{"id":97484,"date":"2026-10-14T17:28:51","date_gmt":"2026-10-14T15:28:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97484"},"modified":"2026-10-14T17:28:51","modified_gmt":"2026-10-14T15:28:51","slug":"afghanistan-e-yemen-due-geografie-della-resistenza-radicate-tra-le-montagne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97484","title":{"rendered":"Afghanistan e Yemen: due geografie della resistenza radicate tra le montagne"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Ammiraglio Cem Gurdeniz)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-97487\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791991273727-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791991273727-300x158.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791991273727-1024x540.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791991273727-768x405.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791991273727-1536x810.jpg 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/FB_IMG_1791991273727.jpg 1776w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Voi avete gli orologi. Noi abbiamo il tempo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella storia esistono determinate aree geografiche il cui peso geopolitico ha ben poco a che vedere con la loro estensione territoriale. L&#8217;Afghanistan \u00e8 una di queste. Lo Yemen \u00e8 un&#8217;altra. Il primo \u00e8 un paese montuoso e senza sbocco sul mare, situato nel cuore dell&#8217;Asia. Il secondo si trova all&#8217;estremit\u00e0 meridionale della penisola arabica, a cavallo delle rotte marittime che collegano il Mar Rosso all&#8217;Oceano Indiano. Eppure, entrambi condividono una caratteristica fondamentale: nel corso della storia, hanno saputo trasformare il potere della propria geografia in una forza di resistenza contro coloro che cercavano di imporre la propria volont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La prima era della resistenza afghana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per comprendere il destino dell&#8217;Afghanistan, basta iniziare dalla mappa. Si trova al centro del cuore del continente, con il subcontinente indiano a sud, le catene montuose che si estendono verso la Cina a est e l&#8217;Iran a ovest. L&#8217;Hindu Kush divide il paese. Il Passo Khyber \u00e8 una delle porte storiche tra l&#8217;Afghanistan e il subcontinente indiano, mentre il tunnel di Salang, che attraversa l&#8217;Hindu Kush, costituisce un&#8217;arteria strategica che collega il nord e il sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu proprio questa conformazione geografica a trasformare l&#8217;Afghanistan in un&#8217;arena di rivalit\u00e0 imperialista tra Gran Bretagna e Russia durante il XIX secolo. Per Londra, la possibilit\u00e0 di un&#8217;espansione russa verso sud, in direzione dell&#8217;Oceano Indiano, era inaccettabile. L&#8217;obiettivo fondamentale della strategia britannica non era quindi tanto quello di controllare l&#8217;Afghanistan, quanto piuttosto di impedire che un&#8217;altra grande potenza ne assumesse il controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Gran Bretagna intervenne in Afghanistan nel XIX secolo a causa della sua rivalit\u00e0 geopolitica con la Russia, una lotta passata alla storia come il Grande Gioco . L&#8217;obiettivo principale di Londra era quello di preservare l&#8217;Afghanistan come zona cuscinetto tra i due imperi. Tuttavia, il tentativo si rivel\u00f2 in definitiva un disastro per gli inglesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima guerra anglo-afghana, iniziata nel 1839, culmin\u00f2 nel 1842 in una delle pi\u00f9 gravi catastrofi militari della storia imperiale britannica, quando la forza in ritirata da Kabul fu quasi completamente annientata. Durante l&#8217;inverno del 1842, una colonna britannica in India di circa 16.000 soldati, civili al seguito e civili, in ritirata da Kabul verso Jalalabad, fu virtualmente annientata nei passi montani dell&#8217;Hindu Kush. Il dottor William Brydon, che raggiunse Jalalabad da solo dalla colonna in ritirata, divenne il simbolo perenne di uno dei pi\u00f9 grandi disastri dell&#8217;Impero britannico in Afghanistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Gran Bretagna fece ritorno in Afghanistan nel 1878. Al termine della seconda guerra anglo-afghana, ottenne una notevole influenza sugli affari esteri del paese, ma ancora una volta non riusc\u00ec a stabilire un dominio diretto sull&#8217;Afghanistan. La terza guerra anglo-afghana del 1919 sanc\u00ec finalmente l&#8217;indipendenza dell&#8217;Afghanistan nella gestione delle sue relazioni esterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Impero britannico dominava gli oceani. Eppure non riusc\u00ec a stabilire una presenza permanente nelle valli e nelle montagne dell&#8217;Hindu Kush.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La seconda resistenza afghana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sessant&#8217;anni dopo, un&#8217;altra grande potenza entr\u00f2 in Afghanistan: questa volta l&#8217;Unione Sovietica. L&#8217;Armata Rossa invase l&#8217;Afghanistan nel dicembre del 1979 e prese rapidamente il controllo di Kabul e dei principali centri urbani. Tuttavia, nelle zone rurali e montuose, incontr\u00f2 una resistenza crescente guidata dai mujahidin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cultura afghana di resistenza alle potenze straniere, radicata nel XIX secolo, era riemersa, sostenuta dalla geografia montuosa, dalle strutture tribali e dalle forti identit\u00e0 locali. L&#8217;occupazione sovietica, tuttavia, segn\u00f2 una profonda svolta che alter\u00f2 la natura stessa di questa tradizione storica di resistenza. Ci\u00f2 che in precedenza era stato plasmato principalmente dalla difesa della patria, della trib\u00f9 e del territorio contro l&#8217;occupazione straniera, acquis\u00ec gradualmente un carattere religioso e ideologico nel contesto della Guerra Fredda. L&#8217;Islam non era pi\u00f9 semplicemente la fede della societ\u00e0 afghana; si trasform\u00f2 progressivamente nell&#8217;ideologia unificante della lotta contro l&#8217;occupazione sovietica e il comunismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le conseguenze di questa trasformazione si sarebbero estese ben oltre l&#8217;Afghanistan. Nei decenni successivi, lo stesso Afghanistan avrebbe subito una profonda regressione sociale e di civilt\u00e0, mentre le forze scatenate durante la guerra avrebbero contribuito a gravi crisi di sicurezza in tutto il mondo, causando la morte e la sofferenza di milioni di persone.<\/p>\n<p><strong>Gli Stati Uniti armano i mujahidin<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti riconobbero rapidamente il valore geopolitico di questa trasformazione. L&#8217;obiettivo principale di Washington non era n\u00e9 la modernizzazione n\u00e9 la democratizzazione dell&#8217;Afghanistan, bens\u00ec trascinare l&#8217;Unione Sovietica in una guerra prolungata, costosa e devastante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grazie a una rete di supporto incentrata su Stati Uniti, Pakistan e Arabia Saudita, e che coinvolgeva la CIA e i suoi partner regionali nell&#8217;intelligence, la resistenza afghana venne armata e finanziata. Con un sostanziale sostegno finanziario saudita, la lotta si integr\u00f2 sempre pi\u00f9 in un quadro ideologico islamista radicale fortemente influenzato dalle correnti wahabite-salafite. Le madrase del Pakistan, i finanziamenti sauditi e l&#8217;arrivo di combattenti islamisti radicali da diverse parti del mondo fornirono l&#8217;infrastruttura attraverso la quale un tradizionale movimento di resistenza afghano si trasform\u00f2 gradualmente in una &#8220;jihad&#8221; internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l&#8217;ascesa al potere dei comandanti mujahidin, accanto alle tradizionali autorit\u00e0 tribali afghane emerse una nuova \u00e9lite guerriera politico-religiosa. La storica cultura afghana di resistenza all&#8217;occupazione straniera si trasform\u00f2 cos\u00ec, in accordo con le esigenze strategiche della Guerra Fredda globale, in uno strumento di una guerra per procura ideologica e militare islamista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Durante l&#8217;occupazione sovietica e i conseguenti disordini interni, circa un milione di rifugiati afghani, la maggior parte dei quali pashtun, attraversarono il confine con il Pakistan. Da queste comunit\u00e0 di rifugiati, vennero reclutati uomini che vennero poi trasformati in combattenti. Denaro e armi iniziarono ad affluire ai mujahidin attraverso il Pakistan. L&#8217;Arabia Saudita non solo forn\u00ec finanziamenti, ma indirizz\u00f2 anche islamisti radicali, compresi oppositori del regime saudita, verso il campo di battaglia afghano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per gli americani, l&#8217;equazione strategica appariva straordinariamente favorevole: un investimento relativamente modesto nella resistenza afghana avrebbe potuto infliggere costi sproporzionatamente elevati all&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La terza resistenza afghana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In seguito agli attentati dell&#8217;11 settembre 2001, furono gli Stati Uniti, la superpotenza apparentemente incontrastata del mondo unipolare, a intervenire in Afghanistan nel tentativo di sradicare una piaga che, in larga misura, era nata dal contesto geopolitico che Washington stessa aveva contribuito a creare nei due decenni precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il regime talebano fu rovesciato nel giro di poche settimane, Kabul fu conquistata e, in seguito alla prima invocazione dell&#8217;articolo 5 nella storia della NATO, la guerra si trasform\u00f2 gradualmente in una campagna militare internazionale su vasta scala. Dal 7 ottobre 2001 in poi, gli Stati Uniti si insediarono nel cuore dell&#8217;Asia centrale. La NATO li segu\u00ec. L&#8217;11 agosto 2003, l&#8217;Alleanza assunse il comando della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF), istituita sotto mandato ONU, ponendosi al centro della presenza militare internazionale in Afghanistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un&#8217;alleanza originariamente creata per la difesa dell&#8217;Atlantico settentrionale aveva ormai raggiunto l&#8217;Asia centrale, le profondit\u00e0 di quella che la terminologia NATO aveva un tempo definito la zona &#8220;fuori area&#8221; . Gli architetti neoconservatori associati al Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) si erano, in termini geopolitici, insediati nel cuore dell&#8217;America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, nei vent&#8217;anni successivi, fino all&#8217;estate del 2021, persino una presenza militare guidata da Stati Uniti e NATO, che al suo apice raggiunse quasi 150.000 soldati stranieri, si dimostr\u00f2 incapace di eliminare le forze scatenate nei decenni precedenti o di costruire un nuovo Stato afghano vitale. Alla fine, prevalsero le dinamiche interne dell&#8217;Afghanistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dollari americani, cappellini da baseball e hamburger di McDonald&#8217;s non sono bastati a trasformare n\u00e9 la societ\u00e0 afghana n\u00e9 lo Stato afghano. La superiorit\u00e0 militare poteva rovesciare un governo. Il potere finanziario poteva sostenere le istituzioni. I simboli culturali occidentali potevano entrare nelle citt\u00e0. Ma nessuno di questi, individualmente o collettivamente, poteva rimodellare radicalmente una societ\u00e0 le cui strutture politiche, la memoria storica e l&#8217;organizzazione sociale erano state plasmate nel corso dei secoli da una geografia e da un&#8217;esperienza storica completamente diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, il crescente allineamento geopolitico del Pakistan con la Cina, unitamente all&#8217;emergere del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) come potenziale fattore di svolta nella regione, ha contribuito a una profonda trasformazione del contesto strategico che circonda l&#8217;Afghanistan. Washington \u00e8 stata sempre pi\u00f9 costretta a rivalutare le proprie priorit\u00e0 regionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell&#8217;agosto del 2021, il governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti \u00e8 crollato con una rapidit\u00e0 straordinaria. I talebani sono tornati a Kabul e le ultime forze americane hanno lasciato il paese tra scene umilianti che hanno inevitabilmente rievocato la caduta di Saigon nel 1975. Dopo vent&#8217;anni di occupazione, guerra e costruzione dello stato, l&#8217;Afghanistan \u00e8 stato di fatto riconsegnato allo stesso movimento da cui era stato sottratto nel 2001. In termini strategici e politici, si \u00e8 trattato di un esito di proporzioni storiche quasi scandalose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima venne la Gran Bretagna, l&#8217;impero globale del XIX secolo. Poi venne l&#8217;Unione Sovietica, la superpotenza continentale del XX secolo. Infine vennero gli Stati Uniti, la potenza militare apparentemente ineguagliabile dell&#8217;era post-Guerra Fredda. Tutti e tre furono trascinati in guerre prolungate e sanguinose nella stessa area geografica. Le montagne, le valli, le grotte, le gallerie e i passi rimasero dove erano sempre stati. Ma soprattutto, il carattere di resistenza forgiato da questa geografia aspra e implacabile non scomparve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure il segreto dell&#8217;Afghanistan non risiede solo nel carattere combattivo della sua gente. Quando si considerano insieme montagne, strutture tribali, lealt\u00e0 locali, religione, passi strategici, valli, grotte e i persistenti limiti dell&#8217;autorit\u00e0 centrale, si ottiene un ecosistema difensivo eccezionalmente resiliente .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tecnologia moderna ha ridotto i vantaggi difensivi offerti da questa geografia. Armi di precisione, satelliti, droni, sorveglianza elettronica e superiorit\u00e0 aerea hanno penetrato spazi un tempo inaccessibili agli eserciti stranieri. Ma la tecnologia non ha abolito la geografia. E l&#8217;Afghanistan rimane una delle dimostrazioni pi\u00f9 eclatanti della storia a questa realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La resistenza yemenita: la lezione strategica di cinque secoli di storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Interpretare ci\u00f2 che sta accadendo oggi nello Yemen unicamente attraverso il prisma di Ansar Allah, dell&#8217;Iran, dell&#8217;Arabia Saudita o dei recenti scontri nel Mar Rosso sarebbe un grave errore di prospettiva storica. Dietro l&#8217;attuale crisi si cela una realt\u00e0 strategica pi\u00f9 profonda che si \u00e8 ripetutamente affermata per quasi cinque secoli: \u00e8 possibile per una potenza militare esterna entrare nello Yemen e impadronirsi delle sue coste, dei suoi porti e delle sue citt\u00e0. Ma stabilire un controllo esterno permanente sul cuore sociale montuoso dello Yemen settentrionale \u00e8 tutt&#8217;altra questione. Per comprendere la guerra nello Yemen di oggi, quindi, bisogna tornare al XVI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L&#8217;ingresso dell&#8217;Impero Ottomano nello Yemen<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per l&#8217;Impero Ottomano, lo Yemen non fu mai una semplice provincia distante. Rappresentava una posizione strategica avanzata, essenziale per la sicurezza del Mar Rosso, la difesa dell&#8217;Hejaz e delle Citt\u00e0 Sante, e la protezione delle rotte commerciali marittime dell&#8217;Oceano Indiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In seguito al passaggio del Portogallo intorno al Capo di Buona Speranza, alla sua penetrazione nell&#8217;Oceano Indiano e alla sua crescente presenza nelle vicinanze del Mar Rosso, gli Ottomani iniziarono a stabilire il controllo sullo Yemen a partire dal 1538. Le regioni costiere furono poste sotto l&#8217;autorit\u00e0 ottomana. Ma il controllo della costa non significava il controllo dello Yemen. Gli altipiani dello Yemen settentrionale, le loro strette valli, le potenti strutture tribali e la radicata tradizione zaydita limitavano fortemente la portata dell&#8217;autorit\u00e0 centrale. Nel 1597, l&#8217;Imamato zaydita, rafforzato sotto la guida di al-Mansur al-Qasim, lanci\u00f2 una lunga resistenza. L&#8217;autorit\u00e0 ottomana si ritir\u00f2 gradualmente e tra il 1635 e il 1636 le forze ottomane si erano ritirate dalla maggior parte dello Yemen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I due assi geopolitici dello Yemen<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel XIX secolo, in seguito alla Rivoluzione Industriale, lo Yemen torn\u00f2 a essere teatro di competizione tra le grandi potenze. La conquista da parte della Gran Bretagna del porto strategicamente vitale di Aden nel 1839 rappresent\u00f2 un punto di svolta geopolitico fondamentale. Situata a cavallo della rotta per l&#8217;India, Aden si svilupp\u00f2 in una delle basi chiave dell&#8217;impero marittimo britannico lungo l&#8217;asse Oceano Indiano-Mar Rosso. L&#8217;apertura del Canale di Suez nel 1869 amplific\u00f2 ulteriormente l&#8217;importanza strategica della regione. Di conseguenza, lo Yemen si svilupp\u00f2 lungo due distinti assi geopolitici .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel nord emerse una geopolitica terrestre radicata nelle montagne, nelle trib\u00f9 e nella tradizione politica zaydita. Nel sud emerse una geopolitica marittima incentrata su Aden e sul suo collegamento con le principali rotte marittime del commercio globale. L&#8217;interazione tra questi due assi sarebbe diventata una delle ragioni fondamentali per cui lo Yemen, pur potendo essere invaso, rimase straordinariamente difficile da controllare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Ottomani tornarono a Tihama nel 1849 e a Sana&#8217;a nel 1872. Tuttavia, il problema fondamentale che avevano affrontato tre secoli prima rimaneva immutato. Le citt\u00e0 potevano essere occupate e amministrate, ma il controllo permanente sulle regioni montuose del nord restava irraggiungibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, il costo della guerra in Yemen non si \u00e8 misurato solo in termini di perdite sul campo di battaglia. Malattie, clima, territorio e lunghe linee di rifornimento hanno decimato le forze militari tanto quanto il combattimento stesso. Di conseguenza, lo Yemen \u00e8 entrato nella memoria storica turca come una di quelle terre lontane associate al tragico sentimento che &#8220;chi parte non torna&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La resistenza al dominio ottomano guidato dall&#8217;Imam zaydita Yahya culmin\u00f2 con il Trattato di Da&#8217;an del 1911. L&#8217;Impero ottomano fu costretto a riconoscere l&#8217;ampia autorit\u00e0 dell&#8217;Imam Yahya sugli altipiani zayditi. Il dominio ottomano termin\u00f2 definitivamente nel 1918.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il ritiro ottomano, tuttavia, consolid\u00f2 anche le condizioni per la successiva divisione dello Yemen tra nord e sud. In realt\u00e0, le basi di tale divisione erano gi\u00e0 state gettate nel corso del XIX secolo. Mentre la Gran Bretagna si insedi\u00f2 nello Yemen meridionale intorno al porto di Aden dopo il 1839, le regioni settentrionali rimasero nella sfera d&#8217;influenza ottomana. In seguito al ritiro ottomano alla fine della Prima Guerra Mondiale, lo Yemen del Nord emerse come regno indipendente. Il rovesciamento della monarchia nel 1962 port\u00f2 alla creazione della Repubblica Araba dello Yemen , o Yemen del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Gran Bretagna si ritir\u00f2 da Aden e dai territori circostanti nel 1967, consentendo allo Yemen del Sud di ottenere l&#8217;indipendenza. Dal 1970 in poi, divenne la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen , uno stato marxista strettamente allineato con l&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pertanto, per gran parte della Guerra Fredda, sono esistiti due Yemen distinti: lo Yemen del Nord, con centro a Sana&#8217;a, e lo Yemen del Sud, con centro ad Aden.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 22 maggio 1990 , i due stati si unirono per formare l&#8217;attuale Repubblica dello Yemen. L&#8217;unificazione politica, tuttavia, non \u00e8 riuscita a cancellare quasi un secolo di sviluppo politico, economico e geopolitico divergente. La storica linea di faglia tra nord e sud \u00e8 sopravvissuta all&#8217;unificazione e rimane fondamentale per comprendere sia l&#8217;attuale conflitto in Yemen sia la persistenza dei movimenti separatisti nel sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rapporto tra gli altipiani zayditi e le potenze esterne presenta anche una notevole dimensione storica. Durante la Prima Guerra Mondiale, mentre molte forze arabe e attori politici in altre parti della regione si schierarono con la Gran Bretagna contro l&#8217;Impero Ottomano, la leadership zaydita nello Yemen non segu\u00ec la stessa strada. L&#8217;Imam Yahya mantenne i suoi rapporti con gli Ottomani fino alla fine della guerra. Questa memoria storica merita di essere ricordata oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ansar Allah, comunemente noto come Houthi, \u00e8 emerso dallo stesso cuore sociale e geografico zaydita dello Yemen settentrionale. Non pu\u00f2 essere semplicemente equiparato all&#8217;Imamato zaydita storico, n\u00e9 rappresenta tutti gli zaydi. Tuttavia, la sua capacit\u00e0 di resistenza non pu\u00f2 essere compresa senza riconoscere questa continuit\u00e0 storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, Ansar Allah si presenta come una forza che resiste all&#8217;intervento esterno, all&#8217;egemonia occidentale e a Israele. Qualunque sia la valutazione politica del movimento, la sua persistenza non pu\u00f2 essere spiegata unicamente con il sostegno iraniano, i missili o i droni. Essa affonda le sue radici anche in una realt\u00e0 strategica ben pi\u00f9 antica: le montagne, le trib\u00f9, le tradizioni politiche e la memoria storica dello Yemen settentrionale hanno ripetutamente generato resistenza al controllo esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il \u201cVietnam\u201d di Nasser<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra civile scoppiata dopo il rovesciamento della monarchia nello Yemen del Nord nel 1962 segn\u00f2 un&#8217;altra svolta decisiva. L&#8217;Egitto, sotto la guida di Gamal Abdel Nasser, schier\u00f2 decine di migliaia di soldati nello Yemen a sostegno delle forze repubblicane. Nonostante la sua schiacciante superiorit\u00e0 militare convenzionale, l&#8217;esercito egiziano si trov\u00f2 coinvolto in una guerra prolungata ed estenuante tra le montagne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;intervento, che si protrasse fino al 1967, sarebbe stato in seguito spesso descritto come il &#8220;Vietnam di Nasser&#8221; o il &#8220;Vietnam egiziano&#8221;. Mezzo secolo dopo gli Ottomani, un&#8217;altra grande potenza regionale si era trovata ad affrontare la stessa realt\u00e0 strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2015: Una nuova guerra nella stessa area geografica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mezzo secolo dopo Nasser, la storia ha messo alla prova un&#8217;altra potenza regionale: questa volta la coalizione a guida saudita. Gli Houthi, radicati nella tradizione zaydita yemenita, hanno conquistato la capitale Sana&#8217;a nel 2014. La loro successiva avanzata verso sud, e la prospettiva che potessero conquistare Aden ed estendere il loro controllo su gran parte del resto del paese, hanno creato uno scenario di sicurezza inaccettabile per Riyadh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Arabia Saudita considerava la comparsa, sul suo confine meridionale, di una potente autorit\u00e0 guidata dagli Houthi \u2013 con stretti legami con l&#8217;Iran e accesso a elementi significativi dell&#8217;arsenale militare dello stato yemenita \u2013 come una minaccia strategica. Quando l&#8217;avanzata degli Houthi costrinse il presidente Abdrabbuh Mansur Hadi a ritirarsi ad Aden e a chiedere assistenza militare agli stati del Golfo, la coalizione a guida saudita lanci\u00f2 il suo intervento il 26 marzo 2015 .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli obiettivi erano chiari: fermare l&#8217;avanzata degli Houthi, riportare al potere il governo Hadi e impedire che gli equilibri di potere nello Yemen si spostassero in modo decisivo a sfavore di Riyadh. L&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti disponevano di moderni aerei da combattimento, munizioni a guida di precisione, sofisticate capacit\u00e0 di intelligence e ingenti risorse finanziarie. Eppure, anni di raid aerei non riuscirono a scacciare Ansar Allah dal cuore montuoso dello Yemen settentrionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora pi\u00f9 importante, Ansar Allah non si \u00e8 limitata a sopravvivere. Si \u00e8 evoluta e rafforzata grazie alla guerra stessa. Inizialmente un movimento armato prevalentemente locale, ha gradualmente sviluppato un arsenale sempre pi\u00f9 sofisticato che comprendeva missili balistici, missili da crociera, droni e armi in grado di colpire obiettivi marittimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quasi cinque secoli di storia hanno dunque dimostrato ancora una volta la stessa realt\u00e0 strategica: \u00e8 possibile entrare nello Yemen. \u00c8 possibile bombardare lo Yemen. \u00c8 possibile occupare temporaneamente le sue citt\u00e0 e i suoi porti. Ma stabilire un controllo militare esterno duraturo sul cuore sociale montuoso dello Yemen \u00e8 tutt&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei motivi principali \u00e8 la geografia eccezionalmente impervia dello Yemen settentrionale, che limita la capacit\u00e0 della superiorit\u00e0 tecnologica di produrre effetti decisivi sul campo. Valli profonde e strette, altopiani elevati, grotte incastonate nel terreno montuoso e insediamenti sparsi offrono al difensore una protezione naturale. Allo stesso tempo, rendono estremamente difficile tradurre i vantaggi della superiorit\u00e0 aerea, delle armi di precisione e dei moderni sistemi di sorveglianza in un controllo territoriale permanente. Ma la geografia da sola non \u00e8 sufficiente a spiegare questa resilienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo aspetto va considerato insieme alla secolare tradizione politica e religiosa zaydita del nord dello Yemen, alle sue potenti strutture tribali e alla sua radicata cultura di resistenza all&#8217;autorit\u00e0 centralizzata ed esterna. Insieme, questi fattori creano un contesto sociale e geografico eccezionalmente resistente al controllo esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ansar Allah non \u00e8 un movimento creato artificialmente dall&#8217;estero. \u00c8 una forza yemenita autoctona con una propria base sociale, geografia, obiettivi politici e memoria storica. L&#8217;Iran ha indubbiamente svolto un ruolo importante, soprattutto con il progredire della guerra, contribuendo allo sviluppo delle capacit\u00e0 missilistiche, dei droni e di altre armi del movimento. Ma l&#8217;Iran non ha creato la tradizione di resistenza dello Yemen settentrionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quella tradizione esisteva secoli prima della fondazione dell&#8217;odierna Repubblica Islamica dell&#8217;Iran. Era gi\u00e0 profondamente radicata nel tessuto politico e sociale dello Yemen settentrionale. Spiegare la resilienza di Ansar Allah unicamente con il sostegno iraniano significa quindi trascurare la geografia dello Yemen, la sua storia e, soprattutto, le sue dinamiche interne. L&#8217;Iran potrebbe aver rafforzato le armi della resistenza, ma non ha creato la geografia, la memoria storica o le basi sociali che hanno reso possibile la resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Afghanistan e Yemen sono paesi geograficamente molto diversi. Eppure le loro storie militari si intersecano in un punto cruciale. In Afghanistan, gli inglesi nel XIX secolo, i sovietici dopo il 1979 e gli Stati Uniti e i loro alleati dopo il 2001 hanno tutti sperimentato la difficolt\u00e0 di tradurre la superiorit\u00e0 tecnologica e militare convenzionale in un controllo politico duraturo. Nel 2021, gli Stati Uniti si sono infine ritirati dall&#8217;Afghanistan in circostanze profondamente umilianti. In Yemen, gli ottomani, l&#8217;Egitto di Nasser e, pi\u00f9 recentemente, la coalizione a guida saudita si sono imbattuti in varianti dello stesso problema strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fattore geopolitico fondamentale che distingue lo Yemen dall&#8217;Afghanistan \u00e8, tuttavia, il mare . L&#8217;Afghanistan \u00e8 uno stato continentale senza sbocco sul mare. Lo Yemen, al contrario, occupa una posizione cruciale lungo l&#8217;arteria marittima globale che collega l&#8217;Oceano Indiano al Canale di Suez attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Mar Rosso. La geografia conferisce quindi allo Yemen una dimensione strategica che l&#8217;Afghanistan non possiede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di conseguenza, Ansar Allah si \u00e8 evoluto, passando da una forza terrestre in grado di sfruttare il terreno montuoso per logorare gli interventi esterni. Attraverso missili balistici e da crociera, droni, mine e armi antinave costiere, ha sviluppato una capacit\u00e0 di interdizione d&#8217;area (A2\/AD) sempre pi\u00f9 significativa . Il potere strategico dello Yemen pu\u00f2 quindi essere riassunto in due dimensioni: la capacit\u00e0 di resistere in montagna e la capacit\u00e0 di influenzare la sicurezza e il costo del trasporto marittimo globale dalla costa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla terraferma, tuttavia, la somiglianza tra Afghanistan e Yemen non pu\u00f2 essere ridotta semplicemente alla presenza di un territorio montuoso in entrambi i paesi. Il parallelismo pi\u00f9 profondo emerge quando la geografia impervia si combina con strutture sociali frammentate, forti identit\u00e0 locali e tribali, memorie storiche di resistenza all&#8217;intervento straniero e attori indigeni capaci di sopportare il peso della guerra molto pi\u00f9 a lungo delle potenze esterne che li contrastano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tali condizioni, la superiorit\u00e0 tecnologica e militare convenzionale pu\u00f2 fornire enormi vantaggi sul campo di battaglia, ma non garantisce l&#8217;esito politico desiderato. Per una potenza esterna, una guerra prolungata si trasforma inevitabilmente in un calcolo di costi e benefici. Le perdite si accumulano. Gli oneri finanziari aumentano. Le pressioni politiche interne si intensificano. Man mano che gli obiettivi strategici originari diventano pi\u00f9 difficili da raggiungere, la volont\u00e0 politica di continuare a pagarne il prezzo diminuisce gradualmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per gli attori locali, tuttavia, la stessa guerra viene spesso percepita in termini radicalmente diversi. Diventa una lotta per difendere il territorio, il potere politico, l&#8217;identit\u00e0 e, in ultima analisi, l&#8217;esistenza stessa. Le due parti, quindi, vivono il tempo in modo diverso. Per la potenza esterna, il tempo moltiplica i costi. Per le forze locali, il tempo diventa un&#8217;arma strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 proprio qui che emerge la lezione comune dell&#8217;Afghanistan e dello Yemen. Nelle guerre prolungate, il tempo non favorisce necessariamente la parte che possiede una tecnologia superiore, una maggiore potenza di fuoco o maggiori risorse finanziarie. Spesso favorisce la parte che riesce a rimanere radicata sul territorio, a incassare i colpi e a continuare la lotta. Anni fa, mi sono imbattuto in una frase sulla rivista Time attribuita a un combattente afghano rivolto ai soldati americani. Non l&#8217;ho mai dimenticata: &#8220;Voi avete gli orologi. Noi abbiamo il tempo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa frase racchiude la lezione strategica sia dell&#8217;Afghanistan che dello Yemen. Gli imperi misurano le guerre in termini di bilanci, cicli elettorali e tempistiche operative. I popoli che combattono sul proprio territorio possono misurarle in generazioni. Nelle guerre di resistenza, la geografia fornisce la fortezza. Ma il tempo pu\u00f2 diventare l&#8217;arma decisiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lezioni dallo Yemen per la Turchia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per la Turchia, la principale lezione strategica che si pu\u00f2 trarre dalla guerra in Yemen \u00e8 che la sicurezza del Mar Rosso deve essere chiaramente distinta dal coinvolgimento militare nella guerra interna yemenita. Mantenere aperto il Bab el-Mandeb e salvaguardare la libert\u00e0 e la sicurezza della navigazione marittima sono indubbiamente nell&#8217;interesse della Turchia. Tuttavia, questi obiettivi non devono trasformare la Turchia in una parte in causa nel conflitto yemenita. Un coinvolgimento turco, diretto o indiretto, in uno scontro militare tra l&#8217;Arabia Saudita e Ansar Allah costituirebbe un grave errore strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene Ansar Allah non controlli l&#8217;intero territorio yemenita, possiede una solida base sociale e politica nelle aree densamente popolate del nord e dell&#8217;ovest. Interpretare il conflitto yemenita semplicemente come uno scontro tra un movimento armato sostenuto dall&#8217;Iran e l&#8217;Arabia Saudita significherebbe pertanto ignorare le realt\u00e0 sociali, storiche e politiche dello Yemen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Turchia dovrebbe valutare gli obblighi derivanti dal Patto della Mecca tenendo conto di queste realt\u00e0. L&#8217;accordo non deve essere interpretato come un&#8217;implicazione di partecipazione automatica della Turchia alla guerra civile in Yemen o a qualsiasi campagna di terra diretta contro Ansar Allah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La posizione fondamentale della Turchia dovrebbe quindi essere quella di evitare di diventare parte militare in un confronto tra Arabia Saudita e Yemen e di preservare la propria neutralit\u00e0 nella misura pi\u00f9 ampia possibile. Ankara pu\u00f2 mantenere e sviluppare le sue relazioni strategiche con Riyadh, difendendo al contempo il principio secondo cui il futuro politico dello Yemen deve essere determinato in ultima analisi dagli yemeniti stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il ruolo della Turchia non dovrebbe essere quello di diventare un altro paese belligerante. Piuttosto, laddove le circostanze lo consentano, dovrebbe contribuire a mantenere aperti i canali diplomatici e a sostenere gli sforzi per il cessate il fuoco e la ricerca di una soluzione politica. Cinque secoli di storia yemenita offrono un potente monito a questo riguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 possibile inviare truppe nello Yemen. \u00c8 possibile stabilire la superiorit\u00e0 aerea. \u00c8 possibile controllare temporaneamente le sue coste, i porti e le citt\u00e0. Ma una volta che una potenza esterna penetra tra le montagne, potrebbe non essere pi\u00f9 quella potenza a determinare i tempi della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che la Turchia deve preservare in Yemen non \u00e8 una linea del fronte, ma la sua libert\u00e0 d&#8217;azione strategica . Il Patto della Mecca non deve diventare un meccanismo che trascini la Turchia tra le montagne dello Yemen. La distinzione \u00e8 fondamentale: proteggere la sicurezza marittima nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb \u00e8 un obiettivo strategico; essere invischiati nella guerra terrestre in Yemen \u00e8 un altro. La Turchia non deve confondere i due. Perch\u00e9 lo Yemen non \u00e8 semplicemente lo Yemen. Lo Yemen \u00e8 Bab el-Mandeb. Lo Yemen \u00e8 il Mar Rosso. E lo Yemen \u00e8 la porta meridionale di Suez.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #Geopolitica<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fonte: https:\/\/mavivatan.substack.com\/p\/afghanistan-and-yemen-two-geographies<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/14rZ6w7CwN1\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/14rZ6w7CwN1\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Ammiraglio Cem Gurdeniz) Voi avete gli orologi. Noi abbiamo il tempo. Nella storia esistono determinate aree geografiche il cui peso geopolitico ha ben poco a che vedere con la loro estensione territoriale. L&#8217;Afghanistan \u00e8 una di queste. Lo Yemen \u00e8 un&#8217;altra. Il primo \u00e8 un paese montuoso e senza sbocco sul mare, situato nel cuore dell&#8217;Asia. Il secondo si trova all&#8217;estremit\u00e0 meridionale della penisola arabica, a cavallo delle rotte marittime che collegano&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":86323,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32,1],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/FB_IMG_1720128433689.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-pmk","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97484"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=97484"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97484\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":97488,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97484\/revisions\/97488"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=97484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=97484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=97484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}