{"id":96955,"date":"2026-09-11T08:00:18","date_gmt":"2026-09-11T06:00:18","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96955"},"modified":"2026-09-10T11:15:18","modified_gmt":"2026-09-10T09:15:18","slug":"balle-spaziali-sui-nativi-gli-errori-autorevoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96955","title":{"rendered":"Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli"},"content":{"rendered":"<p><strong>da L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Raffaella Milandri)<\/strong><\/p>\n<h4>Da Focus a Rai Cultura, da Treccani ad Alessandro Barbero: quando nomi prestigiosi inciampano in errori e stereotipi parlando di Nativi Americani.<\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96956\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/350x200c50-3-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/350x200c50-3-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/350x200c50-3.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una regola elementare del mestiere dell\u2019informazione:\u00a0<strong>prima di raccontare la storia di un Popolo bisogna conoscerla<\/strong>. Bisogna studiare, controllare le fonti, distinguere ci\u00f2 che \u00e8 documentato da ci\u00f2 che \u00e8 controverso e, quando la materia esula dalle proprie competenze, consultare chi se ne occupa seriamente. Sembra ovvio. Evidentemente non lo \u00e8.<\/p>\n<p>Viviamo in un sistema dell\u2019informazione che pretende di produrre molto, rapidamente e su qualunque argomento. La verifica richiede tempo, la competenza si costruisce lentamente e lo studio mal si adatta alla fretta. Cos\u00ec l\u2019approssimazione finisce spesso per presentarsi con l\u2019abito rassicurante della divulgazione e, quando sopra l\u2019articolo compare un marchio autorevole, il lettore ha il diritto di presumere che qualcuno abbia gi\u00e0 controllato ci\u00f2 che sta leggendo. Non dovrebbe essere costretto a fare il fact-checking al posto di Rai Cultura, Focus o Treccani.<\/p>\n<p>Quando si parla di Nativi Americani il terreno \u00e8 particolarmente fertile. Secoli di rappresentazioni occidentali hanno sedimentato un repertorio cos\u00ec potente di immagini, categorie e stereotipi che molte affermazioni sbagliate non suonano neppure sbagliate. Da anni studio e scrivo sui Nativi Americani e ho finito per raccogliere alcuni di questi casi sotto una definizione volutamente poco accademica: \u201cBalle spaziali sui Nativi\u201d.<\/p>\n<p>Non mi interessano le fantasie di qualche sito marginale. Mi interessano molto di pi\u00f9 gli errori che compaiono dove dovremmo trovare informazione verificata: Rai Cultura, Focus, Treccani, divulgazione storica di grande notoriet\u00e0. Perch\u00e9 la storia di un Popolo non \u00e8 materiale da riempimento e non pu\u00f2 essere trattata come una barzelletta. Se una cosa non si sa, ci si informa; se non si possiedono il tempo o le competenze per verificarla, non la si pubblica come se fosse acquisita. Questa non \u00e8 severit\u00e0: \u00e8 il requisito elementare dell\u2019informazione professionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le Black Hills e i 105 milioni che la Sioux Nation non accett\u00f2<\/strong><\/p>\n<p>Rai Cultura dedica una pagina della rubrica <em>Accadde oggi <\/em>alla controversia sulle Black Hills. La pagina, online, reca la data 13 giugno 1959 e afferma che i Sioux \u00abricevono dal governo degli Stati Uniti 105 milioni di dollari\u00bb come risarcimento per le Black Hills. La decisione della U.S. Court of Claims \u00e8 invece del 13 giugno 1979, <strong>vent\u2019anni dopo<\/strong>. Nel 1980 la Corte Suprema conferm\u00f2 il riconoscimento della compensazione per la sottrazione delle Black Hills. Ma persino questo errore, clamoroso per una rubrica intitolata <em>Accadde oggi<\/em>, \u00e8 meno grave di ci\u00f2 che viene dopo.<\/p>\n<p>Il risarcimento fu riconosciuto e il denaro stanziato, ma la Sioux Nation <strong>non lo accett\u00f2 come soluzione della controversia<\/strong>, continuando a rivendicare le Black Hills. \u00c8 precisamente questo rifiuto a costituire uno degli elementi fondamentali della vicenda.<\/p>\n<p>Scrivere che la Sioux Nation \u201cricevette\u201d 105 milioni costruisce una sequenza apparentemente conclusa: sottrazione della terra, causa giudiziaria, risarcimento. In realt\u00e0 il rifiuto del denaro affermava qualcosa di ben diverso. Le Paha Sapa non erano considerate semplicemente un bene confiscato del quale stabilire il valore economico, ma un territorio dal significato storico, politico e sacro per i Lakota.<\/p>\n<p>In altre parole, gli Stati Uniti avevano attribuito un prezzo alla sottrazione. <strong>La Sioux Nation non aveva accettato che quel prezzo chiudesse la questione.<\/strong><\/p>\n<p>Omettere questo passaggio non significa abbreviare la storia, ma cambiarne il senso: si cancella precisamente la scelta politica compiuta dalla Sioux Nation.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Focus e quei Nativi che non conoscevano i metalli<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2020 <em>Focus.it <\/em>pubblica <em>Gli indomabili nativi americani<\/em>. L\u2019articolo esordisce ricordando opportunamente che il Nord America indigeno era composto da centinaia di Popoli con culture e modi di vita differenti. Subito dopo, tuttavia, stabilisce ci\u00f2 che le circa cinquecento Nazioni avrebbero avuto in comune: \u00abniente ruota, niente cavalli, niente animali da lavoro e niente metalli\u00bb. Quel <strong>\u201cniente metalli\u201d \u00e8 falso.<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019area del Lago Superiore \u00e8 documentato l\u2019Old Copper Complex, una tradizione di lavorazione del rame nativo da parte di societ\u00e0 indigene arcaiche. Uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica <em>Radiocarbon <\/em>ha esaminato 53 datazioni associate a manufatti e miniere di rame; materiali organici incorporati in quindici manufatti risultano datati fra circa 8.500 e 3.580 anni fa e gli autori definiscono queste societ\u00e0 tra le pi\u00f9 antiche conosciute al mondo nella lavorazione dei metalli. Questo non significa attribuire al Nord America precolombiano una metallurgia fusoria identica a quella sviluppatasi altrove. Significa semplicemente usare le parole per ci\u00f2 che significano. Se si vuole spiegare l\u2019assenza di determinate tecnologie metallurgiche, bisogna specificare quali. Se si scrive \u00abniente metalli\u00bb, si afferma qualcosa che l\u2019archeologia smentisce.<\/p>\n<p>Non occorreva alcuna scoperta rivoluzionaria: bastava consultare la letteratura archeologica prima di pubblicare un\u2019affermazione tanto categorica. Da una testata di divulgazione nazionale non \u00e8 una pretesa eccessiva, ma il minimo professionale. Il caso \u00e8 per\u00f2 ancora pi\u00f9 interessante per un\u2019altra ragione. Nello spazio di poche righe si passa dalla corretta constatazione dell\u2019esistenza di centinaia di culture diverse alla costruzione di una sola \u201ccivilt\u00e0 delle 500 nazioni\u201d, alla quale attribuire caratteristiche tecnologiche comuni.<\/p>\n<p>\u00c8 uno dei vizi pi\u00f9 resistenti della divulgazione sui Nativi Americani: riconoscere la diversit\u00e0 e cancellarla immediatamente dopo. Applicato all\u2019Europa, lo stesso metodo apparirebbe grottesco. Nessuno pretenderebbe di descrivere con una singola formula un Sami, un cittadino della Roma imperiale, un mercante veneziano e una comunit\u00e0 basca. Attraversato l\u2019Atlantico, invece, centinaia di societ\u00e0 possono ancora essere compresse dentro <strong>un unico gigantesco \u201cIndiano\u201d <\/strong>senza che la contraddizione sembri disturbare troppo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Treccani e lo stereotipo che si smentisce da solo<\/strong><\/p>\n<p>La voce <em>Indiani d\u2019America <\/em>di Treccani offre una dimostrazione quasi perfetta dello stesso meccanismo. Nell\u2019introduzione si legge che la loro economia era basata soprattutto sulla caccia al bisonte, che abitavano in tende e vestivano quasi interamente di pelli. Poche righe pi\u00f9 avanti, per\u00f2, la stessa voce distingue correttamente diverse aree culturali e riconosce che sono proprio i Popoli delle Pianure a incarnare, per molti versi, <strong>\u00abl\u2019immagine stereotipica del nativo americano\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>La contraddizione \u00e8 difficilmente migliorabile: prima lo stereotipo viene utilizzato come descrizione generale, poi viene spiegato al lettore che si tratta di uno stereotipo.<\/p>\n<p>Haudenosaunee con le loro longhouses, Popoli Pueblo con insediamenti permanenti ed economie agricole, societ\u00e0 della Northwest Coast fondate su strutture sociali profondamente diverse da quelle delle Pianure, culture del Sud-Est, della California e del Subartico non sono eccezioni a un modello principale. Sono precisamente la realt\u00e0 storica che impedisce l\u2019esistenza di quel modello.<\/p>\n<p>L\u2019\u201cIndiano universale\u201d non \u00e8 mai esistito. Esiste invece una costruzione occidentale che ha preso alcuni caratteri delle societ\u00e0 delle Pianure e li ha trasformati nell\u2019icona di un continente.<\/p>\n<p>Che il cinema western abbia costruito e diffuso questa scorciatoia \u00e8 storia nota; che un\u2019enciclopedia nazionale la utilizzi ancora come introduzione generale ai Nativi Americani \u00e8 assai meno giustificabile. Da Treccani non \u00e8 soltanto lecito aspettarsi maggiore precisione: \u00e8 doveroso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Little Bighorn e l\u2019unico superstite (per tacer degli altri 350)<\/strong><\/p>\n<p>Little Bighorn continua a essere una miniera particolarmente generosa di storia trasformata in leggenda. Nel settembre 2018 <em>Focus Junior <\/em>scrive che il 7\u00b0 Cavalleggeri fu \u00abspazzato via\u00bb e che l\u2019italiano <strong>Giovanni Martini <\/strong>fu l\u2019unico uomo del reggimento di Custer a salvarsi. Martini sopravvisse perch\u00e9 Custer lo aveva inviato a portare a Frederick Benteen l\u2019ordine di raggiungerlo rapidamente con il proprio battaglione e il pack train, che trasportava anche le munizioni. Il National Park Service ricostruisce puntualmente l\u2019episodio.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che Martini aveva molta compagnia tra i superstiti. Il National Park Service indica <strong>circa 350 uomini <\/strong>del 7\u00b0 Cavalleggeri sopravvissuti nella posizione Reno-Benteen. A essere annientate furono le cinque compagnie rimaste con Custer, circa 210 uomini, non l\u2019intero reggimento. Definire Martini \u201cl\u2019unico superstite\u201d lasciandone fuori circa 350 non \u00e8 una sfumatura interpretativa. <strong>\u00c8 un errore storico macroscopico <\/strong>e il fatto che sia stato proposto a un pubblico di ragazzi lo rende semmai pi\u00f9 grave, non meno.<\/p>\n<p>Anche Rai Cultura mostra qualche difficolt\u00e0 con Little Bighorn. In una pagina attribuisce la vittoria indigena a Lakota, Cheyenne e Arapaho contro truppe statunitensi \u00abpi\u00f9 numerose\u00bb; in un\u2019altra parla dell\u2019\u00abannientamento completo\u00bb del 7\u00b0 Cavalleggeri. Il National Park Service ricostruisce invece l\u2019annientamento del comando di Custer e la sopravvivenza del resto del reggimento sotto Reno e Benteen. Anche l\u2019affermazione sulle truppe statunitensi \u201cpi\u00f9 numerose\u201d non regge: il National Park Service stima la forza indigena in circa 1.500-1.800 guerrieri, mentre le forze del 7\u00b0 Cavalleggeri erano nettamente inferiori numericamente. Su questi punti non occorre mobilitare grandi controversie storiografiche. Per stabilire che il 7\u00b0 Cavalleggeri non fu annientato basta constatare che centinaia dei suoi uomini erano ancora vivi il giorno successivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Caboto, i Beothuk e la forza della ripetizione<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra vicenda mostra bene come una ricostruzione fragile possa acquistare autorevolezza semplicemente passando da una fonte all\u2019altra. <em>Focus Junior <\/em>attribuisce a Giovanni Caboto la coniazione, nel 1497, del termine dal quale deriverebbe \u201cpellerossa\u201d, collegandola all\u2019incontro con i Beothuk e al loro uso dell\u2019ocra rossa. Treccani propone una versione analoga, affermando che i Beothuk furono incontrati da Caboto nel 1497.<\/p>\n<p>Il <em>Dictionary of Canadian Biography<\/em>, progetto accademico dell\u2019University of Toronto e dell\u2019Universit\u00e9 Laval, ricostruisce invece il viaggio del 1497 precisando che Caboto <strong>non incontr\u00f2 abitanti<\/strong>.<\/p>\n<p>La storia etimologica del termine inglese <em>redskin <\/em>\u00e8 complessa e non sarebbe serio sostituire una certezza poco documentata con un\u2019altra inventata per l\u2019occasione. Il problema, infatti, viene prima: se una fonte storica di riferimento afferma che Caboto non incontr\u00f2 alcun abitante durante quel viaggio, \u00e8 professionalmente inaccettabile presentare come fatto acquisito una scena nella quale egli incontra i Beothuk e, osservandoli, conia persino un termine.<\/p>\n<p>Qui emerge un altro vizio dell\u2019informazione frettolosa: <strong>la ripetizione viene scambiata per verifica<\/strong>. Una fonte racconta, la seconda riprende, la terza eredita l\u2019affermazione e, dopo qualche passaggio, nessuno sembra pi\u00f9 chiedersi quale documento la sostenga.<\/p>\n<p>Una storia, tuttavia, non diventa vera perch\u00e9 \u00e8 riuscita a invecchiare bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Barbero e i Nativi usati come scorciatoia storica<\/strong><\/p>\n<p>Il caso di Alessandro Barbero \u00e8 diverso e richiede maggiore precisione, proprio perch\u00e9 non riguarda una svista elementare. Nel 2007, durante una conferenza dedicata all\u2019immigrazione nell\u2019Impero romano e ai processi di formazione dei Popoli germanici, Barbero spiega che il contatto con una grande potenza pu\u00f2 stimolare gruppi distinti a unirsi e costruire organizzazioni politiche pi\u00f9 ampie. A quel punto introduce un parallelo con i Nativi Americani: \u00abLe varie trib\u00f9 che hanno per prime avuto contatto con i coloni inglesi del Nord hanno formato la Lega degli Irochesi\u00bb, aggiungendo che \u00abi Sioux non hanno avuto tempo\u00bb, perch\u00e9 stavano cominciando a unirsi e ad agire militarmente insieme. Il passaggio \u00e8 contenuto negli atti della conferenza e il contesto non lascia dubbi sul significato dell\u2019analogia.<\/p>\n<p>La data esatta della formazione della Confederazione Haudenosaunee \u00e8 oggetto di discussione storiografica e archeologica. Questo, per\u00f2, non rende convincente il nesso proposto con i coloni inglesi. Un recente studio pubblicato nelle <em>Transactions of the Royal Historical Society <\/em>afferma esplicitamente che ben <strong>prima dell\u2019arrivo degli europei <\/strong>le Cinque Nazioni Haudenosaunee avevano costituito un\u2019alleanza politica sovralocale, mantenuta anche attraverso il Grand Council.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Oceti Sakowin, i Seven Council Fires, non pu\u00f2 essere ridotto all\u2019immagine di trib\u00f9 sparse che avrebbero cominciato troppo tardi a organizzarsi politicamente. Le fonti che abbiamo esaminato documentano l\u2019esistenza di quella struttura prima del contatto tra gli esploratori bianchi e i Dakota nell\u2019Upper Mississippi Valley. Si pu\u00f2 certamente osservare che Barbero stesse parlando di storia romana e germanica, non impartendo una lezione sugli Haudenosaunee.<\/p>\n<p>Ma questa non \u00e8 una giustificazione; semmai \u00e8 precisamente il problema. Se si usa la storia di un Popolo per dimostrare un meccanismo storico, <strong>quell\u2019esempio deve essere fondato.<\/strong><\/p>\n<p>Le societ\u00e0 indigene non diventano materiale comparativo a precisione ridotta soltanto perch\u00e9 il tema principale della conferenza si trova dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico.<\/p>\n<p>Barbero \u00e8 un medievalista di enorme valore, ma proprio questo rende necessario distinguere il prestigio generale dalla competenza specialistica. L\u2019autorevolezza scientifica ha un campo, una formazione, una bibliografia e dei limiti. Se si entra nella storia degli Haudenosaunee o dell\u2019Oceti Sakowin, la precisione richiesta non diminuisce perch\u00e9 l\u2019argomento principale della conferenza \u00e8 un altro. Il prestigio non corregge un esempio sbagliato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019approssimazione non \u00e8 divulgazione<\/strong><\/p>\n<p>Presi separatamente, questi casi possono essere archiviati come errori, semplificazioni o analogie infelici. Presi insieme, mostrano per\u00f2 uno schema riconoscibile.<\/p>\n<p>Quando a commetterli sono istituzioni e testate che fondano la propria credibilit\u00e0 sull\u2019autorevolezza, errori di questo livello non sono scusabili. Non stiamo parlando di fonti marginali, ma di realt\u00e0 alle quali il pubblico si affida proprio perch\u00e9 presume che ci\u00f2 che pubblicano sia stato studiato e verificato. I Nativi Americani vengono ancora troppo facilmente trasformati in un unico soggetto culturale; la loro diversit\u00e0 politica, economica e tecnologica viene compressa; istituzioni indigene precoloniali possono essere lette come risposta all\u2019arrivo europeo; battaglie complesse sopravvivono nella forma costruita dalla leggenda; una rivendicazione territoriale tuttora politicamente significativa pu\u00f2 diventare, in poche righe, la storia di un assegno ricevuto.<\/p>\n<p>Non serve discutere di malafede: ci\u00f2 che emerge \u00e8 una carenza di metodo. Liquidare simili errori come inevitabili sviste significa abbassare drasticamente l\u2019asticella della professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 pu\u00f2 spiegare questa carenza di metodo, ma non giustificarla.<\/p>\n<p>L\u2019informazione contemporanea pretende di produrre e spiegare continuamente, anche materie che richiedono competenze specialistiche; una ricerca rapida, per\u00f2, non equivale alla conoscenza di un argomento. Quando una questione esula dalle proprie competenze, si consulta chi le possiede; quando le fonti sono discordanti, si d\u00e0 conto della controversia. Questo non \u00e8 perfezionismo accademico, ma il minimo professionale richiesto a chi informa gli altri.<\/p>\n<p>Nel caso dei Nativi Americani c\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 ulteriore. Per secoli questi Popoli sono stati descritti, classificati e interpretati soprattutto da altri, mentre la loro straordinaria diversit\u00e0 veniva sacrificata a categorie costruite dall\u2019esterno. Riprodurre oggi lo stesso meccanismo sotto forma di divulgazione rapida non lo rende pi\u00f9 moderno e non lo rende pi\u00f9 innocuo.<\/p>\n<p>Neppure la simpatia basta. Il Nativo eternamente spirituale, ecologista per natura e depositario di una sapienza primordiale non \u00e8 necessariamente pi\u00f9 reale del guerriero delle Pianure davanti al <em>tipi<\/em>. \u00c8 uno stereotipo pi\u00f9 benevolo, ma rimane uno stereotipo.<\/p>\n<p>\u00c8 anche per contrastare questa superficialit\u00e0 che ho ideato <strong>Voci Native<\/strong>, Alleanza culturale per la conoscenza, la memoria e i diritti dei Nativi Americani e dei Popoli Indigeni, promossa e coordinata da Omnibus Omnes OdV. Il progetto vuole contribuire ad alzare la qualit\u00e0 dell\u2019informazione, l\u2019attenzione alle fonti e l\u2019ascolto delle voci indigene contemporanee.<\/p>\n<p>L\u2019adesione \u00e8 aperta ai singoli, che possono diventare Alleata o Alleato di VOCI NATIVE, sostenendone principi e finalit\u00e0 e ricevendo informazioni e aggiornamenti sulle attivit\u00e0 dell\u2019Alleanza. Le attivit\u00e0 di divulgazione e gli interventi pubblici sono invece affidati esclusivamente a persone qualificate, selezionate in base alle competenze specifiche.<\/p>\n<p>Rai Cultura pu\u00f2 correggere una pagina, Focus una frase, Treccani una voce e uno storico un paragone. Correggere questi errori sarebbe il minimo. Pi\u00f9 difficile, ma necessario, \u00e8 eliminare l\u2019abitudine culturale che continua a renderli plausibili e l\u2019idea, sempre pi\u00f9 diffusa, che la velocit\u00e0 possa sostituire la competenza. Quando si racconta la storia di un Popolo, studiare prima di scrivere non \u00e8 una raffinatezza. <strong>\u00c8 il mestiere.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"author-box\"><picture><source srcset=\"https:\/\/cdn.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/20190805_125650.jpg\/100x100c50.jpg\" media=\"(max-width:465px)\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/20190805_125650.jpg\/100x100c50.jpg\" \/><source srcset=\"https:\/\/cdn.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/20190805_125650.jpg\/100x100c50.jpg\" media=\"(min-width:466px)\" data-srcset=\"https:\/\/cdn.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/20190805_125650.jpg\/100x100c50.jpg\" \/><img decoding=\"async\" class=\"author-img alignleft\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/images\/f100x100.webp\" alt=\"Raffaella Milandri\" \/><\/picture>\n<div class=\"author-info\">\n<p class=\"author-name\"><strong>Raffaella Milandri<\/strong> \u00e8 scrittrice, giornalista e antropologa di formazione, impegnata da anni nella difesa dei diritti umani dei Popoli Indigeni. Studia e divulga in Italia la storia, la cultura e la letteratura dei Nativi Americani, con attenzione tanto alla memoria storica quanto alle questioni contemporanee. \u00c8 membro onorario della Four Winds Cherokee Tribe della Louisiana e della Crow Tribe del Montana. Ha pubblicato oltre dieci libri dedicati ai Nativi Americani e ai Popoli Indigeni, tra cui <em>Nativi americani. Guida alle trib\u00f9 e riserve indiane degli Stati Uniti<\/em>, <em>Nativi Americani. Guida a Miti, Leggende e Preghiere <\/em>e <em>Le scuole residenziali indiane. Le tombe senza nome e le scuse di Papa Francesco<\/em>. Cura inoltre traduzioni e opere di autori nativi. Conduce il programma radiofonico \u201cNativi Americani ieri e oggi\u201d e firma la rubrica \u201cNativi\u201d su L\u2019AntiDiplomatico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-balle_spaziali_sui_nativi_gli_errori_autorevoli\/53237_68822\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-balle_spaziali_sui_nativi_gli_errori_autorevoli\/53237_68822\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Raffaella Milandri) Da Focus a Rai Cultura, da Treccani ad Alessandro Barbero: quando nomi prestigiosi inciampano in errori e stereotipi parlando di Nativi Americani. C\u2019\u00e8 una regola elementare del mestiere dell\u2019informazione:\u00a0prima di raccontare la storia di un Popolo bisogna conoscerla. 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