{"id":96991,"date":"2026-09-14T10:47:54","date_gmt":"2026-09-14T08:47:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96991"},"modified":"2026-09-14T10:49:31","modified_gmt":"2026-09-14T08:49:31","slug":"una-germania-in-crisi-scivola-verso-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=96991","title":{"rendered":"Una Germania in crisi scivola verso la guerra?"},"content":{"rendered":"<p><strong>da INTELLIGENCE FOR THE PEOPLE (Roberto Iannuzzi)<\/strong><\/p>\n<h4>Mentre sul fronte interno l\u2019ascesa dell\u2019AfD inasprisce lo scontro con l\u2019\u00e9lite al potere, la Germania alza i toni con la Russia e, nella sua corsa al riarmo, rinsalda i rapporti militari con Israele.<\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96992\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/614d4998-8006-4d59-93e0-15d775b9516f_800x533-300x200.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/614d4998-8006-4d59-93e0-15d775b9516f_800x533-300x200.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/614d4998-8006-4d59-93e0-15d775b9516f_800x533-768x512.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/614d4998-8006-4d59-93e0-15d775b9516f_800x533.webp 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ispezionano un drone frutto della coproduzione ucraino-tedesca (Photo credit: Michael Kappeler\/dpa)<\/em><\/p>\n<p>Di fronte alle difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 insormontabili sul fronte ucraino, le \u00e9lite politiche di Bruxelles e Berlino mostrano una crescente inquietudine, che si traduce in una retorica pi\u00f9 bellicosa nei confronti della Russia assieme al tentativo di coinvolgere gli Stati Uniti in maniera pi\u00f9 diretta nel conflitto.<\/p>\n<p>La sopravvivenza politica di queste \u00e9lite dipende dalla preservazione dell\u2019architettura continentale garantita dall\u2019integrazione dell\u2019ombrello di sicurezza americano nella struttura dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p>Tale architettura \u00e8 andata incontro a una progressiva crisi nella fase successiva alla fine della guerra fredda, che il rinnovato scontro con la Russia non ha arginato. In particolare, gli europei pagano i costi economici derivanti dalla deindustrializzazione e dalla crisi energetica seguita alla rinuncia alle fonti russe a basso costo.<\/p>\n<p>In un simile frangente di grave difficolt\u00e0 economica, il presidente americano Donald Trump vuole che gli europei si assumano i costi della difesa del continente, aumentando le spese militari.<\/p>\n<h5>Fine del modello tedesco<\/h5>\n<p>In passato le cose erano andate meglio. Per gran parte del periodo post-guerra fredda, la Germania aveva goduto di un assetto strategico particolarmente favorevole.<\/p>\n<p>L\u2019energia russa a basso costo sosteneva la competitivit\u00e0 della produzione industriale, l\u2019integrazione europea le assicurava un ampio mercato, l\u2019ombrello militare americano ne garantiva la sicurezza.<\/p>\n<p>Tale assetto si basava tuttavia su una contraddizione di fondo, ovvero su un dilemma strategico che in un precedente articolo avevo riassunto nella maniera seguente: prediligere una Ostpolitik che coniugasse le capacit\u00e0 produttive della Germania con le immense risorse della Russia, suscitando cos\u00ec il risentimento anglo-americano, oppure preferire una Westpolitik che avrebbe posto saldamente la potenza tedesca nell\u2019alveo occidentale, privandola tuttavia della profondit\u00e0 strategica eurasiatica e relegandola al ruolo di ancella di Washington?<\/p>\n<p>L\u2019incapacit\u00e0 di risolvere tale dilemma ha portato Berlino a rinunciare al primo membro di questa equazione, che le garantiva prosperit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>La crisi energetica ha acuito un altro problema del modello industriale tedesco: l\u2019incapacit\u00e0 di innovare di fronte alla sfida tecnologica lanciata dalla Cina.<\/p>\n<p>I partiti tradizionali si sono ritrovati a difendere politiche le cui ripercussioni economiche si sono abbattute come una mannaia sul tenore di vita dei loro elettori.<\/p>\n<p>La destra radicale di Alternative f\u00fcr Deutschland (AfD) sta divenendo il veicolo attraverso il quale un numero crescente di cittadini mette in discussione le disastrose scelte della classe di governo: la rinuncia al gas russo, il sostegno intransigente all\u2019Ucraina senza alcuna disponibilit\u00e0 negoziale, il rifiuto di analizzare seriamente le ragioni all\u2019origine del conflitto, i pesanti contraccolpi delle sanzioni sull\u2019economia.<\/p>\n<h5>Disastro Merz<\/h5>\n<p>I rimedi proposti dal cancelliere Friedrich Merz, leader dei cristianodemocratici (CDU), si sono rivelati fallimentari. I tagli alla spesa sociale, le misure fiscali e le sue politiche contro il lavoro lo hanno reso il cancelliere pi\u00f9 impopolare della storia recente della Germania.<\/p>\n<p>L\u2019emorragia di posti di lavoro prosegue inarrestabile. L\u2019industria tedesca ne sta perdendo 15.000 al mese. La Volkswagen ha appena annunciato il taglio di altri 50.000 lavoratori, che dovrebbero arrivare a 100.000 entro il 2030.<\/p>\n<p>Economisti e politici sproloquiano sulle molteplici ragioni della crisi, tralasciando sempre la principale, ovvero l\u2019aumento vertiginoso dei prezzi energetici determinato dalla necessit\u00e0 di sostituire il gas russo con rifornimenti molto pi\u00f9 costosi come l\u2019LNG americano.<\/p>\n<p>La guerra nel Golfo Persico ha ulteriormente aggravato la situazione. La Germania \u00e8 in forte ritardo nel riempimento degli stoccaggi di gas e deve sperare in un inverno mite per scongiurare il blocco di diverse attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<h5>Tsunami AfD<\/h5>\n<p>La gravit\u00e0 della crisi politica \u00e8 emersa in maniera dirompente lo scorso 6 settembre allorch\u00e9 AfD ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni in Sassonia-Anhalt, stato dell\u2019ex Germania Est, in un clima di collera diffusa nei confronti del governo Merz per i suoi attacchi allo stato sociale e la militarizzazione dell\u2019economia.<\/p>\n<p>AfD raccoglie consensi soprattutto nelle regioni dell\u2019ex Germania Est, dove domina una forte sfiducia nell\u2019\u00e9lite politica ed economica della parte occidentale del paese, accusata di aver letteralmente compiuto una colonizzazione neoliberista dei l\u00e4nder orientali negli anni successivi alla riunificazione.<\/p>\n<p>Con un\u2019affluenza superiore al 77%, AfD ha conquistato circa il 44% dei voti, prendendo pi\u00f9 del doppio delle preferenze ottenute alle consultazioni del 2021. Il partito della CDU ha invece visto crollare i propri consensi raggiungendo appena il 17%. Socialdemocratici e Verdi hanno ottenuto meno del 10%.<\/p>\n<p>Sebbene la Sassonia-Anhalt sia uno stato di secondaria importanza, il risultato elettorale ha rappresentato un terremoto per l\u2019establishment politico tedesco. Il 20 settembre sono previste altre elezioni, nello stato di Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino.<\/p>\n<h5>Muro contro muro?<\/h5>\n<p>Per l\u2019\u00e9lite politica tedesca, cos\u00ec come per quelle di altri paesi europei, le elezioni sono viste sempre meno come un meccanismo attraverso il quale i cittadini scelgono l\u2019orientamento dei governi, e sempre pi\u00f9 come un ostacolo da superare per restare al potere.<\/p>\n<p>L\u2019ascesa di AfD esprime la volont\u00e0 di una porzione crescente dell\u2019elettorato tedesco di ottenere qualcosa di radicalmente diverso da ci\u00f2 che tutti i governi fin qui avvicendatisi al potere hanno saputo offrire.<\/p>\n<p>Alla luce dei disastrosi risultati in Sassonia-Anhalt, la leadership di Merz appare dunque sempre pi\u00f9 fragile. Ma, perfino se egli dovesse essere sostituito (cosa tutt\u2019altro che scontata), \u00e8 improbabile che l\u2019establishment politico tedesco cambi le proprie scelte.<\/p>\n<p>E\u2019 invece possibile che si impegni in uno scontro diretto con AfD, cercando di ostacolarne l\u2019ascesa con ogni mezzo (lecito e illecito) e aggravando cos\u00ec la crisi politico-istituzionale del paese.<\/p>\n<p>Dal canto suo, qualora dovesse salire al potere, AfD rappresenterebbe un\u2019incognita.<\/p>\n<p>Con un programma economico di impianto neoliberista, ostile alla guerra ma di orientamento nazionalista, con al suo interno una forte corrente trumpiana che nutre spiccate simpatie per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, non \u00e8 chiaro in quale direzione potrebbe muoversi il partito di fronte ai tentativi di ostracizzazione e\/o cooptazione che certamente l\u2019\u00e9lite politica uscente compierebbe nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Colpisce tuttavia il cortocircuito logico che spinge molti sostenitori dell\u2019establishment politico tedesco a puntare il dito contro AfD paventando un ritorno agli anni \u201930 del secolo scorso e ad appoggiare allo stesso tempo la \u201cdemocrazia\u201d ucraina in maniera del tutto acritica malgrado il ruolo di primo piano giocato al suo interno da formazioni neonaziste come il movimento Azov.<\/p>\n<h5>L\u2019illusorio rimedio del riarmo<\/h5>\n<p>Peraltro, gli orientamenti perseguiti in questi anni dall\u2019\u00e9lite politica tedesca non sono meno allarmanti dell\u2019ascesa di AfD, non solo per le rovinose scelte economiche compiute, ma per la disinvoltura con cui essa sta spingendo il paese pi\u00f9 importante dell\u2019Unione Europea verso il riarmo, una crescente militarizzazione illusoriamente vista come rimedio al declino economico, e un possibile scontro armato con la Russia.<\/p>\n<p>La Germania \u00e8 ormai la retrovia dell\u2019Ucraina nello scontro con Mosca, oltre a essere il principale finanziatore di Kiev. Come ho scritto in un precedente articolo, a met\u00e0 aprile, per la prima volta il governo tedesco \u00e8 entrato in una partnership strategica con il settore della difesa di un paese in guerra.<\/p>\n<p>L\u2019accordo apre la strada alla coproduzione di sistemi d\u2019arma, droni con gittata fino a 1.500 km e missili a lungo raggio, insieme a Kiev. Il governo tedesco cancella con un tratto di penna l\u2019intero dibattito interno degli anni passati sulla fornitura di armi tedesche all\u2019Ucraina per colpire obiettivi in territorio russo.<\/p>\n<p>A destare sconcerto \u00e8 il fatto che nei circoli politici e strategici europei molti considerino ormai una guerra con la Russia non solo inevitabile, ma quasi \u201cnecessaria\u201d.<\/p>\n<p>Mathias D\u00f6pfner, uomo d\u2019affari tedesco alla guida di Axel Springer, uno dei pi\u00f9 grandi gruppi editoriali d\u2019Europa, scrive dalle pagine della rivista conservatrice britannica The Spectator che \u201cc\u2019\u00e8 ancora tempo per salvare l\u2019Occidente\u201d.<\/p>\n<p>Al fine di preservare la \u201csuperiorit\u00e0\u201d occidentale, secondo D\u00f6pfner \u00e8 necessario rispondere alla sfida lanciata da avversari come Russia, Cina e Iran.<\/p>\n<p>Ben venga allora il riarmo tedesco. E\u2019 di pochi giorni fa la notizia che la compagnia Auterion ha avviato la coproduzione di 5.000 droni a medio e lungo raggio (fino a 1.500 km) con il produttore ucraino Airlogix.<\/p>\n<p>Mosca ha ammonito che i siti tedeschi che ospiteranno armi a lungo raggio diventeranno obiettivi militari legittimi se esse verranno rivolte contro la Russia.<\/p>\n<p>Non si tratta solo di droni. A luglio Berlino ha annunciato l\u2019acquisto di missili da crociera americani Tomahawk e di lanciatori Typhon. Con una gittata fino a 2.500 km i Tomahawk possono colpire dalla Germania gran parte del territorio russo a ovest del Volga.<\/p>\n<h5>Partnership strategica con Israele<\/h5>\n<p>Parte integrante del riarmo tedesco \u00e8 una rafforzata collaborazione militare con Israele.<\/p>\n<p>La Volkswagen vender\u00e0 il proprio stabilimento di Osnabr\u00fcck, nella Bassa Sassonia. Esso verr\u00e0 impiegato per produrre componenti del sistema di difesa aerea Iron Dome per conto dell\u2019israeliana Rafael Advanced Defence Systems.<\/p>\n<p>Incapace di competere con le auto elettriche cinesi, la compagnia tedesca ha deciso di riconvertire parte della propria produzione a uso militare. Una scelta che richiama alla memoria i tempi bui della seconda guerra mondiale, quando la Volkswagen ferm\u00f2 la produzione di automobili per fabbricare armi al servizio dello sforzo bellico nazista.<\/p>\n<p>Lo scorso dicembre Berlino ha approvato un accordo del valore di oltre 3 miliardi di dollari per acquistare il sistema israeliano di difesa aerea Arrow 3. Sommato a un precedente contratto del valore di 3,5 miliardi rappresenta per Israele la pi\u00f9 grande vendita di armi fino a questo momento.<\/p>\n<p>La Germania ha anche testato recentemente un missile balistico israeliano (LORA) nel nord dell\u2019Atlantico. Nel frattempo, il 1\u00b0 settembre, il terzo sottomarino classe Dolphin II ha lasciato i cantieri navali di Kiel, in Germania, alla volta di Israele.<\/p>\n<p>Fonti israeliane hanno riferito che il sottomarino operer\u00e0 lontano dalle acque territoriali israeliane, un apparente riferimento a potenziali operazioni contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Nel giugno 2025, durante la \u201cguerra dei dodici giorni\u201d seguita all\u2019attacco israeliano all\u2019Iran, Merz ringrazi\u00f2 Israele perch\u00e9 a suo dire stava \u201ccompiendo il lavoro sporco per conto dell\u2019Europa\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2012, Der Spiegel rivel\u00f2 che Israele equipaggiava i sottomarini forniti dalla Germania con missili in grado di ospitare testate nucleari. Alti ufficiali della difesa tedesca in congedo affermarono di aver sempre presunto che questi mezzi subacquei fossero in grado di ospitare armi nucleari.<\/p>\n<p>A seguito di un\u2019interrogazione parlamentare, \u00e8 emerso che complessivamente il governo tedesco ha approvato esportazioni di materiale bellico verso Israele per un valore di circa 930 milioni di dollari nella prima met\u00e0 del 2026.<\/p>\n<h5>Una stridente contraddizione<\/h5>\n<p>Il rafforzamento della cooperazione militare fra Germania e Israele prosegue malgrado gli orrendi crimini commessi dalla forze israeliane a Gaza, la cui tragedia continua nell\u2019indifferenza mondiale.<\/p>\n<p>Esponenti del governo israeliano hanno annunciato la loro intenzione di portare a termine il progetto di pulizia etnica della Striscia. Tali annunci si accompagnano a dichiarazioni genocidarie come l\u2019ultima del ministro della sicurezza interna Itamar Ben Gvir, il quale ha recentemente invocato l\u2019uccisione quotidiana di 30-40 palestinesi.<\/p>\n<p>Secondo Ben Gvir essi andrebbero uccisi anche se non pongono alcun pericolo immediato \u201cperch\u00e9 non sono degni di vivere, non dovrebbero vivere, non sono nemmeno persone\u201d.<\/p>\n<p>Nel condannare simili dichiarazioni come genocidarie il Lemkin Institute ha ricordato come il loro linguaggio sia direttamente paragonabile alla retorica nazista la quale impieg\u00f2 l\u2019espressione \u201cLebensunwertes Leben\u201d (vita indegna di essere vissuta) per giustificare lo sterminio di milioni di persone.<\/p>\n<p>Il Lemkin Institute ricorda come nel 1920 gli eugenisti tedeschi Alfred Hoche e Karl Binding pubblicarono un libro nel quale invocavano la \u201cdistruzione della vita indegna di essere vissuta\u201d. Secondo loro, ci\u00f2 si applicava a persone mentalmente o fisicamente disabili:<\/p>\n<p>Dopo l\u2019ascesa al potere del nazionalsocialismo questa giustificazione divenne un potente strumento ideologico che fu applicato a tutte le persone ritenute \u2018razzialmente impure\u2019 o \u2018razzialmente inferiori\u2019.<\/p>\n<p>Ricordando le innumerevoli dichiarazioni di tenore palesemente genocidario pronunciate da Ben Gvir (come da molti altri esponenti israeliani), il Lemkin Institute conclude che il fatto che queste parole possano essere pronunciate pubblicamente da un ministro in carica \u00e8 la prova del grottesco fallimento dell\u2019umanit\u00e0, in particolare delle potenze occidentali e di coloro che sono in grado di esercitare pressioni su Israele e di far rispettare i principi delle Convenzioni sul genocidio e delle Convenzioni di Ginevra.<\/p>\n<p>Nel novero delle potenze occidentali figura certamente la Germania, alla luce degli stretti rapporti civili e militari intrattenuti con il governo israeliano.<\/p>\n<p>L\u2019indifferenza di Berlino (cos\u00ec come quella di altri governi europei, incluso quello italiano) di fronte alla catastrofe di Gaza appare ancor pi\u00f9 stridente se posta accanto all\u2019intransigente condanna morale con cui i governi tedeschi hanno stigmatizzato l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 dei giudizi di valore, la bellicosa politica tedesca risulta pericolosa per la sicurezza stessa della Germania poich\u00e9, malgrado la corsa al riarmo, Berlino e l\u2019Europa sono del tutto impreparate, economicamente e militarmente, di fronte all\u2019eventualit\u00e0 di una guerra su vasta scala.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/robertoiannuzzi.substack.com\/p\/una-germania-in-crisi-scivola-verso\">https:\/\/robertoiannuzzi.substack.com\/p\/una-germania-in-crisi-scivola-verso<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da INTELLIGENCE FOR THE PEOPLE (Roberto Iannuzzi) Mentre sul fronte interno l\u2019ascesa dell\u2019AfD inasprisce lo scontro con l\u2019\u00e9lite al potere, la Germania alza i toni con la Russia e, nella sua corsa al riarmo, rinsalda i rapporti militari con Israele. 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