{"id":97122,"date":"2026-09-22T10:00:16","date_gmt":"2026-09-22T08:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97122"},"modified":"2026-09-21T15:24:15","modified_gmt":"2026-09-21T13:24:15","slug":"raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97122","title":{"rendered":"Raffinerie, l\u2019Italia decida di essere un Paese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Margherita Furlan)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: justify\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Imagoeconomica_1716713-907923.webp\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Imagoeconomica_1716713-907923.webp\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-post\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Aramco compra gasolio nel Mediterraneo dopo gli attacchi alle sue raffinerie. In quella stessa finestra di mercato si forma il prezzo che paghiamo alla pompa. L\u2019Italia ci arriva senza impianti e senza bandiera<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fila di Aramco<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da alcune settimane Saudi Aramco presenta offerte d\u2019acquisto nella finestra di contrattazione gestita da Platts per carichi di gasolio nel Mediterraneo. Secondo gli intermediari che seguono quella piattaforma, la societ\u00e0 statale saudita cerca migliaia di tonnellate di prodotto raffinato; altri operatori riferiscono che sta sondando anche il mercato della benzina in Europa. L\u2019azienda ha rifiutato di commentare.<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conviene soffermarsi su cosa significhi. Aramco estrae, raffina e vende: \u00e8 strutturalmente venditrice di distillati, non compratrice. Nel luglio 2025 l\u2019Arabia Saudita aveva toccato il massimo storico delle esportazioni di gasolio, con una media mensile di 611mila barili al giorno, e Aramco si presentava come fornitore quasi solitario nelle finestre di valutazione del Nord Europa e del Mediterraneo, spesso a prezzi inferiori a quelli degli altri.<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Quattordici mesi dopo si mette in fila dall\u2019altra parte del banco.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il motivo non \u00e8 un capriccio commerciale, sono gli impianti. Gli Houthi hanno rivendicato l\u2019attacco alla raffineria di Yanbu, sul Mar Rosso, e nel corso dell\u2019estate hanno colpito ripetutamente il centro di trattamento di Jazan, pi\u00f9 a sud. Poi, il 10 settembre, droni partiti dall\u2019Iraq hanno incendiato le stazioni di pompaggio dell\u2019oleodotto Est-Ovest nelle aree di Riad e Medina: il ministero dell\u2019Energia saudita ha confermato l\u2019attacco e la chiusura \u00abprecauzionale\u00bb della conduttura, mentre le immagini satellitari mostravano il pennacchio di fumo sopra la linea e i danni estesi a una stazione vicino ad Al Mesba\u2019ah.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella conduttura non \u00e8 un\u2019infrastruttura qualunque. Con lo Stretto di Hormuz sostanzialmente sbarrato dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran nel febbraio 2026, l\u2019oleodotto Est-Ovest \u00e8 diventato la via di fuga del petrolio saudita: milleduecento chilometri dai giacimenti orientali al porto di Yanbu, con circa cinque milioni di barili al giorno dirottati su quella direttrice. Lo aveva detto l\u2019amministratore delegato di Aramco, Amin Nasser: nel contenere la crisi di approvvigionamento il tubo aveva pesato pi\u00f9 del rilascio delle riserve strategiche.<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Gli attacchi dell\u2019aprile precedente avevano gi\u00e0 sottratto al regno circa 600mila barili al giorno di capacit\u00e0 produttiva. Ad agosto l\u2019estrazione saudita era scesa a 6,24 milioni di barili quotidiani, un livello che nessuno si aspettava di vedere dal principale produttore dell\u2019OPEC.<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn4\">[4]<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo si chiudeva anche l\u2019altra uscita. Gli Houthi hanno proclamato a luglio un blocco marittimo contro le navi saudite, hanno preso il porto yemenita di Mokha e si sono avvicinati alle isole Hanish, cio\u00e8 alla soglia di Bab el-Mandeb; il traffico attraverso quello stretto \u00e8 calato di circa il sessanta per cento. Hormuz da una parte, Bab el-Mandeb dall\u2019altra, l\u2019oleodotto in mezzo \u00e8 fermo: il regno che ha costruito la propria centralit\u00e0 mondiale sulla capacit\u00e0 di consegnare greggio ovunque si \u00e8 ritrovato con tre porte socchiuse e un ordine d\u2019acquisto da firmare nel Mediterraneo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il resto \u00e8 politica. Nei giorni dell\u2019avanzata su Mokha il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe telefonato due volte a Donald Trump per chiedere raid contro il movimento yemenita, secondo funzionari statunitensi citati dalla stampa americana.<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Riad, per ora, ha evitato la rappresaglia diretta contro l\u2019Iraq e Baghdad ha condannato l\u2019attacco e apprezzato la scelta di non reagire.<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Il petroliere pi\u00f9 potente del pianeta ha scoperto che la sua potenza dipendeva da cose fragili: una stazione di pompaggio, una colonna di distillazione, una rotta.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il bersaglio non \u00e8 pi\u00f9 il pozzo<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 una regolarit\u00e0, in questi mesi, che i comunicati non dicono e le mappe s\u00ec. Nessuno bombarda i giacimenti. Si colpiscono le stazioni di pompaggio, le raffinerie, i terminali, i tubi. Il giacimento \u00e8 profondo, disperso, difficile da distruggere e costoso da presidiare; l\u2019impianto che trasforma il greggio in qualcosa di utilizzabile \u00e8 invece un oggetto concentrato, visibile dal satellite, vulnerabile a un drone che costa quanto un\u2019utilitaria. La stessa grammatica si legge sul fronte opposto dell\u2019Eurasia, dove da due anni le raffinerie russe sono bersaglio sistematico dei droni ucraini, con fermate di impianti e contrazioni della produzione di carburante. Non \u00e8 una coincidenza tecnica: \u00e8 una dottrina che si \u00e8 diffusa perch\u00e9 funziona.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Clausewitz aveva chiamato centro di gravit\u00e0 il punto da cui dipende la coesione dell\u2019intera forza avversaria, quello contro cui vanno concentrate tutte le energie.<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Per un secolo si \u00e8 creduto che nel settore energetico quel centro fosse la risorsa: chi possiede il sottosuolo comanda. La stagione che stiamo attraversando dice il contrario. Il centro di gravit\u00e0 \u00e8 la catena di trasformazione e di trasporto e chi la colpisce ottiene con mezzi minuscoli effetti che nessun esercito convenzionale potrebbe produrre a quel costo. Un movimento armato yemenita, senza marina n\u00e9 aviazione, ha ridotto le esportazioni del primo produttore mondiale e ne ha fatto un compratore di gasolio sul mercato libero.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne discendono due conseguenze che riguardano direttamente l\u2019Europa. La prima \u00e8 che il vantaggio difensivo \u00e8 scomparso: proteggere una rete di impianti e di condutture costa incomparabilmente pi\u00f9 che attaccarla e nessuna quantit\u00e0 di navi in scorta pu\u00f2 cambiare questa aritmetica. La seconda \u00e8 che la sicurezza energetica ha smesso di essere un problema di contratti di fornitura per diventare un problema d\u2019infrastrutture fisiche. Si pu\u00f2 avere il barile e non avere il litro. Si pu\u00f2 avere il litro e non avere il modo di farlo arrivare. Chi ha smontato pezzi della propria capacit\u00e0 di trasformazione pensando che il mercato avrebbe sempre provveduto ha fatto una scommessa sulla stabilit\u00e0 permanente delle rotte altrui. Quella scommessa, nell\u2019anno in cui il re del greggio si mette in fila per comprare carburante, si sta rivelando per quello che era.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il prezzo non nasce alla pompa<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui il ragionamento smette di essere mediorientale e diventa italiano perch\u00e9 il collegamento fra Yanbu e il distributore sotto casa non \u00e8 una metafora, ma un meccanismo documentato e pubblico.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il prezzo industriale dei carburanti in Italia, cio\u00e8 quel che resta una volta tolte accisa e imposta sul valore aggiunto, non segue il costo di produzione delle raffinerie nazionali. Segue la quotazione internazionale dei prodotti raffinati nel bacino mediterraneo, il cosiddetto Platts CIF Med, rilevato dall\u2019agenzia che pubblica le valutazioni giornaliere sulla base delle contrattazioni fisiche. Lo scrive senza giri di parole l\u2019associazione delle aziende petrolifere italiane nella propria nota metodologica sui prezzi: la materia prima del prezzo alla pompa \u00e8 la quotazione Platts, e il margine lordo \u00e8 la differenza fra il prezzo di vendita al netto delle tasse e quel valore. Lo ripete la stessa associazione quando deve spiegare perch\u00e9 il greggio scende e i carburanti no: il riferimento non \u00e8 il Brent, sono le valutazioni dei raffinati.<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn8\">[8]<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vale la pena fermarsi su cosa sia quella finestra. Non \u00e8 una borsa regolamentata con un\u2019autorit\u00e0 di vigilanza pubblica: \u00e8 un processo di valutazione gestito da una societ\u00e0 privata di informazione sui mercati, alimentato dalle offerte che gli operatori presentano in un intervallo di tempo definito. L\u2019Autorit\u00e0 garante della concorrenza e del mercato, in un\u2019indagine del 2023 sui prezzi dei carburanti, ha osservato che i riferimenti internazionali dei prodotti petroliferi, Platts compreso, sono esposti a rischi di opacit\u00e0, e lo ha argomentato richiamando da un lato procedimenti per sospette manipolazioni conclusi in giurisdizioni extraeuropee, dall\u2019altro l\u2019adozione di apposite linee guida da parte delle autorit\u00e0 internazionali di regolamentazione.<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0\u00c8 un\u2019istituzione italiana che dice, in punta di diritto, che il termometro del nostro prezzo alla pompa non \u00e8 un oggetto neutro.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quella finestra, da alcune settimane, compra Saudi Aramco.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato lo hanno letto tutti sui cartelloni. Il 16 settembre 2026 il gasolio in modalit\u00e0 self service ha toccato il massimo storico italiano a 2,246 euro al litro, quasi due centesimi sopra il precedente primato del 17 marzo 2022, con 2,326 euro sulla rete autostradale e la quotazione all\u2019ingrosso oltre i milleduecento euro per mille litri; il giorno seguente il servito viaggiava a 2,376.<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Senza il taglio dell\u2019accisa il prezzo medio nazionale sarebbe stato di 2,416 euro.<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn11\">[11]<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno impone a Roma cosa pagare. Semplicemente, il quadro dentro cui quel prezzo si forma \u00e8 stato costruito da altri, si aggiorna ogni giorno in una finestra di mercato dove lo Stato italiano non siede, e il nostro margine di azione si \u00e8 ridotto a decidere se restituire ai cittadini qualche centesimo di accisa. Non \u00e8 dipendenza dal barile: \u00e8 dipendenza dalla struttura.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il mercato si era gi\u00e0 ristretto<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un antefatto che rende il gesto di Aramco molto pi\u00f9 pesante di quanto appaia e che riguarda l\u2019Europa da vicino: la riserva di gasolio del Mediterraneo si era assottigliata per decisione politica mesi prima che i droni arrivassero su Yanbu.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino al 2022 circa il quaranta per cento del gasolio importato dall\u2019Unione europea veniva dalla Russia. L\u2019embargo ha chiuso quel canale ma non ha ridotto la domanda: l\u2019ha deviata. Si \u00e8 aperta cos\u00ec la scappatoia della raffinazione, il cosiddetto\u00a0<em>refining loophole<\/em>, per cui India, Turchia e in parte Cina compravano greggio russo a prezzi scontati proprio grazie alle sanzioni occidentali, lo lavoravano nei propri impianti e rivendevano all\u2019Europa prodotti formalmente non russi, perch\u00e9 la nazionalit\u00e0 di un carburante, nel diritto commerciale, \u00e8 quella del Paese in cui avviene la trasformazione, non quella del pozzo. Non era un traffico clandestino: era legale, pubblico e quantificato. Nel giugno 2025 l\u2019Europa ha ricevuto 124mila barili al giorno di gasolio dall\u2019India e 94mila dalla Turchia, pari rispettivamente al sette e al cinque per cento delle importazioni totali; secondo le stime di Kpler, che includono anche il carburante per aerei, l\u2019India, fino a pochi anni prima inesistente come esportatore verso il nostro continente, ha coperto nel 2024 il sedici per cento dell\u2019import europeo, in un anno in cui il greggio russo rappresentava il trentotto per cento degli acquisti indiani.<a id=\"_ftnref12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tre anni, insomma, l\u2019Europa ha continuato a bruciare molecole di origine russa passate per Jamnagar o per \u0130zmir, dichiarando di non comprare pi\u00f9 dalla Russia. Poi, nel luglio 2025, il diciottesimo pacchetto di sanzioni ha chiuso anche quella porta: dal 21 gennaio 2026 \u00e8 vietato importare nell\u2019Unione prodotti petroliferi ottenuti in Paesi terzi a partire da greggio di origine russa, con esenzione per alcuni partner e per i Paesi esportatori netti di greggio.<a id=\"_ftnref13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0La misura ha due caratteristiche che meritano di essere dette. La prima \u00e8 che nessuna analisi di laboratorio pu\u00f2 stabilire l\u2019origine di una molecola dopo la raffinazione, tanto pi\u00f9 che si lavorano miscele di greggi diversi: l\u2019applicazione dipende quindi da autocertificazioni e da tracciamenti documentali, e gi\u00e0 al momento dell\u2019annuncio gli operatori prevedevano un carosello di trasbordi destinato a confondere le carte. La seconda \u00e8 che quel divieto ha ristretto l\u2019offerta disponibile nel bacino mediterraneo in un momento in cui l\u2019Europa non aveva ricostruito un grammo della capacit\u00e0 di raffinazione che aveva dismesso.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora si guardi la sequenza per intero, perch\u00e9 \u00e8 la cosa pi\u00f9 istruttiva di tutta questa vicenda. Il 21 gennaio 2026 l\u2019Unione europea restringe per via normativa il proprio accesso al gasolio. A febbraio la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sbarra lo Stretto di Hormuz. Durante l\u2019estate gli attacchi degli Houthi mettono fuori uso a intermittenza gli impianti sauditi sul Mar Rosso. Il 10 settembre saltano le stazioni di pompaggio dell\u2019oleodotto Est-Ovest. E in quel bacino ristretto, dove l\u2019Europa deve comprare per forza, entra come acquirente anche il maggiore produttore mondiale. Nessuno di questi eventi, preso da solo, era imprevedibile; il loro sovrapporsi era un rischio di sistema che qualcuno avrebbe dovuto valutare prima di firmare i provvedimenti e prima di autorizzare le conversioni di impianti. Il differenziale fra il prezzo del gasolio e quello del greggio, che \u00e8 la misura esatta della scarsit\u00e0 di capacit\u00e0 di raffinazione, aveva gi\u00e0 superato i ventisei dollari al barile nell\u2019estate 2025, il massimo dal febbraio 2024. Era un segnale, ed era leggibile da chiunque.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto con chiarezza quel che l\u2019Unione ha deciso senza dotarsi degli strumenti per reggerne le conseguenze non lo pagano le cancellerie, bens\u00ec chi mette il gasolio nel furgone alle sei del mattino.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La deindustrializzazione ha un indirizzo<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto la domanda giusta non \u00e8 perch\u00e9 il gasolio costi tanto, ma perch\u00e9 l\u2019Italia sia arrivata a questo appuntamento in queste condizioni. E la risposta ha una data d\u2019inizio, una sequenza e dei documenti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra il 2000 e il 2024 il Paese ha perso il 12,7 per cento della propria capacit\u00e0 di raffinazione.<a id=\"_ftnref14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Non \u00e8 stata un\u2019emorragia improvvisa: \u00e8 stata una successione di decisioni aziendali, ciascuna ragionevole dal punto di vista di chi la prendeva, che sommate hanno prodotto un risultato che nessuno ha mai deliberato in Parlamento.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La raffineria di Cremona della Tamoil ha chiuso nel 2011 ed \u00e8 stata convertita in deposito: l\u2019amministratore delegato della societ\u00e0 lo raccont\u00f2 ai deputati della Commissione Attivit\u00e0 produttive, spiegando che un impianto nella pianura padana, senza sbocco al mare, non riusciva pi\u00f9 a collocare l\u2019eccesso di olio combustibile e di benzina.<a id=\"_ftnref15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0La Raffineria di Roma, a Pantano di Grano, comunic\u00f2 nel giugno 2012 l\u2019intenzione di trasformare, a decorrere dal 30 settembre di quell\u2019anno, lo stabilimento di lavorazione e stoccaggio in mero deposito di oli minerali: la dismissione dell\u2019attivit\u00e0 di raffinazione \u00e8 scritta negli atti autorizzativi.<a id=\"_ftnref16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0La IES di Mantova, comprata quattro anni prima dal gruppo ungherese MOL, annunci\u00f2 nell\u2019ottobre 2013 la trasformazione graduale in deposito a partire dal gennaio successivo, con 350 esuberi su 390 dipendenti. Nel frattempo Eni fermava per sei mesi Porto Marghera e metteva in cassa integrazione a zero ore cinquecento persone a Gela.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Parlamento lo sapeva. Nel 2012 la Camera svolse una indagine conoscitiva specifica sulla crisi della raffinazione, con audizioni di aziende e sindacati, e il documento conclusivo registrava il rischio di chiusura di almeno quattro o cinque siti e la necessit\u00e0 di interventi a tutela del settore.<a id=\"_ftnref17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Gli interventi non sono arrivati. \u00c8 arrivata, invece, una narrazione pi\u00f9 comoda.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la seconda ondata \u00e8 stata raccontata in tutt\u2019altro modo. Porto Marghera \u00e8 diventata bioraffineria nel 2014, Gela nel 2019, Livorno \u00e8 in conversione con completamento previsto fra la fine del 2026 e l\u2019inizio del 2027. Ogni annuncio \u00e8 stato presentato come transizione ecologica e sul piano delle emissioni ha una sua logica difendibile. Sul piano della sicurezza degli approvvigionamenti, per\u00f2, i numeri raccontano un\u2019altra storia, perch\u00e9 le scale non sono paragonabili: Livorno, che sta completando il passaggio alla bioraffinazione, trattava quattro milioni di tonnellate di greggio l\u2019anno e nessun impianto a scarti e oli vegetali lavora volumi simili. Un litro di gasolio idrogenato da scarti alimentari non \u00e8 un litro di gasolio fossile in meno da importare: \u00e8 un\u2019altra filiera, con materie prime diverse, volumi diversi e limiti propri. La colonna di distillazione che smetti di far girare non torna.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pasolini aveva coniato, per descrivere l\u2019Italia che si trasformava sotto i suoi occhi, la formula dello \u00absviluppo senza progresso\u00bb: un Paese che si modernizza nelle forme e si impoverisce nella sostanza, perch\u00e9 il criterio della trasformazione non \u00e8 il bene comune ma la convenienza di chi la guida.<a id=\"_ftnref18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Non \u00e8 un\u2019analogia forzata. La dismissione della raffinazione italiana \u00e8 stata razionale per ogni singolo azionista e distruttiva per l\u2019interesse nazionale e nessuno, in vent\u2019anni, si \u00e8 preso la responsabilit\u00e0 politica di dire che quelle due razionalit\u00e0 non coincidevano.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi restano poco pi\u00f9 di dieci impianti attivi, di cui tre convertiti o in conversione alla bioraffinazione. \u00c8 il patrimonio con cui l\u2019Italia si presenta al mercato in cui, da alcune settimane, compra anche Saudi Aramco.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cambio di bandiera<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli impianti sopravvissuti hanno cambiato proprietario, e la geografia di quei passaggi dice pi\u00f9 di qualsiasi dichiarazione programmatica.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ISAB di Priolo Gargallo, il complesso di raffinazione pi\u00f9 grande del Paese, \u00e8 passata in dieci anni dalla genovese Erg alla russa Lukoil, da questa al fondo cipriota G.O.I. Energy nel 2023, sotto la pressione delle sanzioni e con accordi decennali di fornitura e di ritiro affidati alla societ\u00e0 di intermediazione Trafigura, e infine, nella primavera del 2026, a un gruppo italiano. \u00c8 la vicenda pi\u00f9 istruttiva dell\u2019intero dossier e merita un capitolo a s\u00e9.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarroch, in Sardegna, \u00e8 la seconda gamba del sistema: trecentomila barili al giorno, oltre un quinto dei carburanti italiani, in gran parte gasolio, cio\u00e8 esattamente il prodotto di cui l\u2019Europa non \u00e8 autosufficiente. Era la Saras della famiglia Moratti; dal 2024 \u00e8 di Vitol, il maggiore operatore mondiale indipendente nel commercio di petrolio. Augusta, centosettantamila barili al giorno, \u00e8 della algerina Sonatrach, che l\u2019ha rilevata nel 2018 da Esso Italia. Milazzo \u00e8 per met\u00e0 kuwaitiana, joint venture paritaria fra Eni e Kuwait Petroleum. Gi\u00e0 nel febbraio 2024, facendo i conti con l\u2019ingresso di Vitol in Saras, Il Sole 24 Ore osservava che circa met\u00e0 della capacit\u00e0 di raffinazione italiana passava sotto controllo straniero.<a id=\"_ftnref19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn19\">[19]<\/a><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi \u00e8 arrivato il passaggio pi\u00f9 grande, e quasi nessuno se n\u2019\u00e8 accorto. Nel settembre 2025 la famiglia Brachetti Peretti ha firmato l\u2019accordo vincolante per cedere il 99,82 per cento di Italiana Petroli, il gruppo Api, alla SOCAR, la compagnia petrolifera di Stato dell\u2019Azerbaigian. Nel pacchetto, valutato attorno ai tre miliardi di euro, ci sono la raffineria di Falconara Marittima, quella di Trecate e oltre quattromilacinquecento stazioni di servizio a marchio IP. Il perfezionamento \u00e8 arrivato nella primavera del 2026, dopo le autorizzazioni in materia di concorrenza, sovvenzioni estere e poteri speciali dello Stato. Non \u00e8 pi\u00f9 solo la raffinazione: \u00e8 la rete capillare attraverso cui gli italiani fanno il pieno.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia chiaro cosa si sta dicendo e cosa no. Non c\u2019\u00e8 nulla di illegittimo in queste operazioni e nulla da eccepire sui compratori: un trader olandese, un fondo cipriota, una compagnia di Stato algerina e una azera hanno fatto quello che \u00e8 nel loro mandato, cio\u00e8 comprare beni che rendono. Il punto \u00e8 l\u2019altro lato del tavolo. Una raffineria per un operatore di mercato \u00e8 un margine fra il costo del greggio e il valore dei prodotti e se quel margine si assottiglia la si spegne; per uno Stato \u00e8 la differenza tra avere il petrolio e il carburante. Sono due criteri diversi e l\u2019Italia ha lasciato che prevalesse il primo senza mai dichiarare di averlo scelto. La normativa sui poteri speciali \u00e8 stata applicata come procedura di controllo su singole operazioni, non come strumento di una politica industriale: ha accompagnato i passaggi di propriet\u00e0, non li ha orientati.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un mutamento reale dei rapporti di potere travestito da ordinaria amministrazione. La cessione dell\u2019apparato di raffinazione italiano ne \u00e8 un caso quasi scolastico. Nessun voto parlamentare ha mai stabilito che il Paese rinunciasse al controllo della propria capacit\u00e0 di trasformazione. \u00c8 accaduto in quindici anni, un atto societario alla volta, e ogni singolo atto era legittimo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Priolo, quattro proprietari in dieci anni<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si vuole capire che cosa accade a un\u2019infrastruttura strategica quando la si affida integralmente al mercato dei capitali conviene guardare da vicino Priolo Gargallo, provincia di Siracusa: le due raffinerie riunite sotto la sigla ISAB valgono circa un quinto della capacit\u00e0 di raffinazione nazionale, coprono una quota consistente della domanda elettrica siciliana, occupano attorno a mille persone in via diretta e ne sostengono diverse migliaia nell\u2019indotto. Non \u00e8 uno stabilimento, \u00e8 un pezzo dell\u2019ossatura del Paese.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sequenza dei proprietari, in poco pi\u00f9 di dieci anni, \u00e8 questa: il gruppo genovese Erg esce dalla raffinazione, l\u2019impianto passa alla russa Lukoil attraverso la controllata Litasco e nel 2023, quando le sanzioni rendono impossibile sia importare greggio russo che ottenere credito bancario per comprarne altrove, viene ceduto al fondo cipriota G.O.I. Energy. La cessione, secondo il Financial Times, fu agevolata dal gruppo di intermediazione Trafigura e da un investitore privato, e fu approvata dal governo italiano con l\u2019esercizio dei poteri speciali; i dettagli delle condizioni imposte non sono stati resi pubblici. Lo Stato, in altre parole, ha scelto e autorizzato il compratore, e lo ha fatto in forza di un decreto legge concepito proprio per proteggere l\u2019impianto durante l\u2019uscita dei russi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019assetto era questo: la propriet\u00e0 al fondo, il capitale circolante a Trafigura, che avrebbe fornito il greggio e ritirato i prodotti raffinati per dieci anni. Poi \u00e8 arrivato il conto. Nel gennaio 2025 la societ\u00e0 apre una procedura di composizione negoziata della crisi per gestire tensioni finanziarie; secondo il Financial Times l\u2019azionista di controllo indiretto avrebbe cercato di usare quella procedura per rinegoziare o risolvere il contratto decennale con il\u00a0<em>trader<\/em>, giudicato penalizzante per l\u2019impianto, e l\u2019esistenza di quel vincolo avrebbe ostacolato le trattative con possibili acquirenti. Nell\u2019autunno 2025 emerge in sede giudiziaria che il prezzo di acquisto non sarebbe stato integralmente saldato al venditore russo, con un debito indicato fra i 150 e i 190 milioni di euro, e il tribunale apre alla possibilit\u00e0 di pignoramento delle quote. Nel febbraio 2026 la procedura di crisi si chiude con esito positivo; nella primavera il fondo firma la cessione a un gruppo italiano, con un\u2019operazione articolata in due fasi, la prima relativa al 51 per cento. Il via libera dell\u2019Autorit\u00e0 garante della concorrenza \u00e8 arrivato; il vaglio dei poteri speciali, mentre scriviamo, \u00e8 ancora davanti al governo, e i sindacati territoriali chiedono di essere coinvolti in quel passaggio.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bilancio di dieci anni: quattro assetti proprietari, due procedure straordinarie, un contenzioso internazionale, perdite per centinaia di milioni nel 2023 e nel 2024 e un ritorno all\u2019utile nel 2025 grazie a condizioni di mercato favorevoli. I lavoratori hanno attraversato l\u2019intero percorso senza mai sapere chi fosse davvero il loro datore di lavoro l\u2019anno successivo, e il sindacato, al primo tavolo con la nuova propriet\u00e0, ha dovuto porre come condizioni non negoziabili cose che in un Paese con una politica industriale sarebbero ovvie: salvaguardia dei livelli occupazionali, tutela dell\u2019indotto, un cronoprogramma certo d\u2019investimenti a partire dalla manutenzione di un impianto che tratta idrocarburi in un sito di interesse nazionale per le bonifiche.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">David Harvey ha chiamato accumulazione per spoliazione quel meccanismo per cui il capitale, quando il profitto ordinario si comprime, torna a guadagnare non producendo di pi\u00f9 ma appropriandosi di beni gi\u00e0 esistenti, spesso pubblici o socialmente costruiti, e rimettendoli in circolo come attivit\u00e0 finanziarie. La vicenda di Priolo non \u00e8 la sua illustrazione perfetta, e sarebbe scorretto presentarla come tale: qui il rischio industriale c\u2019\u00e8 stato davvero e le perdite pure. Ma il nucleo del ragionamento tiene. Un impianto che vale un quinto della capacit\u00e0 nazionale \u00e8 stato trattato per un decennio come una partecipazione da acquistare, da rifinanziare e da rivendere, mentre la sua funzione, per il Paese, era un\u2019altra: garantire che ci fosse carburante. Quando il criterio finanziario e quello della sicurezza divergono, non \u00e8 il primo a cedere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ritorno dell\u2019impianto sotto controllo italiano \u00e8 una buona notizia e va detto. Ma \u00e8 avvenuto per iniziativa di un gruppo privato al termine di una crisi, non per effetto di una strategia nazionale ed \u00e8 ancora una volta lo Stato a doversi limitare a dire s\u00ec o no a un\u2019operazione decisa da altri. Il golden power \u00e8 solo un semaforo: regola il traffico, non decide dove si va.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il fornitore diventa concorrente<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia \u00e8 un Paese che produce gasolio. Secondo i dati del ministero dell\u2019Ambiente e della Sicurezza energetica relativi al 2025, il fabbisogno nazionale di gasolio si aggira sui 23,3 milioni di tonnellate e la produzione delle raffinerie italiane sfiora i 25 milioni: siamo esportatori netti, con circa 7,9 milioni di tonnellate vendute all\u2019estero contro 5,2 importate. Chi racconta un Paese incapace di raffinare dice una cosa falsa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora perch\u00e9 il prezzo alla pompa tocca il massimo storico proprio mentre a migliaia di chilometri saltano le stazioni di pompaggio saudite? Perch\u00e9 l\u2019esposizione italiana non \u00e8 fisica, \u00e8 di posizione. Due numeri lo spiegano meglio di un saggio. Il 60 per cento del gasolio che importiamo proviene dall\u2019area del Golfo, e il 47 per cento arriva dalla sola Arabia Saudita. Il nostro primo fornitore di gasolio \u00e8 esattamente il soggetto che da alcune settimane presenta offerte d\u2019acquisto nella finestra mediterranea dove si forma il nostro prezzo industriale. Non ha smesso di venderci: ha cominciato a comprare dove compriamo noi. Il fornitore \u00e8 diventato concorrente, e ci \u00e8 arrivato nel giro di un trimestre, senza che nessuno decidesse nulla.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immanuel Wallerstein descriveva l\u2019economia mondiale come un sistema unico articolato in centro, periferia e semiperiferia, dove la posizione di ciascuno non dipende dalla ricchezza assoluta ma dal punto che occupa nella divisione del lavoro e nella catena del valore.<a id=\"_ftnref20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0L\u2019Italia energetica sta esattamente l\u00ec, nel mezzo: trasforma molto, decide poco, non controlla n\u00e9 la risorsa a monte n\u00e9 le regole di formazione del prezzo a valle. \u00c8 una posizione che funziona benissimo quando il sistema \u00e8 stabile e diventa una trappola nel momento in cui qualcuno, in Yemen o in Iraq, scopre che una stazione di pompaggio si buca con un drone.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019accisa come anestetico<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo Stato italiano f l\u2019unica cosa che gli \u00e8 rimasta da fare, e la fa in entrambe le direzioni nello stesso anno.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo movimento \u00e8 strutturale. Il decreto legislativo 43 del 2025 avvia il riavvicinamento graduale fra l\u2019accisa sulla benzina e quella sul gasolio, e il decreto ministeriale del 14 maggio 2025 lo mette in pratica: un centesimo e mezzo in meno al litro sulla benzina, un centesimo e mezzo in pi\u00f9 sul gasolio.<a id=\"_ftnref21\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0Poi la legge di bilancio per il 2026 accelera bruscamente: dal primo gennaio le due aliquote sono parificate a 672,90 euro per mille litri, il che significa 4,05 centesimi in meno sulla benzina e 4,05 in pi\u00f9 sul gasolio, senza gradualit\u00e0, con la motivazione esplicita di superare un sussidio ambientalmente dannoso censito nel catalogo del ministero dell\u2019Ambiente.<a id=\"_ftnref22\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0La logica ambientale \u00e8 comprensibile. L\u2019effetto sociale, in un Paese dove il gasolio muove l\u2019autotrasporto, l\u2019agricoltura e la quota maggioritaria del parco veicoli, \u00e8 una tassa che colpisce chi lavora. E c\u2019\u00e8 un precedente che nessuno ha chiarito: dopo il riequilibrio del maggio 2025 il rincaro sul gasolio si \u00e8 trasferito ai prezzi quasi integralmente, mentre lo sconto sulla benzina, almeno sulla rete autostradale, si \u00e8 visto in misura ridicola, tanto che un\u2019associazione di consumatori ha depositato un esposto all\u2019Antitrust.<a id=\"_ftnref23\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0La partita di giro, sulla carta a somma zero, \u00e8 diventata un aumento netto per il cittadino.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo movimento \u00e8 d\u2019emergenza, e va nella direzione opposta. Da quando il prezzo internazionale del gasolio ha cominciato a correre, il governo taglia la stessa accisa che ha appena aumentato: l\u2019aliquota viene ridotta in via temporanea a 532,90 euro per mille litri, cio\u00e8 quattordici centesimi al litro, pi\u00f9 tre centesimi di minore imposta sul valore aggiunto, per uno sconto complessivo di diciassette centesimi.<a id=\"_ftnref24\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0E lo fa per periodi brevissimi, rinnovati di decreto in decreto: dal 28 luglio al 6 agosto, dal 27 agosto al 5 settembre, poi fino al 10, poi fino al 17 con una copertura di circa 85 milioni di euro, poi con uno sconto dimezzato e infine ridotto a poco pi\u00f9 di sei centesimi. Sedici proroghe, circa due miliardi di euro in sette mesi, e un prezzo che nel frattempo ha toccato comunque il massimo storico.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Messi in fila, i due movimenti raccontano meglio di qualunque analisi lo stato della politica energetica italiana. A gennaio lo Stato alza l\u2019accisa sul gasolio di quattro centesimi per ragioni ambientali; da luglio la taglia di quattordici per ragioni sociali; a settembre torna a ridurre lo sconto perch\u00e9 non ci sono pi\u00f9 coperture. \u00c8 l\u2019unica leva rimasta a un Paese che ha perso il controllo di tutto il resto della catena, e viene azionata avanti e indietro come il volante di un\u2019automobile che ha i freni altrove. Ogni proroga dura una settimana o dieci giorni, esattamente la durata dell\u2019attenzione mediatica che la accompagna.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due miliardi sono una cifra seria. Sono circa quanto il Paese avrebbe speso per costituire una riserva strategica di prodotti finiti di dimensioni significative, o per finanziare la quota pubblica di un piano di ammodernamento della capacit\u00e0 di raffinazione residua. Sono stati spesi, invece, per ridurre di qualche centesimo e per qualche giorno un prezzo che si forma in una finestra di contrattazione privata nel Mediterraneo, dove nel frattempo \u00e8 entrata a comprare Saudi Aramco. Un Paese senza controllo sulla catena pu\u00f2 soltanto anestetizzare il dolore, mai curarlo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Riprendersi la catena: i tre anelli<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mattei non aveva pozzi. Aveva capito che il potere non stava nel giacimento ma nella catena che porta il greggio dal sottosuolo al serbatoio e che quella catena si poteva costruire anche partendo da un Paese sconfitto e privo di risorse. A Tunisi, il 10 giugno 1960, nel giorno in cui firmava con il governo tunisino l\u2019intesa per costruire una raffineria, spieg\u00f2 che quelle intese nulla avevano a che vedere con \u00abil modello obsoleto del capitalismo coloniale del XIX secolo\u00bb, perch\u00e9 prevedevano compartecipazione finanziaria e cogestione fra Paesi produttori e Paesi consumatori, in condizioni di eguaglianza.<a id=\"_ftnref25\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0Negli appunti preparati per quel viaggio, rimasti inutilizzati e conservati nell\u2019archivio storico dell\u2019Eni, la formulazione era ancora pi\u00f9 tagliente: la condizione coloniale, annotava, esiste quando il gioco della domanda e dell\u2019offerta di una materia prima vitale \u00e8 \u00abalterato da una potenza egemonica: anche privata, di monopolio o di oligopolio\u00bb, e nel settore petrolifero quella potenza aveva un nome, il cartello.<a id=\"_ftnref26\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0Sessantasei anni dopo, l\u2019incontro fra domanda e offerta del nostro gasolio si decide in una finestra di contrattazione privata che l\u2019Autorit\u00e0 garante della concorrenza definisce esposta a rischi di opacit\u00e0. La definizione di Mattei non \u00e8 invecchiata: si \u00e8 solo spostata di soggetto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa vuol dire, in concreto, riprendersi la catena nel 2026? Tre anelli, e per ciascuno una cosa che si pu\u00f2 firmare.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La raffinazione.<\/strong>\u00a0Dichiarare gli impianti infrastrutture strategiche a tutti gli effetti, sottoporne ogni passaggio di propriet\u00e0 e ogni riconversione a un vaglio che non sia solo di legittimit\u00e0 ma di merito, e vincolare le conversioni a bioraffineria a un piano nazionale che stabilisca prima quanta capacit\u00e0 fossile il Paese deve conservare e per quanti anni. Non si tratta di fermare la transizione: il punto \u00e8 smettere di affidarne il calendario ai margini industriali di operatori privati esteri. Sul fronte delle scorte l\u2019architettura esiste gi\u00e0 e va usata: il decreto legislativo 249 del 2012, che recepisce la direttiva europea sull\u2019obbligo di mantenere una riserva minima, ha istituito l\u2019Organismo centrale di stoccaggio italiano, le cui funzioni sono affidate ad Acquirente Unico sotto vigilanza ministeriale, e ha stabilito che le scorte specifiche siano di propriet\u00e0 pubblica e conservate sul territorio nazionale.<a id=\"_ftnref27\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0Il punto \u00e8 la composizione: in una crisi come quella di questo settembre a mancare non \u00e8 il barile, \u00e8 il litro raffinato. Servono scorte di prodotti finiti, in quantit\u00e0 dichiarate e verificabili.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La logistica.<\/strong>\u00a0Abbiamo i rigassificatori, il terminale di Trieste con l\u2019oleodotto transalpino che rifornisce anche Austria, Germania e Repubblica Ceca, il gasdotto adriatico che porta in Puglia il gas del Caspio, le condutture dall\u2019Algeria e dalla Libia. Quello che manca non \u00e8 l\u2019infrastruttura, \u00e8 la regia: un soggetto pubblico che tratti direttamente con i produttori, come faceva l\u2019Eni delle origini, invece di comprare da intermediari che lucrano sulla differenza. Il Piano Mattei del governo ha preso il nome; il metodo era un altro, e consisteva in contratti diretti, condizioni migliori per il Paese produttore e controllo italiano dell\u2019infrastruttura di trasporto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La rotta.<\/strong>\u00a0Il 17 settembre, al forum Risorsa Mare della Spezia, il ministro della Difesa ha annunciato di avere deciso con il capo di Stato maggiore di attivare la Marina per garantire il transito delle navi di interesse nazionale attraverso Bab el-Mandeb, aggiungendo di non voler aspettare che sia la missione europea Aspides a stabilire se le navi possano passare. L\u2019Italia \u00e8 il primo contributore navale di quella missione, e questo rende la frase pi\u00f9 interessante di quanto sembri: non \u00e8 un atto di forza verso lo Yemen, \u00e8 la constatazione che la cornice europea non decide. Una scorta, per\u00f2, \u00e8 una toppa. Una rotta si tiene aperta prima di tutto con la diplomazia: con l\u2019Egitto, che vive di Suez ed \u00e8 il primo interessato alla riapertura del traffico, con i Paesi rivieraschi del Mar Rosso e del Golfo, e con chi controlla militarmente la costa yemenita, perch\u00e9 la storia dei passaggi obbligati insegna che si negoziano prima di essere scortati. \u00c8 la lezione mediterranea di Moro, che cerc\u00f2 nel dialogo con il mondo arabo una posizione autonoma per l\u2019Italia, e di Craxi, che a Sigonella dimostr\u00f2 che rivendicare la giurisdizione nazionale di fronte all\u2019alleato non significa uscire dall\u2019alleanza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chi esegue e chi decide<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I fatti di questi giorni, non le opinioni, dicono dove siamo. Dal 31 luglio 2026 l\u2019Italia guida la missione di sorveglianza aerea della NATO nei cieli baltici, con quattro Eurofighter e un centinaio di uomini a \u0160iauliai: primo decollo su allarme il 3 agosto, drone non identificato abbattuto il 15 settembre dopo essere entrato dalla Bielorussia. Il 17 settembre la Marina viene attivata per Bab el-Mandeb. Sul fronte finanziario, il Paese ha chiesto accesso ai prestiti europei del programma per l\u2019industria della difesa, con una dotazione indicativa di 14,9 miliardi notificata dalla Commissione, da restituire in quarantacinque anni. Alla pompa, il gasolio sta a 2,25 euro al litro.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un profilo riconoscibile: un Paese che presidia i cieli di altri, scorta le proprie navi in un mare che non controlla, s\u2019indebita per armamenti decisi altrove e resta fuori dai tavoli dove si tratta di ci\u00f2 che paga. Ma questo profilo non \u00e8 un destino, \u00e8 una serie di scelte, e chi lo definisce inevitabile sta spacciando per realismo una scelta. L\u2019Italia una politica estera l\u2019ha avuta, quando ha deciso di averla, e non l\u2019ha mai avuta contro l\u2019America: l\u2019ha avuta accanto all\u2019America, con la schiena dritta.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un governo che volesse cominciare a riprendersi la catena non avrebbe bisogno di una legge di bilancio. Avrebbe bisogno di tre firme. Un provvedimento che dichiari le raffinerie infrastrutture strategiche e subordini conversioni e cessioni a un piano nazionale della raffinazione. Una richiesta formale, a Bruxelles e a Washington, perch\u00e9 l\u2019Italia sieda al tavolo in cui si discute dell\u2019energia che arriva nelle case degli italiani. Una convocazione dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo e del Mar Rosso, con l\u2019Egitto in testa, per una rotta negoziata invece che soltanto pattugliata.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuna delle tre costa un euro. Costano una cosa sola, ed \u00e8 la sola che in questi anni \u00e8 mancata: decidere di essere un Paese.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la fila in cui si \u00e8 messa Aramco dice esattamente questo. Chi controlla la trasformazione e il trasporto detta le condizioni a chi possiede la materia prima, e non il contrario. Il regno che ha il pi\u00f9 grande giacimento del mondo lo ha imparato in una settimana, con tre stazioni di pompaggio in fiamme. Noi abbiamo avuto quindici anni per impararlo e abbiamo usato quel tempo per vendere gli impianti, chiamare transizione le chiusure e ridurre le accise di sei centesimi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra \u00e8 il prodotto. Il caos \u00e8 la materia prima. E la sovranit\u00e0, quando non la si difende, \u00e8 la merce.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref1\">[1]<\/a>A. Longley, A. Hunter, J. Farchy, \u00abAramco Hunts for Fuel Supply in the Med\u00bb, Bloomberg, ripresa Rigzone, 17 settembre 2026, https:\/\/www.rigzone.com\/news\/wire\/aramco_hunts_for_fuel_supply_in_the_med-17-sep-2026-184642-article\/<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00abSaudi Arabia\u2019s diesel exports climb to record with Aramco active trader\u00bb, S&amp;P Global Commodity Insights, 29 luglio 2025, https:\/\/www.spglobal.com\/commodity-insights\/en\/news-research\/latest-news\/crude-oil\/072925-saudi-arabias-diesel-exports-climb-to-record-with-aramco-active-trader<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref3\">[3]<\/a>Dichiarazione dell\u2019amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin H. Nasser, riportata in \u00abWhy Saudi Arabia\u2019s East-West pipeline matters for global oil\u00bb, Al Jazeera, 14 settembre 2026, cit.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref4\">[4]<\/a>Dati OPEC sulla produzione saudita di agosto 2026, ripresi da \u00abSaudi oil pipeline may be hit as Houthi attacks escalate: report\u00bb, Gulf News, 11 settembre 2026, https:\/\/gulfnews.com\/business\/energy\/saudi-oil-pipeline-may-be-hit-as-houthi-attacks-escalate-report-1.500670510<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref5\">[5]<\/a>Newsweek, cit. La circostanza \u00e8 riferita da funzionari statunitensi e non ha conferma ufficiale saudita.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref6\">[6]<\/a>Dichiarazione del portavoce del comandante in capo delle forze armate irachene, settembre 2026, riportata in Newsweek, 11 settembre 2026, cit.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref7\">[7]<\/a>Carl von Clausewitz,\u00a0<em>Della guerra<\/em>, libro VIII, capitolo 4.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00abCarburanti, prosegue la corsa dei prezzi. Oggi il tavolo con il garante\u00bb, Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2026, https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/carburanti-prosegue-corsa-prezzi-oggi-tavolo-il-garante-AIHEnrmB<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref9\">[9]<\/a>Autorit\u00e0 garante della concorrenza e del mercato,\u00a0<em>Bollettino<\/em>, edizione speciale, supplemento al n. 25 del 7 luglio 2023, https:\/\/www.agcm.it\/dotcmsdoc\/bollettini\/2023\/ES_25-23.pdf<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref10\">[10]<\/a>Rilevazione dell\u2019Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 16 settembre 2026, ripresa in \u00abCaro carburanti, nuovo record storico per prezzo diesel: \u00e8 a 2,246 euro\u00bb, 16 settembre 2026, https:\/\/lamilano.it\/dai-media\/caro-carburanti-nuovo-record-storico-per-prezzo-diesel-e-a-2246-euro\/; dati del 16-17 settembre 2026 in https:\/\/www.newsauto.it\/notizie\/aggiornamento-prezzo-carburante-benzina-diesel-metano-gpl-accise-aumenti-2026-303864\/<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref11\">[11]<\/a>Ibidem.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref12\">[12]<\/a>Dati S&amp;P Global Commodities at Sea e Kpler, ripresi ibidem e in \u00abDiesel e jet fuel, nuove tensioni sulle forniture europee: le reazioni del mercato\u00bb, MeteoWeb, 23 luglio 2025, https:\/\/www.meteoweb.eu\/2025\/07\/diesel-jet-fuel-tensioni-forniture-europee\/1001819835\/<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref13\">[13]<\/a>Consiglio dell\u2019Unione europea, diciottesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, luglio 2025: dal 21 gennaio 2026 divieto di importazione di prodotti petroliferi della voce doganale 2710 ottenuti in Paesi terzi da greggio di origine russa; cfr. \u00abSanzioni Ue\/Russia: pubblicato il diciottesimo pacchetto di sanzioni\u00bb, 1 agosto 2025, https:\/\/www.ubf-lex.it\/2025\/08\/01\/sanzioni-ue-russia-pubblicato-il-diciottesimo-pacchetto-di-sanzioni\/; Consiglio dell\u2019Unione europea,\u00a0<em>Cronistoria delle sanzioni dell\u2019UE nei confronti della Russia<\/em>, https:\/\/www.consilium.europa.eu\/it\/policies\/sanctions-against-russia\/timeline-sanctions-against-russia\/<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref14\">[14]<\/a>unem,\u00a0<em>Appendice statistica 2025<\/em>, dati citati in \u00abCarburanti verso i 2,5 euro al litro, il costo \u201cinvisibile\u201d delle raffinerie chiuse\u00bb<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref15\">[15]<\/a>Camera dei deputati, XVI legislatura, Commissione X Attivit\u00e0 produttive, indagine conoscitiva sulla raffinazione, resoconto stenografico del 10 gennaio 2012, https:\/\/documenti.camera.it\/_dati\/leg16\/lavori\/stencomm\/10\/indag\/raffinazione\/2012\/0110\/s010.htm<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref16\">[16]<\/a>Raffineria di Roma S.p.A., documentazione autorizzativa relativa allo stabilimento di Pantano di Grano, portale delle valutazioni ambientali del Ministero dell\u2019Ambiente, https:\/\/va.mite.gov.it\/File\/Documento\/208938<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref17\">[17]<\/a>Camera dei deputati, XVI legislatura, Doc. XVII n. 22, documento conclusivo dell\u2019indagine conoscitiva sulla raffinazione, https:\/\/parlamento.camera.it\/_dati\/leg16\/lavori\/documentiparlamentari\/indiceetesti\/017\/022\/d010.htm<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref18\">[18]<\/a>Pier Paolo Pasolini,\u00a0<em>Scritti corsari<\/em>, Garzanti, Milano, 1975: la formula ricorre negli interventi raccolti nel volume.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref19\">[19]<\/a>Il Sole 24 Ore, 13 febbraio 2024, cit.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref20\">[20]<\/a>Immanuel Wallerstein,\u00a0<em>Comprendere il mondo. Introduzione all\u2019analisi dei sistemi-mondo<\/em>, Asterios, Trieste, 2006, capitoli secondo e terzo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn21\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref21\">[21]<\/a>Decreto legislativo 5 aprile 2025, n. 43, in materia di revisione delle accise; decreto interministeriale 14 maggio 2025, in Gazzetta Ufficiale n. 110 del 2025; Camera dei deputati, dossier tematico\u00a0<em>Accise e dogane<\/em>, https:\/\/temi.camera.it\/leg19\/temi\/19_tl18_accise.html<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn22\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref22\">[22]<\/a>Legge 30 dicembre 2025, n. 199, legge di bilancio 2026, comma 129; cfr. \u00abPrezzi benzina e gasolio, come cambiano le accise nel 2026\u00bb<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn23\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref23\">[23]<\/a>Dichiarazioni del Codacons riportate in \u00abManovra 2026, taglio delle accise sulla benzina, ma sul gasolio aumentano\u00bb<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn24\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref24\">[24]<\/a>Decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, e successive proroghe; cfr. \u00abCarburanti, Cdm proroga taglio accise sul gasolio fino al 5 settembre\u00bb<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn25\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref25\">[25]<\/a>Discorso di Enrico Mattei a Tunisi, 10 giugno 1960, pronunciato dopo la firma dell\u2019intesa con il governo tunisino per la costruzione di una raffineria; cfr. \u00abUn libro per ricordare Enrico Mattei\u00bb, Indygesto, https:\/\/www.indygesto.com\/indybooks\/4394-un-libro-per-ricordare-enrico-mattei, e G. Pirani, \u00abEnrico Mattei, un uomo libero\u00bb, Formiche, 4 dicembre 2019, https:\/\/formiche.net\/2019\/12\/pirani-conferenza-mattei\/<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn26\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref26\">[26]<\/a>Appunti, poi non utilizzati, per un discorso da tenere a Tunisi nel giugno 1960, Archivio storico Eni, pubblicati con il titolo \u00abLe mie idee sul petrolio\u00bb, la Repubblica, 25 aprile 2006.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn27\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/#_ftnref27\">[27]<\/a>Decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 249, attuazione della direttiva 2009\/119\/CE, in Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013; Ministero dell\u2019Ambiente e della Sicurezza energetica,\u00a0<em>Scorte petrolifere<\/em>, https:\/\/www.mase.gov.it\/portale\/scorte-petrolifere<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/09\/19\/raffinerie-litalia-decida-di-essere-un-paese\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Margherita Furlan) Aramco compra gasolio nel Mediterraneo dopo gli attacchi alle sue raffinerie. In quella stessa finestra di mercato si forma il prezzo che paghiamo alla pompa. L\u2019Italia ci arriva senza impianti e senza bandiera La fila di Aramco Da alcune settimane Saudi Aramco presenta offerte d\u2019acquisto nella finestra di contrattazione gestita da Platts per carichi di gasolio nel Mediterraneo. 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