{"id":97418,"date":"2026-10-09T10:30:41","date_gmt":"2026-10-09T08:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97418"},"modified":"2026-10-09T00:01:10","modified_gmt":"2026-10-08T22:01:10","slug":"vive-la-france","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97418","title":{"rendered":"Vive la France"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-97422\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791496409884-1-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791496409884-1-300x224.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791496409884-1.jpg 375w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno pens\u00f2 qui da noi che la massa oceanica Pro-Pal potesse avviare un percorso di ripoliticizzazione del nostro tessuto sociale. Ebbene, tolta qualche avanguardia universitaria, quell&#8217;impeto si \u00e8 sciolto nei tormenti individuali della quotidianit\u00e0. La dimensione perenne del &#8220;progetto&#8221; esistenziale toglie spazio alla fatica della lotta. Un&#8217;esistenza politica non pu\u00f2 determinarsi per suggestioni emotive, anche se queste scaturiscono da una barbarie come il genocidio di Gaza. Occorre altro. Occorre ridimensionare in senso critico il proprio impiego, il proprio quartiere, il proprio tempo libero. Scovare, comprendere, digerire e sublimare le contraddizioni reali del sistema in cui scorre la vita, per poi provare a ribaltare i vincoli di subordinazione che oggi investono sia il tempo di lavoro che quello libero, con coscienza di s\u00e9 e per s\u00e9. Se cos\u00ec non \u00e8, la Palestina pu\u00f2 essere ridimensionata a problema umanitario e non di autodeterminazione di un popolo che vuole diventare Stato, che vuole la propria terra. E le proteste possono ritirarsi elegantemente in posture di civilt\u00e0 mondana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Francia, al contrario, vive la societ\u00e0 pi\u00f9 politicizzata d&#8217;Europa. In quell&#8217;ambiente si respira ancora un po&#8217; di Novecento, anche se contaminato da urgenze postmoderne. In Francia resiste ancora un dibattito alto, non totalmente prigioniero della banalizzazione televisiva. In Francia negli ultimi anni sono sorte le mobilitazioni sindacali pi\u00f9 tenaci, le tensioni sociali pi\u00f9 concrete. Ma forse \u00e8 vero, questa rivolta studentesca non ha partorito ancora una piattaforma cos\u00ec lucida, cos\u00ec articolata, ed \u00e8 vero altres\u00ec che nella prossemica studentesca affiora una gestione dello spazio urbano d&#8217;importazione yankee, con la sua tradizione race riot e di ribellismo distruttivo, quando qualche fantasma vestito di nero sfascia impulsivamente gli oggetti dei desideri della nostra societ\u00e0 consumistica. Per\u00f2 \u00e8 sbagliato confondere una certa ingenuit\u00e0 programmatica con l&#8217;impoliticit\u00e0 della lotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mobilitarsi contro la Grande Divisione, esprimere un dissenso organizzato contro l&#8217;ingiustizia prodotta da un percorso didattico sostanzialmente classista, nel quale le scuole del centro offrono possibilit\u00e0 e prestigio mentre quelle periferiche si sfasciano nell&#8217;indifferenza, non sono attivit\u00e0 che rientrano in un contesto spontaneista, bens\u00ec riescono a cogliere un elemento essenziale della nostra dinamica sociale. In Francia si prova da anni a mettere in discussione la cosiddetta Fine della Storia, con il liberalismo economico e antropologico a essere unico linguaggio ragionevole per l&#8217;indirizzo politico e per le argomentazioni culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per smascherare la presunta linearit\u00e0 scientifica della nostra societ\u00e0 della prestazione, del nostro individualismo competitivo spacciato come merito, per disinnescare questo nuovo darwinismo sociale partorito dalla costituzionalizzazione della concorrenza economica e dalla socializzazione dello spirito d&#8217;impresa, occorre che le proteste sorgano nei luoghi in cui le contraddizioni si manifestano nella semplicit\u00e0 dei gesti routinari. La scuola \u00e8 uno di essi; non a caso i nostri Settanta, il periodo di pi\u00f9 alta civilt\u00e0 democratica del nostro Paese, nacquero grazie all&#8217;alleanza studenti\/operai e all&#8217;indagine intellettuale e politica che ne deriv\u00f2. In Francia tutto questo \u00e8 ancora possibile perch\u00e9 esiste un sindacato conflittuale come la CGT e una forza politica di intermediazione sociale, la France insoumise, capace di rappresentare il conflitto dentro le istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Francia la partecipazione \u00e8 credibile perch\u00e9 non si accontenta di manifestare dissenso in maniera retorica contro il governo delle destre, contro una deriva fascista scollegata dalle reali cause che la producono. Nella Francia del &#8220;democratico&#8221; Macron si individuano gli antefatti logici del fascismo e si prova a neutralizzarli. Perch\u00e9 il cancro dell&#8217;Occidente sono i volenterosi, gli audaci alfieri del progressismo di guerra, sono i Macron, appunto, le von der Leyen, gli Scholz, i Draghi e i Prodi. E i loro epigoni pi\u00f9 fricchettoni come Elly Schlein o Nicola Fratoianni. Sono loro, con la loro fiducia incontrastata nel libero mercato, con la loro ottusa difesa dei fortini neoliberali che assaporano la guerra, a generare i mostri dell&#8217;estrema destra. Ergo, oggi, per eliminare i sintomi va eliminata la malattia originaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che la Francia, in un nanosecondo, si sia trasformata in uno Stato di polizia repressivo. Quando si toccano le storture nevralgiche del sistema neoliberale il presunto carattere tollerante delle nostre istituzioni scompare. Arresti, manganelli, sangue. La polizia non si ferma di fronte ad alcun codice etico. Lo fa mentre i rappresentanti pi\u00f9 carismatici delle nostre classi dirigenti straparlano di autocrazie che infettano il mondo libero, senza provare alcun disgusto verso s\u00e9 stessi. Lo fa mentre Kaja Kallas e Mark Rutte lanciano minacce finali contro il &#8220;dittatore&#8221; Putin che silenzierebbe il dissenso interno con le classiche purghe di staliniana memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi la situazione in Francia \u00e8 tremendamente seria. Una seriet\u00e0 che qui da noi, nel nostro avanspettacolo spettacolarizzato, non \u00e8 mai considerata dal palinsesto. Anzi, vedremo partire tra poco, possiamo scommetterci, una nuova stagione di occupazioni liceali, a scimmiottare la credibilit\u00e0 francese, che troveranno impeto solo per ragioni meramente opportunistiche, perch\u00e9 qui da noi occorre cacciare la destra per poter gestire la macelleria sociale da sinistra. Vedremo giovani democratici sulle barricate per poi, dopo un po&#8217;, tornare a capo chino nelle loro scuole del centro storico a dispensare prudenza e saggezza. Cos\u00ec nella ripetizione indefinita dell&#8217;uguale. Un uguale che ci perseguita da quarant&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/14vz5XJhYLd\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/14vz5XJhYLd\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB) Qualcuno pens\u00f2 qui da noi che la massa oceanica Pro-Pal potesse avviare un percorso di ripoliticizzazione del nostro tessuto sociale. Ebbene, tolta qualche avanguardia universitaria, quell&#8217;impeto si \u00e8 sciolto nei tormenti individuali della quotidianit\u00e0. La dimensione perenne del &#8220;progetto&#8221; esistenziale toglie spazio alla fatica della lotta. Un&#8217;esistenza politica non pu\u00f2 determinarsi per suggestioni emotive, anche se queste scaturiscono da una barbarie come il genocidio di Gaza. Occorre altro. 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