{"id":97482,"date":"2026-10-14T10:30:50","date_gmt":"2026-10-14T08:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97482"},"modified":"2026-10-13T22:49:25","modified_gmt":"2026-10-13T20:49:25","slug":"la-disumanizzazione-e-il-vero-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97482","title":{"rendered":"La disumanizzazione \u00e8 il vero problema"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Paolo Arigotti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0e99dc_325fd78fe34f46cba996fdca96a7be74mv2.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0e99dc_325fd78fe34f46cba996fdca96a7be74mv2.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi anni, a livello comunicativo, mediatico e sui social, si assiste a quella che, con una certa approssimazione, potremmo definire una spirale inflattiva dell\u2019analogia con i regimi autoritari del XX secolo. Sia ben chiaro che chi scrive, anche e non solo per tradizione familiare, non ha nessuna simpatia, o, per meglio dire, nutre una profonda avversione per quei sistemi politici, all\u2019origine di derive autoritarie e repressive e di atrocit\u00e0 di vario genere. Ma quello che vorremmo cercare di porre in evidenza \u00e8 il pericolo, a nostro avviso non infondato, che certi approcci comunicativi e parallelismi possano sortire un effetto contrario a quello desiderato.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 comprendere facilmente come il ricorso a una certa terminologia o il richiamo a orrendi crimini possano avere la finalit\u00e0 di sottolineare ed enfatizzare la portata di determinati fatti e circostanze, specie ove reiterati, oltre che di evidenziarne la gravit\u00e0 morale e suscitare la riprovazione sociale. Ma, sempre restando sul piano comunicativo, a nostro modesto avviso, un utilizzo troppo ricorrente e, in taluni casi, forse improprio potrebbe produrre alcune distorsioni che meritano di essere considerate.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un primo profilo da prendere in esame riguarda il rischio della banalizzazione storica. Se tutto diventa fascismo (o nazismo, o altro ancora), allora nulla \u00e8 veramente tale. Se ogni leader autoritario \u2013 e ce ne sono parecchi nel mondo, non tutti cos\u00ec vituperati come meriterebbero \u2013 viene fatto oggetto di una sorta di\u00a0<em>reductio ad Hitlerum<\/em>, la figura che per molti (comprensibilmente) rappresenta il male incarnato cessa paradossalmente di rivestire questo ruolo. In altri termini, la memoria storica, per essere tale, deve rafforzarsi nel tempo, non indebolirsi. Il pericolo di un suo affievolimento, dovuto all\u2019incapacit\u00e0 di mettere doverosamente in risalto una serie di differenze qualitative, o, peggio, al continuo ricorso a paragoni (o, se si preferisce, metafore) con eventi o periodi storici, rischia di far degenerare (e strumentalizzare) l\u2019eccezione in polemica quotidiana.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un secondo punto (e pericolo) che vorremmo riprendere \u00e8 quello che potremmo qualificare come saturazione emotiva. L\u2019inflazione morale dovuta alla legge dell\u2019assuefazione, che domina la comunicazione politica, rischia di far perdere a un certo termine la forza evocativa che gli \u00e8 propria, con il risultato, anche in questo caso paradossale, di portare nel tempo a una riduzione della capacit\u00e0 (auspicabile) di indignarsi e contrastare certi fenomeni, nel momento in cui si presentassero per davvero.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi c\u2019\u00e8 un terzo aspetto, che investe il piano culturale. Insistere nel ricorso o nell\u2019evocazione del pericolo nazifascista (o di altro genere) rischia di ingenerare la convinzione, a nostro parere piuttosto diffusa, che quelle ideologie e quei regimi costituiscano una sorta di dinamica unica, irripetibile, quasi aliena rispetto alla normalit\u00e0 umana. Il che porta a dimenticare che, al di l\u00e0 del tiranno di turno, il vero pericolo era (ed \u00e8) costituito dalla possibilit\u00e0 che uomini ordinari partecipino a sistemi di oppressione, violenza e disumanizzazione. \u00c8 lo scenario pi\u00f9 oscuro e inquietante che il sociologo Zygmunt Bauman mise in risalto nel suo fondamentale\u00a0<em>Modernit\u00e0 e Olocausto<\/em>, nel quale \u00e8 l\u2019uomo ordinario a trasformarsi in ingranaggio del sistema.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe un gravissimo errore trascurare il fatto che la storia, o forse, per meglio dire, quella dei crimini e delle atrocit\u00e0, non inizia e non termina con i regimi dittatoriali del XX secolo. Basterebbe volgere lo sguardo al passato per individuare crimini di analoga portata, come quelli che caratterizzarono la conquista del continente americano o di quello oceanico. Per non parlare di quelli commessi ai danni delle terre colonizzate dall\u2019uomo bianco, supposto \u00abportatore di civilt\u00e0\u00bb. Se si volesse proporre un parallelismo storico, forse pi\u00f9 efficace, questo potrebbe scaturire dall\u2019amara constatazione che, pur nella diversit\u00e0 dei contesti e delle modalit\u00e0, la crudelt\u00e0 organizzata (e talvolta gratuita) non \u00e8 monopolio di una singola ideologia o di una determinata epoca, ma attraversa passato e presente.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Letto in questi termini, il continuo riferimento al nazifascismo (e via dicendo) potrebbe addirittura sortire, sempre per paradosso, un effetto rassicurante. Se il male ha un volto ben identificato, storicamente concluso e universalmente condannato, allora possiamo convincerci che esso appartenga al passato o che possa essere confinato a un certo contesto. Al contrario, se si arriva alla conclusione che il problema risiede in alcune costanti della natura umana e delle organizzazioni sociali, allora la questione si fa molto pi\u00f9 scomoda (e inquietante).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tal senso, sarebbe forse pi\u00f9 utile interrogarsi sui meccanismi ricorrenti che consentono agli esseri umani di trasformare altri esseri umani in oggetti. La costante \u00e8 la disumanizzazione, che spesso precede (e poi giustifica) la violenza. Quasi mai si arriva direttamente all\u2019esclusione sociale o alla repressione senza passare prima per una fase in cui il mondo viene diviso tra persone pienamente umane e altre considerate inferiori, nemiche e, come tali, sacrificabili.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul punto si innestano alcune riflessioni filosofiche particolarmente efficaci.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hannah Arendt, parlando del processo a Eichmann ne\u00a0<em>La banalit\u00e0 del male<\/em>, mise in evidenza come molte atrocit\u00e0 fossero state commesse da individui sorprendentemente ordinari, incapaci o non disposti a esercitare un pensiero critico autonomo. Il problema non dipende dall\u2019esistenza di presunti \u00abmostri\u00bb, quanto dall\u2019obbedienza cieca e dalla rinuncia al giudizio morale. Tra le citazioni pi\u00f9 significative, quella secondo cui: \u00abIl pi\u00f9 grande male nel mondo \u00e8 il male commesso da nessuno, cio\u00e8 da esseri umani che rifiutano di essere persone\u00bb, che evidenzia una certa tendenza umana a deresponsabilizzarsi all\u2019interno di apparati burocratici, politici o ideologici.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non meno importanti le riflessioni di Primo Levi, che mise in guardia contro l\u2019illusione di una separazione netta tra buoni e cattivi e contro la tentazione di considerare la barbarie come patrimonio esclusivo di una categoria politica o nazionale. O quelle di Tzvetan Todorov, che, riflettendo sulle tragedie del Novecento, richiam\u00f2 l\u2019attenzione sul fatto che i barbari non sono necessariamente gli altri: la barbarie non \u00e8 un corpo estraneo alla civilt\u00e0, bens\u00ec una possibilit\u00e0 sempre presente al suo interno.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo proposito, particolarmente efficaci sono le parole di Aleksandr Sol\u017eenicyn: \u00abLa linea che separa il bene dal male attraversa il cuore di ogni essere umano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ragionando sempre in prospettiva comunicativa, e senza nessuna volont\u00e0 di sminuire la portata e l\u2019efferatezza di tanti (troppi) crimini, forse sarebbe utile smetterla di andare a caccia del novello Hitler, per concentrarsi con maggiore attenzione sullo studio dei meccanismi che, in ogni tempo, hanno indotto degli esseri umani a non vedere nell\u2019altro un proprio simile, con eguale dignit\u00e0 e sentimenti. Perch\u00e9 \u00e8 a questo punto che possono sempre trovare linfa dinamiche come la volont\u00e0 di dominio, la paura, l\u2019avidit\u00e0, il tribalismo, il conformismo e la ricerca del capro espiatorio, le stesse che scatenano guerre e altre efferatezze, magari presentate come azioni giuste o di difesa.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una prospettiva meno rassicurante, ma forse pi\u00f9 utile, perch\u00e9 sposta l\u2019attenzione dai fantasmi del passato alle responsabilit\u00e0 del presente. E che potrebbe contribuire a porre fine a un\u2019assurda pretesa di superiorit\u00e0 che, non considerando l\u2019altro come vittima, finisce inevitabilmente per trasformare chi se ne fa portatore nel carnefice di turno, oltretutto giustificandolo.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/10\/13\/la-disumanizzazione-e-il-vero-problema\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/10\/13\/la-disumanizzazione-e-il-vero-problema\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Paolo Arigotti) Negli ultimi anni, a livello comunicativo, mediatico e sui social, si assiste a quella che, con una certa approssimazione, potremmo definire una spirale inflattiva dell\u2019analogia con i regimi autoritari del XX secolo. 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