{"id":97229,"date":"2026-09-29T09:18:00","date_gmt":"2026-09-29T07:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97229"},"modified":"2026-09-28T16:32:11","modified_gmt":"2026-09-28T14:32:11","slug":"naza-il-buio-osceno-che-ci-riguarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97229","title":{"rendered":"Naza: il buio osceno che ci riguarda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Daniela Brogi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Distribuito da I Wonder Pictures, arriva al cinema, da oggi (28 settembre) e per tre giorni,\u00a0<em>Naza<\/em>, di Yuval Abraham e Rachel Szor (<a href=\"https:\/\/iwonderpictures.it\/naza\/\">a questo link le sale in cui verr\u00e0 proiettato<\/a>). Dal momento in cui ha ricevuto l\u2019applauso pi\u00f9 lungo della Sala Grande e il Premio speciale della giuria alla 83esima Mostra internazionale del cinema di Venezia, due settimane fa,\u00a0<em>Naza\u00a0<\/em>\u00e8 stato oggetto di una violenta e controffensiva mediatica e politica da parte del governo israeliano, che ha accusato gli autori di alto tradimento e ha proposto la revoca della cittadinanza. Di conseguenza,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2026\/09\/24\/naza-pubblicazione-gratuito-online\/\">qualche giorno fa<\/a>\u00a0Yuval Abraham ha annunciato su X \u00a0che il film sar\u00e0 diffuso in rete a partire da novembre (la data precisa ancora non \u00e8 nota): \u00abA causa dell&#8217;interesse e dell&#8217;importanza pubblica della questione, io e Rachel abbiamo deciso, insieme al\u00a0<em>Guardian<\/em>, che il film\u00a0<em>Naza<\/em> sar\u00e0 disponibile gratuitamente su internet, senza limiti di tempo, affinch\u00e9 chiunque possa vederlo e ascoltare le testimonianze dei soldati\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questo in effetti \u00e8 lo scandalo inaccettabile: a rivelare al mondo il genocidio in corso stavolta non sono occhi e voci palestinesi, bens\u00ec israeliane. Siamo tirati fuori da quello che nel loro libro sul cinema documentario (<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/gli-immaginari-incarnati-di-bertozzi-e-sacco\"><em>Immaginari incarnati<\/em><\/a>, Quodlibet) Marco Bertozzi e Daniela Sacco chiamano\u00a0<em>comfort-continent<\/em>.<\/p>\n<p>La coincidenza dei suoni richiamata dal titolo del film ci fa subito pensare a Gaza, naturalmente, ma la variazione, in effetti, oltre che una famigliarit\u00e0 anticipa uno sconfortevole schema a specchio del terrore. \u201cNaza\u201d, nel gergo dell\u2019intelligence e delle milizie israeliane, \u00e8 l\u2019acronimo con cui riferirsi ai \u201cdanni collaterali\u201d delle azioni di aggressione, vale a dire ai civili che rimangono uccisi nelle azioni di bombardamento dei palazzi di Gaza: due, tre, anche cinquecento persone alla volta. Per raccontare questo orrore normalizzato, i registi hanno intervistato, di nascosto, nottetempo, sui tetti di Tel Aviv, per tre anni, ventiquattro agenti \u2013 donne incluse &#8211; che hanno partecipato alle azioni. Con stile impassibile, proteggendo i testimoni camuffando digitalmente le loro voci e fisionomie.<\/p>\n<p>Avevamo gi\u00e0 parlato di\u00a0<em>Naza<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/venezia-833-la-rivincita-del-fuoricampo\">qui<\/a>, in occasione della sua presentazione a Venezia; ma abbiamo deciso, con la redazione, di ampliare la riflessione sul film anche in solidariet\u00e0 con i registi e con il\u00a0<em>Guardian<\/em>\u00a0che lo ha prodotto; e, al tempo stesso, per spiegare meglio come\u00a0<em>Naza<\/em>, che \u00e8 un il film documentario di grande qualit\u00e0 formale, vada proprio visto adesso, al cinema, che \u00e8 la casa madre del buio, sia perch\u00e9 l\u2019oscurit\u00e0 ambientale \u00e8 un elemento chiave del film, sia perch\u00e9 la sala cinematografica \u00e8 uno spazio in condivisione, dove guardare significa stare accanto, sentirsi parte di un corpo sociale.<\/p>\n<p>Yuval Abraham e Rachel Szor fanno parte del collettivo israelo-palestinese che gi\u00e0 aveva realizzato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/no-other-land-cosa-puo-il-cinema\"><em>No Other Land<\/em><\/a>, premiato agli Oscar 2025: il film, girato prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, raccontava gli sforzi di un gruppo di attivisti palestinesi di opporsi alla distruzione del loro villaggio natale di Masafer Yatta, in Cisgiordania, da parte delle forze di difesa israeliane. Lo sterminio, l\u00ec, era guardato dalla parte di chi stava perdendo tutto. Cos\u00ec come succede nel film<em>\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/definisci-bambina-la-voce-di-hind-rajab\"><em>La voce di Hind Rajab<\/em><\/a><em>\u00a0(<\/em>2025), della regista tunisina\u00a0Kawthar ibn Haniyya. Stavolta invece la cancellazione del popolo palestinese \u00e8 guardata dalla parte di chi uccide, svuotando il racconto di ogni elemento di identificazione emotiva.\u00a0<em>Naza<\/em>, per la maggior parte del tempo, non ci fa piangere, e nemmeno ci fa vedere quello che ci aspetteremmo. Ci fa ascoltare e immaginare, usando suoni e parole che stavolta non sono quelli della lingua araba o inglese, ma, prevalentemente, ebraica.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/fig%202_90.jpg\" width=\"780\" height=\"975\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"59ff36a5-3676-41b1-90f1-209be38c7371\" \/><figcaption>I registi Yuval Abraham e Rachel Szor all&#8217;83ma Mostra del Cinema di Venezia. Ph. Ondine Goat &#8211; Wikimedia Commons.<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Naza<\/em>\u00a0\u00e8, assurdamente, un film bello, in senso tanto cinematografico quanto etico-politico.\u00a0<em>Assurdamente\u00a0<\/em>bello perch\u00e9 parla di morte, ma, soprattutto, per il linguaggio all\u2019opera in questo film. L\u2019esperienza che stiamo compiendo, durante la visione di\u00a0<em>Naza<\/em>, agisce come situazione straniante di sabotaggio delle immagini e delle storie gi\u00e0 date di distruzione o di giustificazione dell\u2019orrore che non riusciamo pi\u00f9 a vedere o ascoltare veramente, e che dunque, di fatto, sotto forma di immagini di sottofondo, recepiamo, accettiamo, lasciamo che esistano, sempre pi\u00f9 indifferentemente.<\/p>\n<p>Lo scenario raccapricciante delle decine di migliaia di morti che passano quotidianamente sui nostri schermi, in immagini ormai bruciate dalla sovraesposizione, stavolta invece \u00e8 messo fuori campo, spostando al centro ci\u00f2 che di solito sta fuori, ma adesso diventa, paradossalmente, l\u2019osceno in scena, vale a dire: la disumanit\u00e0 incarnata delle tecnologie intelligenti, che da illuminante forza strategica dell\u2019intelligence pi\u00f9 potente del mondo diventa, anche visivamente, un mondo oscuro fantasmatico e perturbante.<\/p>\n<p>I materiali utilizzati nel documentario provengono da un lavoro di inchiesta, condotto tra il 2023 e il 2025 dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine, dal portale in lingua ebraica Local Call e dal\u00a0<em>Guardian<\/em>\u00a0\u2013 che ha anche prodotto il film. Gli effetti di disorientamento percettivo prodotti dal racconto e dal montaggio \u2013 che in tre importanti momenti interrompe il flusso delle testimonianze creando degli accostamenti scioccanti \u2013 sono l\u2019elemento pi\u00f9 originale di\u00a0<em>Naza<\/em>.<\/p>\n<p>Assistere a\u00a0<em>Naza<\/em>, infatti, \u00e8 un po\u2019 come assistere a una Masterclass di genocidio. La freddezza dell\u2019assassinio \u00e8 trasformata in principio formale. La banalit\u00e0 del male agisce qui come impersonalit\u00e0 dell\u2019orrore. Si ripensa, talvolta, per esempio quando vediamo un blocco di carta bianca dove un pennarello disegna lo schema di un attacco, a\u00a0<em>El sicario \u2013 Room 164\u00a0<\/em>(2010), di Gianfranco Rosi \u2013 dove un ex killer al servizio dei cartelli della droga messicani spiegava i propri metodi di tortura.<\/p>\n<p>Guardando il film, ascoltiamo i racconti degli agenti, mentre la macchina da presa ci fa vedere e in un certo senso anche spiare gli interni domestici dei palazzi circostanti della capitale israeliana. Sono case dentro le quali si consumano i riti della vita normale di tutti: c\u2019\u00e8 chi rientra, chi prepara la cena, chi si prepara per dormire. Anche in senso formale,\u00a0<em>Naza<\/em>, cinematograficamente, \u00e8 un esperimento della banalit\u00e0 dell\u2019orrore ai tempi della sua riproducibilit\u00e0 grazie all\u2019intelligenza artificiale: proprio qui sta la sua grandezza. Il film infatti compone un sistema agghiacciante di sdoppiamenti paradossali, nel senso che per consentire alle persone intervistate di parlare senza rischi, la regia ha alterato la loro voce e i loro volti servendosi dell\u2019intelligenza artificiale, che per\u00f2 \u00e8 anche la medesima risorsa grazie alla quale i sicari israeliani hanno potuto entrare dentro i telefoni degli obiettivi palestinesi. Esattamente come stiamo facendo durante la visione del film, gli agenti israeliani hanno cos\u00ec potuto spiare le vite degli abitanti di Gaza, e capire, per esempio, che se tra i dialoghi spiati dai satelliti arrivava una voce di bambino che chiedeva: \u00abQuando arriva pap\u00e0?\u00bb, ecco, quello era il momento giusto per preparare i droni al lancio delle bombe.<\/p>\n<p>Migliaia di vite di civili sono state distrutte cos\u00ec: mentre cenavamo, giocavano, preparavano una festa, chiamavano un animale domestico. Questo terrorismo cos\u00ec disumano, sia perch\u00e9 consumato con indifferenza, sia perch\u00e9 realizzato con intelligenze esterne ai corpi, \u00e8 tenuto in scena, per tutto il film, con una fotografia livida; tranne che nel momento finale, quando il fuori campo dei corpi palestinesi sotto le macerie \u00e8 messo davanti ai nostri occhi, come se finalmente li rivedessimo; con uno stile impassibile che si serve del linguaggio documentario per trasformare l\u2019impersonalit\u00e0 \u2013 di un genocidio \u2013 in tema di fondo. Nell&#8217;osceno che ci guarda.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Screenshot%202026-09-27%20alle%2017.40.30.png.webp?itok=RZdFpx4e\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/naza-il-buio-osceno-che-ci-riguarda\">https:\/\/www.doppiozero.com\/naza-il-buio-osceno-che-ci-riguarda<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\">\n<div class=\"field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-articolo\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Daniela Brogi) Distribuito da I Wonder Pictures, arriva al cinema, da oggi (28 settembre) e per tre giorni,\u00a0Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor (a questo link le sale in cui verr\u00e0 proiettato). 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