viene siglato un Trattato di buon vicinato tra i due Stati arabi con l\u2019obiettivo di porre fine agli sconfinamenti su entrambi i lati da parte dei beduini. Tuttavia, la tensione continuer\u00e0 a perdurare a lungo. I Sauditi, dopo tutto, erano quelli che cacciarono lo sceriffo della Mecca Hussein (padre di Abdullah) dall\u2019Hijaz nel 1924. Gi\u00e0 protagonista della suddetta rivolta araba e del celebre carteggio Hussein-McMahon, l\u2019emiro fu colui che pi\u00f9 di ogni altro venne tradito dai Britannici attraverso gli accordi segreti con la Francia e la cosiddetta dichiarazione Balfour che apr\u00ec alla creazione di un \u201cfocolare ebraico\u201d in Palestina (senza considerare pure il sostanziale aiuto che sempre i Britannici garantirono alla casa Saud).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, nonostante il Trattato, la rivalit\u00e0 tra l\u2019emirato transgiordano e l\u2019Arabia Saudita rimase tale, soprattutto alla luce del fatto che gli hashemiti (per linea diretta discendenti dalla trib\u00f9 del Profeta Muhammad) si considerano tutt\u2019ora i legittimi sovrani sui luoghi santi dell\u2019Islam che si trovano proprio nell\u2019Hijaz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ogni modo, l\u2019emiro Abdullah si trov\u00f2 alla guida di un Paese dove, oltre alla componente araba beduina, si trovavano pure Libanesi, Siriani e Palestinesi in numero crescente. I Britannici, inoltre, ne controllavano la finanze, la politica estera e le difesa. Per ci\u00f2 che concerne quest\u2019ultima, vennero create una Forza di Frontiera Transgiordania (a maggioranza palestinese) ed una Legione Araba (composta in prevalenza da beduini e sotto diretto controllo di ufficiali inglesi). Nel 1939, proprio la Legione Araba fu fondamentale per il contrasto di una rivolta nazionalista palestinese a sua volta prodotto della Grande Rivolta Araba del 1936 nella vicina Palestina, sempre sotto mandato britannico. Nei primi anni \u201940, invece, la Legione Araba diviene la Forza Mobile del Deserto. Questa prender\u00e0 parte alle operazione per sedare i moti di ribellione in Iraq, ispirati da alcuni politici vicini alle forze dell\u2019Asse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La repressione brutale della Grande Rivolta Araba guidata dal Gran Muft\u00ec, segna un punto di svolta nella storia della Palestina. Da quel momento in poi, infatti, aumenta in modo esponenziale l\u2019aggressivit\u00e0 dei gruppi sionisti nei confronti della popolazione palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, con l\u2019ingresso nella neonata Lega Araba (1944), l\u2019emirato dovette definitivamente dire addio alle sue rivendicazioni sulla Siria. Nel 1946, invece, Abdullah divenne \u201cRe\u201d a tutti gli effetti e, nel 1948, il nuovo Regno ottiene una formale indipendenza, sebbene Londra continua garantirne l\u2019esistenza attraverso un lauto sostegno finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma questo periodo storico sar\u00e0 caratterizzato soprattutto dal primo conflitto arabo-israeliano. Abdullah, ben consapevole della scarsa forza delle sua Legione Araba di fronte alle ben organizzate ed armate milizie sioniste, era poco incline ad uno scontro aperto. Di fatto, il suo obiettivo era quello di ricercare un compromesso. Abdullah voleva semplicemente impossessarsi della Palestina centrale, con i Luoghi Santi di Gerusalemme. Il suo reale nemico non erano i sionisti, ma i nazionalisti arabi e gli intransigenti vicini al Gran Muft\u00ec. E riesce effettivamente a realizzare il suo obiettivo nel maggio 1948, prendendo possesso sulla Palestina centrale. A giustificazione di ci\u00f2 vant\u00f2 la richiesta delle popolazioni di Hebron e Nablus di porre fine ai sempre pi\u00f9 frequenti disordini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stati Uniti e Gran Bretagna condannarono immediatamente la sua azione. I Britannici, addirittura, arrivarono a minacciare la fine degli aiuti economici. Il mediatore ONU, il Conte Folke Bernadotte, propose da subito un cessate il fuoco lungo le linee del fronte e che il territorio sotto controllo arabo venisse assegnato formalmente alla Giordania. Un\u2019opzione subito accettata da Abdullah, ma non dalla Lega Araba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con la fine del cessate il fuoco e l\u2019assassinio di Bernadotte da parte dei gruppi terroristici sionisti, la situazione sul terreno si modifica rapidamente. I sionisti hanno pi\u00f9 armi (soprattutto per aver violato le regole del cessate il fuoco ed aver fatto pervenire in Palestina notevoli rifornimenti in particolar modo attraverso la Cecoslovacchia e con il beneplacito dell\u2019URSS, convinta erroneamente di poter sfruttare a proprio vantaggio le tendenze socialiste di Ben Gurion e soci).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ottobre del 1948 i sionisti sconfiggono definitivamente le forze egiziane. Galvanizzati, cercano di spingersi fino ad Aqaba, ma le loro aspirazioni al controllo della citt\u00e0 portuale vengono interrotte dall\u2019invio di forze britanniche a sua protezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al termine del conflitto, Abdullah si ritrova comunque con il controllo di quella che viene definita \u201cWest Bank\u201d, la riva occidentale del Giordano. Il sovrano cerc\u00f2 da subito di stipulare un accordo di pace con la neonata entit\u00e0 sionista. Questa, tuttavia, ambendo apertamente al pieno controllo di Gerusalemme, non riconobbe l\u2019annessione giordana (un qualcosa che preoccupava pure i Sauditi) dell\u2019area. Questa, tuttavia, segna in modo definitivo tutta la storia successiva della Giordania ed in particolar modo l\u2019evoluzione dei rapporti con i Palestinesi e la Palestina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo proposito \u00e8 bene riportare che le tensioni vere e proprie tra Palestinesi e Giordania nascono con la creazione dell\u2019OLP: l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina che, di fatto, ambiva a dare soggettivit\u00e0 politica ai Palestinesi ed a garantire loro piena rappresentazione, senza dover essere rappresentati da Paesi terzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1948, Abdullah concesse la cittadinanza giordana a tutti gli abitanti della West Bank (allora stimabili in 440.000 indigeni pi\u00f9 228.000 rifugiati da altre aree della Palestina), modificando a tutti gli effetti la demografia del Regno che oggi conta al suo interno almeno 2.3 milioni di profughi (dati UNRWA) cui si aggiunge un\u2019altra fetta cospicua di popolazione di chiara origine palestinese. In altre parole, su 11 milioni di cittadini giordani odierni, quasi la met\u00e0 proverrebbe dall\u2019altro lato del fiume. Non solo, sarebbe anche necessario considerare che la popolazione palestinese, essendo vissuta per secoli all\u2019interno di un\u2019entit\u00e0 imperiale ed avendo goduto sul finire dell\u2019Ottocento di un relativo sviluppo economico nella sua terra natia, era abbastanza \u201cmischiata\u201d. C\u2019erano genti provenienti dal Libano, dalla Siria, dai territori anatolici dell\u2019Impero Ottomano; cos\u00ec come c\u2019erano musulmani fuggiti dal Caucaso nel corso delle lunghe guerre russe nella regione (soprattutto Circassi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, gli studi accademici sull\u2019identit\u00e0 transgiordana si concentrano troppo spesso sul ruolo delle trib\u00f9 e su come la monarchia \u2013 considerandole pi\u00f9 leali \u2013 abbia cercato (riuscendoci) a cooptarle negli apparati statali (dall\u2019esercito alla burocrazia), garantendo loro anche sussidi ed aiuti di varia natura. Il discorso per ci\u00f2 che concerne la componente palestinese della popolazione, al contrario, risulta decisamente pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa, innanzitutto, pu\u00f2 essere suddivisa in quattro gruppi: 1) gli abitanti dei campi profughi, tendenzialmente ostili all\u2019assunzione di una identit\u00e0 giordana; 2) la classe media mercantile, inserita all\u2019interno dei meccanismi statali, meno ostile ma comunque vicina alla causa palestinese: 3) i veri e propri uomini d\u2019affari (l\u2019alta borghesia), fedele al Re in cambio della stabilit\u00e0 economica; 4) i Palestinesi che si sono trasferiti nei Paesi del Golfo per lavoro e che considerano il passaporto giordano solo come una comodit\u00e0, una sorta di lasciapassare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, la monarchia giordana ha cercato di muoversi fra le componenti della popolazione sotto suo controllo in due modi: a) proponendo la diffusione dell\u2019idea che Palestinesi e Transgiordani fossero i due rami di una medesima famiglia che i sovrani avrebbero dovuto salvaguardare in qualit\u00e0 di discendenti diretti del Profeta; b) utilizzando a proprio vantaggio le stesse divisioni per impedire eventuali sommovimenti antimonarchici unitari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le tensioni tra Palestinesi e Transgiordani furono anche il prodotto del tentativo di \u201cgiordanizzare\u201d i primi e degli accordi sottobanco di Abdullah I con i sionisti. Questi, infatti, impose il divieto dell\u2019utilizzo del termine \u201cPalestina\u201d nei documenti governativi; mentre il neonato Stato di Israele pot\u00e9 propagandisticamente affermare che i Palestinesi avessero gi\u00e0 una Patria e che questa corrispondesse proprio alla Giordania. Motivo per cui, ancora oggi, Tel Aviv cerca di spingere gli abitanti della West Bank oltre i confini giordani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1951, Abdullah venne assassinato proprio da un palestinese (forse pagato dagli Egiziani per agire in nome del Gran Muft\u00ec) nel corso di una sua visita a Gerusalemme e nella spianata delle moschee. Ad egli successe dapprima Talal, poi, dopo una breve reggenza del Principe Naif, Hussein. A quest\u2019ultimo bisogna riconoscere notevole ambiguit\u00e0 ed anche indubbie capacit\u00e0 politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Probabilmente, senza il suo pluridecennale regno, la Giordania (come Stato monarchico) non esisterebbe pi\u00f9 da diversi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Hussein, fervido anticomunista, si concentr\u00f2 soprattutto sull\u2019eliminazione delle opposizioni socialiste e panarabiste e su un rapido orientamento verso Occidente del Paese. La crisi di Suez del 1956, inoltre, venne utilizzata da Hussein per allontanarsi dalla Gran Bretagna ed avvicinarsi agli Stati Uniti che partoriranno nel 1957 quella che \u00e8 passata allo storia come \u201cDottrina Eisenhower\u201d (garanzie di protezione in cambio di una chiara scelta di campo \u201coccidentale\u201d nel contesto della Guerra Fredda). Il 1957, infatti, \u00e8 anche l\u2019anno di un colpo di Stato \u201clealista\u201d attraverso cui, con l\u2019ausilio delle milizie beduine, Hussein pose fine all\u2019esperienza dell\u2019Assemblea Nazionale e rimosse da posizioni di potere socialisti e personalit\u00e0 vicine a Nasser, come l\u2019esponente del Partito nazionalsocialista Sulayman al-Nabulsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione della Repubblica Araba Unita (RAU) tra Siria ed Egitto (comunque fallita piuttosto rapidamente), inoltre, spavent\u00f2 non poco Hussein, che si ritrov\u00f2 costretto ad avvicinarsi all\u2019Iraq di Qassem, arrivato al potere dopo aver (paradossalmente) detronizzato l\u2019altra dinastia hashemita della regione. Tuttavia, una volta scoperto che Qassem non era n\u00e9 comunista n\u00e9, tanto meno, un filo-Nasser, il sovrano giordano non ebbe alcun problema ad avvicinarlo in chiave soprattutto anti-siriana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la discordia tra Giordania ed Egitto raggiunse il culmine proprio a seguito della creazione dell\u2019OLP (1964), che lo stesso Nasser puntava ad utilizzare contro Hussein. L\u2019OLP, infatti, inizi\u00f2 da subito ad avanzare richieste sulla riscossione della tasse, la coscrizione obbligatoria per i Palestinesi che vivevano in Giordania, e la libert\u00e0 di circolazione all\u2019interno del territorio del Regno. Di fatto, form\u00f2 uno \u201cStato nello Stato\u201d che produsse un circolo vizioso in cui agli attacchi che partivano dal suolo giordano rispondevano immediatamente delle rappresaglie sempre pi\u00f9 violente e distruttive da parte di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo, ad onor del vero, sin dal 1948 con l\u2019annessione giordana (non riconosciuta) della West Bank Israele aveva ininterrottamente continuato a martoriare la Giordania con aggressioni ed incursioni di varia natura lungo i confini, nonostante i non pochi tentativi di accomodamento di Hussein. La presenza dell\u2019OLP ha solo peggiorato le cose. La risolutezza sionista nel non accettare un compromesso con Hussein, inoltre, spinse quest\u2019ultimo nelle braccia del suo \u201crivale\u201d: il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giordania ed Egitto, nel 1967, firmarono un accordo bilaterale di difesa nel 1967 che spalanc\u00f2 a tutti gli effetti le porte all\u2019aggressione sionista del giugno del medesimo anno che si concluder\u00e0 con la rovinosa sconfitta di entrambi e della Siria. L\u2019Egitto perde il Sinai e rimane coinvolto nella successiva \u201cguerra d\u2019attrito\u201d con Israele. La Siria perde le alture del Golan; mentre la Giordania perde definitivamente i territori annessi nel 1948, che vengono prontamente aperti alla colonizzazione sionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcuni piccoli successi militari nella fasi posteriori al conflitto (ad esempio, la Battaglia di Karameh, dove vengono distrutti diversi carri armati israeliani) non modific\u00f2 lo status dei gi\u00e0 difficili rapporti tra OLP e autorit\u00e0 centrale nel Regno. E l\u2019improvvisa morte di Nasser nel 1970 scaten\u00f2 quell\u2019infausto episodio passato allo storia con il nome di \u201cSettembre Nero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le forze giordane lealiste (soprattutto beduini) cacciarono dal territorio del Regno, a seguito di drammatici scontri, i militanti dell\u2019OLP, che vennero spinti verso la Siria. Lo scontro, ad onor del vero, non si svilupp\u00f2 su linee ben definite. Diversi membri dell\u2019esercito giordano di origine palestinese non si ammutinarono e combatterono contro le miliziani dell\u2019OLP. Allo stesso tempo, tanti giordani contrari alla monarchia, soprattutto provenienti dalle aree di confine con la Siria, combatterono a fianco dei Palestinesi. Mentre piccoli contingenti siriani ed iracheni presenti sul territorio giordano scelsero di non prendere parte allo scontro, ritornando nei rispettivi Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella successiva guerra dell\u2019ottobre 1973 (la cosiddetta \u201cGuerra del Kippur\u201d, per parte israeliana) il Regno hashemita non partecip\u00f2 attivamente. Sebbene un ristretto gruppo di soldati giordani fin\u00ec per combattere accanto dell\u2019esercito siriano sul Golan, \u00e8 piuttosto probabile che Hussein avesse addirittura avvertito Stati Uniti ed Israele dell\u2019imminenza dell\u2019attacco siriano-egiziano. E l\u2019esito del conflitto \u00e8 sostanzialmente favorevole agli interessi giordani. La Siria, infatti, rimane sconfitta; mentre l\u2019Egitto svolta verso un accordo di pace con Israele ed una netta apertura verso l\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il successivo riconoscimento dell\u2019OLP come legittimo ed unico rappresentante dei Palestinesi da parte della Lega Araba (1974), tuttavia, sconvolse i piani di Hussein. In questo periodo il Regno \u00e8 impegnato sia nel confronto geopolitico con la vicina Siria, sia in alcune operazioni di riforma interna: la creazione del Partito unico Unit\u00e0 Nazionale Giordana; la ricostruzione dell\u2019Assemblea Nazionale (1984); il passo storico attraverso il quale il Regno rinuncia alle proprie aspirazioni territoriali sulla West Bank (1988); un processo di liberalizzazione economica (arrivata dopo la rivolta di Ma\u2019an nel sud) che raccoglie non poche critiche paradossalmente dalla parte di popolazione storicamente pi\u00f9 vicina alla monarchia. I transgiordani, infatti, sempre vissuti grazie allo Stato ed a valanghe di sussidi, erano spaventati dal fatto che le riforme potessero favorire la classe imprenditoriale-commerciale di origine palestinese. Soprattutto alla luce del fatto che le elezioni parlamentari del 1988 e del 1993 avevano anche rafforzato notevolmente i Partiti di matrice islamista, vicini alla Fratellanza Musulmana, dove la componente palestinese rimaneva comunque in forte ed in crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo periodo \u00e8 segnato anche dalla prima aggressione occidentale all\u2019Iraq, esito dell\u2019invasione del Kuwait da parte di Baghdad. La monarchia in questa occasione assume un atteggiamento decisamente cauto, non volendo schierarsi contro quello che storicamente si era comportato come un alleato di Amman. Tuttavia, la scelta di Re Hussein, pur pagando sul piano della coesione interna (sia Palestinesi che Transgiordani si mostrano favorevoli alla sua posizione), non rende sul lato della sicurezza. La crisi, infatti, produce un violento circolo inflazionistico ed una nuova immissione di rifugiati (ancora una volta soprattutto di origine palestinese) provenienti sia dal Kuwait che dall\u2019Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per mitigare il fatto di non essere stato preso in considerazione durante i negoziati precedenti agli accordi di Oslo del 1994 tra OLP ed Israele, Hussein opta per un proprio negoziato con Tel Aviv che, sotto l\u2019egida di Washington, porta alla firma di un Trattato di pace firmato il 26 ottobre 1994 nel valico di frontiera di Wadi Araba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019accordo avrebbe dovuto nuovamente garantire agli Hashemiti un ruolo speciale per la tutela dei Luoghi Santi di Gerusalemme. Inoltre, Hussein sperava in una iniezione di investimenti esteri in Giordania e, soprattutto, che l\u2019accordo frenasse il rischio che l\u2019eventuale creazione di uno Stato palestinese arrivasse ad inglobare la stessa Giordania. Di fatto, accett\u00f2 di trasformare il Regno in una sorta di \u201cStato cuscinetto\u201d utile a salvaguardare gli interessi israeliani e statunitensi nella regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quel momento in poi, infatti, la Giordania diviene centrale tanto nella \u201cguerra al terrore\u201d dell\u2019amministrazione Bush, sia nell\u2019aggressione alla Siria del 2011; quando la CIA, attraverso l\u2019operazione Timber-Sycamore, fece passare attraverso il Regno notevoli quantit\u00e0 di aiuti militari e di sostegno logistico per i \u201cribelli siriani\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo porta direttamente all\u2019attuale fase di conflitto tra il binomio USA-Israele e la Repubblica Islamica dell\u2019Iran, durante la quale la Giordania ha svolto un ruolo ancora una volta piuttosto ambiguo. Prima di tutto \u00e8 bene ricordare che tra Giordania e Stati Uniti esiste, sin dal 2021, un accordo di cooperazione strategica secondo il quale i militari di Washington avrebbero libero accesso su diverse basi situate nel territorio del Regno. Questo dapprima ha portato i due eserciti a collaborare attivamente per abbattere missili e droni iraniani lanciati contro Israele durante la cosiddetta \u201cguerra dei dodici giorni\u201d nel giugno 2025; poi, ha consentito agli Stati Uniti di trasferire qui parte del proprio materiale bellico destinato al conflitto dopo le prime ondate di violenti attacchi iraniani contro le basi nordamericane nel Golfo (la prima linea della guerra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, l\u20198 luglio di quest\u2019anno il territorio giordano \u00e8 finito sotto il tiro dei missili iraniani, in un momento di grave fragilit\u00e0 per il Regno, gi\u00e0 provato per la fine del sostegno statunitense all\u2019UNRWA (che fornisce appoggio ai rifugiati palestinesi anche all\u2019interno dei confini giordani), per l\u2019interruzione dei progetti USAID, e per il notevole raffreddamento delle relazioni con Israele. Il governo Netanyahu, infatti, non ha mai smesso di trattare il vicino con profondo sdegno. Non mancano, inoltre, le dichiarazioni di analisti israeliani che considerano Re Abdullah II come un personaggio inutile ed insignificante. E non mancano altres\u00ec le dichiarazioni di politici e religiosi che considerano il territorio giordano come parte integrante del progetto biblico-geopolitico del \u201cGrande Israele\u201d. Da parte giordana, invece, vi \u00e8 il rinnovato timore che Israele voglia riproporre l\u2019idea della Giordania come Casa\/Patria alternativa per la popolazione palestinese rimasta nei Territori Occupati. Un simile afflusso di rifugiati, infatti, modificherebbe ulteriormente la demografia del Regno hashemita, portando ad una netta maggioranza palestinese al suo interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante la \u201cpace fredda\u201d con Israele, la Giordania continua a ricevere annualmente almeno 1.4 miliardi di dollari da Washington. Ed oltre 4000 militari statunitensi si trovano tutt\u2019ora in Giordania. sebbene Amman cerchi sempre di nasconderne la presenza. Una presenza smascherata anche dalla morte e dal ferimento di alcuni tra loro durante gli stessi attacchi iraniani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Repubblica Islamica dell\u2019Iran, a sua volta, \u00e8 stata storicamente percepita come una minaccia dalla Giordania. Cosa che port\u00f2 al sostegno del regime baathista di Saddam durante la prima guerra del Golfo tra Iran e Iraq negli anni \u201980 del secolo scorso. Tuttavia, la popolazione giordana, come nelle altre monarchie arabe del Golfo Persico, \u00e8 allo stesso tempo estremamente ostile nei confronti soprattutto di Israele. Pi\u00f9 che altro, considerando anche la notevole presenza palestinese, la popolazione giordana non tollera che il proprio territorio venga utilizzato per sostenere gli interessi di Israele, responsabile di atti di genocidio a Gaza e nella West Bank, dove tante sono le famiglie intrecciate giordano-palestinesi. Ancora, la Giordania, con un\u2019economia debole in cui il turismo \u00e8 tra le voci pi\u00f9 grosse, difficilmente pu\u00f2 sostenere le continue oscillazioni del mercato petrolifero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altri termini, la Giordania non voleva la guerra. Tuttavia, si \u00e8 ritrovato trascinata in essa da chi, in linea teorica, ne avrebbe dovuto garantire la sicurezza, con evidenti rischi anche per quella che potrebbe essere la sua futura stabilit\u00e0 interna. In questo senso sono state particolarmente emblematiche le dichiarazioni delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane che hanno \u201cringraziato\u201d il popolo giordano per aver fornito le esatte ubicazioni degli obiettivi da colpire. Pure pi\u00f9 emblematiche sono state invece le voci di accademici, politici, ex militari e capi tribali che hanno chiesto apertamente il ritiro del Paese dall\u2019accordo di sicurezza con gli Stati Uniti (incapaci di provvedere alla sicurezza delle basi giordane colpite). Addirittura, un deputato che ha cercato di dare le condoglianze a Washington per si suoi militari caduti in territorio giordano durante una seduta del Parlamento \u00e8 stato interrotto e violentemente attaccato da buona parte dello stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Regno, dunque, si trova di fronte ad un bivio: scivolare in una guerra non voluta con tutti i rischi che questa comporta anche in termini di stabilit\u00e0 interna; smarcarsi progressivamente dall\u2019influenza di Washington, da un \u201calleato\u201d che raramente si dimostra tale, per costruire una maggiore e pi\u00f9 proficua cooperazione con gli Stati regionali. Ci\u00f2, ovviamente, comporterebbe un repentino cambio di rotta da parte di una monarchia pesantemente compromessa sotto molteplici aspetti (non sarebbe comunque l\u2019unica nella regione). Tuttavia, un passo iniziale potrebbe essere la richiesta formale che il territorio giordano non venga utilizzato per azioni ostili contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #Giordania #Geopolitica<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fonte: https:\/\/www.facebook.com\/daniele.perra.7\/posts\/pfbid022d6cu8esp7KQUMyWa5j2CZVP123ANjeju3ucYCseqLgMhiJWeQxebhf9aXnq91jGl?rdid=l0AWiXTiNgHyU4Zp#<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/m.facebook.com\/story.php?story_fbid=pfbid037VQRyok8DLGqzThVRHCmUVXn6xMZ7tBqpH6na7UiQ92GDcdg4V1yJrskmfQJTAmsl&amp;id=100063728463465\">https:\/\/m.facebook.com\/story.php?story_fbid=pfbid037VQRyok8DLGqzThVRHCmUVXn6xMZ7tBqpH6na7UiQ92GDcdg4V1yJrskmfQJTAmsl&amp;id=100063728463465<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Daniele Perra) La creazione e la storia dello Stato giordano \u00e8 stata caratterizzata da innumerevoli contraddizioni: a) l\u2019essere il prodotto della politica mandataria britannica che ne ha disegnato i confini in modo sicuramente improprio; b) la costante rivalit\u00e0 con i vicini sauditi; c) l\u2019aver posto a capo dello Stato un sovrano hashemita, originario del Hijaz ed estraneo alla regione, che ha dovuto costruire la sua legittimit\u00e0 attraverso l\u2019alleanza con le trib\u00f9 locali.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":86323,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32,1],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/FB_IMG_1720128433689.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-pcG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96886"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=96886"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96886\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96890,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96886\/revisions\/96890"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=96886"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=96886"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=96886"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}