{"id":97310,"date":"2026-10-02T11:51:29","date_gmt":"2026-10-02T09:51:29","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97310"},"modified":"2026-10-02T11:53:46","modified_gmt":"2026-10-02T09:53:46","slug":"di-fronte-al-picco-di-inflazione-leuropa-ripete-gli-errori-del-2022-lattivismo-e-tutto-per-il-riarmo-che-toglie-spazio-al-welfare-lanalisi-dell","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97310","title":{"rendered":"\u201cDi fronte al picco di inflazione l\u2019Europa ripete gli errori del 2022. L\u2019attivismo \u00e8 tutto per il riarmo, che toglie spazio al welfare\u201d \u2013 L\u2019analisi dell\u2019economista Mario Pianta"},"content":{"rendered":"<p><strong>da IL FATTO QUOTIDIANO (Chiara Brusini)<\/strong><\/p>\n<h5>Il docente della Scuola Normale Superiore a Firenze: &#8220;L&#8217;aumento dei prezzi \u00e8 un forte meccanismo di impoverimento e allargamento delle disuguaglianze. Lo Stato fissi un prezzo massimo per benzina, diesel, energia e gas invece di dare bonus e aiuti a pioggia&#8221;. Il 6 ottobre esce, a sua cura, Se l\u2019Europa va alla guerra. Politica, economia e tecnologia della corsa al riarmo (Fondazione Feltrinelli)<\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-97311\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/pianta-1200-690x388-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/pianta-1200-690x388-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/pianta-1200-690x388-1.jpg 690w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>\u201cLa cosa disperante \u00e8 che gli errori di politica economica di fronte all\u2019<strong>inflazione<\/strong>, al debito e alla recessione continuano a ripetersi perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 la capacit\u00e0 di un cambiamento radicale nelle impostazioni delle politiche europee e nazionali. Paradossalmente, a questo <strong>immobilismo <\/strong>fa da contraltare il grande attivismo sul fronte della <strong>spesa militare<\/strong>\u201c. <strong>Mario Pianta<\/strong>, ordinario di politica economica alla <strong>Scuola Normale Superiore <\/strong>a Firenze, ha curato nel 2023 <em>L\u2019inflazione in Italia <\/em>(Carocci), analisi del balzo dei prezzi seguito all\u2019<strong>invasione russa dell\u2019Ucraina<\/strong>, delle sue conseguenze su <strong>salari<\/strong>, redditi e <strong>disuguaglianze <\/strong>e delle (in gran parte fallimentari) politiche adottate per affrontarlo. Il suo punto di vista \u00e8 particolarmente prezioso ora che il conflitto in <strong>Medio Oriente <\/strong>ha innescato una nuova spirale di rincari. Il 6 ottobre esce, sempre a sua cura, <strong><em>Se l\u2019Europa va alla guerra. Politica, economia e tecnologia della corsa al riarmo <\/em><\/strong>(Fondazione Feltrinelli), che aggiunge un altro tassello indagando come e quanto la corsa agli armamenti rischi di sottrarre risorse indispensabili per il contrasto alla crisi climatica, alle disuguaglianze e al declino industriale: \u201cIn breve\u201d, riassume, \u201c\u00e8 un <strong>cattivo affare <\/strong>e un cattivo modello di sviluppo economico. Ma la scelta tra pi\u00f9 armi e pi\u00f9 spesa sociale \u00e8 una scelta politica che finir\u00e0 al centro del prossimo <strong>scontro elettorale<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p><strong><em>Domanda. Professore, a settembre l\u2019inflazione \u00e8 balzata al 4,2% causa guerra in Medio Oriente mentre i salari reali italiani sono ancora ben lontani dal ritorno ai livelli pre Covid. Cosa ha insegnato la fiammata dei prezzi del 2022-2023? Chi pagher\u00e0 il prezzo pi\u00f9 alto?<br \/>\n<\/em><\/strong>Questo picco si collega a un processo di lungo periodo che ha mantenuto elevata l\u2019inflazione. Ci sono tre fronti principali: l\u2019aumento dei prezzi dell\u2019<strong>energia <\/strong>ora legato alla guerra tra Iran e Stati Uniti, la crescita dei <strong>prezzi delle case<\/strong>, saliti del 4% sull\u2019anno precedente, e quello dei <strong>prodotti alimentari, <\/strong>aumentati del 5%. A perderci sono soprattutto le famiglie pi\u00f9 povere, che spendono una maggior quota di reddito per quelle tre voci. Nel 2022-23, a fronte di un indice di inflazione medio dell\u20198,5%, per loro il conto \u00e8 stato ben pi\u00f9 alto: 12%. Oggi il 4% medio si traduce per quelle fasce in un 7-8% di perdita di potere d\u2019acquisto: \u00e8 un meccanismo molto forte di impoverimento e di allargamento delle <strong>disuguaglianze<\/strong>, che segue un trentennio in cui le trasformazioni dell\u2019economia e il potere della finanza hanno ridotto di 15 punti percentuali la quota dei salari sul reddito nazionale mentre la fetta che va a <strong>profitti <\/strong>e <strong>rendite <\/strong>si \u00e8 allargata.<\/p>\n<p><strong><em>Chi invece ci guadagna?<br \/>\n<\/em><\/strong>Le imprese con <strong>potere monopolistico <\/strong>e capacit\u00e0 di influenzare l\u2019andamento complessivo dei prezzi a fronte di una domanda rigida. \u00c8 il caso dell\u2019energia: elettricit\u00e0, benzina, gasolio e gas sono prodotti di cui i consumatori non possono fare a meno. Per questo storicamente questi prezzi sono stati controllati direttamente dai governi o decisi da imprese pubbliche. In Italia <strong>Eni <\/strong>ed <strong>Enel <\/strong>sono nate come <strong>imprese pubbliche <\/strong>e sono ancora prevalentemente di propriet\u00e0 dello Stato, ma dopo le privatizzazioni si comportano come imprese private, puntando alla <strong>massimizzazione dei profitti<\/strong>. Il governo, che pure \u00e8 il principale azionista, non richiede pi\u00f9 comportamenti mirati alla difesa dell\u2019equilibrio economico del Paese e degli interessi dei consumatori. E ne beneficia perch\u00e9 parte dei <strong>dividendi <\/strong>finisce nelle casse dello Stato.<\/p>\n<p><em><strong>Cosa avrebbe dovuto fare il governo, al posto degli inefficaci tagli delle accise e della \u201cmoral suasion\u201d per ottenere mini sconti sui carburanti?<br \/>\n<\/strong><\/em>La lezione dell\u2019inflazione del 2022-23 era proprio l\u2019importanza di una politica di controllo dei prezzi dell\u2019energia, per evitare che aumenti in questo campo portassero a una crescita generalizzata. Lo Stato dovrebbe stabilire un <strong>prezzo massimo <\/strong>per benzina, diesel, energia e gas, come \u00e8 stato fatto per decenni. Invece di dare <strong>bonus e aiuti a pioggia<\/strong>, che sono un cerotto e un pessimo esempio di come utilizzare le risorse pubbliche pubbliche, occorrerebbe interviene alla radice dei problemi. Poi, se necessario, a fronte di forti rincari dei prezzi di acquisto, il governo potrebbe concedere compensazioni alle aziende. \u00c8 quello che hanno fatto Francia e Spagna nel 2022-23.<\/p>\n<p><strong><em>Oltre al controllo dei prezzi, quali altri misure aiuterebbero a tamponare gli effetti dei rincari e sostenere i salari, il cui potere d\u2019acquisto nell\u2019ultimo decennio \u00e8 crollato?<br \/>\n<\/em><\/strong>Tra le politiche promettenti ci sono, accanto all\u2019intervento attraverso le imprese pubbliche, il salario minimo e un reddito di base. In pi\u00f9 ogni sussidio alle imprese dovrebbe essere condizionato al rinnovo dei <strong>contratti di lavoro<\/strong>. I salari dovrebbero poter recuperare in modo stabile le perdite di potere d\u2019acquisto dovute all\u2019inflazione.<\/p>\n<p><strong><em>Nel 2022-23 la Bce ha alzato i tassi per frenare l\u2019inflazione e ora ripropone la stessa ricetta, che per\u00f2 non aumenta la disponibilit\u00e0 di petrolio e gas\u2026<br \/>\n<\/em><\/strong>L\u2019aumento dei tassi ha senso in caso di eccesso di domanda, che in questa fase non si vede, come non lo avevamo nel 2022. L\u2019effetto \u00e8 soprattutto recessivo: riduce la gi\u00e0 piccola crescita del Pil. Nel caso dell\u2019Italia, dove il beneficio del Pnrr che aveva rilanciato gli investimenti si sta esaurendo, vuol dire tornare fanalino di coda. A livello europeo, con i consumi e gli investimenti che non crescono e l\u2019export che risente dell\u2019incapacit\u00e0 della Germania di mantenere i propri mercati internazionali, significa condannarsi a un ristagno di lungo periodo.<\/p>\n<p><strong><em>E allora perch\u00e9 si persevera in quella direzione?<br \/>\n<\/em><\/strong>Dipende dal debito: dagli Usa arriva una spinta verso tassi di interesse elevati per mantenere la capacit\u00e0 del dollaro e del governo americano di attirare capitali da tutto il mondo che vadano a comprare i Treasury. L\u2019Europa ne viene influenzata e non \u00e8 in grado di mettere in campo una politica comune per gestire il debito pubblico. L\u2019ossessione del neoliberismo di vedere il debito pubblico come un grande fattore di instabilit\u00e0 e le regole sbagliate alla base dell\u2019Unione monetaria e del ruolo della Bce inducono l\u2019Europa a <strong data-start=\"2432\" data-end=\"2463\">politiche autolesionistiche<\/strong>. Lo abbiamo visto con la crisi del debito della Grecia e dell\u2019Italia nel 2010-2011 e adesso rischiamo di scivolare di nuovo in una dinamica di questo tipo.<br \/>\nLa cosa <strong>disperante <\/strong>\u00e8 che gli errori di politica economica di fronte all\u2019inflazione, al debito, alla recessione continuano a ripetersi perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 la capacit\u00e0 di un cambiamento radicale nelle impostazioni delle politiche.<\/p>\n<p><em><strong>Una novit\u00e0 per\u00f2 c\u2019\u00e8: ora, secondo l\u2019Ue, bisogna riarmarsi fino ai denti.<br \/>\n<\/strong><\/em>\u00c8 paradossale che l\u2019immobilismo europeo su tutti gli altri fronti si ribalti completamente quando parliamo di spesa militare. Quella dei Paesi europei della <strong>Nato <\/strong>\u00e8 quasi <strong>raddoppiata <\/strong>in termini reali negli ultimi dodici anni. L\u2019aumento \u00e8 iniziato prima dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina. La Commissione, alfiere dell\u2019austerit\u00e0 in tutti gli ambiti, sulla spesa militare ha invece utilizzato gli eurobond per<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/08\/26\/fondi-safe-spese-militari-riarmo-italia-prende-8-miliardi-lettera\/8488847\/\"> finanziare il programma <strong>Safe<\/strong>, <\/a>ha introdotto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/06\/02\/caro-energia-ue-clausola-miliardi-notizie\/8406218\/\">una <strong>clausola <\/strong>che consente di sottrarre gli aumenti della spesa militare <\/a>dal calcolo del <strong>rapporto deficit\/Pil <\/strong>e nel nuovo <strong>bilancio pluriennale 2028-2034 <\/strong>propone di moltiplicare per sei le spese militari, arrivando a 130 miliardi.<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/03\/04\/von-der-leyenrearm-europe-800-miliardi-difesa\/7899600\/\"> Il piano <strong>Rearm Europe <\/strong>\u00e8 arrivato a prevedere 800 miliardi in pi\u00f9 <\/a>di spesa in armi in quattro anni.<\/p>\n<p><em><strong>Il riarmo viene presentato anche come una nuova politica industriale. Ma davvero pu\u00f2 produrre crescita e lavoro in Europa?<br \/>\n<\/strong><\/em>Nel libro mostriamo che la spesa militare ha effetti sull\u2019occupazione che sono circa la met\u00e0 rispetto a quelli che arrivano da investimenti pubblici in ambiti civili come <strong>scuola, sanit\u00e0 <\/strong>e <strong>ambiente<\/strong>. Inoltre l\u201980% delle armi che l\u2019Europa compra<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2026\/09\/28\/cresce-la-dipendenza-dagli-usa-il-riarmo-non-sara-made-in-ue\/8519987\/\"> dall\u2019esterno viene dagli Stati Uniti<\/a>. Una parte importante della spesa si indirizza quindi verso la produzione Usa, mentre da noi i benefici vanno a pochi grandi produttori. In Italia, ovviamente, <strong>Leonardo<\/strong>. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 l\u2019autonomia strategica e tecnologica europea, ma nel digitale e nell\u2019intelligenza artificiale il <strong>monopolio delle Big Tech <\/strong>rende illusorio pensare che gli enormi investimenti militari creino da soli una capacit\u00e0 produttiva europea. \u00c8 un <strong>cattivo affare, <\/strong>un cattivo modello di sviluppo economico e una politica illusoria.<\/p>\n<p><strong><em>Giorgia Meloni assicura che non verranno tolti fondi al welfare\u2026<br \/>\n<\/em><\/strong>Lo spiazzamento c\u2019\u00e8 gi\u00e0. Abbiamo una <strong>riduzione della spesa per ricerca e universit\u00e0 <\/strong>dopo la fine del Pnrr, il congelamento della <strong>spesa sanitaria <\/strong>mentre cresce quella privata perch\u00e9 il Servizio sanitario nazionale \u00e8 sottofinanziato, una <strong>scuola <\/strong>in condizioni difficili e una <strong>riduzione della spesa sociale<\/strong>. Sul fronte dell\u2019ambiente si concentrano risorse in ambiti diversi dalle energie rinnovabili e dalla lotta al cambiamento climatico. I problemi sociali stanno diventando pi\u00f9 acuti. La scelta tra pi\u00f9 armi e pi\u00f9 spesa sociale, tra riarmo e difesa del welfare, \u00e8 una scelta politica che finir\u00e0 al centro del prossimo scontro elettorale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da IL FATTO QUOTIDIANO (Chiara Brusini) Il docente della Scuola Normale Superiore a Firenze: &#8220;L&#8217;aumento dei prezzi \u00e8 un forte meccanismo di impoverimento e allargamento delle disuguaglianze. Lo Stato fissi un prezzo massimo per benzina, diesel, energia e gas invece di dare bonus e aiuti a pioggia&#8221;. Il 6 ottobre esce, a sua cura, Se l\u2019Europa va alla guerra. 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